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RICCIARDO E LA MCLAREN RISORGONO A MONZA. VERSTAPPEN E HAMILTON SI SCONTRANO.

Finalmente Monza. Col pubblico (poco). E con il programma espanso grazie alla Sprint Race del sabato, con la qualifica il venerdì, a rendere le tre giornate più vive.

E il week-end parte all’insegna di Bottas, autore della “pole” e vincitore in scioltezza della Sprint. Mentre per il suo compagno la garetta si rivela ancora una volta insidiosa e, con una partenza orribile, vanifica una potenziale pole (visto che Valtteri dovrà partire in fondo causa cambio della power unit), passando da secondo a quinto, dietro Verstappen e le due McLaren che sui lunghi rettilinei brianzoli volano. E a Lewis non resta che pronosticare una facile vittoria per il rivale.

Si spengono i semafori e Ricciardo parte a fionda superando Verstappen, il quale non prova nemmeno a contrastarlo. Ottima partenza anche per Hamilton, nonostante le gomme più dure montate con suo disappunto. L’inglese supera Norris e alla Roggia arriva affiancato a Max, che non gli lascia spazio e lo costringe al taglio di chicane, facendogli perdere la posizione anche su Norris. Dietro di loro, Giovinazzi, autore di un’ottima partenza, arriva lungo e rientrando in pista viene tamponato da Sainz, cui aveva soffiato la posizione all’avvio, finendo contro le barriere. 

Breve periodo di Virtual Safety Car, e, alla ripartenza, Verstappen entra subito in zona DRS con Ricciardo, ma, come già detto, la McLaren vola e Max non riesce a tentare l’attacco. Stessa cosa per Hamilton, che non riesce in alcun modo ad avvicinarsi a Norris.

Al decimo giro, dietro i primi 4 a debita distanza ci sono Leclerc, Perez e Sainz.

Al dodicesimo giro Hamilton riesce finalmente ad arrivare a tiro di Norris e a tentare un attacco, rintuzzato dal connazionale senza troppa difficoltà. Approfittando del duello fra i due inglesi, Leclerc sembra potersi avvicinare, ma è solo un’illusione.

Al giro 21 i tempi iniziano ad alzarsi e i distacchi fra i primi 4 anche. Verstappen va lungo alla prima chicane e perde mezzo secondo, lasciando respirare un po’ l’ex compagno di squadra. E al giro 23 Ricciardo decide di fermarsi ai box ed esce subito dietro Sainz. La Red Bull copre la mossa e fa fermare anche Verstappen, che incappa in un pit-stop lunghissimo e perde 9 secondi. Contemporaneamente, Hamilton supera Norris e la situazione si ribalta completamente.

Ora in testa alla corsa c’è Lewis che, ricordiamolo, ha montato le gomme più dure, e inizia a segnare tempi ottimi, ma la squadra lo fa fermare subito.

Anche per Lewis il pit-stop è molto lento, e così all’uscita si ritrova esattamente di fianco a Verstappen. Entrano assieme alla prima variante, nessuno dei due alza il piede e lo scontro è inevitabile, con la gomma posteriore destra di Max che distrugge l’airbox della vettura di Hamilton e sfiora pericolosamente la sua testa. Se non ci fosse stato l’halo, l’esito avrebbe potuto essere poco piacevole.

L’immagine delle due macchine nella ghiaia, una sopra l’altra, entrerà nella storia. Intervento inevitabile della Safety Car, e la gara riparte con Ricciardo davanti a Leclerc e Norris. Seguono Perez, Sainz e Bottas.

Norris supera Leclerc con una bellissima manovra alla Curva Grande, e si porta dietro al proprio compagno di squadra. Le Ferrari in rettilineo non vanno, e Bottas supera Sainz. Subito dopo anche Perez supera Leclerc, ma lo fa tagliando la chicane senza restituire la posizione, il che gli costerà 5 secondi di penalità. Poi è il turno di Bottas passare davanti al monegasco, che si riprende brevemente la posizione per poi capitolare definitivamente. Nel frattempo le McLaren cercano di prendere il largo. A questo punto i loro avversari per la vittoria sono i compagni di squadra dei due che si sono scontrati poco prima.

Norris chiede al suo box di avvisare il compagno di aumentare il ritmo. 17 giri separano la McLaren dalla vittoria, ma Bottas sembra essere incredibilmente veloce e Ricciardo viene avvisato di questo.

A 10 giri dalla fine i primi sono in fila distanziati fra loro e incapaci di tentare un attacco a chi li precede. Norris chiede un’altra volta cosa deve fare e il team lo consiglia di starsene buono in seconda posizione.

Bottas riesce ad attaccare Perez alla Curva Grande ma il messicano si riprende la posizione alla Roggia. Poi Mazepin parcheggia la macchina alla Ascari, e la direzione gara decide saggiamente di non far uscire la Safety Car ma di usare la Virtual. 

Ricciardo sfrutta tutte le situazioni con grande esperienza, e si mette Norris a due secondi, con Perez e Bottas ad un altro secondo e mezzo. Mancano 7 giri alla fine, e la doppietta McLaren è sempre più vicina.

E, infatti, non succede più nulla, e Ricciardo raddrizza con una splendida e meritatissima vittoria una stagione che fino a qui era riduttivo definire disastrosa. E con il suo compagno di squadra Norris dietro di lui, la McLaren coglie non solo la prima vittoria dopo 9 anni, ma anche la prima doppietta dopo 11. Al terzo posto in pista arriva Perez, ma la penalità lo retrocede al quinto. Sul podio ci va quindi Bottas, rimontato dalle ultime posizioni, seguito da Leclerc, Perez e Sainz, Poi Stroll, Alonso, Russell e Ocon. 

Poca gloria per le AlphaTauri, fuori gioco fin dalla partenza, per Vettel, che sembra vicino al ritiro, e per le Alfa Romeo, con Kubica che, in fin dei conti, è arrivato a pochi secondi da Giovinazzi, il quale, dopo la prestazione odierna, vede probabilmente diventare una chimera la riconferma del posto.

Ho parlato di vittoria meritatissima per Ricciardo. Se è vero che i due favoriti si sono scontrati, è anche vero che fino al momento del fattaccio la gara l’aveva dominata lui. Niente a che vedere con la vittoria di Gasly lo scorso anno, o di Ocon in Ungheria quest’anno. Semplicemente, Ricciardo e la McLaren sono state fortissime a Monza. Come dimostra il giro più veloce segnato all’ultima tornata, segno che Daniel non aveva nemmeno espresso tutto il suo potenziale, come ha poi confermato a fine gara.

Quanto allo scontro fra titani, è difficile trovare una responsabilità precisa. Nessuno dei due molla, e, come ha riconosciuto Verstappen alla fine, per fare la curva bisogna collaborare, e oggi questo non è successo. Bene per la Formula 1, che deve continuare a scrivere pagine che restino nella storia, senza dovere continuamente tirare fuori dagli archivi quelle degli anni settanta, ottanta e novanta.

Ora si va a Sochi, con una Red Bull chiaramente più in forma della Mercedes. E con la prospettiva di tanti altri duelli all’arma bianca fra i due contendenti, sperando che eventuali repliche avvengano sempre a cinquanta all’ora, come oggi, possibilmente senza che le macchine finiscano una sopra l’altra. 

 

VERSTAPPEN VINCE IN CASA. HAMILTON PRENDE ATTO.

Dalla collina al mare. Dal tempo da lupi al meteo da abbronzatura. In una sola settimana. Ma il pubblico è sempre quasi tutto vestito d’arancione, a maggior ragione questa volta, visto che siamo in Olanda.

Si torna a Zandvoort, 36 anni dopo l’ultima gara che fu anche l’ultima vittoria in carriera di Niki Lauda. Su un circuito diverso, perchè nel frattempo hanno venduto un po’ di terreno per farci delle villette. E così nel poco spazio a disposizione hanno dovuto ricavarci, con un po’ di fantasia, un circuito adatto alla F1 attuale. E ne è venuto fuori qualcosa di bellissimo da guidare in solitaria, molto meno quando in pista ci sono 20 macchine di 5.5×2 metri.

E, infatti, nelle prove si sono viste un po’ di bandiere rosse per fermare le operazioni e riparare le barriere. Nulla ha però potuto fermare il prode Max dal conquistare la pole davanti al suo pubblico nonostante un guasto al DRS. Ma il rivale al titolo è lì in prima fila di fianco a lui, con il suo assistente finlandese subito dietro, pronto ad aiutarlo con qualche azione geniale. L’altra Red Bull è invece in fondo allo schieramento per un errore tattico che l’ha fatta eliminare subito in Q1. Quindi l’idolo olandese se la dovrà sbrigare da solo, come al solito.

Si spengono i semafori e il tanto temuto caos non si verifica. I primi 6 vanno via tranquilli in quest’ordine, con Verstappen che mette subito una bella distanza fra sé ed Hamilton. Giovinazzi, incredibilmente settimo in griglia, vanifica la buona qualifica facendosi beffare da Alonso, autore di un’altra delle sue ottime, Ocon e Ricciardo.

Il ritmo imposto da Verstappen è troppo alto per Hamilton, che si ritrova in pochi giri a 3 secondi dall’avversario, con Bottas dietro di lui di altri 3 secondi. 

Al decimo giro Lewis si sveglia e segna il giro più veloce, portando il distacco sotto i 3 secondi. Dietro non succede nulla, le macchine sono ben distanziate fra loro e la pista, come previsto, non permette grossi duelli.

Al giro 21 Hamilton si ferma per montare gomma a mescola media e tentare l’undercut, la Red Bull decide di non rischiare e fa fermare immediatamente anche Verstappen, che si ritrova alle spalle di Bottas. Lo raggiunge al giro 30, e al finlandese viene chiesto di difendersi meglio che può, provando a fare perdere qualche secondo all’olandese. Ma Lewis non ne può approfittare, perchè causa doppiato si ritrova piuttosto lontano dall’olandese. Il quale, complice un suo errore nella penultima curva, riesce a sopravanzare facilmente Valtteri, che si ferma subito per cambiare le gomme.

E’ evidente che il talento di Hamilton non è sufficiente a far colmare il gap, e in Mercedes si inventano un improbabile secondo stop anticipato al giro 40, con Hamilton che chiede il motivo visto che le gomme erano ancora in forma. La mossa a sorpresa è decisamente fuori tempo, perchè l’inglese rientra nel traffico. A Verstappen basta coprirlo ancora una volta per stargli davanti  e mantenere il distacco ai soliti 3 secondi. 

Passata la metà gara, i primi 8 sono nello stesso ordine in cui si trovavano al primo giro, con Gasly quarto, Leclerc quinto e Sainz sesto, poi Alonso e Ocon. 

Hamilton non molla, e prova a restare attaccato a Max, anche se dalla Mercedes gli fanno capire che non hanno più nulla da provare e che se vuole vincere il modo lo deve trovare lui. Dopo avere ridotto il distacco fino a 1.5 secondi, a 12 giri dalla fine le sue gomme cominciano ad abbandonarlo, e l’inglese è costretto ad arrendersi.

Ma in Mercedes oggi sono molto fantasiosi e, pur avendo già il secondo e terzo posto in cassaforte, nonchè il giro più veloce saldamente in mano al loro pilota di punta, decidono di fare le cose strane. Bottas viene fatto fermare senza apparente motivo a 5 giri dalla fine per montare gomme morbide. Il finlandese non se lo spiega e gli viene naturale mettersi a spingere per fare il giro più veloce. Il suo box gli chiede di abortirlo perchè in quel modo lo toglierebbe al compagno di squadra, ma Valtteri non ubbidisce, e così in Mercedes fanno fermare Hamilton per montare a sua volta la gomma morbida e riprendersi il punto addizionale. Cosa che gli riesce proprio all’ultimo giro disponibile.

Prima della bandiera a scacchi, c’è anche spazio per l’ultima prodezza di Alonso, che sorpassa il suo connazionale Sainz sulla macchina che una volta era la sua, per cogliere un altro ottimo risultato.

La bandiera a scacchi saluta così la splendida vittoria di Verstappen davanti al suo pubblico in tripudio, con Hamilton e Bottas a completare il podio, Gasly ottimo quarto e primo dei doppiati, poi Leclerc, Alonso, Sainz e Ocon. In nona posizione Perez, rimontato dall’ultima posizione, e, a chiudere la zona punti, Norris, che ha pagato una qualifica infelice. Primo fuori dai punti il solito opaco Ricciardo.

Pessima giornata per Williams, Aston Martin e Alfa Romeo, con Giovinazzi in ombra nonostante l’ottima qualifica, complice anche una sosta aggiuntiva per una foratura. Gara decente per Kubica, che ha sostituito il ritirando Raikkonen positivo al Covid.

Oggi per la Mercedes non c’era niente da fare contro un avversario indubbiamente più forte, e, senza colpi di sfortuna, ritornato ai livelli che gli competono. Ora si va a Monza, dove verosimilmente avremo la conferma che, se i tedeschi vogliono portare a casa il mondiale, devono inventarsi qualcosa di meglio di quello che hanno mostrato oggi, perchè contare sul talento di Lewis e sugli errori degli avversari non è sufficiente.

P.S. Come abbiamo detto in premessa, ci sono state 6 bandiere rosse nelle qualifiche, ma in gara si è vista solamente una bandiera gialla. C’è da giurare che per la maggior parte dei piloti, se non per tutti, il comandamento numero uno che viene dato non sia “vai più veloce possibile” ma “attento a non fare danni perchè potremmo ritrovarci senza ricambi”. Potenza del budget cap.

* immagine in evidenza dal profilo Twitter @redbullracing

BASTIAN CONTRARIO: LA PIOGGIA DI LIKE

Parto in quarta nel “Bastian contrario” di questa settimana, perché tanta è la delusione, tanta è la rabbia ed il rammarico che il GP del Belgio ha lasciato sul palato degli appassionati. Parlo di appassionati e non di tifosi di proposito, perché i primi sono stati i protagonisti ed i veri eroi del weekend. I secondi, invece, soprattutto quelli social, hanno dato il meglio di sè, perché ciò che conta è il consenso… come se piovesse; perché non basta l’acqua che scende dal cielo belga a cui badare, pure della pioggia di like ci siamo dovuti preoccupare. Lascio a persone molto più esperte di me il compito di commentare gli eventuali aspetti tecnico – regolamentari di questo nefasto e plumbeo GP. Da parte mia preferisco rivolgere le mie attenzioni al grande pubblico che si è avvicinato alla F1 e che da una tastiera virtuale (quando ha vinto l’ultimo mondiale la Ferrari, la tastiera del cellulare ancora si toccava!) elargisce giudizi e condanna senza posa (anche il sottoscritto naturalmente) chiunque osi contraddire il pensiero perbenista, a senso unico e politically correct del “safe”, a qualunque costo.

Di sicuro, tra le righe di questa rubrica, mai leggerete censure e proposte di bannare dai social coloro i quali odiano ad oltranza. Il compianto Umberto Eco era assolutamente contrario e classista a riguardo. Diceva che i social hanno dato voce anche agli idioti da bar. Vero! Eppure la libertà viene oltre ogni cosa e quella di espressione non è da meno. Perché cosi come un uomo (e donna) qualunque è libero di dire ciò che meglio crede, allo stesso modo i tanti uomini e donne, che stanno dalla parte opposta, hanno la libertà di scegliere se leggere o meno quei commenti. Divago? Non credo, in quanto “il volgo digitale”, disprezzato da Eco, è una realtà forte in ogni ambito e la F1 non è esente da tutto questo.

I tanti tifosi, assiepati dietro le loro tastiere (gli appassionati, quelli veri, erano all’addiaccio a sperare che succedesse il miracolo), erano in fremito e, allo stesso tempo, freddi come cecchini, pronti a sparare su chiunque avesse osato dire “fateli correre”. Come si è arrivati a tutto questo? Com’è possibile che nello sport che è uno dei più pericolosi al mondo e, nel contempo, la falange che lo ha sempre seguito, che è sempre stata la più rispettosa, sia dei piloti (che rischiano la vita in pista) che tra loro stessi (tanto da vederli uno addosso all’altro sulle stesse gradinate, indipendentemente dai colori che seguono), si è potuta ridurre in questo stato? Ebbene, anche se odio ammetterlo, la prima responsabile in tutto questo è proprio la nostra F1 la quale se da un lato dopo la morte di Ayrton Senna ha elevato gli standard di sicurezza, nel contempo ha contribuito ad educare le masse allo “stay safety” a trecento sessanta gradi e ad oltranza. Nessuno e ripeto nessuno vuole vedere cadaveri sparsi sulla pista tra lamiere contorte eppure il nostro amato sport non sarà mai sicuro al cento per cento. Nonostante questo, il “sistema F1” ha educato i tanti tifosi, che si sono affacciati a questo sport, che la sicurezza è cosi importante che deve addirittura snaturare lo stesso sport, che per antonomasia e per definizione è rischioso. Unito a questo metodo educativo, vi è da aggiungere la scelleratezza della eliminazione dei test in pista (non ditemi che quattro giorni di prove in pista siano sufficienti) a favore di milionari simulatori, i cui software, per quanto sofisticati, non potranno mai sostituire la realtà del circuito. Si prenda Lando Norris: il ragazzo al sabato era “in tiro forte” e con molta probabilità avrebbe anche centrato la pole (la prima fila era ampiamente alla sua portata), tanto che spingeva come se non ci fosse un domani. Proprio questo spingere lo ha ingannato, portandolo rovinosamente tra le barriere del circuito belga. Questi piloti, purtroppo  (a differenza dei loro colleghi del passato), non avendo l’opportunità di girare, hanno una sensibilità che di sicuro non è comparabile agli uomini che li hanno preceduti e, nel contempo, hanno una percezione del pericolo totalmente diversa. Naturalmente mi riferisco alle condizioni estreme che abbiamo visto proprio in questo ultimo weekend di gara e che nel passato sarebbero state considerate routine, (alla condotta delle gestione e alla particolare situazione meteo ci arriviamo dopo).

Questo atteggiamento, da parte della federazione, reiterato nel tempo, ha portato dall’altra parte (della barricata); un atteggiamento ostile nell’approcciare a condizioni del genere. Ed infatti è stato un delirio di “speriamo che non si facciano male”, “interrompete le qualifiche”, “tu vuoi i morti in pista!” (sì, mi è stato detto anche questo) e dulcis in fundo, ad incidente di Norris appena accaduto, arriva Vettel (a sincerarsi delle condizioni del collega  e ad invocare bandiere rosse prima, condizionando non poco l’operato di Masi il giorno seguente), che con il suo atteggiamento ha contribuito non poco ad educare questa orda di leoni da tastiera, che tanto tengono alla salvezza del singolo. Le stesse orde che poi si sono scatenate alla domenica, perché lo spettacolo gli è stato negato da quella stessa “madre”, che li ha educati a credere alla sicurezza ad oltranza ed al perbenismo da social acchiappa like a pioggia . Ho citato Vettel perché lui si è reso protagonista di quell’episodio al sabato, eppure, tutti i piloti si sono stati responsabili di quanto accaduto domenica. Come mai non hanno fatto sentire la loro voce a riguardo? Come mai i più anziani ed esperti non sono andati da Masi? Per quale motivo al sabato lo stesso Vettel invocava la sospensione della sessione di qualifiche e poi il giorno dopo, con condizioni ben peggiori, si ostinava a rimanere in auto, quando ormai si era capito che avrebbero sospeso tutto?

Nel frattempo la pioggia scendeva copiosa su SPA e con essa anche il buio. La disastrosa condotta di gestione della gara iniziava ad assomigliare sempre più a quella che abbiamo visto a Suzuka 2014. Alla fine ha prevalso il buon senso, anche se è stato applicato nel modo più scellerato possibile: le condizioni di gara che abbiamo visto domenica scorsa erano proibitive e questo è innegabile. Solo, io mi chiedo come sia stato possibile accettare il fatto di compiere quei tre giri dietro la safety car esclusivamente per rendere valida l’assegnazione del cinquanta per cento dei punti, quando tutto il circo (ormai è una costante questa parola su questa rubrica), se ne sarebbe potuto uscire in maniera pulita, facendo girare tutti i piloti alle quindici, anziché alle diciotto passate, dietro Bernd Maylander. In questo modo, tutto il mondo si sarebbe reso conto che le condizioni erano improbe e tutti se ne sarebbero fatti una ragione. Purtroppo di ragionare non ne ha voluto sapere nè il mondo della F1, rispettando il protocollo con quella farsa del festeggiamento sul podio (Russell rispecchia tutta l’educazione di questa nuova “generazione simulatore”) nè tanto meno i tifosi da tastiera, i quali si sono scagliati contro l’assegnazione del punteggio: che piaccia o meno, il GP (per regolamento) con quei giri, è stato validato, cosi come lo si voglia o no, le qualifiche sono state disputate, quindi ha ragione Brawn quando dice “che è giusto premiare il coraggio dei piloti visti sabato”. Tanto si sa, qualunque fosse stata la scelta, bisognava scontentare qualcuno e, ad essere sincero, forse, l’aver deciso in favore di ciò è stata l’unica cosa sensata che la FIA ha fatto domenica. Con buona pace di Hamilton che avrebbe potuto parlare e far valere il suo carisma durante quello stillicidio (facile farlo dopo) e dei tanti incontentabili tifosi, i quali, non paghi di quella situazione meteo, hanno detto e fatto di tutto per continuare a vedere quella incessante pioggia di like  di cui tanto hanno bisogno.

Vito Quaranta