LE NON PAGELLE DI MIAMI 2026

Miami, terra di eccessi, di finzioni sceniche, di finte navi da crociera con piscina che più pacchiane non si può, di verità sportive che, ogni tanto, emergono con violenza brutale. Dopo Melbourne avevamo dei sospetti, in Cina abbiamo lasciato qualche lacrima di commozione ma c’era il sentore di colpo di fortuna, in Giappone quasi non ci credevamo e ora? dopo Miami? Tre indizi la fanno una prova inconfutabile?

Andrea Kimi Antonelli non è il futuro della Formula 1. È il presente, e pure un presente che picchia forte.

Su un circuito sporco, complesso, per certi versi illogico come Miami, dove la gestione dell’energia elettrica è una tortura mentale e ogni errore si paga a carissimo prezzo, è emersa una gerarchia chiara. Qualcuno cresce, come McLaren che fa un salto quantico rispetto alle prime due gare e supera in un balzo Ferrari (che pure ha detto la sua con aggiornamenti per una volta efficaci anche se non abbastanza) e Mercedes (non ci fosse Kimi, ovviamente). Qualcuno regredisce. Qualcuno, semplicemente, viene messo in imbarazzo.

E ora sì, senza ulteriori preamboli: non‑pagelle, con qualche cattiveria aggiunta.

  1. ANDREA KIMI ANTONELLI – voto 10 e lode

Tre. Vittorie. Consecutive.

Fermiamoci un attimo, respiriamo, e rendiamoci conto della portata. Terza vittoria di fila nella sua primissima stagione vera, quantomeno in quella in cui è chiamato a far vedere che non è una trovata pubblicitaria, su una Formula 1 completamente rivoluzionata, contro gente che dovrebbe insegnargli il mestiere.
E invece sono loro che le prendono.

A Miami Antonelli non vince per caso, non vince per strategia, non vince perché “gli altri sbagliano” e nemmeno per qualche momento fortunato. Vince perché è il più veloce, perché guida meglio, perché sbaglia meno. Punto.
La gestione della gara è semplicemente imbarazzante per la concorrenza: decide lui quando spingere, quando controllare, quando uccidere sportivamente chiunque osi avvicinarsi.

Controlla la sfuriata di Leclerc a inizio gara e poi aggredisce quando c’è da aggredire con una perentorietà da campione (che era la sua mancanza principale dell’anno scorso).

Russell? Mai davvero in partita.
Norris? Ci prova, ma è come lottare contro uno che gioca su un altro livello.

Antonelli sembra uno che questa Formula 1 l’ha capita prima ancora che inizi il mondiale. E la cosa più inquietante è che lo fa con una naturalezza disarmante, senza isterismi, senza team radio ansiosi, senza nemmeno dare la sensazione di uno sforzo sovrumano in questo mostrando la naturalezza di un dominio che abbiamo visto, negli ultimi anni, solo con Max (e talvolta con Piastri che però…).

Se qualcuno aveva ancora dubbi sul fatto che Mercedes abbia fatto “all in” sul cavallo giusto… ecco, può serenamente metterli via.

  1. LANDO NORRIS – voto 8 ½

La McLaren risorge. Finalmente.
E Lando, peraltro in uno dei suoi circuiti preferiti, la porta dove può.

Secondo posto solido, limpido, senza errori, e soprattutto senza l’aria smarrita vista a inizio stagione. Norris fa una gara intelligente, costante, persino brillante a tratti. Ma c’è un problema: davanti a lui c’è Antonelli. E contro Antonelli, oggi, non basta essere bravi.

Lando ci prova, resta aggrappato, tiene botta nei momenti chiave. La parte più bella della corsa è stato quell’infinito numero di giri in cui Lando ha tenuto testa a Kimi, sempre a 1 secondo o persino meno. Ma è sempre stato nella posizione scomoda di chi resiste, non di chi comanda. McLaren è tornata viva e competitiva, e questo è il vero dato positivo del suo weekend. Il secondo posto, quindi, è tutto fuorché un fallimento.

Ma non è una vittoria. E non è mai sembrato davvero possibile che lo fosse.

  1. OSCAR PIASTRI – voto 7

Podio, sì. Ma con un asterisco grande come una casa.

Piastri beneficia pienamente della resurrezione McLaren, questo è innegabile. Ma se confrontiamo le due prestazioni papaya, emerge una differenza piuttosto chiara: Norris sembra guidare la macchina, Piastri sembra subirla. Ha alternato momenti brillanti a momenti inquietanti, come se per l’appunto fosse un po’ portato a spasso dalla pur brillante vettura che si è ritrovato a guidare. Difficile da definire. La sensazione è che non padroneggi ancora bene le tecnicalità di guida con questi nuovi motori e che vada seguendo alla lettera il “compitino” preparato dal muretto. Ma da lui non vogliamo questo, no?

Il terzo posto, peraltro, arriva grazie al clamoroso regalo di Leclerc nel finale. Fino a quel momento Oscar era corretto, pulito, ma anche piuttosto opaco. Mai uno sprazzo di vera cattiveria agonistica, mai la sensazione che potesse fare qualcosa di “in più” e, soprattutto, con un ritmo neanche lontanamente paragonabile a quello di Norris.

In un contesto in cui la McLaren torna competitiva, Piastri avrebbe dovuto mettersi maggiormente in mostra. Invece resta lì, ordinato, educato, un filo anonimo. E il confronto interno, questa volta, pende senza grandi discussioni dalla parte di Norris.

  1. GEORGE RUSSELL – voto 6.5

Il risultato è buono. La prestazione, un po’ meno.

Quarto posto, certo. Ma Russell a Miami viene letteralmente asfaltato dal compagno di squadra. E non di poco. Non è una questione di strategia o sfortuna: è proprio una questione di passo, di controllo, di velocità pura.

George sembra quasi spaesato di fronte a un Antonelli che in questa fase della stagione gli mangia in testa sul piano tecnico e mentale. La gestione dell’energia, suo presunto punto di forza nei test e nel primo GP dell’anno, sembra svanita nel nulla e, soprattutto, sembra navigare nel totale disinteresse dei media e della squadra.

Nonostante tutto ciò, Russell porta a casa il massimo possibile ma è chiaro che la situazione si è messa malissimo. Urge un immediato ritorno a quelle che erano le previsioni di inizio anno perché con il recupero di McLaren e di Ferrari Toto ci mette un secondo a gerarchizzare tutto in favore di Kimi. Ma a quel punto la sua carriera che fine farà? Staremo a vedere.

  1. MAX VERSTAPPEN – voto 7

L’inizio di gara è un casino totale.
Max, per una volta, sbaglia a calcolare lo spazio tra lui e Leclerc e il passaggio sul cordolo si rivela fatale. Oppure, il che cambia poco l’esito finale, si può pensare che abbia preteso troppo. Il testacoda che ne deriva si rivela disastroso per le sue velleità di vittoria ma non è la prima volta che gli capita di girarsi in quel modo, riuscire a controllare la vettura per poi ricominciare la gara come niente fosse: se non è abilità sovrumana quella non saprei come altro qualificarla. È fortunato a non essere centrato da nessuno ma d’altra parte si era in una lenta chicane e gli altri hanno avuto il tempo per evitarlo senza che si creassero soverchi pericoli.

È in questo modo che succede la cosa più “verstappeniana” del mondo: si rimette insieme, sistema la situazione e porta a casa un risultato che, viste le premesse, è più che dignitoso. Chiaramente l’idea di anticipare il cambio gomme teneva conto della pioggia che più e più volte è stata preconizzata dai radar, pioggia che non è arrivata e non c’è stata alcuna possibilità di agganciare il podio.
Gli aggiornamenti tecnici sembrano comunque essere molto positivi,  con Hadjar messo a distanza siderale in qualifica e con la curiosa ampiezza dell’apertura dell’ala posteriore che risalta parecchio nelle inquadrature televisive anche se  non so quanto vantaggio reale porti. In ogni caso, visto anche il risultato in qualifica, la Red Bull a Miami sembra finalmente tornata a livelli decenti e il quinto posto finale lascia segnali incoraggianti.

Non è il Verstappen dominatore cui siamo abituati, ma è ancora quello che massimizza tutto ciò che ha. E, onestamente, basta già questo per tenerlo nella conversazione mondiale.

  1. LEWIS HAMILTON – voto 6

Delusione? Sì ma con i dovuti distinguo.

Dopo un buon avvio di stagione e con aggiornamenti tecnici importanti sulla vettura, ci si aspettava molto di più. Invece Hamilton a Miami è opaco, quasi invisibile, e mai davvero dentro la gara.

L’ottima partenza è subito vanificata dal 360° di Max che lo costringe indietro. Il successivo duello con Gasly è disastroso perché ha un contatto che gli apre un buco sulla paratia laterale con la conseguenza che il motore va male per tutta la gara. La delusione quindi non riguarda la gara, in cui ha potuto far poco, ma la qualifica dove per la seconda gara di fila (dopo l’incoraggiante inizio di stagione) subisce un distacco notevole da Leclerc, simile a quelli che si prendeva l’anno scorso. Mah.

  1. FRANCO COLAPINTO – voto 9

Wow. Davvero wow.

L’argentino, dopo un’eccellente qualifica in cui non solo va finalmente in Q3 ma va anche più forte di Gasly, che sino ad oggi l’aveva asfaltato, si butta nella mischia senza timori reverenziali, guida con grinta, lucidità e una voglia che trasuda da ogni curva. E grazie anche al pasticcio clamoroso di Leclerc nell’ultimo giro, porta a casa il miglior risultato della sua carriera.

Ma attenzione: come accennato, pur su altro livello, per Antonelli, il suo ottimo risultato non è dovuto solo a questo o quel colpo di fortuna. Colapinto c’è stato, eccome, grazie ad un ritmo che il gruppo “degli altri” se lo sognava. Alpine è probabilmente la sorpresa della stagione anche a prescindere dal motore Mercedes e fa punti anche quando la sua punta finisce fuori gara. Bene così

  1. CHARLES LECLERC – voto 9 (con amarissimo 3 di riserva)

Dopo la relativa delusione delle qualifiche il nostro buon Charles sfodera una partenza con una mossa geniale, una di quelle che dovrebbero finire negli annali della Formula 1 moderna. Una roba da maestro. Non è solo il consueto stacco da record, che in questa stagione Ferrari ci riserva ogni volta, a renderla tale. È la straordinaria lucidità con cui affronta la prima curva dopo aver calcolato sia la mossa di Antonelli che quella conseguente di Max. Anticipare la frenata per prendere l’interno della curva è normalmente una mossa che si fa in corso di gara, non in partenza ove si cerca di massimizzare la posizione e poi tentare di mantenerla per il resto del giro. La frenata tattica di Leclerc appare dunque innaturale in quel frangente. Eppure lui decide di farla. Ogni volta che vedo queste cose non posso fare a meno di meravigliarmi di fronte alla capacità di questi fenomeni di capire e calcolare situazioni in frazioni di secondo infinitesimali.

Semplicemente strepitoso.

I primi giri sono eccellenti ma ciononostante la sua leadership dura poco. Riesce comunque a stare in gara per parecchio tempo. Anche lui è un po’ condizionato dall’attesa della pioggia e sebbene in team radio esprima insoddisfazione per il pit c’è da dire che era un vero terno al lotto capire l’evoluzione meteo. È comunque eccezionale nel recuperare e superare Russell e per tutto il resto della gara è veloce e lucido. Tutto bene dunque? Podio assicurato? Purtroppo no. Superato dal non irresistibile Piastri odierno proprio all’ingresso del “last lap” decide, giustamente, di settare la vettura per riprendersi la posizione. Ma lo fa male. E si gira in modo maldestro danneggiando la vettura in curva tre. Di lì in avanti pasticcia malamente con parecchi tagli di traiettoria che gli costano la penalità e due-tre posizioni nella classifica ufficiale. Un errore non da Leclerc, non a questo livello, che dà la misura come queste vetture siano ancora difficilissime da gestire fuori dalle condizioni standard.

Peccato.

  1. CARLOS SAINZ – voto 7 ½

Williams rimane un mistero degno di X‑Files.
Prima sembra un disastro totale, poi improvvisamente permette a Sainz di scatenarsi e vincere la gara degli “altri” .

Carlos guida alla grande, sfrutta ogni spiraglio, trova anche il tempo di litigare con Verstappen e mette ordine dove sembra non ce ne sia. Ottima gara, solida, intelligente, in cui sfrutta tutte le caratteristiche che gli riconosciamo da sempre.
Peccato solo per Colapinto… che gli ruba i riflettori.

  1. ALEX ALBON – voto 7

Stesso discorso di Sainz, con però un dettaglio non trascurabile: gli arriva dietro.
Buona gara, certo, ma il confronto interno stavolta pende dal lato dello spagnolo.

Niente meriti o demeriti a Miami: gli aggiornamenti portati in griglia a macchia di leopardo rendono la competizione ancora molto difficile da decifrare con Cadillac e Aston Martin ancora indietro, Audi che mi sembra peggiorata nel confronto relativo e tutti i piloti del secondo gruppo costretti ancora a remare in cerca della miglior configurazione tra elettrico e termico. Vedremo come si svilupperà il tema tecnico durante il corso della stagione perché la cosa più evidente, dopo l’enorme passo in avanti fatto da McLaren, è che ci sono grandi margini di miglioramento un po’ per tutti.

CONCLUSIONE MOLTO POCO NEUTRALE

Miami ci consegna infine una realtà chiara e piuttosto brutale:
la Formula 1 del 2026 ha già un punto fermo. E si chiama Andrea Kimi Antonelli.

Gli altri inseguono. Alcuni bene. Altri male. Alcuni con il fiatone.

E il mondiale, improvvisamente, ha preso una piega tremendamente interessante.