IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La settimana scorsa in questa rubrica, sottolineai l’importanza di presentarsi in quel di Melbourne con le monoposto nel limite del peso, uno dei tanti aspetti da tenere in considerazione con queste vetture di nuova concezione. L’attuale regolamento è molto restrittivo e, sebbene la Federazione si riserva di annullare in qualunque momento lo ritenga opportuno, qualunque miglioria apportata che violasse lo spirito sportivo del regolamento stesso, è altrettanto vero che ogni team dovrà fare il diavolo a quattro, come si suol dire, per cercare la cura dimagrante più veloce al fine di avere una vettura più prestazionale possibile. Rientrare nel limite del peso significa poter spostare le zavorre come meglio si crede, questo al fine di avere a sua volta il miglior bilanciamento possibile che a sua volta, si va a riflettere su una usura migliore degli pneumatici, altro argomento fondamentale anche se adesso, apparentemente, sembra secondario. In realtà si parlerà sempre di più del costruttore italo cinese man mano che tutte le squadre tenderanno a convergere dal punto di vista prestazionale. Sebbene questo sia un argomento prematuro, tutti quanti voi capite bene che presentarsi ai nastri di partenza del primo GP dell’anno con dieci chili in più o in meno, può rappresentare un vantaggio di non poco conto, almeno per la prima parte dell’anno. Proprio nel 2022 che sanciva  l’inizio del regolamento ad effetto suolo, la Red Bull arrivò con qualche chilo di troppo, a differenza di Ferrari, poi sappiamo tutti come andò a finire quando Newey e soci misero a stecchetto la allora Red Bull di Verstappen. Sottolineo questo argomento, perché si è venuto a sapere (fonte Autoracer.it), che in Australia avremo sicuro due monoposto che rientreranno nel limite del peso e, sebbene una non si conosca ancora chi sia, l’altra è di certo la Alpine di Briatore.

Già l’anno scorso sottolineai quanto la controversa mossa dell’ex Team Principal della Renault degli anni novanta, fosse stata spregiudicata ed in pieno stile Briatore, ed ora si iniziano ad avere le prime conferme dell’operato del manager italiano. Il buon Flavio è niente di più niente di meno, uno squalo della finanza e, come tutti gli squali, appena sente odore di sangue dal quale c’è la possibilità di ricavare un profitto, ecco che non si fa problemi e ci si fionda senza tanti complimenti. Briatore è stato chiamato in Alpine (anche se si legge Reanult appunto) solo per uno scopo, che è quello di risollevare il team sia in termini sportivi che soprattutto economici. Ed ecco tutte le mosse che gli abbiamo visto portare avanti, durante il 2025, tra tagli (la Ferrari di Vasseur ha ringraziato visto che ha fatto spesa di ingegneri proprio da questo team… solo la pista ci dirà chi avrà avuto ragione) ed innesti, non ultimo il pilota argentino Colapinto e la sua munifica dote di sponsor, fino alla decisione più blasfema e fredda allo stesso tempo che è quella di correre con i propulsori della Mercedes. Fredda e blasfema, perché sarebbe la stessa cosa se Ferrari girasse col motore di qualcun altro dato che quest’ultima, proprio come Reanaut, è un costruttore di motori. Briatore è cosi, nel bene e nel male e, poiché la storia si ricorda solamente dei vincenti non ho dubbi che se l’Alpine riuscisse a risollevarsi da quell’ultimo posto, dove ha concluso l’anno scorso, tutti staranno a tessere le sue lodi. Considerando che il propulsore ibrido tedesco è il più chiacchierato del paddock e, considerando appunto che la nuova Alpine è già nel limite del peso, mi viene da pensare che allo stato attuale ci sono tutti i presupposti per un buon avvio di campionato per la decaduta squadra francese. Come al solito solo la pista darà il suo responso incontrovertibile, quindi non resta che aspettare i primi test, che ormai sono imminenti e, poi le prime gare che si susseguiranno.

Sebbene le monoposto siano ancora in allestimento, anche se Audi e Cadillac hanno già svolto il loro debutto in pista, la settimana appena conclusa non è stata avara di notizie e, la bomba che viene da Maranello, neanche a farlo apposta, è quella che Riccardo Adami lascia il suo ruolo operativo in Scuderia, come ingegnere di pista di Hamilton, per passare alla formazione e organizzazione del Ferrari Driver Accademy. A dire il vero la notizia era già nell’aria ed alla fine è arrivata anche la conferma del suo allontanamento, il quale sebbene venga spacciato con la solita scusa della riorganizzazione interna e, per motivi personali, la realtà è che non è mai scoccata la scintilla tra il capace ingegnere italiano e Lewis Hamilton. Ciò che mi colpisce di questa storia non è tanto il fatto che non ci sia intesa tra i due perché ci può stare, è già successo in passato e potrà succedere anche in futuro, quanto il fatto che Vasseur stia continuando a cambiare asset della squadra a ridosso dell’inizio del mondiale di F1. Purtroppo tutte queste azioni, sebbene vengano camuffate e, in alcuni contesti addirittura lodati come cambiamenti di routine necessari, il sottoscritto legge questa situazione come confusionaria, incerta, come se le idee non siano ancora chiare, come se allo stato attuale si navigasse a vista. Per l’ennesima volta siamo costretti a vedere la solita routine che è quella di defenestrare gente capace che sta li da anni, portando risultati solidi, a scapito di continui cambiamenti dai quali si spera di trovare la pozione magica della vittoria. Adami prima di Hamilton è stato l’ingegnere di pista di Vettel e poi quello di Sainz e, proprio con il forte pilota spagnolo si è visto quanto sia stato proficuo il loro rapporto, in termini di risultati in pista, perché se è facile dire che con Vettel non ci sono mai stati problemi visto che si conoscevano dai tempi della Toro Rosso, con Sainz i due sono dovuti partire da zero. Pur di far sentire a proprio agio il campione inglese, che è venuto in Ferrari per riportarla al posto che merita, si è tagliata l’ennesima testa e, a farne le spese è stato appunto l’ennesima pedina di valore. Sebbene gli esempi siano infiniti (Mekies, Cardile, etc…), è anche vero che ormai scuse e giustificazioni varie sono giunte al termine. Sia Vasseur che lo stesso Hamilton hanno esaurito il tempo e tutte le mosse strategiche di cui disponevano. Per loro il 2026 è l’anno dell’all in definitivo, del dentro o fuori: Vasseur ha avuto la possibilità di plasmare la sua squadra da cima a fondo, perciò se andasse male non potrà accusare nessuno come in passato (Cardile ormai è in Aston Martin) e, di rimando, l’era delle auto Venturi è finita, vetture con le quali Lewis non ha mai trovato feeling senza contare che ormai, dopo un anno, il buon Hamilton ha avuto tutto il tempo di scrivere tutte le lettere che ha voluto e soprattutto di conoscere bene i meccanismi della squadra. Spero di sbagliarmi, cosi come mi sono sbagliato sul sound di questi nuovi motori (almeno per il momento), eppure allo stato attuale vedo agitazione, nervosismo ed insicurezza dalle mura di Maranello da dove nulla trapela, se non il primo vagito (fire up alla presenza di Vasseur e dei suoi piloti) del nuovo propulsore ibrido che dovrà competere in questo campionato nuovo si zecca.

Vito Quaranta