IL PUNTO DELLA REDAZIONE

La parola d’ordine di questi giorni è: “macinare chilometri”. Nel momento che scrivo in quel di Barcellona sono iniziati i test, rigorosamente privati, per le nuove monoposto 2026. C’è da sottolineare che questi test sono stati organizzati prettamente dalle squadre di F1 e non dalla FIA, anche se è stata necessaria la sua approvazione e, poiché né la Federazione e né Liberty Media sono state coinvolte, ecco che in questa settimana di test (con tre giorni a squadra a disposizione) non ci sarà copertura televisiva e, soprattutto i cancelli dell’autodromo saranno rigorosamente chiusi al pubblico. Ufficialmente questi test servono alle squadre per capire come hanno lavorato durante l’inverno, anche se ufficiosamente queste importanti giornate di prova, servono per evitare clamorose figuracce ai test ufficiali che inizieranno nel deserto del Bahrain la settimana prossima. I dubbi a riguardo di queste vetture di nuovissima concezione erano e sono tanti e, nessuno voleva e poteva permettersi una figura barbina in mondo visione. Del resto per quanto il sistema si inerpichi sull’argomento dell’economicità e dell’ecologia (a Barcellona sembra che tutti e, non alcune squadre, gireranno con le benzine convenzionali!), in uno sport come quello della F1, conta solamente una cosa che è quella del far girare la macchina in pista. Di fatto la massima serie automobilistica a quattro ruote (scoperte), è divenuto l’unico sport in cui per praticarlo non serve allenarsi se non virtualmente. Tuttavia lo sport che noi tanto amiamo è sempre stato pieno di contraddizioni, ed ecco infatti che per questo nuovo anno, le giornate di prove sono state portate da sei a nove appunto. Giornate di test fondamentali indipendentemente dalla eventuale magra figura o meno, perché in questa primissima fase come ho detto poc’anzi, girare in pista e macinare più chilometri possibili è fondamentale al fine di poter capire, se il lavoro svolto in inverno è stato proficuo o meno.

Sebbene la tecnologia dell’ibrido abbia fatto passi da giganti, rispetto al 2014, il fatto di vedere girare in pista queste nuove monoposto non è affatto scontato. Infatti dodici anni fa alcune vetture, con le nuove motorizzazioni, nemmeno uscivano dai box mentre ora nono solo escono, addirittura coprono distanze soddisfacenti. Purtroppo come ho sottolineato, non tutto è scontato, ed infatti non tutti sono riusciti a presentarsi puntuali all’appuntamento. Grande è stata la delusione di venire a sapere che la Williams non avrebbe partecipato a questi test. Più le aspettative sono forti, più la delusione sarà grande e, purtroppo questo fardello è toccato alla squadra di James Vowles, squadra in forte ascesa e che con i motori Mercedes di questo nuovo regolamento avrebbe dovuto stupire non poco. A causa di un ritardo di crash test fallito (ora riuscito), unito anche all’eccesso di peso (per superare il crash test hanno dovuto appesantire il telaio) della stessa vettura tra l’altro, la Williams si presenterà direttamente in quel di Bahrain. Una legnata non da poco visto e considerato che ora come ora, “girare in tondo”, è l’unica cosa che conta. Non a caso questi test, fortemente voluti dalle scuderie, sono stati tenuti al buio dato che già nel primo giorno di prove le bandiere rosse e, quindi le fermate in pista non previste, sono fioccate spesso e volentieri. Del resto si prova proprio per questo no? Nel mondo della F1 dove nulla è scontato, ecco che anche la Aston Martin di Newey (ormai Stroll è passato in secondo piano) si presenterà in ritardo a questi test e, si mormora che su tre giorni a disposizione, sarà già un miracolo se ne riuscirà a fare due! Le voci che girano attorno al progetto del genio inglese sono contrastanti e, variano dal forte ritardo interno ad uso di scelte di soluzioni estreme dell’ultimo minuto. Indipendentemente dal reale motivo del ritardo di questa squadra molto attesa, era risaputo da tempo che nonostante le strutture avveniristiche a loro disposizione, tutto il team avrebbe avuto bisogno di tempo per coordinare le tante (troppe?) teste in seno alla squadra e, a calibrare tutti i macchinari. Con buona pace di Alonso, sebbene Aston abbia tutto per diventare una squadra da mondiale, è altrettanto vero che lo stesso team avrà bisogno del suo necessario tempo per poter ambire all’obiettivo massimo. Ciò non significa che la “verdona” partirà già con handicap (come Willimas), la strada per Melbourne è ancora lunga e tutti, compreso i due Team in ritardo sui quali vi sono enormi aspettative, possono rimediare ai problemi accorsi.

Chi si è presentata puntuale all’appuntamento, non con assenza di problemi, è stata la Ferrari… e ci mancherebbe pure aggiungerei! Maranello è passata dal giorno alla notte in termini di comunicazioni ad effetto, ed infatti siamo passati dall’entrata trionfale di Commodo dentro Roma (tutti ricorderete Milano 2025), all’apertura del garage di Fiorano nel modo più anonimo di sempre. Infatti alle 11:30 di venerdì scorso in contemporanea, mentre sui social venivano lanciate le immagini della nuova nata di Maranello, in una affollata pista di Fiorano si alzavano le saracinesche del box più famoso del mondo e, Lewis Hamilton portava al debutto la sua SF-26. Un semplice shakedown, nel quale è stato consumato ogni metro concesso dal regolamento e, condiviso naturalmente co LeClerc, al fine di assicurarsi che tutti i pezzi assemblati funzionassero correttamente. Sorvolando sulla scelta cromatica della SF-26, che ricorda inevitabilmente quella del 2016, ciò che ci si aspetta dalla nuova nata di Maranello è la lotta per il mondiale. Non ci sono appelli e non ci possono essere giustificazioni a riguardo: la squadra di Vasseur non può che puntare al titolo e questo sia per blasone, sia perché ha la coppia più costosa del lotto e, soprattutto per quanto fatto vedere l’anno scorso. Come già detto su questa rubrica, quella di Vasseur&Co. è un all in totale. Nella nuova nata di casa Ferrari già vengono tessute le lodi della meccanica, la quale è decisamente più raffinata rispetto al passato. Sebbene Ferrari abbia una grossa esperienza in termini di push rod, così è chiamato lo schema sospensivo che verrà utilizzato sia al retro che all’avantreno, è anche vero che i suoi cinematismi e quindi la meccanica appunto, è sempre stata convenzionale. In tal senso si può già apprezzare come si suol dire, la mano messa da Loic Serra, ingegnere preso da Mercedes (unico nome di grido tra i tanti decantati da Vasseur) che è famoso proprio nella conoscenza della meccanica di una vettura al fine di sfruttare al meglio gli pneumatici. Le similitudini con la W-17 ci sono, ed il paragone tra la Rossa e la vettura con la stella a tre punte non è affatto impietoso. Anzi la stessa SF-26 è già “vecchia” (fonte Autoracer.it), in quanto Ferrari vorrebbe già apportare delle migliorie, solo che non vengono effettuate perché in Gestione Sportiva stanno aspettando il beneplacito della Federazione, la quale a sua volta sta ancora cercando di fare chiarezza su alcuni aspetti del regolamento (sigh!). Fin qui tutto bene, perché apparentemente stiamo vedendo una Rossa aggressiva e che sa quello che vuole, solo che queste sono notizie che lasciano il tempo che trovano fino a quando questa gestione, non porterà i risultati che contano e cioè, lottare costantemente per la vittoria. Da martedì toccherà alla SF-26 iniziare a macinare chilometri con Charles e Lewis, aspettando la Aston e  soprattutto i campioni del mondo, i quali a loro volta sono molto silenziosi tanto da sembrare quasi che ci sia dimenticati di loro. Voglio ricordare che cosi come l’attuale gruppo di Maranello è lo stesso che ha partorito la SF-25, allo stesso modo l’attuale collettivo al comando di Andrea Stella è lo stesso che creato la MCL-39 vincendo il mondiale. Vincerà solo chi avrà saputo sfruttare ogni singolo cavillo di questo astruso e nuovo regolamento.

Ps

Alla fine della prima giornata, dove la prestazione attualmente non serve a nulla, la Mercedes via Shovlin (Direttore tecnico di pista) si è detta “soddisfatta”.

Buona prima sessione di test 2026 a tutti.

Vito Quaranta