Signore e signori, benvenuti nella nuova era. Benvenuti nel 2026, l’anno zero della Formula 1 moderna, l’anno in cui tutto è cambiato, in cui le certezze del passato sono state spazzate via da un regolamento tecnico rivoluzionario che ha rimescolato completamente le carte in tavola. Melbourne, il primo Gran Premio della stagione, era attesissimo proprio per questo: dopo mesi e mesi di voci, indiscrezioni, test invernali in cui tra chi si sforzava di mostrare il proprio potenziale e chi si “nascondeva” studiatamente era praticamente impossibile capire chi fosse veramente messo meglio, finalmente non ci sono più scuse, non ci sono più segreti. Ora bisogna “tirare” a più non posso perché siamo in gara “vera”, quella che conta.
Ciononostante è ancora difficile dare giudizi definitivi – ci mancherebbe, è solo la prima gara di una lunghissima stagione – ma certamente alcune indicazioni chiare sono arrivate dall’Albert Park. Mercedes ha confermato, con tanto di fanfara, le voci della vigilia, dimostrando di avere di gran lunga il pacchetto migliore. Non posso sapere se le voci sul fatto che il proprio motore sia in qualche modo meglio tarato rispetto a quello delle scuderie clienti siano vere sicché devo dare per scontato che, invece, sia esattamente lo stesso. Così stando le cose e al netto di future smentite bisogna riconoscere che evidentemente il progetto è eccellente anche sotto gli altri profili di valutazione compresa l’interpretazione (qualcuno direbbe “lo spirito”) del nuovo regolamento tecnico. Per il momento, dunque, chapeau!
Sorprende, per certi versi, la Ferrari. La Scuderia di Maranello, reduce da annate deludenti in cui ai proclami reboanti di inizio anno corrispondeva puntualmente una vettura insufficiente per ogni ambizione seria, si presenta stavolta con soluzioni estremamente interessanti, innovative sotto ogni profilo: motoristico, telaistico e aerodinamico. La SF-26 sembra finalmente essere una vettura all’altezza delle aspettative, capace di lottare con i migliori e con notevoli margini di miglioramento.
Delude invece, e parecchio, McLaren. La squadra di Woking veniva da due anni e mezzo di interpretazioni tecniche eccellenti, brillanti, da un dominio schiacciante che, in continuità di contesto, sarebbe stato certamente destinato a proseguire. Pur avendo lo stesso motore delle Mercedes – quindi teoricamente lo stesso vantaggio propulsivo – non è stata in grado di capitalizzarne le potenzialità. La MCL40 appare in difficoltà, lontana dai vertici, e questo è un problema serio per una squadra che si presentava come favorita.
Molto positivo, al di là dei risultati effettivi immediati, anche l’esordio di Red Bull con il nuovo motore realizzato in proprio (con Ford). La casa austriaca ha portato una power unit di propria costruzione, con tutte le incognite enormi del caso. Esordire con un motore nuovo è sempre rischioso e persino, almeno potenzialmente, disastroso. Invece la RB22 (e anche le Racing Bulls) ha dimostrato di essere competitiva, affidabile, promettente. E forse, finalmente, con due piloti anziché uno solo…
Ma veniamo alle vetture in sé e al loro tanto temuto comportamento in pista. Melbourne conferma sostanzialmente tutto quanto si era detto, e temuto, durante l’inverno: la gestione della parte elettrica condiziona oltremodo tutte le fasi del circuito. La differenza con gli scorsi anni, sotto questo profilo cruciale, è particolarmente evidente in qualifica dove si sono tornati a vedere distacchi da anni Settanta. Parliamo di secondi, non di decimi, tra la pole position e le retrovie.
Particolarmente curioso, affascinante e al contempo straniante, è il comportamento delle vetture nei rettilinei. Al di là della nuova aerodinamica più efficiente, l’utilizzo subitaneo ed esplosivo dell’energia elettrica consente velocità massime spropositate. Ma al tempo stesso, poiché l’energia dura poco, vediamo le vetture letteralmente “mollare” l’accelerazione quando sono ancora ben lontane dalla fine dei rettilinei stessi. È uno spettacolo che definirei, per l’appunto, straniante: le macchine scattano come razzi, raggiungono velocità folli e poi improvvisamente sembrano frenare anche senza che il pilota tocchi il pedale del freno. E la cosa non è banale: si parla di 40-50 Km/h persi in pochi metri.
I piloti hanno dovuto adattare radicalmente il proprio stile di guida a queste nuove caratteristiche tecniche. E già in questo primo weekend si è vista qualche differenza significativa tra chi ha capito subito come sfruttare al meglio queste nuove dinamiche e chi invece fatica ancora a trovare il giusto approccio.
Ed è proprio su questo aspetto, in mancanza di possibili confronti diretti con il passato – siamo in una nuova era, dopotutto – che baserò i giudizi di queste pagelle. Non ha senso confrontare con il 2025, sono macchine completamente diverse, regolamenti diversi, fisica diversa. L’unico metro di giudizio sensato è l’adattamento: chi ha capito prima, chi ha interpretato meglio, chi è riuscito a estrarre il massimo da queste vetture aliene.
Ma ora basta con i prolegomeni. Andiamo a vedere come si sono comportati i protagonisti su questo splendido palcoscenico australiano (ma quant’erano belle le riprese dall’elicottero?!).
- GEORGE RUSSELL – voto 10
Esecuzione perfetta. Semplicemente perfetta, impeccabile sia in qualifica che in gara. George Russell inaugura la nuova era della Formula 1 nel modo migliore possibile: dominando dall’inizio alla fine, senza lasciare nemmeno le briciole agli avversari. La pole position è un capolavoro di precisione e velocità, con un distacco siderale dai rivali che lascia tutti a bocca aperta. In gara, poi, il britannico non sbaglia praticamente nulla.
La partenza è ottima, aggressiva al punto giusto, e non si fa sorprendere troppo dall’exploit di Leclerc. Il primo stint è gestito con maestria: dopo una esaltante lotta (pur con tutti i caveat del caso rimane comunque un bel duello) con Leclerc approfitta in modo eccellente delle due VSC e torna in pista con un ritmo insostenibile per chiunque altro. Una volta raggiunto un distacco di sicurezza si mette in gestione fino alla bandiera a scacchi. La gestione dell’energia elettrica è da manuale, probabilmente la migliore vista in pista: George ha capito perfettamente come e quando utilizzare le caratteristiche del sistema ibrido, massimizzando il pacchetto a disposizione in modo eccellente e senza incertezze: non ha commesso il benché minimo errore in tutto il week end. La qual cosa non è affatto scontata in questo esordio di nuovo regolamento e con la pressione che, volente o nolente, si è trovato addosso. Bravo!
La prestazione è da campione vero, maturo, che inaugura la stagione nel modo più brillante possibile. Se questo è il livello di George, e se la vettura continuerà a sostenerlo, gli altri piloti hanno un problema serissimo.
- ANDREA KIMI ANTONELLI – voto 7
Uhm. Mi sarei aspettato, francamente, una gestione del weekend decisamente migliore da parte del nostro giovane connazionale. Certo, alla fine la superiorità schiacciante della vettura lo porta comunque in seconda posizione sia in qualifica che in gara, ma la prestazione complessiva lascia diversi interrogativi.
La sensazione è che Antonelli non sia ancora riuscito a capire completamente come estrarre il massimo dalla W17, sia in termini prestazionali (benché poco significativo in questo esordio mondiale il distacco da Russell si sente) sia in termini di precisione (troppi errori).
In gara le cose vanno meglio ma anche qui non è tutto oro quello che luccica. Kimi parte non benissimo ma recupera velocemente i primi poi, grazie alle strategie sotto VSC, si piazza in seconda posizione che mantiene fino alla fine. Tuttavia, salvo proprio nel finale di gara, non da mai l’impressione di avere la vettura sotto il proprio fermo controllo.
Il secondo posto finale è comunque un risultato eccellente, anzi eccezionale in un week end inizio di stagione in cui diversi errori lo stavano mettendo a repentaglio, e va messo in carniere senza troppi complimenti. Ma ci si aspettava qualcosa di più, qualcosa di diverso da un talento del calibro di Antonelli che, da semi-esordiente e data la giovanissima età, aveva tutte le possibilità di adattarsi alla vettura meglio del suo più anziano (e più abituato alle vecchie monoposto) compagno di squadra. Ovviamente, ha ancora ampi margini di miglioramento nella comprensione di queste nuove vetture. Come si dice a Bologna, sua città natale: lo voglio vedere più sul pezzo.
- CHARLES LECLERC – voto 9 1/2
“Cicca” parzialmente la qualifica (non so se è più merito di Hadjar o suo demerito ma me lo aspettavo più vicino a Mercedes per come si erano messi gli altri Q), è vero, ma poi in gara è semplicemente fenomenale. Charles Leclerc dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, di essere uno dei talenti più cristallini della griglia. La SF-26 sembra finalmente essere una vettura all’altezza delle sue capacità, e il monegasco ne approfitta immediatamente.
La qualifica non è brillantissima, come detto poc’anzi. Charles si piazza quarto ma con un distacco dalle Mercedes che avrebbe potuto e dovuto essere minore. Qualche errore di troppo, qualche sbavatura nell’ultimo settore costa decimi preziosi. Si tratterà di capire se è dipeso dalla sua guida o se è una caratteristica intrinseca della vettura (Hamilton ha lamentato gli stessi problemi nel cosiddetto deployment).
La partenza, dopo una micro esitazione dovuta allo spegnimento subitaneo del semaforo, è aggressiva e persino violenta. Charles fa uno slalom pazzesco e passa subito a condurre. In ciò si confermano le voci della vigilia che davano la Ferrari capace di partenze al fulmicotone. Considerando che Hamilton, in questa fase, è partito persino meglio, mi domando cosa sarebbe accaduto senza la insulsa (o forse provvidenziale per la sicurezza?) regola del PRE-START di 5 secondi: mentre gli altri erano a curva 1 le Ferrari sarebbero già state a metà tracciato? Non lo sapremo mai. La lotta con Russell nei primi giri, almeno fino alla VSC, può essere definita epocale o ridicola. A questo proposito è lo stesso Charles che ci aiuta nel giudizio, aprendosi in radio paragonando quanto stava succedendo ad un videogioco per bambini. Tuttavia, vi dirò che proprio perché le nuove caratteristiche delle vetture impongono ai piloti la capacità di estrarne il massimo della prestazione in modi diversi dal passato allora il mio applauso va sia a Charles che a Giorgino per l’abilità che hanno dimostrato, ognuno capendo dove poteva agire e facendolo alla perfezione. Dunque, per quanto ambivalente possa essere, non mi sentirei di bocciare del tutto questa modalità di duello, se è interpretato magistralmente come hanno fatto i nostri due eroi. Tanto più che fino alla VSC un po’ di incertezza sul come sarebbe potuta andare la gara il nostro Charles ce l’ha infusa. In fondo, a ben pensarci, se anche chi sta dietro ha un ritmo migliore, prima di tutto bisogna che si metta davanti per poterlo esprimere e se il buon Charles fosse riuscito a gestire la gara in modo da rendere difficile il sorpasso definitivo a Russell forse avremmo vissuto l’intensità del duello per molto più tempo. Ad ogni modo, un pizzico di sfortuna condiziona i pit e i mancati pit sotto le due VSC sicché il nostro si ritrova terzo senza grandi possibilità di recupero. Decide di gestire la posizione e la porta in fondo senza problemi: non dimentichiamo che in questa prima gara anche l’affidabilità era una forte incognita. Il distacco in gara da Mercedes è meno rilevante di quello visto in qualifica: questa nota dà ancora più speranze per un mondiale che non sia il solito monologo. Inoltre, per quanto mi è stato possibile non avendo termini di paragone, ho potuto notare comportamenti diametralmente opposti delle due contendenti: Mercedes, nelle mani di George, è eccellente nella gestione dei rettilinei e conseguentemente nelle curve “secche” da stop&go (o viceversa!) mentre Ferrari sembra più a suo agio nei cambi di direzione e più generalmente in curve a raggio variabile ove sembra avere decisamente più velocità di chiunque altro. Non so quanto questo dipenda dalla guida del pilota e quanto dalle caratteristiche del motore che paiono assai diverse: probabilmente una combinazione delle due. Lo dimostra (o lo dimostrerebbe) il camera car di Antonelli che, almeno a me, pareva guidare in modo più simile a Leclerc o, quantomeno, in modo diverso da Russell, con quindi maggiori incertezze sul volante a centro curva il che è segno paradossale che in una stagione con rivoluzione tecnica è plausibile supporre che il pilota conterà di più nel portare a casa i risultati rispetto al passato. Staremo a vedere. Ad ogni modo, il terzo posto finale è un risultato eccellente per come è maturato segno che finalmente (anche in questo caso con tutti i caveat del caso) Ferrari ha portato una macchina competitiva già da inizio stagione. Se poi il nostro buon Charles dovesse prenderci gusto chissà che finalmente non avrà davvero la possibilità di lottare per il mondiale: l’incognita è tanto… incognita! ma meglio iniziare bene che, come diceva il filosofo, iniziare male.
- LEWIS HAMILTON – voto 8 1/2
Toh! Chi si rivede! Proprio nell’annata in cui il cambio radicale di tecnica delle vetture faceva prevedere, anzi quasi presagire il suo definitivo affondamento, Lewis Hamilton si esprime invece in modo eccellente. Il sette volte campione del mondo, in questo esordio mondiale, dimostra che i rumors sulla sua morte sportiva erano un po’ esagerati. Non cito Mark Twain in toto perché è solo la prima gara e non si sa mai…
In qualifica Lewis si piazza inopinatamente settimo. Tuttavia, diversamente da quanto accadeva lo scorso anno, stavolta il risultato è dipeso più da circostanze esterne che da suoi demeriti. Infatti, il suo distacco da Leclerc è minimale (1 decimo) e, come il monegasco, ha lamentato difetti nel deploy (spero di capire meglio sta cosa col passare del tempo…) che non gli hanno consentito una prestazione migliore. Sfortuna vuole che in questo divario si siano infilati Hadjar (davanti pure a Leclerc) e le due McLaren. Noto comunque che tra Q2 e Q3 il nostro è migliorato più di Leclerc: l’hanno scorso non si era mai visto. In gara Hamilton tira fuori dal cilindro una prestazione decisamente inaspettata. La sua partenza è persino migliore di quella di Charles e solo l’imbottigliamento in cui si è trovato tra lo stesso Leclerc, Russell e Hadjar gli impedisce, udite udite, di prendere la testa della corsa sin da subito. Ad ogni modo, si libera di Hadjar abbastanza facilmente e arriva subito sul duo di testa. Ad un certo punto, causa uno dei tanti sorpassi e controsorpassi tra i due, ha pure l’occasione di infastidire Russell ma decide di non affondare il colpo per il rischio di collisione (anche se qui… un pilota “zerbino” si sarebbe comportato diversamente e ora saluteremmo la prima vittoria di Antonelli in F1). Dopo le VSC, non senza una nota in radio che dimostra la sagacia tattica che si chiede alla sua esperienza (“at least, one of us should have pitted”), si mette più in tranquillità e gestisce sino alla fine. Nella seconda metà di gara il suo ritmo è migliore di quello di Leclerc ma credo che ciò sia dipeso più dalla gestione del monegasco che non da una reale migliore forma della Ferrari del britannico. Più che altro, quel ritmo, dimostra che Mercedes in gara non è poi così lontana e fa ben sperare per il prosieguo della stagione. La gestione dell’energia elettrica – aspetto cruciale di queste nuove vetture e potenzialmente il suo tallone d’Achille vista l’età e la necessità di adattarsi a uno stile di guida completamente nuovo pare decisamente superiore alle aspettative.
Una bella sorpresa.
- LANDO NORRIS – voto 6 1/2
Delude, e pure parecchio, per tutte le prove libere e (parzialmente) la qualifica. Il campione del mondo in carica sembra completamente spaesato, perso nelle nuove dinamiche tecniche. La McLaren fatica rispetto a Mercedes e Ferrari, ma è altrettanto vero che Lando non riesce a estrarre da essa lo stesso potenziale che invece Piastri riesce ad ottenere.
Ma in gara, ecco che torna il Lando che conosciamo! Il britannico guida da par suo soprattutto nella seconda parte della corsa dove resiste senza troppa fatica, anzi con relativa comodità al ritorno di Verstappen. Anche il suo ritmo, nella seconda metà di gara, è molto interessante e ciò rientra nelle caratteristiche che il buon Lando ha sempre mostrato: incerto all’inizio ma velocissimo nei finali di gara. Non so quanto ciò sia una buona notizia per lui perché da un lato conferma le sue caratteristiche di pilota ma dall’altro può essere ulteriore segnale di scarso adattamento alla nuova tecnologia che ha a disposizione. Mancando Piastri, quindi mancando un termine di paragone a parità di vettura, non sappiamo davvero come giudicare questo andamento.
Il quinto posto finale è comunque un risultato dignitoso considerando le difficoltà del weekend. Ma la sensazione netta è che Norris e McLaren abbiano un problema serio da risolvere, e in fretta se vogliono ambire a ripetersi.
- MAX VERSTAPPEN – voto 9 1/2
Max viene tradito da un problema tecnico che lo esclude dalle qualifiche costringendolo a partire dal fondo dello schieramento. Per qualsiasi altro pilota sarebbe stata la fine, il weekend compromesso irrimediabilmente. Ma Max Verstappen non è un pilota qualsiasi, è il manico che tutti conosciamo, quello che fa la differenza quando conta davvero.
In gara Verstappen mette in scena una rimonta semplicemente strepitosa che lo porta, giro dopo giro, sorpasso dopo sorpasso, dalle retrovie fino alle spalle di Norris nel finale.
I sorpassi sono chirurgici, perfetti, eseguiti con una precisione quasi maniacale e sfruttando le caratteristiche di questi nuovi ibridi. Interessante anche la strategia a due soste (bianche-gialle-bianche) che lo agevola nel recupero e che sarebbe stato interessante vedere sui piloti Ferrari. Verstappen non si innervosisce mai, non forza mai oltre il necessario, aspetta il momento giusto e poi colpisce senza pietà. Nel finale Norris sembrava alla sua portata ma il britannico difende benissimo la posizione e Max, con saggezza, decide di non rischiare inutilmente e di portare a casa un sesto posto che, considerando da dove era partito, vale come una vittoria.
Una prestazione semplicemente straordinaria, da campione vero. Verstappen ha dimostrato ancora una volta che quando ha una macchina decente sotto al sedere può fare la differenza contro chiunque. E la Red Bull, nonostante il problema tecnico di qualifica, sembra avere un buon potenziale. Se risolveranno i problemi di affidabilità (vedi quanto successo ad Hadjar), mi aspetto Max molto più pimpante in Cina.
- OLIVER BEARMAN – voto 7 1/2
Delude un pochino, va detto, come velocità pura assoluta nelle qualifiche dove non riesce a piazzare la Haas nelle posizioni che probabilmente meritava. Tuttavia, dopo test e FP in cui pagava pegno (sorprendentemente) da Ocon gli finisce davanti. In gara, dopo un inizio incerto (anche qui: a differenza di Ocon), torna il Bearman che conosciamo! Battagliero come sempre, aggressivo, determinato, con risultati ottimi visto la posizione che si è conquistato alla fine.
Belli i duelli con i vari contendenti, Lindblad in particolare, che ha portato a termine. A ben guardare e facendo le debite proporzioni, l’andamento di Haas durante il week end assomiglia a quello Ferrari il che depone a favore dell’interpretazione di questa gara da basarsi quasi esclusivamente sulle caratteristiche dei motori. Sarà interessante seguirne le, eventuali, evoluzioni.
- ARVID LINDBLAD – voto 9
Esordio da sogno per l’anglo-svedese! Lindblad si piazza incredibilmente in Q3 durante le qualifiche, un risultato strepitoso, insperato per un rookie assoluto al suo primo weekend di Formula 1. Ma non è finita qui.
In gara parte alla grande e viaggia ai piani alti per tutto il tempo. Non si fa prendere dall’emozione, non commette errori stupidi da principiante, guida con una maturità sorprendente, quasi innaturale per uno alla prima gara.
E ciliegina sulla torta, si toglie anche la grandissima soddisfazione di rendere la vita difficilissima a Max Verstappen durante la sua rimonta. Quando l’olandese arriva alle sue spalle, Lindblad non si fa intimorire minimamente e difende la posizione con una durezza e un’intelligenza tattica che lasciano ben sperare per il futuro. Max deve sudare, e pure parecchio, per passarlo. Cede un po’ alla distanza ma è plausibile supporre che il muretto gli abbia chiesto prudenza per portare la macchina al traguardo e non rischiare troppo sul motore dopo quello che era successo ad Hadjar. Bravo!
- GABRIEL BORTOLETO – voto 8
Ecco una conferma clamorosa di alcune cose che si pensavano alla vigilia: il pilota giovane si adatta meglio ai nuovi parametri tecnici rispetto a quello vecchio. Gabriel interpreta alla grande le nuove vetture, oscurando Hulkenberg per tutto il weekend.
In qualifica Gabriel è brillante, veloce e preciso portando l’Audi (al suo esordio assoluto) in Q3. In gara è ancora meglio: parte bene e solido in zona punti a inizio gara e poi riesce anche a recuperare dopo un errore strategico nella definizione del pit.
Grazie a lui, Audi esordisce a punti nella nuova era della Formula 1. Una cosa affatto scontata considerando che si tratta di un team completamente nuovo con un motore di propria costruzione. Ottimo!
- PIERRE GASLY – voto 7 1/2
Esordio dolce-amaro per Alpine. Da un lato il team francese dovrebbe fare la ola per festeggiare la bella gara di Gasly. Dall’altro, visto il motore Mercedes che si ritrova – quindi teoricamente lo stesso vantaggio propulsivo delle frecce d’argento – sperava forse, probabilmente in qualcosa di più.
Ma direi di accontentarsi, eccome!, visto come è andata l’ultima stagione… Mi aspettavo il buon Pierre molto più avanti in qualifica, almeno per quanto fatto vedere durante le FP. Poi comunque in gara si destreggia bene e agguanta proprio all’ultimo i punti. Il decimo posto finale è un buon punto di partenza per costruire la stagione di segno diametralmente opposto da quella del 2025. Lo speriamo per lui che, a mio modestissimo parere, merita di lottare per posizioni molto più rilevanti.
NOTE DI MERITO
Fernando Alonso nonostante il disastro tecnico totale di Aston Martin in gara Fernando è straordinario fino al prevedibile, inevitabile (mezzo) ritiro. Infatti, dopo aver parcheggiato ai box per una dozzina di giri, decide di rientrare in pista per fare test, per continuare a lavorare, a raccogliere dati. A quasi 45 anni continua a dare lezioni di professionalità e dedizione a tutti.
Isack Hadjar strappa un terzo posto eccezionale in griglia durante le qualifiche, dimostrando che la RBR ha potenziale. Anche in gara stava andando benissimo (comodo quinto dopo il recupero di Antonelli) prima del problema tecnico che lo ha costretto ad un ritiro amarissimo.
Sergio Perez merita un applauso. Nonostante la Cadillac sia lontanissima dai primi in termini di prestazione pura, Checo se la guida fino alla fine senza mai mollare, dimostrando di saper gestire benissimo le possibili criticità tecniche di una vettura ancora così acerba. Bentornato Checo!
NOTE DI DEMERITO
Williams la si aspettava in ben altre, cioè decisamente migliori, condizioni tecniche. Invece la FW48, come già visto nei test, è un pianto. Mah!
Oscar Piastri la mette a muro, come un pivello qualsiasi, nel giro di formazione. Inspiegabile quanto imbarazzante per un pilota del suo calibro. Un errore che costa carissimo alla McLaren e che compromette completamente il suo weekend. Tanto più, che stava dando l’impressione di essere molto più a suo agio rispetto a Norris con queste nuove condizioni tecniche. Un errore decisamente inaccettabile.
Liam Lawson le prende di brutto, perdonate la prosaicità, da Lindblad, un rookie alla sua prima gara. Il confronto è imbarazzante per il neozelandese che, se mai questa differenza dovesse confermarsi nelle prossime gare, potrebbe trovarsi ad essere il primo sedile che salta del 2025.
Una nota positiva finale per Franco Colapinto che evita brillantemente un incidente pericolosissimo al via. Riflessi pronti e lucidità che gli permettono di salvare la macchina e proseguire la gara. Bravo!
Ci vediamo in Cina, dove capiremo meglio se la gerarchia vista a Melbourne è già quella definitiva o se qualcuno riuscirà a sovvertire i pronostici!