Archivi categoria: Endurance

LIQUI-MOLY BATHURST 12 HOURS

La 12 ore di Bathurst anno dopo anno è diventata sempre più una delle gare di riferimento per le GT a livello mondiale, accostandosi a 24 ore di Spa e Nurburgring. Con l’espansione della GT3, questa gara in terra australiana si è imposta in breve tempo nel panorama internazionale, tanto da diventare la tappa d’apertura dell’Intercontinental GT Championship lanciato dalla SRO. Il livello dei team e la grande partecipazione più o meno ufficiale dei costruttori contribuiscono a creare gare combattute e veramente tirate. Ma il fascino reale che rende unica questa gara è dato dalla fantastica pista di Mount Panorama con i suoi vertiginosi saliscendi e le magnifiche “Esse” cieche a sfiorare i muretti in picchiata. E’ una pista unica al mondo che ha tutte le caratteristiche che un tracciato dovrebbe avere: curve cieche, curve in contropendenza, rapidi trasferimenti di carico in velocità, lunghi rettilinei, frenate violente, riprese da bassa velocità in salita, frenate in discesa, muretti vicini che non perdonano e molti altri dettagli. In più la 12 Ore mette alla prova i piloti con la difficoltà della partenza in notturna e il rapido sorgere del sole che li abbaglia….tutto ciò con le vetture di altre classi più lente in pista.

Quest’anno la classica australiana raggiunge un nuovo record con 33 GT3 in pista e quasi 40 auto in totale. Inoltre nel 2020 sono confermati ben 9 costruttori impegnati in tutte le gare dell’IGTC: Mercedes, Audi, BMW, Porsche, Bentley, Ferrari, Lamborghini, Aston Martin e Honda. Molte delle case principali si servono come negli anni scorsi di team basati in Asia-Oceania supportati in maniera ufficiale dal costruttore; ancor più evidente è la presenza di specialisti di Bathurst impegnati regolarmente nel campionato australiano V8 Supercars. Alcuni dei campioni sono Van Gisbergen, Lowndes, Mostert, Whincup e Kelly.

La Porsche torna in difesa della vittoria “last minute” dell’anno scorso, schiera ben 3 vetture in classe PRO, così come Audi con il team Valvoline e Mercedes-AMG che porta al debutto la versione EVO della sua GT3. Per quanto riguarda la Bentley ci sono le due Continental ufficiali M-Sport, come le due nuove Aston di R-Motorsport iscritte nella PRO. Una sola vettura a testa per Ferrari, BMW, Honda e Lamborghini in lotta per la vittoria assoluta.

Fare dei pronostici è veramente difficile perché negli anni scorsi c’è sempre stata qualche neutralizzazione nel finale di gara a ricompattare il gruppo e sono scaturite grandi battaglie fino alla bandiera a scacchi. Non vediamo l’ora di vedere cosa accadrà domani!

ORARIO PARTENZA: h. 19.45 italiane di Sabato 1° Febbraio

LIVE STREAMING

https://www.bathurst12hour.com.au/streams-tv/international-streaming/

LIVE TIMING

http://www.bathurst12hour.com.au/live-timing/

ENTRY LIST

https://www.bathurst12hour.com.au/race-information/entry/

Buona gara!

Aury

Rolex 24 at Daytona 2020

La stagione automobilistica si apre come di consueto con la grande classica in Florida sul celebre triovale di Daytona. Negli ultimi anni questa gara ha avuto una grande crescita ed un sempre più intenso richiamo internazionale, tanto che moltissimi piloti e molti team europei decidono di competere. Dopotutto è il più grande palcoscenico del panorama americano in fatto di Endurance, ed è seconda solo a Le Mans.

Proprio in occasione di questa gara, è stato annunciato da ACO e IMSA che le prossime regole permetteranno alle stesse vetture di correre a Le Mans, come a Daytona e a Sebring. Questa convergenza globale è un passo storico per l’endurance, poiché si può dire che si torna a decenni fa, quando gli stessi prototipi gareggiavano in tutto il mondo. Sono stati fatti molti sforzi e sono serviti mesi di discussioni per trovare una piattaforma comune o comunque comparabile, ma tutto si è risolto nel migliore dei modi per i fan. Le nuove LMDh (Le Mans Daytona hybrid) saranno di fatto le DPi 2.0 e avranno sempre i telai in comune con le LMP2, ma motore e carrozzeria a scelta del costruttore. La novità è l’adozione di un sistema ibrido (KERS) agente sull’asse posteriore in grado di aumentare le prestazioni della classe. Ciò è essenziale per far competere queste vetture con le nuove Hypercar del WEC, che di base dovrebbero essere più veloci delle attuali DPi. Di sicuro ACO e IMSA si sono prese un impegno non indifferente ed il lavoro da fare è molto, ma la ricompensa potrebbe essere fantastica. Con questa mossa ci si auspica infatti, che molti costruttori si aggiungano al panorama endurance con dei programmi ufficiali per gareggiare nelle grandi classiche mondiali. Nei mesi passati ci sono state molte indiscrezioni riguardanti alcune case, fra cui Ford e Mclaren, pronte ad entrare in Endurance solo se si fosse raggiunta la convergenza fra WEC e IMSA; bè ora ci siamo e sta alle case farsi avanti!

L’edizione 2020 della Rolex 24 segna un decremento degli iscritti rispetto agli ultimi anni, infatti ci sono meno di 40 equipaggi, ma la qualità è davvero alta.

In classe DP, dove ci si gioca la vittoria assoluta, saranno al via 8 vetture di cui le 2 Acura Penske che hanno vinto il campionato, le 2 Mazda e 4 Cadillac. Le qualifiche di giovedì ci hanno proposto una Mazda velocissima con Jarvis, a bissare la pole dell’anno scorso. A seguire le Acura e poi le Cadillac, sempre efficaci in gara piuttosto che sul giro singolo. Questa Daytona è la gara della maturità per Acura e Mazda, dato che fino ad ora sono state in grado si di vincere, ma mai le gare più lunghe, in cui le Cadillac americane si dimostrano sempre più consistenti ed affidabili. Montoya non ha fatto mistero che l’obiettivo di quest’anno per l’Acura è vincere le gara di durata, a cominciare da Daytona. I team Cadillac non vogliono di certo mollare, e infatti il WTR, vincitore lo scorso anno, ritorna con le new entry Dixon e Briscoe; mentre l’Action Express punta tutto sulla #31 di Nasr, Derani, Albuquerque e Conway.

In LMP2 ci sono solo 5 Oreca 07 e purtroppo è la classe meno interessante da seguire, per lo più composta da team di basso profilo e gentleman driver.

La GTLM presenta importanti novità per il 2020. La più clamorosa riguarda la nuova generazione della Corvette, che segna la fine di un’era e dell’icona Corvette fin dagli anni ’50. La nuovissima C8R è infatti la primissima Corvette a motore centrale della storia, cambio più che radicale per una delle case maggiormente rappresentative del concetto di “muscle car” americana. Il V8 Chevy è ovviamente rivisto, ma è l’anima che accomuna la nuova creatura alle precedenti. Il rombo di una Corvette non può mancare! Daytona sarà il debutto anche della Porsche 911-19 in IMSA e per la prima volta sarà impegnata in una gara di 24 ore, dopo aver già corso 4 gare WEC. La nuova arma di Weissach si è dimostrata subito veloce e costante, tanto da monopolizzare la prima fila con record della pista nelle qualifiche. Seconda fila per le già citate nuove C8R, ancora da svezzare per estrarre tutta la performance dal pacchetto. 5^ e 6^ posizione per le due BMW M8 del RLL Team guidate dai piloti ufficiali BMW. Prestazione sottotono per la Ferrari del Risi Competizione che chiude la griglia di classe; è vero che dopo il Roar la 488 GTE ha ricevuto un piccolo ritocco al ribasso sulla potenza, ma è troppo poco per spiegare la prestazione abbastanza deludente. Di sicuro il team Risi ha dei piloti esperti e si saranno preparati al meglio per la gara più che per il giro secco, che in una 24 ore non conta nulla.

Come sempre la classe più nutrita è la GTD, dove sono ammesse di fatto tutte le vetture GT3. Questa categoria è dedicata maggiormente a gentleman, ma non mancano gli equipaggi con piloti di classe mondiale specialisti delle GT. La gara sarà combattutissima con ben 9 marchi diversi rappresentati in pista, e tutti con qualche chance di successo. Quest’anno ci saranno molte auto nuove/evoluzioni, come le due Aston Martin Vantage GT3 al debutto in IMSA. In più ci sono le versioni EVO per Mercedes, Lamborghini e Ferrari. Nelle qualifiche di giovedì la Porsche #9 del Pfaff Racing ha conquistato la pole….ma ancora una volta vuol dire veramente poco in una gara così. La chiave è riuscire nella famosa “trouble free race”, in modo da arrivare alle ultime Safety Car nelle prime posizioni ed in grado di attaccare nello sprint finale.

 

La 24 Ore di Daytona scatterà alle 19.40 italiane di sabato 25 Gennaio e sarà possibile seguirla live integralmente sul sito ufficiale IMSA, con tanto di onboard a scelta.

Non ci resta che preparare una bella pizza e una birra, accomodarsi sul divano col PC e godersi la prima classica dell’anno!!

Buona Rolex24!

 

LINK UTILI

http://www.spotterguides.com/wp-content/uploads/2020/01/SG_20_DAY_ONLINE_v1.pdf

https://imsatv.imsa.com/

https://livetiming.alkamelsystems.com/imsa

 

Aury

WEC 8 HOURS OF BAHRAIN 2019

Appuntamento nel deserto per chiudere l’anno e la decade nell’endurance mondiale. La gara in Bahrain sarà molto importante perché è prevista su una durata di 8 ore, novità di quest’anno, e per cui vale un punteggio maggiorato, come a Sebring e ovviamente Le Mans. Tutti vogliono far bene in questa quarta tappa del 2019-2020 che chiude la prima metà di stagione e manda tutti in vacanza fino a Febbraio, quando le gare riprendono al COTA, che sostituisce last minute il round brasiliano ad Interlagos. Nelle ultime settimane sono arrivati grandi annunci per il WEC. Sicuramente quello più clamoroso è il ritorno a Le Mans della Peugeot con le Hypercar nel 2022; questa è una grande iniezione di credibilità e una boccata d’ossigeno enorme per un campionato in piena transizione come il WEC. Proprio in questi giorni è stato presentato il calendario della prossima stagione (2020-2021) in cui ci saranno le tanto attese LMH (Le Mans Hypercar) di Toyota e Aston Martin, con possibilità di piccoli costruttori come Glickenhaus. Importanti novità nel calendario sono l’introduzione del nuovo circuito di Kyalami in Sud Africa, ma soprattutto la conferma a sorpresa della 6 Ore di Monza ad inizio Ottobre. L’ autodromo brianzolo potrà godere veramente di un calendario ricchissimo nel 2020, con l’approdo del DTM e finalmente il ritorno dell’Endurance a livello mondiale.

Per il Bahrain le LMP1 hanno subito come di consueto una tornata di modifiche a causa del “Success Ballast”. Le Toyota TS050 sono migliorate leggermente da Shanghai, ma conservano un handicap di 2,5 secondi al giro rispetto alle loro possibilità, e questo crea situazioni paradossali e pericolose in quanto alcune GTE sono persino più veloci alla speed trap delle Toyota. La differenza sui dritti con gli altri prototipi è enorme ed imbarazzante. Infatti in qualifica le due vetture giapponesi non sono andate oltre la seconda fila. In pole si conferma la Rebellion R13 che, seppur penalizzata rispetto alla Cina, ha un’altra occasione d’oro per vincere. In prima fila c’è una delle Ginetta, che nonostante gli aiuti sembra ancora troppo acerba, soprattutto in gara con poca affidabilità.

Come sempre la vera gara da seguire sarà la GTE Pro, in cui si prospettano duelli ravvicinati fra le 3 squadre. In qualifica i tempi hanno premiato le nuove Porsche che monopolizzano la prima fila seguite dalle due Ferrari 488 GTE. Sottotono le Aston Martin che puntano a rifarsi in gara contando su una diversa strategia di gomme. Gestire gli pneumatici sarà appunto la chiave nelle 8 ore; in GTE Pro i team hanno infatti 6,5 set di gomme da gestire per qualifica e gara, per cui ad un certo punto sarà necessario fare degli stint doppi e la tenuta delle gomme è fondamentale. I tre costruttori hanno scelto configurazioni completamente diverse dei compound Michelin per questa gara. La Ferrari ha scelto soft e medie, l’Aston medie e hard, mentre la Porsche ha addirittura una scelta mista di soft/medie per le gomme anteriori e medie/hard per le gomme posteriori.

Chi avrà fatto la scelta giusta?

 

ENTRY LIST: https://storage.googleapis.com/fiawec-prod/assets/fileuploads/5d/ef/5def43797ec13.pdf

LIVE TIMING: https://www.fiawec.com/en/live

ORARI

Gara: Sabato 14 Dicembre h. 13.00

Questa volta Eurosport trasmetterà solo le ultime due ore mentre Sportitialia dovrebbe avere la diretta integrale. A pagamento c’è sempre il servizio di Motorsport TV.

Non ci resta che aspettare e vivere l’ultima gara del decennio, sperando che sia uno spettacolo!

Aury

 

WEC 4 HOURS OF SHANGHAI 2019

Terzo round del campionato sulla pista cinese che è sempre stata presente in calendario. Il WEC introduce per la seconda volta il nuovo format corto da 4 ore, rendendo ancora più sprint la competizione. Dopo la facile doppietta in casa da parte delle Toyota il “success handicap” introdotto dalla federazione ha rallentato le TS050 di 2,7 sec al giro “teorici” agendo su fuel flow e peso minimo. Questa strada scelta dal WEC per livellare le prestazioni sembra troppo macchinosa e non pare essere risolutiva come si è visto al Fuji, dove le LMP1 private non hanno potuto nulla contro le vetture giapponesi. In Cina gli aggiustamenti sono molto più penalizzanti per la Toyota ed effettivamente almeno la Rebellion R13 potrebbe giocarsela più sul giro secco che nell’arco di 4 ore; mentre le Ginetta oggettivamente sono ancora molto acerbe e gestite da un team abbastanza inesperto nelle gare WEC. Probabilmente le TS050 faranno un po’ fatica sul lungo rettilineo ma poi in gara, soprattutto nei doppiaggi, avranno il solito vantaggio di accelerazione grazie al loro ibrido. Sarà più difficile sicuramente la gara, ma è difficile immaginare una vittoria dei privati, a meno di imprevisti.

In classe LMP2 c’è sempre una gran lotta tra tutti i team dotati dell’Oreca, che stanno imparando a conoscere sempre meglio. Sta crescendo anche la Goodyear, che comunque aveva l’esperienza Dunlop, visto che la vettura dell’High Class Racing ha concluso con un secondo posto al Fuji, poi squalificata per irregolarità tecnica. La grande rivelazione della stagione è rappresentata dal Racing Team Netherland che al Fuji è riuscito addirittura a vincere con una gara strepitosa, soprattutto da parte del neo campione F2 De Vries e ad un eccellente lavoro di Van Eerd, primo pilota Bronze a vincere una gara in LMP2. Purtroppo la Cetilar paga il fatto di correre con Dallara che non è ancora a livello dell’Oreca 07, su cui tutti gli altri team si sono orientati. Anche qui a Shanghai ci aspettiamo una gara combattutissima fino alle ultime battute.

L’attenzione gara dopo gara si sposta sempre più sulla classe GTE-Pro, che nonostante l’uscita di scena di Ford e BMW, offre sempre gare tiratissime e difficili da prevedere, e non è solo il BOP…perché ormai è da qualche tempo che non si cambia e tutte e tre le macchine hanno trovato un ritmo simile, anche la nuova Porsche. Le prime due gare sono state molto incerte, con un risultato a sorpresa a Silverstone e più in linea al Fuji, dove però c’è stato il tracollo Ferrari in gara. A Shanghai un anno fa, in una gara funestata dalla pioggia, ci fu la prima vittoria della nuova Aston Martin Vantage AMR; il tracciato cinese sembra portare bene alle vetture britanniche visto che nel 2012 vi firmarono la loro prima vittoria nel WEC. Quest’anno le Aston puntano decisamente al bersaglio grosso, provando a chiudere la tournee asiatica con la doppietta. Ormai la Vantage si è pienamente adattata e sviluppata in sinergia con le Michelin, garantendo una tenuta sulla distanza che l’anno scorso era semplicemente impossibile. Le Ferrari di AF Corse devono iniziare a portare a casa i podi e vittorie, dopo essere stati sfortunati a Silverstone e chiaramente sottotono al Fuji. Chi l’avrebbe detto dopo la qualifica di Silverstone che nelle prime due gare le vetture del Cavallino avrebbero fatto zero podi? Infine c’è la Porsche, che sa di aver ancora un bel margine di sviluppo da trovare, e comunque è a tratti molto consistente e può contare su uno dei team più preparati di sempre nell’endurance. Vediamo chi la spunterà.

In GTE Am la tappa giapponese ha visto la fantastica vittoria del TF Sport, che ha preso subito la leadership grazie allo stint di Yoluc. Quest’anno a causa del success ballast ripetersi costantemente a podio non è più così semplice, per cui ci si aspettano grandi performance dalle Porsche, che sono le meno penalizzate a livello di peso.

 

ENTRY LIST: https://storage.googleapis.com/fiawec-prod/assets/fileuploads/5d/c4/5dc4c0c5b5753.pdf

LIVE TIMING: https://www.fiawec.com/en/live

ORARI

Qualifiche: Sabato 9 Novembre h. 7.00

Gara: Domenica 10 Novembre h. 5.00

Questa volta su Eurosport 1 ci sarà la diretta integrale ed è veramente un bel plus che non costringe i fan ad iscriversi a Motorsport TV per vedere la gara. Che dire…speriamo in qualche novità là in alto e in una battaglia come sempre in GT.

Aury

NURBURGRING, L’INFERNO VERDE by REPARTO CORSE

L’articolo nasce da una collaborazione con i ragazzi di REPARTO CORSE (Max Gagliano) , dopo aver emozionato il redattore Davide_QV, rimasto incantato dalla bella narrazione storica sul tracciato tanto amato del NURBURGRING.

Buona lettura;

Un inferno dove i demoni li aspettavano dietro a ogni curva, un teatro tetro e oscuro dove il senso di sopravvivenza sollevava il piede dei vigliacchi ed esaltava coloro che amavano avvicinarsi alla morte, per guardarla negli occhi con il piacere intenso di sfuggire alla sciabolata fatale.

Questo era il Nurburgring, la pista più perversa che la mente umana potesse concepire, la quale con i suoi 22 km e 176 curve ha lasciato cicatrici, a livello epidermico e non, a coloro che si sono trovati davanti a questa montagna gigantesca.
A pensarci bene il Nurburgring, inteso come opera, ha rappresentato fin dal suo concepimento il perfetto manifesto della grande Germania assetata perennemente di delirio di onnipotenza. Per questo e per altro, quando posarono la prima pietra nel 1925, il ‘Ring’ doveva rappresentare il banco di prova più estremo per le portentose macchine teutoniche come Mercedes e Auto Union. Così facendo, una volta inaugurata la pista due anni dopo, i tedeschi collaudavano i loro mezzi, sicuri del fatto che una volta passato l ‘ esame dell ‘ anello terribile, i loro bolidi sarebbero stati pronti a dominare ovunque.

Intanto però il secondo conflitto mondiale lasciò il segno anche sulla pista più famosa al mondo.
Gli alleati utilizzarono il circuito con i loro portentosi carrarmati, distruggendo la sede stradale che fu completamente rifatta dopo la fine del conflitto.

Da lì in poi il Ring avrebbe scritto sulle sue pagine bianche tutte da riempire, alcuni tra i racconti più belli e drammatici dell ‘ automobilismo come la pazzesca rimonta di Juan Manuel Fangio nel 1957,il quale decise di partire con gomme morbide e serbatoi mezzi vuoti per dividere la gara in due parti. Fangio quando si fermò ai box dovette però assistere a una performance disastrosa dei suoi meccanici che lo fecero ripartire terzo a più di un minuto dal leader.
Da lì il portentoso asso argentino guidò in uno stato di totale incoscienza abbassando il record della pista per ben 9 volte recuperando miracolosamente il distacco e sverniciando Hawthorn, il quale era ormai sicuro di vincere.

Dopo l ‘ impresa, Fangio disse che mai nella sua vita avrebbe più rischiato in quel modo, facendo capire di aver toccato livelli ultraterreni. Per la cronaca quella fu la sua ultima vittoria
che sublimo’ una carriera leggendaria.

Nel 1968 il Nurburgring scrisse un altro capitolo che rimase nella memoria. Era il 4 agosto ma le condizioni climatiche erano terribili, con pioggia che scendeva da tutte le parti e una pericolosissima coltre di nebbia che si tratteneva tra gli alberi.
Stewart con la Matra guidò da extraterrestre rifilando 4 minuti e mezzo al secondo, conquistando il successo più bello.
Sembra un paradosso che due calcolatori come Fangio e Stewart, i quali avevano talmente tanta classe dal non aver bisogno di guidare oltre la macchina, abbiano segnato queste due imprese in un apparente modo irragionevole. Forse era la magia del Nurburgring a scatenare quella follia nascosta che pervadeva anche coloro che la sapevano controllare, affrontando con un mare di coraggio curve, sopraelevate, controcurve in pendenza, dossi e salti, per poi trovare riposo nel lunghissimo rettilineo che sapeva di ricompensa prima di ricominciare un nuovo giro della morte.

Ma che cosa ha reso così mitologica questa pista agli occhi della gente?
Sicuramente il fatto di essere un tracciato non codificabile l ‘ ha reso leggendario. Difatto il Nurburgring era già speciale in un era in cui erano quasi altrettanto speciali la maggior parte dei circuiti su cui rischiavano la vita i protagonisti che le solcavano, e questo rendeva già l’ idea del sapore della sfida del Ring.
Anche il pubblico capiva quanto contava esserci nei giorni del Gp, nonostante toccasse loro vedere sfrecciare i bolidi ogni 10 minuti e solo per 14 volte, a testimonianza di un circuito fatto più per chi guida che per chi vede guidare gli altri.
Una volta passati davanti alle gigantesche tribune del traguardo, i piloti imboccavano la discesa che portava all ‘ inferno verde dei boschi spettrali del Ring. Lì per i successivi nove minuti rimanevano soli, opposti l ‘ uno contro l ‘ altro senza che nessuno potesse guardarli, lontani dalle tribune e in assenza di copertura televisiva.

Solo tra di loro sapevano raccontarsi cosa succedeva dentro quelle 176 curve affrontate a velocità alterata e in realtà aumentata, facendo i conti con i confini che separano la paura dal piacere della guida estrema, come quando i piloti erano chiamati ad affrontare il salto del Flugplatz, dove la macchina andava oltre i confini della fisica staccandosi dal suolo con le quattro ruote per due interminabili secondi, fino al mitico Karussel, la curva sopraelevata costruita in calcestruzzo per evitare che i piloti continuassero ad agganciare la ruota anteriore in un canaletto di scolo.
Pochi i decessi nonostante la tremenda trama del circuito, a dimostrazione di quanto i piloti rispettassero il Ring come un alpinista che prova rispetto per il k2 non dandogli del tu.

Forse la scomparsa più funesta fu quella di Peter Collins nell ‘ anno nero 1958. Il suo connazionale Hawthorn lo vide volare tra i boschi dallo specchietto retrovisore pagando a caro prezzo un piccolo errore in una delle curve neanche tanto pericolosa. Hawthorn non solo era il compagno di squadra di Collins in Ferrari, ma gli era anche fraterno amico nonché compagno di scorribande nei pub inglesi. Egli raccontò di continuare a guidare con la stretta allo stomaco per l’ incidente che si rivelò nel suo specchietto retrovisore, per poi sentirsi sollevato dal parcheggiare la sua Ferrari in avaria. Più di qualcuno disse che Hawthorn bruciò apposta la frizione non riuscendo più ad andare avanti lungo le centinaia di curve di una pista che gli aveva tolto per sempre il suo amico più caro.

Eppure nell ‘ immaginario fu il rogo di Lauda a rimanere nella testa di ognuno citando la parola Nurburgring. Il campione austriaco uscì di pista per una scordolata sull’umido, perdendo il casco durante lo schianto e immolandosi in preda alle fiamme del rottame della sua Ferrari. Merzario con l ‘ aiuto di Lunger tirò fuori dai guai Lauda, mentre per pura coincidenza un giovane spettatore riprendeva con la sua cinepresa una scena che sarebbe entrata nella storia della F 1.
Dopo quell ‘ incidente la maggior parte dei piloti (capeggiati da Lauda ) boicotto’ il Nurburgring, il quale visse i suoi ultimi giorni per quanto riguarda le corse di F 1.

Anche Hailwood finì al Nurburgring i suoi giorni da pilota di F1 sfracellandosi le gambe. Proprio l’ inglese, ai tempi della sua esperienza con la Surtees, aveva l ‘ abitudine di portarsi una copia del Times dentro all ‘ abitacolo per passare il tempo, certo che la sua macchina prima o poi lo abbandonasse negli sterminati boschi della Nordschleife a millemila chilometri dai box.

Statisticamente il Ring è stato un feudo di Rudolf Caracciola. Il grande pilota tedesco dell ‘ ante guerra vi trionfo’ ben nove volte tra il ’27 e il ’39, mentre Nuvolari vinse Sì due volte, ma consacrandosi nella leggenda al volante di un ‘ Alfa Romeo tutt’altro che al livello delle terribili Mercedes.

Tra gli altri maestri del Ring vi furono solo grandi nomi come Rosemayer, Fangio, Ascari, Moss, Surtees, Stewart e ickx.
Da menzionare il favoloso giro record di Stefan Bellof, che sulla Porsche sigillo’ il giro più follemente veloce della storia del circuito in 6 minuti e 11 secondi, mentre l ‘ ultimo vincitore su una monoposto (F2) rimane il nostro pilota azzurro Beppe Gabbiani.

Il Nurburgring non è stata solo una pista concettualmente disumana per le sue proporzioni, ma è stato il riassunto di una filosofia eroica che è morta dopo quel 1 agosto del 1976, lasciando ai piloti che si sono succeduti nelle successive epoche il dubbio di sentirsi incompleti senza aver affrontato la prova di coraggio più estrema del mestiere – pilota.

Il Ring ha compiuto 92 anni a Ottobre, imboccando il corridoio che lo porterà al centenario. L ‘ inferno verde è ancora lì, a ricordarci che non c’è mai stato niente di paragonabile. ..né prima …né durante. ..né dopo.

Grazie da tutto il Blog del Ring a:

REPARTO CORSE (Max Gagliano)

Clicca QUI per andare sulla loro pagina.