MOTOGP 2018 – MOTUL GRAND PRIX OF JAPAN

Facciamola spicciola, elencando in che modo potrà diventare, nuovamente e meritatamente, CAMPIONE DEL MONDO MM93:

    • Vittoria di Marquez: un successo in Giappone consegnerebbe il titolo a Marc indipendentemente dal risultato del Dovi.
    • Dovizioso non prende punti: Marquez sarebbe automaticamente Campione, indipendentemente dal suo risultato.
    • Marquez arriva 2°, 3°, 4° o 5°; Dovizioso non gli arriva davanti.
    • Marquez arriva 6° o 7°; Dovizioso non va oltre il 5° posto.
    • Marquez non va oltre l’8° posto; Dovizioso non gli arriva davanti per più di due posizioni (Marquez 8° e Dovi 6°, Marquez 9° e Dovi 7°; e così via).
    • Marquez non prende punti; Dovizioso non va oltre il 14° posto.

Insomma, non ancora una cosa probabilissima, ma diciamo che le sue  buone probabilità che accada ci sono.

Weekend di gara che facilmente avrà delle condizioni meteo che renderanno difficili le prove libere e qualifica, ma con la gara di domenica quasi sicuramente asciutta.

Il tracciato normalmente ben si adegua a Ducati, Honda e Yamaha, piacendo pure a molti piloti. Le statistiche infatti vedono una alternanza ben marcata di vincitori, seppur avendo in Lorenzo colui che ha vinto di più su questa pista nell’era recente. Il Maiorchino proverà a vedere se i medici lo considerano FIT per la gara, dopo l’ulteriore frattura anche del polso rimediata in Thailandia, quindi sarà abbastanza improbabile che sto anno sia del lotto di quelli che puntano al successo.

Marquez e la Honda, vorranno sicuramente cercare di festeggiare sul loro tracciato della casa dell’Ala, ma Dovizioso non ha ancora riposto la spada e si dichiara pronto al duello. Le M1 sono chiamate a dare conferma della buona prestazione della Thailandia e visto l’alto grip del tracciato, potrebbe anche essere cosa probabile (sicuro verrò smentito nelle previsioni). Da non dimenticare Suzuki, anch’essa artefice di un finale di stagione che mostra un team ritrovato, pronto a fare l’ultimo step per essere li nel giro di quelli che contano.

Moto2

Sfida sempre incentrata su Bagnaia e Oliveira, con l’Italiano che gara dopo gara mostra sempre più la sua concretezza e quella del team. Nulla è ancora scritto e non si devono commettere passi falsi, weekend dopo weekend, per arrivare all’obbietivo stagionale del titolo iridato. L’avere in casa anche il competitivo marini, può essere di grande aiuto, se come nella scorsa gara, si riesce a frapporre fra lui e il Portoghese.

Moto3

Da verificare ancora i dolori alla mano per Martin, tanto che lo Spagnolo già si vede in controllo su Bezzecchi e del resto, visto il vantaggio in classifica, è una scelta saggia e che può fargli correre meno rischi. Speriamo che la corsa al titolo non venga ancora segnata da errori altrui, che rovinano bei weekend dei due.

LA PROGRAMMAZIONE SU SKY SPORT MOTOGP HD

Domenica 21 ottobre

04.00: Diretta Moto3 Gara
05.20: Diretta Moto2 Gara
07.00: Diretta MotoGP Gara

LA PROGRAMMAZIONE SU TV8

Domenica 21 ottobre 

11.00: Differita Moto3 Gara
12.15: Differita Moto2 Gara
14.00: Differita MotoGP Gara

F1 2018 AMERICAN GP: AN INTRODUCTION

COTA. Circuit of the Americas. Austin, Texas.

This will be the end? Probabilmente no, ma ci andremo molto vicini. Quando prima di un GP si cominciano a fare ipotesi su “Tizio sarà campione se Caio arriverà nella posizione x” allora vuol dire che l’epilogo è vicino.

“Quando sono già stato quì?” Questa potrebbe essere la frase che la gran parte dei ferraristi potrebbe porsi in questo weekend. Disappunto che anche quest’anno viene esorcizzato nell’analisi delle colpe. Piloti, squadra, FIA. Lo stesso copione da anni con minime variazioni giusto per renderlo meno noioso ma ugualmente irritante (in base ai punti di vista ovviamente)

Più colpa di Vettel? Oppure della Scuderia, di Arrivabene? Oppure è la solita Fia che vuole male al simbolo stesso della F1? Ross Brawn, che a Maranello ha lasciato la “miseria” di 5 mondiali e 57 vittorie, ha dato di recente un suggerimento non richiesto ma molto sensato alla Scuderia, quello di rimanere uniti nelle difficoltà e di non iniziare il gioco delle colpe. Invece i rumors e gli atteggiamenti visti a Suzuka indicano un’altra realtà, quella di un team lontano da quello visto a inizio stagione, con una apparente eppur avvertibile frattura tra il pilota e il team principal, tra quest’ultimo e il direttore tecnico e la squadra tutta.

Ha ragione Ecclestone a definire con lombrosiana sicumera che è la “troppa italianità” del team la causa principale dei suoi mali? Oppure più semplicemente, ma non per questo giustificabile, la morte di Marchionne e la totale mancanza di un management all’altezza abbiano provocato i danni che si sono visti dalla domenica di Monza al tragicomico Gp del Giappone? Che hanno portato un pilota vincitore di 4 mondiali ad essere definito un pilota fragile da eminenti addetti ai lavori, un team principal ad accusare apertamente i suoi ingegneri e questi ultimi a barcamenarsi con una monoposto che si è trasformata in una bestia difficile da addomesticare?

Lasciando perdere cali prestazionali in merito a sensori e batterie, che pure avrebbero una certa base di fondamento, resta l’istantanea di una squadra che non è assemblata e addestrata per una maratona lunga 21 gp. Gli addetti ai lavori dicono che una maratona comincia a farsi selettiva dopo il 30esimo chilometro. E i fatti dicono che a questa soglia la Ferrari è arrivata col fiato corto a differenza della Mercedes, che è saputa stare in scia in momenti di crisi e ora opera un definitivo, quanto inaspettato nella sua perentorietà, allungo che la porterà solitaria al traguardo.

L’altra faccia del dualismo sono Hamilton, miglior stagione di sempre in F1, Wolff team principal che prende le decisioni più impopolari forte della logica del risultato finale da perseguire che già si era vista nella Ferrari dell’era Todt (però con la pretesa di insegnare agli altri come ci si comporta in merito) e un team che è capace di produrre uno sforzo tecnologico ed economico proprio quando serviva di più.

C’è da restare annichiliti e sgomenti anche guardando al 2019, consci che l’avversario sembra imbattibile e non sbaglia un colpo. E con una RBR che è sempre all’agguato e che potrebbe avere la PU Honda come arma per operare un definitivo salto di qualità, potendo già contare sul pilota più annunciato, più tosto e più benvoluto dai commissari Fia.

Detto ciò, ecco un’altra serie di notizie interessanti ci accompagnano verso l’appuntamento di Austin, circuito che non è la solita “tilkata” ma un collage, finalmente con un senso, di famigerate sezioni di altri circuiti da pelo sullo stomaco, come la sequenza Maggotts-Becketts-Chapel, il motodrome di Hockenheim e la curva 8 del circuito di Istanbul.

– Hamilton propone l’inversione della griglia per rendere interessanti i Gp più noiosi della stagione. Un altro passo verso la Formula wrestling?

– la FIA ufficializza il calendario 2019 che è una replica di quello del 2018. Con un deciso sdoganamento del tuning delle monoposto, che avranno le luci di posizione anche sulle paratie dell’ala posteriore

– la Williams ufficializza George Russel, prossimo campione della F2, come pilota per il 2019. Di sicuro Ocon e Kubica saranno altrettanto felici come il giovane inglese, più che altro per non dover guidare quella che nel 2018 si è dimostrata la peggior monoposto.

– I commissari Fia sanzioneranno i piloti che compiono un doppio spostamento in difesa della loro posizione in fase di tentato sorpasso da parte di un avversario. Cattiva notizia per Vettel? O Verstappen?

Tornando all’analisi delle variabili in pista, Pirelli non sceglie il salto di mescola per il Gp di Austin e propone soft, supersoft e ultrasoft, per un circuito dall’asfalto che non dovrebbe presentare eccessivi problemi di degrado anche se le mescole di quest’anno saranno di uno step più morbide rispetto a quelle del’anno passato. Nel 2017 la strategia migliore per chi partiva tra i primi 10 era la scelta di ultrasoft + soft, scelta che potrebbe essere copiata quest’anno ma che potrebbe anche vedere l’utilizzo della supersoft in Q2, per evitare di accorciare troppo il primo stint. Chi parte nelle retrovie potrebbe optare per la supersoft + ultrasoft, ma più probabile l’utilizzo della soft che offre maggiori garanzie in caso di sosta unica. Importante sarà gestire la frenata e la temperatura delle gomme nel rettilineo tra curva 11 e 12, oltre al possibile eccessivo scivolamento laterale nella sezione in contropendenza tra curva 2 e curva 10.

I tre top team questa volta si assomigliano nelle scelte con il solo Vettel a scegliere un treno di ultrasoft in più e il duo Red Bull che opta per un treno di supersoft più della concorrenza, con la sicurezza per tutti di poter provare adeguatamente passo e degrado di ogni mescola.

I team di seconda fascia e terza fascia hanno compiuto scelte più aggressive. Racing Point Force India, Williams e Sauber privilegiano le ultrasoft, Toro Rosso e Haas non pongono molta attenzione alla soft con Gasly e Grosjean, Renault copia Ferrari.

Fuori dal coro la McLaren che punta molto su soft. Da notare l’azzardo di Grosjean, Sirotkin , Gasly e Leclerc che hanno scelto un solo treno di soft.

Il meteo potrebbe riservare qualche sorpresa, con pioggia al venerdì e possibili rovesci al sabato e alla domenica, ma con percentuali sotto il 50%. Temperature piuttosto basse, difficilmente si supereranno i 20 gradi, con ovvie ricadute sulla gestione delle gomme.

Insomma, il palcoscenico sembra preparato per un’altra affermazione del duo Hamilton/Mercedes. Lo fanno supporre le ultime 4 vittorie di Hamilton su questo circuito e lo stato di forma della Mercedes. Ferrari è chiamata alla solita prova di orgoglio, quanto meno per ritrovare un po’ di ottimismo in vista del 2019, con Red Bull che sembra poter stabilmente impensierire la Scuderia e già proiettata all’anno prossimo, confortata dall’ottimismo dei tecnici Honda che si dicono sempre più vicini in termini di competititvità alle PU Ferrari e Mercedes, e “supportati” dalla decisione FIA di voler dare un ulteriore giro di vite all’utilizzo nelle qualifiche di olio nelle PU per ottenere un extraboost, grosso vantaggio per Ferrari e Mercedes e croce per la PU Honda.

Racing Point Force India continua il suo personale campionato che potrebbe anche portarla ad impensierire Renault e Haas per la vittoria del “gruppo B”. Si gioca in casa degli americani, potrebbe essere un vantaggio non da poco per la Haas. Anche Toro Rosso e Alfa-Sauber sono vicine nel punteggio, mentre McLaren e Williams aspettano solo che finisca il supplizio.

Rocco Alessandro

 

6 HOURS OF FUJI

Il mondiale riprende dopo quasi due mesi dall’ultima gara di Silverstone, dove le Toyota sono state clamorosamente escluse per consumo eccessivo dello skid, probabilmente a causa dei cordoli. In ogni caso la Toyota non si è appellata e ha perso definitivamente la doppietta. Questo fatto non è che cambi drasticamente le sorti del campionato, con l’equipaggio della #8 saldamente al comando in classifica.

Arriviamo dunque al Fuji, gara di casa per la Toyota, con le TS050 Hybrid rallentate e a parità di stint con le LMP1 non-ibride. Infatti l’ultima revisione dell’EOT pubblicato dalla FIA decreta un aumento di 26 kg per le vetture giapponesi, mentre le altre LMP1 vedono aumentare il serbatoio quanto necessario per coprire la stessa distanza delle Toyota ogni stint. Il WEC ha precisato che questi cambiamenti sono stati possibili dopo che la Toyota li ha accettati, visto che da regolamento le TS050 non dovevano essere alterate, ma solo le nuove LMP1. Per la lotta in pista comunque questo è un bene e magari potrà regalare una gara più combattuta rispetto alle precedenti, anche se sembra difficile. Sempre in LMP1 è ufficiale che le Ginetta per quest’anno non torneranno in pista, dopo che il team Manor si distaccato dal progetto e la Ginetta sembra aver iniziato a testare i motori Gibson al posto dei poco brillanti Mecachrome utilizzati a Le Mans.

Come sempre la vera lotta sarà in GTE con 5 costruttori, 10 macchine e piloti top. Finora la stagione ci ha regalato una vittoria per la Ford, una per Porsche e una per la Ferrari. In classifica è la casa di Stoccarda a comandare in virtù della maggior valenza della doppietta ottenuta a Le Mans. Per la tappa del Fuji il BOP “automatico” porterà alcuni cambiamenti su 3 delle 5 vetture. La BMW M8 GTE, ancora acerba, potrà beneficiare di 20 kg in meno e un aumento della pressione di sovralimentazione a tutti i regimi e 2 litri di serbatoio in più. Invece Ford e Porsche saranno penalizzate: in particolare la Ford GT avrà 18 kg in più e una leggera riduzione del boost, mentre la 911 RSR sarà più pesante di appena 2 kg e avrà un restrittore di 0.3 mm più piccolo, entrambe le vetture avranno 1 litro in meno di benzina. Ferrari e Aston Martin non avranno modifiche rispetto all’ultimo round di Silverstone, quindi occasione ghiotta per AF Corse dopo la vittoria colta proprio in Gran Bretagna.

Nell’estate si è parlato anche del futuro del WEC con le nuove regole che dovrebbero debuttare nel 2021. Si parla molto della classe “hypercar” per sostituire l’attuale LMP1, con molti costruttori al tavolo delle discussioni. I rumors indicano fra i partecipanti Toyota, Aston Martin, McLaren, Ferrari e Porsche…con la Ford che sembra invece concentrata sul nuovo progetto DPi 2021 per l’IMSA, abbandonando così il programma GT. Ci sono molti dubbi e poche informazioni per ora, anche se sono certi i limiti massimi di budget che sono drasticamente inferiori rispetto a un programma LMP1 di Toyota, Porsche o Audi. Il primo se di regole dovrebbe essere diramato dopo il consiglio mondiale FIA di Dicembre, e lì si capirà chi può essere veramente interessato. Wait and see…

Entry List / Spotter Guide

Orari: (vi ricordo che in Giappone sono 7 ore avanti a noi….quindi la gara scatta alle 4 in pieno notte!!)

Buona gara a tutti i pazzi della notte che pensano di vederne un pezzettino…magari il finale alla mattina.

Aury

Il Pagellone semiserio del Froldi – Suzuka

Tutto o niente. Tutto e niente. Tutto per niente. Dentro o fuori. Quando si è disperati, si compiono mosse disperate. Bluffi con le carte, butti la pallina sulla roulette e attendi, ti lanci nel vuoto e chiudi gli occhi. Ma come sa il giocatore d’azzardo, una volta ti va bene, 9 ti va male. Il fine settimana in Giappone ci ha mostrato, nella sua “tragedia in due atti” (prove e gara), l’evidente stato confusionale in cui si trova il Team di Maranello. Possiamo declinare così il “triste autunno della signora in rosso” (Turrini dixit). Dopo la gara di Monza (Ferrari che monopolizzava la prima fila) il trend negativo della Scuderia di Maranello ha assunto le proporzioni di una crisi impensabile, sino ad arrivare alla gara disperata di Vettel nella terra dei Samurai; si potrà discutere a lungo se sia stato danneggiato da Max Verstappen o se si sia danneggiato da solo. Si potrà discutere a lungo perché il Team abbia sbagliato completamente la scelta degli pneumatici nel Q3 di sabato, quando si decideva la pole position. La Ferrari di Singapore, Russia e Giappone non è mai stata realmente competitiva. Una crisi organizzativa e tecnica  profonda. Tutto declinabile alla voce “disperazione”. Tanto che ormai il Mondiale è una formalità per la corazzata  anglo-tedesca. Lo stesso Lewis Hamilton, forse con un pò di perfidia e forse con una pò di ingenuità lo ha detto: “Non mi aspettavo di essere così, a questo punto del Mondiale”.

 

Hamilton. Voto.: 8. La superiorità della sua Mercedes era tale, e tale la pochezza degli avversari, che ha guidato vincendo con il minimo sforzo possibile. Possiamo fargliele una colpa?

 

Hamilton e la retorica dell’amore. Voto: plastica cromata. Mettetegli un Rosberg fra i piedi e  poi ne riparliamo…

 

Mercedes. Voto: 12. Lavoro, lavoro, lavoro. In silenzio. Poche parole. Si risolvono i problemi della monoposto piano piano e torna la corazzata. Poi metti gli ottimi rapporti in FIA (che non guastano mai) e ciao ciao.

 

Bottas. Voto.: Bau. Lo ripeto: è il più grande gregario della Formula Uno (per distacco). Fedele, amorevole, protettivo, coccoloso, una pasta di scudiero tenero e puccettoso. Se serve diventa feroce (con gli avversari). Se non serve ti guarda le spalle e puoi dormire tranquillo. Cosa volere di più dalla vita?

 

Ricciardo. Voto: per me molto meglio di Mad Max.

 

Vettel. Voto: 5 (da spiegare). Un lettore mi ha fatto notare che il suo vero numero e la sua vera indole sono il 5 di Mansell. Si, probabilmente Vettel è così. E la sua indole mi piace. Non è un pilota mediocre, è un campione. Però anche lui ormai è spaesato. Purtroppo troppi, troppi errori, alcuni capitali (Germania e Monza); sullo scontro con Mad Max non riesco a farmi un’idea precisa (e forse alla fine si tratta davvero e solo di incidente di gara). Una cosa è assodata. Sebastian è un uomo squadra. Merce rara. Tolto Hamilton non credo che ci siano piloti migliori di lui. Ma ci vuole il giusto clima. Quello che fanno in Mercedes con Hamilton. E’ la scoperta dell’acqua calda direte…ma in Ferrari le cose difficili sono facili e viceversa.

 

Raikkonen. Voto: senza infamia e senza lode. Nel limbo, come quasi sempre gli accade da quando è tornato in rosso. Del tutto incolpevole con Mad Max.

 

Verstappen. Voto: Il solito bullo. E’ quel moccioso che quando c’è l’intervallo ti ruba la merendina e poi ti accusa di essere stato tu a rubargliela e che lui se l’è solo ripresa. Lasciamo perdere lo scontro con Vettel e sospendiamo per un attimo il giudizio. Con Kimi ha torto marcio. E per quel contatto voluto e cercato (della serie-chi se ne fotte se lo sbatto fuori o se vado fuori-forse contando sulla pavidità degli avversari di fronte alla sua pazzia) gli dai 5 secondi? Ma non è questo il punto. E’ che se leggi i commentatori, ed anche ex piloti, ti dicono “Ma sai che stai lottando contro Verstappen, quindi alza il piede”. Curioso…quindi abbiamo il fattore Mad Max che può andare al di là dei regolamenti. E se ti incaponisci a lottare con lui, peggio per te. Ma di che stiamo parlando? Ci  sono regolamenti e norme da rispettare. Oltre al buon senso ed alla pericolosità di manovre a quelle velocità. L’ho scritto tante volte…occhio che il protetto FIA prima o poi farà qualche brutto incidente. E allora tutti a dire che è troppo pericoloso. Dopo.

 

Team Ferrari. Voto: mi astengo perché sarebbe come inveire e sparare sulla Croce Rossa.

 

Arrivabene. Voto: curiosa escalation verbale. Non siamo di primo pelo. Lo sappiamo che il TP sta spostando l’attenzione. Ma non si vedeva da tempo un capo che dava addosso così al proprio Team. Una brutta, brutta pagina. Forse per trovare un capro espiatorio (Binotto). Lo scontro feroce in Ferrari continua. Una triste telenovela. Che i tifosi e gli appassionati della Formula Uno non si meritano. Se il presidente Ferrari esiste, forse sarebbe ora di farsi sentire…

 

Mauro Forghieri. Voto: definitivo. Dice il vecchio saggio: “A dire il vero è da un po’ di tempo che Maurizio Arrivabene ha ripreso a parlare, da quando non c’è più Sergio Marchionne, forse senza rendersi conto di quanto abbia personalizzato la comunicazione su se stesso, invece di tacere in favore della squadra. In momenti come quello che sta attraversando il Cavallino, Arrivabene dovrebbe capire l’importanza di stare zitto, lavando i panni sporchi a casa. Certe esternazioni – molte ce le poteva risparmiare – creano divisioni interne alla squadra. Non capire il disagio che si aggiunge al disagio e cercare pubblicamente colpevoli e alibi, produce come risultato l’aumento della distanza tra i propri uomini, i quali adesso devono avere uno spirito molto basso. In una situazione del genere bisogna pensare, oltre al Mondiale andato in fumo, anche alla nuova macchina e al prossimo campionato: le cuciture necessarie e la ricostruzione presentano una connotazione tutt’altro che facile. Mi dispiace per gli uomini della Ferrari che inevitabilmente si chiederanno: adesso cosa succederà? Chi traccerà la linea da seguire ? Chi ci comanderà veramente ? Nella galassia Fca non vedo uomini con un passato di spessore nel mondo delle corse e la stessa cosa la possiamo dire per chi oggi guida la Ferrari, la cui dirigenza è composta da bravissime persone, però da qui ad avere esperienza specifica, la differenza è importante. Maranello sta vivendo un momento di tensione che Arrivabene – da solo, perché è ancora lui il capo della squadra – dovrebbe dimostrare di saper vincere. Almeno quello, altrimenti il 2019 sarà un altro anno ricco di incognite e delusioni”.

 

Magnussen. Voto: sinonimo di cretino (copyright di PG).

 

Williams e Mc-Laren. Voto: tristezza. Fa male al cuore vedere due così grandi e blasonati Team ridotti a mediocri comparse.

 

P.S.: Sono passati già 11 anni dall’ultimo Mondiale Piloti, il cielo è grigio (Mercedes) ed alla Ferrari vivono tempi interessanti. Probabilmente, come è già accaduto in tanti altri periodi storici, troppo interessanti. Occhiò che sennò passano come in un baleno altri 10 anni di digiuno…

 

Mariano Froldi – Direttore responsabile di FUnoAT

PTT Thailand Grand Prix post race

Benevenuti al Chang Interantional Circuit dove si è  svolto il PTT Thailand Grand Prix, per molti o forse tutti questo luogo puo’ apparire come la cosa piu’ lontana che ci sia dalla passione per il motorsport, certo non è ne l’Europa ne il Nord America ma l’Asia sta diventanto sempre piu’ importante ed anche il motorsport vuol fare la sua parte; quindi eccoci in Thailandia. Il mio sara’ un racconto di viaggo piu’ che un articolo tecnico post race a cui siete abituati, vorrei raccontare le mie emozioni e cio che ho potuto vedere dal vivo essendo stato sul posto a seguire l’evento.

Partiamo dalle info di base: il circuito si trova a 400Km di distanza dalla capitale Bangkok e gia questo è un fattore negativo, in quanto la localita’ ospitante (Buriram) non è molto sviluppata e di conseguenza anche le cose semplici (come trovare un hotel) durante il periodo dell’evento risultano complicatissime, anche se stanno migliorando; la cosa piu’ famosa da queste parti e’ un vecchio tempio cambogiano “Phanom Rung” del periodo Khmer. Il motivo per cui si è scelta questa localita’ è perche il proprietario del circuito è un uomo d’affari thailandese molto ma mooolto ricco, patron della birra Chang, per chi non la conosce magari l’ha vista come main sponsor dell’Everton squadra della premier league inglese; il quale ha prima costruito uno stadio per la sua squadra di calcio, il Buriram United, stadio moderno e squadra che in pochi anni è diventata dominatrice del campionato e stabile presenza nella champions league asiatica; non contento ci ha costruito accanto un circuito seguendo tutti i canoni FIA ed affidando il progetto a Hermann Tilke cosi da essere sicuri di avere l’omologazione da parte FIA. Il circuito è tappa fissa della SBK dal 2016, ci corre anche il campionato Super GT giapponese, il campionato GT Asia Series, Asian Le Mans Series e World Touring Car Championship piu’ vari altri eventi motoristici, in sostanza è diventato il luogo principale nel paese per cio che riguarda il motorsport. Il circuito è ben organizzato con strutture moderne e facilmente accessibile, si riesce a vedere gran parte della pista dai vari punti di accesso. Ho trovato un circuito migliore rispetto a quello che immaginavo, c’è un rettilineo dopo la prima curva con una staccata molto bella che porta ad un’altro rettilineo parallelo con una leggera salita e poi discesa prima di immettere in una serie di curve in percorrenza fino ad arrivare alla curva a destra prima del traquardo teatro dell’incrocio di linee con cui Marquez ha superato Dovizioso.

Veniamo alle gare partendo dalla classe regina la MotoGP.

Gara condizionata dall’usura delle gomme ed i piloti attenti nella prima parte di gara ad amministrare il piu possibile gli pneumatici, questo ha fatto si che in testa si formasse un gruppetto molto compatto con Rossi in prima posizione poi la Ducati di Dovizioso e la Honda di Marquez a seguire il teammate Yamaha Vinales quinto preceduto da Cal in quarta posizione, interessante notare come nel tratto guidato del circuito le Yamaha riuscivano ad essere molto competitive mentre quando passavano sul rettilineo sia Ducati che Honda si vedeva ad occhio che ne avevano di piu’. Dopo una prima parte di gara, in cui Dovizioso e Marquez hanno scherzato con Rossi, si arriva al duello tra i due protagonisti di questa stagione; un duello molto corretto in pista ma assolutamente senza esclusione di colpi ed all’insegna di sorpassi, staccate al limite ed incroci di linee che hanno portato il pilota della Honda a primeggiare soltanto all’ultima curva sul forlinese. Per quanto riguarda gli altri riders c’è da notare la ritrovata competitivita’ della Yamaha, probabile che le modifiche apportate alla moto si adattino a questo circuito piu’ che altrove, vedremo, comunque è da registrare la “garra” di Vinales e purtroppo aime’ l’imposibilita di lottare per la vittoria di Valentino. Ho visto un ottimo Cal ad inizio gara il quale si e’ perso da meta’ in poi, Iannone e Petrucci gara anonima per quanto ho potuto vedere.

Considerazioni personali.

Mi ha colpito moltissimo vedere dal vivo alcuni piloti, che purtroppo non avevo avuto occasione di vedere in passato; uno su tutti Marc Marquez, non sono un suo tifoso ma vederlo andare in moto è un piacere: ha la caratteristica unica di sembrare una parte complementare della moto e non un corpo a se’, come accade invece per alcuni piloti i quali a volte sembrano essere dei passeggeri sulla moto o lottare con essa, Marquez no, lui è parte della moto ne sente l’anima e la guida come se fosse una estensione del suo corpo. Lo si capisce bene quando affronta le curve in  percorrenza e soprattutto dopo le curve lente è il pilota che riesce a rimettere la moto dritta prima degli altri e questo gli da’ un notevole vantaggio; è impressionante dal vivo, favoloso! Mi è piacuito molto anche Vinales, ma io ho un debole per questo  pilota, sempre pulito e costante nelle sue traiettorie. Sono andato a bordo pista per qualche giro, vicino al punto di staccata del rettilineo piu’ lungo per vedere meglio come staccavano alcuni piloti e devo dire che Rossi e Marquez sembrano averne di piu’, ma Vinales ha una precisione assoluta. Altro aspetto che mi ha colpito è stata la superiorita’ di motore della Ducati di Dovi al quale pero’ la Honda di Marquez non pagava molto in termini di prestazione, pensavo ci fosse piu’ gap tra i due motori ed invece no, mentre tutti gli altri sono dietro a partire dalla Yamaha che non riesce a sfruttare tutto il potenziale, nel mistro è magnifica ma poi si perde. Altri piloti che mi hanno colpito per ragioni varie sono: Rins e Miller, altra considerazione personale: ma in Ducati sono davvero sicuri di affidare la moto ufficiale a Petrucci? Io la darei a Miller! Considerazioni piu’ blande: mi e’ piacuita molto esteticamente la KTM, assolutamente no la Aprilia ma entrambe urlano come nessun’altra, un piacere per le orecchie. Al contrario della MotoE che ha fatto un demo lap sul cuircuito prima che iniziasse la gara, se non fosse stato per lo speaker che ne annunciava il passaggio nessuno l’avrebbe vista…. Ho detto tutto!!

Marquez domina il campionato con 77 punti di margine su Dovizioso, direi che al prossimo GP si puo’ gia festeggiare.

Classifica finale dei primi dieci della MotoGP

  1. Marquez, Honda
  2. Dovizioso, Ducati
  3. Vinales, Yamaha
  4. Rossi, Yamaha
  5. Zarco, Yamaha
  6. Rins, Suzuki
  7. Crutchlow, Honda
  8. Bautista, Ducati
  9. Petrucci, Ducati
  10. Miller, Ducati

Moto 2

Gara molto bella quella della moto2, purtroppo sono arrivato in circuito quando la gara era iniziata da qualche giro, ma sono comunque riuscito a gustarmi l’attesa sorniona ed il sorpasso di Bagnaia ai danni delle due KTM ed in particolare su Oliveira, suo contendente al titolo. Una volta superato il duo KTM, Bagnaia si e’ messo in modalita’ “Lorenzo” un martello continuo a cui nessuno è riuscuito a tenere testa, dava l’impressione di contrallore con tranquillita’ la gara, menzione particolare per Luca Marini. Dopo meta’ gara Marini ha cambiato passo, da che era preda di Quartararo e’ diventato predatore del duo KTM, prima Binder e poi Oliveira facendo un favore al suo compagno di team in ottica campionato.

Considerazioni personali: la Moto 2 è davvero bella, il suono delle moto è magnifico, mette i brividi, urlano che è un piacere. Queste moto vanno davvero forte, in passato la differenza tra la 250 e la MotoGP era davvero notevole ora molto ma molto meno, è davvero una classe propedeutica alla MotoGP. Mi ha colpito lo stile di guida di Bagnaia, sembra davvero non accusare nessuna pressione, guida pulito e quando è stato il momento di spingere lo ha fatto mettendo quel gap utile a metterlo al sicuro; sembra un pilota forte sopratutto di testa. Marini invece sembra avere un talento che va’ a corrente alternata, pero’ ha una grinta fenomenale, a me è piacuito tantissimo, ma non scommetterei sul suo futuro come invece farei ad occhi chiusi per Bagnaia.

Bagnaia comanda il campionato con 28 punti di margine su Oliveira a quattro gare dal termine, non è ancora finita ma questo Bagnaia è duro da battere.

Classifica dei primi cinque Moto2

  1. Bagnaia, Calex
  2. Marini, Calex
  3. Oliveira, KTM
  4. Binder, KTM
  5. Quartararo, Speed Up

Moto3

Altra gara in cui i protagonisti sono stati gli italiani, dominatori della gara e del podio finale con Di Giannantonio primo, Dalla Porta secondo e Foggia terzo. La gara ha visto Bezzecchi cadere all’ultimo giro, dopo un contato con Bastianini, gara condotta da leader fino a quel momento; al contrario Martin (suo contendente per il titolo) da tredicesimo al via è arrivato quarto mettendo 26 punti di margine tra i due. La corsa al titolo per Bezzecchi si fa’ dura, mentre Di Giannantonio a 29 punti di distanza da Martin puo’ sperare, Bastianini si è scusato per l’incidente con Bezzecchi il quale ha accettato le scuse, sportivita’ per entrambi.

Arrivederci alla prossima gara a Motegi, Japan

LucaBkk