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BASTIAN CONTRARIO: IL CIRCO

Nel “Bastian Contrario” di questa settimana non sarò politicamente corretto (mi chiedo quando mai lo sono stato), non sarò indulgente e nemmeno generoso.

Come potrei esserlo del resto dopo lo spettacolo osceno a cui abbiamo assistito domenica scorsa… un circo! Senza offendere l’arte circense e chi ci lavora, il sottoscritto si riferisce all’accezione negativa del termine. Purtroppo non ci sono parole e nemmeno perifrasi per edulcorare lo scempio e l’ingiustizia a cui tutti noi appassionati siamo stati costretti ad assistere; per non parlare dei piloti in pista.

Proprio la settimana scorsa, scrivevo del fatto che nonostante il vertice fosse diverso (ora è il momento di Verstappen), di fatto nulla era cambiato, perché il vincitore sempre solo era, privandoci dei ruota a ruota che tutti quanti stavamo aspettando; proprio tra Max e Lewis. Va bene, al vertice non cambia nulla in termini di spettacolo, ci accontentiamo almeno che non sia sempre lo stesso a vincere… ok! Eppure nel midfield, come gli anglofoni nostrani amano dire, qualcosa inizia a muoversi, qualcosa si vede. Lotte serrate iniziano ad essere sempre più vistose, in quanto i valori  per i piloti appartenenti a questo gruppo, sono molto ravvicinati. Inevitabilmente con i ruota a ruota la FIA, per mano dei suoi commissari, ha gli straordinari da fare, straordinari dettati dalle regole cervellotiche, scellerate e castra piloti che un codice della strada levate proprio!

Chi vi scrive è sempre stato per la libertà assoluta e più totale delle lotte in pista (per non parlare della parte regolamentare per quanto riguarda la progettualità e i test); salvo rispettare il minimo sindacale del comportamento in pista. Questo perché, i piloti in pista sono dei consumati professionisti (bhe certo, poi penso a Mazepin…) e soprattutto sono esseri umani coscienziosi e non degli assassini che si mettono a giocare alla “death race”. Quindi ben venga la libertà di espressione in pista (e magari anche fuori), ben vengano i corpo a corpo, quelli maschi, duri e puri come una volta. Non mi risulta che i piloti che hanno contribuito a rendere grande il nostro sport, si siano fatti del male intenzionalmente tra loro. Se perdevano la vita purtroppo, è proprio perché non c’era tutta la sicurezza che la tecnologia oggi permette di avere.

Evidentemente Masi&Co. non la pensano come il sottoscritto e a partire dal duello tra Norris e Perez (ove quest’ultimo domenica scorsa certamente era in “tiro forte”), si apre il circo austriaco. Un duello rusticano in piena curva, dove i due rimangono affiancati per tutta la lunghezza della stessa senza toccarsi e dove il messicano ha la peggio, perché si ostina a mantenere quella posizione impossibile; nonostante velocità e raggio della curva gli dicevano il contrario. Risultato? Perez si salva per il rotto della cuffia, Norris prende il largo e noi ci alziamo dal divano tutti sugli attenti per l’emozione! Poco dopo si consuma la prima porcata del GP con cinque secondi di penalità all’inglese. Ciò apre il cosi detto precedente per quello che avviene dopo: infatti il messicano fa per ben due volte di fila a LeClerc, quello che Norris ha fatto a lui con una piccola differenza… mentre l’inglese è stato pulito nella chiusura nei suoi riguardi; Sergio col ferrarista ci va giù duro. Sebbene avessi già preso il calendario in mano per l’azione di Perez nei confronti di Charles, ero pronto anche a chiudere un occhio sull’accaduto, se non altro perché il ferrarista con un manico che non vedevo da tempo, ci ha regalato l’emozione di mostrarci come tenere la sua SF21 sulla ghiaia ad una velocità pazzesca. In questo caso la direzione commina i cinque secondi (sacrosanti comunque) al messicano; del resto dopo quello che ha fatto a Norris questo era il minimo. Qui si consuma la seconda porcata del circo a cui stiamo assistendo: i secondi non vengono scontati subito! Sono anni che dico che questa è una regola oscena: se viene data una punizione, questa deve essere inflitta immediatamente (al massimo nei tre giri successivi alla comunicazione) e non ad uso e consumo della squadra, la quale ha la possibilità di farsi tutti i conti che più gli convengono e soprattutto; avendo la possibilità di condizionare la gara degli altri. Eh si, perché Perez (del resto anche Norris… le regole sono uguali per tutti) ha continuato a rimanere in pista condizionando la gara di chi gli stava dietro.

Il circo si sa, non conclude mai lo spettacolo senza lo show finale, cosa che puntualmente ci è stato gentilmente offerto alla seconda tamponata (gratuita e volontaria), sempre di Perez ai danni del solito e più veloce Leclerc. Peccato che lo show a cui la FIA ci ha fatto assistere, abbia toccato uno dei punti più bassi della sua storia recente: coerentemente con quanto fatto prima, come in una squallida raccolta punti, commina altri cinque secondi al messicano da sommare a quelli precedenti e naturalmente da scalare alla bandiera scacchi… perché Sergio nel frattempo, si è sparato il resto del GP comodamente fino alla fine, cercando di mettere al sicuro la sua posizione; proprio ai danni del suo bersaglio rosso preferito.

Signore e signori che mi leggete, ho terminato le parole per descrivere lo scempio a cui abbiamo assistito. Sia chiaro, ciò che mi scandalizza non sono gli incidenti di gara o le “forzature” alle quali Perez si è prestato… sono piloti, c’è adrenalina, sono li per lottare e questo lo comprendo.

Ciò che mi lascia perplesso è chi deve sorvegliare affinché le regole vengano rispettate. Domenica ho visto che la qualità del garante non è all’altezza di quella che è in pista e questo è un problema serio, perché a causa di ciò, è possibile condizionare il risultato di un GP; per non parlare di un mondiale intero. Che la F1 venga definita “circus”, dove porta il suo baraccone iper tecnologico in giro per il mondo; a far sognare milioni di appassionati mi sta bene. Che la F1, si trasformi in un circo inteso come baraccone che diventa una buffonata, questo non mi piace e purtroppo dopo domenica scorsa, un altro pezzo della sua credibilità è stato intaccato.

Vito Quaranta

BASTIAN CONTRARIO: LA STRADA GIUSTA

Il GP di Spagna conclusosi domenica scorsa, si è rivelato come anticipato su questa rubrica, un GP verità, dove molte domande hanno trovato risposte. Risposte scomode per alcuni e positive per altri, risposte che hanno indicato la strada che i protagonisti del mondiale hanno imboccato.

Sicuramente quella presa da AMG è quella giusta: Toto avvisò (ed il sottoscritto lo sottolineò) che bisognava solo capire le gomme: detto fatto! La corazzata anglo tedesca, ha affondato un colpo che fa male alla classifica ed al morale dei bibitari perché ora si fa dura recuperare. Hamilton (che ha raggiunto quota cento nelle pole) ha dimostrato che cosa significa avere cervello oltre che talento: alla seconda partenza sbagliata della stagione (attento Lewis!), reagisce con lucidità ed invece di giocare all’auto scontro con l’olandese volante preferisce giocarsela sulla distanza, ed il suo acume gli da ragione. La strada per RedBull invece, non è né giusta né sbagliata… di sicuro è in salita. A mio giudizio i giochi sono chiusi (è un’affermazione forte visto che siamo solo al quarto GP, lo so) e a meno di qualche evoluzione miracolosa (in F1 esistono i miracoli?), soprattutto da parte di Honda, la vedo davvero dura.

Chi ha preso decisamente la strada giusta, è la Ferrari di Binotto. L’argomento Ferrari è sempre spinoso, eppure non c’è da scandalizzarsi se leggete che la rossa ha preso la giusta direzione. Molti appassionati potrebbero esclamare (anche con una certa ilarità), che era facile migliorare rispetto all’anno scorso… vero! Eppure non era un risultato scontato, soprattutto il miglioramento visto proprio a Barcellona. Il reparto corse ha fatto un mezzo miracolo (forse i miracoli esistono… almeno a Maranello!), se non altro solo dal punto di vista motoristico. Inoltre Barcellona ha dimostrato non tanto che la SF21 è una buona vettura rispetto alla SF1000 (è totalmente irrilevante) quanto piuttosto che risponde alle aspettative degli ingegneri: ovvero c’è correlazione tra dati virtuali e quelli reali che da la pista. Si badi bene: il risultato in se è ben misera cosa rispetto a quello che la beneamata Scuderia deve aspirare, solo che bisogna vedere l’attuale realtà da una prospettiva diversa, ossia orientata sul lungo periodo.

Binotto ha impostato il suo programma, la sua tabella di marcia, su un viaggio che per destinazione ha il nuovo regolamento 2022. Per questo ha dovuto innanzitutto rivedere la coppia di piloti (macchiandosi di lesa maestà nel farlo) e, nel contempo, rivedere il reparto tecnico affinché tutto funzioni al meglio. Maranello ha un problema cronico che rischia di divenire un loop… un cane che si morde la coda: nessun nome che conta vuole trasferirsi in Italia. Le tante lotte intestine, contraddistinte dalle continue epurazioni in seno alla Gestione Sportiva, hanno disilluso non pochi tecnici nell’approdare in quel di Maranello. L’ultimo ad essere stato allontanato è stato James Allison: un errore che Ferrari ancora paga. Oltre a questo vi è l’aggravante geografica visto e considerato che la maggior parte dei nomi che contano sono tutti inglesi e, ben difficilmente lascerebbero le loro vite per imbarcarsi in una avventura quanto meno rischiosa come la Ferrari di oggi. Da ciò si evince, quanto sia stata ed è tutt’ora irta la strada di Binotto, il quale tra l’altro (e non solo lui), sta attendendo la nomina di un Presidente dell’azienda; che attualmente ancora latita. Nonostante queste problematiche la strada intrapresa sembra proprio quella giusta, perché uno dei principali problemi della Scuderia, ovvero la correlazione dei dati come detto, sembra sia stato risolto.

Quanto detto si ricollega alla prospettiva della visione a lungo termine: se questi ingranaggi funzionano a dovere, allora si può ben sperare sul futuro e quindi nella riuscita dell’interpretazione del nuovo regolamento sul quale Ferrari ha puntato tanto. Sia chiaro che nessuno ha la bacchetta magica, né tanto meno sto affermando che Binotto è sicuro di vincere… esiste solo il duro lavoro. Inutili sono le lacrime versate sul fatto che la Rossa non vince, inutile recriminare sulle dichiarazioni del Team Principal rosso, il quale (insieme a Charles sempre più leader della squadra), ce lo sta dicendo in tutti i modi possibili: l’obiettivo è il 2022! Che senso ha lottare per un terzo posto nei Costruttori? Davvero è cosi importante per una squadra come Ferrari, arrivare terza anziché quarta nel mondiale Costruttori? Francamente non credo proprio. Da qui le sue parole (tempestivamente decontestualizzate e ridicolizzate): “se ci verrà in mente qualcosa porteremo”. Inutile stare ad analizzare ogni singola parola o se sia stato elegante o meno. Può il capo della Scuderia più importante del mondo essere uno sprovveduto? Appunto!

Binotto sa fin troppo bene quali sono i problemi da affrontare, non ultimo difendere tutto il team da inutili e nocive pressioni. Per questo ha voluto sottolineare ad un noto commentatore televisivo (il quale pare ormai aver impostato la narrazione sulla rissa verbale), immediatamente dopo la fine del GP, che sa benissimo che Charles è un cavallo di razza (anche se non lo ha mai definito “predestinato”) e che non c’è bisogno gli venga ricordato che gli deve dare una macchina competitiva. Del resto lo stesso Verstappen ha i medesimi problemi, solo che con Ferrari si sa: tutto si ingigantisce. Il buon Mattia purtroppo paga (agli occhi della tifoseria di Vettel), il fatto che abbia allontanato il tedesco in malo modo (errore di gestione o, pure meglio, di comunicazione che non si discute). Eppure ad oggi i fatti gli stanno dando ragione, considerando il rendimento del tedesco in Aston Martin; e quello della nuova e giovane coppia rossa.

Il risultato di Charles (peccato per la partenza fallace di Carlos), lascia ben sperare perché Barcellona è pista completa e difficile ed il verdetto è stato di quelli che lasciano il sorriso. La strada intrapresa dalla Ferrari di Binotto è irta di insidie scrivevo, eppure è quella giusta.

 

Vito  Quaranta

ALPINE F1 TEAM – A521

Ed ecco ufficialmente presentata anche la ALPINE A521

Livrea che ricorda il fascino del volo, richiamando una patriottica tonalità presente sugli aerei della Patrouille de France. (Tuttavia in rete si trovano già i paragoni con la Pepsi e la Colgate)

Siamo davanti forse a uno dei passi più grandi per il team Francese e forse è pure la scuderia che sta scommettendo più di ogni altro nel paddock, per riuscire a posizionarsi nei piani alti delle classifiche, nelle gare e nel campionato.

IL TRIO;

De Meo – Brivio – Alonso

Tre uomini che mettono anima e corpo in quel che fanno, personaggi con la passione perennemente accesa, figure che hanno primeggiato e segnato la rotta in tutto quel che han fatto, pur lanciandosi in scommesse spesso quasi impossibili.

De Meo

L’uomo che incarna colui che sa sognare, che sa cosa voglia la gente e che sa come indirizzare un grande marchio a prendere le scelte giuste per farlo diventare grande.

Personalità che ha girato nei grandi marchi ed ha saputo lanciare scommesse sempre vincenti, dalla 500, al rilancio dell’immagine del gruppo VAG, prima come VW, poi come Audi e infine Seat.

Leader con il motorsport sempre nel sangue, usando quella strategia antica che vede le persone appassionarsi e legarsi a un brand, grazie al successo nelle corse.

Brivio

L’artefice di due missioni quasi impossibili, la prima quando fece tornare grande Yamaha, facendo accasare Rossi nella sua squadra e riuscendo in qualcosa che solo la stagione prima pareva totalmente impossibile, iniziando da li un lungo periodo di vittore per la casa di Iwata

La seconda, culminata lo scorso anno con il titolo di Mir su Suzuki. Un progetto che pareva fin troppo ambizioso, partito dal nulla, da una tela bianca e stagione dopo stagione, vittoria dopo vittoria, giunto all’apice più alto.

Un motivatore, una figura che ha dentro la passione e la tenacia giusta per muovere e stimolare le persone, figura che riusciva a convincere uno tosto come Vale, a darci di manetta, anche quando fino al warm up le cose non andavano. Personaggio che ha saputo credere in Mir e motivarlo, fino al successo.

Alonso

L’incarnazione del pilota amante delle corse e delle scommesse, quello che non sa stare lontano da una pista o una competizione, mettendosi continuamente alla prova.

Lo definiscono uno sfascia team (i tifosi) mentre chi lavora con lui lo ama.

Ma di lui sappiamo tutto: o lo si ama, o lo si odia….il cuore lo metterà sempre.

LA VETTURA

Trovare modifiche sostanziali alla vettura del 2020 per ora è diffcile, bisogna spingersi fin troppo nel dettaglio, andando a focalizzarsi su aspetti quali le pance e le prese d’aria

L’ala anteriore è molto simile alla 2020 ma è interessante la forma del cape, che unito ai due piani che si intersecano, dedicato alla canalizzazione dei flussi, inviandoli ai lati della scocca, abbastanza originale.

Scarse novità sull’efficace sospensione anteriore dello scorso anno, se non le solite modifiche legate ai nuovi pneumatici panciuti.

Parecchio risalto è stato dato alla circolazione dei flussi d’aria nal comparto ruote, alla continua ricerca di un migliore drag.

Le fiancate sono tornate alle versioni 2019, distaccandosi dal trend di ricerca dell’effetto Coanda delle altre case, molto probabilmente per migliorare l’affidabilità e il raffreddamento della PU

Alpine A521 dettaglio dell'abitacolo e dello sfogo d'aria calda dietro all'attacco dell'Halo

La modifica più sostanziale e strana, l’airscoop a 5 canalizzazioni, che presenta un posteriore abbastanza importante, che par coprire una grossa porzione d’ala posteriore.

Scelta strana e nettamente controtendenza, da capire quali vantaggi porterà in pista

Poco altro da dire, attendiamo che scendano in pista e facciano vedere il loro valore.

(Foto prese dal canale Twitter del ALPINE F1 TEAM e da MOTORSPORT.COM)

Saluti

Davide_QV

MERCEDES AMG W12

Ladies and gentleman a voi la Mercedes W12 che affronterà il mondiale di F1 2021.

Il semplice fatto che a Brackley abbiano scelto di battezzare la neonata con la classica numerazione progressiva lascia presagire che le novità saranno parecchie rispetto allo scorso anno seppur “ingabbiate” dal regolamento congelato.

La nuova ed accattivante livrea della regina incontrastata dell’era turboibrida maschera il confronto con la monoposto precedente, seppur si nota un’accentuata inclinazione nella zona dei sidepod.

Le linee sono quelle conosciute, con il muso stretto che ha fatto scuola e con una zona centrale-posteriore estremamente ricercate. Dalle immagini dall’alto si può apprezzare l’adozione del nuovo fondo “tagliato” verso l’interno vettura come da regolamento per limitare il carico posteriore. Tale limitazione dovrebbe incidere meno che su altre vetture in funzione del basso angolo di rake da sempre adottato rispetto alle sue avversarie.

La W12 non potrà adottare il tanto chiacchierato DAS che forniva un vantaggio in fase di ripartenza da SC e sul bagnato permettendo ad Hamilton e Bottas di mandare in temperatura le gomme anteriori prima degli altri.

Come le altre monoposto anche la W12 che metterà le ruote sull’asfalto dei primi tests presenterà ulteriori modifiche di carattere aerodinamico, ma pare che potrà sprigionare anche più potenza, come se quella degli anni passati non fosse ancora sufficiente…

I motoristi AMG avrebbero sbloccato circa 20 cv di potenziale ibrido “inespresso” lo scorso anno per timori in merito all’affidabilità: una riserva utilizzata in qualifica che quest’anno potrebbe essere usata in gara anche se non è ancora chiaro per quanto tempo.

Insomma, bella è bella..

Re Lewis VII abdicherà in favore di LewisVIII

 

(immagini tratte dal profilo twitter ufficiale del team)

RED BULL -HONDA RB16B

Svelata oggi  l’arma austro/giappo/inglese che Verstappen e Perez porteranno in giro per le piste mondiali nel 2021.

Quarta monoposto in ordine di presentazione, sarà verosimilmente la seconda forza in campo come nella scorsa stagione,

A Milton Keynes hanno scelto di battezzare la vettura aggiungendo la lettera B al fondo del nome 2020, a testimonianza del fatto che la monoposto 2021 è un “obbligata” evoluzione della sua antenata.

Da una prima occhiata si fatica a capire dove siano stati concentrati gli sforzi dei tecnici alle dipendenza di Adrian Newey.

Nel confronto vista laterale con la RB16 si nota l’assenza del nome Aston Martin rientrato in possesso del legittimo proprietario.

Difficile trarre informazioni tecniche dal confronto delle foto del lancio 2020 vs 2021: in RBR hanno lavorato parecchio durante la stagione. Le differenze si possono apprezzare ma sarebbe stato più opportuno fare un confronto con la RB16 delle ultime gare (a patto di trovare immagini confrontabili).

 

In parziale aiuto ci vengono le foto del giornalista spagnolo Albert Fabrega

Le differenza evidenziate ci suggeriscono una diversa gestione dei flussi all’anteriore ma possiamo stare certi che ulteriori modifiche saranno visibili ai primi tests in pista.

Intanto godetevi le forme.