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LE NON PAGELLE DI AUSTIN 2025

Il Circuit of the Americas di Austin rappresenta, senza ombra di dubbio, uno dei circuiti meglio riusciti della nuova generazione di piste che hanno fatto il loro ingresso nel calendario della Formula 1 nel corso degli ultimi anni (che poi è in calendario già dal 2012 ma ci siamo capiti, no?). Anzi, parliamoci chiaro: è uno dei miei preferiti in assoluto. E il perché è presto detto. Il COTA è un vero e proprio banco di prova per piloti e tecnici, presentando in un unico layout tutto ciò che si può desiderare: curve lente, medie e veloci alternate con maestria, come nello spettacolare snake che ricorda Maggotts e Becketts di Silverstone, lunghi rettilinei che premiano l’aerodinamica efficiente e difficoltà varie che mettono alla prova ogni aspetto della monoposto. Un circuito completo, insomma, dove il talento del pilota e la qualità tecnica della vettura emergono senza sconti.

L’edizione 2025 non ha deluso le aspettative, regalando un ottimo spettacolo e, soprattutto, continuando a rinfocolare le speranze di un mondiale ancora più combattuto di quanto non si pensasse fino a poche gare fa. Perché, signori miei, il campionato mondiale piloti sta diventando sempre più “succoso” grazie al formidabile recupero che Max Verstappen sta mettendo in atto. L’olandese, appena si è ritrovato tra le mani una vettura finalmente più competitiva, ha iniziato a fare incetta di vittorie con una ferocia senza pari. Pensate un po’: ha recuperato oltre 60 punti su Piastri nelle ultime cinque gare! Un ritmo da autentico predatore che sta trasformando quello che sembrava un mondiale già scritto in una battaglia serrata che ci terrà col fiato sospeso fino all’ultima gara. O, almeno, questo è il mio auspicio.

Dopo questo weekend texano, con Verstappen che ha completato un fine settimana praticamente perfetto (doppia pole, vittoria nella Sprint e trionfo in gara), il distacco da Piastri si è ridotto a soli (soli?!) 40 punti, mentre Norris è ormai a un tiro di schioppo dal compagno di squadra. La McLaren, dopo quattro gare senza vittorie, inizia a sentire il fiato sul collo di un Max affamato come non mai.

Basta con i convenevoli, però. Andiamo a vedere come si sono comportati i protagonisti su questo magnifico palcoscenico.

VERSTAPPEN voto 10 e lode

Max è tornato. Anzi, a dirla tutta, non se n’è mai andato: semplicemente, fino almeno a Zandvoort, aveva una vettura che non lo assecondava come avrebbe voluto. Ma ora che la Red Bull ha ritrovato competitività, l’olandese sta facendo quello che sa fare meglio: dominare. Il weekend di Austin è stato un monologo dall’inizio alla fine. Pole position con un giro monstre che non ha lasciato speranze ai rivali, vittoria nella Sprint con un controllo quasi sprezzante della situazione, e poi la gara domenicale in cui ha costruito il successo già nel primo stint, creando un gap che nessuno è più riuscito a colmare. La sua gestione gomme è stata impeccabile, il ritmo costante e letale, la lucidità assoluta. Max ha portato a casa 33 punti pesantissimi in questo weekend (25 dalla gara, 8 dalla Sprint) recuperando altre 23 lunghezze su Piastri. Con questo ritmo, il mondiale è tutt’altro che chiuso. Anzi, la sensazione è che l’olandese stia entrando in quella zona di performance in cui diventa praticamente imbattibile. McLaren è avvisata: il campione del mondo in carica non ha alcuna intenzione di cedere lo scettro senza lottare fino all’ultimo respiro. Semplicemente magnifico.

NORRIS voto 7 1/2

Il buon Lando archivia un weekend agrodolce, come spesso gli capita ultimamente. Da un lato il secondo posto è un risultato importante che gli permette di avvicinarsi a Piastri in classifica (solo 14 punti di distacco ora), dall’altro la sensazione è che avrebbe potuto (e,forse, dovuto) fare di più. Nella sprint è incolpevole vittima dell’ingenuità di Piastri. In qualifica si piazza secondo ma con un distacco da Verstappen che lascia l’amaro in bocca. In gara parte bene ma cede a Leclerc e nella prima fase non riesce mettere sufficiente pressione al monegasco finendo per vedere Max involarsi verso la vittoria senza davvero fare qualcosa per impedirglielo. Dopo i cambi gomme, il momento clou arriva nel finale, quando si ritrova alle spalle di Leclerc con gomme più fresche e una macchina oggettivamente superiore. Il duello tra i due è spettacolare, con il monegasco che difende la posizione con le unghie e con i denti per diversi giri. Lando ci prova ma senza esagerare perché uno zero sarebbe stato disastroso ed era pure a rischio penalità track limits, ma alla fine riesce nell’impresa di superare il ferrarista a sei giri dalla fine con un sorpasso deciso e pulito. Il secondo posto è comunque un risultato prezioso che lo tiene in corsa per il mondiale e, soprattutto, a differenza di Piastri, gli permette di limitare i danni rispetto all’arrembante Verstappen. Ma la sensazione è che con più cattiveria e meno tentennamenti avrebbe potuto giocarsi la vittoria. Forse è arrivato il momento di alzare l’asticella e di smettere di accontentarsi di fare il bravo soldatino. Il mondiale è ancora aperto, ma serve la fame di un campione vero. Ne sarà capace?

LECLERC voto 9 1/2

Indomabile! Non c’è altro aggettivo per descrivere la prestazione del monegasco ad Austin. Charles arriva in Texas con una Ferrari che sulla carta sembra destinata a soffrire, e invece confeziona un weekend semplicemente eroico. Nella Sprint non sembra in gran forma ma in realtà scopriamo che la usa, con molta sagacia, per sperimentare il più possibile le regolazioni della vettura e trovare l’assetto migliore in vista della domenica. In qualifica si piazza terzo con un giro al limite del perfetto, ma è in gara che tira fuori tutto il suo immenso talento. La scelta strategica di partire con gomme soft, opposta a quella di tutti gli altri contendenti, si rivela azzeccatissima: alla partenza scatta come un razzo e supera Norris, portandosi in seconda posizione. Da lì in poi è una battaglia contro tutto e tutti: contro la McLaren più veloce, contro le gomme che degradano prima degli altri, contro un Norris che nel finale torna prepotentemente all’attacco. Per cinquanta giri, Charles difende la seconda posizione con una determinazione feroce, gestendo le gomme con una maestria che meriterebbe ben altri traguardi e chiudendo ogni varco agli attacchi di Lando. Solo a sei giri dalla fine deve cedere all’inevitabile superiorità della McLaren, ma lo fa a testa altissima dopo aver lottato come un leone. Il podio conquistato è oro colato per la Ferrari, che non ci saliva da cinque Gran Premi, e rappresenta un segnale fortissimo: Leclerc c’è, è in forma stratosferica, e se la Rossa gli darà una macchina all’altezza saprà dire la sua fino alla fine. Una prestazione da standing ovation che ci ricorda, laddove ce ne fosse bisogno, che Charles è uno dei talenti più cristallini della griglia. Chapeau!

HAMILTON voto 7

Il sette volte campione del mondo confeziona ad Austin una prestazione tutto sommato solida e concreta, a livelli degni del suo nome. Nella Sprint sembra averne più di Charles ma non riesce a contestare il mini-podio di Sainz. In qualifica si piazza quinto, alle spalle di Russell e un po’ mi delude perché la sensazione era che ne avesse, cronometricamente, almeno quanto Charles. In gara parte bene e nei primi giri approfitta di alcune indecisioni per guadagnare la quarta posizione che manterrà fino alla bandiera a scacchi. Il suo ritmo è costante per tutta la gara, senza picchi particolari ma anche senza errori. Lewis gestisce gomme e posizione con la saggezza che solo un campione della sua esperienza può avere, tenendosi comodamente alle spalle Piastri: direi che questa è la miglior fotografia del suo week end. Certo, non siamo ai livelli stellari di Leclerc davanti a lui ma rispetto ad altre uscite disastrose viste in stagione direi che ci si può accontentare.

PIASTRI voto 4

Che succede al leader del mondiale? Ad Austin, Oscar sembra l’ombra del pilota dominante che abbiamo ammirato nella prima parte della stagione. Già dalle prove libere qualcosa non quadra, e in qualifica il disastro si consuma: solo sesto, con un distacco siderale da Verstappen e Norris che fa suonare tutti i campanelli d’allarme di Woking. L’enorme ingenuità commessa nella partenza della sprint è la dimostrazione più preclara di una totalmente inaspettata mancanza di lucidità. Ha tentato un incrocio alla 1 senza nemmeno immaginare che potesse esserci qualcuno dietro. Mah! In gara le cose non vanno meglio, anzi. L’australiano non ha mai il passo dei primi e naviga in una anonima (quantomeno per la McLaren di quest’anno) quinta posizione per tutta la gara, incapace di impensierire Hamilton davanti a lui (gli si avvicina solo nel finale) ed è costretto a guardare Verstappen e Norris che si avvicinano pericolosamente in classifica. Il vantaggio su Max si è ridotto a soli 40 punti, mentre Norris è ormai a un tiro di schioppo (14 punti). Un weekend completamente da dimenticare che rischia di compromettere un mondiale che fino a qualche gara fa sembrava in cassaforte. Piastri sembra aver smarrito quella cattiveria e quella precisione che lo avevano contraddistinto, e la cosa più preoccupante è che non si capisce il perché. Problemi di assetto? Difficoltà psicologiche nel gestire la pressione? Qualunque sia la causa, Oscar deve ritrovarsi in fretta, perché il treno del mondiale sta accelerando verso direzioni pericolose. Irriconoscibile e, francamente, preoccupante.

RUSSELL voto 6 meno

George archivia un weekend al di sotto delle aspettative dopo le splendide prestazioni delle ultime gare. La Mercedes, che sembrava aver trovato la chiave di volta per essere competitiva, ad Austin torna a mostrare tutti i suoi limiti. In qualifica Russell si piazza quarto, ma è un quarto posto che sa più di colpo di fortuna che altro, viste le pessime prestazioni di Piastri e la virgola che è mancata a Hamilton nel giro veloce. In gara parte bene e per qualche giro riesce anche a tenere il passo dei primi (“Piastri, mmh, seems slow!” dice ad un certo punto ma poi non lo punge), ma progressivamente scivola indietro fino a entrare in una terra di nessuno in cui non ha avuto altro da dire. Il ritmo non è mai sufficiente per impensierire i primi cinque, con in più la delusione, almeno suppongo, di vedere la sua vettura, così performante e gentile con le gomme a Singapore, ritrovarsi senza identità. In più si era chiaramente visto che Antonelli ne aveva più di lui, quantomeno in gara. La strada verso la costanza è ancora lunga per la Stella.

TSUNODA voto 8

Toh! Chi si rivede! Il piccolo Yuki torna a fare punti con una prestazione solida e convincente. Il giapponese ritrova ad Austin quel mix di velocità e concretezza che lo aveva portato a soffiare il posto a Lawson nella vana speranza che RBR ne potesse beneficiare. In qualifica non è granché ma in gara rimonta con pazienza e determinazione. Il suo ritmo nel secondo stint è particolarmente interessante, permettendogli di superare diversi avversari, di giocare con cattiveria (vedi la mossa dura contro Bearman) e di agguantare una settima posizione che vale oro per la sua stagione. Niente fuochi d’artificio, niente sortite suicide come quelle che troppo spesso lo hanno caratterizzato in passato, solo una guida matura e efficace che gli permette di massimizzare il risultato. Bravo!

HULKENBERG voto 8

Il buon Nico si riaffaccia finalmente ai piani alti dopo un periodo di anonimato che, dopo il tanto sospirato podio di Silverstone, sembrava non finire più. Ad Austin, l’esperto tedesco confeziona un weekend da veterano consumato: Klasse ist nicht Wasser. La qualifica sprint è eccezionale ma purtroppo, nella relativa partenza, finisce tra le vittime della stupidaggine di Piastri. In gara non commette il minimo errore e con una strategia azzeccata riesce a guadagnare l’ottava posizione finale, portando punti preziosissimi alla Sauber. La sua guida è pulita ed efficace, senza sbavature e con sorpassi decisi ma sempre corretti. Nico dimostra ancora una volta che l’esperienza è un valore aggiunto importante in Formula 1 e che, quando ha il materiale giusto, può ancora dire la sua. Nonostante la delusione della sprint il weekend del tedesco è ottimo.

BEARMAN voto 9

Eccellente! Il giovane britannico continua il suo processo di crescita esponenziale, confezionando ad Austin una delle sue migliori prestazioni da quando è approdato in Formula 1. In qualifica Bearman si piazza in dodicesima posizione, ma è in gara che fa la differenza. Il suo ritmo è impressionante, soprattutto sul piano velocistico, e gli permette di rimontare diverse posizioni con sorpassi decisi e puliti. Si arena contro la determinazione di Tsunoda ma poco male. La nona posizione finale è un risultato eccellente che gli vale punti importantissimi e che, soprattutto, conferma un trend positivo che va avanti ormai da diverse gare. Ma la cosa più significativa è il confronto interno: ancora una volta Bearman “asfalta” letteralmente Ocon, il compagno di squadra ben più esperto, che si ritrova lontanissimo e fuori dai punti. La crescita del giovane britannico è evidente gara dopo gara, e la sensazione è che con un po’ più di esperienza potrebbe ambire a risultati ancora più importanti. Un talento cristallino che merita di essere seguito con grande attenzione.

ALONSO voto 8 1/2

Intramontabile! Fernando continua a sfidare le leggi del tempo e della fisica, confezionando ad Austin l’ennesima prestazione da vecchio leone che non vuol saperne di arrendersi. Con un’Aston Martin che sulla carta non dovrebbe nemmeno lottare per i punti, lo spagnolo si inventa un weekend da manuale, nonostante la delusione della sprint anche lui colpito dall’ingenuità di Piastri. In qualifica si piazza per l’ennesima volta in Q3 sfruttando al massimo ogni decimo disponibile, e in gara tira fuori dal cilindro tutta la sua esperienza e furbizia per agguantare una decima posizione che vale oro colato. La sua gestione gomme è da manuale e gli permette di tenere dietro piloti con vetture oggettivamente superiori. Chapeau al Matador!

NOTE DI MERITO

Il nostro buon Kimi (7,5) paga l’erroraccio di Sainz ma merita una menzione per aver ricostruito bene la sua gara, pur se non premiato dai punti, e aver dato la netta sensazione di aver performato meglio di Giorgino. Bene così!

Lawson (7,5) si conferma come un pilota di grandi capacità in gara, soprattutto quando il circuito consente di lottare (non ha paura di nessuno!): chiude appena fuori dai punti dopo una buona rimonta. Continuo a non vederlo come grande prospetto ma il fatto che non si scoraggi e che si impegni lascia intravedere margini di miglioramento.

NOTE DI DEMERITO

Sainz (4,5) compromette il suo weekend, (partito col… botto perché approfitta alla grande del pasticcio generato da Piastri nella garetta e cogliendo un podietto mica male!) con un contatto stupidissimo (e per nulla da Sainz) con Antonelli nei primi giri che lo costringe al ritiro. Un errore che costa carissimo alla Williams che aveva l’occasione per mettere in cascina la quinta posizione in ottica campionato costruttori e che non ci voleva proprio in un momento delicato della stagione.

Albon (4), deve accontentarsi di una quattordicesima posizione figlia di una strategia strana e di un ritmo decisamente insufficiente. Mezzo voto in meno per non aver sopperito al disastro commesso da Sainz quando, evidentemente, c’erano tutte le possibilità per andare a punti. Dov’è finito il brillante pilota visto nelle ultime due stagioni?

Stroll (vabbè manco gli do il voto).

Bortoleto (5) delude. Ma gliela perdoniamo!

Colapinto (6) è ancora una volta più pimpante di Gasly (5) e si permette persino di ignorare team order nel finale superando il compagno nonostante le indicazioni contrarie del muretto (e ha fatto benissimo!). Ora, dico io, siete lì che navigate nelle ultime tre posizioni: mi spiegate, cari amici della Alpine, che senso ha dare questo congelamento di posizioni? Assurdo!

Hadjar (5) delude assai, soprattutto avendo rovinato con un incidente evitabilissimo la sua qualifica. Ma, come a Bortoleto, glie la perdoniamo

Non la perdoniamo, invece, a Ocon (3) che mentre Bearman lotta per i punti con le unghie e con i denti, passa il week end texano a contare i petali della margherita. Mah!

 

Ci vediamo in Messico!

 

BASTIAN CONTRARIO XIX: La bestia

Red Bull con il suo continuare a sviluppare la RB21 e, McLaren con la sua politica interna che li sta portando lentamente al suicidio, hanno creato i presupposti di risvegliare la bestia. Il mondiale 2025 inaspettatamente si è definitivamente riaperto e, la domanda che mi frulla nella testa è: è stato Max Verstappen a riaprirlo oppure è stata McLaren a dare la possibilità all’olandese di riavvicinarsi? Sarebbe molto comodo rispondere a questa domanda scaricando tutta la colpa sui papaya (sebbene di colpe ne abbiano tantissime), eppure bisogna accettare che se in questo mondiale non ci fosse stato Max di certo non avremmo dovuto affrontare l’ultima parte di stagione in apnea, cercando di capire chi realmente vincerà. Max Verstappen l’ho sempre definito, senza timore alcuno, alla pari del Kaiser Schumacher eppure alla luce di quanto stiamo vedendo, l’olandese se possibile ha alzato ancora di più l’asticella della competitività, superando addirittura quella del campione tedesco il che è tutto dire. Siamo di fronte ad un fenomeno generazionale che non sa fare alto che sedersi in un abitacolo di una monoposto e, spingerla oltre i suoi limiti pur di raggiungere il suo obiettivo che è quello di vincere. Già perché l’olandese non corre per il gusto di stare in pista, bensì per quello di vincere il che potrebbe sembrare una ovvietà, visto e considerato che ogni pilota di F1 vuole vincere un mondiale, solo che la bestia in questione ha una predisposizione mentale naturale per perseguire coi fatti l’obiettivo prefissato. Allo stato attuale solo la Red Bull merita un pilota come Verstappen, perché è l’unica squadra “egoista” come il suo stesso pilota, pronta a sacrificare ogni cosa e, a passare su chiunque pur di supportarlo nella sua corsa. Alla pausa estiva l’attuale campionato era bello e che finito, morto, sepolto e, nessuno avrebbe scommesso un cent sul recupero in classifica. Nessuno tranne la Red Bull stessa la quale, a differenza di altri (anche se dovrei specificare Ferrari), non ha mai smesso di sviluppare la RB21 fosse solo perché questi sviluppi sono funzionali all’anno prossimo e, non mi riferisco al fatto che le soluzioni di ora verranno riportate sulla nuova vettura dato che l’anno prossimo si cambia tutto, bensì servono per la correlazione dei dati. Del resto quando hai in squadra una bestia come Max è inevitabile che si adotti una direzione del genere e si cerchi di supportarlo fino alla fine, motivo per il quale lo stesso Verstappen è stato molto chiaro a riguardo del fatto di venire a Maranello: l’olandese ha fatto capire senza mezzi termini che lui non verrebbe in Ferrari solo per dire che corre per la Rossa, lui se mai dovesse venirci, sarebbe solo per vincere! Vincere è l’ossessione, essere primo è la domanda amletica che si pone ogni giorno (“Essere… vittorioso o non esserlo”), ed è da queste convinzioni che è ripartita la sua rimonta. A casa sua, nella sua Olanda, era a centoquattro punti di distanza dalla vetta, una enormità appunto che è iniziata a ridursi GP dopo GP a partire dall’Italia (meno novantaquattro), poi sessantanove in Azerbaijan, sessantatré a Singapore ed infine quaranta con il GP di domenica scorsa. Questi sono numeri disarmanti che taglierebbero le gambe a chiunque o comunque dovrebbero fargliele tremare non poco. Può Max Verstappen vincere il suo quinto titolo consecutivo, andando tra l’altro ad infrangere un altro record, che sarebbe quello di riuscirci senza Adrian Newey? Con questo Max che paradossalmente sta affrontando la sua migliore stagione in assoluto, tutto è possibile e, naturalmente ciò dipende anche dalle mosse che opererà la McLaren.

I papaya nel perseguire la loro politica e, le loro famose “rules”, alla fine sono arrivati alla resa dei conti. In questa storia è importante considerare il fatto che la politica del “volemose bene”, instaurata tra le mura di Woking, ha funzionato solo ed esclusivamente perché la prima metà del mondiale lo hanno semplicemente dominato. Quando ci si trova in una situazione del genere è facile tenere sotto controllo tutto, specie se si ha a disposizione una coppia di piloti cosi accondiscendente come quella attuale. Immaginate cosa se ne sarebbero fatte delle papaya rules la coppia McLaren di fine anni ottanta o quella del 2007. Gli attuali piloti McLaren non hanno ne il carisma e ne le palle dei piloti poc’anzi citati, ed anche per questo siamo giunti a questa situazione in cui la stessa squadra è stata travolta. Perché sono sicuro che se uno dei due si fosse impuntato come si conviene, almeno per loro sarebbe stato più semplice capire come gestire tutto e soprattutto con chi prendersela. Norris tutto è tranne che una bestia e, lo spettacolo che ha offerto sabato nelle interviste e, soprattutto domenica scorsa in pista, è stato imbarazzante quanto meno. Il veloce (perché veloce lo è veramente) e poco consistente pilota inglese, nel pieno di un mondiale che si sta giocando e, con un mezzo superiore a sua disposizione quale è la MCL-39, è rimasto infognato dietro un superbo LeClerc il quale a sua volta, ha portato a scuola tutti per come ha gestito gara e pneumatici e, questo ha consentito a Verstappen di correre praticamente in gestione. Un atteggiamento del genere non è di un campione o di chi eventualmente lo voglia diventare sul serio, anche perché sebbene il suo diretto rivale era dietro ciò non toglie che l’attesa “per non prendere rischi” denota arrendevolezza, o quanto meno timore di provarci. Lando ha aspettato che Charles finisse le gomme e solo allora l’ha potuto sorpassare, solo che ormai la bestia davanti aveva già vinto ancora prima di tagliare il traguardo, ed allora mi chiedo fino a quando Norris potrà mantenere un atteggiamento del genere? Prima o poi, cosi com’è successo col compagno, si troverà faccia a faccia proprio con l’olandese e, allo stato attuale, non ce lo vedo Lando che fa un corpo a corpo all’ultimo sangue con la sua nemesi. Di contro dall’altra parte dei box papaya, abbiamo un Piastri che allo stato attuale apparentemente sembra perso, smarrito, che non sappia più dove si trovi. Sebbene la mia opinione presti il fianco a molte critiche, nutro un gran rispetto per questo giovane pilota perché appunto non dobbiamo dimenticare che Piastri è al suo solo terzo anno in F1 e, nonostante la pochissima esperienza e la sua giovane età, sta lottando contro una bestia come Max e contro le bestiali politiche della sua stessa squadra, che sebbene non lo stiano boicottando volontariamente, di certo nemmeno lo favoriscono. Da parte dell’australiano è giunto il momento di una reazione, a cominciare proprio dal sabato: più volte su queste righe ho affermato che la forza di Oscar è stata in qualifica (proprio dove Max fece la differenza nel 2024 e, che sta riprendendo a fare ora), forza che gli ha consentito di dettare la sua legge, ed è da li che dovrà iniziare a martellare. Se dovessi guardare al Piastri “americano” mi verrebbe da dire frettolosamente che per lui è finita, eppure ho come l’impressione che quanto accaduto proprio in Texas tra sabato e domenica, unito alla politica interna della squadra, si siano venuti a creare i presupposti per risvegliare la bestia che è in lui che a sua volta gli consentirà di porre fine a questo duello interminabile. Non me la sento di sottovalutare Piastri, perché nonostante giovane età e poca esperienza, ha comunque dato filo da torcere al suo più esperto e mellifluo compagno di squadra tenendolo alla testa del mondiale fino ad ora. Sono del parere che domenica prossima in Messico si deciderà chi dei due se la dovrà vedere direttamente con la bestia Verstappen.

Infine parlando di bestie, non posso che concludere con una menzione speciale al nostro Charles al quale sono due le cose che, a mio giudizio, gli mancano per farlo essere una bestia come il suo collega olandese: una squadra vera e quindi una macchina e, il carattere per condizionare la squadra stessa. Come ho già scritto il monegasco domenica scorsa ha dato lezioni di guida innanzi tutto al suo compagno di box, il quale tra l’altro avrebbe dovuto trasmettergli proprio l’esperienza della gestione delle gomme… sigh. Charles ha voluto disperatamente quel podio, non tanto perché avrebbe aiutato la sua squadra a provare a raggiungere l’obiettivo liquido che si è prefissato il suo Team Principal, che è il secondo posto nei Costruttori, quanto il fatto che quella posizione gli manca disperatamente perché sa che traguardi del genere gli spettano per diritto di nascita considerando il talento che ha. Hamilton di contro ha condotto un GP da attendista e, l’unica bestialità che ha saputo esprime, è stata quella di scornarsi col suo compagno: l’impressione è che l’inglese Rosso stia lentamente prendendo le misure proprio sul suo compagno, in modo da affondare la lama l’anno prossimo. Questa naturalmente è un’altra storia, nel frattempo rimaniamo coi piedi per terra proprio come Vasseur, il quale festeggia tutto felice il terzo ed il quarto posto della Rossa… manco avesse vinto il GP stesso! Se non è bestiale questo allora cosa?

Buon GP del Messico a tutti.

Vito Quaranta

VERSTAPPEN VINCE ANCORA IN TEXAS. LA MCLAREN ORA HA PAURA.

La garetta del sabato. Poco considerata, ma spesso foriera di soddisfazioni per chi guarda.

Soprattutto se si può gustare una spremuta di papaya con un po’ di kiwi. Sì, perchè questo è ciò che abbiamo visto in curva 1, quando Piastri si dimentica di essere nel mondo reale e chiude su Hulkenberg come se non ci fosse, e fa fuori se stesso e il compagno di squadra (sull’episodio ritornerò in uno dei PS). Per la soddisfazione di Verstappen, che vince la mini-contesa e accorcia di 8 punti l’enorme distacco che lo separa dai due alfieri della McLaren.

Dopodichè Max si becca pure la pole, davanti a Norris e Leclerc, con una SF-25 che in Texas sembra essersi un po’ svegliata. E Piastri si ritrova lontano.

Allo spegnimento dei semafori, Leclerc, unico a montare la gomma soft, parte divinamente e, con una traiettoria particolare in curva 1, supera Norris, che, pur partito meglio, non ci pensa lontanamente ad attaccare Max, il quale se ne va indisturbato.

Al giro 7, Sainz urta inspiegabilmente Antonelli spedendolo nella ghiaia. Per lo spagnolo la gara finisce lì, ed esce la virtual safety car.

Al giro 13 le gomme rosse di Leclerc sono finite. Norris è troppo prudente e non lo attacca con convinzione. Passeranno altri 8 giri prima che Lando riesca a superarlo, ma Verstappen è già a 10 secondi.

Al giro 22 Charles viene richiamato ai box. Con gomma nuova a mescola media, il ferrarista inizia a volare, e si riporta virtualmente davanti a Norris.

Al giro 31 si ferma Piastri per montare gomma soft. Al giro 33 è il turno di Norris, che infatti esce dietro a Leclerc.

Al giro 34 si ferma anche il leader.

Ora tutti i primi hanno gomma soft tranne Charles che ha gomma media. E, infatti, Norris lo raggiunge in fretta. Ma dopo averlo seguito per alcuni giri, la mescola più morbida si scalda troppo. E Lando deve lasciare momentaneamente perdere.

A 8 giri dalla fine, l’inglese si riporta negli scarichi del ferrarista. Al giro 51 ci prova in curva 1 ma Charles incrocia e gli ripassa davanti. Sul lungo rettilineo successivo, però, la manovra gli riesce e si prende definitivamente la seconda posizione.

Finisce così con Verstappen che vince anche la gara lunga, davanti a Norris, Leclerc, Hamilton, un anonimo Piastri e un altrettanto anonimo Russell. Seguono poi Tsunoda, al miglior risultato stagionale (!), Hulkenberg, Bearman e Alonso. 

Fra una sola settimana si va in Messico. Dove Max avrà l’occasione di accorciare ulteriormente le distanze. 

P.S. le papaya rules sono talmente ridicole che due persone capaci, equilibrate e coerenti come Zak Brown e Andrea Stella hanno dovuto andare davanti alle televisioni e accusare in modo anche offensivo Hulkenberg per l’incidente nella partenza della gara sprint.
Tutto questo per non dover dire la verità, e cioè che Piastri o è mentalmente devastato, oppure è un genio del male capace di combinare un disastro pur di fare fuori il suo compagno, visto che per lui è solo un vantaggio. Compagno che, sorprendentemente, si è allineato alla versione della squadra, anzichè fare quello che avrebbe fatto un vero campione, e cioè criticare pesantemente l’avversario per mettergli pressione.
Le accuse erano comunque talmente ridicole che Brown ha dovuto tornare davanti ai cronisti per dire che si era sbagliato, che Nico non aveva alcuna responsabilità.

P.S. 2 è comunque evidente che a Piastri sia venuto il braccino. Bisogna vedere quanto durerà, considerando che la rimonta di Verstappen ha dell’incredibile, e se continuerà con questo ritmo, con 5 gare lunghe e 2 corte a disposizione, il mondiale se lo scorda.

P.S 3 il simpatico Fred è talmente in difficoltà che si è dovuto scomodare pure il Presidente a difenderlo. Il che vuol dire, ovviamente, che stanno già pensando al sostituto.

P.S. 4 ma, comunque, il CEO è contento del risultato. Terzo e quarto posto. Per la Ferrari. Sottolineo.

P.S 5 qualcuno ha capito perchè la regia internazionale alla fine della gara abbia inquadrato Antonelli, tredicesimo, accompagnandolo fino alla bandiera a scacchi, anzichè mostrare l’arrivo degli altri concorrenti che gli stavano davanti, come usava fino a poco tempo fa?

P.S. 6 e, a proposito di Andrea, c’è da chiedersi cosa volesse fare Sainz quando l’ha buttato fuori strada

P.S. 7 Austin è un gran bel circuito.

P.S. 8 segnalo che mancano 4 mesi ai primi test con le nuove monoposto “agili” e stanno ancora discutendo il regolamento. L’ultima “perla” è la possibilità di viaggiare con le ali aperte sotto la pioggia e in regime di safety car e virtual safety car. Chissà quanti watt pensano di risparmiare, in questo modo.

* Immagine in evidenza dal sito www.formula1. com

F1 2025 – GRAN PREMIO DEGLI USA

Sessantatre punti in sei gare. Questo è il ruolino di marcia che Verstappen deve tenere per sperare nel titolo mondiale piloti. Sembra una cosa fattibile ma in realtà è molto più complicato e difficile di così e il primo a saperlo è proprio l’olandese.

Verstappen ci ha abituato in questi anni a rendere fattibile quello che non si pensava ma forse questa impresa è un pò troppo ardua anche per lui.

Diverse le cose a suo sfavore: in primis non avere la macchina più veloce del lotto e in secondo luogo i due papaya boys non gli regaleranno più tanti punti come successo nelle ultime gare, perchè anche alla stupidità c’è un limite.

immagine da racingnews365.com

Si arriva in una pista che ha sezioni pro Red Bull e altre pro McLaren con un vantaggio in più per i papaya boys: ad Austin la qualifica potrebbe non avere tutta questa importanza. Della serie, se anche Verstappen dovesse fare magie in qualifica, i due alfieri McLaren avrebbero tutte le armi per recuperare.

A rendere più difficile il compito per i primi della classe c’è la garetta Sprint al sabato, cosa che ridurrà il tempo per la messa a punto. Su un tracciato molto vario e lungo come quello texano potrebbe essere un problema non trovare in tempi brevi un assetto decente.

Come al solito, diciamo che i favori del pronostico vanno agli uomini di Woking e, al solito, in Red Bull si affideranno a san Max da Hasselt per cercare di recuperare più punti possibile.

immagine da www.the-race.com

Gli outsider sono al solito Ferrari e Mercedes ma in questo caso sembrano ancora più outsider del solito. In Ferrari ormai non vedono l’ora che finisca questa stagione che sta diventando fallimentare oltre ogni previsione. Il weekend di gara con un turno di libere in meno non è proprio il massimo per la Rossa, che dall’inizio dell’anno fa fatica ad ottimizzare il potenziale a disposizione.

Sarebbe davvero ironico se in questa occasione gli uomini di Maranello riuscissero a trovare la quadra con un turno di libere in meno. Potrebbe anche essere la fotografia che descrive bene la stagione del Cavallino, un qualcosa molto vicino alla farsa.

In Mercedes arrivano dal bel successo a Singapore ma, in teoria, il COTA non dovrebbe calzare a pennello della W16 che ha nella prima parte dello snake un bel tallone d’achille. A complicare le cose potrebbe esserci anche una gestione piuttosto ardua del degrado gomma su un tracciato da sempre molto impegnativo da questo punto di vista, fattore che in teoria dovrebbe essere a favore della Ferrari.

Tutte chiacchere che verranno spazzate dal responso della pista in un weekend in cui chi avrà qualcosa di importante da giocarsi dovrà mantenere nervi saldi e cercare di non fare errori. Immaginate se tra una settimana , alla vigilia del Gp del Messico, storicamente pista amica della Red Bull, Verstappen avesse ridotto ancora il suo distacco dal duo Piastri-Norris…

immagine da funoanalisitecnica.com

Intanto, a proposito di scenari immaginifici, si parla sempre più di un Chris Horner in Ferrari già dal 2026. Non so, dopo il licenziamento in tronco subito quest’anno non ce lo vedo Horner a rovinarsi per la seconda volta volontariamente la carriera. Si diceva prima che anche la stupidità ha un limite, ma quando si parla di Ferrari niente è impossibile.

*immagine in evidenza da circuitoftheamericas.com

Rocco Alessandro

 

IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La settimana scorsa è stata non poco turbolenta, nonostante non ci siano state gare anzi, proprio a causa dell’ultimo GP svoltosi a Singapore, ci sono stati strascichi molto velenosi. Leggendo le notizie che si sono rincorse su tutti i protagonisti che appartengono al mondo Ferrari, mi viene da pensare dove vivano chi scrive e, chi le commenta in modo accalorato queste stesse notizie, che non portano altro che informazioni funeste. Apparentemente sembra che non si voglia accettare il fatto che la stagione in corso è andata, anzi non è mai decollata, cosi come ci si rifiuta di accettare il fatto che la SF-25 è una vettura sbagliata e quindi può terminare la stagione solo nel peggiore dei modi. Affermo questo perché, nelle notizie e nei commenti appunto, leggo ancora stupore quando invece ci dovrebbe essere una reale presa di coscienza della realtà come minimo, se non addirittura rassegnazione per come si concluderà il mondiale 2025 per la Beneamata. Allo stato attuale se LeClerc o Hamilton vogliono vincere un GP, per salvare la faccia alla loro Scuderia, si devono ritirare almeno cinque piloti (i due papaya, i due Mercedes e naturalmente Verstappen) e, non sono nemmeno sicuro che ci riuscirebbero visto e considerato gli ultimi exploit della Williams per mano di un rinato Sainz! La situazione a Maranello è davvero malandata e, le voci di questi ultimi sette giorni, non hanno fatto altro che contribuire ad aumentarne la pressione.

Cosa farà LeClerc l’anno prossimo? Perché una delle prime voci che sono state urlate, immediatamente dopo il GP di Singapore, è quella che vuole il monegasco fuori dalla Rossa se le cose non miglioreranno per il 2026. Viva Dio aggiungerei, visto e considerato che il monegasco avrebbe dovuto alzare la voce non ora, bensì già qualche anno fa. Indipendentemente dalle polemiche che sono nate, in merito al fatto che la squadra se la sia presa dopo aver sentito le critiche di Charles mosse proprio verso la macchina e quindi la squadra stessa, ritengo che al campione (mancato) della Ferrari non gli si possa dire nulla a riguardo e, dopo sette anni di bocconi amari ingollati ad ogni weekend di gara, il minimo che possa fare è proprio quella di spronare la squadra criticandola anche se necessario. Ripeto: il buon Charles avrebbe dovuto alzare la voce già anni fa e, il fatto che la sua stessa squadra si risenta di certe voci che lo riguardano, rientra in quel discorso di responsabilità che appartiene al monegasco e che gli ho sempre imputato, visto e considerato che egli stesso ha abituato il suo team in questo modo, anzi prendendosi le colpe anche quando non erano le sue, arrivando ad autoflagellarsi dinnanzi ai microfoni dei giornalisti. L’anno prossimo tutto cambierà e, se Ferrari non sarà all’altezza del compito assegnatogli, LeClerc giustamente dovrà guardarsi intorno perché gli anni passano per tutti e, sebbene il monegasco è nel pieno della sua maturità agonistica e di forma fisica, prima o poi questa magia finirà. L’anno prossimo chi centrerà il nuovo regolamento, vivrà per almeno un paio d’anni di inerzia sul vantaggio che avrà acquisito, di contro chi invece cannerà tutto starà naturalmente ad inseguire e, LeClerc a quel punto non potrà permettersi più il lusso di aspettare che il sogno si realizzi, fidandosi delle parole e delle mille promesse di chi comanda la squadra. In tal senso il mercato piloti, in ottica 2027, sarà molto interessante. Di certo ad un pilota come il monegasco le richieste sulla scrivania del suo manager (Todt jr) non mancano, quindi dipende solo dalla sua squadra se egli rimarrà o meno.

Di sicuro chi si gioca il posto l’anno prossimo è Vasseur, anzi se devo dirla tutta, le voci urlanti dell’ultima settimana lo vogliono già sostituito da Horner, con buona pace della stabilità e tutto quello che ne consegue. Aver rinnovato il rubicondo francese è stata cosa buona e giusta e, questo lo affermo anche se non sono un suo estimatore. Farlo fuori all’alba di un nuovo ciclo regolamentare sarebbe stato un autentico suicidio (proprio come lo è stato quello di smantellare la suddetta squadra all’inizio di questo ciclo regolamentare!), ed allora si che il già fragile castello di carta sarebbe definitivamente crollato. Parlare di Horner immediatamente dopo le deludenti prestazioni di Singapore, non ha senso proprio in virtù di quanto detto all’inizio di questo scritto: chi si aspetta un miglioramento da questa squadra in questo momento, evidentemente non ha capito come funziona l’ambiente. Vasseur da qui ad Abu Dhabi dirà sempre le stesse cose e cioè, che il venerdì siamo da mondiale e, la domenica invece che deve essere estratto il potenziale. Due sono le responsabilità che gli pendono sul collo, una di questa è il tipo di comunicazione che sta utilizzando perché arrivati a questo punto basterebbe dire la verità e, la seconda riflette direttamente la mentalità che vige attualmente a Maranello e cioè gli sviluppi. Infatti non solo l’aggiornamento apportato alla sospensione posteriore non ha aggiunto e tolto nulla, addirittura ora la Beneamata viene presa in contropiede da Red Bull e soprattutto Mercedes perché loro hanno continuato a concentrare i loro sforzi sull’aeroelasticità delle ali. Mentre Ferrari abbandonava completamente lo sviluppo dell’attuale monoposto, perché ha preferito concentrare tutte le risorse sulla vettura dell’anno prossimo (peccato che poi nel contempo Vasseur ci parla di potenziale da ricercare), i suoi rivali più diretti hanno continuato a sviluppare le loro monoposto con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: infatti Mercedes ha ritrovato competitività proprio continuando ad investire nella flessibilità dell’ala anteriore e, non è un caso che con una macchina più stabile stiamo rivedendo il Kimi di inizio mondiale, quello pre Barcellona, dove appunto è stata istituita la direttiva “castra flessibilità” ed infatti ora AMG, ha superato la Rossa nei Costruttori facendole perdere “l’obiettivo minimo” (sigh!). Oltre a Mercedes poi c’è anche Red Bull naturalmente, la quale ha continuato a sviluppare sia per avere conferma sulla correlazione dei dati e sia perché, a differenza dell’attuale Rossa, loro hanno una mentalità racer pura e dura e, con uno come Max a bordo, una possibilità di lottare per il mondiale piloti gliela daranno fino a quando la matematica gli darà ragione. Questa mentalità li ha portati ad un tiro di schioppo proprio dalla  stessa Rossa la quale, è solo questione di tempo, perderà anche il terzo posto nella classifica marche e, buona notte ai suonatori e all’obiettivo minimo. Horner? Spiacenti signori, attualmente il vero problema della Rossa non sono gli uomini che ci sono o quelli che dovrebbero esserci, bensì chi comanda davvero.

Questo mi porta alle ultime voci polemiche di questa settimana scatenatesi dopo le dichiarazioni di Elknn e Vigna profferite al Capital Markets Day: i due super manager hanno parlato come se stessero facendo un comizio elettorale, dove hanno fatto per l’ennesima volta promesse e, addirittura si sono presi impegni elettorali, pardon, coi tifosi in merito al futuro. Vi evito le dichiarazioni dei suddetti, ciò che mi preme sottolineare è che la quotazione in borsa di Ferrari è crollata dopo che i due manager hanno rivelato il loro piano per Ferrari fino al 2030! Come ho detto e, ripeto da sempre, il vero problema della Rossa è la dirigenza quindi o cambia quest’ultima o cambiano mentalità, da qui non si scappa come si suol dire. Continuare a raccontarsela serve solo a guadagnare del tempo (che ormai è agli sgoccioli) e, a nascondere la testa sotto la sabbia. Sarà proprio questa perdita di capitale a far cambiare le cose?

Buon GP di Austin a tutti.

Vito Quaranta