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UN CAPOLAVORO DI VERSTAPPEN ROMPE L’EGEMONIA MERCEDES

C’è un record che è sempre sfuggito alle squadre dominanti: quello di vincere tutti i GP di una stagione. Lo mancò per poco la McLaren nel 1988. Non ci riuscì la Ferrari con le stratosferiche F2002 e F2004. Non ci è riuscita fino ad ora la Mercedes nell’era ibrida, pur forte di una superiorità mai vista in precedenza.

E non ci riuscirà in questa anomala stagione 2020, dove quella superiorità è ancora più accentuata al punto da sembrare figlia di un preciso diktat arrivato dall’alto, quello di distruggere gli avversari, i quali peraltro hanno fino ad ora cercato in tutti i modi di farsi del male da soli. Ma oggi non ci sono riusciti, e Verstappen, grazie ad una gara magistrale supportata da una strategia aggressiva, ha impedito ai tedeschi di rimanere imbattuti quest’anno.

Qualifiche senza sorprese, a parte Bottas in pole e il rientrante Hulkenberg in terza posizione. Che dura però poco, perchè alla partenza si ristabiliscono le gerarchie con Verstappen ad inseguire le due Mercedes, il cui ordine viene mantenuto da un Bottas stranamente più aggressivo del solito. Dietro, un Vettel parso sull’orlo di una crisi di nervi si prodiga in un mezzo testacoda e riparte ultimo.

Ma le due ex frecce d’argento questa volta non volano via, perchè dopo soli 5 giri appare il temutissimo blistering. Per questa replica del GP a Silverstone la Pirelli ha portato mescole più morbide, ma, soprattutto, ha alzato le pressioni, e questo pare avere reso la W11 una parente delle prime monoposto uscite da Brackley dopo l’acquisizione Mercedes, le quali, come si ricorderà, avevano la simpatica caratteristica di mangiare le gomme posteriori, risolta solo con un legalissimo test in incognito a Barcellona nel maggio 2013.

E così al giro 12 Max raggiunge Lewis, che, qualche tornata dopo, effettua il suo primo pit-stop, preceduto dal suo compagno di squadra. Ma mentre Bottas riesce ad uscire davanti a Leclerc, lui sarà costretto a superarlo, perdendo secondi preziosi.

L’alfiere della Ferrari, nonchè l’unico in grado di salvare la baracca rossa, si fermerà al giro 19 per quella che sarà la sua unica sosta.

Verstappen, unico a partire con la mescola più dura, continua a girare su ottimi tempi, addirittura sugli stessi che fanno segnare le due Mercedes con gomme nuove. Questo perchè il blister fa nuovamente la sua comparsa molto presto, in particolare sulla macchina di Hamilton.

Max rientra al giro 26 per montare la mescola di media durezza, ed esce subito dietro a Bottas, che riesce a superare dopo solo due curve riportandosi al comando. Nel frattempo Leclerc va fortissimo e segna il giro piú veloce, con una prestazione insospettabile dopo i long-run di venerdì.

Al giro 33 entra nuovamente Bottas, e in Red Bull decidono di copiarne la strategia facendo fermare anche Verstappen, e mantenendolo così davanti al finlandese.

Ma Hamilton, tornato al comando, e seppur in preda al blister, sembra non volersi fermare, e inizia un conciliabolo con il suo ingegnere di pista, il quale riesce a convincerlo a fermarsi a 10 giri dalla fine. All’uscita si ritrova dietro a Leclerc, il quale, nel frattempo, si è avvicinato a meno di 2 secondi da Bottas.

Lewis impiega pochissimo a raggiungere Charles, e lo supera in maniera imperiosa buttandosi alla caccia del compagno di squadra, che riuscirà a superare a 2 giri dalla fine. Ma Verstappen è ormai irraggiugibile.

La gara si conclude così con la nona vittoria di Verstappen, davanti ad Hamilton e  Bottas, con le gomme nuovamente malconce, e ad un sorprendente Leclerc (considerata la SF1000). Al quinto posto Albon, arrivato ancora una volta molto distante dal compagno di squadra, al sesto Stroll seguito dal rientrante Hulkenberg, al quale è stata appioppata una incomprensibile terza sosta a pochi giri dalla fine. A chiudere la zona punti Ocon, Norris e Kvyat.

Gara al di sotto delle aspettative per Gasly e Sainz, ma soprattutto per Vettel e Ricciardo, entrambi autori di errori di guida da principianti.

Aspettative rispettate invece per Haas, Williams e Alfa Romeo, buone solo per far numero.

Fra una sola settimana si corre a Barcellona. Oggi si è visto che la Mercedes può andare in difficoltà anche in pista, dopo che, venerdì, è stata messa in difficoltà dalla sentenza contro la Racing Point, che ha alimentato i sospetti di complicità da parte dei tedeschi i quali, secondo Binotto, “avrebbero passato i compiti”. Con Wolff sempre più polemico per via del Patto della Concordia, non ci sarebbe da stupirsi troppo se nelle prossime gare Pirelli alzasse sistematicamente le pressioni. Potrebbe essere il modo per far sudare un po’ ad Hamilton l’eguagliare gli ultimi 2 record che ancora detiene Schumacher (quello del numero totale di podi l’ha eguagliato oggi). C’è da giurare che l’idea non dispiacerebbe nemmeno a Lewis.

P.S. Correva l’anno 1991, e un Prost delusissimo dall’aver corso tutta la stagione con una vettura buona giusto per il quinto posto, dietro Williams e McLaren, si lasciò scappare con i giornalisti qualche giudizio un po’ più tagliente del solito, che fu ovviamente esagerato e costituì la scusa per allontanarlo all’istante. Oggi qualcuno ha paragonato le dichiarazioni di post-gara di Vettel a quelle del Professore, ma ci sono alcune importanti differenze: il francese non faceva errori quasi ad ogni gara (a parte lo scivolone nel giro di ricognizione ad Imola), e, soprattutto, non aveva il suo compagno di squadra che correva in un’altra categoria. E, inoltre, non voleva abbandonare la Ferrari, ma stava cercando di tenerla insieme. Sebastian, invece, sembra sempre più un corpo estraneo, e, potrebbe non essere da escludere una sostituzione anticipata. Sperando che il sostituto non sia Giovinazzi, le cui prospettive sarebbero più o meno le stesse di Capelli all’epoca.

* Immagine in evidenza dal profilo Twitter @redbullracing

HAMILTON FORA E VINCE IL GP PIRELLI DI INGHILTERRA

50 giri di noia o poco più. Poi, per fortuna, le gomme iniziano ad esplodere, e ci regalano uno dei finali più emozionanti di sempre. Questo è stato il GP Pirelli di Gran Bretagna 2020.

Le premesse erano quelle di un caldo pomeriggio di noia. Prima fila Mercedes, gli altri ad oltre un secondo, con l’ormai terzo fisso Vestappen, ed un miracoloso Leclerc a portare una pessima SF1000 in seconda fila, col compagno di squadra anonimo decimo.

Partenza con poche emozioni, con le due Mercedes che scappano, e qualche scaramuccia dietro. Magnussen prova a movimentare un po’ la situazione, chiudendo Albon senza pietà dopo avere commesso un errore (ma la colpa sarà attribuita al thailandese), e finendo contro le barriere. Prima Safety Car che rimane in pista per ben 4 giri. Ma poi la musica non cambia, le due Mercedes volano, Verstappen resta a distanza, e Leclerc mantiene senza troppa fatica la quarta posizione.

Dietro si forma un trenino caratterizzato da qualche duello interessante, favorito da una pista che, come si è visto gli anni scorsi, consente alle macchine di viaggiare affiancate anche nelle curve.

Al giro 13 Kvyat distrugge la sua AlphaTauri, probabilmente a causa di una foratura, ed esce di nuovo la SC. Ne approfittano tutti per fermarsi e montare le gomme dura con le quali arrivare fino in fondo.

Tutti tranne Grosjean, che riesce così a rimanere in quinta posizione dietro a Leclerc.

Ancora una volta le operazioni di sgombero vengono effettuate con molta calma, e la gara riparte dopo cinque giri. E, ancora una volta, nessuna emozione, se non una scaramuccia fra Sainz, Ricciardo e Norris, con l’inglese che riesce a sopravanzare l’australiano.

Le due Mercedes distanziano facilmente Verstappen e Leclerc, con quest’ultimo che paga 1 secondo al giro alle macchine anglo-tedesche, e fatica a scrollarsi di dosso Grosjean. Va peggio al suo compagno tedesco, che naviga a metà classifica e deve preoccuparsi di tenere lontano Giovinazzi con la Sauber. Una situazione talmente paradossale da non potere nemmeno essere immaginata solo due anni fa.

Non succede più nulla fino a due giri dalla fine, quando a Raikkonen, ultimo dei piloti ancora in gara, collassa l’ala anteriore, facendogli seminare detriti. Subito dopo, ma non è detto sia a causa di questi, Bottas buca la gomma anteriore sinistra, la più sollecitata su questa pista. Il finlandese deve farsi quasi tutto il giro su tre ruote. Finirà undicesimo.

Subito dopo tocca a Sainz, fino a quel momento ottimo quinto. Verstappen si ferma per quello che sembra essere un pit-stop precauzionale, mossa più che logica considerando che la seconda posizione era comunque garantita. Ma come esce dai box, anche ad Hamilton cede la gomma anteriore sinistra. E’ l’ultimo giro, e Lewis deve coprirne più di mezzo a velocità ridotta. Il vantaggio accumulato sarà comunque sufficiente per vincere la gara, con Max che lo raggiungerà troppo tardi.

Leclerc completa un week-end miracoloso finendo terzo e regalando alla Ferrari un podio francamente impensabile alla vigilia. Dietro di lui Ricciardo riesce a superare in extremis il sempre ottimo Lando Norris, e un arrembante Ocon, autore di una buona gara, così come il suo connazionale Gasly, arrivato settimo e speranzoso di potere tornare in Red Bull per sostituire Albon, arrivato ottavo e autore di una buona rimonta in un week-end molto sfortunato per lui a partire dalle qualifiche. Al nono posto Lance Stroll con una Racing Point oggi non all’altezza, e al decimo uno scialbo Vettel, che ha difeso il punticino dall’attacco di Bottas che lo ha raggiunto proprio nelle ultime curve.

Fuori dai punti le tre peggiori squadre di questo inizio di campionato, e cioè Haas, Sauber e Williams. 4 motori Ferrari, non è un caso.

Fra solo una settimana ci sarà, sempre a Silverstone, il GP del 70° anniversario. Stessa pista, ma gomme di una gradazione più morbida. Stando a quello che si è visto oggi, ci potrebbe essere da divertirsi. Possibilmente per più di 2 giri.

P.S. quando si vede un pilota costretto a viaggiare su 3 ruote, la mente di chi ha qualche anno in più corre sempre al 1979, circuito di Zandvoort, macchina rossa numero 12, pilota Gilles Villeneuve. Fu un tentativo inutile quello del canadese, stigmatizzato anche in diretta dal mitico Poltronieri. Ma quel tentativo un po’ infantile di non mollare entrò nella leggenda.
C’è un piccolo dettaglio che collega quell’evento a quello che è successo oggi. La Mercedes ha mandato sul podio un ingegnere che di nome fa Gilles e di cognome Pironi. E’ il figlio di Didier, e quel nome non lo porta, ovviamente, per caso.

* Immagine in evidenza dall’account Twitter @MercedesAMGF1

 
 

HAMILTON IMPRENDIBILE A BUDAPEST, FERRARI DOPPIATA E AFFONDATA

In questa anomala stagione 2020 della F1, vi sono poche certezze. Una però l’abbiamo: sappiamo già che il campione del mondo piloti sarà Lewis Hamilton, e quello costruttori la Mercedes. Non possiamo dire quando avverrà la laurea, per il semplice motivo che non sappiamo quante gare verranno disputate, ma da quel che si è visto al circus conviene chiudere la stagione con il numero minimo indispensabile, perchè con questo livello di competizione saranno solo soldi buttati.

La dimostrazione l’abbiamo avuta a Budapest. Pista completamente diversa da quella di Spielberg, sotto tutti i punti di vista. Ma la squadra dominante è sempre la stessa, la Mercedes, in questo caso seguita dalla succursale rosa con la macchina dell’anno precedente.

Già dalle qualifiche si era capito quale sarebbe stato l’andazzo. Prima fila grigia, pardon, nera, seconda fila rosa, terza fila rossa, ad 1.3 sec. Un distacco abissale.

E, a peggiorare la situazione da un punto di vista della competizione, Red Bull in grande crisi coi due piloti a chiedersi come mai andassero così piano.

E per Verstappen i problemi continuano nel giro di schieramento, con un errore incredibile, agevolato dalla pista umida, che gli fa portare in griglia una macchina senza alettone e con un braccetto dello sterzo rotto, costringendo i meccanici ad un vero e proprio miracolo per consentirgli di prendere il via.

Pista umida, come detto, e tutti con le intermedie. Ma è abbastanza chiaro che si asciugherà in fretta, e le due Haas, al termine del giro di ricognizione, entrano direttamente ai box per montare le slick. Una mossa che si rivelerà azzeccatissima.

Allo spegnimento dei semafori, Bottas pasticcia, anticipa la partenza e poi si ferma, avviandosi così con ritardo e perdendo posizioni. Davanti, Hamilton se ne va indisturbato, seguito da Stroll e da Verstappen, con le due Ferrari subito dietro.

Passano solo 3 giri e i primi iniziano a fermarsi per montare gomme da asciutto, a cominciare da Leclerc.

Con le gomme slick, Hamilton e Verstappen girano su tempi irraggiungibili per tutti. Bottas impiega due giri a liberarsi di Leclerc, il quale definisce le proprie gomme “spazzatura”, e poco dopo viene raggiunto da Albon e Vettel. I 3 assieme girano altrettanti secondi più lenti rispetto ai primi.

Nel frattempo Stroll e Bottas riescono ad avere la meglio sulle due Haas. Albon riesce a superare Leclerc al giro 18, e subito dopo anche Vettel lo passa, ma si trova già a 52 secondi da Hamilton.

Si attende la pioggia che però non arriva, e tutti si fermano per il secondo cambio. Gli ultimi a sostituire le gomme sono, poco dopo metà gara, Verstappen e Hamilton, lontanissimi fra loro e da tutti gli altri. Bottas supera Stroll e si mette a caccia di Max. Lo raggiunge attorno al 50° giro, ma non riesce ad avvicinarsi a più di 1 secondo, e opta per montare gomme fresche e tentare un attacco a fine gara.

Al giro 62 Leclerc, in grande difficoltà, viene superato da Sainz ed esce così dalla zona punti. Il suo compagno cerca di difendersi dagli attacchi di Albon, ma commette un errore e perde la quinta posizione.

A 7 giri dalla fine, Hamilton viene richiamato ai box per montare gomme morbide e tentare l’attacco al giro più veloce. Accetterà la mossa solo a 3 giri dalla fine, e, ovviamente, riuscirà nell’intento.

Bottas, come previsto, raggiunge Verstappen all’ultimo giro. Ma è troppo tardi. E così un GP di Ungheria avaro di emozioni finisce con Hamilton, Verstappen e Bottas sul podio, e un ottimo Stroll con la Mercedes rosa al quarto posto, quasi doppiato.

Quinto e primo dei doppiati Albon, ad un giro dal suo compagno di squadra e con il sedile 2021 sempre più minacciato da Vettel, arrivatogli subito dietro al sesto posto. A brevissima distanza dal tedesco un oggi deludente Perez, poi Ricciardo con una Renault inguardabile, l’oggi fenomenale Magnussen, in grado di fare tutto il GP con lo stesso treno di gomme, e, a chiudere la zona punti, Sainz.

Fuori dai punti, come detto, Leclerc, undicesimo. Non pervenuto Norris, così come le due Alpha Tauri. In fondo alla classifica, ma non è una novità, le due Williams parse comunque in netto recupero rispetto allo scorso anno. Assieme a loro come fanalini di coda le due Alfa Romeo, assolutamente indegne del nome che portano (così come la Williams stessa, peraltro).

Ora il circus si ferma una settimana in attesa della doppia gara di Silverstone. Un tempo assolutamente insufficiente per chiunque per chiudere in maniera sostanziale il gap con la Mercedes, anche perchè gli sviluppi sono congelati in quasi tutte le aree della monoposto.

Da qui alla prima domenica d’agosto si parlerà principalmente di due cose: il reclamo della Renault contro la Racing Point, e il nome del successore di Binotto al vertice della Scuderia. Di fronte a cotanti risultati, alcuni suoi predecessori furono rimossi in tutta fretta. La storia dimostra che questo non porta cambiamenti nel breve termine, e sarà così anche questa volta perchè il baratro nel quale sembrano essere precipitati a Maranello è di quelli profondi, ed è prevedibile che per un po’ continueranno a scavare. Di sicuro, però, prima verrà impostata una riorganizzazione e meno dovremo attendere per rivedere la Ferrari al vertice. Ma non è detto che la cosa accadrà, nonostante le voci che circolano.

* Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

 

ISTERIA FERRARI IN STIRIA. LEWIS TORNA A DOMINARE.

A volte si tocca il fondo e si inizia e risalire. Altre volte, al contrario, si inizia a scavare. La Ferrari torna dalla doppia gara in Stiria con la pala in mano dopo avere scavato una voragine le cui dimensioni riportano la mente ad un lontano passato. E tutto questo accade proprio mentre la rivale degli ultimi anni ritorna a distanze siderali da tutti gli avversari.

Già le prove del venerdì avevano mostrato che questo week-end si sarebbe tornati alla normalità. Quella di un Hamilton dominante, non solo grazie alla macchina. E le qualifiche, disputate in condizioni al limite della praticabilità, lo hanno confermato: Lewis in pole con 1.2 sec. di vantaggio su Verstappen, con un ottimo Sainz terzo e Bottas quarto. Ferrari già in grande difficoltà con Vettel decimo e Leclerc undicesimo, poi pure penalizzato di 3 posizioni in griglia. Gli aggiornamenti portati in fretta e furia non hanno funzionato, gettando la squadra in un evidente sconforto.

Pronti-via, e mentre i primi se ne vanno tranquillamente, nelle retrovie si materializza la catastrofe rossa. Un’ottimista Leclerc vede  in curva 3 un varco lasciato da Vettel e ci si infila. Peccato che quel varco fosse indispensabile per fare la curva, e quando Seb stringe, il giovane talento monegasco non può fare altro che saltare sul cordolo, finendo poi per fare la curva sulla macchina del compagno. Risultato: alettone distrutto per il  tedesco, fondo disintegrato per Charles, gara finita per entrambi.

Dopo l’inevitabile Safety Car,  Hamilton e Verstappen se ne vanno indisturbati, mentre Sainz tiene brevemente la terza posizione per poi cederla inevitabilmente prima a Bottas e poi ad Albon.

La gara prosegue senza grandi emozioni se non il duello fra Ricciardo e Ocon, con Daniel che si deve sudare la posizione fino a quando dal box non convincono il francese a farlo passare al giro 20.

Dopo 24 giri il quarto, Albon, é a quasi 28 secondi. Al giro 25 Verstappen apre il valzer dei pit-stop con un’entrata ai box che per un niente non è il replay di quella, mitica, di Coulthard ad Adelaide nel 1995. Per lui gomme medie.

Al giro 28 entra anche Hamilton che riesce a stare comodamente davanti a Max. Gomme gialle anche per lui.

La Mercedes tiene fuori Bottas fino al giro 34, fra le proteste del finnico che avrebbe preferito anticipare per non perdere troppo sul rivale olandese.

Passata metà gara inizia la rimonta delle due Mercedes rosa, in quel momento le più veloci in pista. Perez rimonta facilmente su Ricciardo e va alla caccia di Albon che naviga a mezzo minuto da Bottas. Il quale ha ormai preso Verstappen, in grande difficoltà con le gomme posteriori.

E, infatti, al giro 66 il finlandese passa Max in tromba, ma quest’ultimo lo ripassa in modo formidabile, per poi subire una seconda sverniciatura al giro successivo, alla quale non riesce a rispondere.

A due giri dalla fine, Perez prova ad attaccare Albon ma danneggia l’ala anteriore. Dietro di lui, c’è una bella lotta fra Ricciardo, Stroll, e Norris, con l’ inglese che li passa entrambi e all’ultima curva riesce anche a sopravanzare Perez, in difficoltà con l’ala rotta.

E così finisce con l’ennesima doppietta Mercedes, Verstappen terzo a mezzo minuto, e Albon quarto a 44 secondi. Ad oltre un minuto il solito fantastico Norris, davanti a Perez, Stroll e Sainz. Chiude la zona punti Kvyat.

Fuori dai punti Haas e Sauber, sempre nelle retrovie e in evidente difficoltà, così come la Williams, parsa comunque in grado di lottare con le avversarie, a differenza di quanto avveniva lo scorso anno.

85 vittorie per Lewis. Il record assoluto di Michael è a -6.  Ieri l’inglese ha stabilito un altro record: 14 stagioni consecutive con almeno una pole. Tutte quelle che ha disputato. Questo sarà probabilmente l’anno in cui si isserà definitivamente in cima a tutte le classifiche.

E sarà, probabilmente, anche l’anno in cui la Ferrari toccherà uno dei punti più bassi nei suoi 70 anni di storia in Formula 1. Ma, come ha sempre fatto in passato, risalirà sicuramente. Quando qualcuno avrà il coraggio di prendere atto della situazione e di apportare gli opportuni cambiamenti. Il che non è detto che accada a breve.

Sicuramente non da qui ad una settimana, quando si tornerà in pista in Ungheria.

 

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BOTTAS APRE IL MONDIALE 2020 IN AUSTRIA. LECLERC SALVA LA FERRARI.

Finalmente.
Finalmente i motori tornano a rombare.
Finalmente si ritorna alla normalità, anche se con le precauzioni del caso.
E, fortunatamente, abbiamo visto qualcosa di diverso da quello che era lecito aspettarsi: tre Mercedes, di cui due nere e una rosa, davanti a tutti.

Perchè questo è ciò che i test di febbraio avevano indicato, e non c’era motivo di credere che i 4 mesi di lockdown, di cui 2 di chiusura quasi completa, avessero cambiato qualcosa.

E, infatti, nulla è cambiato. Mercedes davanti a tutti di mezzo secondo in qualifica, con Hamilton dietro a Bottas e Verstappen terzo, unico teoricamente in grado di impensierire i due delle frecce d’argento (nere per l’occasione). Ferrari in grande difficoltà, con Leclerc settimo e Vettel addirittura undicesimo. Binotto aveva già messo ampiamente le mani avanti in occasione del mancato Gran Premio di Australia, ma era lecito non attendersi di vedere la rossa lottare ad armi pari con Mc Laren, Racing Point e Renault. Ma così è stato.

A scombinare un po’ le carte ci pensano i commissari i quali, dopo avere giudicato legale il DAS a seguito della protesta Red Bull del venerdì, hanno preferito dare ai padroni di casa un contentino penalizzando di 3 posizioni in griglia Lewis Hamilton per non avere rallentato di fronte alle bandiere gialle in occasione dell’uscita di Bottas nell’ultimo giro di qualifica. Il giorno prima lo avevano assolto perchè c’erano sì le bandiere gialle, oltre ad un gran polverone e ad una macchina nell’erba, ma qualche pannello aveva ancora la luce verde.

E così Max Verstappen si ritrova in prima fila, con Lando Norris terzo in seconda fila.

La partenza è da manuale per le prime file, con Bottas che prende subito 2 secondi di vantaggio, e Max che riesce a tenere il passo, dopo un primo giro non velocissimo difendendosi da un arrembante Lando.

Il quale deve a poco a poco cedere posizioni ad Albon, Perez, Leclerc ed Hamilton. Quest’ultimo impiega 9 giri a tornare in terza posizione, che diventa la seconda tre giri dopo quando la Red Bull di Verstappen va in tilt.

Anche Ricciardo abbandona la compagnia al 18° giro, e contemporaneamente Vettel supera Stroll per guadagnare un’anonima ottava posizione, grazie anche ai problemi di motore che affliggono il canadese da qualche giro.

Al giro 26 Magnussen esce di pista per un problema ai freni, ed interviene la safety car. Tutti ne approfittano per fare il pit-stop.

La gara riparte al giro 30, e Hamilton non prova ad attaccare Bottas. Vettel, invece, sbaglia grossolanamente la staccata e colpisce Sainz, producendosi nel proverbiale testacoda che lo fa sprofondare nelle retrovie.

Mentre Perez supera in tromba Norris, Lewis, che segue da molto vicino il suo compagno di squadra, inizia l’usuale dialogo coi box per avere l’autorizzazione ad attaccarlo, chiedendo di potere usare più potenza, ma la risposta é che entrambe le auto sono in modalitá conservativa e deve quindi starsene buono al suo posto.

Ovviamente l’inglese non demorde, e al giro 45 arriva James ad avvertire democraticamente entrambi i piloti di un problema critico ad un sensore del cambio, che richiede di stare lontani dai cordoli.
É un modo per calmare la situazione, e infatti Lewis si porta a quasi 2 secondi da Bottas, rassegnandosi alla seconda posizione.

Al giro 51 Russel blocca la sua macchina in mezzo alla pista, entra nuovamente la safety car e si fermano nuovamente tutti ai box tranne le 3 Mercedes. Dopo 3 giri la gara riparte, ma viene subito fermata perchè Raikkonen perde una ruota all’ultima curva.

Ci vorranno stranamente ben 6 giri a farla ripartire, e gli ultimi 10  saranno entusiasmanti. Albon, forte di gomme morbide nuove, attacca Hamilton per la seconda posizione, ma l’inglese con tanto mestiere tiene la traiettoria e lo tocca facendolo andare in testacoda.

Leclerc supera Norris e va alla caccia di Perez, superandolo in modo magistrale e portandosi, così, in terza posizione. Che diventa subito la seconda perchè i commissari, con una severità che non si vedeva dal GP del Canada dello scorso anno, comminano ad Hamilton 5 secondi di penalità per la collisione con Albon. Stranamente Bottas non gli dà strada per consentirgli di allungare rispetto a chi lo segue, e così Norris, segnando il giro più veloce proprio all’ultima tornata, riesce a guadagnare il suo primo podio, dopo una gara condotta in modo estremamente intelligente.

Dietro ai primi 4, al quinto posto un ottimo Sainz con una consistente McLaren, al sesto Perez, che forse poteva aspettarsi un risultato migliore, poi Gasly con l’unico motore Honda arrivato al traguardo, il rientrante Ocon, un discreto Giovinazzi con una pessima Alfa, e un mediocre Vettel con una inguidabile Ferrari. Ultimo degli arrivati al traguardo il debuttante Latifi, sempre lontanissimo dagli altri.

Ben 9 auto non hanno concluso la gara, ma d’altra parte questo era il primo GP della stagione.

Fra solo una settimana si replica in Austria. Le macchine saranno ovviamente le stesse, e c’è da credere che vedremo un risultato molto diverso da quello di oggi. Perchè, nonostante le sorprese odierne, l’esito di questo mondiale sembra già scritto. Mezzo secondo su un circuito nel quale si gira in poco più di un minuto è un vantaggio sufficiente a consentire una comoda doppietta quasi ad ogni GP. Non sempre ci saranno commissari e safety car a venire in aiuto agli avversari.

E, per quanto riguarda la Ferrari, 1 secondo in più rispetto allo scorso anno, di cui 0.8 sui rettilinei, è un margine tale da compromettere sia l’esito del mondiale 2020 che quello del mondiale 2021. E non basta avere un campione come Leclerc per rimediare. Purtroppo la situazione ricorda molto da vicino quella del 2014. All’epoca c’era Alonso che faceva miracoli, ma fu comunque una delle peggiori stagioni della storia della Ferrari.

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