Il bivio…..o forse solo la direzione che vorrei….

Il bivio, quel punto in cui ti ritrovi tra rami di decisioni da prendere, quel solito momento in cui, hai davanti una scelta abbastanza certa e conosciuta, quella che ti sembra sempre sia quella forse migliore, perchè alla fine, le opzioni di cambiamento, ti sbattono sempre un ignoto da affrontare…..

….ma tuttavia ci sono strade che tu non hai mai provato, ma che altri hanno già percorso, con risultati molto efficaci e di successo, dai quali puoi venire attratto.

Dove voglio andare a parare questa volta? Sul nuovo cambio proprietario della F1, proponendovi una analisi di confronto fra quello che è la F1 oggi, su ciò che potrebbe diventare, andando a guardare quello che accade in altre discipline del motorsport.

Ormai è noto a tutti, che il proprietario della F1 è cambiato nuovamente, passando in mano agli Americani di Liberty Media, gruppo di successo nel mondo delle telecomunicazioni e nello sport, essendo proprietari squadra di baseball Atlanta Braves, nonché proprietari di Discovery ed Eurosport, oltre mille altre cose, diciamo che degli sprovveduto non sono.

Questo nuovo gruppo si ritrova ora una F1 alquanto strana, o meglio, persone come il sottoscritto, si ritrovano in uno stato confusionale, con una categoria che sta andando verso quello che dovrebbe essere una categoria endurance, dove si debbono gestire consumi, motori, cambi, freni (vedasi l’ultima gara) e quindi i piloti, si ritrovano a non poter esprimere a pieno il loro potenziale.

A quanto già citato, dobbiamo poi anche analizzare il fatto assai strano, che la massima categoria delle monoposto, veda delle continue regole che vietino o uniformino le varie vetture, togliendo le genialità dei progettisti, che si ritrovano a giocare “solo” con una sospensione o con l’aerodinamica.

E qui scatta il primo confronto che volevo farvi, ossia quello con il Wec, categoria che trova sempre più consenso negli appassionati, con gare di durata che diventano più emozionanti delle due ore scarse della F1, con piloti e vetture spinti al limite, vetture che non risentono di usura delle gomme, che usano motore e ibrido al loro massimo, che non cambiano freni e pastiglie in 5600 km, pur osando alla stragrande.

Ma non è poi solo questo, perché le soluzione tecniche delle LMP1 (Le Mans Prototype 1) sono diversissime le une dalle altre, con motori 4 litri V6 tdi per Audi, 2.4 v6 biturbo benzina per Toyota e 2.0 v6 turbo Porsche, con soluzioni Ibride anche li diversissime. Audi usa il recupero solo dalla frenata anteriore e poi l’ibrido si aziona sulle ruote anteriori dopo i 120 km/h. Toyota ha un sistema di recupero dalla frenata sulle quattro ruote, con la parte ibrida che genera spinta su tutte e quattro. Porsche usa un doppio accumulo dalla frenata e dalla turbina, per poi mandare propulsione elettrica alle sole ruote anteriori come Audi.

Per evitare che una soluzione sia clamorosamente migliore delle altre, si va a gestire l’ EOT (Equivalence Of Tecnology) che finisce per dare più o meno litri di carburante, in base alla tipologia di alimentazione usata o della potenza della vettura. Condivisibile o meno, finisce per rendere le gare del Wec uno spettacolo fantastico, perché una gara come la 24 ore, finisce per essere in dubbio fino all’ultimo in giro (e non solo per la sfiga di Toyota di sto anno), ma anche le più brevi 6 ore diventano una emozione di sorpassi e controsorpassi, di auto spremute nel loro potenziale, insomma, quello che vuole vedere l’appassionato di motori.

Poi ci sono altre categorie del motorsport, come la Indycar o la Nascar, nella terra proprio di quegli Americani che ora hanno in mano la F1, categorie dove le auto sono di base identiche, ma con possibilità di sviluppo aerodinamico differenziato e motori a sviluppo libero, pur mantenendo una cilindrata e combustibile imposto da delle regole.

Queste due categorie finiscono per generare delle gare sempre imprevedibili, mettici anche un numero esiguo di meccanici e tecnici in ogni team, una gestione più all’antica, che vera tecnologia, ma alla fine ci si ritrova con un debuttante che vince la INDY 500 (come quest’anno) o la DAYTONA 500, gare dove il leader di classifica, passa dal vincere una gara e il gp dopo, partire nelle retrovie, il tutto con un gioco forse eccessivo delle safety car, che annulla e ribalta le strategie in continuazione, ottenendo una gara imprevedibile fino alla fine. (c’è da dire, che anche il maggior permessivismo nei contatti, aiuta parecchio)

Un’altra competizione da analizzare è il DTM, dove alla fine si da alle case la libertà di sviluppare l’auto, pur con cambio, scocca, differenziale unici, motore obbligatorio di 4 litri V8 (forse nel 2017 con i 2 litri 4 cilindri turbo) , un pacchetto aereodinamico che viene ridotto dopo un test della federazione, dando più o meno deroghe alle varie case, tutto in funzione dello spettacolo e il rendere quanto più competitivo e interessante il campionato.

Questo, era solo brevemente l’aspetto delle vetture e dei regolamenti, ma cosa c’è ancora di diverso in queste categorie e la F1? In tutte queste, lo spettatore viene messo al centro, dando la possibilità di andare a vedere le gare a prezzi contenuti, e assieme a questo, con un aggiunta di pochi soldi, riuscire ad avvicinarsi alle auto e a piloti e tecnici.

A Le Mans, i giorni prima della gara c’è la parata dei piloti per le strade della città, con questi che sono disponibilissimi per varie foto, autografi, scambio di battute, insomma è ciò che noi appassionati vogliamo.

Sono stato più volte a vedere il DTM, e li si respira una atmosfera magica, da passione assoluta, riuscire a entrare ai box in qualsiasi momento, poter camminare sulla pit line fra una gara e l’altra, vedere da vicino le vetture su cui mettono mani i tecnici, incappare negli alti vertici delle scuderie e trovarli disponibilissimi.

Negli states è un capitolo a se, li lo show è tutto, e sono gli stessi piloti a cercare il contatto con il pubblico, anche nei modi di esultare o parlare, dove lo spazio per la classica etichetta, da spazio allo “scazzo stile” rendono il tutto più umano e meno formale.

La F1 invece pare più incentrata a dover avere la sua immagine, i suoi vip, la sua elitarietà, la sua etichetta, l’evitare gli scontri fra i piloti, il politicaly correct, l’andare a correre dove a nessuno interessa della F1, tutto in funzione del vil denaro, pensando che il dare più copertura televisiva, possa bastare agli appassionati. (quelle convinzione che, in tv è meglio che dal vivo perché vedi di più)

E qui torniamo al bivio, quel momento in cui ci si può guardare attorno, in quel che vi ho appena descritto, per capire cosa si vuole fare e che direzione prendere, o meglio, come dicevo “o forse solo la direzione che vorrei….”

Già nella logica di un appassionato come me, si sognerebbe un mix di tutto ciò, ossia riavere delle gare dove i piloti possano tornare a spremere le loro auto, delle gare dalla più semplice lettura, minor distanza fra addetti ai lavori e pubblico, oltre che ridurre le possibilità di ere di dominio incontrastato.

La F1 attuale,invece, è l’esatto opposto di quello che vorrebbe l’appassionato, sorvoliamo sul rumore, però la regola delle PU contingentate è dallo sviluppo gettonato è assurdo, il vincolo sulla architettura del motore è un altro punto di follia, perché non da spazio alla evoluzione tecnica, finendo per giocare sulle micro modifiche di ali, alette o pance. Se qualcuno dice che serve per un contenimento dei costi, dice una pazzia, perché la griglia dei 22, vede le stesse problematiche e prestazioni dei tempi dello sviluppo libero.

Le gomme ormai sono una farsa, perché le prestazioni sul giro finiscono per essere similari fra un compound e l’altro, cambiando di poco solo il numero di giri da poter fare con uno o l’altra mescola, varrebbe forse la pena di tornare alle gomme a mescola unica, ed annullare questa variabile.

La gestione del carburante poi è folle anch’essa, non se ne preoccupano o quasi nel Wec e lo devono fare in F1? Nello sport che dovrebbe essere l’eccellenza del motorismo? Non sarebbe meglio tornare a serbatoi un po’ più grandi e con libertà ai team di imbarcare la quantità che vogliono? Tanto alla fine gestiscono tutti alla stessa maniera, non c’è nessuno che attualmente non arriva al traguardo o che debba girare molto più lento degli altri perdendo posizioni.

Poi le regole incredibili come la diabolica VSC (Virtual Safety Car), quel sistema perverso che doveva mantenere i distacchi e che finisce per stravolgerli, perché non riuscire a copiare il sistema del Wec il suo FCY (Full Course Yellow)? Già nel Wec han trovato il semplicissimo sistema di rendere il circuito tutto sotto regime di bandiera gialla, o solo una porzione di esso nel caso della 24h, con i vari piloti che devono girare a una velocità imposta di 80 km/h fino, in questa maniera si rende infallibile il mantenimento dei distacchi.

Insomma, non può essere che ci si senta più attratti da altre categorie del motorsport, che non da sua eccellenza F1, oltre che ritrovarsi a guardare in tv gli eventi anche a pochi km, perché i costi dei biglietti sono proibitivi, soprattutto per uno che ci voglia andare con la famiglia.

Un sabato e domenica a vedere il DTM in tribuna, con possibilità di pit line, viene meno di un biglietto prato per la sola gara della F1. Situazione abbastanza similare, raffrontando il WEC e le gare negli States, senza contare tutto l’intrattenimento che c’è anche fra una gara e l’altra, per coinvolgere il pubblico e non farlo annoiare. (a Zeltweg non posso lamentarmi nel caso della F1 perché la RDB sa il fatto suo e ti stupisce con esibizioni di volo di vari aerei).

Tuttavia una driver parade della F1, non varrà mai la stretta di mano o la battuta con un pilota 😉

Ora spazio a voi per i vostri pensieri, un saluto dal sognatore…

….alias Davide_QV