BASTIAN CONTRARIO (XII): Il sogno

Il GP di Gran Bretagna, svoltosi nella storica pista di Slverstone, è stato luogo di sogni realizzati e, altrettanti infranti. Singolare come una serie di eventi siano andati a collimare affinché i desideri di qualcuno si realizzassero nel migliore dei modi. Non posso non parlare di Nico Hulkenberg,il quale, è riuscito a realizzare finalmente il suo sogno che è quello di aver raggiunto il suo primo podio in carriera. Credo che molti ferraristi abbiano sperato, per la prima volta nella loro vita, che una Rossa non riuscisse a raggiungere il podio proprio per non infrangere il sogno del forte e coriaceo pilota tedesco. Sembra quasi la sceneggiatura di un film in effetti, perché a contendersi quel “misero” terzo posto, erano due piloti che per un verso o per un altro ne avevano bisogno disperatamente. Hulkenberg voleva raggiungere quel traguardo perché quel podio, per lui, vale una carriera ed Hamilton lo anelava altrettanto, perché non solo sarebbe andato a spezzare il digiuno di podi da quando è sbarcato a Maranello, evidentemente avrebbe potuto festeggiare quel risultato d’innanzi al suo pubblico di casa. Il destino è beffardo e crudele per gli sconfitti e, di rimando, sa essere come un balsamo per chi invece riesce ad ottenere ciò che vuole. Confesso che il sottoscritto, è uno di quei ferraristi, che ha desiderato che il tedesco della Sauber riuscisse a realizzare il suo sogno, perché semplicemente lo meritava: Hamilton in un modo o nell’altro riuscirà prima o poi a salire sul podio da ferrarista e, con molta probabilità non solo sul gradino più basso, mentre quella che si è presentata domenica scorsa per Nico, forse è stata l’occasione della vita. Il risultato raggiunto dal pilota Sauber è un esempio di vita: mai arrendersi, crederci sempre con ostinazione, perché prima o poi ogni sacrificio deve pagare altrimenti per quale motivo si chiamerebbero sacrifici? Non posso non nascondere l’emozione che quel risultato raggiunto mi ha trasmesso perché, la realizzazione di quel sogno è innanzitutto una lezione di cui tutti dovremmo fare tesoro.

Dietro il terzo posto di Hulhenberg c’è dell’altro naturalmente e qui il karma c’è andato giù duro. Innanzitutto questa è la seconda volta che una Sauber, la Sauber di Binotto, si tiene dietro la Ferrari di Hamilton e questa volta “a casa loro”, senza contare che se Hulkenberg è riuscito a raggiungere il podio, nonostante fosse partito diciannovesimo (!), è stato grazie anche ad una strategia tanto ardita quanto fredda e spietata. Come mai ogni qual volta gli uomini che hanno lavorato a Maranello e, che poi vengono sbattuti fuori e, che quindi vanno a lavorare nelle altre squadre divengono improvvisamente geni? Perché è giusto ricordare che dietro la realizzazione del sogno di Nico c’è uno stratega che si chiama Rueda, lo stesso che appunto era in Ferrari e, che veniva messo in croce puntualmente un GP si e l’altro pure. Oltretutto quello di Inaki non è stato un exploit occasionale, visto e considerato che la Sauber sta andando a punti in maniera abbastanza costantemente e, guarda caso, sempre nei GP “pazzi”. Chi ha voluto Rueda al muretto? Passiamo da un diavolo ad un demonio (secondo la narrazione oscura dei social) in questo caso, perché il responsabile che ha voluto lo stratega ex ferrarista è proprio Binotto, a sua volta ex Team Principal Ferrari, che ha preso in mano una squadra da zero punti e l’ha letteralmente risollevata dalle macerie, tanto che ora si trova al sesto posto nella classica costruttori davanti a squadre come Aston Martin, ed immediatamente dietro al “solido progetto” chiamato Williams. Quando la Ferrari imparerà dai suoi errori? Perché la rivincita e la soddisfazione degli ex ferraristi, ai danni di una Ferrari completamente allo sbando, dovrebbe insegnare quanto meno che la calma è la virtù dei forti e, che le pressioni tossiche dettate innanzitutto dalla fretta di portare a casa un risultato che poi non arriva mai, non porta da nessuna parte.

Ferrari si è presentata al sabato con i galloni di diretta pretendente per giocarsi la pole e quindi la vittoria e, le prove libere erano li a dimostrarlo: la buona notizia infatti è che il nuovo fondo funziona eccome e, su una pista severa come quella inglese, ne abbiamo avuto la dimostrazione. Poi com’è costume della Rossa, nel momento che conta, l’ingranaggio si inceppa ed ecco che i piloti cannano nel momento in cui non si deve sbagliare e da qui i sogni che si infrangono miseramente. Non so voi eppure inizio ad essere stufo, delle sceneggiate autolesionistiche di LeClerc, quando sbaglia il giro di qualifica. A chi giova un comportamento del genere? Apprezziamo la maturità e sincerità del pilota quando ammette lo sbaglio, vero è che incominciano ad essere anche stucchevoli questi pianti esagerati all’interno dell’abitacolo, arrivando a definirsi addirittura un pezzo di sterco! La scelta di Charles, o per meglio dire il suicidio assistito, di uscire con le slick è stato il chiodo della bara di un weekend che ha promesso sogni e che poi si è rivelato un vero incubo.

Hamilton di rimando tesse le lodi della SF-25 per tutte le prove libere, salvo poi fare passi indietro immediatamente dopo il risultato delle qualifiche, addirittura lanciando strali nel corso del weekend affermando, con velate minacce, che non vuole trovarsi nella condizione di disobbedire alla squadra (riferimento a quello che è successo in Austria) e, facendo battutine che evidentemente facevano ridere solo i suoi connazionali (il sottile humor inglese è di difficile digestione), visto che ha affermato che ogni volta che entra nei garage ad ora di pranzo (?) i meccanici stanno sempre a mangiare (pasta asciutta evidentemente). Mi auguro che la Ferrari che verrà sia veramente come egli desidera, cosi almeno eviteremo di sentire queste lagne, nel frattempo il campione inglese deve fare i conti con la dura realtà che è quella che non riesce a cavare un ragno dal buco e, tra le altre cose, non riesce a stare nemmeno in coda alla monoposto di un team cliente della sua stessa Ferrari. Le giustificazioni piovono assieme all’acqua che scendeva sul circuito inglese e, alla dodicesima tappa del mondiale, le mie povere orecchie devono sentire che l’ex Mercedes è ancora nella sua fase di apprendistato. Il sistema, a partire da quello narrativo, ha un disperato bisogno di almeno un podio di Hamilton, fosse solo per mettere a tacere la (giusta) ridda di polemiche che stanno seguendo ogni GP che lo vede lontano dal podio. Domenica scorsa si esaltava la sua rincorsa e si tessevano le sue lodi sulla grande gara che abbia disputato, evidentemente o non capisco nulla (probabile) oppure ho visto un’altra gara: il buon Hamilton è partito quarto e quarto è arrivato, dietro una Sauber (!) quindi ritengo che la sua rimonta, considerando le sue capacità e mezzo, era quanto meno doverosa. Davvero c’è da esaltarsi per una prestazione cosi scialba, considerando chi egli sia e per chi corre?

Cosi come sarebbe stato doveroso che l’Ad Vigna, presente nei box, avrebbe dovuto dire qualcosa di concreto e reale riguardo al futuro del Team Principal Rosso, del quale allo stato attuale, non si sa ancora se guiderà o meno la squadra l’anno prossimo. Al di là delle parole di circostanza, hanno risuonato in maniera sibillina le sue dichiarazioni riguardanti proprio l’argomento del rinnovo: “L’unione fa la forza…”. Sibilline perché di primo acchito, mi verrebbe da pensare, che proprio perché è l’unione che rende forti allora il rinnovo è ormai prossimo. Vero è che con Ferrari non si dormono mai sonni tranquilli (ultimamente solo incubi, altro che sogni!) e mi viene il sospetto, che con quelle parole, abbia voluto dire che è arrivato il momento di stare uniti visto che stanno arrivando tempi difficili. Di certo è vergognoso che siamo giunti a luglio e non si sa ancora nulla riguardo al futuro del capo del muretto, con un mondiale tutto nuovo che dovrà iniziare l’anno prossimo. Siamo passati dai sogni invernali da realizzare, dove le dichiarazioni erano all’ordine del giorno, ai sogni infranti estivi dove il silenzio regna sovrano.

Vito Quaranta