LA RESISTIBILE ASCESA DI MICK SCHUMACHER – IL PAGELLONE DELLA STAGIONE 2020

La stagione 2020 di F2 sarà ricordata per molti motivi. Il primo, ovvio, è che si è disputata nel mezzo di una pandemia globale, e questo già basta per renderla memorabile. Sotto il profilo sportivo, perché ha visto il debutto di numerosi giovani di valore, che hanno dato vita al campionato di F2 più emozionante del lustro, e perché si è concluso con il ritorno della famiglia degli Schumacher nell’albo d’oro del motorsport.

L’edizione si apre nel segno del cinese Guanyu Zhou, come prospettato da molti, ma passa subito nelle mani del rookie Robert Shwartzman, che per molti mesi si difende dagli attacchi di Callum Ilott. Dopo Monza inizia però un periodo nero per il russo, che passa quindi il testimone al compagno di squadra Mick Schumacher, il figlio del sette volte campione del mondo di F1. Durante l’eclissi di Shwartzman si assiste all’ascesa del debuttante Yuki Tsunoda, che nella seconda metà di campionato fa incetta di pole e vittorie, ma alla fine né lui né Ilott riusciranno a strappare lo scettro dalle mani di Schumacher jr. L’annata è impreziosita dalle vittorie di tappa di giovani promettenti come Dan Ticktum, Christian Lundgaard e Felipe Drugovich.

Piloti e ingegneri sono concordi nel sostenere che l’edizione 2020 è stata una più complicate di sempre. Da una parte il pacchetto tecnico di Dallara F2 2018, motori turbo Mecachrome e nuovi cerchioni da 18 pollici si è rivelato difficile da portare al limite, dall’altra l’ingresso e la maturazione di numerosi giovani di talento hanno composto una delle griglie di partenza di maggior valore degli ultimi anni.

Proprio per queste ragioni si resta sorpresi dal fatto che Mick Schumacher rappresenta una vera anomalia statistica. Dal 1996 non si vedeva un pilota conquistare il mondiale con solo due vittorie di tappa, ed è solo la seconda volta in 54 anni che il pilota che si è laureato campione non è mai partito in prima fila.

Quali punti di forza e di debolezza hanno mostrato i piloti F2 quest’anno? Cosa possiamo legittimamente aspettarci dall’esordio nella massima serie della futura line-up Haas e di Yuki Tsunoda in Alpha Tauri? Che previsioni possiamo azzardare per il campionato Formula 2 2021? Procediamo con ordine ad analizzare la stagione appena conclusa per proiettarci nel futuro prossimo.

Mick Schumacher: 8+

Nell’articolo di introduzione all’edizione 2020 scrissi “Schumacher jr (per il quale non ho simpatie particolari) si trova paradossalmente nella condizione di essere un favorito per il campionato: corre per una scuderia storicamente tra le migliori, ha un compagno rookie, nei vari campionati disputati finora ha sempre vinto il titolo al secondo anno“. Posso pertanto dire che la sua vittoria non mi ha colto troppo di sorpresa.

La particolarità dell’anno di Schumacher jr è che è riuscito a vincere pur essendo stato più lento di tutti i suoi rivali. A volte la sua “lentezza” è più frutto del non aver bisogno di prendersi rischi, ma in generale i dubbi restano. In tutto l’anno ha concluso solo due sessioni davanti a tutti, le due vittorie a Monza e a Sochi. Per dire, al Mugello Juri Vips, che guidava una F2 letteralmente da due gare, ha mostrato di avere il suo stesso ritmo. In qualifica non è mai andato oltre la terza posizione, un po’ perché in Prema hanno mostrato di puntare più alla gara che alla qualifica, un po’ perché talvolta lui stesso ha faticato a mettere insieme un giro come si deve. Malgrado tutto, solo in due occasioni è partito al di fuori della top 10.

Come ha fatto a vincere il mondiale? Non avrà avuto la velocità di Callum Ilott o l’estro di Yuki Tsunoda, ma ha ottimizzato tutte le fasi meno spettacolari. Il suo prodigioso scatto alla partenza (l’unica fase in cui è stato il migliore), un’acuta gestione delle gomme e una buona spatial awareness (vedere la partenza di gara1 in Bahrain II) gli hanno permesso di minimizzare i problemi derivanti dal partire nel gruppo. Queste qualità, come tutto in Schumacher jr, sono emerse nel tempo. Il momento di svolta della stagione è stato l’incidente con il teammate Shwartzman nella gara2 di Silversone II. Non so cosa si sia detto (o gli abbiano detto) dopo la corsa, ma da quel momento ha iniziato un filotto di podi che lo ha proiettato in testa al campionato.

La sprint race di Bahrain-2 è stata una dimostrazione di acume strategico. Era la gara decisiva per il mondiale; Ilott per vincere il mondiale doveva vincere e sperare che Schumacher conquistasse al massimo un punto. Il tedesco parte bene, ma in curva 4 blocca le gomme, sbaglia la frenata e per poco non tampona Ticktum. Anziché mettersi in modalità gestione gomme come gli altri, visto che le aveva già rovinate, ha preferito ingaggiare una dura lotta con Ilott. In questo modo Schumacher si è condannato a un pit stop aggiuntivo che lo ha lanciato lontano dai punti, ma ha anche costretto Ilott a stressare le coperture. Così facendo l’inglese ha perso il pace advantage nei confronti dei primi ed è crollato negli ultimi giri, fino a finire fuori dalla zona punti.

Schumacher jr ha vinto applicando alla lettera il Principio Primo del Motorsport: “To arrive first, first you have to arrive”. In 24 gare è andato a punti su 20, più di chiunque altro: Ilott è fermo a 18, Mazepin e Zhou a 17, Shwartzman 15 e Tsunoda solo in 13. Ragionamento simile vale per i podi. Il tedesco ha ottenuto solo due vittorie, ma ha accumulato ben 10 podi. Colui che più gli è arrivato vicino, Tsunoda, ne ha conquistati sette, e gli altri rivali sei a testa. La sua striscia di 5 podi consecutivi è stata battuta solo sei volte in tutta la storia ultradecennale della F2. I numerosi arrivi a punti, unito alla buona gestione gomme nel finale, gli hanno permesso di trarre vantaggio dalla regola dei punti bonus dati dal Giro Più Veloce.

La stagione di Schumacher jr non è stata esente da errori. Il dato paradossale in ciò è che i suoi sbagli hanno danneggiato più i suoi avversari di lui. In Inghilterra sbaglia l’attacco contro Shwartzman, ma è lui che questi ci rimette ala e gara mentre Schumacher ne esce illeso. Nelle qualifiche a Monza va a sbattere durante l’ultimo run. Il tedesco conserva la settima posizione mentre Shwartzman e Zhou, i cui giri erano più veloci del suo, devono abortire il tentativo e partiranno 17 e 18. Al Mugello resta coinvolto in una collisione multipla, ma è l’unico che se la cava senza danni. Nella gara2 del Bahrain I alla ripartenza sbaglia una frenata, Ilott per evitarlo si intraversa e centra Daruvala. Ilott concluderà fuori dai punti; quest’episodio deciderà il mondiale a favore di Schumacher.

Il colpo finale alle speranze degli avversari è il suo corpo a corpo. Il tedesco lascia a desiderare negli attacchi (solo a fine anno è arrivato a un livello simile agli avversari, mentre nel corso dell’anno è stato ripetutamente battuto da Zhou, Shwartzman, Ilott, Mazepin, Tsunoda) ma eccelle nelle difese, come il padre. Tutti quelli che lo hanno dovuto sorpassare non hanno mai avuto vita facile (forse è per questo che Ilott ha tamponato Daruvala nel già citato episodio).

Insomma, non è praticamente mai stato il più veloce né in qualifica né in gara, ma la sua costanza (non ha mai avuto un weekend no), la sua gestione di gara nonché una dose di fortuna non indifferente, gli hanno permesso di concludere davanti a tutti.

Schumacher jr non è stato imbattibile. Bastava che pochissimi episodi fossero andati in maniera diversa e il titolo sarebbe stato degli avversari. In questo senso l’ascesa di Schumacher jr è “resistibile”: ha meritato il campionato anche se non è stato il miglior pilota della stagione.

 

Callum Ilott: 8

L’inglese non correrà l’anno prossimo a causa dei costi della serie e un po’ mi spiace. A livello di velocità pura l’inglese non ha avuto rivali. Le cinque pole in qualifica (su 12 gare) sono lì a testimoniarlo, e anche in gara spesso mostrava un pace advantage che non si vedeva dai tempi di Leclerc. Per due terzi delle gare, Schumacher jr non si è neanche avvicinato alla prestazione in sé di Ilott. Per intenderci, la differenza di passo tra Ilott e Schumacher era la stessa che c’era tra Schumacher jr e Pedro Piquet, quindicesimo in classifica finale. Ma il punto debole è stata la sua tenuta mentale nei momenti clou, un problema già palesatosi in F3 e in Gp3.

A volte a tradirlo è stata una gestione delle gomme non perfetta, come nelle due gare del Bahrain.  A volte è stata la mancanza di lucidità (come nella ripartenza in Spagna, dove è passato da secondo a sesto nell’arco di poche curve) o l’incapacità di accontentarsi (come in gara-2 a Silverstone I, dove è andato in testacoda da solo, o nello scontro con Daruvala in Bahrain). Visto che è da anni che si porta dietro questi comportamenti (anche se rispetto all’anno scorso ha fatto passi da gigante sulla gestione delle gomme) sospetto che non spariranno mai del tutto. Credo che sia anche per questo il motivo per cui in Haas hanno preferito Schumacher jr a lui quando i giochi erano ancora aperti.

Va detto che in diverse occasioni è più difficile dargli colpe. A Spa nella gara2 è stato tamponato da Tsunoda senza aver fatto nulla di sbagliato. Al Mugello una toccata, sempre di Tsunoda, lo ha fatto scontrare con Ticktum e lo ha condannato alla 12a posizione quando era in zona podio. Se in Spagna non fosse uscita alcuna SC avrebbe vinto con più di dieci secondi di vantaggio. Ha stallato (non so che responsabilità possa avere avuto) a Silverstone I e a Monza, due Feature Race che altrimenti avrebbe vinto con facilità.

Al momento è collaudatore della Ferrari. Mi auguro che resti nel giro della F1.

Yuki Tsunoda: 9

La decennale ricerca del campione giapponese forse è giunta al termine. Per molti è stata una sorpresa. Considerando che dopo neanche un anno di monoposto in F3 (uno dei campionati più competitivi al mondo) già lottava per pole e vittorie, mi aspettavo in F2 una progressione simile, quindi ha rispettato le mie aspettative.

A inizio campionato ha faticato a prendere le misure ma che il giapponese fosse tanta roba si è capito fin da subito, quando alla seconda gara in F2 ha ottenuto la pole e ha sfiorato la vittoria sotto il diluvio. L’anno è andato in crescendo, tanto che negli ultimi due weekend in Bahrain è stato il più veloce in tutte le fasi di gara. In particolare, nel Bahrain II è stato il pilota che più di tutti è arrivato vicino a compiere il weekend perfetto (pole, vittorie in entrambe le gare e gpv). Il dato è ancor più impressionante se si ragiona sul fatto che fino a due anni fa correva ancora nella F4 giapponese.

In generale, se il talento grezzo appare cristallino, la costanza di risultati pare ancora lontana. Per un numero sproporzionato di volte è rimasto invischiato in scontri causato da un’eccesso di aggressività (Austria I, Ungheria, Spa, Mugello), anche a fine anno (lo spin nelle qualifiche di Bahrain I è stato l’ultimo degli episodi che gli son costati il campionato). In lui vedo tanto Verstappen, anche se mi auguro per lui di riuscire a sviluppare il proprio talento senza fretta e pressioni eccessive.

Come e più di Ilott, anche lui è stato vittima di molte sfortune. Radio rotta in Stiria, che gli è costata la vittoria, problemi al motore nelle due Sprint Race austriache e in quella a Monza, tamponamento subito in gara2 a Silverstone I e foratura rimediata sempre in gara2 in Bahrain I gli sono costati ben più di quindici punti (tanti sono quelli che lo hanno separato da Schumacher jr).

Robert Shwartzman: 8-

La sua stagione è stata l’opposto di quella di Schumacher jr. La sua prima stagione in F2 è partita a meraviglia con tre podi e due Feature Race vinte nei primi tre weekend, ma ha progressivamente perso ritmo, fino ai weekend di Monza, Mugello e Sochi che lo hanno estromesso dal titolo. Si è ripreso nel finale (giungendo davanti a Schumacher tre volte negli ultimi 2 weekend), ma ormai anche il podio mondiale era diventato troppo lontano (per quanto sia entrato nell’ultimo weekend di gara ancora con la possibilità matematica di diventare campione).

Con 4 vittorie è stato il pilota più vittorioso della stagione, e siede accanto a Russell e Leclerc tra i piloti che hanno conquistato 2 vittorie nelle prime 5 gare in F2. Un po’ come Schumacher difficilmente è stato il più veloce, ma come il tedesco (e anche meglio di lui, se si considera la prima metà di stagione) è riuscito a trarre il massimo da ogni situazione. Nel corpo a corpo è efficace (vedere la sua difesa contro Schumacher in tutta la gara2 di Silverstone II), ma anche molto corretto. Se dovessi accostarlo a un pilota, penserei a Button, il che costituisce un grande complimento per un rookie. Se si va a vedere, anche in Gp3 aveva vinto nella stessa maniera.

Paradossalmente lo si può ritenere tra i delusi della stagione. Se l’inizio è stato spettacolare, in alcuni fine settimana ha faticato a mettere insieme una prestazione anche solo decente, come a Silverstone (I e II) o in misura minore a Monza e a Sochi. Inoltre, se i suoi alti sono stati maggiori di quelli di Schumacher, i suoi bassi sono stati peggiori del teammate (come lo spin in gara2 in Austria II).

La sfortuna ha giocato a volte un ruolo importante. Se al Mugello non gli si fosse rotto il cambio in gara1 probabilmente sarebbe rimasto in lotta per il titolo sino alla fine (in quel momento era il primo dei piloti su strategia alternativa, davanti a Mazepin, che poi avrebbe vinto la gara). In Russia (gara1) era comunque nel treno dei migliori, ma Schumacher jr ha anticipato il pit stop, sicché si è dovuto accodare e ha perso del tempo prezioso, che alla fine gli è costato la zona punti.

Un anno di apprendistato in più non può che fargli bene.

Nikita Mazepin: 7

Alzino la mano tutti quelli che avrebbero scommesso su di lui come un concorrente per il titolo dopo (anno dove conquistò solo quattro ottavi posti mentre il teammate vinceva il campionato). Credo che nessuno si sarebbe aspettato che mostrasse una velocità tale da permettergli di lottare per podi e vittorie, oltre che per battere costantemente Ghiotto.

Per lui il 2020 è stato l’anno della redenzione, dopo anni passati a essere etichettato come il tipo scorretto, lento e che ha fatto carriera solo grazie ai soldi del padre. Dopo le prime due gare, che avevano confermato le impressioni dell’anno prima, in Ungheria conquista il primo podio in carriera e il weekend dopo, a Silverstone si impone con autorevolezza nella Feature Race. Probabilmente l’annata da incubo del 2019 lo ha indotto a mettere in discussione tutto il suo metodo di lavoro, esperienza che gli è tornata utile quando quest’anno erano tutti rookie con le gomme da 18 pollici.

Per quanto potesse essere coccolato da Hitech (il padre è il principale finanziatore), in gara concretizza quasi ogni opportunità che riesce a crearsi ricevendo, con merito, quell’agognata Superlicenza che fino a pochi mesi fa sembrava non riguardarlo. Deficita un pelo in qualifica, ma lì credo che sia più per via delle scelte della Hitech, che molto spesso ha sacrificato la prestazione al Venerdì per risultare più efficace in gara.

Le dolenti note arrivano sotto il profilo “giuridico”. Se non si può dire nulla sulla velocità, così come dei suoi comportamenti off-tracks, in pista si è dimostrato essere uno dei piloti più scorretti, accumulando ben 11 punti di penalità (a 12 scatta il race ban) a suon di manovre pericolose (ben 6 sanzioni – per dire, il secondo è Tsunoda a quota 2). Di sicuro sarà divertente vederlo correre accanto a “gentiluomini” come Alonso, Verstappen e Raikkonen. Peccato solo che Magnussen ci abbia lasciato.

Guanyu Zhou: 6

La cosa incredibile è che veniva dato come il favorito indiscusso non solo nel preseason, ma anche dopo i test e addirittura dopo le prime due gare (nella prima ha subito la rottura del cambio mentre stava andando a conquistare un hat trick, nella seconda è arrivato terzo dopo aver resistito da maestro agli attacchi di Ilott, Lundgaard e Schumacher). Poi è evaporato, e la cosa strana è che è difficile spiegare perché abbia racimolato meno degli altri, visto che in qualifica e in gara era veloce (sia pur meno di Ilott), gestiva bene i contrasti nonché le gomme (basta pensare che ha messo a segno ben 6 gpv).

Per iniziare va detto che, senza il guasto iniziale (quindi con 30 punti in più), fino a Monza sarebbe stato pienamente in lotta per il titolo, quindi la “brutta stagione” va relativizzata.  Di sicuro il suo tallone di Achille sono state le partenze. Tante volte lo ho visto perdere più di due posizioni, e quando finisci indietro o stressi troppo le gomme (come in Ungheria) o perdi troppo tempo dietro macchine lente (come a Spa in gara2), anche perché la UNIVirtuosi spesso ha dato l’impressione di non avere una grande velocità sul dritto.

Episodi sfortunati come guasti (oltre all’Austria, Monza) e contrasti finiti male (Mugello, Bahrain I) hanno fatto il resto. Peccato, perché ogni tanto ha messo in piedi prestazioni niente male, come la rimonta da 22 a 5 al Mugello.

La Renault ha detto espressamente che si aspettava di meglio da lui. Di sicuro tra i sophomore è stato quello che è cresciuto di meno da un anno all’altro. L’anno prossimo è la sua ultima speranza di restare attaccato al treno della F1. Almeno si è tolto la soddisfazione di vincere la prima gara, dopo tanta sfortuna.

Christian Lundgaard: 7+

Il danese è uno dei piloti più giovani della griglia (addirittura più giovane del campione di F3, due anni più giovane di Shwartzman) quindi sono un po’ più indulgente nei suoi confronti.

La stagione è stata altalenante. Alcune volte è stato sensazionale, tipo al Mugello, dove senza la SC in gara1 probabilmente avrebbe conquistato il “weekend perfetto”, o nelle gare di Silverstone. Altre volte è sembrato il passeggero di una squadra in confusione, come a Barcellona. Qualche errore veniale qua e là e delle forti qualifiche condiscono una annata apparentemente sotto le aspettative.

A volte sembrava che il risultato sia dovuto più alla ART, che quest’anno con il nuovo pacchetto non è mai stato il team che dominatore che è sempre stato. Di sicuro ha schiantato il ben più quotato Marcus Armstrong.

Al momento non è entrato nei radar della F1, ma mi aspetto grandi cose da lui in futuro. Di sicuro ha sopravanzato Zhou nelle gerarchie interne della Renault.

Louis Deletraz: 7

Insieme a Markelov e Matsushita, che però non si sono mai realmente ambientati col nuovo pacchetto, lo svizzero è il decano della F2, visto che vi corre da quando il campionato è stato istituito. La Charouz non offre il miglior materiale, ma l’esperienza di Deletraz nella gestione delle gomme e delle situazioni di gara ha permesso al team di macinare punti nelle Feature Race e di giungere quattro volte a podio nelle Sprint Race. Prima delle ultime due gare, invero un po’ sfortunate, era davanti a piloti e macchine ben più quotati, come Lundgaard su ART e Zhou su UNIVirtuosi.

Ha schiantato il compatno rookie Pedro Piquet, anche se questi lo aveva raggiunto come prestazioni a fine anno, ma l’assenza di vittorie e di buone prestazioni in qualifica incidono sul voto finale.

Felipe Drugovich: 8

Menzione finale per il brasiliano Felipe Drugovich: l’anno scorso in F3 è giunto sedicesimo con 8 punti (ma correva per la scuderia peggiore e comunque ha battuto i propri compagni di squadra), tuttavia l’anno prima in EuroFormula (sorta di F3 spagnola) aveva schiantato il campionato con 14 vittorie in 16 gare (!). Nessun pilota che al primo anno domina una serie in questa maniera è uno scarsone.” Così scrivevo nell’articolo di introduzione alla stagione, quindi la grande prestazione di Drugovich mi ha colto solo relativamente di sorpresa.

Di sicuro insieme a Tsunoda è stata la rivelazione della stagione. Classe 2000 anche lui, in F2 ha trovato il riscatto dopo l’orrenda stagione di F3. Nella stagione di esordio ha conquistato una pole e tre vittorie (di cui una nella Feature Race, facendo segnare peraltro il distacco più ampio dal secondo) con una scuderia che storicamente è sempre stata nelle retrovie – basta pensare che in un anno ha conquistato tante vittorie quante in tutta la storia del team in F2/Gp2, e ha firmato la prima pole della scuderia.

Nel corso dell’anno inoltre ha mostrato una grande abilità nella gestione delle gomme (come dimostrato dalla sprint race in Spagna e la vittoria in Bahrain I), la sua promozione in UNI Virtuosi per il 2021 è meritatissima, e personalmente lo considero il mio favorito per il titolo l’anno prossimo.

Luca Ghiotto: 5 (sv?)

In teoria non avrebbe neanche dovuto correrci, in F2, quest’anno, ma il disordine provocato dalla pandemia ha dato, una volta tanto, un evento positivo. La chiamata della Hitech si è trasformata tuttavia in poche gare da miracolosa a fonte di frustrazione.

Quando andava tutto liscio, il team gli permetteva di esprimersi a livello dei migliori. Il problema è che non è quasi mai accaduto. Bersagliato da ogni tipo di problema tecnico, per mezza stagione corre con il telaio rotto che gli rende vano ogni sforzo. Individuato e risolto il problema, torna brevemente a esprimersi ad alti livelli (ma senza riuscire a cogliere la seconda vittoria, per via anche di un guasto alla radio a Monza, quando era più che possibile), almeno fino all’incidente con Aitken in Russia, che non gli distrugge la macchina. Corre le ultime due gare con una monoposto nuova di fabbrica afflitta da problemi di gioventù, che gli preclude la possibilità di performare a buoni livelli.

In questo florilegio di sfighe, Ghiotto comunque ha mostrato di non avere bisogno di problemi tecnici per complicarsi la gara, come a Monza o al Mugello, dove rompe l’ala in contrasti evitabilissimi. Ha sempre sofferto i periodi negativi, come lui stesso ha ammesso.

Dan Ticktum: 7.5

Il suo è stato un campionato ben al di sopra delle mie aspettative. Era diventato famoso per le scorrettezze in pista, per dichiarazioni avventate e per una certa inconcludenza. Quest’anno invece la sua condotta di gara è stata molto matura (non ricordo episodi controversi) e ha evitato polemiche fuori dalla pista (mi sovviene solo un momento in cui avrebbe fatto meglio a tacere ).

Essere stato abbandonato dalla Red Bull dopo che l’aveva portato in palmo per diversi anni è un colpo che avrebbe steso chiunque. L’inglese al contrario ne è uscito rafforzato. Per sua stessa ammissione, ha mantenuto l’idea di voler correre in F1 un giorno, e si è adoperato per arrivarci. Tutti i team gli hanno detto che prima di entrare nei loro piani avrebbe dovuto combinare qualcosa di buono in F2, quindi è riuscito a legarsi alla Williams per disputare una stagione. Non ha sprecato l’occasione.

Il suo campionato in sé è stato ottimo ma strano. La sua esperienza nella SuperFormula giapponese gli è tornata utile per la gestione delle nuove gomme. Un po’ come Zhou, in gara è stato uno dei più veloci senza però riuscire a conquistare tanti punti. Le responsabilità vanno condivise con la DAMS, che quest’anno non è mai stata sul pezzo con le gomme: o andavano forte in qualifica e nei primi giri, bruciandole però a fine stint, oppure (più spesso) si rivelavano i migliori nella gestione, a prezzo di una brutta qualifica e primi giri. Se si escludessero queste fasi, sarebbe stato il migliore, insieme a Shwartzman e Ilott. E’ come se non riuscisse a sfruttare bene il “picco di potenziale” delle gomme, ma proprio per questo riesce a farle durare di più.

E’ mancato il confronto con il compagno di squadra, visto che per metà è stato con Sean Gelael (4, scarso senza appello) e per l’altra con Juri Vips, più talentuoso dell’indonesiano ma anche molto meno esperto. Peccato per aver perso la vittoria a Monza.

L’anno prossimo, se risolverà i problemi con le gomme e/o andrà in un top team, sarà un contendente per il titolo.

Jehan Daruvala: 5+

Orribile e falloso nella prima metà di campionato, un po’ perché storicamente è un pilota che impiega un po’ di tempo per sviluppare la velocità, ma anche perché si è scoperto che il suo motore era fallato. Cambiato a Monza, dal gp brianzolo in poi è andato praticamente sempre a punti. Riconferma meritata, ma è ancora un’incognita.

Marcus Armstrong: 4.5

Il neozelandese è arrivato in F2 forte di un duello all’ultimo sangue con Robert Shwartzman nel precedente campionato di Gp3. Nei primi 2 weekend non tradisce le aspettative (all’epoca mi sembrò addirittura il migliore dei rookie), ma a partire dall’Ungheria ha avuto un tracollo verticale dal quale non si è mai ripreso. Due podi nelle quattro gare, poi scompare dai radar e dalla zona punti. Giusto un timido risveglio in Bahrain I. Forse c’entra la politica della ART di preferire un pilota rispetto all’altro, ma non ha fatto nulla per cambiare la situazione. Vedendo come è andata per Mazepin, auspico per lui di ritornare a livelli di competitività più consoni.

Il resto della griglia è rimasto vittima delle scarse prestazioni della macchina (come Jack Aitken), di uno scarso adattamento alle nuove gomme (come Nobuharu Matsushita e Artem Markelov) e/o di una semplice assenza di talento (come Sean Gelael o Guilherme Samaia).

Passiamo alle cose utili: su chi puntare 1 Euro per il campionato Formula 2 2021? Sicuramente Drugovich su Virtuosi avrà la possibilità di dire la sua, mentre sono chiamati al riscatto o alla conferma Zhou, Shwartzman (già confermati), Lundgaard, Armstrong e Ticktum. Inoltre molte nuove leve interessanti si affacceranno dalla Formula 3, come il neo-campione Oscar Piastri (già firmato con la Prema), il giovanissimo talento francese Theo Pourchaire, Liam Lawson che dovrebbe salire in Hitech, Saregeant, Zendeli e Beckmann tutti a bussare alla porta della Formula 2 per dimostrare le proprie capacità. Il tricolore, abbandonato da Ghiotto, per ora non sarà raccolto. C’è una speranza negli anni prossimi per Matteo Nannini, mentre tra qualche anno aspetto Francesco Pizzi e Gabriele Minì.

Lorenzo Giammarini a.k.a. LG Montoya

[Immagine di copertina tratta dall’account Twitter della F2]

 

 

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