MOTOGP 2018 – GRAN PREMIO MOVISTAR de ARAGòN

Fenati sì, Fenati no, Fenati omicida
il web pam, il web papapapapam, ma se c’è la GP
il web non ci sta e al circuito se ne va
sventolando il bandierone non più Fenati correrà
la Dorna sì, la Dorna no, quintali di carte
la moto sì, la moto dai, la moto fantasma

Semi cit.

Ci si era lasciati con gli strascichi e polemiche per il gesto folle fatto da Fenati, con una federazione che aveva comminato due gare di sospensione al pilota di Ascoli. Il web non aveva accettato una punizione così “leggera” e si è lanciato in una ondata di commenti negativi, oltre che di odio, ai quali erano quasi immediatamente susseguiti gli annunci dei team, attuali e futuri per i quali doveva correre Fenati, che decidevano di rescindere ogni collaborazione, tanto da appiedarlo sia in questa stagione che nella prossima.

A poche ore di distanza, era arrivata anche la dichiarazione della Federazione Motociclistica Italiana, che gli toglieva la licenza di pilota, ma alla fine è bastato un dialogo fra Dorna, Federazione Internazionale Motociclistica e Fenati, per vedere la situazione del tutto ribaltata e con ottima probabilità, l’Italiano tornerà in sella già a Motegi (non si sa ancora su quale moto e team). In aggiunta, la FIM lo vuole utilizzare  in una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza in pista.

Cosa dire a riguardo? Io resto dell’idea, che uno che è recidivo nei comportamenti sbagliati in pista, che si ritrovi appiedato solo per due corse, sia troppo poco, ma che le decisioni dei due team, siano state comunque abbastanza pesanti per farlo ragionare sui suoi sbagli. La Dorna non so quale ritorno commerciale abbia da questa faccenda e cosa la spinga a riabilitare un buon pilota, ma risultati alla mano, lontano dall’essere un fenomeno delle due ruote.

Sicuramente la gogna mediatica di una parte della stampa che non si occupa mai del Motomondiale, o solo parzialmente, è stata fin eccessiva, come son state del tutto fuori luogo, oltre che idiozia pura, tutti gli insulti che gli hanno appioppato a lui e i familiari, con i soliti auguri di morte. Come sempre la rete da il peggio di se, ma finalmente stan partendo le prime vere querele, per coloro che pensano che nella rete si possa tutto.

Chiudo questo capitolo, per passare a uno più attinente alla corsa di Domenica, ossia la separazione fra Belen e Iannone. Non credo ci sia aspetto peggiore da considerare, seppur il team dell’Italiano ringrazia l’Argentina, perchè finalmente avranno un pilota concentrato sulla moto e non sulla passera.

Moto GP

Dovizioso e Lorenzo son certi di poter dominare la corsa, ma se lo dico pure io, finisce come in F1, che non ne prendo una  e vince Ponsson. Ah no, allo spagnolo che aveva debuttato in MotoGP a Misano, fra le mille polemiche per la sua scarsa esperienza, è stato levata la possibilità di correre le prossime 3 gare, nonostante avesse un regolare contratto già firmato. Cosa sia successo si fa in fretta a spiegarlo.

Dorna e Crutchlow hanno avuto considerazioni abbastanza pesanti su questo pilota, proprio per la mancanza di conoscenza del mondo Motogp e per non avere un curriculum davvero valido per meritarsi la sella, se non per i soldi, tanto da far nascere una Grand Prix Commission, dove i vari piloti potran dire la loro sui sostituti di altri piloti.  Del resto, in una categoria dove fra il più veloce e il più lento ballano sui 2 o 3 secondi, avere in pista uno che gira 7-8 secondi più lento non ha senso, oltre che essere pericoloso. In altri tempi le differenze eran più marcate, con piloti che venivano doppiati anche più volte, ma erano appunto altri tempi e gli standard attuali chiedono altro. Han fatto bene? Con tutto il rispetto per Ponsson, per me si.

Per la corsa, sarà la solita lotta fra le due Ducati e Marquez, con le Yamaha sicuramente fuori partita. Ricordiamoci che il circuito gira in senso antiorario, quindi uno di quelli che riescono molto bene al leader di classifica.

Moto2

La lotta Bagnaia e Oliveira sarà sicuramente ancora presente, ormai nessuno dei due può mollare un colpo, sopratutto l’Italiano, visto che solitamente lo Spagnolo è artefice di finali di stagioni davvero tosti.

La VR46 annuncia il passaggio di Bulega dalla Moto3 alla Moto2 andando a far compagnia a Marini. Il team Snipers decide di non sostituire Fenati.

Moto3

Bezzecchi è nella situazione di Bagnaia, anche se ora segue Martin nella classifica. Nulla è ancora precluso e la pista potrebbe avvantaggiare la moto del nostro alfiere.

ORARI TV

SKY

DOMENICA

11:00 Race, Moto3
12:20 Race, Moto2
14:00 Race, MotoGP

TV8

DOMENICA

11:00 Race, Moto3
12:30 Race, Moto2
14:00 Race, MotoGP

Saluti

Davide_QV

Hamilton domina a Singapore e ipoteca il titolo, la Ferrari gli dà una mano

“Il campione si vede nel momento del bisogno”, avevamo scritto dopo Monza, con riferimento alla coraggiosa e decisiva manovra tentata da Lewis alla Roggia. E a Singapore se ne è avuta la riprova.

Una pista Ferrari, si diceva. Dopo le FP3, la prima fila rossa era più di una certezza. E invece no. Hamilton infila un giro che ha ricordato molto (anche nelle sue successive esternazioni) quello di Senna a Monaco nel 1988, quando dette 1.8 sec. a Prost a parità di macchina, e successivamente disse di avere avuto visioni mistiche. Un Vettel demoralizzato deve invece accontentarsi del terzo posto, superato da Verstappen autore di un giro se possibile ancora migliore di quello di Hamilton, con un motore depotenziato.

I punti si fanno la domenica, ma le premesse, per la Ferrari, non sono le migliori. Seb non si può più permettere errori, e con Verstappen davanti e Bottas di fianco i rischi non mancano. Allo spegnersi dei semafori, però, il tedesco dimostra grande intelligenza. Affianca e supera Verstappen, ma arriva leggermente lungo alla prima curva e invece di stringerlo lo lascia sfilare, per poi attaccarlo e superarlo definitivamente sul lungo rettilineo successivo, giusto un attimo prima che venga data Safety Car per un incidente fra le due ex Force India, con Perez che manda a muro senza tanti complimenti il compagno Ocon.

La SC rientra dopo qualche giro, ed è una ripartenza senza emozioni. Hamilton gira su tempi altissimi (12 sec. più lento della pole), la preoccupazione di tutti è quella di far durare le hypersoft il più a lungo possibile. Problema che per chi insegue è molto maggiore, vista la perdita di deportanza che queste macchine hanno quando sono in scia.

Il ritmo inizia ad alzarsi verso il quindicesimo giro, con Hamilton che riesce a mettere un gap di 2 secondi fra sè e Vettel, il quale fa lo stesso con Verstappen che lo segue. Alla Ferrari decidono però di osare e proprio mentre Lewis continua a migliorare i suoi tempi, chiamano ai box Vettel per montare le ultrasoft. Una strategia che al momento lascia molto perplessi. Il tedesco esce davanti ad Alonso, ma subito dietro Perez. Al giro dopo entra immediatamente anche Hamilton, il cui pit è leggermente più lento, e la gomma montata nel suo caso è la soft, molto più resistente ma anche teoricamente più lenta rispetto alla mescola montata dal tedesco.

Seb impiega un giro solo a superare Perez, ma perde comunque 4 secondi. La Red Bull ne approfitta, e chiama ai box Verstappen, il quale all’uscita si trova esattamente di fianco al tedesco, riuscendo a stargli davanti. Anche l’olandese ha montato la mescola più dura fra quelle portate dalla Pirelli. E così Vettel si trova a perdere una posizione con la prospettiva di dovere fare un altro pit-stop, a differenza dei suoi avversari. E la notizia peggiore è che la ultra soft non sembra dargli quel vantaggio prestazionale sul quale al muretto Ferrari contavano per sopravanzare Hamilton.

La gara procede stancamente, le uniche emozioni vengono dal solito Perez il quale, esasperato da lunghi giri dietro il lento Sirotkin, una volta riuscito a superarlo tenta di intimidirlo urtandolo, con l’unico risultato di bucare una gomma rovinando definitivamente la propria gara.

Poco dopo è Grosjean a trovarsi alle prese col tappo russo, e ciò avviene proprio mentre arrivano i primi a doppiarli. Un prudente Hamilton non tenta doppiaggi azzardati e consente così a Verstappen di avvicinarlo fino a tentare timidamente il sorpasso. Ma evidentemente l’olandese ha messo giudizio, e consente ad Hamilton di terminare i doppiaggi in tranquillità, ristabilendo subito dopo la distanza di sicurezza.

Questa è l’ultima emozione di una gara che termina un’ora dopo con i primi 6 nell’esatto ordine nel quale sono partiti. Gli ultimi giri vedono Hamilton continuare a girare su ottimi tempi, con Verstappen a 4-5 secondi, mentre Vettel in netta crisi con le ultrasoft di secondi ne accumula oltre 30. Per sua fortuna, Bottas passa gli ultimi giri cercando, senza riuscirci, di doppiare Hulkenberg, che lo costringe a girare sui tempi di Seb. Ma Raikkonen e Ricciardo non riescono ad approfittarne.

Il primo degli altri è Alonso, che forse per la prima volta da 4 anni a questa parte può dire per radio “la macchina è buona”. Lo seguono Sainz, Leclerc, ritornato finalmente a punti con la Sauber, e Hulkenberg. Fuori dai punti Toro Rosso, Haas, molto sotto tono forse anche a causa delle modifiche al fondo imposte dalla FIA, Racing Point grazie alle prodezze di Perez, e Williams, in totale crisi quando il circuito non è iperveloce (e quindi non è Monza).

E così quella che doveva essere la riscossa Ferrari, su una pista teoricamente molto favorevole alla macchina e molto gradita dai piloti, si è trasformata in una delle peggiori gare per entrambi. Vettel è apparso spento e molto nervoso (i pugni sul volante al termine della Q3 sono significativi), il muretto poco lucido nell’interpretare una pista estremamente difficile per il continuo cambio di condizioni. Non è andata come nel 2017, ma poco ci manca, e con una macchina di sicuro molto superiore.

Hamilton riparte da Singapore con 40 punti di vantaggio, che Vettel dovrà cercare di recuperare in 6 gare. Al momento sembra un’impresa, teoricamente possibile ma in pratica molto difficile da mettere in atto, quando dall’altra parte c’è un pilota che ha raggiunto uno stato di forma eccellente.

P.S. qualche giorno fa Ross Brawn durante un workshop ha mostrato in anteprima i rendering delle F1 del 2021.  E nel farlo ha spiegato che l’obiettivo è consentire alle macchine di stare in scia senza perdere il 50% della deportanza. Oggi abbiamo visto cosa questo significhi: un trenino con vagoni dal costo di centinaia di milioni di euro. E’ una cosa inaccettabile, considerando che il baraccone costa una cifra enorme per poi offrire uno spettacolo in alcuni casi raccapricciante. Speriamo che il buon Ross, aiutato da Symonds e dagli ingegneri da lui coordinati, riesca nell’intento.

FORMULA 1 2018 – SINGAPORE AIRLINES SINGAPORE GRAND PRIX

Mi ritrovo qui, davanti ad una grossa indecisione; per i ferraristi, è peggio ricordare Singapore 2017 o la scorsa Monza 2018?

Nel 2017 il trittico asiatico doveva essere il crocevia per il titolo, ma la pista di SingSing divenne l’essersi trovati davanti ad un bivio, imboccando invece la “highway to hell”.

Il 2018 invece, ha già proposto un trittico di mera disperazione sportiva, con le somme delusioni di Le Castellet, Hockenheim e Monza (abboniamo parzialmente Baku) , portando i tifosi rossi, a pensare che l’epilogo di questa stagione sia abbastanza nefasto.

Quale sia il punto di congiunzione della gara del 2017 e gli errori del 2018? Sempre il buon Sebastian Vettel, che sta risultando assai carente di sangue freddo, soffrendo fin troppo la pressione. Lo scorso anno, la dimostrazione la diede chiudendo in malo modo la traiettoria a Verstappen, finendo con il creare la carambola “perfetta”, una delle scene più apocalittiche, di due Rosse che si schiantano fra loro. Nelle gare di questa stagione, avendo forse più ansia da prestazione e poca pazienza, nel pensare che la corsa è lunga, lo si è visto prodursi in due grossi errori nelle fasi iniziali  (proprio lui che si lamentava di ciò, in quel della Russia 2016), ed unico a sbagliare sul bagnato, quando poteva gestire il vantaggio.

Per la gara di Monza, suggerivo al crucco di imparare la manovra di Schumi alla roggia del 2003 (allego diapositiva)

Ma il buon crucco, deve aver guardato la gara del 2004 (allego video)

Uso questi due istanti della Roggia, per far vedere che anche i migliori non sono esenti da errori, ma spesso ci si ricorda solo delle manovre ben riuscite, più delle altre.

Ma tiriamo una linea sul passato, visto che in questi giorni, si è già detto di tutto e di più a riguardo e avrei voluto avere i social, per leggere cosa si sarebbe detto e scritto del RE SCHUMI, dopo Jerez ’97, Spa ’98, Suzuka ’98 o Spa ’00.

Magari, come quella Monza ’00, Singapore potrà essere a sua volta l’inizio del riscatto e punto di partenza per una storia di gioia Maranelliana/Vetteliana, perchè tutto sommato la macchina c’è e su questo circuito cittadino, il Sebastiano è colui che meglio di tutti lo ha saputo interpretare, dalle qualifiche alla gara, dominando le corse o rendendosi artefice di grandi rimonte. Occhio però a non sottovalutare il buon Hamilton, che segue a poca distanza per numero di vittorie, pole e podi, fra i muri del gp cittadino notturno.

La stagione è ancora lunga, visto che ci sono ancora 7 gp da correre, con i loro 175 punti a disposizione,  ma ora più che mai, Vettel è chiamato a correre delle gare davvero perfette, senza più errori. Probabilmente si ritroverà solo contro 3 piloti, con la Mercedes che ha ormai sdoganato il servilismo di Bottas, per aiutare Hamilton nella corsa al titolo. In Ferrari, probabilmente Raikkonen vuol cercare di dimostrare che è ancora Iceman e ottenere quella vittoria che manca dal suo ritorno in Rosso. Forse però l’annuncio di correre per Sauber nelle due prossime stagioni (valangata di soldi), può aver messo il Finnico nella condizione di pace con quelli di Maranello, ed aiutare il Tedesco nella rincorsa al titolo.

Hamilton resta ancora il favorito, anche in virtù di una stagione che gli ha già visto mettere uno 0 in classifica per problemi tecnici, oltre ad aver saputo uscirne alla grande, da situazioni difficili, come a Silverstone e Hocknheim, segno di un pilota più concentrato che mai all’obiettivo e lontanissimo dal fare errori sciocchi, esattamente l’opposto del pilota della rossa.

Difficile da credere a una Red Bull che possa essere terza incomoda nella corsa, visto che Mercedes e Ferrari hanno alzato di parecchio il livello, con la Renault che ha deciso di usare il team di Milton Keynes, come sviluppo in gara dei suoi motori, quanto meno con Ricciardo.

Haas ha fatto ricorso per la squalifica di Monza, figlia di un fondo vettura non omologato, risultato di una mancata soluzione di un problema di raccordatura, inserita nel regolamento a Luglio, a cui il team non ha posto rimedio, giustificandosi nel non aver avuto tempo, a causa della pausa estiva. Insomma, un pò forzata come giustificazione, tuttavia In Haas si dicono sicuri di portare via la quarta posizione in classifica costruttori a Renault, anche senza la restituzione dei punti di Monza e la cosa par probabile, guardando le prestazioni dal Canada a oggi.

Da seguire attentamente la Racing Point Force India, che da quando ha cambiato gestione, pare essere tornata ai suoi fasti migliori e anche in questo caso, la stagione è ancora lunga e chissà che non siano invece loro, a prendere la 4 posizione nei costruttori.

La lotta per la quarta posizione, è quasi come vincere il titolo degli umani, visto il distacco siderale che c’è fra i primi 3 team e il resto del gruppo, la F1 dovrebbe meditare su questo aspetto, perchè l’era dei comprimari, non si sa quanto possa durare ancora, prima di ritornare ad avere delle defezioni del parco partenti, sopratutto se a sparire potrebbero essere McLaren o Williams (non che sia imminente, ma si sa mai)

Ps occhio che curva 16 e 17 saran modificate, andando a ridurre il tracciato di BEN 2 metri! Non mettetevi a sperare che aiuti i sorpassi eh.

Ps 2 Mi spiegate il senso di definirsi terzo pilota di un team, se puntualmente questo non salirà mai sulla monoposto, anche in caso di defezione o cambio pilota? Già successo in altre occasione, ma ora mi riferisco alla Williams, che ha già annunciato che nel caso Stroll dovesse cambiar team, non è per nulla probabile che il sedile venga occupato da Kubica.

Ps3 Non comprendo le scuse di Arrivabene a Bottas, per averlo definito un maggiordomo, ennesimo capitolo di un team principal dal poco spessore. In altri tempi, le parole contro la Ferrari e i suoi giochetti con i piloti, son state più che al vetriolo, quindi questo era solo un: “Ieri a me, oggi a te”

Ps4 Saluti

Davide_QV #ritornatoaparlarediF1

L’Eresia di Abramo ed il “rinforzino” del Marloc: il Blog del Ring saluta Raikkonen ripubblicando quest’articolo!


“Un’era geologica fa, quando partii per il servizio militare, scoprii che i nuovi arrivati venivano chiamati “Missili”.

Sul perché è inutile investigare, poiché non essendoci il minimo senso in ciò che andavi a fare figuriamoci se poteva esserci nei termini che venivano usati in quel contesto, tuttavia ci voleva poco per capire che non era un complimento. Perché mi è tornata in mente questa cosa? Perché ci sono dei piloti per i quali questo appellativo calza a pennello, quelli che con poca testa, quelli che vanno forte e basta. Continua la lettura di L’Eresia di Abramo ed il “rinforzino” del Marloc: il Blog del Ring saluta Raikkonen ripubblicando quest’articolo!

A MISANO LA RISCOSSA DELLA PANIGHINA

La Panighina è una borgata di poche case sulla via Emilia nel comune di Forlimpopoli che dista da Misano una cinquantina di Km. In una di queste case è nato Andrea Dovizioso che ieri, dopo anni di partecipazioni non memorabili, si è preso una vittoria da grande campione nella classe regina del motociclismo mondiale e sul circuito di casa.

Si potrebbe obiettare che con una Ducati di quel livello anche una vittoria schiacciante come questa non è poi quest’impresa memorabile. Vero il discorso della Ducati largamente miglior moto della stagione motogp, tanta potenza come di consuetudine e una ciclistica finalmente a livello del desmo.

Ma la vittoria del Dovi ha perlomeno tre elementi che la rendono un capolavoro. Il primo elemento è legato al modo; sin dalla partenza, pur solo quarto in griglia, si è subito portato alle spalle del compagno Lorenzo e di Marquez temendo un tentativo di fuga (probabile per il passo gara evidenziato nel warm up) e dopo qualche giro alle spalle del compagno ha mollato la compagnia per galoppare in solitaria fino al traguardo. Proprio come piace fare al compagno! La sensazione è quella di un controllo completo della corsa soprattutto a livello mentale(“in simbiosi con la moto” sono state le sue parole).

Il secondo elemento del capolavoro di Dovi è la tempestività. In un momento in cui in Ducati, constatato il valore assoluto della moto, sono iniziati i rimpianti per il mondiale che si sarebbe potuto conquistare e ha iniziato a prendere piede la sensazione che solo un campione come Lorenzo avrebbe garantito un livello di prestazioni consono nel futuro, il Dovi è rinato parlando nell’unico modo possibile: con un’impresa da campione.

Il terzo elemento è la fortuna, immancabile in ogni impresa. Nei giri finali Lorenzo e Marquez hanno tentato di ricucire il gap senza riuscirci. In questa fase Lorenzo è scivolato negando così la doppietta alla Ducati ma soprattutto offuscando l’immagine di onnipotenza delle ultime gare e regalando al compagno l’immagine di una superiorità (di giornata) netta.

Per chiudere il discorso Ducati mi sento di rimarcare che se la gestione dei contratti di Lorenzo e Dovizioso è stata ricca di errori imperdonabili che possono essere costati il titolo, il perseverare nel piangersi addosso potrebbe avere riflessi disastrosi anche sul futuro campionato 2019. Spero che la vittoria di Misano aiuti a superare i mal di pancia di cui si vocifera.

Del gran premio occorre sottolineare che Marc Marquez, sornione quanto fuoriclasse, è salito sul secondo gradino del podio limitando i danni e ponendo anche matematicamente termine alle velleità di titolo di molti rivali. Podio conquistato anche da Cal Crutchlow che da quando non cade più (in gara) regala grandi gioie a Cecchinello.

Sul fronte Yamaha quelle che nei recenti test erano sembrate sensazioni positive si sono rivelate in realtà inconsistenti e la competitività una chimera. Le corse di Rossi e Vinales sono risultate assolutamente anonime: è difficile trovare a memoria un periodo tanto scuro per il diapason. A livelli simili anche le Suzuki.

Credo di dover sottolineare la gara incolore del Petrux dovuta anche a problemi con la frizione fin dallo schieramento; credo che una reazione sia ancora una volta d’obbligo per ripagare la fiducia ricevuta, anche se Miller suo rivale per la moto ufficiale, dopo il secondo posto in qualifica è completamente scomparso in gara.

Le classi minori hanno manutenuto le promesse di spettacolarità della vigilia.

In moto3 la vittoria di Della Porta non ha impedito a Martin di consolidare la sua classifica complice la caduta nei giri finali di Bezzecchi fino a quel momento dominatore della gara. Quando si parla della componente fortuna…

In moto2 Bagnaia vincendo prepotentemente con margine ha consolidato il suo vantaggio su Oliveira. Il titolo è ancora lontano ma la luce di Bagnaia brilla davvero forte. Quasi da far passare in secondo piano la follia di Fenati.

Alla prossima, sempre con tre volte l’inno di Mameli.

Valther