SLIDING DOORS: ITALIANI QUASI VINCENTI IN FORMULA 1

Il bizzarro GP di Monza di poche settimane fa assieme alla vittoria a sorpresa di Gasly (ed alla piazza d’onore di Sainz per il quale egoisticamente speriamo non sia stata l’ultima possibilità di vittoria in carriera….) mi ha fatto ripensare a quei GP o, pure meglio, a quei Piloti che ho visto personalmente andar vicino alla vittoria in un Gran Premio salvo poi non solo mancarla ma, pure peggio (da qui i brividi per Sainz NDR), non riuscir più a metterne a segno nemmeno una in tutto il resto della loro carriera. Andando in ordine squisitamente cronologico la prima sliding door alla quale assistetti nella mia carriera di appassionato fu quella di Jack O’Malley al Glen nel 1980. Quel matto del Bresciano non solo fece la pole ma partì imperiosamente in testa senza lasciar scampo alcuno agli inseguitori, in primis il neo WDC Alan Jones sulla suberba Williams FW07, finchè uno dei famigerati “pezzi da 500 lire” cedette sulla sua Alfa 179 lasciandolo a piedi e privandolo di una vittoria storica sia per lui che per il glorioso marchio del Biscione (quello D.O.C, non il surrogato attuale made in Hinwil). Ad onor del vero non so cosa sarebbe potuto cambiare per Alfa se codesta vittoria mancata fosse finita in carniere, probabilmente non molto. Magari Jack O’Malley poteva invece finire sul radar di qualche Top Team, non che fosse sconosciuto a chi contava (in primis alla Mecca col Marlboro Project Four che stava ormai per veder la luce) ma tant’è, vincere è vincere e difficilmente chi visita(va) il gradino più alto del podio 40 anni fa faceva la fine di Maldonado. Anzi. Ecco la sintesi del GP in questione per chi volesse godersi l’aneddoto in modo più completo:

Se ben rammento non solo Jack O’Malley non vinse mai un GP in F1 ma non riuscì nemmeno a percorrere un solo altro giro in testa. Considerazione questa che aggiunge rammarico al rammarico.

Il caso (o chi per esso) vuole che non una ma altre due sliding doors successive a quella del Glen 1980 non solo vedano nuovamente coinvolta Alfa Romeo ma, entrambe le volte, lo stesso Pilota. Ossia il compianto Mandingo, al secolo Andrea De Cesaris, che nel 1982 andò ad affiancare proprio Jack O’Malley nella Scuderia del Biscione. Alfa fece debuttare quella che con ogni probabilità è stata la vettura più bella della sua Storia in F1, la 182 disegnata da Ducarouge, al secondo GP stagionale in Brasile. Nel GP successivo a Long Beach Mandingo la mise in pole e condusse per 11 giri finchè un’incertezza con un doppiato gli costò la prima posizione a favore di Sua Santità che andò poi a vincere il GP tornando alla vittoria dopo quasi 4 anni due dei quali di stop. Mandingo tenette botta in seconda posizione finchè un guaio ai freni non gli costò un incidente ed il ritiro. Ecco la versione integrale del GP in questione:

Se per Andrea De Cesaris il GP di Long Beach nel 1982 fu una prima, buona occasione, quello di Spa 1983 fu a tutti gli effetti l’occasione della vita. La F1 tornava a Spa un anno dopo la tragedia di Zolder che segnò l’addio della F1 al circuito dove Gilles perse la vita. Mandingo prese imperiosamente la testa della gara non una ma due volte perchè la partenza venne ripetuta. La perse in occasione di complicazioni al pitstop (il refuelling era ormai prassi) effettuato poco prima del ventesimo giro, ripartì sesto ed in pochissimi giri si issò nuovamente in seconda posizione mettendo nel mirino la Renault di Alain Prost che aveva preso il comando della gara. Purtroppo il V8 turbo Alfa cedette impedendogli di completare la rimonta in quello che, a tutti gli effetti, era il “suo” giorno talmente era evidente lo stato di forma suo e della sua Alfa. Ecco il GP in questione:

A volte la sorte pare irridere l’essere umano comunemente inteso. Di sicuro è stato così per il povero Mandingo quando sempre al GP di Spa, stavolta nel 1991, ebbe la possibilità di vincerlo trovandosi con la sua Jordan in seconda posizione col solo Senna davanti a poco più di 3 secondi ma alle prese con vari problemi ed ormai a tiro di Andrea. Il cambio della sua Jordan pensò bene invece di cedere a 3 giri dalla fine quando ormai la sua rimonta sul Paulista si stava completando. Come dicono gli Yankees? Ah sì:”life is a bitch then you marry one”.

Scrivendo questo articolo mi è tornato in mente quel magico periodo a cavallo degli anni 80 e 90 nel quale la Categoria Regina pullulava di Piloti italiani di fatto tutti meritevoli di assoluto rispetto da parte dell’establishment. Escludo con ragionevole certezza possa ripetersi la cosa (e non per via dei soli 20 partenti contrariamente ai 26 di allora NDR) men che meno qualcuno possa giocarsi la vittoria in un GP a breve. Ma mai dire mai per quanto riguarda il futuro

(Immagine in evidenza da Getty Images)

 

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