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Bottas e la Mercedes chiudono in bellezza ad Abu Dhabi

Ora possiamo proprio dire che le sventure asiatiche abbiano risparmiato alla Ferrari un secondo smacco ad Abu Dhabi dopo quello del 2010 che è risultato poi essere un turning point per molti che allora lavoravano a Maranello.
Fin dalle qualifiche la distanza con le frecce d’argento era sembrata incolmabile, e in un circuito dove le speranze di sorpasso sono legate al solo motore, le possibilità di vittoria erano ridotte a zero.
Abu Dhabi per la Ferrari era l’occasione per la sesta vittoria stagionale e per chiudere la stagione in bellezza andando alla pausa invernale col morale alto. Per la Mercedes c’era invece la (remota) possibilità di issare Bottas al secondo posto nel mondiale piloti. Ci hanno provato, con la piena collaborazione di Lewis, ma una vittoria contro il terzo posto di Seb non è stata sufficiente.

La gara è stata caratterizzata dalla solita noia che contraddistingue i gran premi ad Abu Dhabi. E dopo una partenza più simile ad una processione che ad un avvio di GP non è successo praticamente niente. I primi 5 sono arrivati come sono partiti, e potevano essere 6 se il povero Ricciardo non avesse voluto pareggiare il numero dei ritiri del compagno. Ad un certo punto sembrava che Hamilton potesse attaccare Bottas ma è stato chiaro abbastanza presto che non ne avesse molta voglia.

La Ferrari è sembrata potere reggere il passo nei primi giri, ma poi ha lentamente ma inesorabilmente ceduto il passo, e tornano alla mente i numeri relativi ai consumi circolati la settimana scorsa, che descrivevano una PU Mercedes con un vantaggio del 15%. Vettel e Raikkonen potrebbero essere stati costretti a risparmiare carburante per essere sicuri di arrivare in fondo. E questo sarebbe confermato dal quasi-giro-più-veloce marcato da Seb proprio all’ultima tornata, segno che a livello di prestazione l’auto non era così inferiore a quella degli avversari diretti.

La Red Bull non è praticamente esistita, Ricciardo, come detto, si è ritirato mentre Verstappen è apparso già in vacanza. A questo punto c’è proprio da chiedersi a cosa fossero dovute le prestazioni monstre viste fra Monza e il Messico. Si può tranquillamente pensare male, e in particolare a sospensioni più intelligenti di quelle degli avversari.

Dietro i primi 5, troviamo Hulkenberg ottimo sesto con una Renault rinata dopo un GP del Brasile sacrificato per salvaguardare il magazzino ricambi. I francesi hanno arpionato il sesto posto nella classifica costruttori, ai danni dei futuri ex-clienti della Toro Rosso. Poi le onnipresenti Force India con Perez davanti ad Ocon, e quindi Alonso con Massa a terminare la carriera in zona punti.

Chi è rimasto fuori dalla zona punti può ben essere contento che la stagione sia finita. Haas, Toro Rosso e Sauber possono solo sperare di migliorare rispetto a dove sono ora, e per le ultime due inizierà una nuova avventura con PU differenti, Honda e Alfa Romeo. Per la Haas invece non cambierà nulla, ma per la squadra americana, così come per quella di Faenza, c’è il dubbio che i piloti attuali incidano non poco sui risultati non buoni ottenuti recentemente,

Menzione speciale per Stroll, che chiude una stagione d’esordio che si potrebbe definire disastrosa se non ci fosse stato il podio a Baku. Oggi è arrivato inesorabilmente ultimo fra quelli che hanno visto la bandiera a scacchi. “Things can only get better”, come cantava Howard Jones nei mitici anni ’80.

E così il mondiale va in archivio con un pilota Ferrari al secondo posto, come non succedeva dal 2012, e con 5 vittorie stagionali, come non succedeva dal 2010. Sicuramente un grande risultato, considerato come girano le cose per Maranello dall’ormai lontano 2009, ma una delusione se si considera il risultato complessivo paragonato a quello della Mercedes. 12 vittorie contro 5, quasi 150 punti in meno nella classifica costruttori. Leggendo questi numeri, si può dire che il campionato sia stato combattuto solo in apparenza. Ma ciò non rende giustizia alla SF70H, un’ottima macchina, veloce in qualsiasi occasione, sicuramente più semplice da gestire rispetto alla rivale W08. E allora come si giustifica questa grande differenza? La risposta sta probabilmente in 3 aspetti: i tanti problemi di affidabilità, l’indubbio deficit di cavalli ed efficienza della PU, e il rendimento del secondo pilota, mai in grado di lottare per la vittoria e di disturbare gli avversari.

La Ferrari dovrà lavorare su tutti e 3 questi aspetti per colmare il gap. Sul primo sicuramente c’è molto che possono fare, sul secondo è più difficile perchè i tedeschi sembrano veramente molto più avanti, sul terzo non si può invece fare nulla perchè Kimi è già stato confermato e il suo sedile è ben saldo, pronto per la quinta stagione consecutiva in rosso senza alcuna vittoria (record assoluto).

E proprio parlando di Kimi, non si può non citare nuovamente il buon Felipe, che, come detto, ha chiuso la sua carriera in Formula 1 (stavolta pare sul serio) con un decimo posto. C’è infatti qualcosa di particolare che accomuna la carriera di Raikkonen e Massa. Erano compagni di squadra nelle ultime due stagioni di dominio Ferrari, il 2007 e 2008. In quelle due stagioni avevano a disposizione una macchina fantastica, e hanno  portato a casa un mondiale per il rotto della cuffia, e l’altro è stato perso sempre per il rotto della cuffia. Successivamente ad entrambi sono toccate 4 stagioni in rosso completamente a secco di vittorie, a fare da scudieri a compagni che invece di vittorie ne portavano a casa diverse, spesso ridicolizzandoli nella classifica finale. E’ come se entrambi avessero pagato duramente quei due anni fantastici passati sulla vetta del mondo.

Ora ci aspettano 3 mesi di pausa, si ricomincerà il 26 febbraio a Barcellona con la prima giornata dei test invernali. Il regolamento non cambierà, e quindi non ci si dovrà attendere novità mirabolanti sulle vetture. Sparirà la pinna ma soprattutto comparirà il famigerato Halo, che rovinerà il fantastico look di queste vetture 2017. Forse la curiosità maggiore sarà rivedere all’opera, da pilota ufficiale, Robert Kubica, che, sembra ormai sicuro, ricomincerà il proprio lavoro laddove l’aveva abbandonato 7 anni prima a causa del terribile incidente rallistico, che gli ha lasciato importanti segni sul fisico, e dovrà dimostrare di essere ancora forte come una volta.

P.S. ieri è stato assegnato, sempre ad Abu Dhabi, il primo campionato mondiale di F1 virtuale. Probabilmente i veri appassionati di motorsport storceranno il naso di fronte a queste che sembrano più che altro iniziative di marketing, così come avviene per la FE, ma questo è il futuro, che ci piaccia o no. E non è detto che sia poi così brutto.

Vettel domina ad Interlagos, Hamilton non completa la rimonta

What if. Cosa sarebbe successo se… Nel motorsport il senno di poi non funziona, ma molti vedendo Lewis finire contro il cartellone Rolex nel primo giro della Q1 si saranno chiesti quale occasione sarebbe stata, oggi, per la Ferrari, se al rientro dalle ferie non avessimo visto una realtà totalmente diversa da quella che si poteva immaginare ai primi di agosto.

E il rimpianto è ancora più forte considerando che Vettel ha approfittato al meglio dell’errore del rivale, dominando il gran premio con una partenza finalmente perfetta, senza l’incubo Verstappen a rompere le uova nel paniere, e con un compagno di squadra che una volta tanto è riuscito a difendere una posizione sul podio dal rimontante Hamilton, con questo guadagnandosi, probabilmente, il rinnovo per altri 10 anni.

Partenza perfetta di Vettel, dicevamo, e gara virtualmente finita lì, almeno per quanto riguarda il podio, visto che dietro a Seb si sono incolonnati Bottas e Kimi, rimasti per per tutta la corsa a distacchi attorno ai 2 secondi, tranne al momento del pit stop quando, grazie all’undercut, Valtteri si è ritrovato attaccato agli scarichi del ferrarista il quale ha impiegato però solo poche curve a ristabilire le distanze.

Hamilton, partito dai box dopo che la sua macchina è stata ricostruita (e preparata a puntino per le condizioni di gara), è stato autore di una rimonta strepitosa, con innumerevoli sorpassi all’apparenza molto facili grazie alla grande differenza di prestazione rispetto alle macchine di seconda categoria. Pareva destinato, Lewis, ad arrivare a podio, ma, come detto, una volta arrivato dietro a Kimi, non ha avuto lo spunto per superarlo, un po’ per le gomme ormai finite e un po’ perchè, con queste auto, quando le prestazioni sono vicine è virtualmente impossibile superare.

Dietro i primi quattro sono arrivate le due Red Bull con Verstappen, mai realmente in grado di essere pericoloso, davanti a Ricciardo autore di una buona rimonta dall’ultima posizione nella quale era sprofondato dopo un incidente in partenza, con sorpassi bellissimi caratterizzati dalla solita staccata oltre l’ultimo momento. Il calo di prestazioni rispetto ad Austin e Messico è difficile da spiegare, a meno di non pensare che siano stati costretti a risparmiare la power unit dopo le innumerevoli rotture accusate dai motorizzati Renault nelle ultime 3 gare, che hanno portato la casa francese ad avere scarsità di ricambi (e il dr. Helmuth Marko ad arrabbiarsi parecchio).

Il gran premio della seconda categoria è stato vinto da Felipe Massa, che ha battuto in volata Alonso e Perez. E’ necessario fare due considerazioni, a questo proposito. Massa meritava un saluto al popolo di casa sua migliore rispetto a quello di un anno fa, e oggi l’ha avuto. A fine gara è stato fatto salire sul gradino più alto di quel podio che aveva visitato per l’ultima volta 9 anni fa, dopo l’immensa delusione di un mondiale perso nelle ultime due curve. Dopo quella giornata ci sono state stagioni avare di soddisfazioni, forse il tanto bistrattato Felipe avrebbe meritato ben di più. Ma, come lui stesso ha avuto modo di dire, può essere orgoglioso di quello che ha ottenuto nella sua lunga carriera.

La seconda considerazione riguarda Alonso e la McLaren, che oggi è apparsa in uno stato di forma che non aveva mai avuto in questi tre anni. Considerando le difficoltà degli altri motorizzati Renault, c’è da chiedersi se per Nando non ci sia in vista l’ennesima delusione della sua carriera, quando la decisione che sembra giusta si rivela in realtà sbagliatissima.

A completare gli arrivati a punti non c’è come al solito Ocon, ritirato al primo giro a causa di una collisione provocata da un errore di Grosjean, bensì Hulkenberg, che ha regolato Sainz arrivato subito dietro di lui. Gara orribile per le due Toro Rosso, con Gasly dodicesimo e Hartley ritirato. Probabilmente anche loro sono stati fortemente penalizzati dalla necessità di risparmiare la power unit, ma di sicuro a Faenza non hanno i piloti migliori per mantenere la sesta posizione nel campionato costruttori, che detengono con un risicato margine di 4 punti rispetto proprio alla Renault. Potrebbe paradossalmente accadere che ciò che Sainz gli ha dato, Sainz gli tolga fra due settimane.

Sorvolando sulle due Sauber sempre in fondo, menzione speciale va fatta per tre piloti che non mancano mai di movimentare i gran premi, e cioè Grosjean, Magnussen e Stroll. I primi due hanno fatto danni nel primo giro, e ci si chiede se per la Haas siano più convenienti i punti che portano quando riescono a tenersi fuori dai guai o costosi i danni che fanno quando non sono in palla. Per il canadese, invece, c’è da chiedersi se sia accettabile, per il padre e per la Williams, continuare a spendere soldi per uno che continua a prendere bastonate dall’anziano compagno di squadra, prendendo distacchi ingiustificabili.

Ora si va ad Abu Dhabi per l’ultima gara della stagione. La Ferrari ha un po’ risollevato il morale portando a casa almeno una ulteriore vittoria, il che non ripaga di sicuro delle delusioni precedenti, ma almeno dà la conferma che la SF70H è una buonissima macchina. Anche se la velocità di Lewis oggi è sembrata incredibile, bisogna tenere presente che probabilmente Seb ha gestito la gara in totale tranquillità. Come detto all’inizio, senza tutte le traversie della seconda parte della stagione, dovute anche al fatto che il team non è abituato a vincere, avremmo assistito, molto probabilmente, ad uno scontro finale elettrizzante.

Verstappen domina in Malesia, la Ferrari spreca (ancora)

Se le gare si aggiudicassero il sabato mattina, Vettel sarebbe di nuovo in testa al mondiale. Ma, purtroppo, finiscono la domenica sotto la bandiera a scacchi, e oggi il solco fra Hamilton e Vettel è sempre più profondo.

Doppietta annunciata a Singapore, con una macchina nettamente superiore alla Mercedes in difficoltà, ma doppio zero grazie allo scontro fra le due rosse, sul quale non tornerò. Poi in Malesia, su una pista teoricamente non così favorevole, il venerdì aveva raccontato di una Ferrari incredibilmente superiore anche nel passo gara, e di una Mercedes, sempre incredibilmente, in difficoltà. Un’occasione ghiotta per ridurre le distanze, e invece un doppio problema al motore ha escluso Vettel dalle qualifiche relegandolo all’ultima posizione sulla griglia. Ma Kimi era in prima fila, pronto ad inserirsi nella lotta per la vittoria, rendendo la vita difficile a Lewis. Niente di tutto questo, un nuovo problema al motore lo fa ritirare ancora prima di partire. In gara Vettel rimonta furiosamente, la  sua macchina vola confermando quello che di buono si era visto venerdì. Il podio sembra alla sua portata, arriva dietro a Ricciardo a 5 giri dalla fine, tenta un sorpasso subendo una difesa (molto) aggressiva ma a quel punto succede qualcosa, perchè Seb inizia a perdere secondi su secondi, con gli ultimi giri lentissimi. Il podio resta un’illusione, e, per non farsi mancare nulla, distrugge pure la macchina nel giro di rientro sbattendo contro Stroll.

In sostanza, due gare, due possibili doppiette,  3 ritiri facendo meno di 400 metri, e un quarto posto. Mancano 5 gare alla fine, in Ferrari possono avere fiducia perchè tutto ciò che è stato portato in termini di sviluppi ha funzionato molto bene, e la macchina è sembrata nettamente la migliore. Ma devono riflettere, e molto, sui motivi per i quali hanno raccolto pochissimo, per di più in un momento in cui gli avversari sembravano in difficoltà, e sono invece riusciti a limitare i danni, per usare un eufemismo visto che Hamilton ha portato a casa una vittoria e un secondo posto. I mondiali si vincono sbagliando pochissimo, e la Ferrari in queste due ultime gare è stata, in pista, molto meno che perfetta, e a dirlo sono i risultati. Sempre che non si ammetta l’esistenza della sfortuna.

Archiviate le vicende della Rossa, bisogna parlare del vincitore. Verstappen ha dominato la gara. Punto. Partito dietro Lewis, l’ha sorpassato dopo poche curve, e nessuno l’ha più visto. E’ veramente straordinario il miglioramento che la Red Bull ha fatto a partire da Monza. Ora possono veramente giocarsi la vittoria senza problemi, e diventare gli arbitri del mondiale (ammesso che Vettel riesca a riavvicinarsi). Se non gli avessero riservato una strategia un po’ singolare, Ricciardo poteva pure comodamente arrivare secondo, togliendo altri punti ad Hamilton.

Come detto, la Mercedes in questo week-end ha limitato i danni. In difficoltà (come sempre con le alte temperature) fin dal venerdì, Hamilton è riuscito a rimanere a galla grazie alle sue capacità e al ritorno alle vecchie soluzioni. Bottas non è praticamente esistito, e l’unica cosa utile che ha fatto per la squadra è stato bloccare per un giro Vettel in rimonta. Questo episodio va sottolineato perchè è la seconda volta che accade quest’anno, alla faccia di quella correttezza che il buon Toto va predicando da sempre.

Scendendo la classifica, nei primi dieci troviamo l’onnipresente Force India, sempre con entrambe le macchine (fra le quali ci sono state ancora una volta scintille), e lo straordinario Vandoorne, con una McLaren-Honda arrivata improvvisamente a livello della quarta forza, anche in condizioni normali. Proprio ora che è stato già annunciato il divorzio. Evidentemente c’era bisogno di una scossa per far funzionare meglio il rapporto, e chissà che non cambino idea. Dietro Stoffel, troviamo i due piloti Williams autori ancora volta di un’ottima prova, con Stroll aggressivo davanti a Massa.

Il resto della classifica è completato da un Alonso stranamente opaco, bersaglio degli insulti dei ferraristi per non avere agevolato il doppiaggio da parte di Vettel, le due Haas i cui piloti sono ormai diventati delle macchiette in grado di allietare le gare nei momenti di noia, e le Renault che si sono perse nuovamente dopo avere mostrato buoni miglioramenti nelle scorse gare. Decente la gara di debutto di Gasly, comunque sempre dietro a Sainz fino a quando questi è rimasto in gara. Fanalini di coda, come al solito, le due Sauber, una delle quali almeno oggi è servita come taxi per riportare Seb ai box.

Ora si va a Suzuka, il circuito ritenuto da molti piloti come il più bello del mondiale. Sulla carta la Mercedes dovrebbe essere favorita, ma da quello che si è visto in questo week-end, potremmo trovarci di fronte ad una situazione diversa, con Ferrari e Red Bull davanti. Una cosa è certa: se vogliono continuare a sperare di vincere il mondiale, in Ferrari hanno una sola cosa da fare, essere perfetti da qui in avanti. Non è un’impresa impossibile.

Hamilton e la Mercedes dominano a Monza

“Sapevamo che sarebbe stata una pista difficile, lo abbiamo detto tante volte in questo week-end”. Così doveva essere e così è stato.
Mentre Hamilton andava ripetendo che gli sarebbe piaciuto fare doppietta proprio in casa del nemico, per dare un segnale forte. E anche questo è successo, la Mercedes è stata costantemente superiore alla Ferrari, con un divario medio in gara oltre il mezzo secondo al giro. Sul primo pilota, perché la seconda guida è arrivata molto più lontana, autrice di una gara che rende ancora più inspiegabile la riconferma per il 2018, a differenza della seconda guida Mercedes, sempre vicina al caposquadra dopo avere immediatamente fatto dimenticare la brutta qualifica di ieri.

Vettel perde la leadership del mondiale, e se si guarda il conto totale delle vittorie si capisce che il distacco di oggi non è frutto del caso: 8 Mercedes, 4 Ferrari. Ma bisogna essere ottimisti. Lo devono essere soprattutto in Ferrari, perchè, come ripetono spesso i rossi, bisogna anche considerare dove erano lo scorso anno. All’inizio della stagione pochi avrebbero scommesso che dopo Monza Vettel sarebbe stato ancora ben in corsa per il titolo. Ma, si sa, l’appetito viene mangiando, e ora l’obiettivo è vincerlo, questo titolo. Dopo la gara di oggi è ancor più chiaro che servirà non solo che funzionino gli sviluppi portati gara per gara, ma anche avere Vettel al massimo della forma in ogni occasione. E anche Raikkonen, ovviamente. Sarà comunque durissima.

In questo week-end la Ferrari è stata la terza forza in pista, dietro anche alla Red Bull, che dopo avere fatto un secondo e terzo posto virtuali in qualifica, vanificati dalle penalizzazioni, ha poi mostrato in gara un passo notevole, consentendo a Ricciardo di arrivare quarto a poca distanza da Vettel (splendido il sorpasso su Raikkonen) e a Verstappen di arrivare decimo dopo un incidente iniziale che l’ha costretto ad una fermata supplementare. E’ molto probabile, che senza penalità, per la Ferrari ci sarebbe stata solo la possibilità di lottare per il quinto posto, e sarebbe stato piuttosto sorprendente considerando il (teorico) deficit di potenza della PU Renault rispetto alla Ferrari.

E proprio questo fa venire il dubbio su quali siano i reali motivi delle prestazioni viste in questo week-end. La Mercedes davanti ci poteva stare, ma il distacco della Ferrari è inatteso, e la prestazione Red Bull pure. Non può essere tutto spiegato solo con la differenza fra le PU, è evidente che di mezzo c’è uno sfruttamento delle gomme più o meno buono, e in questo la Ferrari è ovviamente stata la peggiore. E’ sperabile che nel prosieguo del campionato non si riproponga l’atavica allergia della rossa alle coperture italiane, che è già costata in passato vittorie e mondiali.

Dietro ai primi 3 team, da segnalare le ottime prestazioni di Ocon sesto e Stroll settimo. La somma degli anni dei due fa l’età di Raikkonen, e quest’ultimo ha dovuto lottare duramente per stare loro davanti. I due ragazzi sono stati molto intelligenti a non farsi prendere la mano, evitando duelli all’arma bianca e cercando di portare a casa quello che per loro era il migliore risultato possibile, resistendo anche al ritorno dei due compagni di squadra Massa e Perez, piazzatisi subito dietro di loro (con Massa che per la verità ha – logicamente – coperto le spalle a Stroll, più che impensierirlo).

Già detto di Verstappen che chiude i piazzati a punti, per le altre 5 squadre Monza è una gara da dimenticare in fretta. Renault e Haas sono state l’ombra di quelle viste a SPA. La McLaren no perchè se fosse stata l’ombra di se stessa sarebbe probabilmente andata meglio. La Toro Rosso non è praticamente mai esistita, mentre la Sauber non esiste dall’inizio dell’anno e quindi oggi non si è visto niente di nuovo.

Ora si va a Singapore, dove, a parere di chi scrive, la Ferrari si gioca una grossa fetta delle possibilità di portare a casa questo mondiale. E’ una pista sulla quale sia la vettura di Maranello che Vettel sono sempre andati benissimo, e quindi l’obiettivo minimo è compensare la doppietta di oggi relegando Hamilton al terzo posto (o più giù). Ma è anche una pista nella quale l’imprevedibile accade, e sarà indispensabile essere perfetti per centrare l’obiettivo.

Hamilton vince a Spa, Vettel a rimorchio

Quella di Spa doveva essere una pista Mercedes ed infatti Hamilton ha vinto. Ma apparentemente non ha dominato, come ci si sarebbe potuti aspettare. Classifica alla mano, la Ferrari si è rivelata molto più vicina di quanto si potesse forse immaginare alla vigilia.
Vettel ha dato l’impressione per tutta la gara di potere avere più velocità di Hamilton, e di aspettare il momento giusto per attaccare. Ma il momento non è arrivato, nemmeno quando, dopo la safety car, la Mercedes ha optato per una strategia controcorrente, montando le mescole più dure ai suoi piloti. In quel frangente era lecito pensare che per Vettel sarebbe stato facile superare Lewis, disponendo delle gomme più morbide, ma dopo un timido tentativo alla ripartenza (fallito grazie alla superiorità della PU Mercedes) il distacco si è portato oltre il secondo e non c’è stata più alcuna possibilità per il tedesco.
Il dubbio è se l’inglese abbia controllato la situazione per tutta la gara, come ha lasciato intendere con una mezza frase pronunciata nel retropodio, o se Vettel sia stato impossibilitato ad avvicinarsi di più, e quindi a tentare l’attacco, a causa della grande perdita di carico che queste auto hanno quando sono in scia.

Detto quanto sopra, per la Ferrari il bicchiere può essere considerato mezzo pieno se si pensa a dove erano gli anni passati, con la cronica incapacità ad evolvere la macchina nel corso del campionato, problema che quest’anno sembra decisamente risolto, oppure mezzo vuoto se si considera la forza della Mercedes e di Hamilton, perché per vincere questo mondiale sarà necessario arrivare davanti ai tedeschi, e oggi questo non è successo.

Le due prime guide sono decisamente sembrate di un altro pianeta, mentre i rispettivi compagni sono stati autori di prestazioni non all’altezza. Bottas, dopo essere rimasto in terza posizione a debita distanza per quasi tutta la gara, si è calato nei panni di Zonta senza però essere doppiato, facendosi sfilare da Ricciardo a sinistra e da Raikkonen a destra in fondo al rettilineo del Kemmel. Precedentemente Kimi aveva ignorato la bandiera gialla uscita per la fermata di Verstappen, beccandosi la sanzione più dura, uno stop&go di secondi, e stupendosi pure di questo, come se i commissari non avessero la telemetria con la quale valutare se e quanto un pilota rallenta. Rimesso in gioco per il podio dalla safety car, l’ha poi perso nei confronti di un più determinato Ricciardo.

Per la RedBull è stato un GP in chiaro-scurissimo. Con un enorme deficit di motore rispetto a Mercedes e Ferrari, la speranza su una pista come questa era riposta nell’abilità dei piloti, e infatti Ricciardo l’occasione non l’ha sprecata, mentre un incredulo Verstappen è stato vittima per l’ennesima volta di un problema di affidabilità. Considerando lo status di fenomeno che gli viene attribuito, e guardando il suo pessimo ruolino di marcia quest’anno, c’è da chiedersi quanto tempo passerà prima che gli venga la tentazione di migrare verso altri lidi per concretizzare tutto il potenziale di cui dispone.

Da segnalare l’ottima gara di Hulkenberg con una molto migliorata Renault, sempre piuttosto vicina alla Red Bull e ben davanti alle Force India, e di Grosjean, che è riuscito ad arrivare settimo mentre il compagno Magnussen affondava alle prese con problemi di gomme.

Gli episodi finali hanno consentito una risalita delle Williams (ottavo Massa, undicesimo Stroll) e delle Toro Rosso (decimo Sainz, dodicesimo Kvyat), dopo una gara condotta sempre nelle retrovie. Ma entrambe le squadre devono ringraziare il duo Force India, che oggi si è superato con ben due scontri ad oltre 200 all’ora nella discesa verso l’Eau Rouge. Ocon se l’è comunque cavata con un nono posto, mentre Perez si è dovuto ritirare. Se da un lato ci si diverte parecchio a vedere queste scaramucce, dall’altro la squadra ci sta perdendo una marea di punti (e potenzialmente milioni di dollari), e il rischio di un grosso incidente è molto elevato. E’ forse il caso che qualcuno intervenga, o il loro datore di lavoro o la FIA.

Capitolo McLaren: il capo della Honda continua a dichiarare che gli aggiornamenti che vengono installati ad ogni gara (facendo prendere penalità astronomiche ai piloti) stanno portando il motore Honda al livello del Renault. Quel che si è visto oggi è che, dopo un’ottima partenza che l’ha issato al settimo posto, in pochi giri il povero Nando è stato sverniciato da chiunque, iniziando la solita sfilza di imperdibili team-radio, salvo poi fare l’aziendalista nelle interviste post-ritiro. Mentre Vandoorne, che montava l’ultimo step di aggiornamenti, è rimasto in fondo al gruppo a lottare con la Sauber (che, va ricordato, monta il Ferrari dello scorso anno). C’è da chiedersi per quanto ancora il board della Honda accetterà di vedere il proprio marchio coperto di ridicolo in mondovisione.

Ora si va a Monza, altra pista Mercedes. Da quanto si è visto oggi, in condizioni normali la vittoria non potrà sfuggire ad Hamilton. E quello brianzolo non è un circuito da sorprese, salvo che il meteo non ci metta lo zampino. Per la Ferrari si tratterà quindi di limitare i danni, e ci sarebbe da firmare per un risultato come quello odierno. Magari con Kimi sul podio.