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TB #21

Se chiudo gli occhi e penso al MOTOCICLISTA con tutte le maiuscole mi appare l’immagine di cui sotto.

(Immagine tratta da Motosprint)

 

Per un motociclista praticante non sempre questa immagine coincide con il più titolato o il più forte…più facilmente con chi gli ha regalato le emozioni più decise e toste. Se poi questo guida un’oggetto molto simile al tuo almeno nel nome e nella forma ed è quasi tuo coetaneo, ecco che immedesimarti è un attimo.

“Troy Bayliss ingaggiato da Ducati Corse per sostituire sua maestà King Carl Fogarty”

Mi sembrò di aver letto una barzelletta, una bestemmia visto chi andava a sostituire. E chi lo conosceva? Era il 2000…. Un’epoca in cui le informazioni viaggiavano ad una velocità decisamente inferiore.

Non sapevo che avesse vinto il BSB nel 1999 e che Ducati lo avesse spedito in Usa a vincere il campionato AMA SBK sulla Ducati Vance & Hines… si, proprio quella di Gobert e Bostrom…(pole al debutto sulla pista più facile del mondo….Daytona!).

 

(immagini del 1999 e del 2000 tratte da daiedegasforum)

Poi uno lavora anche, ha una propria vita familiare, sociale e non è che può seguire tutte le categorie possibili ed immaginabili del pianeta: non sapevo chi fosse….

Tardozzi e Ciabatti lo vogliono per la SBK mondiale in sostituzione di King Carl e lui debutta a Sugo sdraiandosi DUE volte DUE alla prima curva di entrambe le gare: complimenti eh! Lo sostituiscono per Donington con Luca Cadalora (ecco uno degno di Carl) ma tornano sui propri passi e lo rimettono in squadra a partire dal GP successivo in Italia.

Un pomeriggio di una domenica qualsiasi lui che fa? Va a Monza su una pista che aveva visto prima solo in Tv ed entra nel cuore dei ducatisti e dei motociclisti con uno dei più spettacolari sorpassi della storia delle moto.

A Monza ho messo le ruote della mia moto e, pur essendo un semplicissimo amatore, ho un’idea chiara di cosa voglia dire uscire dalla Parabolica e aprire la manetta al massimo arrivando a palla alla prima variante: fa spavento! Lui lo fa con 4 moto davanti e pianta una staccata passando in sequenza Yanagawa, Haga, Chili ed Edwards: guardandolo in Tv avrei scommesso la casa che non sarebbero bastate neanche le reti per fermarlo vista la differenza di velocità con cui ci si infilò rispetto a Colin che aveva già esagerato….. Eppure… con in sottofondo le urla di Gio Di Pillo entra per primo e resta in piedi..

Son passati vent’anni dal momento in cui mi innamorai di Troy. Tutto il 2000 fu una battaglia ad ogni curva con 4/5 piloti su moto diverse, perché oltre a quelli sopracitati c’era pure l’altro Aussie sull’Apriliona al secolo Troy Corser, un fermone, vero? Fu spettacolo ma non vittoria finale.

Il posto nel cuore dei Ducatisti conquistato sin da subito. Non era facile sostituire il mosto sacro Foggy, uno duro, cattivo, vincente e che non mollava mai. Lui ci riuscì. Con le stesse armi, con la stessa tenacia dell’inglese, ma con gli occhi dolci e gentili che si contrapponevano allo sguardo da Killer glaciale di Carl a cui i tifosi della rossa erano abituati.

Il mondiale arrivò l’anno dopo, già nel 2001 vinto davanti al Campione Mondiale in carica Colin Edwards e a quella Honda che aveva addirittura costruito una bicilindrica ad hoc per correre nel mondiale SBK e vincerlo.

Troy vince tre delle sei vittorie stagionali tra Monza e Misano: arriva all’ultimo appuntamento di Imola da campione in carica e vuole dare spettacolo. Ducati gli prepara una colorazione replica Paul Smart e lui ci mette l’anima per dare una gioia ai tifosi di casa. Da tutto, anche di più…. e si fracassa una clavicola in uscita dalla seconda delle Rivazza di gara 1: questo è TB21!

(Immagine tratta da Ducatistiblog)

Queste righe non vogliono essere un elenco delle sue vittorie e dei suoi numeri. Quelli li potete leggere ovunque. Credo che un pilota diventi un idolo in base a quante emozioni riesca a suscitare nei suoi ammiratori, in base a quanta gioia riesca a trasmettere con il suo modo di stare in pista e subito dopo fuori, appena si toglie il casco. E Troy è nato col sorriso stampato in volto, con la voglia di dare sempre il 100% ad ogni gara, ad ogni staccata ad ogni curva, anche quando perde, perché si è divertito ed ha divertito dando ogni goccia di sudore e spremendo ogni cavallo dalla sua moto ed ogni grammo di gomma dai suoi pneumatici..

E fu così anche il giorno della gara delle gare ad Imola 2002. Fu una sconfitta, ma appena tolto il casco fu un sorriso smagliante conscio di aver dato tutto. Io c’ero quel giorno, ero li nel retro paddock quando scese a firmare gli autografi dopo la cerimonia del podio che aveva consegnato a Edwards il suo secondo mondiale SBK. Lui era sorridente, soddisfatto di aver fatto e dato tutto ciò che poteva. A noi tifosi era bastato ed avanzato.

(immagine tratta da Bayliss.it)

Dopo la prima esperienza non esaltante in MotoGp, ad inizio 2006 se ne torna in SBK dove trova una nuova moto la 999 e soprattutto delle gomme nuove, le Pirelli al posto delle Michelin usate precedentemente anche in GP.

Naturalmente non ci sono parole, dichiarazioni pompose, adattamenti a moto e gomme… solo silenzio, sorrisi e manetta aperta…Vince il Mondiale un’altra volta.. A fine stagione va a Valencia per l’ultima della Stagione Motogp in sostituzione di Gibernau titolare infortunato: sale su un’altra moto “nuova” con gomme Bridgestone nuove e che fa? Vince il Gp promettendo di non salire mai più su una moto da Gran Premio….. per tutta la gara gli altri lo videro da questa inquadratura…

(immagine tratta da motorinews24)

Per capire l’anima di Troy dobbiamo però arrivare a Donington 2007 SBK. Toseland è forte e la Honda CBR anche: Bayliss vuole schiantare il suo avversario per il titolo proprio a in casa sua. In Gara 1 parte a bomba e se ne va riuscendo nel suo intento di accumulare un vantaggio esagerato in pochi giri. Avrebbe potuto cominciare a controllare la gara, ma Troy non ne è capace: si sdraia malamente fuori da una curva veloce e la mano gli resta sotto la moto al punto di massacrarsi un mignolo. Si precipita in clinica mobile per farselo amputare e correre gara 2: il dito se ne va, ma lui non può correre perché ha preso un colpo ad un testicolo che è gonfio come una arancia e lui manco se ne accorto.. Questo è Troy….

Quando sei il più grande devi smettere da vincente. Per il 2008 Ducati gli mette sotto il culo la nuova 1098 tutta da sviluppare: per lui sarà l’ultimo anno, l’ha promesso alla moglie, ma vuole lasciare il segno. Ha un inizio di stagione sfavillante ma le Yamaha di Haga e Corser non gli rendono la vita facile. Potrebbe chiudere il discorso a Vallelunga con quattro gare di anticipo e invece si ingarella con Haga dando l’anima fin quando non esagera e va a raccogliere la ghiaia col culo nel corso dell’ultimo giro..

Tardozzi ebbe il suo da fare per tenerlo calmo… ma per l’appuntamento di Magny Course in Francia ci riesce. Lo convince a trattenersi in gara uno e con il terzo posto arriva anche il terzo mondiale…

E’ la liberazione. Quando Troy corre senza dover far calcoli è semplicemente divino, imbattibile.

Vince gara due e fa doppietta nell’ultimo appuntamento stagionale di Portimao chiudendo da imbattuto ed imbattibile. Tolto il casco saluta tutti da RE con di fianco la moglie felice di averlo finalmente tutto per se…

La carriera agonistica di Troy si chiude a 39 anni, con un decennio in cui ha dato spettacolo e trasmesso la gioia di correre ai suoi tifosi. Il “carrozziere di Taree” si ritira da Campione del Mondo. Mai una parola fuori posto, mai una lite, mai un bisticcio nonostante le carenate date e prese in pista. Sempre e solo gioia straripante dai suoi occhi ogni volta che toglieva il casco.

Resta l’unico pilota in grado di vincere con quattro moto completamente diverse della stessa marca in due categorie differenti…se non è un’icona Ducati lui chi mai?

(Immagine tratta da ducatistiintegralisti.it)

Grazie Troy

Firmato un tuo tifoso..

Icemankr7

 

(immagine di copertina tratta da Worldsbk.com)

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BELLA ED IMPOSSIBILE – La “KR”

Direte… “Sì ma quella in evidenza è la staccatona di Toni Elias alla fine del rettilineo dell’Estoril… Quella in cui fece piangere talmente tanti appassionati che provarono a replicarla con le loro moto in pista…

Focalizzati sul numero 10. Quella è stata la più riuscita delle moto “KR”.

Partendo dal principio scopriamo che il marziano (KR Sr) chiude i rapporti con Yamaha e decide di fare in proprio presentandosi con una moto di “Proprietà”.

Nacque la KR.

Motore 3 cilindri a 2 tempi che sviluppava 178 CV…. Un mostro ⁉️ No, una favola. Scegliere di competere “in proprio” nel Mondiale dei prototipi è una favola che pochi ci hanno regalato.

Quella moto ebbe pochissimo successo (come normale che sia) soprattutto nei primi anni di vita. Dal 1997 al 2000 correrà sotto le insegne “Modenas” mentre dal 2001 al 2003 sotto le insegne “Proton”.

Proprio in questi anni, a cavallo del salto generazionale tra 500 e MotoGP la scuderia di Kenny ingaggia  per la KR3 due Piloti che danno tanto gas…. Aoki e McWilliams.

Proprio Jeremy regala, in quel di Phillip Island,una pole stratosferica nel 2002 in sella a quel gioiello argentato, una due tempi contro le nuove MotoGP….

Jeremy McWilliams in sella alla KR3 sul circuito di Phillip Island nel 2002. Per lui una magnifica pole position. Immagine Motograndprix.com

Dopo molte gare corse anche in MotoGP, con la 3 cilindri, finalmente viene presentata la KR5 con un nuovo motore 5 cilindri a V.

La KR5 (2005). Il numero 67 lo riconoscete? È quello di “Shakey” Byrne, il pluridecorato Campione del BSB. Immagine MotoGP.com

Al progetto prende parte niente di meno che Jonh Barnard (si si… Quel Jonh Barnard, quello della F1). Purtroppo la moto, costruita per la categoria MotoGP, fu un flop clamoroso.

Ancor più grande fu il tonfo nel 2005 quando la KR si affidò al motore KTM (in foto sopra), tanto che Kenny Roberts Jr scappò di corsa lasciando il posto al fratello Kurtis.

Poi arrivò lei…

KR211V – Non servono altre parole…

Arrivò anche qualcos’altro oltre a lei, la KR211V… Arrivò il motore 5 cilindri a V Honda e la KR iniziò a volare letteralmente.

Gommata Michelin, il pilota di punta Kenny Roberts Jr sfiorò la vittoria. Sì piazzò a podio in Catalogna ed all’Estoril chiudendo la classifica finale al 6° posto, mettendosi dietro Piloti come Edwards, Stoner (Honda LCR), Gibernau ed altri con moto ufficialissime….

” Quello fu il canto del cigno di una moto che ha affascinato tantissimo chi vi scrive, perché le moto più belle sono quelle che ti emozionano di più”…

… E nulla è più emozionante di una favola…

KR

 

Francky

P.S. Una chicca da gustarvi, se non l’avete già fatto, sulla KR3…

https://youtu.be/fYqhje4lvaY

 

 

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IL MOTOMONDIALE NEL NUOVO MILLENNIO-PARTE2

Benvenuti al racconto della seconda parte del decennio “millennium” MotoGp.

La musica cambia ben poco rispetto al primo lustro: Vale Rossi resta il dominatore supremo pur non eguagliando il quattro su cinque fermandosi ad un “modesto” tre su cinque nel secondo quinquennio.

I rivali futuri stanno crescendo nelle categorie minori a suon di gare vinte e mondiali dominati e parleranno spagnolo, non più italiano. La “scuola” spagnola investì molto nel decennio ed i risultati delle classi inferiori raggiunti da Pedrosa e Lorenzo ne saranno la testimonianza a breve, seppur i Mondiali e le vittorie pesanti arriveranno dal 2010 in avanti anche, ma non solo, grazie questi due piloti.

Il vero antagonista della seconda parte del millennio parla l’inglese dell’emisfero australe e, pur non avendo vinto campionati in 125 e 250, è un uomo dotato di talento spropositato e di una velocità che raramente si è vista scaraventata in pista a quel modo: Casey Stoner.

(Immagine tratta da motorsport.com)

Procediamo per gradi.

 

Stagione 2005. Vale fa cinquina

Per parlare del 2005 bisogna partire da qualche mese indietro e comprenderne lo scenario.

Rossi è ormai straripante e nelle ultime quattro stagioni ha portato a casa un bottino di 40 Gp su 64 disputati: bisogna fermarlo. HRC ha passato una stagione a digiuno di vittorie. Roba impensabile e soprattutto impresentabile di fronte a qualsiasi board figuriamoci a quello della più grande Casa del mondo. Un altro campionato già scritto non piace a nessuno primo tra tutti all’organizzatore. Come risolvere? Prendendo il miglior pilota in circolazione dopo Rossi e mettendolo sulla Honda Repsol orfana di VR46. Max Biaggi è quanto di meglio si possa trovare al mondo: l’accordo si perfeziona ed il romano sale su quella tanto ambita RCVissima per poter vincere quel mondiale che gli fu negato nel 1998.

(Immagine tratta da Wikiwand)

Tutto bene quindi? Manco per idea… quando non è cosa non è cosa e basta…

Max riesce a fracassarsi perone ed astragalo durante un allenamento a fine 2004 con la moto da supermotard: il timore iniziale è quello di vederlo ritirato per sempre, ma dopo qualche giorno per fortuna l’allarme rientra e Biaggi si salta “soltanto” le due sessioni di test di fine anno atte ad indirizzare lo sviluppo della moto per il 2005. Tanto basta per mandare in vacca tutto il resto della stagione, perché se le cose cominciano male non possono che andare peggio…va sempre così. Quella che avrebbe dovuto essere la stagione della consacrazione per Max diventa la sua peggiore di sempre e l’anticamera per uscire definitivamente dalla top-class. E se è vero che la sorte non fu dalla sua parte anche lui ci mise del suo eh… Comincia la stagione litigando in prova già a Jerez con il suo compagno di box. Si proprio lui , quel Nicky Hayden che non sarebbe stato in grado di incazzarsi con nessuno tanto era sorridente e pacifico. Da li la stagione non potè che proseguire sui binari dell’assurdo, con il box che in un paio di occasioni riuscì a sbagliare a montar gomme durante le qualifiche e con una moto alla quale volò via anche il selettore della leva del cambio in un occasione….. a Tokyo sono permalosi ed hanno una memoria da elefante….

A scanso di equivoci chiariamo che chi scrive ha adorato Max in tutte le sue sfaccettature e pensa che avrebbe meritato quella seconda occasione che i giapponesi non vollero concedere. L’unico a lottare sino in fondo per Max fu Carletto Fiorani: gli avrebbe dato volentieri una moto per il 2006 ma non riuscì a convincere il suo headquarter.

Quindi il Mondiale a chi può andare? A Valentino che mette la quinta di fila.

Il Gran Premio a Jerez de la Frontera è quello inaugurale e Rossi mette i “puntini sulle i” sin da subito. Negli ultimi due anni Sete Gibernau è stato il suo “avversario” più ostico (vabbè non trovavo le parole, non ridete) e il pesarese pensa bene di abbassargli la cresta tosto tosto. All’ultima curva di una gara che li ha visti combattere da soli, il pilota italiano entra pulito all’interno del tornantino: pulito ma deciso e duro. I due si toccano spalla a spalla e lo spagnolo finisce largo sulla ghiaia senza per questo cadere e conservando lo stesso il secondo posto. E da qui comincia la sceneggiata del dolore lancinante alla spalla durante il giro di rientro e sul podio: lui continua a toccarsi manco avesse ricevuto una coltellata che gli aveva reciso i tendini. Sete aveva vinto la sua ultima gara l’anno prima e dopo questo episodio l’altro che ci si ricorda riferito a lui è quello in cui lanciò mezzo schieramento per aria a Barcellona dell’anno successivo impedendo a Capirossi di giocarsi quel mondiale che avrebbe tanto meritato.

(Immagine tratta da motorsporcycles.com)

Il disegno di rimescolare le carte per fermare Rossi ha come risultato che il pesarese si vince 11 gare anziché le solite 9 all’anno delle due stagioni precedenti!

Il secondo posto nel Mondiale va al giovane di belle speranze Macho Melandri che si accasa in Honda-Gresini e vince le due ultime stagionali a mondiale già assegnato: unite ai cinque podi conquistati lo portano a 220 punti contro i 367 di Rossi.. Non gli è arrivato proprio vicinissimo… passiamo avanti.

(Immagine tratta da zimbio)

La Ducati affronta una stagione di transizione passando alle gomme Bridgestone con l’obiettivo di diventarne la Casa di riferimento e trarne i vantaggi che si vedranno solo negli anni a venire. Nonostante questo (o grazie a questo, punti di vista) Capirossi pesca la settimana da Dio e fa una doppietta tra Motegi (a casa loro) e Sepang.

 

Stagione 2006- Grazie Nicky

Dopo cinque di fila doveva succedere: Valentino scende dal trono 2006 ed il mondiale torna in America grazie a Nicky Kentuky Kid Hayden.

(Immagine tratta da motoblog.com)

La stagione è quella più “strana” del decennio: Rossi e la Yamaha sono sottotono e ciò consente a diversi piloti di vincere le singole tappe alternandosi in vetta alla classifica mondiale permettendo la vittoria finale all’americano con soli 252 punti.

Il regolarissimo Hayden riesce ad aggiudicarsi l’iride con due sole vittorie all’attivo contro le cinque di Rossi e le tre a testa di Capirossi e Melandri. Un mondiale deciso anche dall’inaffidabilità improvvisa della Yamaha M1 che pianta in asso due volte il pesarese in Francia ed a Laguna Seca. Sommando ciò ad una scelta sbagliata di gomme in Cina, alla mano frantumata al giovedì di Assen ed alla scivolata finale di Valencia ecco riassunti i motivi della prima sconfitta di VR46 che comunque fa secondo, mica pizza e fichi….

(Immagine tratta da derapate alla guida.it)

La stagione fu comunque divertente. Tra i diversi vincitori di tappa compare anche quel Dani Pedrosa che HRC volle in fretta e furia sulla sua Repsol in sostituzione del giubilato Biaggi: il debutto da rookie per lo spagnolo fu convincente. Ciononostante riuscì nell’impresa “meravigliosa” di stendere il suo compagno Hayden in piena lotta mondiale nella penultima gara in Portogallo: fu un tentativo di sorpasso tanto inutile quanto scellerato, roba da caricarlo di mazzate fosse solo successo una ventina di anni prima…

(Immagine tratta da Motogp.com)

Ma il destino non lo si può cambiare e se è scritto che il campionato lo devi vincere lo vinci e basta. Infatti Vale finisce la gara al secondo posto in volata per soli due millesimi di secondo, sopravanzato da Toni Elias che imbrocca la gara della vita (resterà l’unica vittoria in Motogp) togliendo al “giallo” quei cinque punti che sarebbero valsi il mondiale anche al netto della “vaccata valenciana” di quindici giorni dopo….

(immagine di Redbull.com)

Ducati e Capirossi perdono un’occasione perchè la loro stagione fu molto più regolare della precedente e avrebbero potuto farcela. Torniamo sempre a quel destino immutabile che per i rossi e Loris si palesa con le sembianze del tuo compagno di squadra Sete “Hollywood” Gibernau: alla prima curva del Gp di Catalunya decide che è il momento di mutare la sua esistenza trasformandosi in una palla da bowling e realizzando uno strike che manda per campi mezza griglia di partenza. Loris è uno di quelli messi peggio tanto da dover correre in condizioni disastrate anche la successiva gara ad Assen 6 giorni dopo. Guarito pensò ben di non farsi mancare la seconda vittoria consecutiva “a Casa loro” (sarebbe Motegi) dopo quella dell’anno precedente.

(Immagine tratta da Formulapassion)

Per la prima volta nella sua storia Ducati vince quattro gare in stagione e l’ultima merita qualche riga in più, vogliate perdonarmi. Al di là della lotta al titolo, della scivolata stupida di Rossi, Valencia 2006 rappresenta una delle gare più “gustose” alle quali chi scrive abbia mai assistito. Poco sopporto i dominatori e la teatralità che spesso e volentieri li caratterizza, molto di più amo i piloti semplici, old style come quelli della mia gioventù o semplicemente quelli della SBK, soprattutto quando realizzano le IMPRESE…. Dopo aver vinto il mondiale delle derivate dalla serie sulla 999 (che mai aveva guidato prima) i vertici Ducati decidono di “regalare” una partecipazione al loro campione più rappresentativo a livello di immagine, quel Troy Bayliss appiedato a fine 2004 e rimesso in SBK proprio nel 2006. Che fa Troy? Accetta la proposta col vincolo di portarsi dietro tutti i suoi tecnici con cui “dividere” il premio direttamente in pista. Non metteva il culo sulla Desmosedici dal 2004 (due anni) e le Bridgestone le aveva viste prima solo sulla rastrelliera di un gommista della periferia di Taree. All’epoca il “live Timing” della Motogp era free ed io lo seguivo sempre durante le prove. Ricordo che al sabato dissi “occhio a Bayliss” ai miei amici “ducatristi”. “Ma smettila”, fu la risposta, “se è una Ducati quella che domani può vincere è quella di Loris”… E Invece? VENI VIDI VICI….  GRAZIE Troy e saluti alla MotoGp per sempre, da trionfatore. Grazie, Grazie Troy.

(Immagine tratta da Motorinews24)

 

Stagione 2007- Casey Stoner e la Ducati

Cambio di regolamento e passaggio alla cilindrata di 800cc. Onestamente questa mossa poco la capì all’epoca e poco ancora la capisco a posteriori. Se vuoi creare una categoria più “attinente” alle situazioni di mercato perché scegliere quella cubatura? Poco importa: il regolamento durò sole cinque stagioni e si tornerà nel 2012 alle “normali” 1000.

Ducati Corse ingaggia un ragazzino che non ha mai vinto un mondiale, nemmeno nelle classi minori: ha un solo anno di MotoGp sulle spalle corso con la Honda di Lucio Cecchinello che ce lo ha sotto la sua ala da diverse stagioni. Casey ha impiegato buona parte del 2006 a collaudare tute e caschi sia in prova che in gara però, come diceva un tale che la sapeva lunga, per avvicinarti al limite lo devi prima superare: e Stoner lo passava spesso e volentieri..

Il Mondiale comincia un sabato di marzo in Qatar con Rossi in pole position, giusto per gradire. Casey rifila “8 decimi 8” al suo compagno Capirossi e parte a cannone come direbbe (e forse disse) il bravo presentatore. Di fronte allo stupore del mondo vince davanti a Valentino la prima gara della sua carriera in MotoGp e lo fa in sella ad una Desmosedici che in rettilineo è un fulmine di guerra. Rossi non prende esattamente bene che dopo gli adesivi gli si raschi pure la vernice a quel modo. Comincia a lanciare velate accuse sin dall’immediato dopogara: “ma siamo sicuri che sia 800?”…. e da li partono anche le ipotesi che la Ducati abbia una sorta di serbatoio supplementare nel telaio a traliccio di tubi… Niente di più falso. Preziosi &Co. Mettono insieme semplicemente un gioiello di moto con un motore che sfrutta i vantaggi del sistema desmodromico nel girare in alto come le 800 prediligono e la dimostrazione sono le 11 gare vinte (10 Stoner 1 Capirossi) durante tutta la stagione su ogni tipo di pista, anche quelle “guidate”: la moto va fortissimo sul dritto e alle curve ci pensa Casey….. Nascono i falsi miti di uno Stoner in grado di sfruttare meglio di chiunque altri i vantaggi dell’elettronica, miti demoliti dal fatto che Casey è stato semplicemente uno dei migliori talenti a livello velocistico mai apparso sul pianeta Terra, miti sfatati quando lo stesso si trasferì in HRC. Casey era semplicemente fantastico, fine delle discussioni. Un pilota in grado di andar forte con qualsiasi cosa, capace di scendere in pista e fare il miglior tempo al primo giro utile come pochi si erano mai visti prima al mondo. Un pilota “ignorante” come a me piace definire questi talenti.

(immagine tratta da Motori News 24)

La vittoria finale non è mai messa in discussione e l’australiano vince il suo primo mondiale riportando una casa italiana sulla vetta del mondo dopo l’ultimo titolo della MV Agusta risalente al lontano 1973.

Ironia della sorte Stoner vince il mondiale proprio a Motegi sulla pista dei giapponesi e la gara va al suo compagno Capirossi: il mondo alla rovescia, con un copione che se fosse stato scritto prima non si sarebbe riusciti a rispettare.

Re Valentino V è spodestato ed i tifosi hanno un nuovo idolo, perché con Stoner arriva il primo “vero” rivale, il primo in grado di sconfiggerlo sul campo a suon di sorpassi e vittorie. Il dualismo è perfetto in quanto Casey, da australiano, ha un carattere davvero agli antipodi rispetto all’italiano: niente teatri, niente scenette, niente parole inutili, solo gas aperto e pieghe deliziose.

Ogni stagione ha un sacco di aneddoti raccontabili e a me piace ricordare gli exploit, le imprese dei singoli che restano negli annali. Nel 2007 se ne verifica un’altra: la Suzuki torna alla vittoria in un gran premio dai tempi di Valencia 2001. Un altro australiano importato dalla SBK (i canguri son simpatici..) a nome Chris Vermuelen vince una gara pazza bagnata azzeccando il momento del cambio moto dapprima e poi esaltando la sua attitudine alla guida sul bagnato. Per la successiva vittoria Suzuki dovrà attendere un’altra gara bagnata a Silverstone 2016.

Vermeulen, French MotoGP 2007

(Immagine tratta da Formula passion)

 

Stagione 2008- Il ritorno del Re

Nota triste del 2008: in questa stagione si concludono le carriere ad altissimo livello di altri due piloti italiani che insieme a Rossi e Biaggi tanto fecero sognare il Belpaese fin qui. Capirossi lascia la Ducati al nuovo Imperatore australiano per trasferirsi in Suzuki con la quale conquisterà l’ultimo podio della sua vita sportiva. Il manubrio della seconda D16 va a Marco Melandri che distruggerà la propria carriera in sella ad una moto che vola in mano a Stoner e che con lui prende anche tre secondi al giro in diverse occasioni. Se Capirex sale sul podio nel 2008 Melandri dovrà aspettare l’anno successivo in sella al team Kawasaki ormai in fase di smobilitazione.

Valentino Rossi si riprende lo scettro mondiale ma con Stoner deve faticare di più degli anni passati.

(Immagine tratta da Moto10.com)

La Yamaha gli mette accanto Jorge Lorenzo (tricampeao delle classi minori) cominciando a pensare al futuro: nonostante i sorrisi di facciata Rossi non la prende proprio benissimo. I campioni si annusano e, per non farsi annusare troppo, il pesarese farà erigere il famoso muro all’interno del box. Sulla questione le tesi si sprecano, compresa quella del “capo” del team Jarvis che lo giustifica con la necessità dettata dall’utilizzo di due fornitori di pneumatici diversi tra i piloti. Già, perchè se Lorenzo utilizzerà le consuete Michelin, Rossi passerà nel 2008 a Bridgestone convinto che una parte del vantaggio di Ducati e Stoner sia proprio dovuto alle gomme. Sarà vero? Mah, forse….

Il mondiale comincia con la novità della prima gara in notturna della storia in Qatar: nuovo l’orario vecchi i vincitori, Stoner e la Desmosedici. La stagione comincia “strana” perché dopo tre appuntamenti in testa non c’è il duo Rossi/Stoner ci sono Pedrosa e Lorenzo a pari punti ed autori di una partenza “a bomba” che vede Lorenzo vincere in Portogallo la sua prima gara alla terza occasione utile.

A partire dalla Cina Rossi rimette insieme il puzzle ed infila una tripletta compresa la Francia e il suo Mugello. Mentre lui riprende la testa del mondiale, il suo compagno di box “riprende” l’asfalto di Shangai con la testa e perde il feeling iniziale..Capita quando cerchi il limite. (fuori Lorenzo)

(immagine tratta da motociclismo.it)

Il mondiale è una lotta a tre sino alla Germania: Stoner e Rossi i più veloci (ma con qualche errorino) si portano dietro un eccellente Pedrosa che, a suon di piazzamenti e un paio di vittorie, riesce a compensare il divario di prestazione pura con la costanza. Al Sachsenring sotto l’acqua vince nuovamente l’australiano (perché la Ducati va forte solo sul dritto… ndr) mentre Dani “sceglie” di levarsi di mezzo fracassandosi una mano dopo essere caduto mentre era al comando del Gran Premio: salterà la gara successiva e addio lotta iridata. (fuori Pedrosa)

(Immagine tratta da derapate alla guida .it)

Questa resta una guerra tra due fuoriclasse come non si vedeva dai tempi d’oro dell’era americana degli “eighties”. Purtroppo finisce prestissimo perché l’italiano infila una cinquina secca da Laguna Seca (con lo storico sorpasso al cavatappi che sposta definitivamente l’inerzia) sino a Motegi mentre Casey cade due volte di fila mentre è in testa alla gara prima a Brno e poi a Misano dicendo addio ai sogni di gloria.

(Immagine tratta da motociclismo.it)

Già, Misano 2008, il giorno della vergogna, quello in cui si sentirono le urla della curva gialla in TV nel momento della caduta di Stoner. (fuori Casey)

(Immagine tratta da bandierascacchi.it)

Il mondiale finisce virtualmente nelle mani di Rossi già a fine agosto seppur il verdetto matematico arriverà più avanti: esce dal Mugello con 75 punti di vantaggio, ovvero 3 gare ed ancora solo cinque da disputare…E di queste ne vincerà altre tre: non si può competere con il ragazzo di KurriKurri nella sua Australia e neanche nella passerella finale di Valencia (altra pista da motore eh..)

Rossi conquista il suo penultimo iride in una delle stagioni più appassionanti.

 

Stagione 2009- L’ultima di Valentino

Già, l’ultima del Vale nazionale e sono passati undici anni. Sei vittorie di tappa sono sufficienti a regalargli l’ultimo iride e a permettergli di raggiungere quota 100 nel Motomondiale. L’ultimo iride che nel conteggio totale significa 9 titoli su 14 campionati ai quali aveva partecipato sino ad allora: numeri che si commentano da soli.

(Immagine tratta da motociclismo.it)

Il suo avversario principale è il suo compagno di box Jorge Lorenzo che di fare il secondo non ci pensa e gliela fa sudare fino a quando riesce. Casey e la Ducati impattano in una stagione “deludente”: a chiuderla con quattro vittorie di tappa la firma sarebbe arrivata già test invernali solo qualche anno prima.  Siamo nell’anno del malore di Casey, della sua convalescenza, del suo smarrimento, della perdita del feeling con la sua D16. Ma è anche l’anno della “solita” vittoria in Qatar, del dispetto a Valentino nel suo Mugello (prima di Ducati sulla pista di casa), della sua scontatissima vittoria a Philip Island e della sua scivolata nel giro di ricognizione di Valencia dove sarebbe partito dalla pole.

Il team HRC lascia andare il suo ultimo campione del Mondo Hayden alla corte della Ducati e lo sostituisce con un giovane italiano di belle speranze che aveva “congelato” per un anno in un team satellite: Andrea Dovizioso sale sulla RC212V ufficiale e vince a Donington la sua prima nella classe maggiore diventando uno dei pochi piloti al mondo in grado di vincere in ogni categoria mondiale a cui abbia partecipato.

Jorge Lorenzo cambia il suo numero di gara passando dal 48 al 99. Dietro questo cambio c’è la bruttissima vicenda della separazione dal suo storico manager ex pilota Dani Amatrain, del suo arresto e delle minacce anche ai fratelli Espargaro.. Nonostante questa brutta storia Jorge è tosto ma non gli bastano 12 podi (di cui 4 vittorie) per contenere Valentino: quattro zeri in tabella li recuperi solo se ti scontri con uno qualsiasi e non con chi vuole portarsi a casa la settima corona iridata in dieci anni. E così andò, seppur Giorgio vendette carissima la pelle, dando luogo a duelli entusiasmanti il cui culmine fu quello a Barcellona con il sorpasso dei sorpassi all’ultima curva.

(Immagine tratta da Gpone)

Al terzo posto del mondiale Pedrosa, sempre presente ma sempre senza quel guizzo in più in grado di farlo diventare dominatore anche di una sola stagione: vince in volata con Rossi a Laguna e si porta a casa il trofeo dell’ultima gara del decennio a Valencia.

 

Si conclude in questo modo la storia di un decennio dominato dal tricolore con 8 mondiali totali in bacheca tra Valentino e la Ducati che si ritroveranno insieme da li a qualche mese per formare quel binomio che ha infranto tanti cuori e diviso squadre e tifoserie.

Valentino nel 2009 ha ancora trent’anni e tutto il tempo per poter collezionare titoli che però non arriveranno più. Ma il decennio appena raccontato resterà nella storia per i cambiamenti, per il dominio di un ragazzo che è riuscito a spaccare tifosi ma portare popolarità e prestigio ad un Campionato che prima di lui era sconosciuto alla maggior parte del pubblico di oggi e del decennio precedente. Ma per parlare di Valentino, dei suoi meriti, dei suoi onori e dei suoi difetti non basta un trafiletto su un blog. Onore al Re del decennio e grazie per aver riportato l’Italia sulla vetta del mondo.

Grazie anche a Ducati che ha avuto il merito di crederci e di farci sventolare il rosso anche a due ruote.

Alla prossima.

 

(Immagine in evidenza tratta da Road 2 sport)

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IL MOTOMONDIALE NEL NUOVO MILLENNIO- PARTE1

E venne il nuovo millennio a proiettare il circo del Motomondiale verso una notorietà ben più ampia, quasi planetaria. Venne portandosi dentro un uomo che nel decennio in questione dominò in lungo ed in largo tra tante luci e qualche ombra. Perché quando sei bravo e forte devi avere anche qualche detrattore, altrimenti non lo sei abbastanza. Dopo un digiuno lungo quasi come un’era “ferrarista” il mondiale piloti torna in Italia grazie al ragazzino di Tavullia che cancella il nome di Franco Uncini dal tabellone italiano come ultimo iridato, e torna anche una vittoria tutta italiana pilota/moto  grazie al binomio Capirossi/Ducati, quella vittoria che mancava dai tempi di Agostino e della MV.

I “duemila” cominciano con il vecchio regolamento dei motori 500 a due tempi per vedere la svolta epocale dei 1000 a 4 tempi e poi arrivare all’esperimento delle 800 che sarebbe stato accantonato all’inizio del decennio successivo. Il mix tra regolamenti tecnici più “attinenti” al mercato delle moto, il fattore umano e una sapiente promozione mediatica rese possibile catapultare la categoria da quella nicchia di pubblico di appassionati portandola davanti agli occhi di una platea più completa e trasversale.

Ricetta semplice, con ingredienti degni dei più grandi chef stellati:

Prendi un ragazzo stratalentuoso, simpatico ed irriverente di nome Valentino Rossi (il buono) e lo metti al centro di tutto. Crei una rivalità con un altro talentuoso italiano diametralmente opposto come carattere il quale è schietto ed antipatico al punto giusto e guida anche un’altra moto (Max Biaggi il cattivo). Nel tempo lo fai salire sulla sua stessa moto e lo misceli con un altro personaggio un pò più sfigato (Sete “Hollywood” Gibernau il bello). In corso di preparazione inverti le moto per cuocere meglio la pietanza. Prima di finire il piatto fai spuntar dal nulla il tocco segreto che da sapore, la variabile impazzita (Stoner e la Ducati). Al momento di impiattare gli metti accanto un altro tosto sulla sua stessa moto (Giorgio Lorenzo) e servi il tutto condito dalla presenza di altre case che grazie al regolamento sono tornate nel grande giro (Ducati, Aprilia, Kawasaki).

Messa così sembra semplice ed irrispettoso: chapeau a chi è riuscito a preparare questa prelibatezza per farcela gustare. Dobbiamo ringraziare Carmelo il quale, confezionando questo piatto, fece la spesa al supermarket dell’altra categoria che piaceva agli appassionati e che lui temeva maggiormente verso la fine dei ‘90: la Superbike (vogliate perdonare la stilettata ma non sono riuscito a tenermi).

 

Stagione 2000

Immagine tratta da Motogp.com

Il Re della categoria Doohan si è dovuto ritirare l’anno prima e nel 2000 non c’è più un leader carismatico del mondiale. La Honda crede in Rossi e lo fa debuttare sulla NSR con un “all in”: gli da la moto di Mick e lo affida al team di tecnici che seguirono il Re durante il suo regno, capotecnico compreso, dando i natali al sodalizio Rossi/Burgess che durerà tre lustri e segnerà in maniera indelebile la storia del motociclismo. Honda ci crede la punto di creare una struttura parallela al team Repsol per farlo crescere con tutta la serenità possibile.

Il primo anno di Valentino è al solito di apprendistato, ma gli basta per permettere di perdere la verginità a Donington sotto l’acqua e di ripetersi in Brasile.

Immagine tratta da Gpone

Le due case principali Yamaha e Honda schierano un filotto di moto ufficiali tra i team interni e quelli satellite. Per Honda: Rossi, Gibernau, Okada, Criville, Barros, Capirossi (gli ultimi due con Pons).

Per Yamaha: Biaggi, Checa, Laconi, McCoy, Abe.

Il titolo lo vince però Kenny Robert Jr. su una Suzuki. Ecco, Kenny è figlio di quello “vero”, però troppo spesso bistrattato. Se vinci un titolo nella classe regina può essere che non farai mai parte dei GOAT, ma pippa non sei e bisogna dartene merito. Probabilmente Kenny avrebbe vinto di più se negli anni successivi della sua carriera avesse fatto altre scelte piuttosto che restare nel team del padre, ma resta il campione 2000 e chi vince ha sempre ragione: 4 Gp aggiudicati e regolarità superiore rispetto agli altri. Il simpaticissimo Garry McCoy (secondo per numero di vittorie stagionali 3) è sempre iperspettacolare ma ha una naturale predisposizione ad assaggiare margherite con il culo per cui non sale neanche sul podio iridato di stagione.  Il secondo posto va a VR46 che ha preso rapidamente le misure a quella bestiola di NSR la quale non pensa un attimo a lanciarti per aria se non la rispetti.

Gradino più basso del podio a Max Biaggi vincitore di due gare e sempre coriaceo. Peccato quella scivolata a Le Mans con il giallo nella schiena a mettergli pressione.

Da ricordare la vittoria al Mugello di Loris Capirossi sulla Honda di Sito Pons.. Sono passati 20 anni e sembra l’altro ieri: il caparbio Loris ha sempre fatto ottime gare sulla pista di casa ma quella resta l’ultima vittoria tricolore.

(Immagine tratta da Motori News24)

 

Stagione 2001- La prima di Vale

Il copione di Rossi si ripete anche nella classe regina: il primo anno impara e nel secondo nella categoria domina…in serenità.. Valentino in sella all’ufficialissima NSR “Nastro Azzurro” pianta una serie di undici vittorie su sedici gare da tramortire chiunque avesse il solo pensiero di avvicinarsi all’iride. Comicia la stagione con la vittoria a Suzuka, gara in cui la rivalità con Biaggi raggiunge vette impervie. Al solito Vale parte male e nella rimonta dei primi giri esce meglio dalla “triangle Chicane” tentando di passare il romano dall’esterno. In tutta risposta Max allarga il gomito per tenere la posizione “accompagnando” dolcemente Rossi verso l’erba in piena accelerazione ad oltre 200 Km/h: Polvere e terra volano ma il 46 non chiude il gas ed alla fine del giro successivo sorpassa il romano in fondo al rettilineo di partenza chiudendogli la porta in faccia di brutto e alzandogli il dito medio in piena curva con la moto “piegata” con una sola mano! Una tamarrata notevole, ma quel giorno Max si sarebbe meritato un massaggio gengivale col manganello.

Immagine tratta da Insella.it

Valentino si aggiudica una stagione in cui non ce n’è per nessuno mostrando un dominio ed una classe da far impallidire chiunque prima e dopo di lui. Biaggi riesce ad agguantare il secondo posto in classifica generale facendo il possibile con una Yamaha che non è al livello della Honda di Rossi ma che comunque gli permette di mettersi dietro gli altri alfieri Honda in primis Capirossi che completa un fantastico podio tutto italiano nel Mondiale che ad oggi resta ancora unico e forse irripetibile.

(immagine tratta da daidegas,it)

Iniziato nel 1949 finisce a fine 2001 la storia 500 del motomondiale, dopo ben 52 stagioni. Le due tempi correranno ancora a fianco alle quattro tempi nel 2002 per questioni di budget e di tempi necessari ad allestire le moto anche per i team satellite. L’ultima vittoria di quel motore “tremendo” resta quindi quella di sabato 3 novembre 2001 sul circuito di Jacarepagua a Rio con Valentino Rossi in sella ad una NSR, regina incontrastata della sua era, in grado di far vincere il mondiale a sei piloti diversi nell’arco 17 stagioni di corse per un totale di 10 mondiali piloti ed un numero di vittorie di tappa da perderci la testa.

 

Stagione 2002-La seconda volta di Valentino

(Immagine tratta da Wikipedia)

L’anno della rivoluzione 4T. Al bando o quasi i motori vecchia generazione che il mondo aveva dichiarato sporchi ed inquinanti, debuttano le 4 tempi delle maggiori case motociclistiche. A dire il vero il passaggio avvenne in modo completo solo l’anno successivo in quanto di moto buone ce ne eran poche: Honda, Yamaha e Suzuki cominciarono con due moto, Aprilia con una soltanto e Kawasaki in ritardo con il progetto fece soltanto qualche uscita estemporanea . Per non decimare la griglia fu permesso ai team privati di partecipare con le moto 2001, con la speranza di vedere una ipotetica lotta alla pari tra le due formule: niente di più improbabile. Le due tempi reggevano il passo giusto qualche giro salvo venire sverniciate ad ogni rettilineo che si apriva davanti alle ruote delle 4T. Pochi e sporadici episodi furono quelli di lotta, con Loris Cuor Di Leone Capirossi a metterci l’anima ogni tanto ma a resistere nelle zone alte giusto qualche giro.

Ma andiamo per ordine.

Honda: debutta la RC211V con motore 5 cilindri a V, praticamente un’astronave confronto alle moto portate in pista dalla concorrenza. La supremazia HRC è palese sin dal primo giorno in cui la “211” mette le ruote in pista e si capisce che il passo avanti rispetto a tutta la concorrenza è di quasi un lustro: elettronica sofisticata per l’epoca, ciclistica sopraffina, aerodinamica rivoluzionata. Praticamente lo stesso impatto che ebbe Mercedes sull’attuale regolamento della Formula Uno…..

(Immagine di Report motori)

Yamaha prende sottogamba il cambiamento e fornisce al Biaggi e Checa una sorta di ibrido, ovvero il telaio e l’aerodinamica della vecchia 500 con montato dentro un motore della R1 (4 in linea) senza neanche la cilindrata piena e addirittura con i carburatori..impossibile competere.

(immagine di Racing Cafè)

Suzuki tira fuori dalla penna dei suoi tecnici la GSV-R che, a dirla tutta, avrebbe già il format che negli anni futuri sarebbe diventato il più vincente ovvero un 4 cilindri a V. Però i soldi non sono gli stessi presenti a Tokyo e la moto non vincerà nulla sino al 2007 quando un funambolo australiano la riporterà sul gradino più alto grazie all’acqua di Le Mans.

(Immagine tratta da pinterest.com)

Aprilia fa debuttare il progetto più “estroso” (Gigi Dall’Igna), la RS Cube a 3 cilindri con motore progettato insieme alla Cosworth. La moto ha un telaio derivato dalla 250 ed è molto compatta e molto nervosa, nonché difficile da mettere a punto. Con Laconi alla guida non avrà mai un acuto.

(Immagine tratta da Motocorse.com)

La stagione non ha storia, con Rossi mattatore in lungo e largo altro che Marquez scansate proprio. Vale rivince 11 gare su 16 lasciando agli altri solo le briciole, primo tra tutti il suo compagno Ukawa che lo sopravanza una sola volta durante la stagione per una distrazione del marchigiano durante la gara di Welkom in Sud Africa.

La superiorità è disarmante al punto che Rossi si può permettere di sbagliare più della metà delle partenze e rimontare regolarmente vincendo le gare per distacco. Degne di nota le due vittorie di Max Biaggi in sella a quella che è forse stata la peggior Yamaha della storia. Il romano vince sulla “sua” pista a Brno complice anche il ritiro di Rossi, e compie un capolavoro a Sepang mettendosi dietro tutti issandosi sino all’ennesimo secondo posto in classifica mondiale.

(Immagine tratta da Motorsport.com)

Da ricordare anche l’aneddoto del “mundialito” vinto da Alex Barros su Valentino Rossi.

(Immagine tratta da Motgp.com)

Dopo essere riuscita ad allestire altre RCV211V, HRC ne fornì dapprima una a Gresini per Kato (pupillo Honda) e, a partire dal Gp Del Pacifico a Motegi, una seconda al suo miglior cliente (il team Pons) per gli ultimi Gp di stagione. La moto fu assegnata al brasiliano (partente in direzione Yamaha) il quale ci vinse pure la gara regalando al suo team la prima vittoria in classe regina. Nella restante parte del campionato il brasiliano vinse nuovamente il Gp di chiusura e totalizzò più punti di Valentino in quel mundialito. Chiacchere per dare motivo di interesse ad un mondiale vinto praticamente alla prima gara: con in palio il bottino grosso, il buon Alex non solo non avrebbe visto palla ma neanche la rete dove infilarla. Curioso il fatto che la RCV non fu fatta vedere a Capirossi manco con il lanternino: Loris corse spesso e volentieri in condizioni disastrate pur di esserci e l’anno prima fu comunque autore del terzo posto nel mondiale sempre su Honda. La moto fu fatta testare anche ad ex piloti a fine stagione, a piloti delle classi inferiori ed a giornalisti del settore…Insomma si direbbe “cani e porci” ma non Capirex….

 

 

Stagione 2003- La tripletta

La stagione merita qualche riga in più per tutto ciò che accadde.

Biaggi riesce a salire sulla tanto agognata Rcv211V accordandosi con Pons che in “zona Cesarini” racimola uno sponsor importante come la Camel e riesce a trovare il budget per completare la stagione. Sito gli mette accanto Ukawa per accontentare HRC che pretende un giapponese sulla sua moto.

(Immagine tratta da Motogp.com)

Al fianco di Rossi nel team ufficiale Repsol c’è Hayden fresco campione AMA SBK per ovvie ragioni commerciali.

Gresini ha sotto contratto il futuro campione prescelto dai giapponesi Daijiro Kato con la terza RCV straufficiale. Già, perché all’epoca c’erano le ufficialissime, le ufficiali e le moto clienti che non avrebbero ricevuto aggiornamenti importanti rispetto ad inizio stagione. Questo il leit motive dei lamenti dei clienti nel corso dell’anno (Max Biaggi). Gresini ingaggia anche Sete “Hollywood” Gibernau da mettere sulla seconda moto che è diversa da quella di Dajiro.

(Immagine tratta da daidegas.it)

 

Barros emigra in Yamaha al fianco di Checa, ma la novità più importante è il debutto della Ducati con la Desmosedici. Torna nel mondiale un costruttore italiano importante dopo l’ultima presenza della Cagiva guidata da Chili in sella ad una C594 tirata fuori dal museo per l’occasione del Mugello 1995.

(Immagine tratta da Motogp.com)

Ducati entra con un team importante dopo anni di dominio nel mondiale SBK e lo fa con una moto che non può conservare uno dei suoi “marchi di fabbrica” ovvero il motore bicilindrico, ma che comunque resta nella tradizione con l’adozione del telaio a traliccio di tubi e l’utilizzo della distribuzione desmodromica: negli anni il primo diventerà un limite la seconda un plus.

Grande ritorno dopo vent’anni di Kawasaki che schiera la verdissima ZX-RR in pianta stabile: la moto è bella, con un motore 4 cilindri in linea secondo la stessa filosofia scelta da Yamaha. Purtroppo sarà difficile da mettere a punto e non arriveranno risultati entusiasmanti, fors’anche per la scelta dei piloti ricaduta su Garry McCoy ed Andrew Pitt collaudatore a digiuno di esperienze così importanti.

(Immagine tratta da Wikipedia)

Aprilia “rivede” il progetto ambizioso dell’anno prima, passa alle gomme Michelin, chiude il programma SBK e si butta a capofitto nella classe regina portando con se due piloti di primordine del campionato delle derivate della serie, ovvero Colin Edwards e Noriyuki Haga: ecco completata la disfatta del mondiale Superbike.

(Immagine tratta da Formulapassion.it)

Il nuovo regolamento fu uno tsunami per le derivate dalla serie. Oltre alla smobilitazione dei programmi ufficiali Honda ed Aprilia ed il ridimensionamento di quello Ducati si assistette al trasloco in blocco dei piloti più rappresentativi della serie primo tra tutti l’icona dei ducatisti Troy Bayliss che prese il manubrio della seconda Ducati Factory.

Questo lo scenario di riferimento.

Il mondiale comincia malissimo in Giappone a Suzuka. Nel corso del terzo giro Kato perde il controllo della moto in uscita dalla “130R” e si schianta contro un muro prima della “Triangle Chicane”: dopo 14 giorni di anticamera d’ospedale decide che è ora di andarsene e saluta tutti lasciando un vuoto nel cuore degli appassionati delle due ruote.

(Immagine tratta dal Corriere.it)

Daijiro era amato perché simpatico, umile e dannatamente veloce. Honda l’aveva scelto per il suo futuro perché aveva tutte le caratteristiche per realizzare il malcelato sogno di un mondiale completamente giapponese. Le cause dell’incidente? Forse l’acceleratore bloccato, forse un malore…sono quasi sempre le stesse quando l’incidente capita ad uno solo e quasi mai si sa la vera verità….

(Immagine di Motori News24)

 

La gara la vince Rossi (tanto per cambiare) davanti a Biaggi e Capirossi che regala il primo podio alla Ducati nel giorno del debutto.

La seconda gara si corre a Welkom in Sudafrica: Sete Gibernau eredita la moto di Dajiro e vince il Gran Premio alla prima occasione con la moto buona. Dopo il traguardo alza le braccia al cielo in segno di ringraziamento del compagno morto una settimana prima e lo celebra sul podio.

(Immangine tratta da bandierascacchi.com)

Il mondiale è combattuto sino a metà stagione proprio grazie a Gibernau che vince ancora in Francia, Olanda e Germania raggiungendo il punto più alto della sua carriera motociclistica e che  per un paio d’anni lo rese il principale antagonista del re della categoria.

Però, nella seconda metà di stagione Rossi comincia a fare sul serio ed imbrocca un filotto di sei vittorie ed un secondo posto che gli consegnano il terzo mondiale di seguito. A partire da Brno non ce n’è più per nessuno: esattamente dal giorno dopo in cui prese la decisione di preparare le valigie e togliere il disturbo da HRC, . Valentino lascia a Biaggi il solo Gp di Motegi per un errore nelle fasi iniziali che lo costringono ad una rimonta dalla nona posizione senza aver la speranza di raggiungere il romano che vince in solitaria il suo secondo Gp stagionale. Max lo mette insieme quello a Donington vinto a seguito della penalizzazione di Rossi per sorpasso in regime di bandiere gialle.

La RCV211V arriva quasi al cappotto vincendo 15 gare su sedici, eccezion fatta per il Gp di Catalunya vinto da uno splendido Capirossi che regala alla Ducati la prima vittoria alla sesta gara dal debutto. Il rettilineo lunghissimo di Montmelo aveva già rivelato la velocità massima che il desmodromico di Borgo Panigale riusciva a sviluppare durante i test, ed in gara ci fu la conferma complice un paio di errorini del sempre presente VR46.

(Immagine tratta da motorionline.com)

 

Stagione 2004- Il grande cambiamento

A parere di chi scrive il 2004 fu l’anno in cui abbiamo ammirato il miglior Rossi di sempre. Se nelle classi  minori con Aprilia e nella maggiore con Honda aveva avuto sempre la miglior moto del lotto, nel 2004 non è più così…

Rossi lascia la comoda Honda e si tuffa nell’avventura Yamaha. Per farlo si porta dietro tutto il suo entourage tecnico e dal Giappone lo accontentano molto volentieri. La scommessa è grande sia per Valentino che per la casa giapponese e a fine anno la vinceranno.

Dal Giappone mettono mano alla M1 in maniera seria ed importante e Vale ci mette quello che gli viene meglio, ovvero aprire la manetta con la mano destra.

(Immagine tratta da motoblog)

Lo fa divinamente al debutto in Sudafrica dove vince e lo fa anche “alla grandissima”, dando vita ad un epico duello con Max Biaggi in sella a quella Honda: in un sol colpo sconfigge entrambi i rivali alla prima occasione. La gara è qualcosa di fantastico con un susseguirsi di sorpassi e controsorpassi da tenerti incollato al video infischiandone di tutto il resto cronometro compreso: se ci fossero stati solo loro due in pista nessuno si sarebbe accorto di nulla. La stagione si svilupperà sulla falsariga della prima gara con Rossi attento a non perdere nessuna opportunità e ad “addormentare” le gare nelle occasioni in cui sa che potrebbe rischiare di perdere il treno dei primi. Illuminante in merito la strategia adottata nel suo Mugello dove ad ogni sorpasso delle Honda in rettilineo lui replica immediatamente alla prima curva possibile tenendosele dietro. Ed in effetti la Yamaha non ha le potenzialità velocistiche di Honda e Ducati, ma il mondiale torna lo stesso a Tavullia ed alla casa dei tre diapason digiuna dai tempi di Rainey.

Valentino non può più permettersi di vincere 11 gare a stagione, ma se ne fa “bastare” nove per sopravanzare Hollywood Gibernau che regge sino ai fattacci del Qatar per poi essere asfaltato nelle ultime tre gare da un Rossi che lascia agli altri solo le briciole. Il Qatar, ovvero la gara in cui Rossi e Biaggi furono retrocessi al fondo della griglia di partenza in quanto i propri tecnici avevano lavato/gommato la posizione di partenza in maniera non regolamentare. Rossi parte dall’ultima posizione ma si stende nella foga di recuperare. Nel momento stesso che si rimise in piedi decise che non ce ne sarebbe più stato per nessuno e cosi fu.

(Immagine tratta da moto.it)

A fine anno l’impresa migliore di Vale è completata. Quarto Mondiale di fila davanti alle Honda di Gibernau, Biaggi, Barros, Edwards, Tamada. Yamaha vince 9 gare e Honda 7. L’uomo ha superato la macchina.

Max Biaggi, terzo in classifica mondiale, si aggiudica l’ultimo Gp in carriera in Germania tenendosi dietro due Honda Repsol con la sua “Camel Pons”, facendo crescere il rammarico di non essere stato scelto dal team ufficiale che gli aveva preferito Barros durante l’inverno. Dopo oltre vent’anni il team interno riesce a NON vincere neanche una gara lasciando la gloria a Gresini e Pons che lo sopravanzano nella classifica dei team conquistando rispettivamente quattro e tre gare. La vittoria di Valentino su HRC assume i contorni del trionfo.

(Immagine di copertina tratta da alamy.it)

Appuntamento alla prossima settimana con la seconda parte.- Grazie a tutti.

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NEL SEGNO DI SHOYA- Post GP del Qatar 2020

Losail, anno 2010. In sella alla Suter MMX il Giapponese Shōya Tomizawa vinceva la gara d’apertura del Motomondiale classe Moto2. Oggi dopo 10 anni un altro Giapponese trionfa in Qatar.

Immagine di copertina dedicata al compianto Tomizawa.

Tutti aspettavamo l’arrivo del Motomondiale.

Il paddock intero aspettava al varco Marc Marquez e la sua Honda, Vinales e la sua (finalmente) M1. Tutti aspettavano il prodigio francese Quartararo ed il veterano Dovizioso (probabilmente al suo ultimo anno in rosso secondo me).

Nulla di tutto ciò… Gareggiano solamente Moto3 e Moto2 per i motivi noti a tutti.

MOTO 3 – KTM vs HONDA “The Battle”

Il GP è come al solito un’eterna battaglia tra Austriaci e Giapponesi, con gli Austriaci pronti a tutto pur di conquistare Iwo Jima (consiglio il film di Clint Eastwood).  Nel gruppo di testa se le suonano di santa ragione, per tutta la gara, ben 10 Piloti racchiusi in 1 secondo. Fernandez, Suzuki, Arbolino, Masia, Arenas,Binder, Garcia,McPhee e Salac si prendono a carenate per tutta la gara favorendo in alcuni tratti il rientro del gruppo di dietro guidato da Foggia ed Alcoba.

Quando la Honda è davanti in rettilineo KTM non ha la forza di superarla, la potenza del motore giapponese è imbarazzante. Nel guidato invece KTM è agilissima e permette ai propri Piloti di attaccare (con la baionetta) le Honda.

Il ritmo gara è davvero veloce rispetto alla gara del 2019, alla curva 10 a 7 giri dalla fine Celestino Vietti Ramus finisce in terra causa un contatto con Alcoba. Non un buon inizio per il Pilota piemontese del Team SkyVR46.

A 4 giri dalla fine Arbolino con una staccata mostruosa alla fine del rettilineo si prende la testa della corsa. Inizia uno studio serrato in vista dell’ultimo giro.

Se la giocano Arenas e McPhee che danno lo strappo finale, McPhee prova la staccata all’ultima curva ma Albert Arenas vince una gara straordinaria.

Tratto dal profilo tweet di Francky Longo

Sul podio sale Ai Ogura autore di una splendida gara, Jaume Masia (arrivato 3° al traguardo) viene penalizzato di una posizione per aver oltrepassato troppe volte i limiti della pista.

Grandissima gara di Jeremy Alcoba, alla “prima” sul tracciato di Losail che si piazza in 7^ posizione alle spalle del suo compagno di team.

Deludono e non poco gli Italiani… Arbolino sbaglia la staccata nel finale e rovina la sua gara oltre che quella di Binder, Vietti scivola a causa di un contatto con Alcoba ma comunque rimanendo per tutta la gara nelle retrovie, solamente Foggia in TOP10. Male….

KTM batte lo squadrone Honda. Immagine tratta dal sito ufficiale MotoGP.com/Results

 

MOTO 2 – La Guerra dei Mondi🇪🇸🇮🇹🇺🇸🇯🇵🇦🇺

Abbiamo tutto. Il Giapponese, lo “Yankee”, l’Australiano, gli Spagnoli e gli Italiani. Mai come quest’anno la rosa dei candidati al Titolo Moto2 è ampia ed abbraccia molti continenti. (Manca Brad Binder e saremo stati al completo…)

Pronti, partenza e dopo pochi giri Augusto Fernandez subito in terra a causa di una contatto con Stefano Manzi. Uno dei grandi favoriti del GP e del Mondiale Moto2 esce di scena mentre davanti il quartetto composto da Martin, Roberts, Marini e Bastianini domina la scena.

Luca Marini e la sua Kalex del team VR46 Sky Racing Teamsono tirati a lucido, sembra di rivedere lo Zarco dei tempi migliori in Moto2, alle sue spalle Joe Roberts e Jorge Martin.

A metà gara il pesarese allunga sul californiano e sul resto del gruppo mentre Jorge Martin perde terreno (mangiato subito la posteriore⁉️). Il Rookie Aron Canet invece risale sino alla 9^ posizione entrando in TOP10.

A 5 giri dalla fine Joe Roberts rompe gli indugi e con un sorpasso spettacolare supera Luca Marini, dopo averlo studiato per tutta la gara. Insieme a lui Baldassarri e Bastianini sopravanzano Marini e si portano in testa.

Sale in cattedra il Giapponese Nagashima che, come  Thor con il suo mjolnir, martella tempi straordinari e guadagna la testa della corsa nonché un cospicuo distacco negli ultimi 2 giri andando a vincere una gara incredibile.

Vince Nagashima 🇯🇵, sul podio Baldassarri🇮🇹 e Bastianini🇮🇹 seguiti da Joe Roberts🇺🇸 (del quale parlerò volentieri in un articolo a parte) e Remy Gardner 🇦🇺.

Nagashima trionfa all’esordio sulla “Kalex” del Team KTM Ajo. La KTM ha abbandonato il progetto Moto2 ritornando a vincere. Not Bad…. (Immagine tratta da Twitter)Nel

Deludono (non poco) Luca Marini, autore di una bella prima parte di gara ma svanito nel finale ed addirittura caduto causa un contatto con un deludentissimo Jake Dixon. Delude anche Jorge Martin in virtù del risultato del compagno di team. Grande prova invece del Rookie Aron Canet, che chiude 8°.

Immagine tratta dal sito ufficiale MotoGP.com/Results

P.S. Syahrin⁉️⁉️⁉️

Appuntamento al….. prossimo GP, il tempo ci dirà se e quando.

Francky Longo

 

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