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La versione di Seldon: tutti ferraristi col pilota degli altri

Chi è “il ferrarista? Di cosa si nutre? Quale è il suo habitat? A queste domande tenterò di dare una risposta, come fossi un Alberto Angela qualunque, perchè penso che la specie si stia estinguendo. Paradossalmente in corrispondenza di magnifici eventi come quello di domenica la tendenza si amplifica, come se un meteorite letale diventasse una pioggia di tali micidiali rocce.

Cosa è successo?

La Ferrari ha vinto! E questo è il fatto di Singapore. Ha vinto con Vettel e Leclerc nell’ordine. Se avessi detto: hanno vinto Hamilton e Bottas nell’ordine avrei praticamente detto che ad ogni alba succede un tramonto. Invece è successo che per due ore circa il moto dei pianeti e delle stelle si è fermato per lasciare spazio ad una Fisica discordante. Il ferrarista vero in questi casi, sopraffatto dall’emozione, pronuncia frasi assurde come: “grazie Vanzini”,  abbraccia il televisore piangendo e stringe soffocandolo il bambino che era con lui sul divano. Di solito si riprende in tempo per salvare il bambino e sciacquarsi la bocca….dalla bava….sì, certo….!

Dico, è stato un giorno memorabile perchè inaspettato certo, ma soprattutto perchè squadra e piloti, dando il massimo hanno dato l’impressione di vincere facile. Una sincronia di decisioni e comportamenti in pista che avrei voluto vedere l’anno scorso, specie fino a Monza, dove la Ferrari aveva dimostrato una discreta competitività. Ma raccontiamo perchè questa memorabile impresa ha invece assunto i toni di una tragedia tra i tifosi (attenzione che qui “tifoso” si usa in una accezione negativa…)

Ad un certo punto, con Leclerc in testa (e dietro un trenino composto da  Lewis, Vettel, Verstappen e Bottas), si è aperta la finestra per il cambio gomme. La squadra ha chiamato Vettel prima di Leclerc (e ha spiegato il perchè…). Quest’ultimo, per eccesso di confidenza, per un calcolo sbagliato, per problemi che non conosciamo…ha fatto un giro piuttosto lento prima di entrare a sua volta a cambiare, e al rientro in pista si è ritrovato dietro Vettel.

Il giovanotto, vivaddio, è uno a cui il sangue scorre con una pressione notevole e non ha gradito il cambio di posizione, dicendolo chiaramente in radio. Che fosse più veloce si vedeva, e gli si è chiesto di fare come voleva ma senza fare lo stupido. E lui, che non lo è, ha detto: non farò lo stupido! Nel frattempo Vettel si è prodotto in una serie di sorpassi con rischio su piloti NON doppiati ed è arrivato ad avere circa 6 secondi di vantaggio sul monegasco. La questione agli occhi di un “ferrarista” era chiusa. Doppietta possibile, dunque “no cazzate”!

La tragedia.

Una moltitudine di tifosi, ferraristi per caso, hanno invocato il TO. A ciò i più turbati hanno fatto seguire insulti e bestemmie contro la squadra rea di aver rovinato la gara di Charles. Presunti e dichiarati fan della vettura (ma in realtà tifosi folgorati sulla via di Montecarlo, magari ex vetteline e vetteliani…) contro tifosi del tedesco, hanno messo in scena nei vari siti combattimenti virtuali con scambio di epiteti di vario genere, di fatto lasciando totalmente da parte la cosa più  importante, le ragioni della squadra, la quale obiettivamente non ha sbagliato nulla.  E io che credevo che per un “ferrarista”, come suggerisce l’aggettivo, la Ferrari venisse prima di tutto!

Mi sfugge nella protesta, nelle liti sul web, nelle accuse reciproche senza senso tra persone non imparentate coi due piloti, il fine ultimo.  Comunque non entro nel merito delle liti tra tifosi di questo o quell’altro pilota, ma sicuramente critico chi si professa tifoso della macchina e  non gioisce per la vittoria. Invero si trasforma in Hulk il verde se non si rende la vita facile al suo beniamino. Non mi ritrovo nella riproposizione in piccolo di certi comizi, tesa sempre e solo ad elevare a verità le opinioni. E invece i fatti sono lì, a portata di mano, semplici da leggere.

Il fatto.

Le squadre di formula1 mettono in pista due macchine, le quali partecipano al campionato per accumulare quanti più punti possibile per due graduatorie. Quella per scegliere la miglior vettura e quella per scegliere il miglior pilota. Da ciò consegue che bisogna mettere il più frequentemente possibile la propria macchina davanti alle altre. Se ne metti due la cosa diventa esaltante. Chi ci sia dentro ha, agli occhi del fan della vettura, una importanza relativa. Lo dice uno che adora Leclerc, uno a cui dopo decenni è tornato a battere il cuore.

Il cuore però è una cosa, la ragione un’altra. Cosa ha sbagliato la squadra nel mettere due macchine davanti a tutti nel giorno in cui ci aspettavamo tutti di fare nella migliore delle ipotesi quarto e quinto? Cosa ha sbagliato Binotto nel lasciare a Vettel la gioia di concretizzare il sogno di un anno? Cosa nell’insegnare al nostro 21enne fenomeno che ci sono interessi più alti, che ubi major minor cessat, che i piloti vanno e la Ferrari resta…cit?

C’è veramente qualcuno che ancora crede che si possa vincere il campionato piloti? Quale il perno delle discussioni? Gli 8 inutili punti a Charles o il suo altrettanto inutile per la squadra record di tre vittorie di fila all’esordio? Ma non è più bello, più giusto gioire per una domenica da incorniciare? A questo punto direi di tornare indietro, alle domande in testa, e di cercare giocosamente di rispondere ad un: chi siamo?

Fissiamo un criterio generale, con dei parametri oggettivi, come quando si giudica un vino. Eh già, ciascuno deve poter distinguere un buon ferrarista da uno cattivo (in modo da potersi difendere) e nel contempo assegnargli un punteggio da 0 a 100! Come si fa? Si individuano dei punti fermi di valutazione, si da a questi parametri un punteggio frazionale rispetto a 100, e si stabilisce così una scala di qualità. Mediocre, decente, buono, ottimo, eccellente. Cominciamo anche col dire che il ferrarista più è vecchio e più è buono, come appunto il vino. Ma come per il vino questa affermazione è valida se e solo se la materia di partenza è ottima o eccellente!

Punti 10-a chi soffriva di cuore e ha comunque guardato le gare di Gilles….

Punti 20-ai valorosi che hanno attraversato il mare degli sberleffi dal 1980 al 2000 (anche se da ferrarista vero si dovrebbe dire dal 1984 al 1999).

Punti 10-a chi nel ’90, svegliatosi alle 4 meno qualcosa per vedere come la Ferrari rivincesse il titolo dopo 11 anni a Suzuka, non ha fatto in tempo ad alzarsi dal divano che Prost era già fuori! E nonostante questo non è andato a cercare una donna da marciapiede, non si è drogato, e adesso ha famiglia e vive felice cercando di non farsi vedere quando piange….

Punti 10-di cui 6 a chi ha dovuto vedere la F92A per un’intera stagione e 4 perchè ha dovuto vederci sopra Capelli….che stimo!

Punti 10-a chi ha pianto la scomparsa di un nemico come Senna, senza il quale ci siamo dovuti abituare ad un livello più basso per un bel po’…

Punti 10-a chi non ha smontato casa e buttato la nonna dal terrazzo quando Michael ha riportato il titolo a Maranello e contemporaneamente ha reso onore nel periodo ad Hakkinen, a Kimi, a Jacques, a Hill…..

Punti 10-a chi nel 2007 ha detto a Kimi: ” sei un Dio”, ma abbiamo avuto tanto culo…..

Punti 5-a chi ha scelto di vedere la F14T per un’intera stagione

Punti 5-a chi ad Alonso a fine 2014 ha detto grazie comunque!

Punti 5-a chi non sa rinunciare all’amore per la rossa ma sa discutere con tutti

Punti 5-a chi, pur pensando che la condizione di perdente sia passeggera, falsa, provocata da altri, ….., riconosce il valore degli avversari

Antonio

Immagine in evidenza da: sportal.it

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: GP SPAGNA 2019

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

E’ la prima parola che mi è venuta in mente, appena ci siamo sorbiti l’ennesima, asfissiante, agghiacciante, ineluttabile (dopo Endgame va molto di moda questo bel lemma italico) doppietta anglo-tedesca.
Ho in mente i fotogrammi al via. Vettel parte come un razzo, affianca all’esterno Bottas e Hamilton, ben redarguiti da Toto a non darsi addosso danneggiando la ditta (che team principal Wolff!) ma deve desistere, pena un super autoscontro. Tira una frenata micidiale, non può fare altro, e spiattella l’anteriore destra. Come sono delicate e fragili le gomme Pirelli (così le ha volute mamma FIA), che si beccano un raffreddore con un piccolo refolo di vento.
La gara finisce lì. Anche perché poi, nella successiva percorrenza di curva, la Rossa ha un momento di incertezza e Max la supera all’esterno come un treno. Ciao. Le tenteranno tutte, con qualche tentennamento negli ordini di scuderia, come consuetudine al muretto, ma Max resterà li davanti.
Leclerc la gara se l’era già mezzo pasticciata nelle Q2 di sabato.
La SF90 è plasticamente questa, cristallizzata in quella del vorrei, oh quanto vorrei, ma non posso.

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

La Cenerentola è tornata fra noi, quella che tutti vogliono, perché serve allo spettacolo, ma che va bene se serve da contorno. E’ tornata nel limbo che tante volte l’ha accompagnata nella sua storia, come se una oscura maledizione (qualcuno dirà il peccato originale del matricidio di Alfa da parte di Enzo) le gravasse attorno.
Rossa si, ma di vergogna. Con la regolarità di un caterpillar grigio, la Mercedes seppellisce nell’ignominia e lascia nella vergogna dell’incapacità la Ferrari. Quarant’anni. 1979-2019. In quattro decadi, otto lustri, la Ferrari ha avuto tre campioni del Mondo: Scheckter (1979), Schumacher (caso unico, con cinque titoli di fila 2000-2004) e Raikkonen nel 2007, ormai 12 anni fa. L’ultimo titolo mondiale, quello costruttori, è dell’anno successivo. In mezzo c’è stato il digiuno record di 21 anni, che in molti, compreso il sottoscritto, hanno vissuto; era una Ferrari molto più scarsa di questa, primi anni ’90, che però sembra avviata su quella china. Perché snocciolo questi dati? Per far capire quanto sia difficile, per la Rossa, vincere un titolo mondiale. Deve esserci una vera e propria congiunzione astrale. Roba da tregenda.
Nella storia della Formula Uno sono cambiati tante volte i regolamenti. Ma alcune cose non cambiano, e fra queste la difficoltà degli uomini in rosso di riuscire a creare e prolungare un ciclo vincente. Negli ultimi 20 anni la squadra del cavallino rampante è spesso stata paragonata ad un gambero (Turrini l’ultimo in ordine di tempo). Ci sono alcune costanti nel lavoro del team, costanti che si sono acuite dopo la sciagurata dismissione dei test in pista made in FIA: incapacità di trovare un progetto vincente, e se lo si trova spesso non lo si sviluppa a dovere, carenza di un metodo di lavoro efficace, con la sensazione che si proceda a tentoni. C’è bisogno di una profonda, profondissima riflessione nella gestione sportiva.
Un’immagine: tutti i meccanici degli altri team da un pezzo a nanna, ma non la Ferrari con i meccanici che lavorano alacremente sino alle 23 di venerdì. Dice tutto. Non mi stupirebbe se la risposta di Binotto,ad un giornalista che lo interrogasse sull’arcano, fosse, davanti alle prestazioni della rossa:  “Non sappiamo perché non funziona”.

Siamo dalla parte di Ettore, come Foscolo, lo sapete. Ma non possiamo dimenticare Achille. Anche perché la disfatta di Ettore (e la sua morte nell’Iliade) servono anche a far risplendere maggiormente la vittoria di Achille.
La Mercedes è un’armata semplicemente incredibile, che ha a portata di mano la demolizione del record della Ferrari, di quella Ferrari là.
C’è molta malinconia e rassegnazione in me. Filosoficamente, si potrebbe dire che i record, come ben si sa, sono fatti per essere battuti. Ma questo non mi aiuta ad essere più atarassico.
Vettel. Voto: 9. Poteva fare altro? Ci ha provato, ha rischiato, forse la gara non sarebbe cambiata lo stesso se fosse transitato davanti, forse no. Dopo, era tutto abbastanza scontato.

Leclerc. Voto: 7 1/2. Per la seconda volta si complica la vita da solo. In gara fa il suo. La monoposto non lo aiuta, ma è giovane ed ha bisogno di tempo.

Scuderia Ferrari. Voto: 5. Dicono che da quando non c’è Arrivabene ci sia un bel clima. Può essere. Ma maliziosamente il “bel clima” potrebbe anche significare che il reparto tecnico è talmente allo sbando che neanche c’è più l’adrenalina che ti dà il competere per qualcosa di importante. Il pensiero, che condivido non è originale, è una riflessione a voce alta del nostro Alessandro Arcari.
Muretto Ferrari. Voto: Xanax. Ok, prima si era sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Ma ora sembra che al muretto prendano doppia dose di antidepressivo (vedi rapidità team order).

Mercedes. Voto: quinta agghiacciante doppietta consecutiva. E’ imbattibile. Ma resta sempre il dubbio di quanto sia forte lo squadrone, e quando deboli gli altri. Toto merita tutti gli applausi del mondo, eppure sono convinto che a loro non piaccia, o perlomeno non piaccia più, vincere così.

Dieter Zetsche. Voto: un gigante. Ci ha creduto sin dall’inizio a questo progetto, a questo rientro dellaMercedes. Ci vorrebbe una figura così in Ferrari…

SF90. Voto: 3. Monoposto inguardabile nel terzo settore del circuito. Mi ha ricordato il “camion” con cuiProst si concesse il primo e unico licenziamento in tronco della sua carriera. Da cigno invernale a brutto anatroccolo primaverile poco ci vuole. In Ferrari, con l’affettuoso aiuto della stampa nostrana (fatti salvi casi isolati) è tutto un fiorire di campionati di cartone. Poi arriva il gioco vero, quello duro. “E quando il gioco si fa duro” (cit.)…
Hamilton. Voto: 9. Contrariato per la pole mancata, è partito da leone ed ha sbranato il povero Bottas.

Bottas. Voto: 8. Tiene Bottas (freddura), ma non è Rosberg. Siamo costretti a iscriverci d’ufficio al #teambottas per sperare in qualcosa di avvincente che, se guardiamo alle cose razionalmente, non ci sarà. Pensate come siamo messi….

P.S.

Cerchiamo di non illuderci per Montecarlo. Sarà un bagno di sangue. Poi, se arriverà la roulette rossa, magari ci ricrederemo.Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina FB “Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni”.

Mariano Froldi – @MarianoFroldi

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: SHANGAI

Il millesimo GP della storia della Formula UNO-IA finisce come il novecentesimo.
Anzi, con pure meno spettacolo; almeno quel gran premio era stato combattuto fra Hamilton e Rosberg. Un dominio imbarazzante per mancanza di avversari.
Onore ai vincitori di questo lunghissimo e incredibile dominio. Tristezza per gli avversari, così piccini e rossi di vergogna da farti pure tenerezza. La Ferrari si scopre di nuovo fragile, incapace di progressi seri, almeno per ora, terrorizzata dall’affidabilità ballerina, con l’anteriore in perenne ricerca di carico fra le curve cinesi.

Analisi (non semiseria):
Due batoste su tre gare. La corazzata anglo-tedesca neanche lontanamente impensierita con un ruolino impressionante di tre doppiette di fila.
L’unica gara in cui la Rossa poteva fare doppietta con una certa tranquillità ha palesato preoccupante affidabilità e Vettel ha fatto la girella.
I punti di distacco per il titolo costruttori sono già un buco nero.

Prospettive:
La Mercedes sviluppa e migliora la sua monoposto costantemente, soprattutto nella seconda parte del Mondiale.
La Ferrari no.
Anzi, la SF90 è la stessa dai test di Barcellona.

Risultato: dobbiamo vincere così la “guerra” sportiva? Risposta scontata. Adieu.

Prime tre gare (e si spera non tutto il Mondiale). Voto: “Quivi sospiri, pianti e alti guai risuonava per l’aere sanza stelle […] (Inferno, Canto IIIº)”.
Quando la Ferrari è davanti non sai se vince. Quando la Mercedes è davanti sai che vince. Il resto è noia.

Ordini di squadra. Voto: davvero è questo il problema? Francamente l’ultima cosa che mi importa è la querelle Vettel/Leclerc…stiamo parlando del sesso degli angeli…quelli là davanti ci massacrano, questo è il problema.

Muretto Ferrari. Voto: superalcolico. Il vero problema è che puoi finire terzo e quarto e finisci terzo e quinto se va bene. Questo vuol dire che non hai fatto bene i compiti a casa. Ma che in Ferrari, al muretto, spesso sembrino preda di bevute superalcoliche non mi pare poi una grande novità. Cin cin. E prosit a Mercedes e Red Bull.

Mattia Binotto. Voto: 5. Che piaccia o no, presto, in mancanza di risultati, cominceranno i processi al TP. Fa parte del gioco. Lo vedo, lo vedo Iron Maury che si liscia la barbetta sale e pepe e pensa sorridendo sornione: “Hai voluto la bicicletta…”

Vettel. Voto: 8. La monoposto non la digerisce. Si vede chiaramente. Il bel voto va a come ha saputo tenere a bada Verstappen.

Leclerc. Voto: 8. Ripropongo il mio pensiero espresso di recente. E’ freddissimo. E’ un predestinato. Per me più di Max.

Centraline. Voto: Per non deprimerci troppo…la centralina nuova, la numero 1 ha problemi. La vecchia, la numero 2 (omologata in fretta e furia) è meno efficiente. Alla terza scattano le penalità…

Hamilton. Voto: 10. Ha giocato al gatto con il topo, soprattuto con Bottas. Il voto parla da solo.

Bottas. Voto: un numero 2 non sarà mai un numero 1.

Mercedes. Voto: 10.

Toto Wolff. Voto: 10. Mattia è uno straordinario ingegnere, ma Toto è il principe dei Team Principal. E un adorabile/odiosa canaglia quando si tratta di giocare con gli avversari. Ma questo ormai lo sapete già.

Ricciardo. Voto: chi l’ha visto.

Pirelli. Voto: 5 1/2. Capisco che la casa giallo-tricolore agisca per la sicurezza. E capisco che sia quasi impossibile cambiare l’attuale format, poiché la Formula Uno è vittima della sua burocrazia ipertrofica (regolamento) e degli interessi conrastanti che fanno vivere il Circus (diritti Tv, torta da spartire fra team, giochi politici, sicurezza ovviamente, sponsor, circuiti), ma io continuo a trovare antisportivo il cambiare in corso d’opera la pressione delle gomme. E lo dico qualsiasi scuderia “favorisca” involontariamente. La cosa più lineare a mio parere? Dopo aver ottenuto i dati dei team e aver verificato se sia necessario variare le pressione degli pneumatici, dare una FP3 più lunga per permettere di affinare il più possibile il set up della monoposto. Essendo una cosa di buon senso, e purtroppo Pirelli non ci può fare nulla, non si farà.

Come sempre grazie a @FormulaHumor e la pagina FB “Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni”

P.S: Stai lì, pensando al pagellone dopo un narcolettico gran premio, buttando giù pensieri con le dita pigre sulla tastiera, poi vedi quelle immagini…#NotreDame

Mariano Froldi, Direttore Responsabile di FUnoAT

FORMULA 1 2018 – SINGAPORE AIRLINES SINGAPORE GRAND PRIX

Mi ritrovo qui, davanti ad una grossa indecisione; per i ferraristi, è peggio ricordare Singapore 2017 o la scorsa Monza 2018?

Nel 2017 il trittico asiatico doveva essere il crocevia per il titolo, ma la pista di SingSing divenne l’essersi trovati davanti ad un bivio, imboccando invece la “highway to hell”.

Il 2018 invece, ha già proposto un trittico di mera disperazione sportiva, con le somme delusioni di Le Castellet, Hockenheim e Monza (abboniamo parzialmente Baku) , portando i tifosi rossi, a pensare che l’epilogo di questa stagione sia abbastanza nefasto.

Quale sia il punto di congiunzione della gara del 2017 e gli errori del 2018? Sempre il buon Sebastian Vettel, che sta risultando assai carente di sangue freddo, soffrendo fin troppo la pressione. Lo scorso anno, la dimostrazione la diede chiudendo in malo modo la traiettoria a Verstappen, finendo con il creare la carambola “perfetta”, una delle scene più apocalittiche, di due Rosse che si schiantano fra loro. Nelle gare di questa stagione, avendo forse più ansia da prestazione e poca pazienza, nel pensare che la corsa è lunga, lo si è visto prodursi in due grossi errori nelle fasi iniziali  (proprio lui che si lamentava di ciò, in quel della Russia 2016), ed unico a sbagliare sul bagnato, quando poteva gestire il vantaggio.

Per la gara di Monza, suggerivo al crucco di imparare la manovra di Schumi alla roggia del 2003 (allego diapositiva)

Ma il buon crucco, deve aver guardato la gara del 2004 (allego video)

Uso questi due istanti della Roggia, per far vedere che anche i migliori non sono esenti da errori, ma spesso ci si ricorda solo delle manovre ben riuscite, più delle altre.

Ma tiriamo una linea sul passato, visto che in questi giorni, si è già detto di tutto e di più a riguardo e avrei voluto avere i social, per leggere cosa si sarebbe detto e scritto del RE SCHUMI, dopo Jerez ’97, Spa ’98, Suzuka ’98 o Spa ’00.

Magari, come quella Monza ’00, Singapore potrà essere a sua volta l’inizio del riscatto e punto di partenza per una storia di gioia Maranelliana/Vetteliana, perchè tutto sommato la macchina c’è e su questo circuito cittadino, il Sebastiano è colui che meglio di tutti lo ha saputo interpretare, dalle qualifiche alla gara, dominando le corse o rendendosi artefice di grandi rimonte. Occhio però a non sottovalutare il buon Hamilton, che segue a poca distanza per numero di vittorie, pole e podi, fra i muri del gp cittadino notturno.

La stagione è ancora lunga, visto che ci sono ancora 7 gp da correre, con i loro 175 punti a disposizione,  ma ora più che mai, Vettel è chiamato a correre delle gare davvero perfette, senza più errori. Probabilmente si ritroverà solo contro 3 piloti, con la Mercedes che ha ormai sdoganato il servilismo di Bottas, per aiutare Hamilton nella corsa al titolo. In Ferrari, probabilmente Raikkonen vuol cercare di dimostrare che è ancora Iceman e ottenere quella vittoria che manca dal suo ritorno in Rosso. Forse però l’annuncio di correre per Sauber nelle due prossime stagioni (valangata di soldi), può aver messo il Finnico nella condizione di pace con quelli di Maranello, ed aiutare il Tedesco nella rincorsa al titolo.

Hamilton resta ancora il favorito, anche in virtù di una stagione che gli ha già visto mettere uno 0 in classifica per problemi tecnici, oltre ad aver saputo uscirne alla grande, da situazioni difficili, come a Silverstone e Hocknheim, segno di un pilota più concentrato che mai all’obiettivo e lontanissimo dal fare errori sciocchi, esattamente l’opposto del pilota della rossa.

Difficile da credere a una Red Bull che possa essere terza incomoda nella corsa, visto che Mercedes e Ferrari hanno alzato di parecchio il livello, con la Renault che ha deciso di usare il team di Milton Keynes, come sviluppo in gara dei suoi motori, quanto meno con Ricciardo.

Haas ha fatto ricorso per la squalifica di Monza, figlia di un fondo vettura non omologato, risultato di una mancata soluzione di un problema di raccordatura, inserita nel regolamento a Luglio, a cui il team non ha posto rimedio, giustificandosi nel non aver avuto tempo, a causa della pausa estiva. Insomma, un pò forzata come giustificazione, tuttavia In Haas si dicono sicuri di portare via la quarta posizione in classifica costruttori a Renault, anche senza la restituzione dei punti di Monza e la cosa par probabile, guardando le prestazioni dal Canada a oggi.

Da seguire attentamente la Racing Point Force India, che da quando ha cambiato gestione, pare essere tornata ai suoi fasti migliori e anche in questo caso, la stagione è ancora lunga e chissà che non siano invece loro, a prendere la 4 posizione nei costruttori.

La lotta per la quarta posizione, è quasi come vincere il titolo degli umani, visto il distacco siderale che c’è fra i primi 3 team e il resto del gruppo, la F1 dovrebbe meditare su questo aspetto, perchè l’era dei comprimari, non si sa quanto possa durare ancora, prima di ritornare ad avere delle defezioni del parco partenti, sopratutto se a sparire potrebbero essere McLaren o Williams (non che sia imminente, ma si sa mai)

Ps occhio che curva 16 e 17 saran modificate, andando a ridurre il tracciato di BEN 2 metri! Non mettetevi a sperare che aiuti i sorpassi eh.

Ps 2 Mi spiegate il senso di definirsi terzo pilota di un team, se puntualmente questo non salirà mai sulla monoposto, anche in caso di defezione o cambio pilota? Già successo in altre occasione, ma ora mi riferisco alla Williams, che ha già annunciato che nel caso Stroll dovesse cambiar team, non è per nulla probabile che il sedile venga occupato da Kubica.

Ps3 Non comprendo le scuse di Arrivabene a Bottas, per averlo definito un maggiordomo, ennesimo capitolo di un team principal dal poco spessore. In altri tempi, le parole contro la Ferrari e i suoi giochetti con i piloti, son state più che al vetriolo, quindi questo era solo un: “Ieri a me, oggi a te”

Ps4 Saluti

Davide_QV #ritornatoaparlarediF1

THE CLINICAL PREVIEW – FERRARI E MERCEDES 2018

Ciao a tutti gli appassionati di F1 e benvenuti alla prima (P)review del 2018 sul Blog del Ring che sarà dedicata a Mercedes e Ferrari, rivali nel 2017 e sicuramente anche nel 2018…

Sarà anche nel 2018 Vettel vs Hamilton?

I rumors e le indiscrezioni sulle vetture che vedremo in pista fra circa un mese per i consueti Test sulla pista di Barcellona sono cominciati già dopo il GP di Abu Dhabi del 2017, ma (come sempre) bisogna aspettare il momento più caldo (cioè le ultime settimane che precedono la presentazione) per avere informazioni quanto più veritiere possibile e in linea con ciò che poi vedremo durante le presentazioni e, soprattutto, per “scremare” le tante voci false che puntualmente vengono fuori.

Cominciamo la nostra preview parlando del team Campione del Mondo in carica, Mercedes AMG Petronas. Per questa stagione 2018 gli anglo-teutonici, forti di un recupero strabiliante nel 2017 dopo un inizio in cui si sono stati presi abbastanza in contropiede dall’Armata Rossa, si sentono convinti e fiduciosi nel perseguire le scelte fatte: parola d’ordine continuità. E non a torto, aggiungerei io.  Si sapeva, infatti, che la “diva” W08 EQ Power+ avrebbe dato numerosi grattacapi agli ingegneri per sua stessa natura ma si sapeva anche che si sarebbe evoluta velocemente per via di quella scelta progettuale che, a loro dire, risulta più “lungimirante” rispetto a quella dei team avversari. Il tempo ha dato ragione a loro, anche se personalmente ritengo che la vera vittoria l’abbiano ottenuta con il bando delle soluzioni degli avversari (Ferrari in primis), in mancanza delle quali hanno potuto evolvere la propria vettura con tranquillità mentre gli altri sono stati costretti a riprogettare nel periodo più importante della stagione (i mesi antecedenti alla pausa estiva). Quindi, alla luce di quanto appena detto, risulta ovvia la scelta del team Mercedes di proseguire con la stessa filosofia del 2017, cioè con passo lungo (non sarà accorciato come quanto dichiarato da qualche “esperto” del settore), basso rake (non ci sarà un innalzamento in stile Ferrari e Red Bull) e alta efficienza aerodinamica. Una W09 quindi identica alla W08? Non esattamente.

La Mercedes W08 in versione “alto carico” al posteriore

Mercedes, non dimentichiamolo, nel 2017 non è stato il team da battere sul fronte telaistico: seppur abbiano vinto con autorevolezza attraverso un perfetto matrimonio tra aerodinamica e potenza non si sono mostrati i migliori sulle coperture Pirelli 2017 (che saranno molto simili alle 2018). Per questo motivo in questa stagione cercheranno di risolvere i vecchi problemi attraverso un migliorato bilanciamento dei pesi e un migliorato bilanciamento del carico aerodinamico, più spostato ora al posteriore (strada già intrapresa nelle ultime gare del 2017). Ovviamente il diamante del team, come già ribadito più volte, rimane la PU: con l’incredibile sviluppo (che, credetemi, ha lasciato di stucco molti motoristi avversari) portato a partire dal GP di Silverstone e completato in Brasile con la PU di Hamilton, Mercedes ha ottenuto non solo un’incredibile potenza (ci sono stati alcuni GP in cui Ferrari ha corso anche con 40cv in meno rispetto ai teutonici), ma soprattutto una disarmante affidabilità (oltre 7 mila km) che sarà punto chiave di questo 2018, visto l’utilizzo di sole 3 unità per tutta la stagione e un bassissimo consumo di carburante (correre addirittura con 10kg in meno di benzina fa una bella differenza). Hanno dichiarato di voler pensare solo alla potenza nel 2018, attraverso una PU completamente riprogettata grazie anche al gran lavoro sugli attriti compiuto da Petronas, chissà cosa ne verrà fuori…

La grande forza del motore Mercedes è nei lubrificanti e nei liquidi refrigeranti…

Spero che qualche Ferrarista stia ancora continuando a leggere nonostante le notizie poc’anzi date, dato che ora parlerò della futura Ferrari 2018 che sarà presentata il 22 Febbraio insieme alla sua “collega” anglo-teutonica. La Ferrari Progetto 669 (ancora non si conosce il nome ufficiale della monoposto di Maranello), la cui progettazione è terminata già a partire da metà dicembre (periodo in cui è stato effettuato anche il crash test), parte da una base telaistica molto solida (quella della SF70H) da cui erediterà alcune peculiarità ma avrà zone in cui ci sarà profonda innovazione, soprattutto nelle aree carenziali della passata stagione. Quindi per quanto riguarda Ferrari ci sarà una Evoluzione.

Sebastian Vettel (GER) Scuderia Ferrari
01.09.2017. Formula 1 World Championship, Italian Grand Prix, Monza, Italy, Practice Day.

Comincio subito col dire che tutto quel marasma generato dalla stampa italiana sulla questione “sospensioni” non ha colto di sorpresa i tecnici italiani, anzi. Le nuove direttive FIA (che di fatto riducono l’escursione dell’altezza da terra a max 5mm a vettura statica tramite il pivot del braccio dello sterzo) nascono infatti da una lettera fatta da Ferrari stessa nel periodo del GP di Suzuka (infatti dalle terze libere del USA GP “misteriosamente” è sparita la sospensione anteriore portata a Spa e ora si capisce il motivo). Il team di tecnici di Maranello, cercando di risolvere i “problemi di feeling” accusati da Vettel ma soprattutto Raikkonen con quella soluzione, hanno cercato anche di evolverla in ottica 2018, ipotizzando un suo utilizzo come mezzo di regolazione dell’altezza da terra (stessa idea venuta a Red Bull, addirittura in modo più estremo); per evitare “brutte sorprese” hanno chiesto alla FIA se fosse legale, la quale ha risposto nel modo che conosciamo cioè bloccandone l’utilizzo “improprio”. Sul tipo di sospensione invece che sarà utilizzata non vi sono ancora notizie certe: si vocifera di un sistema completamente idraulico (stile Mercedes e Red Bull per intenderci) già in progettazione nel periodo estivo che andrebbe a sostituire il sistema ad attuazione idraulica montato nel 2017 (ovviamente si parla di sospensione anteriore) ma, al momento, sono informazioni in attesa di conferma. Non c’è bisogno di conferma invece per quanto riguarda la “tranquillità” (parlerei più di fiducia) sulle qualità telaistiche della nuova vettura: i dati della galleria del vento (con vettura senza ali per testare l’efficienza del corpo vettura), uniti alle numerose informazione sugli pneumatici raccolte nel 2017, sono in linea con le aspettative e questo pare abbia reso migliore l’atmosfera alla GeS.

La sospensione anteriore della SF70H

Ma quali sono le novità attese sulla vettura 2018? Si parla di un retrotreno nuovo: come già sperimentato nei test di fine stagione ad Abu Dhabi alcuni mesi fa, Ferrari cambierà la filosofia del diffusore e con esso anche il fondo e l’ala, per ottimizzare i flussi che provengono dalla parte anteriore, ridurre al minimo le turbolenze degli pneumatici (area in cui si era già fatto molto nel 2017 con le innovative pance molto arretrate nonostante il passo corto) e massimizzare il carico riducendo la resistenza all’avanzamento (area carente del 2017, l’efficienza aerodinamica). Un’altra area in cui si sta lavorando alacremente è Halo: l’obbrobrio che saremo costretti a sopportare a partire da questa stagione sarà, come già visto nei test di Abu Dhabi (su McLaren), sfruttato come componente aerodinamica e sarà una zona importante visto anche il peso considerevole: chi riuscirà a minimizzarne gli effetti negativi avrà un bel vantaggio e Ferrari, unica a prevederlo già sulla vettura 2017, sta cercando di sfruttare il know-how superiore per adattarsi meglio a questo cambio regolamentare. Attese anche soluzioni interessanti nella zona dei mozzi ruota (dopo l’ennesima delibera FIA nella scorsa stagione) per velocizzare i pit.

Il diffusore provato da Kimi Raikkonen nei test di Abu Dhabi (filosofia 2018)

Arriviamo alla nota dolente: la Power Unit, area carenziale evidente già dopo i primi GP del 2017 e area in cui maggiormente Ferrari ha lavorato per risolvere tutti i problemi (in primis consumo e affidabilità) che hanno privato la Ferrari del titolo nel 2017. Dalle informazioni ricevute si evince che i motoristi di Maranello (diretti da Corrado Iotti) abbiano risolto buona parte dei problemi della precedente PU, rendendola quindi meno “assetata” e più “affidabile”. Non si parla però di quanta potenza in più è stata trovata: ci si aspetta un approccio quindi più da “piedi per terra” nei primi GP per poi sviluppare la nuova base durante l’anno, alla luce anche degli sviluppi che porterà Shell (che ha buona parte delle colpe sui problemi della PU dei quali Ferrari è consapevole, tanto da chiedere disponibilità a Petronas per una partnership tecnica per il 2018, chiaramente rifiutata per ovvi motivi). Quando si parla di novità sulla PU certamente non si parla solo di ICE, si intende anche nuova disposizione degli organi ausiliari (come i radiatori) e novità anche nella trasmissione che si sta cercando di perfezionare e migliorare (non tuttavia senza problemi).

Cosa dobbiamo aspettarci quindi in questo 2018? Sia Ferrari che Mercedes hanno affilato le loro armi: hanno lavorato sui propri punti deboli con grande dedizione cercando di diventare quanto più perfetti possibile. Quindi varrà maggiormente il gran lavoro su telaio (e in parte sul motore) di Ferrari o la perfetta integrazione tra Power Unit e aerodinamica di Mercedes? Siamo tutti ansiosi di vedere questi bolidi lottare coraggiosamente per la vittoria dei GP… Red Bull (e chissà McLaren) permettendo, ovviamente.

Chris Ammirabile

Circuit de Catalunya, Barcelona, Spain.
Sunday 14 May 2017.