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Ricciardo strepitoso in Cina, la Ferrari spreca una grande occasione

“It ain’t over till it’s over”. Questa frase si addice perfettamente a ciò che abbiamo visto in queste prime 3 gare del mondiale di F1 2018, per la felicità di Liberty Media e degli spettatori.

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Vettel fa il miracolo in Bahrain ed evita il disastro

La Formula 1 di oggi alterna gare noiose ad altre che permettono di raccontare contemporaneamente storie di grandi imprese e di altrettanto grandi disastri, avvenuti o solo sfiorati. Quella di oggi è una di queste.

Le due giornate di prove si erano messe benissimo per la Ferrari, con la prima fila conquistata e i contemporanei problemi di Hamilton e Verstappen, che, assieme alla consistenza mostrata nelle free practice, lasciavano pensare ad una gara in cui le rosse erano grandi favorite. E ieri già si sentiva parlare di possibili difficoltà in gara per la Mercedes, di gomme e di affidabilità. Ma, come abbiamo già visto in Australia, la domenica è un’altra storia, e infatti già al via qualcosa inizia a scricchiolare, con Bottas che supera Raikkonen e si mette alle spalle di Seb, rimanendogli a distanza costante. Nel frattempo si consuma il disastro Red Bull, con Verstappen urtato da Hamilton e costretto ad una sosta ai box, per poi fermarsi definitivamente in pista con un problema elettrico, e Ricciardo vittima, contemporaneamente, dello stesso tipo di guasto.

Al termine della VSC attivata per rimuovere l’auto di Daniel, Hamilton supera 3 auto contemporaneamente, in quello che rimarrà il sorpasso più bello della giornata, e si prende in pochi giri il quarto posto.

I primi procedono a distacchi invariati fino al primo pit-stop di Vettel, attivato da una “finta” della Mercedes che porta la Ferrari a difendersi da un possibile undercut di Bottas, facendo rientrare Seb per montare le gomme soft. A quel punto sembra chiaro che la sua tattica sarà su due soste, e qualche giro dopo Bottas cambia le gomme ma la squadra tedesca punta sulle medie, che tanto aveva usato nei test di Barcellona, andando quindi su una strategia ad una sosta. I due compagni di squadra replicano la stessa modalità, con Raikkonen sulle soft e Hamilton sulle medie.

A questo punto della gara la Mercedes sembra decisamente in vantaggio, con un passo molto costante e la prospettiva, per la Ferrari, di ritrovarsi terza e quarta dopo l’ulteriore pit-stop. Ed è in questo momento che avviene l’episodio che ci ricorda che “Motorsport is dangerous” non solo per i piloti, e che, forse ha cambiato le sorti della gara sia in negativo che in positivo per la Ferrari. Raikkonen rientra per la sua seconda sosta e monta le super-soft che lo porteranno fino alla fine, ma i meccanici non riescono a smontare la posteriore sinistra. Il sistema elettronico fa incredibilmente scattare il verde e Kimi riparte investendo un meccanico, dovendosi poi fermare qualche decina di metri più avanti. Con i soccorsi in atto, Vettel non si può fermare e probabilmente a quel punto viene deciso dal muretto Ferrari di provare ad arrivare in fondo, portando le gomme gialle ad una percorrenza totale che la Pirelli non aveva dichiarato possibile.

Gli ultimi 15 giri di gara vivono, per la Mercedes, nell’attesa che le gomme di Vettel abbiano un crollo, con Bottas che guadagna da mezzo secondo ad un secondo al giro, e a 2 giri dalla fine arriva in zona DRS. Ma Vettel fa il miracolo, e riesce a mantenere nelle coperture quel po’ di prestazione necessario ad evitare che il finlandese lo attacchi, e vince così il GP alla sua duecentesima partecipazione. Al terzo posto un Hamilton che ha pagato duramente la penalità presa per la sostituzione del cambio. E che probabilmente può considerare anche questa seconda gara come una vittoria sfumata, dopo quella di Melbourne.

E al quarto posto c’è la seconda bella storia di giornata: il quasi debuttante Gasly con una Toro Rosso mossa dal motore Honda, che mai in 3 anni con la McLaren era arrivato a questi livelli. Un risultato a dir poco incredibile, soprattutto dopo le grandi difficoltà avute a Melbourne.

Seguono un altrettanto bravo Magnussen, con la Haas che ha confermato le prestazioni viste in Australia, anche se a maggiore distanza dal vertice, poi Hulkenberg, Alonso, Vandoorne e la terza sorpresa di giornata, Ericsson con la Sauber-Alfa Romeo (questa volta la carità di patria la lasciamo da parte). Chiude la zona punti Ocon con una Force India in recupero.

Nei primi 10 ci sono 8 team. Mancano Red Bull e Williams. Della prima abbiamo già parlato,  per la Williams permane il buio più totale già visto in Australia. Se escludiamo i primi tre team, gli altri sembrano tutti piuttosto vicini, e per il team di Frank si prospetta una stagione molto molto difficile, dove marcare anche un solo punto sarà un’impresa.

La Ferrari non vinceva le prime 2 gare dal 2004. Se allora il dominio era chiaro, di pilota ma anche di macchina, quest’anno sembra il pilota l’elemento che fa la differenza. In condizioni “normali” (ammesso che esistano) Hamilton poteva vincerle facilmente entrambe, ma, come già detto due settimane fa, se qualcosa va storto Vettel è pronto ad approfittarne. L’errore al pit-stop della Ferrari deve però suonare come un grande campanello di allarme. Se fosse accaduto a Vettel ora staremmo parlando di un disastro, e comunque è stato perso almeno un terzo posto e messa a forte rischio anche la stessa vittoria di Seb (ammettendo che, come ho ipotizzato sopra, non sia stato proprio l’incidente a far tentare la carta vincente della sosta unica).

Fra una sola settimana si corre in Cina. Gli scorsi anni il circuito di Shanghai era un incubo per i non motorizzati Mercedes. Ma quest’anno la Ferrari ha dimostrato di reggere molto bene il confronto anche in termini di velocità di punta, e Vettel potrebbe puntare ad un tris che metterebbe parecchio sotto pressione il team tedesco ed Hamilton, con tutte le conseguenze del caso.

P.S. la storia brutta di questo GP è ovviamente l’incidente al pit-stop di Raikkonen, sopra citato. Al momento fortunatamente non sembra che il meccanico abbia sofferto lesioni di elevata gravità. Il comportamento tenuto dai media in questa occasione è stato però vergognoso. Nessuna immagine, e ci sta, ma non dare neanche una notizia quando si era visto chiaramente che non si trattava di un urto da poco non è stata una gran scelta. E sarebbe, forse, anche opportuno che qualcuno valutasse più attentamente i rischi che comporta la procedura del pit-stop, condotta alle velocità di oggi, perchè di meccanici che tentano disperatamente di terminare di avvitare un dado quando la macchina sta già partendo se ne sono visti tanti, nelle ultime gare. Basta riguardare i due sciagurati pit-stop della Haas in Australia per rendersene conto. Ma, forse, l’incolumità dei meccanici vale meno di quella dei piloti.

Vettel rivince a Melbourne. Hamilton non ride più.

Quando si sa di essere in svantaggio rispetto agli avversari, si è consapevoli che bisogna fare tutto perfettamente se li si vuole sopravanzare.
E quando si sa di essere in vantaggio sugli avversari, prima di irriderli bisognerebbe sempre ricordarsi che la Formula 1 è uno sport complesso, dove normalmente vince il più forte, ma a volte gli eventi, e l’abilità o la non abilità altrui, fanno sì che le uova nel paniere si rompano.
Ed è quello che è successo oggi ad Hamilton e alla Mercedes, senza nulla togliere alla bellissima gara di Vettel e alla consistenza che indubbiamente la SF71H ha dimostrato, a dispetto di quanto si poteva prevedere dopo i test di Barcellona.

Tutto inizia ieri, quando Bottas disintegra la sua Mercedes in curva 2, nel tentativo di raddrizzare un week-end storto. Hamilton la piazza invece facilmente in pole, e in conferenza stampa si prende gioco dei ferraristi, smentendo seccamente di avere utilizzato il famigerato bottone che quest’anno si chiama “party mode”. E Vettel gli ha ricordato che preferisce fare festa alla domenica.

Pensare di fare festa avendo il tuo migliore amico che ti frega la fidanzata (cioè la prima fila) ma soprattutto avendo il guastafeste per eccellenza, tale Max, di fianco,  significa essere molto ottimisti, ma, come si suol dire, “l’ottimismo è il profumo della vita”. E se si è ottimisti, oltre che bravi, è più facile ottenere aiuti inaspettati. E infatti…

E infatti pronti-via e l’amatissimo (dai colleghi) Magnussen, alla guida del clone made in Parma della SF70H, brucia il fenomeno olandese e lo rende praticamente inoffensivo. Al punto che egli perde le staffe e dopo qualche giro si cimenta in un favoloso 360° in curva 2, che lo taglia fuori dalla gara.

Davanti, Hamilton sembra passeggiare, con Raikkonen a debita distanza e Vettel ancora più indietro. Alla Ferrari tentano l’unica carta possibile, quella dell’undercut con Kimi, ma la Mercedes copre bene facendo rientrare Lewis al giro successivo e nulla cambia. Nel frattempo Seb resta in pista, con tempi abbastanza buoni, in attesa degli eventi. Ed è in questo momento che gli amici della Haas, con perfetto tempismo, danno una monumentale dimostrazione di incompetenza. Avendo il solo e unico obiettivo di far mantenere ai propri piloti le posizioni da sogno di quel momento (quarto e quinto), fanno entrare prima Magnussen e lo mandano fuori con la ruota posteriore sinistra non fissata correttamente. Il povero Kevin riesce a parcheggiare in una zona sicura, ma subito dopo al compagno Grosjean viene riservato esattamente lo stesso trattamento, e questa volta, provvidenzialmente (per la Ferrari), Romain parcheggia in pista, costringendo la direzione di gara ad attivare la Virtual Safety Car.

La quale notoriamente è fonte di sorprese (o ingiustizie, a seconda dei punti di vista) e infatti Vettel riesce incredibilmente a guadagnare una decina di secondi passando per i box a cambiare le gomme, e rientrando in pista davanti ad Hamilton, il quale non si spiega come possa essere passato dal passeggiare tranquillamente in Albert Park ad inseguire l’odiato avversario.

A questo punto mancano una trentina di giri alla fine della gara, e per quello che si è visto fino a quel momento pare probabile che Lewis in pochi giri faccia polpette di Seb. Ma così non è, perchè Seb non si lascia minimamente intimidire, e fa volare la sua SF71H non commettendo il minimo errore, approfittando del fatto che nella prima parte di gara ha sapientemente risparmiato carburante e gomme. Dietro di lui un arrembante (e forse un po’ arrogante) Hamilton deve  fare i conti con le temperature della sua PU che si alzano, ma soprattutto col fatto che con queste macchine non si supera nemmeno col DRS. E si innervosisce, commettendo un errore decisivo, forse a causa di un settaggio sbagliato del ripartitore di frenata, e perdendo pochi decisivi secondi che di fatto interrompono il suo attacco.

E così quel sorriso che voleva togliere dalla faccia di Vettel scompare dalla sua, dovendo passare per secondo sotto la bandiera a scacchi. Dietro di loro, Raikkonen tiene a bada Ricciardo, buon quarto dopo la penalità subita in qualifica, e un redivivo Alonso che è riuscito a tenere a bada per una ventina di giri un trenino capeggiato da Verstappen e composto da Hulkenberg, Bottas, Vandoorne e Sainz, a completare i piloti in zona punti.

Fuori dai punti le due Force India, per le quali si prospetta una stagione difficile, con gli avversari di centro gruppo molto migliorati, e soprattutto un budget estremamente limitato. Notte fonda per Sauber (chiamiamola solo così, per carità di patria) e Williams, e tale probabilmente rimarrà per tutta la stagione. Non giudicabile la Toro Rosso, che non ha confermato le prestazioni intraviste nei test e nemmeno l’affidabilità.

Alla vigilia si diceva che non si sarebbe potuto giudicare la prestazione della Ferrari dalla gara di Melbourne. Ora che ha vinto, è bene ribadire con forza questo concetto, perchè sul risultato hanno pesato molto eventi inaspettati. Di sicuro si può dire che la SF71H è una buona macchina, ma è altrettanto sicuro che paghi qualche decimo alla W09, soprattutto in qualifica, e quei decimi, in una F1 dove purtroppo non si supera, sono decisivi. Ma non si può non sottolineare il fatto che la squadra e i piloti siano, come si suol dire, “sul pezzo”. E questa è condizione necessaria, anche se purtroppo non sufficiente, per portare a casa il mondiale 2018.

P.S. non c’è voluto molto a fare l’occhio all’Halo, quindi meglio non ricordare la sua esistenza.

 

Bottas e la Mercedes chiudono in bellezza ad Abu Dhabi

Ora possiamo proprio dire che le sventure asiatiche abbiano risparmiato alla Ferrari un secondo smacco ad Abu Dhabi dopo quello del 2010 che è risultato poi essere un turning point per molti che allora lavoravano a Maranello.
Fin dalle qualifiche la distanza con le frecce d’argento era sembrata incolmabile, e in un circuito dove le speranze di sorpasso sono legate al solo motore, le possibilità di vittoria erano ridotte a zero.
Abu Dhabi per la Ferrari era l’occasione per la sesta vittoria stagionale e per chiudere la stagione in bellezza andando alla pausa invernale col morale alto. Per la Mercedes c’era invece la (remota) possibilità di issare Bottas al secondo posto nel mondiale piloti. Ci hanno provato, con la piena collaborazione di Lewis, ma una vittoria contro il terzo posto di Seb non è stata sufficiente.

La gara è stata caratterizzata dalla solita noia che contraddistingue i gran premi ad Abu Dhabi. E dopo una partenza più simile ad una processione che ad un avvio di GP non è successo praticamente niente. I primi 5 sono arrivati come sono partiti, e potevano essere 6 se il povero Ricciardo non avesse voluto pareggiare il numero dei ritiri del compagno. Ad un certo punto sembrava che Hamilton potesse attaccare Bottas ma è stato chiaro abbastanza presto che non ne avesse molta voglia.

La Ferrari è sembrata potere reggere il passo nei primi giri, ma poi ha lentamente ma inesorabilmente ceduto il passo, e tornano alla mente i numeri relativi ai consumi circolati la settimana scorsa, che descrivevano una PU Mercedes con un vantaggio del 15%. Vettel e Raikkonen potrebbero essere stati costretti a risparmiare carburante per essere sicuri di arrivare in fondo. E questo sarebbe confermato dal quasi-giro-più-veloce marcato da Seb proprio all’ultima tornata, segno che a livello di prestazione l’auto non era così inferiore a quella degli avversari diretti.

La Red Bull non è praticamente esistita, Ricciardo, come detto, si è ritirato mentre Verstappen è apparso già in vacanza. A questo punto c’è proprio da chiedersi a cosa fossero dovute le prestazioni monstre viste fra Monza e il Messico. Si può tranquillamente pensare male, e in particolare a sospensioni più intelligenti di quelle degli avversari.

Dietro i primi 5, troviamo Hulkenberg ottimo sesto con una Renault rinata dopo un GP del Brasile sacrificato per salvaguardare il magazzino ricambi. I francesi hanno arpionato il sesto posto nella classifica costruttori, ai danni dei futuri ex-clienti della Toro Rosso. Poi le onnipresenti Force India con Perez davanti ad Ocon, e quindi Alonso con Massa a terminare la carriera in zona punti.

Chi è rimasto fuori dalla zona punti può ben essere contento che la stagione sia finita. Haas, Toro Rosso e Sauber possono solo sperare di migliorare rispetto a dove sono ora, e per le ultime due inizierà una nuova avventura con PU differenti, Honda e Alfa Romeo. Per la Haas invece non cambierà nulla, ma per la squadra americana, così come per quella di Faenza, c’è il dubbio che i piloti attuali incidano non poco sui risultati non buoni ottenuti recentemente,

Menzione speciale per Stroll, che chiude una stagione d’esordio che si potrebbe definire disastrosa se non ci fosse stato il podio a Baku. Oggi è arrivato inesorabilmente ultimo fra quelli che hanno visto la bandiera a scacchi. “Things can only get better”, come cantava Howard Jones nei mitici anni ’80.

E così il mondiale va in archivio con un pilota Ferrari al secondo posto, come non succedeva dal 2012, e con 5 vittorie stagionali, come non succedeva dal 2010. Sicuramente un grande risultato, considerato come girano le cose per Maranello dall’ormai lontano 2009, ma una delusione se si considera il risultato complessivo paragonato a quello della Mercedes. 12 vittorie contro 5, quasi 150 punti in meno nella classifica costruttori. Leggendo questi numeri, si può dire che il campionato sia stato combattuto solo in apparenza. Ma ciò non rende giustizia alla SF70H, un’ottima macchina, veloce in qualsiasi occasione, sicuramente più semplice da gestire rispetto alla rivale W08. E allora come si giustifica questa grande differenza? La risposta sta probabilmente in 3 aspetti: i tanti problemi di affidabilità, l’indubbio deficit di cavalli ed efficienza della PU, e il rendimento del secondo pilota, mai in grado di lottare per la vittoria e di disturbare gli avversari.

La Ferrari dovrà lavorare su tutti e 3 questi aspetti per colmare il gap. Sul primo sicuramente c’è molto che possono fare, sul secondo è più difficile perchè i tedeschi sembrano veramente molto più avanti, sul terzo non si può invece fare nulla perchè Kimi è già stato confermato e il suo sedile è ben saldo, pronto per la quinta stagione consecutiva in rosso senza alcuna vittoria (record assoluto).

E proprio parlando di Kimi, non si può non citare nuovamente il buon Felipe, che, come detto, ha chiuso la sua carriera in Formula 1 (stavolta pare sul serio) con un decimo posto. C’è infatti qualcosa di particolare che accomuna la carriera di Raikkonen e Massa. Erano compagni di squadra nelle ultime due stagioni di dominio Ferrari, il 2007 e 2008. In quelle due stagioni avevano a disposizione una macchina fantastica, e hanno  portato a casa un mondiale per il rotto della cuffia, e l’altro è stato perso sempre per il rotto della cuffia. Successivamente ad entrambi sono toccate 4 stagioni in rosso completamente a secco di vittorie, a fare da scudieri a compagni che invece di vittorie ne portavano a casa diverse, spesso ridicolizzandoli nella classifica finale. E’ come se entrambi avessero pagato duramente quei due anni fantastici passati sulla vetta del mondo.

Ora ci aspettano 3 mesi di pausa, si ricomincerà il 26 febbraio a Barcellona con la prima giornata dei test invernali. Il regolamento non cambierà, e quindi non ci si dovrà attendere novità mirabolanti sulle vetture. Sparirà la pinna ma soprattutto comparirà il famigerato Halo, che rovinerà il fantastico look di queste vetture 2017. Forse la curiosità maggiore sarà rivedere all’opera, da pilota ufficiale, Robert Kubica, che, sembra ormai sicuro, ricomincerà il proprio lavoro laddove l’aveva abbandonato 7 anni prima a causa del terribile incidente rallistico, che gli ha lasciato importanti segni sul fisico, e dovrà dimostrare di essere ancora forte come una volta.

P.S. ieri è stato assegnato, sempre ad Abu Dhabi, il primo campionato mondiale di F1 virtuale. Probabilmente i veri appassionati di motorsport storceranno il naso di fronte a queste che sembrano più che altro iniziative di marketing, così come avviene per la FE, ma questo è il futuro, che ci piaccia o no. E non è detto che sia poi così brutto.

FORMULA 1 GRAN PREMIO DI ABU DHABI 2017 YAS MARINA

Ed eccoci giunti, dopo settimane di trepidante attesa, all’ultimo atto di questo favoloso mondiale dell’anno di grazia 2017. Era  da tanto che non si assisteva a una sfida così incerta e dai continui colpi di scena.
Tutti gli appassionati trattengono il fiato nell’attesa che l’appuntamento finale della stagione incoroni il nuovo campione del mondo.  Del resto non sarebbe giusto fosse altrimenti.
Abu Dhabi è località dalle profonde radici automobilistiche e la cultura del motore permea ogni angolo di una laboriosa città che trasuda benzina e kerosene da ogni pozzo di petrolio. Questo gran premio è tradizionale e immancabile attrazione per tutti i fanatici delle quattro ruote addirittura dalla fine del primo decennio degli anni duemila. Non tutti i circuiti possono vantare tradizioni così solide.
Gli organizzatori ad ogni buon conto fanno di tutto per rendere appassionante la competizione, inventando di volta in volta trucchi degni delle Wacky Races™.
Come dimenticare, infatti:

  • le chicane mobili di colore giallo introdotte nel 2010;
  • la gara del 2014, che ha aggiudicato il titolo con una battaglia sul filo dei millesimi di secondo: quelli necessari a Rosberg per realizzare che gli avevano montato un prototipo di una Power Unit nipponica;
  • l’evento del 2016, che è passato alla storia per una serie di curiosi primati rimasti tuttora imbattuti a distanza di così tanto tempo:
    1. prima gara di formula 1 corsa interamente in retromarcia;
    2. prima gara in cui ha trionfato un guidatore con il cappello al posto del casco di ordinanza;
    3. prima gara in cui al terzo classificato sarebbe dispiaciuto arrivare secondo;
    4. prima gara vinta da Dick Dastardly™ sulla Mean machine™ davanti a Peter Perfect™ a bordo della sua Varoom Roadster™;

Che dire di più. Con precedenti simili non si può che essere ottimisti. Domenica, sul lungo rettilineo di un tracciato che inspiegabilmente ha un design ispirato alla pistola per il rifornimento del carburante, si farà la storia!

Buon gran premio a tutti, e viv la Ferari!

*L’autore si è appena destato dalla pennica post partenza del Gran Premio di Singapore. Il gentile lettore indulgerà su eventuali, lievi, trascurabilisime discordanze di quanto narrato con la realtà. Avrà inoltre la cortesia di non rimarcare fake news irrilevanti, come quelle che vogliono:

  • Lewis Hamilton quadricampione del mondo già da un paio di gran premi;
  • La Mercedes terminare le gare con più benzina di quando è partita;
  • La Ferrari pronta a ritirarsi dal mondiale di formula uno per iscriversi a quello di ginanstica artistica.