BASTIAN CONTRARIO (VII) Mentalità vincente

Lo spettacolo che si è consumato sulle rive del Santerno, rive tra l’altro che molto probabilmente non rivedremo più a meno che non si verifichi, come per SPA, l’alternanza con altri circuiti (sono molto pessimista a riguardo), è stato deplorevole e vergognoso. A fine GP i tifosi in pista festeggiavano i loro (ed i nostri) beniamini Rossi e questi ultimi di rimando, con Hamilton in prima fila, a fare altrettanto la stessa cosa per la “bella rimonta che gli alfieri Ferrari sono riusciti a compiere”. Davvero è il caso di festeggiare? Veramente dovremmo accontentarci del risultato ottenuto ed essere felici proprio come Lewis a fine gara? Verstappen a fine prove libere (FP2 per la precisione), mentre era ancora seduto in macchina, batteva le mani sul suo costoso volante perché sapeva che la sua vettura, non assecondava le sue esigenze di guida e di fame di vittoria… poi si è visto com’è andata a finire. La differenza tra chi primeggia e, l’attuale Ferrari di Vasseur (in realtà si legge Elkann) è tutta qui: nella mentalità vincente che attualmente a Maranello non esiste.

La Ferrari del rubicondo Team Principal francese ha infranto un nuovo record (negativo) dopo la doppia squalifica rimediata in Cina, ed è stata quella di non arrivare nei primi dieci nelle qualifiche del sabato nel circuito Enzo e Dino Ferrari. Una vergogna ed un’onta ancora più grave di quella cinese appunto, perché almeno li erano dall’altra parte del pianeta a seminare gramigna, mentre questo orrido spettacolo è accaduto d’innanzi al pubblico di casa, con gli appassionati che fischiavano ed abbandonavano gli spalti da un lato e, i piloti dall’altro, che chiedevano scusa davanti ai microfoni dei giornalisti. La domenica per la Rossa si è risolta con un risultato che salva quel minimo di dignità che ancora gli rimane eppure (c’è sempre il trucco ricordate!), quello che i media ed i tifosi festeggiano non è altro che un risultato stretto, bolso e amaro. Innanzitutto perché la Ferrari non può presentarsi in questo stato, a maggior ragione se si considerano le aspettative che c’erano ad inizio anno e, soprattutto, perché se Ferrari è riuscita a risalire la china è stato principalmente perché è mancata la deludente Mercedes e, la Williams ha incasinato la strategia di Sainz, altrimenti la squadra italiana quasi sicuramente sarebbe risultata quinta forza; nulla di più. Dai consumati professionisti del settore è stato scritto che Hamilton, tra le altre cose, avrebbe dovuto portare in Ferrari la mentalità vincente del campione che tanto mancava a Maranello. Vedere il sette volta campione del mondo a fine gare, festeggiare neanche se avesse vinto, è stata di una tristezza infinita soprattutto se paragonato al gesto di stizza dell’attuale campione del mondo a fine prove libere. Un campione affamato, determinato a raddrizzare la rotta, non si sarebbe mai accontentato di un risultato del genere, ed invece Hamilton si dava le pacche sulle spalle da solo per l’ottimo lavoro svolto. La rimonta, che molti (soprattutto i supporter bidonisti… inglesi pardon!) hanno e stanno tutt’ora incensando, a mio modesto parere non è stato nulla di eccezionale se non doverosa e, questo lo affermo sia in luogo del fatto che uno come Hamilton è stato preso (a caro prezzo!) proprio per questo (per non parlare del compagno) e, sia perché appunto in pista alcuni avversari si sono persi. Non si dimentichi che lo stesso Lewis è rimasto infognato dietro l’imberbe e sfigato Antonelli per mezzo GP e, solo il ritiro di quest’ultimo, gli ha dato il via libera (a differenza del suo compagno di box che ha risolto la “pratica Kimi” in due giri!), altrimenti non lo so se l’inglese a fine gara sarebbe stato raggiante. Ferrari, per mano (e piedi) dei suoi piloti, aveva il dovere di provare a raddrizzare un weekend disastroso, perciò il sottoscritto non vede nulla di eclatante nel risultato ottenuto. Panem et circenses è una legge universale che si applica da più di duemila anni e, purtroppo per il popolo bue funziona sempre: risultato mediocre passato per successo, bagno di folla (fosse solo per quello che quei disgraziati in pista hanno dovuto pagare per stare li!) ad uso e consumo delle telecamere ed arrivederci e grazie.

Una squadra con una vera mentalità vincente, non avrebbe mai festeggiato prima di iniziare a lottare sul serio, di sicuro avrebbe avuto un profilo basso ad ogni appuntamento disatteso (altro che “C’è il potenziale”) e, soprattutto non gioirebbe per la conquista di un misero quarto e sesto posto davanti al proprio pubblico di casa. L’esempio ci viene dato proprio da chi, in teoria, dovrebbe essere sazio ed invece al contrario non è mai domo. Mi riferisco a quel purosangue di Verstappen che già dal giovedì sapeva che avrebbe potuto centrare il colpaccio, ed ecco perché quella rabbia mostrata venerdì pomeriggio. Questa è una mentalità vincente che tanto manca a Maranello e, che solo ai tempi del Kaiser ho visto albergare in quei lidi. Lo stesso LeClerc che si scusa in mondo visione (e vorrei vedere che non l’avesse fatto!) e che dice (la fiera dell’assurdo) “Puoi montare le gomme anteriori dietro e viceversa tanto non cambia nulla”, è un’ammissione di colpa inequivocabile e non mi riferisco al progetto sballato, perché non è lui a disegnare la vettura, quanto per il fatto che se la squadra, questa squadra, versa in codeste condizioni è anche una sua responsabilità. Mentalità vincente signore e signori: attualmente ciò che fa la differenza tra il campione olandese ed il mancato campione monegasco è tutta nell’atteggiamento nei riguardi della propria squadra, nel prendere posizione. Verstappen con quattro titoli già in bacheca ha puntato i piedi (“Se va via Marko vado via anche io”) e soprattutto, ha minacciato comunque di andare via se non si fosse migliorata la RB21 (che comunque nelle sue mani è l’unica anti McLaren), mentre il buon Charles più che piangere davanti ai microfoni non va oltre. Penso che sia arrivato il momento di guardare in faccia alla realtà e, di accettare l’asperrima verità che riguarda la prima punta Rossa, perché egli è stato a guardare mentre smantellavano una squadra che con tanta fatica era arrivata a lottare per il mondiale con una Red Bull dominante senza dire nulla, sempre lui si è fidato del Presidente e del Team Principal che ha messo al comando e, ancora lui era per le strade di Milano a gridare “Ci giocheremo entrambi i mondiali” anziché capire realmente come stavano andando le cose, perché dopo sette lunghi anni, avrebbe dovuto capire in quale squadra si trova!

Nulla del contrario purtroppo è accaduto ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, con l’ennesimo anno buttato e con il prossimo che è tutto un enigma e, a tal proposito, si chiaro che ammesso e non concesso che Ferrari dovesse vincere il mondiale nel 2026, ciò non toglie che questo eventuale successo non andrebbe a cancellare quello a cui stiamo assistendo (sebbene già sono ben conscio che molti dimenticheranno!) oggi, perché determinati successi si devono analizzare anche attraverso le pene che una team affronta e, l’attuale Ferrari di Vasseur che ha l’appoggio incondizionato della Dirigenza Rossa, non solo ha completamente disatteso tutte le aspettative riposte, bensì ha ampiamente dimostrato che nemmeno conoscono il significato di mentalità vincente. Rifare il retrotreno della SF-25 è solo un disperato tentativo (con la macchina 2026 da progettare tra l’altro!) per cercare di salvare la faccia, arrivando a qualche vittoria di tappa, magari vedendo Hamilton urlare di gioia per aver vinto l’unico GP dell’anno della Rossa. Mentalità vincente; questa sconosciuta.

Buon GP di Montecarlo a tutti (preparatevi ad un’altra legnata, visto che nelle strade del principato la qualifica è ancora più importante che ad Imola).

Vito Quaranta