2016 FORMULA 1 BRITISH GRAND PRIX Silverstone

Ed eccoci arrivati alla decima ripresa di questo infinito incontro di boxe che ottimisticamente chiamiamo “Mondiale di Formula 1”.
Le gambe sono pesanti e la guardia è ormai bassa a causa del fiato corto e della serie impressionante di Jab che sta tirando il nostro avversario principale: la noia.
Sì perché nonostante il circo itinerante sia giunto ad una tappa carica di Storia, quella Storia con la esse maiuscola che oggi preferiamo barattare con le hospitality piene di vip e le piscine bordo pista stracolme di champagne, l’impressione generale è quella di assistere ad uno spettacolo di arte varia orchestrato alla bell’e meglio.
Nulla a che vedere insomma con l’abile sceneggiatura degli anni passati quando l’equilibrio e l’imprevedibilità erano parte integrante dell’assegno in bianco che lautamente giravamo a Bernie Ecclestone.
E quando non lo era, ci pensavano trovate regolamentari degne del Teatro dell’Assurdo a riportare tutto nell’ambito della commedia dell’arte.


No, oggi l’impressione è che si stia assistendo ad uno spettacolo che vorrebbe essere avvincente ma tocca le sole corde del ridicolo.
E il tutto senza nessun aiuto esterno.
Eppure i temi sarebbero numerosi e vagamente interessanti.

Ci sarebbe bene da capire che cosa abbia portato lo pneumatico di Vettel a delaminare così platealmente.
Alla 24H di Le Mans abbiamo visto le LMP1 gommate Michelin girare su stint di 14 giri senza avere particolari problemi.
E occorre ricordare che le medie di percorrenza su Le Circuit de la Sarthe sono paragonabili a quelle delle Formula; e  che 14 giri sono intorno ai 190 chilometri di percorrenza; due terzi di un gran premio, a dirla proprio tutta.
Ergo o la monoposto numero 5 ha trovato un frammento di carbonio oppure siamo di fronte a coperture che non sono in grado di resistere all’usura senza un cedimento strutturale fatale; coperture che non segnalano il loro consumo eccessivo con un drop off percepibile (quello che in passato rendeva alcuni giri di rientro per chi andava lungo sulla strategia un calvario interminabile) ma che lasciano a piedi, letteralmente, il pilota.
Su tre ruote.
E hai voglia a parlare di VSC e di doppie gialle non rispettate quando il fornitore a cui hai chiesto coperture con specifiche demenziali, fornisce pneumatici che sono bombe ad orologeria.

Ci sarebbe poi da analizzare l’altra bomba ad orologeria.
Quella innescata nei box del team di Brackley.
I ragazzi sono andati oltre le righe; sono due anni abbondanti che veleggiano spavaldamente ben al di sopra delle righe.
Poco importa che lo abbiano fatto non rispettando i dettami delle mappature di conserva imposte dai box; non importa che lo abbiano fatto con l’untuosa e viscida tecnica di accompagnare “gentilmente” e sistematicamente il loro compagno di squadra sull’erba; o che lo abbiano fatto con la sportellata plateale, ingiustificabile, e banalmente sanzionabile a lettera regolamentare.
Il duo di alfieri ha scientemente deciso di portare il livello dello scontro su un piano inconciliabile e banalmente con esso, la casa delle Frecce d’Argento alla berlina di non essere in grado di gestire i loro piloti.
Una gestione che ha iniziato a puzzare di marcio già dalla scomposta reazione all’incidente alla Les Combes due anni fa; forse vero seme della gramigna che oggi prolifera a Brackley.
Questo ci porta a due considerazioni.
La prima è che Lewis Hamilton è riuscito a fare esattamente quello che doveva fare per riportarsi in vantaggio (perlomeno tattico e psicologico) nei confronti di Nico Rosberg: ha portato lo scontro ad un livello in cui lui è imbattibile.
Ad oggi credo che pochissimi (se non nessuno) siano in grado di reggere nella battaglia “one-on-one” contro il campione di Stevenage.
Che Nico ci sia caduto a piè pari o che abbia davvero creduto di poter combattere ad armi pari, è ignoto.
Ma sta di fatto che per questa versione de La Redazione, Hamilton potrebbe aver assestato il colpo decisivo nella lotta per il mondiale.
Perlomeno sul piano tattico/psicologico.
La seconda considerazione è di carattere “lavorativo”.
Un Team Principal è pagato per portare a casa i risultati.
Che nel mondo della Formula 1 si chiamano Drivers’ World Championship, Campionato del Mondo Piloti, e Constructors’ World Championship, Campionato del Mondo Costruttori.
Non è pagato per dare spettacolo; o per garantire al pubblico gare avvincenti.
E nemmeno per ovviare alla noia e al disinteresse che regolamenti astrusi e politica miope nella gestione del mondiale hanno ormai moltiplicato a ritmi preoccupanti.
E’ pagato per massimizzare il risultato minimizzando le perdite.
Tanti Team Principal in passato hanno messo in scena politiche di prima e seconda guida.
Alcuni platealmente come Jean Todt; altri furbescamente come Christian Horner, Frank Williams, Colin Chapman o Ron Dennis.
Oggi Lewis Hamilton e Nico Rosberg hanno dimostrato che due fra i migliori piloti attualmente nel Circus non sono in grado di competere senza sparpagliare pezzi di carbonio lungo i tracciati europei.
Hanno dimostrato che la fiducia e la libertà di cui hanno goduto fino ad oggi era evidentemente mal riposta.
Ha ragione da vendere Hamilton quando rivendica il diritto a lottare in pista.
E da spettatore non posso che sperare che le cose continuino così.
Ma se indosso il cappello del Team Principal; beh, se lo faccio, non posso che convenire che, ad oggi, quel diritto, il duo della MB, ha dimostrato di non meritarlo.
E non avete idea di quanto , come Redazione,  mi sia dovuto piegare a malincuore sulla tastiera per scrivere queste amare parole.

Ci sarebbe infine da parlare del Team di Maranello.
Sempre in equilibrio fra l’epica della squadra operaia che tanto piace al suo Team Principal e le sceneggiate da grandeur decaduta che rivendica un posta al tavolo di chi conta senza rendersi conto che i posti sono ad invito e lei il biglietto lo ha smarrito da tempo.
Una versione modenese del tristemente noto italico “lei non sa chi sono io“.
Purtroppo declinata dell’imperfetto.
Lei non sa chi ero io“.
Se davvero Arrivabene crede al mantra della Testa Bassa e Pedalare che ama ripetere, rigorosamente a favore di telecamere, dovrebbe metterlo in pratica da subito e cercare di rafforzare la seconda piazza nei confronti di una Red Bull Racing arrembante, al posto di vaneggiare sogni bagnati su una prima piazza irraggiungibile.

Silverstone darà risposte alle questioni aperte?

Per chi ha ancora fiato per questo decimo round, buon Gran Premio!

 

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