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L’Orso Polare

…you must be either blind or an idiot…
J.P.Montoya – Press Conference, Imola 2004

La gara è appena finita e Juan Pablo Montoya sta commentando il suo attacco a Micheal Schumacher alla Tosa. L’attacco è stato quantomeno ottimistico; un tentativo all’esterno di una curva a 180°. L’alfiere rosso ha facilmente aperto la traiettoria andando a mettere di fatto il colombiano sull’erba. Il quale in sala stampa dà senza mezzi termini dell’idiota al tedesco.
Nei mesi a seguire la contrapposizione fra Schumacher e Montoya, anche a seguito del controverso incidente all’uscita del Tunnel di Montecarlo, raggiunge il calor bianco e con essa la polarizzazione fra i tifosi della rossa vincente e apparentemente imbattibile; e resto del mondo che si lecca le ferite e che trova in Montoya un balsamo per lenire le ustioni rosse.
Montoya pur mostrando un istinto killer nella guida (il suo sorpasso al Bus Stop sempre a Schumacher rimane una pietra miliare) non manterrà le promesse e lascerà la Formula 1 senza risultati di rilievo.
Ma il punto nodale non sono tanto i risultati ma l’impatto che il colombiano ha avuto sul pubblico della Formula 1.
Nel corso degli anni nella Formula 1, soprattutto dagli anni ottanta in poi, le figure divisive e polarizzanti sono sempre state presenti. Lo stesso Schumacher, la maestà lesa che in conferenza stampa si beccava dell’idiota, esordiva come il più classico dei “bad-boys”.
Metteva a muro volontariamente Derek Warwick nel WEC, confessava candidamente davanti ai microfoni di Eurosport di aver fatto un test-brake sul collega Hakkinen a Macao per non parlare delle primissime e virulente avvisaglie di lotta senza esclusione di colpi con la Maestà sensibilissima alla sua lesione, per definizione, Ayrton Senna da Silva.
Ma prima che Senna catechizzasse, rigorosamente in diretta e a favore di telecamera, l’irruento tedesco, il paulista è stato per anni l’iconoclasta dello status quo precedente; ripreso e riportato sulla retta via a colpi di ceffoni o di test-brake dai suoi stessi colleghi.
Ancora oggi Martin Brundle ricorda come a Oulton Park Ayrton gli avesse parcheggiato la Ralt sulla testa con una manovra ben oltre il consentito; e non per modo di dire.
Oggi il ruolo della peste che rompe lo status quo è perfettamente interpretato da Max Verstappen; il figliol prodigo di Jos dotato, rispetto al padre, di un talento più cristallino e della stessa supponenza sfacciata e ostentata.
Promosso a metà stagione dai vertici della Red Bull Racing, con una operazione di marketing pressoché ineccepibile, ha immediatamente mostrato una prontezza di lingua persino superiore al manico mostrato in pista. Rifila più volte dell’idiota a Vettel, del vecchio rincoglionito a Lauda, non si lascia scomporre più di tanto quando uno snervato Toto Wolff telefona a suo padre dopo il violento attacco che avrebbe potuto mettere fine alle speranze iridate di Nico Rosberg; e chi più ne ha più ne metta.
In pista mostra non avere timore reverenziale di niente e nessuno e assurge immediatamente a motore immobile della polemica e della vecchia amatissima polarizzazione fra pro e contro.
Per uno sport che suscita interesse ormai solo nei decrepiti affezionati ad un epoca che ormai non solo non c’è più, ma viene dileggiata di continuo, la presenza di Verstappen è salutata come una manna. E come tale trattata dai vertici della FiA che più volte hanno usato pesi diversi nel giudicare gli episodi a seconda che vedessero o meno coinvolta la preziosissima pepita olandese.
Ma anche questo è un film già visto e le stesse identiche cose si dicevano dell’indulgenza FiA nei confronti di uno Schumacher agli esordi quando questi, dopo la prematura scomparsa di Senna, era diventato l’ultimo fulcro di interesse per la massima serie.
Fino a questo momento, quindi, potrebbe tranquillamente ascrivere il “fenomeno Verstapen” come un qualcosa di già visto nel corso degli anni passati; un giovane pilota dai modi irriverenti, quando non maleducati, adorato dalla FiA e dai suoi tifosi, che sconvolge il panorama motoristico a suon di prestazioni e di polemiche.
Un canovaccio utilizzato più e più volte per smuovere il modo compassato della massima serie con costanza quasi cronometrica.
Quello che appare radicalmente nuovo sono le condizioni al contorno di tale fenomeno.
La pubblicazione dei Team Radio segue un canovaccio ben preciso; chiunque abbia accesso a tutti i team radio sa come i lamenti dei piloti siano uniformemente distribuiti eppure solo alcuni vengono mandati in onda. Scelta che appare fatta per polarizzare ancora di più il pubblico in una continua ricerca del sensazionale e della polemica.
E forse non è un caso isolato quello che riguarda l’atteggiamento della Formula 1 nei confronti del suo pubblico più giovane.
Ma il punto nodale appare sempre lo stesso: la direzione che vuole prendere la massima divisione delle competizioni automobilistiche.
Il pubblico giovane, quello che pare sempre latitare nelle statistiche che riguardano il motorsport, segue ormai canali secondari non ascrivibili ai media classici; non appaiono nelle categorie rilevanti per le analisi degli ascolti perché difficilmente utilizzano tali canali. Sono più orientati allo streaming web che non alla forma classica contrattuale delle Pay Tv cui ormai la F1 pare essersi donata nella sua interezza.
Calamitare l’attenzione del pubblico giovane e portarlo verso una forma più istituzionale di rapporto cliente/provider non è un compito banale.
Né tantomeno  lineare.
L’operazione messa in pista da parte di CVC negli anni passati ha di fatto ridotto del 30% il pubblico televisivo della Formula 1 portandola in quasi tutti i paesi sotto l’ombrello della TV a pagamento.
Se da un punto di vista puramente commerciale quasi tutti gli analisti hanno salutato l’operazione come un successo in virtù della maggiore coesione del pubblico e propensione all’acquisto (un pubblico disposto a pagare per la F1 è decisamente più interessante da un punto di vista del marketing e dell’offerta pubblicitaria) dal punto di vista dell’apertura verso le generazioni future che mantengano tale interesse e numeri costante, appare meno evidente.
Forse la presenza di un pilota con cui potersi banalmente identificare, un ragazzo che parla la lingua giovane sui generis sempre in mezzo alle critiche potrebbe essere un buon viatico.
Per questo questa sede ritiene la presenza di Max Verstappen non solo opportuna ma in un certo qual modo salvifica nell’attuale panorama asfittico della serie maestra.
Con buona pace dei colleghi a cui farà saltare il fegato.
La vera domanda è se sarà sufficiente l’ennesimo “bad-boy” di talento per convincere un pubblico abituato allo streaming free a convertirsi ai costosissimi bizantinismi delle Pay Tv.

L’Orso Polare del titolo era originariamente un Orso Cartesiano prima di un cambiamento di coordinate.
Se la spiegazione precedente vi ha fatto sorridere, preoccupatevi…

ROSBERG SI RITIRA DA CAMPIONE DEL MONDO

Formula 1 world champion Nico Rosberg has announced his retirement with immediate effect.

The German beat Mercedes team-mate Lewis Hamilton to the title in 2016, sealing the crown in a tense season finale in Abu Dhabi last weekend.

Speaking ahead of Friday’s FIA Prize Giving Gala in Vienna, Rosberg announced his retirement from Formula 1.

“I want to take the opportunity to announce that I have decided to end my Formula 1 career in this moment here,” said Rosberg.

“It’s hard to explain, it has been ever since I started when I was six years old, I had a very clear dream and that was to become Formula 1 world champion.

“Now I’ve achieved that, I’ve put everything into it for 25 years of racing and with the help of everybody around me, with the help of fans and the help of my team and my family and friends I have managed to achieve that this year.

“So it has been an incredible experience for me that I will remember forever.

“At the same time, it has been very very tough also because the last two years losing to Lewis were extremely difficult moments for me, which fuelled my motivation in a way that I didn’t even know was possible to fight back and to achieve my dream finally.” (Autosport.com)

A voi i commenti, dalla Redazione è tutto

L’intervista del Bring a Mario Donnini sul Mondiale F1 2016

A volte è difficile comunicare quello che si prova senza rischiare di cadere in quella che potrebbe essere scambiata per della vuota retorica ma ci proverò lo stesso. Non so chi mi disse anni fa che le persone più straordinarie son quelle che più contano/sono conosciute/importanti meno “se la tirano”. Parole Sante, specie in un’era eufemisticamente vuota come la nostra dove meno la gente conta più si da un tono.

Conobbi Mario Donnini sulle pagine dello splendido Forum Gpx.it, lo leggevo sulle testate per le quali lavorava ma ovviamente non avevo modo di interagire fino all’avvento dell’era internet e dei Socials. Non parlo a caso dei Socials perchè ivi rintracciato il Maestro su Facebook e subitaneamente chiestagli la connessione le sue argutamente ironiche riflessioni sulla vita son diventate subito un “must” della mia giornata. Un personalissimo vademecum della cosiddetta “resistenza umana” in mezzo (repetita iuvant) ad un vuoto che ormai pervade buona parte di quello che ci circonda.

Facendola breve (sed in scribendo saepe longius sum) Mario Donnini ha acconsentito a rilasciarci un’intervista sull’appena concluso Mondiale di F1 del 2016 al che noi della Redazione abbiamo fatto un brainstorming su quali potessero essere le domande da sottoporgli e lui, previa comunicazione da parte sua che non c’erano argomenti tabù (CHAPEAU!), ha risposto ad ognuna di esse.

Ecco quindi l’intervista del Blog del Ring a Mario Donnini:

1) MB ha fatto apposta a non far più “incontrare” Rosberg ed Hamilton in pista dopo l’ennesimo contatto avvenuto a Zeltweg?
«Di certo, dopo aver dettato severe regole d’ingaggio e messo bene in chiaro che il team non voleva vedere altri casini in pista, tutto è diventato apparentemente più soft e easy. Ma, ovvio, da lì in poi è valsa per ciascun dei due contendenti la teoria dell’anatra: apparentemente ferma e buona sopra il pelo dell’acqua, ma sotto sotto, dove nessun la vede, nuota e si sbatte come una dannata per filar veloce…».
2) È possibile che Hamilton ci abbia messo 9 mesi a risolvere i problemi con la frizione? 
«Atteniamoci ai fatti. Lewis ha sbagliato la partenza in Australia, in Bahrain, si è impappinato a Monza e si è avviato malino a Suzuka. Diciamo che per quanto riguarda gli attimi immediati dopo i semafori spenti, questo non è stato il suo anno. Ci sono stati problemi alla frizione, ma il pilota non può non essere co-responsabile tutte le volte in cui il suo compagno di squadra e rivale lo batte al primo scatto». 
3) Quanto dell’ingresso di Liberty Media al vertice della F.1 si ripercuoterà sulle politiche commerciali concernenti i diritti televisivi nella trasmissione delle gare di F.1 in Tv?
«Liberty Media è lì a scopo di lucro e farà di tutto per aumentare e moltiplicare le entrate, peraltro già piuttosto entusiasmanti».
4) Quanto di tutto questo (domanda 3) giova (o meno) alla diffusione della F.1?
«Rispondo in due tempi. Secondo me trenta o quaranta anni fa la F.1 aveva bisogno di aumentare la diffusione. Ora è un universo fin troppo espanso e a tratti sfilacciato. Credo ci sia bisogno di un riposizionamento e di una riscoperta di location più classiche e storiche, per avviare un recupero dell’identità. Francia e Germania su tutte. Quanto a Liberty Media, si batterà per far restare o approdare la F.1 esclusivamente dove c’è maggior convenienza economica».
5) Si può tracciare una riga tra il talento di Verstappen e la voglia da parte di Liberty/F1 di avere un prodotto commercialmente spendibile presso i giovani?
«Sul Pianeta Terra avere nel proprio show uno come Verstappen fa comodo a tutti, a parte colui che se lo ritrova da rivale in frenata».
6) È un caso che il Mondiale si sia chiuso all’ultima gara proprio l’anno in cui FOM ha venduto i diritti a Liberty Media?
«Certo che è un caso. Se Lewis partiva in testacoda sotto l’acqua in Brasile, il giochino era finito in anticipo. L’epilogo non dipende da chi comanda, ma come. Quando si è voluto imporre il finale all’ultimo atto, è bastato raddoppiare il punteggio dell’epilogo, vedi Abu Dhabi 2014».
7) Lo sviluppo verticale di prestazioni delle Power Unit da fine 2014 a fine 2016, specie in qualifica, è ascrivibile al mero progresso tecnologico o anche a deroghe nascoste?
«Al progresso tecnologico».
8) Qual è il tuo parere sul livello medio dei piloti attualmente in attività in F.1?
«Altissimo livello. Col senno di poi, contando Rosberg, cinque iridati in lizza dei quali tre pluriridati, con otto piloti che hanno vinto almeno un Gp in carriera. Un plateau da parterre de roi». 
9) Quali probabilità ci sono che un gruppo importante di investimento rilevi l’agonizzante Sauber?
«Lo scorso luglio la società Longbow Finance SA ha acquisito il 100% della scuderia, che fino a poco prima faceva fatica persino a pagarsi le trasferte. Se ci sarà relativa tranquillità economica, le cose si stabilizzeranno, sennò si farà sotto il prossimo. Di certo gli oltre 40 milioni di euro in premi Fom derivanti dal 9° posto di Nasr in Brasile vogliono dire che quasi metà quasi budget è completata».
10) Dopo il secondo anno negativo di fila per Honda c’è ancora interesse ad entrare in F.1 da parte di altri Grandi Costruttori?
«A oggi quello dei motoristi in F.1 è un circolo teoricamente aperto ma di fatto chiuso, perché non mi sembra proprio che fuori ci sia la fila per entrare. È un aspetto molto triste, questo. Sembra quasi di vedere che la F.1 è diventata una specie di ingessatissimo Dtm su base planetaria». 
11) Oltre la libertà di sviluppo sulle PU da fine 2016 è plausibile ipotizzare opzioni di sviluppo open con regole simili alla MOTOGP per le Factory e le Factory 2?
«No, perché nel motomondiale le sottocategorie sono arrivate soprattutto per incrementare e salvaguardare il numero dei partecipanti, altrimenti misero assai. Invece in F.1 i motoristi sono in grado di fornire senza problemi tutti i team che ne fanno richiesta, limitandosi a dare step di evoluzione più o meno aggiornati a seconda del prezzo che il cliente stesso è disposto a pagare». 
12) La fuga della F1 da dei GP paganti come Singapore e Malesia, gli spettatori in calo dal vivo ed in TV e la progressiva scomparsa dei GP storici possono portare al collasso?
«La Formula 1 non rischia il collasso economico, ma quello sportivo e morale. Con i gettoni di presenza che chiedono per ospitare un Gp e con i diritti Tv che incassano, i proprietari della F.1 hanno di che acquistare regali carini ai nipoti per i prossimi trecento anni. Il colasso, semmai, rischia d’essere narrativo. Se i Gp continueranno a essere così narcolettici e noiosi e se la Mercedes non incontrerà reali rivali diretti, la F.1 si troverà a essere appetibile quanto le leggendarie lezioni notturne in Tv del Consorzio Nettuno».
13) Cosa farà Honda se i risultati sportivi del 2017 saranno in linea con quelli del 2016?
«Una Casa in F.1 se vince tantissimo per tantissimi anni, prima o poi si ritira. E se, al contrario, fa brutte figure fisse, prima o poi si ritira. È la legge delle Case e della F.1. E la Honda ha un disperato bisogno di segnare risultati che rappresentino una soluzione di continuità rispetto al passato prossimo e al presente appena mandato in archivio».
14) Cosa pensi del fatto che ogni tecnico straniero contattato da Ferrari nel 2016 abbia declinato l’offerta per via di un ambiente notoriamente troppo politicizzato a Maranello?
«Quali sarebbero i nomi e i cognomi di tutti questi geni schifati? Esistono e si muovono in branchi, come i bisonti? Dai, non ci credo e la cosa non regge per il solo fatto che di geni in giro ce ne sono sì e no uno, uno e mezzo. Per il telaio la Ferrari avrebbe bisogno di un solo tecnico: Adrian Newey. Ma il vero problema è che questa è soprattutto una formula di motore e il vantaggio accumulato dalla Mercedes con la sua Power Unit in questi tre anni appare difficilissimo da colmare, perché ormai è strutturale. Comunque, forza Binotto!».
15) Cosa pensi del fatto che Ferrari, come già tentato e fallito con Alonso, abbisogni di un salvatore della Patria (Vettel) come unica opzione per provare a risalire la china?
«A oggi la Ferrari non ha rinnovato il contratto a Vettel né l’ha corteggiato per farlo rifirmare. Logico. La Ferrari ha bisogno di disporre di una power unit capace di cominciare a mangiare i talloni alla PU Mercedes. Se non arriva quella, stiamo a parlar di niente. Puoi correre con Vettel o con mia zia, ma il risultato non cambia: non vinci nulla. L’era ibrida è un’epopea di propulsori, non di piloti». 
16) Un Team Principal che dopo la bandiera a scacchi di Monaco dice “se la Redbull diventa un problema io me ne vado a casa” e poi la Redbull lo sopravanza sia nel Costruttori che nel Piloti, è la persona giusta per il muretto Ferrari o manca eufemisticamente di lucidità?
«Un team principal non si giudica da una frase. La verità è che con il regolamento dei gettoni, dei test calmierati e del freezing, tutti i team hanno fatto una fatica boia a recuperare l’immenso svantaggio iniziale istantaneo che avevano dalla Mercedes, per bontà e bravura sua. La realtà è questa. Per quanto mi riguarda, francamente non sono da annoverare nel circolo di coloro che vorrebbero la testa di Arrivabene».
17) Chi vorresti vedere in Ferrari nel 2018, una volta terminato il contratto di Raikkonen?
«Giovinazzi. I love italian pride».
18) Secondo te chi è attualmente il più forte tra i piloti in attività in F.1? Perché?
«Non impazzisco per il personaggio Hamilton, ma Lewis è in una fase che rappresenta e incarna la congiunzione felice tra l’immenso talento innato, l’esperienza e la capacità di mantenere ogni anno intatte le motivazioni, riprogrammando la sfida. L’inglese non ha vinto il mondiale, anzi, l’ha perso e male, in modo piccato e causato dal motore matto di Sepang, ma non vuol dire nulla. Non tutti gli anni Maryl Streep vince l’Oscar, tuttavia l’attrice più brava resta lei. Lewis a oggi è la Meryl Streep del Circus».
Un grazie dal profondo del cuore a Mario Donnini!
WE ARE BRING

2016 F1 Abu Dhabi GP: Il giorno di Nico

Fliegt heim, ihr Raben!  
Raunt es eurem Herren,  
was hier am Rhein ihr gehört!  

L’ultimo GP è come l’ultimo giorno di scuola:  soddisfazione, sollievo, un pizzico di anticipazione ma soprattutto un’inaspettata dose di malinconia. Si chiude (forse) una mini-era di dominio incontrastato Mercedes, culminata in quella che probabilmente è la monoposto più dominante dagli albori ad oggi. A far da palcoscenico a tutto ciò, come da recente dollaro-foraggiata tradizione, l’ingiustamente vituperata pista di Abu Dhabi.

Le prove libere dell’ultimo GP prima di un cambio regolamentare sono invise quasi anche ai team stessi. Da segnalare solo il ripetersi dei problemi Toro Rosso sull’interazione tra sospensione, cerchio e gomma, che provoca improvvise e violente forature del pneumatico stesso; evenienza risolto prima delle qualifiche, ma che sostanzialmente non ha permesso di trovare un assetto decente.

Le qualifiche sono un po’ il riassunto di questa seconda metà di 2016: Hamilton in testa con un margine non esagerato, ma costante, su Rosberg. A seguire una battaglia tra Ferrari e RB che si conclude con quest’ultima vincitrice, e con Raikkonen nuovamente davanti a Vettel, per un complessivo, inaspettatissimo, 11-10 nell’annata. Force India stabilmente quarta forza (e profusi complimenti annessi), e Williams ormai crollata a quinta, almeno quando Alonso non decide di fare il fenomeno e di piazzare la sua Japanese McLaren (o British Honda?) laddove non le si confà, almeno nella teoria e almeno su questo circuito dotato di due piste d’atterraggio su cui potrebbe comodamente planare un A380 a pieno carico.

La gara fondamentalmente si rivela, almeno per 45 giri, per quello che molti si aspettavano: una parata per Nico Rosberg; la sorte non smette di farci capire che è il suo favorito per il 2016, dalla partenza, al primo round di pit stop, all’assenza di qualsiasi tipo di intoppo alla cavalcata finale del pilota (pseudo)tedesco. Qualche blando tentativo tattico da parte di Hamilton è troppo timido e abbozzato per essere di qualsiasi utilità; più indietro, Ferrari e RB mostrano una sostanziale parità di prestazioni. Verstappen, sfortunato (e impacciato) allo start, mette in piedi un’ottima gara grazie all’aiuto dei sempre attenti strateghi RB; Raikkonen con una poco consueta incisività.
Fino a quando Lewis non decide che è venuto il momento di tentare il tutto per tutto, tentando di battere il record per il minor consumo gomme in un GP e conseguentemente alzando il ritmo a livelli di una Manor qualsiasi. Nel frattempo le RB si fanno sempre più grosse negli specchietti di Nico e Vettel comincia la sua cavalcata con le SS. Nonostante gli ultimi giri al cardiopalma, con il team MB che prega Lewis di accelerare (ma non s’era detto di lasciarli correre?) e Rosberg che piagnucola e si lamenta (la cosa che gli riesce meglio), Vettel assume un prevedibile atteggiamento da Ponzio Pilato e si rifiuta, in pratica, di attaccare il connazionale e rischiare di regalare il quarto mondiale all’inglese. La gara finisce esattamente come era cominciata, e come era stato previsto ampiamente: due Mercedes al comando e Rosberg che vince il Mondiale. Incidentalmente, gli ultimi giri potrebbero aver incrinato in maniera irreversibile il rapporto team-pilota in Mercedes*, sempre ammesso che, almeno in un senso, la fiducia non fosse stata già irrimediabilmente lesionata. Il rapporto tra i due piloti è rappresentato perfettamente dalla falsissima stretta di mano sul podio, puramente per necessità di marketing ed immagine.

Mondiale sull’esito del quale non mi dilungherò. Chi vince ha meritato, per definizione. Sta di fatto (e ripeto fatto, non opinione) che il (non indifferente) gap di talento tra Lewis e Nico è stato colmato e superato dall’intervento (ripetuto) della sorte. I pochi (e principalmente presunti) passaggi a vuoto di Hamilton non sono certo sufficienti a spiegare il trionfo di Rosberg. Rifiuto anche le (assurde) tesi su discoteche, Instagram, e baggianate varie: al 99%, il Mondiale è stato deciso dal destino, cinico e baro come non mai. Per quanto mi concerne, la gara odierna ha dimostrato ancora una volta, se ci fosse bisogno, quale dei due alfieri MB è il Fenomeno, e quale l’ottimo pilota. Se è vero che quello che conta è il nome nell’Albo d’oro, è anche vero che a distanza di 20 e più anni alcuni WDC vengono ancora ricordati come più meritati di altri (decidete voi quali).

Il 2016, in un certo senso, è stato uno degli esempi più classici dell’abusato motto attribuito a Lefty Gomez. Ma io continuerò a preferire un Fenomeno, e a ricordare Nico come quello di Monaco ’14 e Zeltweg ’16, per citarne due.

 

p.s. chiunque abbia scommesso all’inizio dell’anno su Nico, come da mia indicazione, è pregato di devolvermi il 20%. i 20 euro di Marloc, invece, verranno esatti a momento debito.

*update: Toto Wolff ha già provveduto a condannare in maniera seccata il comportamento di Lewis e dire che ne dovranno parlare con lui, e riscrivere le regole d’ingaggio. certo, se avessero evitato di tarpare le ali di Lewis, vietando qualsiasi tipo di lotta, fin dall’inizio dell’anno…

2016 FORMULA 1 ETIHAD AIRWAYS ABU DHABI GRAND PRIX

Avvisiamo i gentili viaggiatori, che stiamo arrivando al capolinea, preparatevi e ricordate di non dimenticare i bagagli o altri oggetti personali, prima di scendere.

E insomma si, siamo finalemente all’ultima tappa di questa stagione eterna, che già da qualche mese, ha iniziato a fare uscira qualche sofferenza al pubblico, anche al più sfegatato ed appassionato della F1.

Però dai, la chiudo qui, inutile lanciarsi nell’ennesima tiritera di quanto sia noiosa questa f1, di quanto era bello il passato. Ricordi spesso annebbiati, che scordano le peniche sul divano, in preda a una noia, proporzionale a una tappa in piano del tour de France.

Ma alla fine su, ci siamo, sulla pista più bella dalla F1, per un epilogo della fantastica lotta ai ferri corti, che c’è stata fra Nico e Lewis. Opss dalla redazione mi dicono che sto dicendo due minchiate, opss dai almeno una e mezza.

Ok ci provo, dai ora serio, mi metto li e vediamo di cavarne fuori un degno pre gp.

Dunque, facciamo subito un riassuntivo, del cosa serve al buon Nico per diventare campione:

arriva sul podio, indipendentemente dalla posizione di Hamilton:
arriva 4° e l’inglese si posiziona massimo in 2a posizione;
arriva 5° e Hamilton si piazza massimo al 2° posto;
arriva 6° e il compagno di scuderia finisce massimo in 2a posizione;
arriva 7° e il britannico giunge massimo in 3a posizione;
arriva 8° ed Hamilton taglia il traguardo al massimo al 3° posto;
arriva 9° e il tre volte campione del mondo non va oltre la 4a posizione;
arriva 10° e Hamilton si piazza massimo al 4° posto;
non prende punti, ma allo stesso tempo il britannico si classifica al massimo in 5a posizione.

Diciamo che nulla può far pensare, che il titolo non possa arrivare nuovamente in casa Rosberg, ed in buona parte anche meritatamente, seppur aiutato dalla stella (no no non è un complottismo e manco la Stellona nazionale) dei mille problemi tecnici che ha avuto Lewis. Tuttavia sto anno è toccato a Lewis, nel 2014 capitavano invece tutte a Nico, come a Singapore,con il volante che faceva le bizze.

L’unica cosa triste di questo lotta per il titolo, è che fino a Zeltweg, abbiamo potuto godere di un duello fra i due,che stava davvero arrivando a livelli di Senna vs Prost 89, forse anche peggio. Tutti abbiamo ancora negli occhi il crash di Barcellona, giusto per un esempio del livello di tensione che c’era fra i due.

Ma dopo la collisione di Zeltweg, la sfida si è appiattita, forse anche a causa di un Lewis assopito nel periodo agostano / settembrino, con un team che ha messo dei paletti ai due, ed ecco che, purtroppo, se ne è andata anche l’emozione del non sapere cosa sarebbe successo nel weekend di gara.

Domenica quindi Lewis dovrà fare la sua gara, mentre Nico cercare di tenersi alla larga dai problemi, difficile credere che qualcuno si possa frapporre fra i due, forse solo la testa di Nico può giocare degli scherzi. Ma anche questa ipotesi, è difficilmente credibile, perchè il tedesco non ha mai dato segni di scarsa lucidità, se mai solo troppa arrendevolezza nei duelli con Lewis, ma questa è una cosa che non servirà domenica.

La cabala poi da sempre dice, che chi ha vinto i primi 4 gp della stagione, non ha mai perso il titolo. Inoltre si può ricreare la combinazione della distanza degli anni, fra il titolo suo e di suo padre, identico a quello degli Hill, oltre a diventare la seconda famiglia, ad avere due campioni del mondo.

La cosa che mi aspetto dopo la fine del gp, sarà vedere quali saranno le evoluzioni di Nico e Lewis, io credo che il primo godrà un senso di appagamento e realizzazione, con la prossime stagioni corse in maniera meno intensa, mentre nel caso di perdita del titolo di Lewis, lo rivedremo tornare in auto più incazzato e determinato che mai. Ma questi sono solo dei miei pensieri.

Esaurito il discorso per l’iride, rimane una lotta per il quarto posto in classifica fra Seb e Max, dove io tiferò perchè si realizzi il peggior scenario possibile per le Rosse. Un doppio out sarebbe il top, magari sotto il loro fantastico e maestoso parco tematico, in modo da dare anche qualche bella copertina ai giornalisti, del tracollo Rosso a cui abbiamo assistito, magari staccando finalmente la spiana a sto malato agonizzante.

Nelle retrovie troviamo la lotta per la sopravvivenza di Sauber e Manor (anche se la seconda gode di un appoggio Mercedes), mentre tutto il resto pare più o meno ormai scritto, ad eccezione di una Toro Rosso che potrebbe arrivare davanti alla McLaren, seppure abbastanza improbabile, quindi i piloti saranno liberi di fare la loro gara.

Concludiamo con un pensiero all’ultimo gp del buon Felipe, pilota che forse ha vinto troppo poco, per quanto era veloce e capace fino all’Ungheria 2009, poi sempre simpatico e disponibile, un pò paperino come fu Barrichello, ma allo stesso tempo, aveva anche un gran carattere. Poi c’è Jenson, che ufficialemente non ha ancora detto basta, ma molto probabilmente sarà questa la sua ultima corsa, personaggio alle volte defilato, spesso ci si scorda che abbia corso tutte ste stagioni, qualcuno anche si dimentica del suo titolo, però anche lui un gran buon pilota, capace di molti duelli e vittorie rocambolesche, come a Montreal 2011.

Cosa dire ancora?

HEY OH….LET’S GO!!!!

Byez by Davide_QV