F2 2021: COSA CI ASPETTA

Benritrovati, fan della F2. Il 2020 è stata un’annata memorabile, merito delle condizioni eccezionali in cui si è disputata ma anche dell’elevata combattività della serie, che ha visto cinque piloti ancora matematicamente in lizza per il titolo all’inizio dell’ultimo weekend.

Rispetto all’anno scorso la griglia di partenza è piuttosto cambiata. Mick Schumacher, vincitore del campionato, è emigrato in F1, insieme a Yuki Tsunoda, terzo e rivelazione dell’anno, e Nikita Mazepin, quinto con sorpresa di tutti (me per primo). La F2 ha perso anche Callum Ilott, il secondo classificato, che ha lasciato la serie per ragioni economiche. Malgrado l’abbandono di quattro piloti tra i primi 5 e di numerosi esponenti della “vecchia guardia” (come Deletraz, Markelov, Gelael), il livello della serie resta alto e contiene diversi piloti che potrebbero approdare con merito in F1, e alcuni rookie che potrebbero sorprendere.

Gli ultimi anni sono stati ricchi di novità sotto il profilo tecnico, quest’anno i cambiamenti si concentrano invece sul regolamento sportivo. Cambia radicalmente l’organizzazione del weekend: dalla classica Qualifiche +Feature Race + Sprint Race si passa a un weekend da qualifica + tre gare, due Sprint Race effettuate il Sabato (le cui griglie di partenze sono rispettivamente l’ordine della qualifica con inversione dei primi 10 e ordine di arrivo con inversione dei primi 10 ) e una Feature Race la Domenica (la cui griglia di partenza è di nuovo quella specificata dalla qualifica, stavolta senza inversione). L’incremento di gare per weekend significa anche che F2 e F3 smetteranno di disputarsi insieme, e si alterneranno ad accompagnare la F1.

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La trovata è stata escogitata con lo scopo di ridurre i costi. All’aumento del numero di gare per weekend si accompagna infatti una riduzione del numero di weekend in cui bisogna spostare la squadra. Il beneficio vero tuttavia non proviene dalla logistica semplificata, quanto dalla possibilità di risparmiare sulle risorse umane: la maggior parte delle squadre impegnate in F2 corre anche in F3, quindi l’alternanza significa che un’unica crew può seguire ambo i campionati, anziché dover mantenere squadre diverse.

I risvolti negativi di questo cambiamento tuttavia mi fanno augurare che tale soluzione sarà abbandonata una volta assorbiti i danni economici causati dalla pandemia. Se si svolgono i calcoli infatti si scopre che il chilometraggio della serie diminuirà di una percentuale significativa (circa due Feature Race); i piloti inoltre potranno familiarizzare con meno piste. Se si considera inoltre che la qualifica impatterà di meno nell’economia generale del weekend, è pacifico dire che la serie perderà del valore formativo – senza contare che potrebbero esserci piloti che decideranno di disputare F3 e F2 in contemporanea, diminuendo quindi il numero di sedili disponibili.

Secondo me due saranno le storyline principali: la lotta tra i sophomore Lundgaard, Shwartzman, Drugovich (e Zhou?) per il titolo e il derby interno in Renault (Zhou, Lundgaard, Piastri) per accaparrarsi un futuro in Alpine. In FDA i pretendenti si sono ridotti a Marcus Armstrong e Robert Shwartzman; un terzo, Gianluca Petecof, è uscito dall’Accademia nel Gennaio di quest’anno. I rookie sono interessanti e di buon livello, ma per un motivo o per l’altro IMHO difficilmente li vedremo in lotta fino alla fine.

Proseguiamo con ordine e diamo uno sguardo ravvicinato ai protagonisti della stagione che inizierà il 26 Marzo in Bahrain.

Prema

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Con le nuove monoposto (introdotte nel 2018) la Prema sembrava aver perso la velocità che gli aveva permesso di dominare il 2016 e il 2017, ma l’anno scorso è tornata alla vittoria in entrambi i campionati. Se consideriamo che l’area in cui aveva faticato di più l’anno scorso, la qualifica (solo una prima fila in tutto il campionato), col nuovo format impatta di meno, e che la sua line-up è composta dagli ultimi due campioni di F3, è facile capire perché sono considerati i favoriti.

Robert Shwartzman l’anno scorso iniziò in maniera eccezionale e rimase in piena lotta per il titolo fino alla fine, quando una combinazione di sfortuna, guasti meccanici e un paio di brutte prestazioni lo hanno condotto a una più mite quarta posizione – comunque solo 38 punti dietro il suo vittorioso compagno di squadra. A differenza dei suoi rivali, sembra un pilota già completo. Al massimo si può dire che la prestazione in qualifica deficita un po’ (era stato un suo punto debole anche in F3), ma col nuovo formato la cosa non è un grande problema. E’ il favorito per il titolo.

Il diciannovenne Oscar Piastri è invece un rookie prestigioso. Nel 2019 ha vinto la Formula Eurocup, l’anno scorso la F3. Come Schumacher, è stato in grado di conquistare il titolo senza aver mai firmato una pole – grazie a un’efficacia in gara e a una combattività senza pari. Il curriculum è notevole, tuttavia l’australiano di scuola Alpine non mi convince troppo. Alla fine ha vinto il titolo perché all’ultima gara Logan Sargeant, che aveva i numeri per vincere comodamente, è stato tamponato alla partenza senza colpe. Nonostante questo ha seriamente rischiato di perdere il mondiale in favore di Theo Pourcharie, un pilota non Prema (come ripeterò sotto, la Prema ha praticamente sempre vinto in F3). E’ una vera incognita – potrebbe finire decimo quanto secondo. Personalmente mi aspetto che vinca un paio di Sprint Race, e che mostrerà veramente la sua forza nel 2022.

Virtuosi Racing

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L’anno scorso è il team più veloce del gruppo, ma alla fine sono giunti dietro alla Prema tanto nel Campionato Piloti che nel Costruttori. Le cause vanno riscontrate negli errori tanto dei piloti quanto della squadra, e in un race pace che a volte non è stato a livello del ritmo di qualifica. Non dobbiamo dimenticarci che il team Virtuosi è relativamente giovane, quindi ha ancora un buon margine per il miglioramento.

Guanyu Zhou ha avuto una stagione positiva, ma da lui ci si aspettava molto di più. A inizio anno era naturale scommettere su di lui come vincitore, invece ha concluso sesto e solo una vittoria all’attivo (in una Sprint Race stoppata dopo sette giri). E’ stato dominante in Austria, poi è risultato più lento di Ilott in quasi tutte le altre occasioni. Se vuole mantenere le sue quotazioni in casa Renault, in pratica deve vincere il campionato. L’operazione potrebbe essere alla sua portata, visto che l’anno scorso più che la velocità gli è mancata la capacità di stare lontano dai guai (anche per via di partenze molto brutte, che gli sono costati podi e vittorie in più di un’occasione). In qualifica è stato inferiore a Ilott, ma più per meriti del pilota inglese che per demeriti del cinese. Il 2021 per lui è iniziato bene, dato che ha conquistato il titolo in F3 Asia (in un campionato insolitamente ricco di piloti), vittoria che gli è fruttata anche la Superlicenza per la F1.

Felipe Drugovich invece è il mio personale favorito per il titolo. Ha distrutto la concorrenza in Euroformula nel 2018, mentre l’anno scorso in F2, da rookie, ha ottenuto una pole e tre vittorie, con un team che aveva ottenuto gli stessi numeri in dieci anni. Quando prendeva la testa della gara iniziava a martellare come nessuno – non è un caso che ha fatto segnare le vittorie con maggior margine sul secondo della stagione – e si è dimostrato spesso tra i migiori nella gestione degli pneumatici. Non si è (ancora?) legato con un team  di F1, il che è un peccato, dato che il brasiliano è l’unico pilota di talento di una nazione tanto importante per il mercato automobilistico quanto scarsa di piloti degni di questo nome. Va detto che i test pre-stagionali non sono andati molto bene. Stiamo a vedere.

Carlin

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Dopo un 2019 anonimo, nel 2020 la Carlin è tornata a lottare per il titolo, ottenendo risultati prestigiosi con Yuki Tsunoda e Jehan Daruvala. Nel 2021 aspira a ripetersi, e ha i mezzi e i piloti per farcela.

La stagione 2020 di Jehan Daruvala ad una prima occhiata appare ben poco esaltante: mentre il teammate Tsunoda faceva incetta di pole e di vittorie e ha sfiorato il titolo al debutto, l’indiano a stento arrivava in zona punti. In realtà si è scoperto che le scarse prestazioni erano dovute a un motore subottimale; una volta sostituito, da Monza in poi, ha dimostrato quantomeno di essere degno di un sedile di F2. Non vedo in lui un favorito per il titolo, ma può portarsi a casa qualche vittoria di tappa. In qualifica potrebbe sorprendere, a volte.

Mi aspetto grandi cose invece da Dan Ticktum. L’anno scorso ha avuto un rapporto conflittuale con le gomme – era tra i migliori nella gestione in gara, ma a prezzo di brutte qualifiche e primi giri da dimenticare. In Carlin mi aspetto che risolva i problemi con gli pneumatici. Avrà risolto i problemi caratteriali che gli costarono il posto nella Red Bull Academy?

Hitech

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(Sì, la livrea Red Bull è passata alla Hitech quest’anno).

La Hitech è stata una delle sorprese l’anno scorso. Con più costanza e meno errori di gioventù – era al primo anno nella serie – e forse con una diversa coppia di piloti, sarebbe stata pienamente in lotta per il titolo. A tratti ha dato l’impressione di essere il team che comprendeva meglio le nuove gomme. Nei test precampionato è stata tra i team più rapidi. La coppia piloti è però un’incognita.

L’anno scorso in F3 Liam Lawson è stato tra i più forti piloti non-Prema. Fa parte del vivaio RedBull e come da copione è giovane, veloce e aggressivo. In F3 correva per la Hitech, quindi avrà meno problemi ad adattarsi alla nuova squadra. Non mi sbilancio troppo perché lo conosco poco, però scommetto che vincerà almeno una Feature Race.

L’estone Juri Vips condivide con il collega i colori Red Bull. Il suo curriculum avaro di numeri è ingannevole: nella sua carriera ha corso quasi sempre con team poco competitivi, e nel 2020 i suoi piani sono stati stravolti dalla pandemia. L’anno scorso è stato chiamato all’improvvisto dalla DAMS per sostituire l’infortunato Gelael; malgrado l’esperienza pari a zero, è riuscito ad andare forte fin da subito, ed è riuscito a finire a podio al Mugello prima di dover restituire il sedile al titolare. In carriera non ha quasi mai lottato per il titolo, ma personalmente mi aspetto una Top 6.

ART Grand Prix

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Il 2020 della ART è stato strano. C’erano weekend in cui erano i migliori, e altri weekend in cui andavano inspiegabilmente lenti – sono stati insomma i più scarsi dei top team. Il passato è glorioso (due degli ultimi tre campioni di F2 si sono laureati con la ART), quindi confido che sapranno reagire. L’impressione che ho è che abbiano subito le gomme da 18”. La coppia piloti è quella giusta per ambire a traguardi importanti.

Il settimo posto finale non rende giustizia al 2020 di Christian Lundgaard. Dopo il Mugello era solo 16 punti indietro a Schumacher jr, e senza la seconda SC nella Feature Race probabilmente avrebbe lasciato l’Italia da leader. L’incidente al via a Sochi in gara1, l’annullamento di gara2, i problemi tecnici in entrambe le gare in Bahrain lo hanno fatto scivolare indietro in classifica senza che avesse colpa (un po’ come Shwartzman). Per la prima volta disputerà due anni di fila nello stesso campionato, quindi mi aspetto una crescita significativa. Non bisogna tuttavia dimenticare che oltre agli alti ha avuto anche una serie di bassi importanti – in alcune gare non ha avuto il passo neanche per stare nei punti. Nei test è stato il pilota più in palla.

Il teenager Theo Pourchaire (scuola Sauber) IMHO sarà il rookie dell’anno. Al primo anno in F3 (uno dei campionati più competitivi al mondo), dopo soli due anni in monoposto, è arrivato secondo per 3 (tre) punti. Il dato è ancor impressionante se consideriamo che guidava per la ART – in F3 finora c’è stato solo un pilota che ha vinto senza guidare per la compagine italiana: Lando Norris. Tornando alla F2, paradossalmente avrei preferito che esordisse in un team di minore prestigio. E’ da anni che la ART in F2 non riesce a garantire lo stesso trattamento a entrambi i piloti – sistematicamente ve n’è uno che lotta per il titolo mentre l’altro sgomita per la quindicesima posizione. Anyway, il fatto che sia risultato molto efficace nei circuiti cittadini potrebbe essere un vantaggio non da poco, visto che metà delle gare si svolgeranno in circuiti non permanenti.

La “palude”

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Le altre scuderie sono meno interessanti e difficilmente concorreranno per la vittoria finale. La MP Motorsport senza Drugovich probabilmente scivolerà in fondo al gruppo. Richard Verscoor non mi sembra un granché interessante; un po’ più Lirim Zendeli, al quale IMHO sarebbe servito un anno di F3 in più. Prevedo ancor meno gloria per la Charouz, che perde l’esperienza di Jean Louis Deletraz in favore di David Beckmann (veterano della F3) e di Guillherme Samaia, maglia in F2 l’anno scorso.

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Sono un po’ ingeneroso a includere la DAMS nel “fritto misto”, dati i fasti, anche recenti, ma nel 2020 è stata oggettivamente un team di medio-bassa classifica. Marcus Armstrong, l’unico altro pilota FDA in griglia, è chiamato alla riscossa dopo un 2020 in cui ha subito la “maledizione del secondo pilota ART”: due podi nelle prime due gare, poi 18 punti nelle successive 20. Per dire quanto sia stato sorprendentemente negativo l’anno passato, per il neozelandese questo sarà il primo anno da quando corre in monoposto in cui non è considerato il favorito per il titolo. Personalmente credo ancora in lui, che nei test ha ben figurato. Del resto Mazepin ha avuto un percorso simile: quattro ottavi posti mentre Russell vinceva il campionato, poi la rinascita in Hitech e la F1 con Haas. Se la DAMS risolve i problemi di comprensione delle nuove gomme, mi aspetto buoni risultati.

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Capitolo a parte per HWA, la cui line-up è molto italiana. Matteo Nannini sarà l’unico pilota che sfutterà il “buco di regolamento” e che correrà sia in F3 che in F2. Era uno dei giovani che sul finire del 2020 mi ero ripromesso di tenere sott’occhio, e sono rimasto piacevolmente sorpreso nell’osservare questa svolta nella carriera. Wait’n’see x2. Discorso totalmente diverso per l’altro pilota Alessio Deledda. Sarò franco: abbiamo trovato l’erede di Maavher Raghunatan (il pilota più scarso che abbia mai visto correre in una serie di alto livello. Corse nel 2019, e il ricordo tra gli appassionati è ancora molto vivo). In tutta la sua carriera nel motorsport non è mai finito sul podio, e a parte un’unica sesta posizione (ottenuta quest’anno nella F3 Asia), non si è mai spinto oltre la nona posizione. In due anni di F3 non è mai giunto a punti. Concludo con l’equivalente della Minardi in F2, la Trident. Con Bent Viscaal e Marino Sato, non andrà lontano neanche stavolta.

Insomma, anche quest’anno la F2 dovrebbe essere spettacolare. L’appuntamento è Venerdì alle 14:30 per le qualifiche, alle 11:25 e alle 17:40 per le Sprint Race del Sabato, e alle 11:50 per la Feature Race di Domenica.

Wait ‘n’ see.

[Immagine di copertina tratta dall’account Twitter del team Carlin]

Lorenzo Giammarini, a.k.a. LG Montoya

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