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IL MURO DI JORGE LORENZO – La missione che sembra impossibile

 

Non guardare il muro li dietro.

È immenso, mastodontico e quasi impensabile da costruire. Oggi è una delle pietre miliari del circus della MotoGP.

Non guardare il muro ma guarda ogni singolo mattone, ogni singola pietra posata, ognuna di esse ha una storia, ognuna di esse rappresenta un sacrificio, una sconfitta, una vittoria. Se alla fine riuscirai a concentrarti su ogni singola pietra potrai costruire anche tu quel muro.

Ognuno di noi costruisce quel muro, ognuno di noi lo ha eretto e buttato giù nel corso degli anni facendo semplicemente la scelta sbagliata.

Proprio tu che stai leggendo in questo momento stai cercando di posare una pietra.

Quel muro è la Vita.

Guardando Jorge Lorenzo ripenso al muro di Aragon.  A quante volte lo ha costruito, a quante volte lo ha buttato giù, a quante volte lo ha ricostruito.

Una battaglia eterna la sua carriera, contro i tanti infortuni, contro i compagni Team il cui nome farebbe tremare le gambe a chiunque, contro se stesso.

Passeggiando per il circuito di Aragon, in questo 2019, quel muro sembra essere svanito. Al suo posto una piccola fila di mattoncini, molto bassa quasi inesistente.  Jorge sta tentando di ricostruire quel muro dopo averlo eretto al Mugello e buttato giù nel post gara.

Era riuscito nell’impresa in cui tanti avevano fallito (Vincere in Ducati in poco più di un anno) ed a fine gara aveva annunciato la firma con la Honda HRC per il biennio 2019-2020.

La scelta di ricostruirlo per l’ennesima volta è ardua, quasi impossibile ma la storia di questo ragazzo ci insegna che non ha paura di nulla.

Non ebbe paura nel 2008 quando si ritrovò, separato da un vero muro, nel box con Valentino Rossi. Non ebbe paura quando dopo il pauroso incidente di Shanghai si ritrovo a correre il GP seguente, quello di Francia a LeMans, con le caviglie rotte arrivando 2° al traguardo.

 

 

Jorge all’arrivo al parco chiuso del GP di Francia 2008 – Immagine tratta dal sito Crash Nell’ultimo anno giustamente in tanti si sono interessati alle vicende del maiorchino, un Campione come lui (non un ottimo Pilota) non può permettersi questi risultati.Tanti ne invocano il ritiro, tanti gridano allo scandalo per il divario (a mio avviso imbarazzante) con il compagno di Team e gli altri Piloti che guidano una Honda. Molti sopratutto in Italia come al solito, se ad altri trovano mille giustificazioni cambiando versione tra un caffè ed un aperitivo, a lui non perdonano nulla.

 

Come dico sempre la pista è l’unica cosa che conta realmente, è l’unica “entità” che può permettersi di parlare. La pista ci dice che Jorge è lento, troppo lento al momento.

La pista dice anche altro. Ci dice che gli ultimi 10 mesi, da quella maledetta curva di Aragon la costruzione del muro di Jorge si è fermata. Un calvario più unico che raro…

  • Highside GP di Aragon 2018, con un suo errore alla prima curva, frattura della caviglia.
  • Highside GP di Thailandia 2018, per un errore mai chiarito da parte di Ducati, frattura del polso.
  • Frattura dello scafoide in allenamento pochi giorni prima dei test di Sepang 2019.
  • Caduta nei test di Montmelò in Catalunya, con grave botta alla schiena.
  • Caduta GP si Olanda 2019 ad Assen, frattura di due vertebre ed il rischio di diventare come Waine Rainey.
FP1 del GP di Olanda ad Assen – Frattura di due vertebre per Jorge

I prossimi test di Valencia saranno fondamentali per capire quanto ancora Jorge Lorenzo possa dare al Motociclismo.

Indubbiamente ha dato tantissimo, ma la sfida che si presenta é quanto di più arduo ci possa essere perché nel box si ritrova il Pilota più forte di questi ultimi anni.

Non credo sia soltanto la sfida di Jorge, questa a mio modestissimo parere è la sfida degli ingegneri HRC che faranno di tutto per dare una moto che si leghi anche alle caratteristiche di Piloti con una guida più dolce e fluida.

Loro che sono riusciti a creare una MotoGP adatta ad un “fantino” come Pedrosa vuoi non siano in grado di rendere più “guidabile” questa  moto⁉️

Il tempo ci dirà se Jorge Lorenzo ritornerà vincente, su questa moto o su un’altra oppure se sceglierà di fermarsi ma… statene pur certi continuerà a costruire quel muro per un’altra (forse ultima) volta.

Francky Longo

 

 

Immagine di sfondo tratta da Bikesportnews

 

SHELL MALAYSIA MOTORCYCLE GRAND PRIX 2019

Benvenuti in Malaysia terra di contrasti con forti influenze cinesi ed indiane, ma senza dimenticare il passato coloniale ingelse, un miscuglio di tradizioni e culture diverse che si possono notare dall’architettura delle cittá fino alle pietanze locali; la MotoGP chiude quí il suo tour asiatico quanda mancano solo due gare al termine della stagione. Quest’anno inoltre si celebra il ventennale del circuito di Sepang, infatti la prima gara si corse nel lontano 1999, anche se in realtá la MotoGP corre in Malaysia dal 1991 (ovviamente altro circuito, Shah Alam ad essere precisi) per l’occasione gli organizzatori hanno reso l’evento una sorta di party prolungato cha va dal venerdi fino alla domenica sera, lo scorso anno ci sono stati 169,827 spettatori, quest’anno sperano di far meglio. Il circuito di Sepang é stato costruito da …. va bé se seguite la MotoGP o F1 giá sapete chi é, il circuito ha delle caratteristiche uniche che lo rendono molto apprezzato sia dai piloti che dai tifosi, infatti nella sua completezza di 5.543m si trovano lunghi rettilinei, curve strette, tratto misto guidato ed una carreggiata abbondante che non difetta in possibilitá di sorpassi, il circuito sembra essere favorevole alle Ducati ed anche alle Yamaha ma poi la moto che vince è sempre la stessa…..una Honda. Un’altra caratterisitca di Sepang é la sua vicinanza (in linea d’aria parliamo di qualche centinaio di metri) dall’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur (KLIA) che si trova invece ad una cinquantina di chilometri dalla capitale Kuala Lumpur, questo rende molto facile raggungere il circuito per chi viene da fuori (cosa che gradisco particolarmente).

Una delle caratterisitche di KL (come viene comunemente chiamata la cittá di Kuala Lumpur) che la rendono unica e facilmente riconoscibile sono le Petronas Towers, Petronas che é la compagnia petrolifera di stato ma non solo; infatti é presente sia in F1 con il team piú dominante della storia della categoria, sia in MotoGP con il PETRONAS Yamaha Sepang Racing Team (Quartararo e Morbidelli) mentre in Moto2 e Moto3 con il Petronas Sprinta racing Team, in piú c’é anche un pilota malesiano Hafizh Syahrin su KTM tech3; insomma la Malaysia é ben rappresentata. Purtroppo peró Sepang, specialmente per noi italiani, é tristemente ricordata per quel maledetto 23 Ottobre 2011 che ci ha privato di uno dei migliori talenti delle due ruote.

Marquez si prepara a battere un’altro record, dato che tutto ció che poteva vincere lo ha vinto e tutto ció che gli rimane in questa stagione é stracciare i record precedenti, allora perché lasciare il record di punti al buon Lorenzo che lo ha ottenuto nella stagione 2010 con ben 383? Ad oggi l’alineo ne ha 373 con due gara da disputare, riuscirá nella “difficilissima impresa” di superare il record di Lorenzo? La scorsa gara in Australia ci ha regalato parecchie emozioni, al netto del trappolone del gatto con il topo con cui Marquez ha fatto un sol boccone di Maverick, dietro se le sono suonate per bene con ben sei piloti arrivati al traguardo con meno di un secondo di distanza tra loro ed in piú vedere l’Aprilia cosí avanti e giocarsela con i migliori non ha prezzo per me. Appunto “l’Apriliona” che bello é stato vedere Iannone lottare con Rossi, Marquez ed i migliori in generale, addirittura portare l’Aprilia in testa alla gara non ha prezzo. Altra nota positiva é stato vedere Bagnaia lottare in maniera consistente al punto da sfiorare il podio per pochi millesimi, speriamo che sia l’inizio di una splendidia favola. L’altra faccia della medaglia invece ci ha dato un Rossi che dopo il buon avvio è scivolato sempre più indietro per poi riprendersi a tratti fino a concludere ottavo, non si capisce se sia competitivo o meno, Vinales che ha condotto la gara dall’inizio per poi cadere nella foga di riprendersi la posizione persa ai danni dell’alieno, le Ducati ufficiali smarrite. Suzuki anche loro in affanno nelle ultime gare e Rins particolarmente sottotono, pare peró che i problemi siano dovuti agli sviluppi che il team sta provando in previsione del prossimo anno. Insomma tra chi è alla ricerca di record personali, chi ha un disperato bisogno di riprendersi e chi invece vuol confermare ciò che di bello ha fatto vedere a Phillip Island i motivi di interesse ci sono per vedere la MotoGP qui a Sepang.

Moto2

Questa è ancora l’unica categoria a non aver assegnato il titolo, detta così fa strano visto il vantaggio che aveva e tuttora ha Alex Marquez, vero è che gli sfidanti cercano in tutti i modi di escludersi dalla lotta, solo il buon vecchio saggio Luthi cerca di contendere il titolo di campione del mondo della Moto2 a chi ne è il designato dall’inizio del campionato. Con un vantaggio di 28 punti su Luthi e 33 su Binder (vincitore in Australia) a sole due gare dalla conclusione, Alex Marquez anche con il braccino che gli è venuto può considerarsi campione a meno di cataclismi stile Lecuona.

Moto3

La categoria più cool di tutte e quella più combattuta ha emesso la sua sentenza in Australia: Lorenzo Dalla Porta ed il team Leopard sono campioni del mondo Moto3, abbiamo già esaminato le statistiche in merito e ciò che comporta la vittoria del mondiale Moto3 per chi poi fa il salto nelle categorie superiori, la risposta migliore ce le darà il tempo; il ragazzo sembra essere, oltre che molto bravo sulla moto anche con la testa sulle spalle. Chissá come i ragazzini terribile della Moto3 affronteranno la gara in Malaysia senza aver piú in palio la posta grossa, saranno ancora piú terribili o diventeranno mansueti?

Buon divertimento da LucaBkk

Immagini in evidenza da: Crash.net, MotoGP.com, imotorbike.my, pinterest.com

Motul Grand Prix of Japan, Motegi Twin Ring Circuit

Alla ricerca del record mancante, potrá Marquez fare la pole al Motegi Twin Ring?

Ben tornati in Giappone dove il motorsport ed in particolare le moto sono parte integrante della cultura locale, nella MotoGP il Giappone é la nazione piú rappresentata dal punto di vista motoristico infatti ben tre dei piú grandi costruttori al mondo sono giapponesi: Honda, Yamaha e Suzuki.

Il Motegi Twin Ring si trova nella zona centro/nord del Giappone, precisamente nella provincia di Kanto non troppo distante da Tokyo per intenderci; venne costruito dalla Honda nel 1997 per ospitare ed in parte promuovere le gare della IndyCar americana e successivamente anche gare NASCAR, infatti il suo layout é un ovale con low-banked che lo rende adatto a questo tipo di competizioni. Lo scopo per il quale fu creato il circuito, vennero meno nel 2011 con l’uscita dal calendario della Indycar. Il Motegi Twin Ring peró é in realtá un circutio completo che va oltre la parte ovale dedicata alle gare americane, infatti all’interno del circuito esiste anche una parte giudata con curve e rettilinei separata ma allo stesso tempo sovrapposta all’ovale che lo rendono nel complesso un circuito adatto a molteplici eventi e gare; infatti sul circuito a noi piú consciuto gareggiano le F4, Formula Nippon e Super GT. La MotoGP invece corre al Motegi Twin Ring dal 2004, precedentemente si correva a Suzuka fino alla tragica scomparsa di Daijiro Kato.

La MotoGP arriva in Giappone con veramente poco da dire, Marquez si é gia coronato campione del mondo in Thailandia per l’ottava volta ed avrá la testa sgombera da calcoli e pensieri in ottica mondiale, in realtá qualche piccolo motivo di interesse possiamo trovarlo; il Motegi Twin Ring é l’unico circuito del mondiale dove il Marziano non ha ottenuto la pole, riuscirá ad abbattere anche questo record? Certo che si!

Quest’anno la Honda celebra i suoi 60 anni di gare nel motomondiale e vorrebbe cogliere il titolo costruttori al piú presto possibile per poi festeggiare, magari nella gara di casa, ci riuscirá? Domanda scontata.

Gli altri: Quartararo é unanimamente considerato il primo rivale di Marquez, il talento e soprattutto l’etá sono dalla sua parte, in piú dalla gara del Buriram la Yamaha ha provveduto, finalmente direi, a dargli un motore ufficiale, purtroppo peró Quartararo ancora non ha vinto una gara. I piloti Yamaha in generale sono sempre molto competitivi, su tutti Vinales anche se non sembra in grado di impensierire Marquez, Vale e Morbidelli sembrano abbastanza vicini nelle prestazioni. Le Ducati sperano che al Motegi Twin Ring utilizzino la parte ovale, scherzi a parte fino adesso sono sicuramente la delusione del 2019, almeno per me.  Lorenzo al Motegi Twin Ring celebra i suoi 200 gran premi, purtroppo per lui peró sembra l’ombra di se stesso, si parla continuamente di aggiornamenti alla moto e tecnici Honda che cercano di assecondare le sue richeste in modo da metterlo a suo agio, pare non funzioni nulla. La Suzuki nella gara di casa schiera un’altro pilota oltre alla coppia ufficiale, la wildcard Sylvain Guintoli (un giovane di belle speranze) insieme al rookie Mir, che ben sta figurando nelle ultime gare ed il pilota di punta Alex Rins, il quale vorrebbe confermare la sua terza posizione in classifica mondiale ottenendo punti importanti. KTM ed Aprilia sono in crescita e ci si attende che possano continuare su questa strada, in particolare uno dei nostri piloti il piú ammirato e sicuramente colui che gode di una forte dose di invidia da parte di molti, da parte mia sicuro, Iannone.

Tra i piloti dei teams indipendenti c’é da sottolineare la strana storia di Nakagami su LCR Honda, il quale ha appena esteso il suo contratto per il 2020 quí a Motegi, dove peró dopo la gara dovrá sottoporsi ad un’operazione che lo terrá lontano dalle gare, quindi per lui la stagione si chiude anticipatamente al GP di casa, indovinate chi é il fortunello che prenderá il posto di Nakagami fino a fine stagione? Si lui, da non credere.

Moto2 e Moto3

Il titolo della Moto2 andrá al fratello di Marquez, c’é solo da capire quando, Marini viene da una gara di dominuo assoluto in Thailandia magari ci delizia con un’altra cavalcata solitaria (vizio di famiglia dei tempi migliori). Baldassarri é fuori dai giochi da parecchio ormai, diciamo che si é autoescluso considerando le cadute; al contrario il suo teammate Fernandez in realtá avrebbe anche delle speranze mondiali, ma come detto in precedenza il titolo Moto2 2019 andrá al Marquez minore.

Il mondiale Moto3 come la categoria in generale é in assoluto la cosa piú interessante da vedere e seguire, la lotta per il titolo é un gigantesco “chapa no” (spero di aver scritto bene, non c’entro nulla con il milanese ma il termine mi sembrava perfetto). Al comando c’é Arbolino del team Leopard (per motivi di gratitudine ho il dovere di nominarli) il distacco dal secondo é di 22 punti che sembrano molti, o forse lo sono si spera, ma il problema é che il secondo in classifica é Aron Canet il pilota piú forte della Moto3 a parer mio. Se poi consideriamo le cadute, non sempre per responsabilitá diretta che affliggono la categoria ecco che l’improbabilitá é una certezza.

Buon divertimento

LucaBKK

 

Immagini prese dal sito MotoGP.com

PTT Thailand Grand Prix 2019, match point for Marquez!

Benvenuti al Chang International Circuit di Buriram, Thailand dove si svolge per la seconda volta nella sua storia il gran premio classe MotoGP. Piccola introduzione sul circuito che ho visitato lo scorso anno prorpio in occasione della MotoGP, come ormai quasi tutti i circuiti che hanno la licenza FIA anche questo é stato progettato dall’ingegnere tedesco Hermann Tilke. Vederlo in foto non emoziona piu di tanto, sembra il solito circuito senza punti di interesse e parcheggi ai lati della pista invece delle vie di fuga, sul posto le cose cambiano un pó. Rettilineo di partenza mediamente lungo, prima staccata e ci si immette sul primo dei rettilinei del circuito con una leggera discesa con pendenza verso destra che porta ad una gran bella staccata con curva di raccordo sulla destra che immette sul rettilineo parrallelo, successivamente arriva il tratto piú giudato della pista con una serie di curve e con un dislivello di qualche metro dalla parte precedente del circuito, dopodiche’ un piccolo rettilineo porta all’ultima staccata prima del traguardo, per capirci il punto dove lo scorso anno Marquez “infiló” Dovizioso facendo una mossa alla “Dovizioso”. Un aspetto che mi ha colpito l’anno scorso é stato senza dubbio l’organizzazione dell’evento, ok era gia dal 2015 che il Chang International Circuit ospitava le gare della WSBK e altre categorie internazionali come Asian GT, WTCC ed altro, peró organizzare un evento come la MotoGP ha diverse criticitá e devo dire che l’organizzazione é stata all’altezza dell’evento. Anche la grande partecipazione dei thailandesi e dei vari expats o semplici turisti del motorport hanno reso l’evento una festa dei motori, tantissime moto nei parcheggi all’interno del circuto, ed alcuni pezzi davvero rari! Come vostro inviato sul posto anche quest’anno saró in Buriram per seguire l’evento, spero che sia bello come lo scorso anche se dal punto di vista sportivo ormai dice poco in ottica campionato.

Veniamo appunto alla lotta per il titolo della MotoGP che vede il dominatore del campionato 2019, l’alieno delle due ruote il marziano Marc Marquez, arriva qui in Thailandia con un vantaggio tale sul secondo in classifica Dovizioso, da permettergli di laurearsi campione del mondo al Chang International Circuit (bastano appena 2 punti in piú di Dovizioso a fine gara). Il campionato ormai é chiuso da tempo, le uniche soddisfazioni sono le vittorie di tappa che hanno visto i vari Vinales, Rins, Petrucci e Dovizioso battere Marquez sul suo terreno, unica eccezione l’ottimo Quartararo che nonostante le pole e le ottime gare manca ancora della vittoria di tappa, magari questa potrebbe essere la volta giusta. Una menzione particolare per Jorge Lorenzo che proprio qui in Thailandia cominciava ufficialmente il suo calvario con gli infortuni, a distanza di un anno il talento di Palma di Maiorca non riesce ad uscire dalla crisi che lo sta attanagliando in un vortice che lo porta sempre piú in basso nelle prestazioni, come tifoso della MotoGP e sportivo gli auguro di riprendersi al piú presto, magari proprio qui in Thailandia dove tutto ebbe inizio.

Le Yamaha arrivano al Chang International Circuit con la loro proverbiale ed indecifrabile competitivitá, Vinales e Quartararo sono capaci di fare pole e magari vincere la gara come arrivare ottavi o appena giú dal podio o magari sdraiarsi al sole del Buriram dopo poche curve, Rossi é nella fase tour legend dove piú che lottare per la vittoria si accontenta di essere competitivo e magari, se l’occasione diventa favorevole cogliere qualche piazzamento o forse, ma la vedo davvero dura, una vittoria di tappa. Morbidelli sta crescendo bene e sta anche facendo un campionato piú che positivo, il problema é che accanto a lui c’é El Diablo che con le sue prestazioni monstre rende il paragone deficitario. Veniamo al capitolo Ducati, ah che peccato mi verrebbe da dire; una moto molto competitiva a tratti dominante che peró per un verso o per l’altro proprio non riesce a portare il titolo a Borgo Panigale. Dovizioso ci mette tutto se stesso, ma contro il binomio Honda-Marquez non puó far nulla, Petrucci dopo la vittoria al Mugello e la conferma del sedile per il prossimo anno si é spento piú velocemente di un cerino; urge pilota di livello superiore per sperare di battere Marquez. La Suzuki gestita ottimamente da Davide Brivio, cresce continuamente ed é ormai un cliente duro per chiunque, specie con il suo pilota di punta Rins, anche se ancora non sono ad un livello tale da permettergli di lottare per il titolo, abbiamo visto che quando Rins si trova in lotta con Marquez non ha nessun timore reverenziale, anzi si esalta.  KTM bene anzi benissimo nelle ultime gare, il progetto si sta sviluppando bene, nonostante l’usicta del pilota di riferimento il francese Zarco; Aprilia forse un gradino sotto la KTM ma in crescita se vediamo la scorsa gara, qui peró le caratterische del circuito dovrebbero essere piú penalizzanti che altrove.

Moto2 e Moto3

Le due classi propedeutiche alla MotoGP vedono Alex Marquez con le mani sul titolo Moto2 e gli italiani ormai spettatori non paganti, strano vedere i piloti italiani furi dai giochi della Moto2 categoria che negli anni scorsi é stata dominata da Morbidelli prima e Bagnaia poi. La Moto3 invece é sempre molto interessante da vedere, per la lotta e l’imprevedibilitá che la caratterizza, qui per gli italiani il sogno iridato sembra piú fattibile che in Moto2, ma attenzione alle false illusioni, Canet ne ha di piú di tutti e anche se la matematica dice -2 da Dalla Porta in realtá é lo spagnolo il pilota piú in forma della Moto3.

PS: di seguito un link promozionale divertente di Marquez a Bangkok con la sua Honda ed alla guida di un Tuk Tuk https://www.thairath.co.th/news/local/1667118

Saluti e buon divertimento.

Immagini prese da: bleacherreport.com, www.racecontrols.net, www.tatnews.org1 , www.thairath.co.th

LucaBKK

 

Dirette Sky Sport F1 HD

Venerdì 4 ottobre
4:00-4:40 – FP1 Moto3
4:55-5:40 – FP1 MotoGP
5:55-6:35 – FP1 Moto2
8:15-8:55 – FP2 Moto3
9:10-9:55 – FP2 MotoGP
10:10-10:50 – FP2 Moto2

Sabato 5 ottobre
4:00-4:40 – FP3 Moto3
4:55-5:40 – FP3 MotoGP
5:55-6:35 – FP3 Moto2
7:35-8:15 – Qualifiche Moto3
8:30-9:00 – FP4 MotoGP
9:10-9:50 – Qualifiche MotoGP
10:05-10:45 – Qualifiche Moto2

Domenica 6 ottobre
3:40-4:00 – Warm-Up Moto3
4:10-4:30 – Warm-Up Moto2
4:40-5:00 – Warm-Up MotoGP
6:00 – Gara Moto3
7:20 – Gara Moto2
9:00 – Gara MotoGP

Differite TV8 e TV8 HD

Sabato 5 ottobre
14:00 – Sintesi qualifiche MotoGP, Moto2 e Moto3

Domenica 6 ottobre
11:00 – Gara Moto3
12:15 – Gara Moto2
14:00 – Gara MotoGP

Rossi versus Marquez

Uno dei passatempo preferiti tra tifosi è il confronto tra i piloti al fine di stabilire il migliore, pratica ampiamente diffusa sin dagli albori delle corse. Ci si arrovella nel cercare di capire chi sia più forte, talvolta cercando di misurare piloti appartenenti ad epoche diverse, con risultati sempre molto discutibili.
Lo spunto per queste righe sono le parole pronunciate qualche giorno fa da Michele Pirro sulla superiorità di Marquez rispetto a Rossi. Per lui lo spagnolo è più forte… Ma come si può misurare veramente la differenza?
E’ un esercizio difficile, che si potrebbe eseguire solo tra piloti di pari età e con mezzi meccanici equivalenti, magari identici. Diversamente le variabili in gioco sono troppe per poter dare un giudizio definitivo.

Immagine tratta dal sito sportyou.es

Il numero di pole? Le vittorie? I titoli Mondiali? Sono indicatori importanti ma non assoluti. Le vittorie ed i titoli hanno sempre lo stesso valore? No, dovrebbero essere rapportati alla concorrenza contro la quale sono stati conquistati ed ai mezzi tecnici impiegati, altrimenti come si spiegano fenomeni alla Kevin Scwhantz?
Ad oggi il Vale nazionale risulta in vantaggio rispetto allo spagnolo per le vittorie ottenute a pari età.. Anche questo è un dato. Però le rispettive carriere hanno seguito percorsi differenti ed incrociato avversari di peso diverso per poter essere confrontate in maniera univoca.
Valentino Rossi ha attraversato una serie di cambiamenti regolamentari epocali, ha cambiato tre marche differenti di moto nella sola classe regina, ha vinto con le moto due tempi, con le prime Motogp 1000 ed anche con le 800. Marquez sta vincendo in una situazione completamente diversa, ovvero con una stabilità regolamentare importante e con una sola marca di moto.
Gli avversari? Nel corso della sua carriera Valentino si è scontrato con Biaggi, Stoner, Lorenzo, Pedrosa e lo stesso Marquez (per citare i più forti) ma anche gente come Capirossi e Melandri, tutti nel fiore della propria carriera.
Lo spagnolo ha combattuto prima contro Lorenzo, in parte con Rossi (over 35) e adesso con avversari meno blasonati rispetto a quelli di Valentino, con tutto il rispetto per i vari Vinales, Dovizioso e Pedrosa (in fase calante di carriera), oltre che i neo arrivati Rins e Quartararo che hanno ancora tutto da dimostrare.
Se vogliamo ragionare in merito delle moto utilizzate dai due il discorso diventa ancora più articolato. La NSR 2 tempi di Rossi era forte ma non dominante rispetto alla Yamaha di Biaggi o alla Suzuki campione uscente. Il periodo in cui Valentino fu realmente avvantaggiato tecnicamente fu il biennio 2002/2003 quando la Rc211V era a tutti gli effetti una moto di altro pianeta rispetto alle altre: Suzuki e Kawasaki non avevano la forza economica di HRC, Yamaha montò il motore della R1 a 5 valvole e carburatori nel telaio della due tempi dell’anno prima e Ducati arrivò solo nel 2003 senza storia ed esperienza. VR46 ebbe però la necessaria follia ed incoscienza di lasciare un mezzo meccanico dominante per mostrare la forza dell’uomo rispetto alla macchina, continuando a vincere con una Yamaha che (soprattutto nel 2004) era inferiore anche alle Honda private messe in pista da HRC.
Marquez guida la RC213V 1000 da sempre, moto già veloce prima e costantemente al top ma mai veramente una spanna sopra alle altre. Dal  2017 la Ducati gli si è avvicinata parecchio ma solo in alcune fasi è risultata lievemente superiore. Si può quindi affermare che lo spagnolo non abbia mai avuto un mezzo nettamente più forte della concorrenza ma anche mai nettamente inferiore come L’italiano in alcuni momenti della carriera.
In buona sostanza se si fa fatica ad aggiudicare il titolo di THE BEST a piloti di epoche diverse, lo è anche per quei centauri le cui carriere si incrociano. I numeri delle vittorie sono un parametro, ma la storia sportiva e le imprese portate a termine con i mezzi a disposizione lo sono altrettanto e spesso sono quelle che scatenano la passione verso i nostri beniamini.
Il 2019 di Marc è impressionante in termini di supremazia ma se Marquez vuole davvero arrivare nell’Olimpo assoluto deve provare a cambiare uno dei fattori che lo portano a vincere delle sfide come fece Rossi. Tante semplici vittorie di tappa di Valentino hanno avuto quel qualcosa di epico perchè maturate dopo qualifiche difficili e quindi in rimonta, cosa poco spesso capitata allo spagnolo.
Per poter essere definito “il migliore” deve ancora compiere quelle imprese che restano nel cuore degli appassionati, imprese che non necessariamente devono essere una sequenza di vittorie di fila in apparente superiorità.

immagine tratta da gpone.com

I dominatori annoiano, e diventano simpatici solo quando resuscitano dalle difficoltà come è accaduto tante volte al pesarese. Manca questo a Marc per essere considerato ancor di più, per dimostrare a se stesso (più che agli altri) di essere più forte del “mostro” Valentino. I suoi comportamenti e talune dichiarazioni fanno intuire che il primo a ritenere di non essere arrivato al suo livello sia proprio lui stesso.

Fatte queste considerazioni negli ultimi vent’anni abbiamo avuto la fortuna di ammirare due fenomeni assoluti. Immaginate di vedere entrambi lottare con gli altri due super di questa epoca ovvero Stoner e Lorenzo, tutti allo stesso livello di forma contemporaneamente e con mezzi meccanici omogenei…
Chi sarebbe stato veramente il più forte?

La mia risposta è: CHISSENEFREGA….

Salvatore Valerioti

Immagine in evidenza tratta dal sito oasport.it