Cito testualmente, parola per parola, ciò che ha detto il Presidente della Ferrari: “Abbiamo vinto il campionato dell’endurance… del mondo, dunque è stata un’emozione straordinaria in Bahrain sabato sera vincere sia come Costruttori che come Piloti, è una bellissima dimostrazione di quando la Ferrari è unita, quando tutti sono insieme si possono ottenere delle grandissime cose. Il Brasile è stata una grande delusione e, se guardiamo il campionato di Formula, di Formula uno, possiamo dire che da una parte abbiamo i nostri meccanici che sono, stanno di fatto vincendo il campionato con le prestazioni che hanno fatto, con le pole p…, tutto quello che è stato fatto sul pit stop. Se guardiamo i nostri ingegneri non c’è dubbio che la macchina è migliorata, se guardiamo il resto non è all’altezza e, sicuramente abbiamo dei piloti che è importante che si concentrino a guidare, che parlino meno e che abbiamo davanti a noi ancora delle gare importanti e non è impossibile ottenere il secondo posto e, questo è l’invito più importante che dal, dal, dal Bahrain è proprio la dimostrazione, quando la Ferrari è una squadra noi vinciamo”.
Domenica scorsa è andata in scena la ventunesima gara della stagione in Brasile e, sebbene la Ferrari deve lasciarsi alle spalle questo weekend, è altrettanto vero che tanti altri protagonisti hanno di che festeggiare e, sebbene il meteo sia stato imprevedibile, è anche vero che in seguito è arrivata la tempesta che non ti aspetti. Le dichiarazioni da parte del Presidente, il giorno dopo il GP carioca, è stato un fulmine a ciel sereno, è stata la tempesta che non ti saresti mai aspettato. I piloti della Rossa, immediatamente dopo la loro deludente domenica, come sempre hanno rilasciato le loro dichiarazioni e, a giudicare da quello che hanno detto, nessuno ha lanciato strali se non le solite parole che ormai sentiamo da ventuno gare. Allora mi chiedo cosa sia successo tra la fine del GP del Brasile e, il momento in cui il Presidente Elkann ha lanciato la bomba? Mi pare evidente che in privato, dove nessuna telecamera poteva accedere, siano volati stracci, piatti e pentole, altrimenti non si spiegherebbe il richiamo all’ordine da parte del capo supremo. Richiamo tardivo, fuori luogo e deleterio per la squadra tutta aggiungerei, eppure il Presidente si è sentito in dovere di sputtanare i suoi piloti. Tuttavia siamo sicuri che egli si riferisse ad entrambi i Rossi? Perché nel cercare di analizzare le parole (incomprensibili e lasciatemelo dire senza senso) sembra che lo sputtanamento sia stato rivolto ad Hamilton, lo stesso campione che Elkann ha tanto inseguito e voluto a tutti i costi. La stagione di Lewis non ha perifrasi, semplicemente è deludente e non c’è altro modo per poterla definire. Le giustificazioni “dell’apprendistato”, “della squadra e dei componenti che sono nuovi” e, via dicendo sono finiti da un pezzo e la mazzata data a Colapinto (fresco di rinnovo), sono un errore imperdonabile anche per un sette volte campione del mondo. Eppure (c’è sempre il trucco!) al buon Lewis gli si deve dare atto di un fatto, che è quello che è caparbio, badate è motivato, al che durante la stagione ha rotto non poco gli zebedei di chi comanda con i suoi “Hamilton papers” per provare a cambiare le cose dall’interno. Del resto il Presidente non lo aveva preso per questo? Da quello che sto vedendo, l’impressione che la Ferrari di Elkann mi da, è quella che forse non si vogliono veramente cambiare le cose cosi in fondo. L’impressione che rilevo da questa telenovela è che forse il Presidente abbia sottovalutato il pilota Hamilton e, con molta probabilità il giocattolo gli è sfuggito di mano. Per Elkann raggiungere il secondo posto nei Costruttori è divenuta quasi una ossessione quando poi, il vero tarlo per lui, dovrebbe essere quello di vincere. Il secondo posto è stato già raggiunto l’anno scorso e, se vediamo la storia della Rossa degli ultimi diciotto anni, la Ferrari ha la media del 2,5 come posizione media nella classifica marche. Se dovessi essere malizioso guardando alla storia della Rossa dell’ultimo ventennio e, a quella recente visto e considerato che si è scelto di non voler prendere Newey e, di aver smantellato nel 2022 una squadra seconda nel mondiale (tanto per cambiare!) con una Red Bull dominante,per poi mettere come Team Principal una quinta scelta accertata, ebbene il sospetto che mi viene è quello che il Presidente forse di vincere tanta voglia proprio non ce l’ha! L’impressione è quella che a lui gli basti veleggiare nelle parti alte della classifica, conquistare qualche vittoria di tappa e via cosi. Vincere significa investire (Newey è stato convinto da Stroll perché gli ha ceduto delle quote della squadra), significa spendere denaro per mettere gli uomini giusti al posto giusto e, dargli il tempo necessario per raggiungere l’obiettivo. Quando sento l’inascoltabile Presidente che paragona il Wec alla F1, mi sanguinano le orecchie sia perché sono due cose completamente diverse e, sia perché l’endurance è proprio il progetto in cui egli non è coinvolto direttamente a differenza della F1, ed infatti si vedono i risultati! La tempesta perfetta scatenata dal Presidente, al quale vorrei chiedere “qui prodest” questo sputtanamento in pubblica piazza, si è abbattuta indirettamente anche sul riconfermato Vasseur, visto che si parla di unità di squadra. Solo che Elkann si macchia di ipocrisia se parla di unità di squadra, dato che ci ha messo diversi mesi nel riconfermare l’attuale Team Principal, quando poi sarebbe dovuta essere una formalità specie alla vigilia del nuovo regolamento che sta per iniziare l’anno prossimo. Questo rimandare continuamente cos’ha creato? Unità di squadra? Non credo proprio, anzi ha gettato solo pressione e veleni su un Team già sotto pressione e allo stesso tempo molto fragile. Come mai ho parlato di “giocatolo scappato di mano”? Con molta probabilità Elkann credeva che Lewis avrebbe fatto il pupazzo perfetto, districandosi tra una sfilata di moda e l’altra standosene buono e zitto, solo che cosi non è stato pare. Lewis sa benissimo che si sta giocando la reputazione cosi come sa fin troppo bene, grazie all’esperienza maturata in una macchina da guerra chiamata Mercedes, che se determinati aspetti all’interno della squadra non cambiano non si vincerà mai. Da qui il malumore, da qui i mal di pancia del Presidente il quale a sua volta l’ha buttata in caciara: infatti la risposta di tutti e due i piloti non si è fatta attendere a mezzo soicial, con messaggi uno più criptico dell’altro… alè! Ciò che più stride è che Lewis, come ho già sottolineato lo ha voluto lui, cosi come sempre lui ha voluto e riconfermato (a fatica) Vasseur e, queste persone sono pagate per vincere. Per questo mi viene il sospetto che il Presidente in realtà abbia altri obiettivi da perseguire. Per la serie “o ci riuscite con quello che avete o nisba!”. In un momento cosi delicato per la Rossa il Presidente avrebbe dovuto battere i pugni sulla scrivania in privato, magari chiamando nel suo ufficio i due piloti e tutto lo stato maggiore della Gestione Sportiva. Ripeto: qui prodest questa tempesta? A cosa serve se non a gettare ulteriore pressione su una squadra già abbondantemente sotto torchio? Ancora: come può il presidente credere di raggiungere il secondo (uno dei tanti) posto nei Costruttori, quando poi la Ferrari a stento ha conquistato con il solo LeClerc qualche podio? Ciò che è successo in Brasile rappresenta la realtà di questa Rossa scialba, liquida, con gli sviluppi fermi dall’estate (in luogo del quale lo stesso Vasseur ammette di aver sottovalutato questo aspetto… roba da matti!) e cioè, che il vero potenziale è da quarta forza e da qui ad Abu Dhabi, potrà solo peggiorare.
La tempesta che non ti aspetti ha spazzato via tutti gli argomenti del GP brasiliano, visto che avrei voluto parlare dell’ennesima impresa da Superman di Verstappen, del mondiale che per Norris si sta avvicinando sempre di più e, soprattutto dell’impresa del nostro Antonelli che non era pippa prima e non è campione ora, semplicemente sta crescendo e mettendo fieno in cascina per il suo momento che arriverà. Ne parleremo la prossima volta, tempesta che non ti aspetti permettendo.
Vito Quaranta