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IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Al destino si sa piace essere beffardo con noi appassionati di F1 ed è quanto meno singolare, se penso a come si è aperto e concluso sportivamente parlando, questo 2024. Infatti quest’anno, a bocce ancora ferme, l’anno viene inaugurato con una notizia clamorosa che è appunto l’annuncio di Hamilton in Ferrari (a proposito, Il Montana ha già aggiornato i suoi menù, mettendo anche piatti vegani… non sto scherzando!) e, in modo altrettanto stupefacente, l’anno si conclude andando ad annunciare la dipartita di Perez in Red Bull andando cosi a completare la griglia di partenza del 2025, visto e considerato che al posto del messicano è stato messo Lawson e, al posto di quest’ultimo in Racing Bull, è stato scelto Hadjar. Le riflessioni da partorire sono tante, sia su quanto avvenuto in casa bibitara e sia per tutto questo movimento di piloti che si è generato.

Innanzitutto la notizia della sostituzione di Perez di per se non fa gran notizia, visto l’andamento del messicano durante l’anno, anzi diciamo che ormai era nell’aria già da un po. L’annuncio del ritiro di Perez è clamoroso se mai perché all’inizio di quest’anno, che si sta andando ormai a concludere, mai avremmo immaginato questo evento… a maggior ragione che lo stesso messicano è stato rinnovato per due anni. L’appiedamento di Perez dimostra, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, quanto valgono i contratti in F1. La Red Bull ha preferito pagare la penale (Perez porta soldi pesantissimi con se) pur di liberarsi del pilota messicano, almeno dal punto di vista sportivo, visto che lo stesso sarà ambasciatore della Red Bull nel mondo. Quello che è successo al buon Sergio lo sa soltanto lui perché, al di la delle monumentali prestazioni che il suo scomodo compagno ha sfoggiato quest’anno, è anche vero che la squadra ha fatto di tutto per metterlo a suo agio e, trovo veramente impossibile credere il contrario e cioè, che la sua stessa squadra gli abbia remato contro. Perez non è un fenomeno, questo è chiaro, eppure non è nemmeno uno fermo visto e considerato che nel 2021, ha contribuito non poco ad aiutare Max a conquistare il suo primo titolo dando fastidio ad Hamilton in molte occasioni. Il mio pensiero, considerando quello che è successo a Ricciardo, è che il messicano non ha saputo adattarsi all’evoluzione di queste monoposto complicatissime le quali, appena “le tocchi”, cambiano radicalmente e bisogna avere una sensibilità sopraffina per potersi adattare nuovamente . Di tutta questa faccenda, ciò che mi lascia veramente perplesso, è che la Red Bull nonostante possegga due squadre, si sia ridotta (non riesco a trovare altro termine) ad affiancare al loro campione un pilota che ha sulle spalle solo undici GP. Sia chiaro che Lawson, a mio avviso, è un buon pilota per quanto ha mostrato sino ad ora: entra in pista e segna subito dei punti, poi viene messo a parcheggio per un anno (!) per poi rientrare definitivamente e, segnare punti nuovamente e tutto questo, con una Racing Bull che di certo non è un fulmine di guerra. La perplessità, che mi salta al naso, è proprio quella che accanto al campionissimo mettano comunque un pivello il quale dovrà dimostrare immediatamente di tenere il passo, il che non significa che deve stare ad un decimo dal compagno e di sicuro, nemmeno deve fare la fine di chi sostituisce. Com’è possibile che la squadra bibitara per eccellenza si sia ridotta a questo, quando prima era l’esempio per le altre squadre in quanto a vivaio di allenamento per i giovani piloti? Honda ha spinto tantissimo al fine di avere Tsunoda sulla RB20 nei test post season ad Abu Dabhi eppure il nipponico, nonostante si sia adattato immediatamente alla monoposto, di fatto non né mai stato preso veramente in considerazione dalla squadra in quanto sono quattro anni che è già nel circo senza, a parer loro, aver dato risultati eclatanti. Evidentemente in Red Bull sono alla continua ricerca del sensazionalismo… contenti loro come si suol dire. Auguro a Lawson di reggere la botta che si chiama Verstappen e di certo di non fare la fine di tutti quelli che lo hanno preceduto, i quali sono stati stritolati senza ritegno alcuno.

Nei giorni che hanno preceduto questa santa settimana, la Ferrari ha voluto donare al partente Sainz, il giusto tributo che egli meritava. Ad essere sinceri ciò che la Rossa gli ha tributato è un regalo degno di un Re visto e considerato che mettere a terra due Rosse, per far girare lui ed il padre sulla pista di proprietà proprio del Cavallino, non è cosa di ogni giorno. Allo speciale addio era presente anche LeClerc la cui presenza non era obbligatoria. Proprio il fatto che il monegasco ha voluto essere li a godersi quel particolare momento, è l’emblema rappresentativo di quale sia stato il vero rapporto tra quest’ultimo e lo spagnolo, a differenza di quello che i social (“esiste la realtà dei social network e la realtà”!) hanno voluto far credere, a partire proprio dai tifosi (soprattutto tifose) tossici dello stesso monegasco. Non esiste ne in cielo e ne in terra che due piloti della stessa squadra si vogliano bene, a maggior ragione se i due vogliono entrambi primeggiare. Certo Verstappen adora Perez… lo credo bene! Eppure dubito fortemente che avrà parole d’amore per il suo futuro compagno, se quest’ultimo proverà (come giusto che sia) a fargli le scarpe. Il primo rivale di un pilota è proprio il compagno che tiene nel box di fianco, eppure se c’è una cosa che i due alfieri rossi hanno sempre saputo dimostrare l’uno per l’altro, è il rispetto. Charles e Carlos hanno dimostrato di essere stati la migliore coppia del campionato, dal 2021 al 2024, senza se e senza ma: se mancava l’uno c’era sempre l’altro e, se Ferrari ha potuto lottare fino all’ultimo GP per il mondiale costruttori (quando McLaren avrebbe potuto e dovuto vincerlo con largo anticipo), è stato solo grazie a questa fantastica coppia. Certo, gli screzi ci sono stati (specie da parte dello spagnolo), eppure ditemi quando mai non sono accadute cose del genere specie in una coppia altamente competitiva com’è stata quella rossa. Al di la di queste ovvietà (purtroppo viviamo tempi in cui ribadire l’ovvio è divenuto quasi una missione) è stato proprio grazie alla presenza di Carlos e alla sua “cazzimma”, che Charles ha effettuato un ulteriore step evolutivo dal punto di vista agonistico, step che gli permetterà di tenere botta (e lo farà!) ad uno come Hamilton. A proposito del particolare addio che Ferrari ha tributato a Sainz: l’idea è stata tutta di Vasseur e, per questo “beau geste” noi lo ringraziamo sentitamente eppure (c’è sempre il trucco), ho come l’impressione che il francese abbia la coda di paglia e abbia cercato di “recuperare” agli occhi dello spagnolo stesso e dei suoi tifosi. L’impressione è che Frederic sa che a Carlito gli è stato fatto uno sfregio bello e buono, visto e considerato le sue prestazioni (mettetevi nei panni di Sainz: gli dicono, ancora prima che il mondiale iniziasse, che era fuori squadra e nonostante questo contribuisce a due delle cinque vittorie della Rossa… master class!) e, che l’anno prossimo la Rossa si gioca il mondiale, allora ha cercato di metterci una pezza come si suol dire, creando l’evento “giro di pista con il padre”. Sia chiaro che Carlos se l’è guadagnato sul campo questo onore e ciò, fa capire quanto sia stato importante per la Ferrari stessa. Sainz ci saluta e lo salutiamo in grande stile. Ora è il tempo di Lewis, dei suoi menù vegani e delle sue battaglie per le minoranze, sperando che in tutto questo ci regali emozioni in pista… solo che questa è un’altra storia.

Colgo l’occasione di augurare a tutti gli amici del Ring, nonché tutti i fedeli lettori di questa rubrica, un felice e sereno Natale.

Vito Quaranta

THE RISE OF FERRARI

This isn’t the story of the rise of Ferrari, but rather the 1952 F1 season which would establish Ferrari as one of the leading F1 teams and maker of some of the most important and presidios road cars in the world.

Ferrari would build it’s first road car in 1947, and name it the 125.

1947 Ferrari 125

 

ENGINE SPECS – 1.5 V12 5MT (118 HP)
Cylinders: V12
Displacement: 1496 cm3
Power: 87 KW @ 7000 RPM
118.3 HP @ 7000 RPM
117 BHP @ 7000 RPM
Torque: 92 lb-ft @ 5000 RPM
125 Nm @ 5000 RPM
Fuel System: 3 Carburetors
Fuel: Gasoline
 

125 Engine

 

The 125 engines were used in Ferrari’s GP cars in 1948 and 1949.

1950 saw a big change in Grand Prix racing. Its name was changed to Formula One and a drivers and constructors championship was introduced.

The first two seasons of F1 were dominated by Alfa Romeo, but at the end of 1951 with Alfa Romeo facing financial collapse, the team withdrew from F1.

Alfa Type 159. 1951 drivers / constructors champion. The last Alfa to win F1 title.

 

As he clocks moved to 1952, Ferrari’s rise to the top begins.

 

The 1952 F1 season would consist of 7 races, starting in Switzerland and finishing in Italy.

1 Swiss Grand Prix Circuit Bremgarten, Bern 18 May
2 Indianapolis 500 Indianapolis Motor Speedway, Speedway 30 May[a]
3 Belgian Grand Prix Circuit de Spa-Francorchamps, Stavelot 22 June
4 French Grand Prix Rouen-Les-Essarts, Orival 6 July
5 British Grand Prix Silverstone Circuit, Silverstone 19 July
6 German Grand Prix Nürburgring, Nürburg 3 August
7 Dutch Grand Prix Circuit Zandvoort, Zandvoort 17 August
8 Italian Grand Prix Autodromo Nazionale di Monza, Monza 7 September

 

Point structure:

Position  1st   2nd   3rd   4th   5th  FL
Race 8 6 4 3 2 1

 

1 point was awarded for fastest lap.

Race 1 – Switzerland

With the withdrawal of Alfa Romeo from the World Championship, Ferrari were left as the sole competitive team under the existing Formula One regulations. It was therefore decided to restrict the World Championship Grand Prix races to Formula Two cars.

Qualifying:

1 28 Nino Farina Ferrari 2:47.5 –
2 30 Piero Taruffi Ferrari 2:50.1 + 2.6
3 8 Robert Manzon Gordini 2:52.1 + 4.6
4 32 André Simon Ferrari 2:52.4 + 4.9
5 42 Rudi Fischer Ferrari 2:53.3 + 5.8
6 18 Peter Collins HWM–Alta 2:55.9 + 8.4
7 6 Jean Behra Gordini 2:55.9 + 8.4
8 38 Toulo de Graffenried Maserati–Platé 2:56.4 + 8.9
9 46 Stirling Moss HWM–Alta 2:56.4 + 8.9
10 16 George Abecassis HWM–Alta 2:56.9 + 9.4
11 10 Prince Bira Simca-Gordini 2:59.3 + 11.8
12 20 Lance Macklin HWM–Alta 3:00.2 + 12.7
13 22 Ken Wharton Frazer Nash–Bristol 3:00.9 + 13.4
14 2 Hans Stuck AFM 3:01.7 + 14.2
15 26 Alan Brown Cooper–Bristol 3:02.5 + 15.0
16 4 Toni Ulmen Veritas 3:05.6 + 18.1
17 24 Eric Brandon Cooper–Bristol 3:05.8 + 18.3
18 40 Harry Schell Maserati–Platé 3:07.6 + 20.1
19 44 Peter Hirt Ferrari 3:10.2 + 22.7
20 12 Louis Rosier Ferrari No time –
21 50 Max de Terra Simca-Gordini No time –
22 14 Maurice Trintignant Ferrari No time –

 

Race

With the withdrawal of Alfa Romeo from the World Championship, Ferrari were left as the sole competitive team under the existing Formula One regulations. It was therefore decided to restrict the World Championship Grand Prix races to Formula Two cars.

The works Ferrari team brought three drivers to the Swiss Grand Prix, namely Farina, Taruffi and Simon. Regular Ferrari drivers Alberto Ascari and Luigi Villoresi were both unavailable, the former due to his participation in the Indianapolis 500, and the latter because of his having had a road accident. Also running Ferraris were Rudi Fischer and Peter Hirt of Ecurie Espadon, and veteran Frenchman Louis Rosier. Gordini also had a three-car team for this race, consisting of Robert Manzon, B. Bira and the debutant Jean Behra. The HWM team, returning to the World Championship for the first time since the previous race at Bremgarten, fielded the all-British quartet of Abecassis, Collins, Macklin and Moss. Maserati had planned to enter defending World Drivers’ Champion Juan Manuel Fangio and fellow Argentinian José Froilán González, but this did not come into fruition. Completing the field were the sole AFM entry of Hans Stuck and a number of privately run cars representing various constructors.

Race

1 30 Piero Taruffi Ferrari 62 3:01:46.1 2 9
2 42 Rudi Fischer Ferrari 62 +2:37.2 5 6
3 6 Jean Behra Gordini 61 +1 lap 7 4
4 22 Ken Wharton Frazer Nash–Bristol 60 +2 laps 13 3
5 26 Alan Brown Cooper–Bristol 59 +3 laps 15 2

Championship Standing

Pos Driver Points
1 Piero Taruffi 9
2 Rudi Fischer 6
3 Jean Behra 4
4 Ken Wharton 3
5 Alan Brown 2

Eric Brandon Cooper T20 Swiss GP 1952

Race 2 – Indianapolis

While the Indy 500 was part of the championship, it would not factor into the final result.

Race 3 – Belgian

The 1952 Belgian Grand Prix was a Formula Two race held on 22 June 1952 at Circuit de Spa-Francorchamps. It was race 3 of 8 in the 1952 World Championship of Drivers, in which each Grand Prix was run to Formula Two rules rather than the Formula One regulations normally used.

Qualifying

1 4 Alberto Ascari Ferrari 4:37.0 –
2 2 Nino Farina Ferrari 4:40.0 + 3.0
3 6 Piero Taruffi Ferrari 4:46.0 + 9.0
4 14 Robert Manzon Gordini 4:52.0 + 15.0
5 16 Jean Behra Gordini 4:56.0 + 19.0
6 8 Mike Hawthorn Cooper–Bristol 4:58.0 + 21.0
7 36 Ken Wharton Frazer Nash–Bristol 5:01.0 + 24.0
8 28 Paul Frère HWM–Alta 5:05.0 + 28.0
9 10 Alan Brown Cooper–Bristol 5:07.0 + 30.0
10 32 Stirling Moss ERA–Bristol 5:07.6 + 30.6
11 26 Peter Collins HWM–Alta 5:09.0 + 32.0
12 12 Eric Brandon Cooper–Bristol 5:11.0 + 34.0
13 34 Charles de Tornaco Ferrari 5:14.5 + 37.5
14 24 Lance Macklin HWM–Alta 5:17.1 + 40.1
15 40 Robin Montgomerie-Charrington Aston Butterworth 5:19.3 + 42.3
16 42 Tony Gaze HWM–Alta 5:22.8 + 45.8
17 22 Louis Rosier Ferrari 5:25.7 + 48.7
18 20 Prince Bira Simca-Gordini–Gordini 5:28.4 + 51.4
19 18 Johnny Claes Gordini 5:31.1 + 54.1
20 30 Roger Laurent HWM–Alta 5:37.9 + 60.9
21 38 Arthur Legat Veritas 5:45.0 + 68.0
22 44 Robert O’Brien Simca-Gordini–Gordini 5:51.0 + 74.0

Maserari’s new A6GCM was still not ready, and, to compound this, their lead driver Juan Manuel Fangio had suffered back injuries at the non-championship Monza Grand Prix. This meant that Ferrari were once again favoured for success in the race, with their driver lineup consisting of Alberto Ascari (in place of André Simon), Nino Farina and Piero Taruffi. There were also two privateer Ferrari entries: local driver Charles de Tornaco of Ecurie Francorchamps, and Louis Rosier. The Gordini team expanded their lineup to include Belgian driver Johnny Claes, alongside Behra, Manzon and Bira. American Robert O’Brien also drove a Simca-Gordini for this race. HWM also recruited a pair of Belgian drivers — Paul Frère and Roger Laurent — who raced alongside regular drivers Peter Collins and Lance Macklin. Stirling Moss switched from HWM to ERA for this race. A handful of other privateer entrants also took part, including future World Champion Mike Hawthorn, who made his debut in a Cooper–Bristol.

Ascari headed an all-Ferrari front row, with teammates Farina and Taruffi in second and third, respectively. The Gordinis of Manzon and Behra made up row two, while the third row consisted of Hawthorn, Ken Wharton (in a Frazer-Nash), and Frère, who was the highest qualifier of the five Belgian drivers on the grid.

Taruffi started badly in the rain, dropping to ninth by the end of the first lap, while Behra overhauled the two leading Ferraris to take the lead of the race. Moss also started well, before his car broke down halfway through the first lap. Behra’s lead was short-lived, as both Ascari and Farina overtook him on the second lap, subsequently holding first and second for the remainder of the race. Behra dropped to fourth when the recovering Taruffi passed him on lap 13. On the following lap Taruffi spun at Malmédy and Behra hit him, causing both to retire. Manzon overtook Hawthorn to assume what was now third place. Despite suffering from fuel leakage problems, Hawthorn was able to maintain fourth place until the end of the race. His fellow debutant Paul Frère also finished in the points, in fifth.[1]

Ascari’s win (with fastest lap), and Taruffi’s retirement, meant that the two now shared the lead of the Championship, on nine points each. Indianapolis 500 winner Troy Ruttman was in third, while Farina’s second-place finish raised him to fourth in the standings, three points adrift of the joint Championship leaders.

Race

1 4 Alberto Ascari Ferrari 36 3:03:46.3 1 9
2 2 Nino Farina Ferrari 36 +1:55.2 2 6
3 14 Robert Manzon Gordini 36 +4:28.4 4 4
4 8 Mike Hawthorn Cooper–Bristol 35 +1 lap 6 3
5 28 Paul Frère HWM–Alta 34 +2 laps 8 2

Championship Standing

Pos Driver Points
1 Piero Taruffi 9
2 Alberto Ascari 9
3 Troy Ruttman 8
4 Nino Farina 6
5 Rudi Fischer 6

Colorized picture of Ascari at the 1952 Belgian GP

Hawthorn at the 1952 Belgian GP

 Race 4 – France

The 1952 French Grand Prix was a Formula Two race held on 6 July 1952 at Rouen-Les-Essarts. It was race 4 of 8 in the 1952 World Championship of Drivers, in which each Grand Prix was run to Formula Two rules rather than the Formula One regulations normally used. Unusually this race was run over a duration of 3 hours, rather than a fixed distance.

Qualifying

1 8 Alberto Ascari Ferrari 2:14.8 –
2 10 Nino Farina Ferrari 2:16.2 + 1.4
3 12 Piero Taruffi Ferrari 2:17.1 + 2.3
4 4 Jean Behra Gordini 2:19.3 + 4.5
5 2 Robert Manzon Gordini 2:20.4 + 5.6
6 44 Maurice Trintignant Simca-Gordini–Gordini 2:21.6 + 6.8
7 22 Peter Collins HWM–Alta 2:21.9 + 7.1
8 6 Prince Bira Gordini 2:23.0 + 8.2
9 14 Louis Rosier Ferrari 2:27.0 + 12.2
10 24 Yves Giraud-Cabantous HWM–Alta 2:27.5 + 12.7
11 16 Toulo de Graffenried Maserati 2:28.6 + 13.8
12 18 Harry Schell Maserati 2:29.0 + 14.2
13 26 Peter Whitehead Alta 2:29.5 + 14.7
14 20 Lance Macklin HWM–Alta 2:30.9 + 16.1
15 42 Mike Hawthorn Cooper–Bristol 2:32.0 + 17.2
16 28 Philippe Étancelin Maserati 2:33.7 + 18.9
17 36 Rudi Fischer Ferrari 2:34.6 + 19.8
18 38 Franco Comotti Ferrari 2:36.0 + 21.2
19 40 Piero Carini Ferrari 2:37.7 + 22.9
20 32 Johnny Claes Simca-Gordini–Gordini 2:39.6 + 24.8

 

Having won the previous weekend’s Grand Prix de la Marne, Jean Behra, racing for Equipe Gordini, was among the favourites for the first French Grand Prix to be held at Rouen-Les-Essarts. Also driving for Gordini were regulars Robert Manzon and Prince Bira, alongside Maurice Trintignant, who replaced Johnny Claes from the lineup for the previous round. Claes entered the race in a Simca-Gordini under his own ‘Ecurie Belge’ label, which he had used in the 1950 and 1951 seasons. Ferrari retained their lineup of Ascari, Farina and Taruffi, who had locked out the front row of the grid in Belgium. There were also several privateer Ferrari entries: the Swiss duo of Rudi Fischer and Peter Hirt, representing Ecurie Espadon, the Italian pairing of Franco Comotti and Piero Carini, for Scuderia Marzotto, and Louis Rosier. HWM again ran regular drivers Lance Macklin and Peter Collins, this time alongside Frenchman Yves Giraud-Cabantous. While the factory Maserati team remained absent, their new car, the A6GCM, made its World Championship debut, driven by Philippe Étancelin of Escuderia Bandeirantes. Enrico Platé entered a pair of older Maseratis, the 4CLT/48 model, for Toulo de Graffenried and Harry Schell. Completing the grid were Peter Whitehead, in a privately run Alta, and Mike Hawthorn, who again took part in a Cooper–Bristol.

Ascari took his second consecutive pole position, with his Ferrari teammates Farina and Taruffi again joining him on the front row of the grid. The Gordini team locked out the second row, with Behra and Manzon qualifying in fourth and fifth, respectively. Their teammates Trintignant and Bira started from the third row, alongside Peter Collins in the fastest of the HWMs. The new Maserati A6GCM proved a disappointment, with Philippe Étancelin only managing to qualify on the seventh row of the grid (out of eight).

The Ferraris once again dominated the race, with Alberto Ascari leading Farina from start to finish, thus taking his second consecutive victory in the World Championship. Despite a good start from the Gordinis of Manzon and Behra, that saw them take third and fourth place, respectively, by the end of the first lap, Piero Taruffi managed to regain third place on lap 4 and subsequently held it for the remainder of the race, ensuring that it was an all-Ferrari podium. Manzon finished fourth, a lap behind Taruffi, while his teammate Maurice Trintignant took the final points-scoring position of fifth. HWM driver Peter Collins took sixth, two laps behind Trintignant, ahead of Jean Behra, for whom seventh represented something of a recovery, having been in last place at the end of lap 3. His race had been compromised when he crashed and consequently needed to pit.

Ascari’s win, and fastest lap, ensured that he took a five-point lead in the Drivers’ Championship, ahead of fellow Ferrari driver Piero Taruffi. Farina’s second consecutive second-place finish took him to third in the standings, one point adrift of Taruffi. Indianapolis 500 winner Troy Ruttman was a further four points behind in fourth, one point ahead of Gordini driver Robert Manzon

Race

1 8 Alberto Ascari Ferrari 77 3:02:42.6 1 9
2 10 Nino Farina Ferrari 76 + 1 lap 2 6
3 12 Piero Taruffi Ferrari 75 + 2 laps 3 4
4 2 Robert Manzon Gordini 74 + 3 laps 5 3
5 44 Maurice Trintignant Simca–Gordini–Gordini 72 + 5 laps 6 2

 

Championship Standing

1 1 Alberto Ascari 18
1 2 Piero Taruffi 13
1 3 Nino Farina 12
1 4 Troy Ruttman 8
3 5 Robert Manzon 7

French GP 1952

Ferrari at the 1952 French GP

Race 5 – Great Britain

The 1952 British Grand Prix was a Formula Two race held on 19 July 1952 at Silverstone Circuit. It was race 5 of 8 in the 1952 World Championship of Drivers, in which each Grand Prix was run to Formula Two rules rather than the Formula One regulations normally used New pit facilities had been built on the straight between Woodcote and Copse corners; the original pits were located between Abbey and Woodcote.

Qualifying

1 16 Nino Farina Ferrari 1:50 –
2 15 Alberto Ascari Ferrari 1:50 + 0
3 17 Piero Taruffi Ferrari 1:53 + 3
4 24 Robert Manzon Gordini 1:55 + 5
5 4 Ken Downing Connaught–Lea Francis 1:56 + 6
6 8 Reg Parnell Cooper–Bristol 1:56 + 6
7 9 Mike Hawthorn Cooper–Bristol 1:56 + 6
8 6 Dennis Poore Connaught–Lea Francis 1:56 + 6
9 5 Eric Thompson Connaught–Lea Francis 1:57 + 7
10 26 Prince Bira Gordini 1:57 + 7
11 30 Duncan Hamilton HWM–Alta 1:57 + 7
12 1 Graham Whitehead Alta 1:58 + 8
13 11 Alan Brown Cooper–Bristol 1:58 + 8
14 29 Peter Collins HWM–Alta 1:58 + 8
15 19 Rudi Fischer Ferrari 1:58 + 8
16 12 Stirling Moss ERA–Bristol 1:59 + 9
17 3 Kenneth McAlpine Connaught–Lea Francis 2:00 + 10
18 10 Eric Brandon Cooper–Bristol 2:00 + 10
19 14 Roy Salvadori Ferrari 2:00 + 10
20 21 Peter Whitehead Ferrari 2:00 + 10
21 25 Maurice Trintignant Gordini 2:00 + 10
22 7 David Murray Cooper–Bristol 2:02 + 12
23 27 Johnny Claes Simca-Gordini–Gordini 2:02 + 12
24 20 Peter Hirt Ferrari 2:03 + 13
25 23 Tony Crook Frazer Nash–BMW 2:03 + 13
26 28 Tony Gaze HWM–Alta 2:05 + 15
27 35 Eitel Cantoni Maserati 2:06 + 16
28 34 Gino Bianco Maserati 2:07 + 17
29 31 Lance Macklin HWM–Alta 2:08 + 18
30 2 Bill Aston Aston Butterworth 3:28 + 1:38
31 32 Toulo de Graffenried Maserati–Platé No time –
32 33 Harry Schell Maserati–Platé No time –

Jean Behra was unable to take part in the British Grand Prix, having broken his shoulder blade at the non-championship Grand Prix de Sables d’Olonne the previous weekend. Consequently, Maurice Trintignant took over Behra’s Gordini T16 for Silverstone, having driven a Simca-Gordini T15 at Rouen-Les-Essarts. The Gordini team also fielded regular drivers Robert Manzon and Prince Bira. As in the previous race, Belgian driver Johnny Claes entered a privateer Simca-Gordini under the ‘Ecurie Belge’ moniker. Ferrari stuck with the same three drivers — Alberto Ascari, Nino Farina and Piero Taruffi — who had monopolised the podium positions at the French Grand Prix. There were also a number of privateer Ferrari entrants: Fischer and Hirt for Ecurie Espadon, Peter Whitehead and Roy Salvadori. HWM continued their policy of partnering regulars Peter Collins and Lance Macklin with a local driver, in this case Duncan Hamilton. The Connaught team ran a quartet of Lea Francis-engined entries — McAlpine, Downing, Thompson and Poore — while the remainder of the grid was made up of a series of privateers of various constructors, including Coopers and Maseratis.

The three works Ferraris, led on this occasion by Farina, again qualified in the top three positions on the grid, this time being joined on the four-car front row by Manzon. The second row consisted of Downing alongside Reg Parnell and Mike Hawthorn in a pair of Cooper-Bristols. The Connaughts of Poore and Thompson shared row three with Bira’s Gordini and Hamilton in his HWM.

Ascari took the lead at the start of the race and held onto it for the whole 85 laps, taking his third consecutive victory in the World Championship. Polesitter Nino Farina was in second place for the first 26 laps but he dropped down the field when he needed to pit to change spark plugs, eventually finishing in sixth, just outside the points. Despite making a bad start that saw him drop to ninth by the end of the first lap, fellow Ferrari driver Taruffi recovered to take second place, finishing a lap behind Ascari. Dennis Poore, who had been running in third after Farina’s pit stop, needed to make a stop of his own in order to refuel his car. This allowed Hawthorn to inherit third place, which he held for the remainder of the race. He finished a lap behind Taruffi and took his first World Championship podium in just his third race. Poore took fourth, ahead of Connaught teammate Eric Thompson in the fifth and final points position. Ascari’s win, coupled with yet another fastest lap, allowed him to extend his lead in the Drivers’ Championship once again. He now enjoyed an eight-point lead over fellow Ferrari driver Taruffi. Farina, having not scored any points, was seven points adrift of Taruffi.

Race

1 15 Alberto Ascari Ferrari 85 2:46:11 2 91
2 17 Piero Taruffi Ferrari 84 +1 lap 3 6
3 9 Mike Hawthorn Cooper–Bristol 83 +2 laps 7 4
4 6 Dennis Poore Connaught–Lea Francis 83 +2 laps 8 3
5 5 Eric Thompson Connaught–Lea Francis 82 +3 laps 9 2

Championship Standing

1 Alberto Ascari 27
2 Piero Taruffi 19
3 Nino Farina 12
4 Troy Ruttman 8
5 Robert Manzon 7

Ascari at the 1952 British GP

1952 British GP start

1952 British GP

Race 6 – Germany

The 1952 German Grand Prix was a Formula Two race held on 3 August 1952 at the Nürburgring Nordschleife. It was race 6 of 8 in the 1952 World Championship of Drivers, in which each Grand Prix was run to Formula Two rules rather than the Formula One regulations normally used. The 18-lap race was won by Ferrari driver Alberto Ascari after he started from pole position. His teammates Giuseppe Farina and Rudi Fischer finished in second and third places.

Qualifying

1 101 Alberto Ascari Ferrari 10:04.4 –
2 102 Nino Farina Ferrari 10:07.3 + 2.9
3 109 Maurice Trintignant Gordini 10:19.1 + 14.7
4 107 Robert Manzon Gordini 10:25.3 + 20.9
5 103 Piero Taruffi Ferrari 10:26.3 + 21.9
6 117 Rudi Fischer Ferrari 10:41.9 + 37.5
7 127 Paul Pietsch Veritas 10:56.3 + 51.9
8 128 Hans Klenk Veritas
9 123 Willi Heeks AFM–BMW
10 105 Felice Bonetto Maserati
11 108 Jean Behra Gordini
12 121 Fritz Riess Veritas–BMW
13 112 Paul Frère HWM–Alta
14 120 Tony Gaze HWM–Alta
15 125 Toni Ulmen Veritas–BMW
16 115 Gino Bianco Maserati
17 119 Roger Laurent Ferrari
18 122 Theo Helfrich Veritas–BMW
19 126 Adolf Brudes Veritas–BMW
20 129 Josef Peters Veritas–BMW
21 114 Bill Aston Aston Butterworth
22 124 Helmut Niedermayr AFM–BMW
23 136 Rudolf Krause Reif–BMW
24 118 Rudolf Schoeller Ferrari
25 110 Marcel Balsa Balsa–BMW
26 116 Eitel Cantoni Maserati
27 104 Piero Carini Ferrari
28 133 Willi Krakau AFM–BMW
29 135 Ernst Klodwig Heck–BMW
30 130 Günther Bechem Nacke–BMW
31 131 Ludwig Fischer AFM–BMW
32 113 Johnny Claes HWM–Alta
33 111 Peter Collins HWM–Alta
34 134 Harry Merkel Krakau–BMW

The Maserati factory team finally appeared with their new car, the A6GCM, which was driven by Felice Bonetto. Also racing A6GCMs were the Escuderia Bandeirantes drivers Bianco and Cantoni. Ferrari once again entered the successful trio of Alberto Ascari, Nino Farina and Piero Taruffi, while there were privateer Ferrari entries for Rudi Fischer and Rudolf Schoeller of Ecurie Espadon, Roger Laurent of Ecurie Francorchamps, and Piero Carini of Scuderia Marzotto. Jean Behra returned to action for the Gordini team, having recovered from his shoulder injury. He replaced Prince Bira, and was partnered by teammates Robert Manzon and Maurice Trintignant. HWM entered three cars, with regular Peter Collins joined by the Belgian pairing of Paul Frère and Johnny Claes, while Australian Tony Gaze drove a privateer HWM. Bill Aston drove an Aston Butterworth, and the field was completed by a plethora of privateer German cars (Veritas, AFM and BMW).

Ferrari were once again fastest in qualifying, with Ascari and Farina being joined on the front row of the grid by the Gordinis of Trintignant and Manzon. The remaining works Ferrari driver, Taruffi, started from the second row, alongside the Ecurie Espadon-entered Ferrari of Fischer and Paul Pietsch in a Veritas. Bonetto’s works Maserati made the third row, along with the Gordini of Jean Behra, and a pair of local entrants: Hans Klenk‘s Veritas, and Willi Heeks in an AFM.

The race turned out to be rather a processional event, with Ascari leading Farina all the way in the first 16 laps. Two laps from home, he had to dive into the pits for oil, emerging 10 seconds behind Farina-which he rattled off on the next lap, catching Farina just a mile from home to win by several seconds after an otherwise dull race. Piero Taruffi had been running in third behind his teammates, but he lost the position to Rudi Fischer towards the end of the race when he encountered problems due to his suspension breaking. Fischer’s podium and Taruffi’s fourth place-finish ensured that it was a Ferrari 1-2-3-4. Manzon, who had been running in fourth for much of the first half of the race, between Taruffi and Fischer, was forced to retire when a wheel fell off his car. This meant that his teammate Behra was left to take the final points in fifth position in his Gordini, ahead of Roger Laurent’s Ferrari. Felice Bonetto, of the factory Maserati team, was disqualified for receiving a push start after his first lap spin.

Ascari, who had taken his fourth consecutive victory, along with a fourth consecutive fastest lap, had now scored the maximum of 36 points for the season, as only a driver’s four best results counted. As a result, he clinched the world championship, making him the first driver to win the championship with two races left to go.[1] The date was 3 August, the earliest anyone would claim the Championship until Jim Clark seized the crown on 1 August in 1965, also at the Nürburgring. Ascari’s teammates, Taruffi and Farina, remained in second and third, respectively, in the Drivers’ Championship, while Swiss driver Fischer’s second podium of the season raised him up to fourth in the standings.

Race

1 101 Alberto Ascari Ferrari 18 3:06:13.3 1 9
2 102 Nino Farina Ferrari 18 +14.1 2 6
3 117 Rudi Fischer Ferrari 18 +7:10.1 6 4
4 103 Piero Taruffi Ferrari 17 +1 lap 5 3
5 108 Jean Behra Gordini 17 +1 lap 11 2

Championship Standing

1 Alberto Ascari 36
2 Piero Taruffi 22
3 Nino Farina 18
3 4 Rudi Fischer 10
1 5 Troy Ruttman 8

1952 German GP start

Race 7 – Netherlands

The 1952 Dutch Grand Prix was a Formula Two race held on 17 August 1952 at the Circuit Zandvoort. It was race 7 of 8 in the 1952 World Championship of Drivers, in which each Grand Prix was run to Formula Two rules rather than the Formula One regulations normally used. The 90-lap race was won by Ferrari driver Alberto Ascari after he started from pole position. His teammates Giuseppe Farina and Luigi Villoresi finished in second and third places. Ascari overtook Fangio’s record for the most race wins, scoring his seventh at this race.

Qualifying

1 2 Alberto Ascari Ferrari 1:46.5 –
2 4 Nino Farina Ferrari 1:48.6 + 2.1
3 32 Mike Hawthorn Cooper–Bristol 1:51.6 + 5.1
4 6 Luigi Villoresi Ferrari 1:51.8 + 5.3
5 12 Maurice Trintignant Gordini 1:53.0 + 6.5
6 8 Jean Behra Gordini 1:54.5 + 8.0
7 34 Ken Wharton Frazer-Nash–Bristol 1:54.7 + 8.2
8 10 Robert Manzon Gordini 1:54.8 + 8.3
9 26 Lance Macklin HWM–Alta 1:55.2 + 8.7
10 28 Duncan Hamilton HWM–Alta 1:55.8 + 9.3
11 14 Paul Frère Simca-Gordini–Gordini 1:58.2 + 11.7
12 18 Gino Bianco Maserati 1:58.4 + 11.9
13 22 Ken Downing Connaught–Lea-Francis 1:58.6 + 12.1
14 30 Dries van der Lof HWM–Alta 1:59.4 + 12.9
15 20 Jan Flinterman Maserati 2:01.8 + 15.3
16 16 Chico Landi Maserati 2:02.1 + 15.6
17 24 Charles de Tornaco Ferrari 2:03.7 + 17.2
18 36 Stirling Moss ERA 2:04.5 + 18.0

 

Luigi Villorasi absent from the World Championship since the final round of the 1951 season, returned to the Ferrari lineup for the Dutch Grand Prix, replacing Piero Taruffi, alongside regulars Nino Farina and Alberto Ascari, the latter of which had clinched the Drivers’ Championship title two weeks previously. Charles de Tornaco also drove a Ferrari at Zandvoort, on behalf of the Ecurie Francorchamps team. Gordini entered the same three drivers from the previous event, the French trio of Behra, Manzon and Trintignant, while Belgian driver Paul Frère drove an Ecurie Belge-entered Simca-Gordini. The HWM team partnered Britons Lance Macklin and Duncan Hamilton with the local driver Dries van der Lof. The only other Dutch driver on the grid was Jan Flinterman, who took part in a Maserati for Escuderia Bandeirantes alongside Chico Landi and Gino Bianco. The works Maserati team were once again absent from the grid, following an unsuccessful appearance in Germany. The field was completed by the Connaught of Ken Downing, Mike Hawthorn‘s Cooper–Bristol, Ken Wharton‘s Frazer-Nash and Stirling Moss in an ERA.

The Ferraris once again dominated qualifying, with Ascari taking his fourth pole position of the season, ahead of Farina in second. Mike Hawthorn shone in practice, gaining a front-row start for his little Cooper-Bristol, relegating Villoresi’s Ferrari to the second row of the grid. Trintignant’s Gordini completed row two, while his teammates Behra and Manzon were joined on the third row by Wharton in the sole Frazer-Nash.

Hawthorn fought valiantly with the Ferraris for five laps before they resumed their usual formation. Ascari led Farina and Villoresi home in another Ferrari procession, with Hawthorn gaining fourth place, two laps behind the Ferrari trio. This was Ascari’s fifth consecutive victory (along with a fifth consecutive fastest lap), and his seventh victory in total, breaking Fangio‘s record for the most World Championship race wins. The Gordinis of Manzon and Trintignant finished a further lap behind Hawthorn, taking fifth and sixth place, respectively. Stirling Moss got up as high as seventh in the ERA before having to retire.

Farina’s podium finish took him to second place in the Drivers’ Championship standings, overtaking the absentee Taruffi. Swiss driver Rudi Fischer, also not present at the Dutch Grand Prix, remained in fourth, while Mike Hawthorn’s result took him to fifth in the standings, level on points with Fischer.

 

Race

 

1 2 Alberto Ascari Ferrari 90 2:53:28.5 1 9
2 4 Nino Farina Ferrari 90 + 40.1 2 6
3 6 Luigi Villoresi Ferrari 90 + 1:34.4 4 4
4 32 Mike Hawthorn Cooper–Bristol 88 + 2 laps 3 3
5 10 Robert Manzon Gordini 87 + 3 laps 8 2

 

 

 

 

 

 

 

Championship Standing

 

1 Alberto Ascari 36 (45)
1 2 Nino Farina 24
1 3 Piero Taruffi 22
4 Rudi Fischer 10
2 5 Mike Hawthorn 10
     

1952 Dutch GP start

Ascari on his way to winning the 1952 Dutch GP

1952 Dutch GP

 

Race 8 – Italy

The 1952 Italian Grand Prix was a Formula Two race held on 7 September 1952 at Monza. It was the eighth and final round of the 1952 World Championship of Drivers, in which each Grand Prix was run to Formula Two rules rather than the Formula One regulations normally used. The 80-lap race was won by Ferrari driver Alberto Ascari after he started from pole position. José Froilán González finished second for the Maserati team and Ascari’s teammate Luigi Villoresi came in third.

Qualifying

1 12 Alberto Ascari Ferrari 2:05.7 —
2 16 Luigi Villoresi Ferrari 2:06.6 +0.9
3 10 Nino Farina Ferrari 2:07.0 +1.3
4 4 Maurice Trintignant Gordini 2:07.2 +1.5
5 26 José Froilán González Maserati 2:07.6 +1.9
6 14 Piero Taruffi Ferrari 2:07.8 +2.1
7 2 Robert Manzon Gordini 2:08.2 +2.5
8 8 André Simon Ferrari 2:09.1 +3.4
9 32 Stirling Moss Connaught–Lea Francis 2:09.8 +4.1
10 34 Élie Bayol OSCA 2:10.6 +4.9
11 6 Jean Behra Gordini 2:10.8 +5.1
12 42 Mike Hawthorn Cooper–Bristol 2:11.2 +5.5
13 22 Felice Bonetto Maserati 2:11.6 +5.9
14 18 Rudi Fischer Ferrari 2:11.8 +6.1
15 40 Ken Wharton Cooper–Bristol 2:12.2 +6.5
16 24 Franco Rol Maserati 2:12.7 +7.0
17 62 Louis Rosier Ferrari 2:12.7 +7.0
18 48 Chico Landi Maserati 2:13.0 +7.3
19 30 Dennis Poore Connaught–Lea Francis 2:14.0 +8.3
20 36 Eric Brandon Cooper–Bristol 2:14.0 +8.3
21 38 Alan Brown Cooper–Bristol 2:15.0 +9.3
22 28 Kenneth McAlpine Connaught–Lea Francis 2:15.1 +9.4
23 50 Eitel Cantoni Maserati 2:15.9 +10.2
24 46 Gino Bianco Maserati 2:17.1 +11.4

Race

Due to the dominance of the Ferrari team throughout 1952, the World Drivers’ Championship had already been clinched a month prior to the season-ending Italian Grand Prix. Nevertheless, Ferrari entered five drivers for their home race, with their Dutch Grand Prix trio—World Champion Alberto Ascari, Nino Farina and Luigi Villoresi—being joined by Piero Taruffi and André Simon, both of whom had competed for the Scuderia at various points of the season. There were also a number of privateer Ferraris, including the Ecurie Espadon pairing of Fischer and Stuck, as well as Charles de Tornaco of Ecurie Francorchamps, Louis Rosier and Peter Whitehead. The works Maserati team appeared for the first and only time in the 1952 World Championship, running three cars for Felice Bonetto, Franco Rol and José Froilán González. Also running A6GCMs were the Escuderia Bandeirantes trio of Bianco, Cantoni and Landi, while Enrico Platé‘s drivers—Toulo de Graffenried and debutant Alberto Crespo—ran the older 4CLT/48 equipped with the team’s own revised engines. Gordini retained their previous driver lineup of Behra, Manzon and Trintignant, while Johnny Claes drove a privateer Simca-Gordini at Monza. HWM entered a pair of cars for Peter Collins and Lance Macklin, with Australian Tony Gaze running a privateer HWM. The Connaught team, absent since the British Grand Prix, returned to the Championship with a three-car entry consisting of Stirling Moss (who had driven for ERA at the previous event), Dennis Poore and Kenneth McAlpine.

For this event, only 24 cars were allowed to take the start, meaning that 11 of the 35 drivers who had entered the race failed to qualify. These included all of the HWMs, three of the privateer Ferraris, and both of the Enrico Platé-entered Maseratis. Ascari took his third consecutive pole position (and his fifth of the season), and the front row was completed by his teammates Villoresi and Farina, and the Gordini of Trintignant. The Maserati of González started from the second row, alongside the remaining works Ferraris of Taruffi and Simon, and the Gordini of Robert Manzon. Row three consisted of Stirling Moss in the leading Connaught, Frenchman Élie Bayol in the sole OSCA, Behra in the third and final works Gordini, and Mike Hawthorn in his privateer Cooper–Bristol. The remaining works Maseratis of Bonetto and Rol were only able to make the fourth row of the grid, starting from 13th and 16th, respectively.

José Froilán González emerged in first place at the start of the race, ahead of Ascari in second. The Argentine remained in the lead for the first 36 laps of the race, until a slow pit stop allowed the Ferraris of Ascari and Villoresi to pass him for first and second, respectively. Ascari held the lead for the remainder of the race, and, in so doing, took his sixth consecutive World Championship race victory. González caught up with Villoresi and passed him to take second place in his only Championship race of the season. Villoresi completed the podium by taking his second consecutive third-place finish. Farina was not far behind in fourth place, while the second Maserati of Felice Bonetto took the final points position in fifth, finishing a lap down on the leaders. The remaining works Ferraris of Simon and Taruffi finished in sixth and seventh place, respectively.

As Taruffi finished outside the points, he was unable to overtake Nino Farina in the Drivers’ Championship standings. The Ferrari team monopolised the top three positions, with World Champion Alberto Ascari ahead of teammates Farina and Taruffi.

1 12 Alberto Ascari Ferrari 80 2:50:45.6 1 8.5
2 26 José Froilán González Maserati 80 +1:01.8 5 6.5
3 16 Luigi Villoresi Ferrari 80 +2:04.2 2 4
4 10 Nino Farina Ferrari 80 +2:11.4 3 3
5 22 Felice Bonetto Maserati 79 +1 lap 13 2

 

Championship Standing

1 Alberto Ascari 36 (53.5)
2 Nino Farina 24 (27)
3 Piero Taruffi 22
4 Rudi Fischer 10
5 Mike Hawthorn 10

Alberto Ascari wins the 1952 championship.

Ascari after winning the 1952 championship

The 1952 F1 championship was a turning point in the sports history. The upstart Ferrari team crushed the other teams, and the dominant Alfa Romeo team would pull out and not return to F1 until the late 1970’s. Ferrari’s success on the track was mirrored by its success as a car manufacture, something which stands to this day.

Today that prediction continues on both the road and track.

 

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

Il campionato del mondo di F1 più lungo di sempre si è dunque concluso e, sebbene le pratiche del 2024 non sono ancora chiuse, è già 2025. Il tempo scorre veloce ed inesorabile e, mai questa ovvietà è più vera proprio nel nostro sport. Infatti fervono i preparativi per tutte le squadre per arrivare puntuali al primo appuntamento stagionale e, di sicuro le squadre non sono le uniche a comportarsi come api industriose. Alle loro spalle c’è la Federazione dell’Automobilismo Internazionale che ha il suo bel da fare e di certo non sta a guardare. Quest’ultima, per mano del suo presidente Ben Sulayem, sta attraversando non pochi problemi anche se dovrei parlare di vera e propria tempesta in seno alla stessa Federazione. L’impressione che il presidente mi da, con tutte le sue dichiarazioni e soprattutto azioni che compie, è quella che sta cercando di instaurare in seno alla FIA stessa il suo personalissimo feudo (“Le controverse modifiche allo statuto dell’organismo di governo della F1, approvate tempo fa, costituiscono una preoccupante concentrazione di potere” secondo il Presidente di uno dei club membri – Fonte BBC Sport); con tutto quello che ne consegue. Il licenziamento (anche se ufficialmente si parla di abbandono volontario… sigh!) del direttore di gara a tre GP dalla fine, sostituendolo a sua volta con un novellino (con tutto il rispetto per il neo direttore un conto è controllare gli eventi minori, un altro è essere gettato nella fossa dei leoni), è uno dei tanti esempi che sono successi quest’anno e che hanno origini ben più lontane. Infatti “l’ammazzatora” come si suol dire, la vedemmo già al “FIA awards” del 2023, con Domenicali che ha dovuto fare da paciere tra Sulayem ed Horner, altrimenti i due erano già pronti a scannarsi in diretta sul palco. La conseguente fuga di notizie accorsa ai danni dello stesso Horner, ad inizio di questo mondiale, a mio giudizio non può essere considerata casuale. Naturalmente le prove non ci sono e, chi di dovere se ne guarda bene dal farle uscire fuori, di certo tra FIA ed “il resto del mondo” è in atto una guerra senza quartiere e, nessuno è intenzionato a fare prigionieri. Alla fine dell’anno prossimo ci sarà la rielezione del nuovo presidente della Federazione e lo stesso Sulayem si è mosso non ora per assicurarsi la vittoria in tal senso. Come? Andando a procacciare consensi nei Paesi in via di sviluppo o che comunque storicamente (dal punto di vista del motor sport) sono meno importanti di quelli occidentali. In tal senso, a mio giudizio, la celebrazione del FIA awards tenutasi quest’anno proprio in Ruanda deve essere letto in questa chiave (per la serie nulla è per caso).

Apparentemente questo discorso potrebbe sembrare noioso, soprattutto per chi è interessato solo a ciò che accade in pista, eppure proprio quanto sta avvenendo in seno alla Federazione non può inevitabilmente che ripercuotersi sui piloti e, su ciò che appunto accade nella pista stessa. Sulayem, nel suo personalissimo feudo, ha deciso di utilizzare il pugno duro con le squadre e soprattutto coi piloti, suo vero bersaglio dato che questi ultimi sono gli idoli delle masse e soprattutto dei giovani, sui quali tutto il sistema F1 ha puntato ed è per questo che egli pretende il giusto comportamento; per non dire “bon ton”. Andando a spulciare le nuove regole con le quali si dovrà avere a che fare nel 2025, ce n’è una che mi ha colto di sorpresa ed è quella che dall’anno prossimo appunto, nei prossimi regolamenti sportivi, “sarà adottato un linguaggio neutrale, superando l’uso esclusivo del maschile”. Ancora: via social mi sono imbattuto in un twitt (anche se ora non si chiama più cosi) dove veniva evidenziato che fino al 2017 la F1 era fatta di vecchi e non aveva appeal per i giovani, poi è arrivato Netflix e tutto è cambiato… sigh! Premesso che mi verrebbe da dire che anche nel 2017 la F1 era lo sport più seguito al mondo dopo il calcio e, se il circo aveva perso appeal, era a causa proprio della F1 stessa che ha permesso l’uso e abuso della pazienza di tutti gli appassionati, con quel dominio assurdo e sconsiderato da parte della Mercedes a causa dei nuovi regolamenti turbo ibridi (tenetevi pronti che il 2026 è vicino!), vero è che tutti questi argomenti sono perfettamente collegati tra di loro e, l’insistenza quasi ossessiva da parte dell’attuale Presidente della Federazione di tenere a freno la lingua dei piloti al fine di dare il giusto esempio, ne è la plastica dimostrazione di dove questo ambiente vuole andare a parare.

Sono perfettamente consapevole che con una tematica del genere si trascende immediatamente nel “pensiero politichese” e, lungi da me trasformare questa rubrica in una tribuna politica, solo che accadono delle cose che sono imprescindibili da ogni logica e, sebbene tutto ciò che vediamo è educazione e, soprattutto come ci hanno insegnato i filosofi greci che la parola è pensiero, mi pare ovvio dove si voglia arrivare nel prossimo futuro con la massima Formula iniziando ad essere “meno maschili” nello scrivere il regolamento sportivo. Dice bene quel twitt “con l’avvento di Netflix tutto è cambiato” (in peggio!), perché in questo modo si è dato la possibilità ai più giovani di avvicinarsi di certo al mondo della F1, solo che il modo che è stato scelto è stato totalmente sbagliato. Se c’è una cosa che Sulayem ha avuto come merito, è stata quella di unire i piloti in una unica voce, i quali hanno protestato contro quella assurdità del non dire le parolacce. Ad essere sinceri non so dove questa levata di scudi, da parte di tutti i piloti, possa portare realmente. Chi tiene veramente botta è Verstappen il quale, dall’alto dei suoi quattro mondiali vinti, può permettersi di fare (quasi!) quello che vuole eppure, anche lui si è dovuto prestare a quella pagliacciata chiamata “lavori socialmente utili”, che i piloti devono svolgere caso mai violano le regole etiche della F1. Mi sembra evidente, almeno da parte di Ben Sulayem e di chi lo appoggia, che la direzione sia tracciata e con quel suo “I piloti pensino a guidare!” ha fatto capire fin troppo bene cosa pensa dei venti driver che ci sono in pista. Tuttavia non me la sento di biasimarlo dato che i primi responsabili di tutto questo, sono stati proprio gli stessi piloti che col tempo, sono divenuti sempre più marionette e meno uomini con gli attributi da mostrare (non in pista che quello viva Dio ancora ce lo fanno vedere) fuori dal circuito. Troppo tardi per alzare la testa? Sono del parere che non è mai troppo tardi per cambiare idea e quindi pensare a delle azioni a cui dare seguito, vero è che il nuovo corso apparentemente sembra tracciato e, poiché è sempre la domanda che comanda l’offerta finche ci sarà il sold out ovunque si vada, chi organizza ha sempre ragione. Sia chiaro, chi vi scrive sa benissimo che la F1 che ha vissuto, con motori aspirati, sound assordante e piloti con gli attributi sotto (non mi riferisco solo alle super star) non ritornerà più, eppure è sempre il buon senso che dovrebbe alla fine prevalere e non una stupida ideologia che serve solamente a distrarre e dividere, quanto poi per definizione, un appassionato di F1 lo è a qualunque latitudine indipendentemente dalla squadra e dal pilota che tifa. Sarà un lungo inverno, dunque preparatevi perché anche se i motori tacciono, la battaglia che si combatte dietro le quinte non si è mai fermata e, ciò che abbiamo visto in questi ultimi mesi è stato solo il preludio di quello a cui assisteremo fino a novembre dell’anno prossimo, momento in cui sarà confermato Sulayem o eletto il nuovo presidente della FIA.

Vito Quaranta

LE NON PAGELLE DI ABU DHABI 2024

Il grande compositore Girolamo Frescobaldi era talmente consapevole dell’ardua difficoltà che la sua celeberrima “Toccata IX” comportava che, quando mandò in stampa la raccolta che la conteneva, chiese all’editore di apporre in calce alla sua partitura la seguente massima:

“non senza fatiga si giunge al fine”

Ed allo stesso modo dello sventurato organista che si accinge a suonare Frescobaldi anche noi giungiamo alla fine di questa lunghissima ed estenuante stagione. Tale e tanta la fatica che allo sventolare della bandiera a scacchi di Abu Dhabi anche il sottoscritto credeva di aver raggiunto l’agognato traguardo. Il che, complici i deliranti impegni lavorativi del fine anno, ha ritardato l’uscita di queste non pagelle ogni più tetra previsione. Chiedo umilmente perdono e spero nella vostra benevolenza.

L’ultima gara di stagione è andata come doveva andare, nel senso dell’esito delle ultime battaglie per la classifica dei costruttori che vedeva, al vertice, impegnate McLaren e Ferrari con la prima ampiamente favorita ma non matematicamente certa e, per la sesta posizione, con Alpine, Haas e V-Carb/RacingBulls a giocarsi i milioni che una posizione in più o in meno nella detta classifica avrebbe garantito.

Prima di celebrare i campioni, un cenno ad Alpine va fatto. Il loro disastroso inizio di stagione non solo non dava credito ad alcuna possibilità di agguantare il sesto posto nei costruttori ma erano talmente messi male che nemmeno un misero punto pareva essere alla loro portata. Se in quest’ultima caratteristica sono stati rapidamente superati dalla Kick Sauber (che ha poi evitato lo zero grazie alla fantastica gara di Zhou in Qatar) comunque le loro prospettive di classifica sono rimaste assai miserevoli. Infatti, arrivano a Budapest, cioè a metà stagione, con 9 punti, penultimi in classifica, con un distacco siderale da chi li precedeva (Haas e RB) e, soprattutto, con nessuna speranza di poter fare di meglio. Eppure, proprio quei 9 punti, raggranellati con grande fatica da Gasly (6) e Ocon (3), sono ciò che è servito alla scuderia francese, oggi, per raggiungere un risultato che, date le premesse, va considerato strepitoso. Dopo metà stagione la vettura è migliorata tantissimo (si parla di ricerche ossessive relative al peso della vettura) ma migliorare la posizione (ultima, anzi penultima visto che Sauber era ancora a zero) era ancora di là da ogni più rosea aspettativa. A cambiare tutto, però, ci si sono messi i piloti. Gasly è stato eccezionale e l’exploit di Ocon in Brasile ha fatto il resto. Se uniamo i puntini vediamo che a far da contraltare alla crescita di Alpine e Gasly in particolare, ci sono state le prestazioni assai altalenanti dei diretti concorrenti. In Haas si è svegliato Magnussen nel finale di stagione ma il solitamente solido e veloce Hulkenberg poteva fare meglio. In V-Carb Tsunoda si è dato da fare ma è parso un po’ affannato e Lawson ha deluso parecchio.

Quindi?

Quindi, mai come quest’anno anche le posizioni di rincalzo del mondiale ci hanno mostrato l’importanza del pilota. Sono convinto che se al posto di Gasly, cui va ascritto maggior merito rispetto ad Ocon che complessivamente ha fatto la metà dei punti di Pierre, ci fosse stato un pilota meno solido Alpine sarebbe arrivata ottava e non sesta.

Per quanto vada applaudita a scena aperta, considerato dove si trovava nel 2022, McLaren non ha potuto contare su un apporto altrettanto solido da parte dei suoi piloti. Per quanto straordinariamente veloce sia Norris e sorprendentemente sagace Piastri non so se sono troppo maligno nel dire che il titolo costruttori è arrivato nonostante i piloti.

Questa considerazione la svilupperemo meglio nei vari recap di stagione che usciranno nell’off-season ma mi piace metterla subito in gioco per far alzare le antenne a tutti coloro che si sbracciano ad affibbiare meriti a questo o quell’ingegnere o a questo o quel team principal (e ogni velato riferimento a persone realmente esistenti NON è casuale).

Tornando alla gara, sono stati gli episodi dell’inizio a far venire qualche brivido: tra l’incidente Verstappen-Piastri e la stratosferica partenza di Leclerc sembrava che il mondiale costruttori sarebbe potuto essere davvero in gioco.

Ma, ça va sans dire, la linearità della gara non ha consentito a nessuno dei team inseguitori, Ferrari e Haas in particolare, di poter aspirare a nulla di più di quanto la pista stava mostrando, cioè con una McLaren ed una Alpine, per rimanere nelle lotte residue di campionato, solide ed efficaci.

E i piloti? Tra sorprese e delusioni qualcosa da dire c’è.

NORRIS voto 9

Si può dire che per com’è andata la sua stagione ad Abu Dhabi mi ha sorpreso? Credo di sì ma lascio ai commentatori altre valutazioni, se del caso. La sorpresa non è tanto la prestazione, che è apparsa scontata, quanto la solidità che ha mostrato durante il week end. Se c’è un difetto che possiamo ascrivere a Landino nostro è proprio il “braccino” che tante volte ha mostrato in stagione e che in questa gara decisiva per il team, diciamoci la verità, ci aspettavamo. E invece no. Invece Landino non sbaglia una virgola in tutto il week end e tra la qualifica strepitosa e la gara impeccabile porta a casa il suo miglior week end della stagione proprio nel momento in cui contava di più. Per il team, s’intende. Già, difficile togliersi dalla testa che se invece del campionato costruttori fosse stato in ballo il titolo piloti avremmo visto espressioni molto diverse uscire dal suo abitacolo. Tanto più che dopo le piroette di Verstappen e Piastri alla prima curva, trovatosi da solo a reggere le sorti del team, la situazione era proprio di quelle che avrebbero potuto mettere a dura prova la sua tenuta psicologica. Rendiamo dunque giustizia alla strepitosa guida del nostro beniamino, finalmente!, che conduce in testa dal primo all’ultimo giro questo GP fondamentale senza lasciare in nessuna occasione alcuna speranza a Sainz, il più immediato inseguitore. Bravo! E allora, se è stato così bravo, perché non un bel 10? Be’, cari 25 lettori, il problema è che mi sento un po’ come quell’insegnante di liceo che passa tutto l’anno a sperare che quello studente là, quello nel banco là dietro, che pure potrebbe giocarsela con il primo della classe ma che ogni volta fa una sbavatura, commette un erroraccio, scambia un più con un meno nel compito di matematica, rovina l’interrogazione di storia che era stata quasi perfetta fino a che non gli scappa che la Rivoluzione Francese è avvenuta nel 1776 anziché nel 1789, o che declama con perfetta dizione e memoria sorprendente i Sepolcri finendo però per attribuirli a Leopardi anziché a Foscolo, ecco, sì, proprio quello là, avete presente? E’ quello che alla fine non ci credi più e quando in Fisica non ha problemi con le leggi di Boyle e ti fa un calcolo di pressione volumetrica perfetto finisce che non ti convince lo stesso, che è stato un caso o un colpo di fortuna e che quindi, quel 10, non glie lo vuoi dare per paura che si esalti troppo o che lo sminchioni subito con un altro erroraccio. Lo fermi lì, prendi quanto di buono ha fatto, e aspetti la prossima occasione in cui metterlo alla prova per vedere se davvero, quel 10, se lo merita. Ecco, Lando, Abu Dhabi è ciò che avresti dovuto fare tante volte in stagione e che invece non hai fatto. Ti aspettiamo al varco!

SAINZ voto 8,5

L’ultima di Sainz in Ferrari ha un sapore dolce-amaro. Dolce, perché la prestazione è eccellente, solida e di alto livello strategico come ci ha sempre abituato. Amaro, perché complice la straordinaria prova di Norris, non porta allo sperato sorpasso in classifica mondiale costruttori e perché questo Sainz, nell’auspicabile competitività che Ferrari si porterà in dote nel 2025, sembrerebbe molto più utile dell’ondivago nuovo acquisto che si appresta a prenderne il posto. Cos’altro si può aggiungere?

LECLERC voto 8+

Il voto è di molto drogato, per così dire, dalla partenza al fulmicotone che il buon Charles è riuscito a porre in essere. La qualifica, infatti, non è stata esattamente la sua miglior qualifica in carriera, anzi! Vero che la penalità da scontare era una pesante spada di Damocle ma la sua condotta nel Q2 è decisamente da rivedere. Tuttavia, 8 posizioni guadagnate in partenza non è cosa che si veda tutti i giorni. Dopo la strepitosa partenza si accoda al “trenino” Gasly-Russel-Hulk-Alonso e decide per qualche giro di non sforzare troppo le gomme. Verso il decimo giro rompe gli indugi e pressa Alonso fino a che quest’ultimo non sbaglia e ne approfitta benissimo. Dopo un paio di giri è il turno di Hulk, che viene superato con stile superlativo. Il ritmo è ottimo perché dietro di lui il redivivo Max, che nel frattempo si era ripreso bene a suon di sorpassi e sembrava poter fare un recupero dei suoi, perdeva anziché guadagnare. Quando Gasly pitta decide di rimanere in pista usando Russell come “gancio” ma sembra che stavolta il suo ritmo non sia tale da assicurargli un sorpasso agevole. Così pitta al 21 dopo essersi rassicurato della posizione di Hulk. Complice un Lawson un po’ troppo ostruzionista Gasly viene agganciato subito e al giro 24 Charles lo passa senza troppa fatica. L’undercut su Russell funziona tanto che quando quest’ultimo pitta si ritrova anche dietro a Gasly. Con questo ritmo il sorpasso su Hamilton. dal quale era distaccato di circa 10 secondi dopo il pit, sembra imminente ma ci pensa l’eptacampeao a levargli ogni preoccupazione pittando al 35° giro. A questo punto, a 20 secondi da Sainz e 25 da Norris, con in ballo il titolo costruttori, capisce che fare un secondo pit, che pure avrebbe avuto senso in una gara “normale”, è insensato e deve solo sperare che Norris ne combini una delle sue. Ma Lando non sbaglia una virgola e il mondiale costruttori è rimandato. Finisce che in un parco chiuso anomalo, con i piloti del podio in mezzo alla pista a raccogliere gli osanna del pubblico, lancia un’occhiata a Hamilton che neanche in uno di quei film di Soderbergh con tutti quei divi del cinema a far i fighetti al casinò. Come andrà? Io ho pochi dubbi ma va a sapere…

HAMILTON voto 6.5

Già, come ti andranno le cose, caro Lewis, l’anno prossimo? E con CLC che ti guarda così di sottecchi al traguardo? Come in questo week end? Dove hai fatto pietà nelle qualifiche e nella prima parte di gara dove basta un Lawson qualsiasi a bloccarti? O come nella seconda parte del GP dove ti sei ricordato che uno dei tuoi soprannomi è “Hammer-time” e giri mezzo secondo al giro più veloce del tuo erede in Mercedes e lo fulmini con un sorpasso da brivido nell’ultimo giro? Più che un GP, quello di Hamilton è stato un punto interrogativo grande come la proverbiale casa. Mah!

RUSSELL voto 6 meno

La qualifica non strepitosa, almeno non all’altezza di quelle da lui fatte negli ultimi week end (tra cui due pole position!), per non dire appena discreta e una gara condotta in modo altrettanto incerto non mi consentono di dare la sufficienza al buon Giorgino. Solo il comunque buon quinto posto finale lo salva dal votaccio. Oltre alla qualifica non eccelsa pesano la sua titubanza nei primi 15 giri con Gasly, dal quale peraltro si fa sorprendere alla ripartenza della VSC, che sarà stato eccezionale ma guidava pur sempre una Alpine, e il ritmo non sufficiente mostrato nella seconda metà. Forse era appagato dall’aver raggiunto la matematica certezza di chiudere il campionato davanti al suo celebrato team mate. Ma non deve sedersi sugli allori perché l’anno prossimo non sarà più lui il giovane rampante che cercherà di fare le scarpe al più esperto team mate, anzi, si troverà nella posizione speculare contraria e con un’incognita enorme rappresentata dal nostro Antonelli per cui Toto stravede esattamente come stravedeva per lui qualche anno fa. Occhio!

VERSTAPPEN voto 6

Dopo la pioggia di complimenti nella desertica Lusail, Max decide che vuole divertirsi e riveste i panni del se stesso del 2017 facendo quel curioso calcolo che fece in occasione del GP di Singapore di quell’anno: loro sono in lotta per il mondiale, sembra pensare Max, vedrai che mi faranno passare. Non funzionò allora e non ha funzionato adesso. La collisione con Piastri alla prima curva non solo sortisce in un improvvido incidente che lo rimette indietro di parecchie posizioni ma anche in una penalità di 10 secondi, che gli chiude ogni speranza di bissare Lusail, se mai ne ha avute. Dopo la collisione si diverte a fare qualche sorpasso ma poi, giunto alle spalle di Leclerc si plafona e per il resto della gara gira con con il gomito fuori dal finestrino. È già ora di 2025.

GASLY voto 9

Ma quanto è stato bravo Gasly in questo week end? La qualifica è da antologia, considerando il mezzo che si ritrova, perché fa il sesto tempo (poi quinto in griglia per la penalità di Hulk) ad un solo decimo di distanza da Piastri, Sainz e Hulkenberg e a pochi millesimi da Max: wow! In gara approfitta alla grande del duello tra Piastri e Max, addirittura supera Russell alla ripartenza da VSC e poi tiene il terzo posto per tutto il suo primo stint nonostante la (poco convinta a dir il vero) pressione dello stesso Russell. La sosta al 15° giro è stata solo apparentemente un errore visto che ne aveva per continuare altri dieci giri. In realtà, il muretto ha saggiamente deciso di marcare a uomo, per così dire, le Haas che avevano pittato nei due giri precedenti. Di lì in avanti si è trattato di guidare mantenendo la track position relativa sui due Haas, Hulk in particolare viste le disavventure di Kevin, cosa che ha fatto egregiamente. È soprattutto a lui che Alpine deve ringraziare per l’insperatissimo sesto posto nel costruttori. Bravo!

HULKENBERG voto 7 meno

La qualifica di Hulk ha avuto dell’incredibile: il quarto tempo segnato in pista rappresenterebbe la sua migliore dell’anno e tra le migliori nell’intera sua carriera! Tra l’altro in un gran premio decisivo per la conquista del sesto posto nel mondiale costruttori, con i tanti bei dollarini che sono in ballo. In una gara in cui davanti, McLaren in particolare, tutti saranno cauti per non rischiare di mettere a repentaglio il titolo, la quarta piazza in griglia sarebbe stata utilissima. In breve, complice anche il patatrac al via di Max e Oscar, era Hulk quello che ne avrebbe più beneficiato. Invece, scopriamo che nel Q1 Hulk aveva commesso un’ingenuità colossale superando due macchine sotto il tunnel di uscita dei box che gli è costato tre posizioni in griglia. Tre posizioni che alla fine hanno compromesso la possibilità di superare Alpine in classifica. Infatti, pur partendo bene non riesce ad approfittare del caos generato da Max e Oscar e quando si ritrova negli scarichi di Russell non ne ha per provare ad attaccare. Prova un mega-undercut al 14° giro ma l’immediata risposta di Gasly non gli consente di trarre alcun vantaggio dalla mossa. Da lì in avanti è costretto a seguire il francese sperando in qualche SC o comunque in qualche inconveniente ma ormai la frittata è fatta. Non credo di esser stato l’unico a notare che il buon Hulk, pure autore di una eccellente stagione, nelle ultime gare è stato molto “falloso”. Non è un buon viatico per il 2025.

ALONSO voto 7

Come sempre eccezionale a trarre vantaggio da situazioni complicate.

PIASTRI voto 5

Anche se la penalità comminata a seguito dell’incidente al via è stata affibbiata a Max sappiamo tutti che è lui il vero responsabile dell’impatto. Non ha guardato. Punto. E in una situazione in cui c’è il titolo costruttori a repentaglio si tratta di un’ingenuità imperdonabile. Per sua fortuna, e del team, là davanti Norris si è dimenticato le sue paure a casa e ha vinto con agio ma se così non fosse stato cosa avremmo detto a Oscar? Mah!

ALBON voto 6.5 – bella gara, bravo ad approfittare delle varie peripezie ma purtroppo per lui Alonso non si è ancora ritirato: niente punti neanche stavolta.

TSUNODA voto 5.5 – bella qualifica e bella partenza ma dopo pochi giri cede inesorabilmente. Non che ci fossero molte speranze di ribaltare la situazione nel costruttori ma così…

ZHOU voto 6 – male in qualifica, eliminato in Q1 con Bottas che raggiunge la Q3, ma bene in gara. Come già detto in Qatar si è svegliato troppo tardi.

STROLL voto 5.5 – non era neanche andato malissimo in gara ma incappa in troppi track limits finendo per essere penalizzato dopo il traguardo

DOOHAN voto 6 di incoraggiamento – in realtà è andato piuttosto male, soprattutto in qualifica dove si è trovato malamente ultimo mentre Gasly se la giocava contro i migliori. In gara ha badato a non fare danni e ha concluso il GP. Non ci aspettavamo molto, del resto, soprattutto perché gettato in una mischia importante nell’ultimo GP della stagione con la posizione nel costruttori ancora a rischio. Piuttosto è Alpine o, meglio, il suo novello TP, ad essere discutibile in questo tipo di decisioni. E se Gasly avesse patito qualche guaio? Mah!

MAGNUSSEN voto 5 – male soprattutto in qualifica ed è tutto lì. Perché in gara si ritrova invischiato in vari guai che avrebbe probabilmente evitato se fosse partito più vicino ad Hulk. Dopo buone prove negli scorsi GP mi aspettavo che uno solido come lui avrebbe dato di più in un GP così importante per il team. Ciao ciao, Kevin, e anche se sei stato un mio beniamino non credo che ti rimpiangeremo più di tanto.

LAWSON voto 4 – perso nettamente il confronto con Tsunoda, il che è tutto dire. Mi aspettavo molto di più in questo finale di stagione, con tutte le implicazioni presenti e future che la mossa di farlo salire in RB comportava. La sensazione è che abbia buttato al vento un’occasione unica.

BOTTAS voto 6 meno – alla sensazionale qualifica fa seguire una gara anonima con annesso errori da principiante quando al 1° giro tampona Perez (ma diciamo che è incidente che in quel frangente può capitare) e soprattutto quando al 26° giro butta fuori Colapinto in modo ridicolo.

COLAPINTO s.v.

PEREZ voto s.v.- capolinea

 

non senza fatiga si giunge al fine

 

BASTIAN CONTRARIO – Segnali dal futuro

Siamo cosi giunti alla conclusione di questo lunghissimo mondiale, dove di certo le emozioni ed i colpi di scena non sono mancati affatto. Tant’è vero che anche l’ultimo GP dell’anno, disputatosi domenica scorsa, non ha tradito le aspettative di una stagione intera e, sebbene l’esito doveva essere scontato vista la qualifica di forza svolta da McLaren, abbiamo seguito tutta la gara in apnea visto cosa è successo già alla partenza e, proprio a cominciare da quell’episodio, abbiamo avuto già i primi segnali dal futuro (a tal proposito ringrazio “Marloc”, un affezionato lettore di questa rubrica, che mi ha ispirato nel dare il titolo all’articolo).

Chi ha sbagliato nel contatto tra Piastri e Verstappen? Di sicuro l’australiano doveva e poteva lasciare spazio, cosi come l’olandese avrebbe potuto evitare quella mossa disperata, perché sarebbe stata più giustificabile se lui o la sua squadra si stessero giocando ancora qualcosa. Fatto sta che ala fine il pilota McLaren ne ha pagato le conseguenze, sia in termini di posizioni perse al momento dell’incidente e, sia perché dopo ha dovuto scontare la punizione che gli è stata comminata in seguito. Eppure in quella chiusura di Piastri, ai danni di Verstappen, più che un errore ci ho visto uno dei primi segnali dal futuro che vedremo già dall’anno prossimo. Oscar mi ha dato l’impressione con quella manovra, che ha voluto lanciare un messaggio forte al campione olandese, ed è quello che l’anno prossimo sarà con lui che se la dovrà vedere e, con quella chiusura gli ha voluto far capire che lui nel corpo a corpo, a differenza del compagno, non si tira indietro. Paradossalmente infatti il problema più grande, proprio in chiave 2025 per Lando Norris, non sarà tanto Max e la coppia Rossa quanto proprio il compagno che in quest’anno che si è ormai concluso, non ha fatto altro che prendere le misure come si suol dire. McLaren conclude, da campione, con la vettura più forte e questo è un fatto quindi a meno di sconvolgimenti, l’anno prossimo sarà una pretendente al titolo (sia piloti che costruttori) come logica impone. Paradossalmente il buon Lando forse si è visto scivolare tra le dita proprio la sua unica possibilità di poter vincere il mondiale più importante, in quanto nell’anno che verrà la concorrenza sarà agguerrita e spietata e, considerando quello che ha mostrato (mai all’altezza del compito assegnatogli), per lui saranno dolori veri. Piastri di sicuro non sarà cosi remissivo come è stato quest’anno e, sebbene in una Sprint gli ha regalato una vittoria (restituita successivamente proprio dall’inglese), è anche vero che nel corso di questa stagione che ormai è finita, gli ha fatto vedere e capire quali sono le sue reali intenzioni che di certo non sono quelle di essere uno scudiero. Nel GP del Giappone del 2023, alla partenza, Max diede una spallata prima a Norris e poi a Piastri senza tanti complimenti e già in quell’occasione dissi che i piloti papaya, con quell’atteggiamento, avrebbero fatto poca strada con uno come Max. I fatti accorsi in questo mondiale 2024 mi hanno dato ragione sicuramente con Norris, il quale non solo non è mai stato in grado di affrontare il corpo a corpo col campione Red Bull, addirittura è stato manchevole anche sulla distanza e cioè in quella che viene conosciuta come lotta di nervi. Piastri domenica scorsa ha voluto mettere le cose in chiaro a tal proposito e, sono sicuro che ne vedremo delle belle nel mondiale che verrà; i segnali dal futuro ci sono tutti.

Nel frattempo onore ai vincitori, i quali anche se con affanno, sono riusciti a riportare il titolo a Woking dopo quasi un ventennio che poi è lo stesso periodo di attesa delle Beneamata, la quale quest’anno, aveva il dovere di vincerlo quel titolo. La Scuderia si era prefissata come obiettivo di vincere tra i quattro e cinque GP, solo che questo target sarebbe stato ottimo in previsione di una Red Bull praticamente dominante.  A mio giudizio la Rossa, considerando che i bibitari hanno corso con un pilota solo, che McLaren ha sprecato tantissimo e, considerando che Mercedes ha fatto da arbitro con quelle vittorie di tappa (togliendo punti pesanti agli avversari), era obbligata a vincere il mondiale Costruttori, a maggior ragione che ha avuto a disposizione la migliore coppia del mondiale senza se e senza ma. Domenica scorsa i Rossi hanno dato l’ennesima prova di quanto dico, caso mai ce ne fosse ancora bisogno: infatti se manca l’uno c’è sempre l’altro e cosi è stato, visto che Charles è stato afflitto da ogni sfiga possibile ed immaginabile e quindi costretto a partire dalle retrovie, ed ecco che ci ha pensato Sainz a tenere vive le speranze della Ferrari e ciò non di meno, il mai domo LeClerc, tira fuori dal cilindro una partenza da antologia superando 10 vetture in un amen tanto da arrivare sul podio immediatamente dietro il compagno. Proprio in virtù di questo il risultato della Ferrari va stretto, per questo sebbene sia positivo, comunque lascia l’amaro in bocca in quanto nonostante il disastro degli aggiornamenti spagnoli, a Maranello hanno dato segnali di reazione veramente perentori e questa squadra avrebbe dovuto riuscire nel colpaccio. Ci sarà la possibilità l’anno prossimo? I segnali dal futuro ci sono tutti e la logica impone di dire di si, eppure proprio lo sviluppo (cannato) della vettura da parte di tutte le squadre, ci fa stare sul chi va la perché con questo regolamento (godetevelo finche dura!) si vive costantemente sull’incertezza. Il parallelismo del risultato odierno, con quanto ottenuto nel 2022, balza immediatamente all’occhio. Stesso successo positivo? Non proprio visto che due anni fa la Rossa terminò seconda nel mondiale Costruttori e Piloti, con una Red Bull dominante (seconda metà di stagione sicuramente) e con una dirigenza totalmente assente (altro che segnali dal futuro!) già ancora prima che iniziasse quel mondiale.

Intanto proprio con la partenza di Sainz, l’ultimo tassello di Binotto viene definitivamente tolto e di fatto siamo entrati ufficialmente, al 100%, nell’era della Ferrari di Elkann dove tutto è plasmato a sua immagine e somiglianza e, l’arrivo di Hamilton ai danni proprio dell’iberico (persino il modo di come Sainz è stato appiedato rispecchia codesto apparato dirigenziale) ne è la plastica rappresentazione. Sainz ci mancherà, ci mancherà maledettamente. Un pilota che di sicuro non è baciato dal talento che ha Charles e, di sicuro fortissimo, perché innanzitutto non ha affatto sfigurato di fianco al monegasco e soprattutto, perché la mancanza del talento (inteso come guida pura) viene compensata con la metodologia di lavoro che ha portato i suoi frutti, la stessa metodologia che ha costretto Charles a fare un balzo avanti nell’evoluzione della sua maturazione, perché se cosi non fosse stato lo spagnolo se lo sarebbe mangiato vivo il monegasco! Motivo per cui Verstappen “vuole stare tranquillo” e per questo ha detto no alla sua venuta in squadra. Se Charles l’anno prossimo potrà e saprà tenere testa ad uno come Hamilton (il quale tutto è tranne che finito), sarà grazie anche alla convivenza che ha avuto con un coriaceo compagno quale è Carlos Sainz. Perciò grazie di tutto Carlito, ferrarista una volta ferrarista per sempre mi piace dire e, se i segnali dal futuro non mentono considerando il buon rapporto col quale si è lasciato con la Beneamata, chissà che non ritorni di Rosso vestito.

Vito Quaranta