Cinque Volte Rea

Finalmente Toprak.

E’ sempre bello commentare il momento in cui un pilota rompe il ghiaccio con una vittoria mondiale e il turco lo ha fatto alla grande in terra di Francia.
Ha fatto tutto lui, vincendo gara 1 del sabato e la sprint della domenica mattina, portando un team non ufficiale (Puccetti) a quella vittoria che mancava da tanto tempo.
Poco importa delle circostanze favorevoli e del braccino di Rea con occhio al Campionato. Una vittoria è una vittoria e resta segnata negli annali come tale, a maggior ragione se la replichi il giorno dopo.

Non pago ha deciso anche di staccare la spina a questo mondiale e di incoronare Rea stendendo Bautista in Gara 2, permettendo a tutti di mettere la parola fine allo strazio di assistere ad un Campionato che a giugno era già praticamente nella bacheca di Borgo Panigale.
Perciò onore a Toprak (non scrivo il cognome perché lo sbaglio tutte le volte) a Rea ed alla Kawasaki che hanno colorato di verde anche l’annata 2019.

Immagine tratta dal sito motorsport.com

Rea RE per la quinta volta consecutiva, con merito e con la forza di non essersi arreso quando nei primi mesi stava subendo un cappotto storico dal binomio Bautista/Panigale V4.
Ed alla fine anche in SBK rivince lo stesso pacchetto. Come in Formula Uno, come in MotoGP, come negli ultimi anni nel campionato WRC. A questo punto il ragionamento scivola via facilmente: se questi sodalizi continuano a dominare pur essendocene altri all’interno dello stesso team, con il nome di un altro pilota, il risultato finale è che continua a vincere l’uomo e non la macchina….

Mi perdonerete il volo pindarico per arrivare al nocciolo della questione.
Quel pacchetto migliore ad inizio anno era composto da Alvaro in sella alla rossa italiana, ma con un eccessivo sbilanciamento verso il fattore umano. Quando da queste pagine predicavo l’importanza di Bautista nelle vittorie Ducati taluni storcevano il naso, confidando in una moto che sembrava superiore ma che gli altri non riuscivano a far andare. Poi venne la vittoria di Davies in America a confermare regole ma soprattutto eccezioni.

Sul mondiale 2019 pesano delle colpe enormi sia di Alvaro che del team che non è riuscito a migliorare la sua moto e che NON ha gestito i rapporti con l’unico in grado di far andare quel missile dannatamente difficile da dominare una volta messo in pista. Il codazzo degli stracci che stanno volando in pubblico in questi giorni è la degna conclusione di una malgestione che è ormai diventata un abitudine dalle parti di Bologna.
L’anno prossimo si ricomincerà da Scott Redding con tutte le incognite del caso. Al suo fianco Aligi Deganello potrebbe essere un aiuto enorme viste le sue competenze. Ma partiranno svantaggiati, senza dati validi del 2019 in cui nè l’uno e né l’altro hanno avuto l’opportunità di conoscere la Panigale.

Immagine tratta dal sito moto.it

A discorsi ormai chiusi una nota di merito è giusto darla a Van Der Mark che dopo l’infortunio sta ritornando competitivo come la Yamaha: le sue gare sono un buon viatico anche per Razgatliogu che l’anno prossimo sarà suo compagno di squadra.
Piccoli sprazzi anche da parte di Tom Sykes.
Nel 2020 ci sarà un rimescolamento di carte: il turco su una Yamaha, Bautista sulla nuova Honda, Redding sulla V4 e Tom sulla BMW tutti a cercare di battere l’imperatore degli ultimi anni. Qualcuno ci riuscirà giocoforza, presto o tardi… Chi sarà?

PS. Non so voi, ma io mi sono stufato di tutte le scenette di festeggiamenti a fine gara o fine Mondiale.
Il papillon, la giacca sulla tuta, il green carpet mi infastidiscono. Il mio riferimento non è solo per il povero Rea, ma per chiunque abbia cercato di imitare chi le ha inventate.. Capisco magliette e livree celebrative con qualche bandiera (vedi lo scorso anno Bagnaia) ma oltre a ciò faccio fatica ad andare..

Ve li immaginate Kevin Scwhantz, Carl Fogarty, Wayne Rainey o Troy Bayliss conciarsi così?
Io no.
Grazie a tutti.

Salvatore Valerioti

immagine in evidenza tratta dal sito moto.it

Ferrari ancora più veloce in Russia, doppietta Mercedes

Vinca il migliore. In Formula 1 non sempre succede. O, meglio, apparentemente non sempre succede. Perchè, a ben vedere, i risultati non sono mai frutto del caso, ma rispecchiano i valori in campo, in un modo o nell’altro. E, come diceva il grande Vecchio, “la sfortuna non esiste”.

La Ferrari è arrivata a Sochi con la curiosità di vedere se la straordinaria e inaspettata prova di forza di Singapore, seguita alle quasi annunciate vittorie di Spa e Monza, fosse la conferma della ritrovata competitività di un progetto, quello della SF90, nel quale ormai credeva solo la Ferrari stessa.

E, ancora una volta, la pista ha confermato: sempre davanti alla Mercedes nelle prove libere, pole di Leclerc con 4 decimi di vantaggio su Hamilton che ha acchiappato in extremis la prima fila, soffiandola a Vettel per pochi centesimi. Con Bottas e gli altri lontanissimi.

A Sochi il terzo sta meglio di tutti, e, infatti, alla partenza Vettel prende il comando grazie alla strategia concordata a tavolino, con Leclerc che gli dà la scia e impedisce che Hamilton faccia lo stesso. Ma non ce n’era bisogno, perchè Lewis pattina troppo e si fa superare temporaneamente anche da Sainz.

Sebastian si invola, ma Charles inizia immediatamente a reclamare la prima posizione. Ai ripetuti inviti del box di restituire la posizione, il tedesco risponde chiedendo che il compagno si avvicini di più. Ma il compagno non ce la fa, e resta staccato di diversi secondi, con Hamilton più o meno alla stessa distanza dietro di lui. L’inglese ha gomme più dure, ed è chiaro che si fermerà più tardi (in attesa di una Safety Car, dirà Toto Wolff dopo la gara…).

E così per ridare a Carlo ciò che è di Carlo, la squadra lo fa fermare al 23° giro, lasciando Vettel in pista quel tanto che basta per rimandarlo in pista dietro il compagno. A quel punto, con gerarchie ristabilite, Lewis teoricamente dietro di 6 secondi, e Bottas inesistente in quarta posizione, non resterebbe che aspettare che trascorra la restante metà della gara per festeggiare la terza vittoria di Leclerc, la quarta di fila per la Ferrari e la seconda doppietta consecutiva.

Ma al 27° giro ecco la doccia fredda: l’ibrido della macchina di Vettel cede di colpo, per motivi di sicurezza la squadra gli intima di fermare la macchina appena possibile, pur essendo a tre curve dall’entrata box. Sebastian esegue ma la deve lasciare nella via di fuga. Si attiva inesorabile la Virtual Safety Car che consente ad Hamilton di fare il suo pit-stop mantenendo la testa della corsa, in una replica al contrario di quanto successo lo scorso anno a Melbourne.

Ma, subito dopo la VSC, Russel va contro le barriere a causa di un problema ai freni, e viene mandata in pista la Safety Car reale. Charles vuole assolutamente mettersi a parità di gomme con Hamilton, la squadra lo accontenta ma lo fa entrare ai box un giro troppo tardi, facendogli perdere la posizione su Bottas.

Si riparte con 20 giri da fare, e la speranza, per la Ferrari, è la grande superiorità sui rettilinei, che dovrebbe permettere a Leclerc di passare agevolmente Bottas. Così non è, perchè la Mercedes con le gomme soft ha un gran passo, e, soprattutto, Charles non riesce ad uscire dall’ultima curva abbastanza vicino al finlandese.

Finisce così, senza emozioni ulteriori, con una doppietta Mercedes e la Ferrari che si porta a casa un terzo posto come contentino, ma anche tanto su cui riflettere, a partire dall’ennesimo problema di affidabilità, per continuare con l’altrettanto ennesima polemica-non polemica fra i piloti determinata da un Leclerc scalpitante e un Vettel che ai giochi di squadra non è mai stato avvezzo.

Al quarto e quinto posto le due Red Bull, partite con una penalizzazione e un “super-motore” Honda che le ha fatte rimontare ma di sicuro non brillare particolarmente.

La lotta fra le vetture della F1/B è stata interessante, con Sainz vincitore in sesta posizione assoluta, seguito da Perez, Norris, Magnussen e Hulkenberg a chiudere la zona punti.

Week-end pessimo per le Toro Rosso, anch’esse vittima di penalizzazioni per il cambio di motore, e, soprattutto, per le Alfa Romeo, mai veloci e con due piloti particolarmente pasticcioni (Kimi anticipa la partenza come un novellino, e Giovinazzi riesce a far fuori Grosjean e Ricciardo alla prima curva).

Prossima tappa: Suzuka. Riguardando le ultime 4 gare nel loro complesso, al di là degli entusiasmi per l’esplosione di Leclerc, la rinascita di Vettel e la ritrovata competitività della SF90, bisogna ammettere che se quella di oggi è stata una gara persa per un’episodio, le altre tre sono state vinte di strettissima misura. La Mercedes è ancora più consistente in gara, e non è detto che la SF90 sia diventata una macchina da mondiale. In Giappone avremo ulteriori risposte in merito a questo, ma suggerisco ai ferraristi di non farsi troppe illusioni, sperando di essere smentito.

P.S. 1: Meglio gestire due piloti affamati e scalpitanti, o un cannibale e il maggiordomo, facendo girare quest’ultimo 1 sec. al giro più lento per aspettare gli avversari?

P.S 2: Le regole 2021 non sono ancora state approvate. Pare che la maggior parte dei team voglia mantenere lo status quo, contestando alla FIA il fatto che le gare sono già spettacolari ora e non c’è bisogno di rivoluzionare l’aerodinamica. Se passasse questa linea, continueremo a vedere i sorpassi grazie all’undercut e le rimonte fermarsi quando il distacco arriva a 1,000 sec. Contenti loro…

P.S. 3: “bring back those f****** V12s”. E come dargli torto…

 

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

2019 WSBK – ROUND DI FRANCIA

Terz’ultimo appuntamento stagionale per il mondiale superbike 2019 sul circuito di Magny Cours e prima possibilità per Rea di chiudere i giochi per la corsa al mondiale piloti.

Considerando la ritrovata competitività di Bautista ad Aragon è un ipotesi molto remota quella di chiudere il mondiale in Francia ma Rea, da cannibale quale è, sembra determinato a non lasciare nulla al caso.

Intanto è stato svelato il segreto di Pulcinella relativo proprio allo spagnolo che ha annunciato ufficialmente il matrimonio con Honda per il prossimo campionato SBK 2020. Honda sta facendo le cose in grande e ingaggiando Bautista conferma la sua volontà di tornare ai vertici della categoria.

A mio parere sia Bautista che Ducati si pentiranno di essersi lasciati. E’ un peccato che si mandi all’aria un matrimonio che ha portato a 15 vittorie e concrete possibilità di successo del campionato venturo, ma davanti a questioni di soldi spesso è facile prendere decisioni avventate.

immagine da roadracingworld.com

Anche il team ufficiale Kawasaki non ha ancora sciolto le riserve su Haslam  in ottica 2020. E “in sospeso” rimane anche la posizione di Lowes, in procinto di prenderne il posto oppure di affiancarsi a Baz nel team Ten Kate.

Completamente rinnovato il team Pedercini con l’arrivo di Torres e il graditissimo ritorno di Savadori, che vede finalmente premiato il suo grande talento.

A conferma del fatto che si guarda già al campionato venturo, Ducati ha effettuato una sessione di test a Valencia con il solo Davies, cercando di sviluppare un setup che renda la moto più equilibrata e più facile in percorrenza di curva. Assente Bautista per ovvi motivi: ormai è già un pilota Honda.

Un ulteriore incognita per Magny Cours sarà legata alle condizioni climatiche, date per incerte e con forte rischio di pioggia. In tal caso tutto lascia supporre che il compito per Rea e Kawasaki si faccia più semplice, dati i risultati poco lusinghieri delle Ducati sul bagnato ottenuti quest’anno.

immagine da motorinolimts.com

Nel 2018 Rea riuscì a vincere entrambe le gare in programma ed è prevedibile che per Bautista e Ducati sarà arduo riuscire a contendere la vittoria all’inglese, considerando anche l’esordio assoluto dello spagnolo sulla pista francese. Quanto meno la spalla che lo aveva fatto penare a Buriram sembra essere molto migliorata e l’augurio è quello di vedere una bella lotta in tutte e tre le gare in programma. Se proprio bisogna lasciarsi, meglio farlo con un bel ricordo.

*immagine in evidenza da tripadvisor.it

Rocco Alessandro

 

F1 2019 RUSSIAN GP: AN INTRODUCTION

Mal comune mezzo gaudio.

Non mi riferisco a chi, per motivi diversi, si è dovuto accontentare di una posizione di ripiego in quel di Singapore, tutti inchinati al cospetto del redivivo Vettel, che nel giovedì asiatico ha probabilmente vissuto una delle giornate peggiori della sua carriera e che avrebbero steso chiunque.

No, mi riferisco a tutti gli addetti ai lavori, quelli veri eh, giornalisti, inviati, super-esperti di F1, tecnici, telecronisti e chi più ne ha più ne metta che hanno cannato pesantemente le previsioni del risultato finale del Gp in quel di Marina Bay.

Lotta MB-Red Bull e Hamilton vs Verstappen? Ma neanche per sogno…doppietta Ferrari e tutti a casa, con la ciliegina sulla torta di una strategia perfetta da parte del muretto rosso. Roba da fantascienza o da scommettitori patologici che in questo caso avrebbero fatto un sacco di soldi.

immagine da sportfair.it

Quindi, alla fin fine, ho fatto la stessa figura di un giornalista di AMuS o della gazzetta ( e in questo caso direte voi non è difficile) o di Sky Sport. Per questo motivo la preview dell’incombente Gp di Russia in quel di Sochi sarà assolutamente controintuitiva, che è un modo gentile per dire che sarà fatta a caz…volevo dire ad “estro”.

Il circuito di Sochi è unanimemente ritenuto uno dei più brutti e noiosi del mondiale, quindi già partiamo male. Però, soprattutto alla luce del ribaltone di Marina Bay, è un bel banco di prova per tutti i top team, sia per quelli che devono ritrovare la performance perduta come Mercedes e Red Bull e sia per quelli come Ferrari che devono confermare la bontà del pacchetto “alto carico” visto a Singapore su una pista diversa ma con un settore finale che prevede quelle curve a 90° che tanto risultano (risultavano?) indigeste alla SF90H.

La logica imporrebbe un ritorno alla “normalità” ovvero una Mercedes favorita per la vittoria e una Ferrari più in sofferenza, con Red Bull a fare da terzo incomodo anche se le caratteristiche della pista poco abrasiva sugli pneumatici potrebbe penalizzarla.

Palese il fatto che la Scuderia si presenta più in forma di tutti, con degli sviluppi che finalmente funzionano, una PU spec 3 che si sta rivelando davvero performante e due piloti in ottima forma.

Più ombre che luci dal lato Mercedes/Red Bull e per entrambi c’è un motivo comune: le PU sembrano essere in sofferenza, quella Mercedes non sembra reggere un utilizzo “full power” e quella Honda soffre in termini di affidabilità figlia di uno sviluppo ottimo ma pur sempre azzardato e a tappe forzate.

A Sochi potenza e capacità di ricarica della componente ibrida contano parecchio e questo potrebbe fare una bella differenza, più che qualche aletta o appendice aerodinamica.

Dal punto di vista dei singoli piloti, occasione da non sprecare per il fido Bottas, storicamente a suo agio sul circuito russo e occasione di riscatto per Leclerc, che probabilmente non ha ancora digerito la sconfitta di Singapore. Comprensibile ma, come diceva il Drake, la vittoria più bella è sempre quella che deve arrivare per cui il monegasco avrà di sicuro imparato la lezione.

Per quanto riguarda il gruppo “B”, dopo le previsioni errate di Singapore potrebbe succedere davvero di tutto. Anche in questo caso, la logica imporrebbe che monoposto con buona PU e carico aerodinamico nel secondo e terzo settore possano ambire ad un buon risultato, quindi escludendo sia i motorizzati Renault che, in parte quelli Honda. Restano Racing Point e Alfa Romeo-Sauber e, ad essere magnanimi, Haas. Ma le ultime due non brillano dal punto di vista del carico aerodinamico per cui resta la sola Racing Point come vincitrice del gruppo B. Sempre che non si ripresentino i problemi alla PU Mercedes che già da Spa ne stanno condizionando le prestazioni. Quindi, fedeli alla preview ad “estro”, tutti ritirati e miglior piazzamento dell’anno per le Williams che si prenderanno 2 giri ma si sà che “chi va piano ecc ecc”.

Pirelli ha scelto di portare le mescole C2-C3-C4, uno step più duro rispetto al 2018, che dovrebbe consentire di non preoccuparsi troppo della gestione della gomma durante la gara. Questo step più duro rispetto a Singapore dovrebbe teoricamente essere un vantaggio per Mercedes e uno svantaggio per Ferrari ma il tutto andrà verificato anche in base all’evoluzione della pista, fattore piuttosto cruciale a Sochi. Praticamente scontata la strategia con un unico pit-stop. Singolare la scelta di Ricciardo e Raikkonen con un solo treno di C3.

immagine da @pirellisport

A conferma della imprevedibilità occorsa dopo la sosta estiva, con una Ferrari che ha infilato tre vittorie di fila come non succedeva dal 2008, anche il tempo inteso come atmosferico potrebbe aggiungersi come ulteriore variabile. Variabile che sembra essere praticamente una certezza almeno per quanto riguarda il sabato con pioggia praticamente sicura e con probabilità si presenti anche per la giornata di venerdì e per la domenica. Lo scenario è quello di una gara con una griglia di partenza anomala condizionata dalla pioggia e con zero informazioni sul comportamento delle gomme in caso di condizioni asciutte. E di colpo anche Sochi diventerebbe un circuito degno di ospitare una gara di F1.

Con queste premesse, ci sarà da divertirsi sperando che venga confermato in toto tutto questo potpourri di variabili impazzite. Di sicuro Mercedes arriverà a Sochi con la volontà di riaffermare la supremazia di squadra alfa ed Hamilton più affamato che mai.

Ma sarà tutto inutile perché, seguendo la linea della previsione ad “estro”, domenica vince Kvjat, profeta in patria. Secondo Stroll che è l’emblema del pilota ad “estro” e terzo uno dei due Haas che sopravviverà al loro personalissimo destruction derby domenicale.

Dasvidaniya!!!

P.S: notizia dell’ultim’ora l’introduzione di una nuova specifica di ICE per tutti i motorizzati Honda. La ICE Spec 4 costringerà i piloti Red Bull e Toro Rosso a 5 posizioni di penalità in griglia ma permetterà di giocarsi carte migliori nel prossimo Gp del Giappone a Suzuka.

*immagine in evidenza da stadiosport.it

Rocco Alessandro

 

 

Rossi versus Marquez

Uno dei passatempo preferiti tra tifosi è il confronto tra i piloti al fine di stabilire il migliore, pratica ampiamente diffusa sin dagli albori delle corse. Ci si arrovella nel cercare di capire chi sia più forte, talvolta cercando di misurare piloti appartenenti ad epoche diverse, con risultati sempre molto discutibili.
Lo spunto per queste righe sono le parole pronunciate qualche giorno fa da Michele Pirro sulla superiorità di Marquez rispetto a Rossi. Per lui lo spagnolo è più forte… Ma come si può misurare veramente la differenza?
E’ un esercizio difficile, che si potrebbe eseguire solo tra piloti di pari età e con mezzi meccanici equivalenti, magari identici. Diversamente le variabili in gioco sono troppe per poter dare un giudizio definitivo.

Immagine tratta dal sito sportyou.es

Il numero di pole? Le vittorie? I titoli Mondiali? Sono indicatori importanti ma non assoluti. Le vittorie ed i titoli hanno sempre lo stesso valore? No, dovrebbero essere rapportati alla concorrenza contro la quale sono stati conquistati ed ai mezzi tecnici impiegati, altrimenti come si spiegano fenomeni alla Kevin Scwhantz?
Ad oggi il Vale nazionale risulta in vantaggio rispetto allo spagnolo per le vittorie ottenute a pari età.. Anche questo è un dato. Però le rispettive carriere hanno seguito percorsi differenti ed incrociato avversari di peso diverso per poter essere confrontate in maniera univoca.
Valentino Rossi ha attraversato una serie di cambiamenti regolamentari epocali, ha cambiato tre marche differenti di moto nella sola classe regina, ha vinto con le moto due tempi, con le prime Motogp 1000 ed anche con le 800. Marquez sta vincendo in una situazione completamente diversa, ovvero con una stabilità regolamentare importante e con una sola marca di moto.
Gli avversari? Nel corso della sua carriera Valentino si è scontrato con Biaggi, Stoner, Lorenzo, Pedrosa e lo stesso Marquez (per citare i più forti) ma anche gente come Capirossi e Melandri, tutti nel fiore della propria carriera.
Lo spagnolo ha combattuto prima contro Lorenzo, in parte con Rossi (over 35) e adesso con avversari meno blasonati rispetto a quelli di Valentino, con tutto il rispetto per i vari Vinales, Dovizioso e Pedrosa (in fase calante di carriera), oltre che i neo arrivati Rins e Quartararo che hanno ancora tutto da dimostrare.
Se vogliamo ragionare in merito delle moto utilizzate dai due il discorso diventa ancora più articolato. La NSR 2 tempi di Rossi era forte ma non dominante rispetto alla Yamaha di Biaggi o alla Suzuki campione uscente. Il periodo in cui Valentino fu realmente avvantaggiato tecnicamente fu il biennio 2002/2003 quando la Rc211V era a tutti gli effetti una moto di altro pianeta rispetto alle altre: Suzuki e Kawasaki non avevano la forza economica di HRC, Yamaha montò il motore della R1 a 5 valvole e carburatori nel telaio della due tempi dell’anno prima e Ducati arrivò solo nel 2003 senza storia ed esperienza. VR46 ebbe però la necessaria follia ed incoscienza di lasciare un mezzo meccanico dominante per mostrare la forza dell’uomo rispetto alla macchina, continuando a vincere con una Yamaha che (soprattutto nel 2004) era inferiore anche alle Honda private messe in pista da HRC.
Marquez guida la RC213V 1000 da sempre, moto già veloce prima e costantemente al top ma mai veramente una spanna sopra alle altre. Dal  2017 la Ducati gli si è avvicinata parecchio ma solo in alcune fasi è risultata lievemente superiore. Si può quindi affermare che lo spagnolo non abbia mai avuto un mezzo nettamente più forte della concorrenza ma anche mai nettamente inferiore come L’italiano in alcuni momenti della carriera.
In buona sostanza se si fa fatica ad aggiudicare il titolo di THE BEST a piloti di epoche diverse, lo è anche per quei centauri le cui carriere si incrociano. I numeri delle vittorie sono un parametro, ma la storia sportiva e le imprese portate a termine con i mezzi a disposizione lo sono altrettanto e spesso sono quelle che scatenano la passione verso i nostri beniamini.
Il 2019 di Marc è impressionante in termini di supremazia ma se Marquez vuole davvero arrivare nell’Olimpo assoluto deve provare a cambiare uno dei fattori che lo portano a vincere delle sfide come fece Rossi. Tante semplici vittorie di tappa di Valentino hanno avuto quel qualcosa di epico perchè maturate dopo qualifiche difficili e quindi in rimonta, cosa poco spesso capitata allo spagnolo.
Per poter essere definito “il migliore” deve ancora compiere quelle imprese che restano nel cuore degli appassionati, imprese che non necessariamente devono essere una sequenza di vittorie di fila in apparente superiorità.

immagine tratta da gpone.com

I dominatori annoiano, e diventano simpatici solo quando resuscitano dalle difficoltà come è accaduto tante volte al pesarese. Manca questo a Marc per essere considerato ancor di più, per dimostrare a se stesso (più che agli altri) di essere più forte del “mostro” Valentino. I suoi comportamenti e talune dichiarazioni fanno intuire che il primo a ritenere di non essere arrivato al suo livello sia proprio lui stesso.

Fatte queste considerazioni negli ultimi vent’anni abbiamo avuto la fortuna di ammirare due fenomeni assoluti. Immaginate di vedere entrambi lottare con gli altri due super di questa epoca ovvero Stoner e Lorenzo, tutti allo stesso livello di forma contemporaneamente e con mezzi meccanici omogenei…
Chi sarebbe stato veramente il più forte?

La mia risposta è: CHISSENEFREGA….

Salvatore Valerioti

Immagine in evidenza tratta dal sito oasport.it

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