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RED BULL MINACCIA DI LASCIARE LA F1

Come era prevedibile il ritiro dal Circus della Honda sta cominciando a sortire alcuni effetti e a “movimentare” gli equilibri attuali.

E’ di oggi la notizia che la Red Bull possa pensare di lasciare la Formula Uno nel caso in cui non si dovesse bloccare lo sviluppo delle Power Unit già a partire dal 2022.

Nel caso, abbandonerebbe con entrambi i teams lasciando lo schieramento con quattro monoposto in meno in un sol colpo.

La pretesa degli austriaci potrebbe essere collegata alla loro volontà di acquisire e ribrandizzare le power unit Honda come ventilato da più parti.

Non aver sviluppi sin dal 2022 consentirebbe loro di non essere troppo svantaggiati nei confronti dei motoristi puri.

Ma gli altri costruttori saranno d’accordo?

L’effetto domino potrebbe già essersi innescato.

Se ne vedranno delle belle.

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HONDA ABBANDONA LA FORMULA 1

  BREAKING NEWS

Come un fulmine a ciel sereno è di stamattina il comunicato ufficiale con il quale la casa giapponese annuncia di abbandonare il mondiale F1 a fine anno prossimo.

Si aprono nuovi scenari e si abbatte sul mondiale ancora più pesantemente l’onda delle crisi economica.

I team di Mateschitz saranno senza PU a partire dal 2022 con un nuovo regolamento e tante incognite da affrontare.

L’annuncio avrà un effetto domino?

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F1 2020-LA STAGIONE “SPUNTATA”

Mancano 18 giorni all’accensione dei motori al Red Bull Ring, più o meno 432 ore  ed il clima di incertezza sul numero di gare che si disputeranno è ancora altissimo. Non che una volta ufficializzati altri appuntamenti non si corra il rischio di vederli annullati.  Cause sanitarie piuttosto che ragion di stato o considerazioni politiche/economiche penderanno ancora per molto tempo sulle nostre teste. E’ vero, è un anno eccezionale ma in tutta questa “precarietà” necessita fare qualche considerazione anche sul punteggio gara.

Senza entrare del merito dell’adeguatezza dello stesso in una stagione normale di 20 gare (o dei gusti dei tifosi), di fronte ad un campionato ampiamente ridimensionato il sistema attuale rischia di falsare il risultato finale.

Mi spiego meglio…. Nella F1 dei tempi andati il pilota teneva una mano sui gemelli in rettilineo nella speranza che non si spaccasse nulla. Non è più così e le battute a vuoto di punti sono pochissime, quasi esclusivamente dovute ad errori dei piloti o a collisioni tra di loro perché le auto raramente ti lasciano a piedi viaggiando occhio e croce al 70% delle loro potenzialità in gara. Con un campionato di 10 corse come quello sinora annunciato, i conti si fanno in fretta: nessun passaggio a zero punti pena una rincorsa che diventa impossibile. Quindi, se l’auto non si rompe, il ritiro può avvenire per collisione in un sorpasso oppure per essere usciti nel tentativo di recuperare un gap. Conviene farlo? No perché il rischio aumenta in maniera sproporzionata, con il risultato che i piloti staranno accorti a tutto svantaggio dello spettacolo che è già quello che è.. E tutto ciò sin dalle primissime gare.

Facciamo un esempio limite che renda l’idea dell’inadeguatezza di questo sistema di punteggio con le 10 gare ad oggi “quasi” certe.

Siamo a Spielberg, terra di conquista di RBR e Max e ci sono ottime probabilità che le vinca entrambe.

Luigino, il rivale doverosamente più accreditato,  esce nella prima gara perché si tocca con un collega e ha un altro problema di qualsiasi tipo nella seconda gara che lo fanno ritrovare a zero punti la sera del secondo appuntamento austriaco.

Max 50 Luigino 0.

Restano 8 gare e Luigino le deve vincere tutte con Max che arriva sempre secondo: vincerne solo 7 gli farebbe recuperare “solo” 49 punti.  Ma potrebbe non essere sufficiente lo stesso se Max inanellasse una serie di GPV. E’ un estremizzazione, vero, ma neanche poi tanto visti gli umori della vigilia.  “Controllare” i GPV  da un punto a botta è semplice potendo “usare” il secondo pilota “al bisogno” pittandolo nel finale.

La speranza è che Fia e Liberty Media abbiano tenuto conto di questo aspetto, perché un Mondiale anomalo deve pur sempre essere un Mondiale serio anche se non lo facciamo correre in tre continenti, anche se lo dobbiamo “accorciare” causa forza maggiore.  Urge riparametrare il punteggio considerando il numero di appuntamenti certi, altrimenti questo dannato mondiale avrà ancora meno senso di quanto già ne abbia.

In tempi non sospetti mi pronunciai per una “Superseason 20/21”: si sarebbe potuta realizzare grazie al blocco degli sviluppi e all’utilizzo delle medesime monoposto la prossima stagione. Stiamo elemosinando gare oggi causa crisi sanitaria, niente di più facile elemosinarne nel 2021 causa crisi economica..

Wait and see (cit. KR7)

 

Salvatore Valerioti

 

Immagine in evidenza tratta da motorbox

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A Melbourne vince il virus. Formula 1 nel caos.

Stiamo vivendo un periodo storico, di quelli destinati ad avere qualche pagina nei libri di storia sui quali studieranno i nostri nipoti. Un periodo che, molto probabilmente, cambierà per sempre l’approccio alle emergenze, non solo delle singole nazioni, ma anche del mondo intero. Perché, come stiamo vedendo, le decisioni da prendere sono di quelle che fanno la differenza per la sicurezza delle persone. Non di poche decine, ma di centinaia di migliaia.

E, in questo senso, a Melbourne si è consumato uno psicodramma per la Formula 1, i protagonisti del quale sono stati la FIA, Liberty Media, i teams e gli organizzatori.

Questa è la cronaca di un GP destinato a lasciare il segno anche se non si è mai disputato.

Si arriva a Melbourne fra test brevi come mai in passato, e dall’esito poco chiaro, ma, soprattutto, in un mare di polemiche, con la Ferrari che pare essere stata graziata dalla FIA per le irregolarità della PU nella stagione scorsa, e 7 team a chiedere in maniera decisa spiegazioni.

Ad esse si aggiungono i dubbi per soluzioni tecniche Mercedes dalla regolarità più che dubbia, con il DAS considerato conforme mentre le prese d’aria posteriori, conformi lo scorso anno sulla W10, improvvisamente diventano irregolari sula W11 e pure sul clone rosa.

Si preannuncia un avvio di stagione strano, come lo fu nel 2009 quando si arrivò a Melbourne fra mille polemiche per i diffusori col buco, che poi si rivelarono decisivi per l’esito del mondiale.

Ma, rispetto alle stagioni scorse, c’è una importante differenza, che in pochi hanno notato: manca una persona che, nel bene e nel male, era sempre riuscita a tenere d’accordo tutti. Si tratta di Charlie Whiting, scomparso esattamente un anno fa. In effetti con lui alla guida nessun team era mai arrivato a protestare contro un altro, perché Charlie sapeva sempre mettere d’accordo tutti dietro le quinte, spesso anticipando i problemi, anziché affrontarli a posteriori. Come sapeva fare anche Ecclestone.

E come, invece, non sembrano essere in grado di fare gli attuali capi, benchè molto competenti e di grande esperienza.

Già la decisione di partire ugualmente per Melbourne, nonostante la situazione italiana fosse degenerata da due settimane (va ricordato che tre team e un importante fornitore hanno la sede nelle zone già identificate come rosse o molto vicine ad esse), è stata discutibile, ma si può anche pensare che a spingere per l’effettuazione del GP a tutti i costi siano stati gli organizzatori di Melbourne. Il ministro della salute australiano, non più tardi di una settimana fa, diceva che “tanto il virus sarebbe arrivato, meglio godersi lo sport”. E così decine di migliaia di persone hanno preso aerei e prenotato alberghi per presentarsi puntuali al circuito venerdì mattina.

Senonché, al giovedì, come volevasi dimostrare, sono spuntati i casi di possibile positività al virus. E, alla prima conferma, un meccanico inglese della McLaren, il team ha saggiamente abbandonato, e si è aperta la discussione sul proseguire o meno lo spettacolo.

E qui è iniziato un tira e molla fra team, organizzatori e Liberty Media che non è sbagliato definire indecente. Perché di fronte a queste cose, come hanno dimostrato le decisioni prese in tante nazioni, ma anche da altri sport dove di soldi in ballo ce n’erano molti, c’è solo una cosa fare: fermarsi. Poi alle conseguenze economiche ci si pensa dopo, ci saranno di sicuro e anche grandi, ma almeno si sarà sicuri di avere fatto tutto il possibile per non fare ammalare le persone, evitando un possibile, colossale, danno d’immagine, nonché cause legali che, quando sono coinvolte decine di migliaia di persone, possono diventare anche class action.

E, invece, ci sono state lunghe discussioni, culminate con l’ufficializzazione della cancellazione dell’evento avvenuta alle 8.57 di venerdì, 3 minuti prima che iniziassero le attività in pista, con il pubblico già arrivato al circuito.

Perchè? Semplice, con un team che aveva già abbandonato ufficialmente, si è fatto di tutto per andare avanti ugualmente. Pare che gli unici che volessero tornarsene a casa fossero Ferrari, Sauber, Renault e, ovviamente, McLaren. Gli altri team, e gli organizzatori, volevano proseguire a tutti i costi, magari a porte chiuse. E Liberty Media e la FIA non hanno imposto una loro decisione, ammesso l’avessero già presa.

E i piloti? Hamilton aveva già espresso la sua forte contrarietà non solo alla prosecuzione dell’evento, ma anche al fatto che si fosse tenuto regolarmente. Pare, inoltre, che Vettel e Raikkonen fossero già sulla via del ritorno giovedì notte, prima dell’annuncio ufficiale della cancellazione.

Ma perchè, di fronte ad un team che aveva già abbandonato, e alla possibilità di vedere contagiato il proprio personale, non hanno deciso tutti all’unanimità di andarsene? Probabilmente, per questioni contrattuali, era meglio che la cancellazione fosse sancita dagli organizzatori. E, forse,  Mercedes, Red Bull, ma anche Racing Point, erano così convinte di far bene che erano ansiose di correre. Fatto sta che, in una situazione di stallo, con 4 team a favore della cancellazione, 4 sfavorevoli e 2 astenuti, a portare il buon senso ci ha dovuto pensare il CEO di Mercedes, Ola Kallenius, il quale ha convinto Toto Wolff a lasciare perdere e a tornare a casa. Saggiamente, aggiungiamo, perchè di sicuro il costruttore tedesco non avrebbe fatto una grande figura di fronte ad un mondo sempre più spaventato dal virus.

E così, con l’annuncio della cancellazione dato da Mercedes in anticipo rispetto a quello ufficiale della FIA, facendoli passare per quelli che avevano risolto la situazione, nel paddock si è cominciato a smontare tutto. Poco dopo è arrivata la conferma dell’annullamento dei GP di Bahrain e Vietnam. E sembra quasi sicuro che pure Olanda, Spagna e Montecarlo salteranno.

La stagione potrebbe quindi iniziare solo in giugno a Baku, quando, si spera, l’emergenza mondiale sarà finita. 3 mesi nei quali la F1 dovrà riorganizzarsi, sistemando le proprie faccende interne e, anche, le situazioni contrattuali ed economiche, visto che il titolo in borsa ha quasi dimezzato il proprio valore.

I team potranno continuare a lavorare sulle auto, e quelli più in difficoltà, come la Ferrari, avranno tempo per risolvere un po’ di problemi, pur senza fare test. Ma, contemporaneamente, dovranno pensare alle auto del 2021, quando cambierà tutto.

Se cambierà tutto, perchè con una stagione di oltre 20 gare da cominciare in giugno, verrà sicuramente presa in considerazione l’idea di rinviare il cambio regolamentare al 2022. E non sarebbe, decisamente, una cattiva idea.

Un periodo storico, dicevamo all’inizio. E anche per la F1 sarà una stagione storica. Speriamo di potere, fra qualche mese, ritornare a pensare solo a come funziona il DAS, se è regolare o meno, se la Ferrari ha trovato il carico sull’anteriore, e, soprattutto, rivedere le 20 macchine allineate in attesa che le luci si spengano. Vorrà dire che questo maledetto virus se ne è andato, che è quello che tutti noi vogliamo in questo momento in cui abbiamo dovuto radicalmente cambiare, nel giro di poche settimane, le nostre abitudini.

* Immagine in evidenza da www.motorsport.it

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Hamilton archivia la stagione 2019 con un assolo

21 gare. L’ultima a ridosso di Natale. Per di più su un circuito che tradizionalmente riserva poche emozioni. Verrebbe da dire che finalmente è finita. Ma c’è chi, dopo una ventina di gare, un mondiale già vinto, l’ultimo di tanti, ha ancora fame, e trova motivazione nel non fare la pole da diverse gare. Lui che, di pole, ne ha più di ogni altro pilota nella storia. E così Lewis Hamilton, abituato a portarsi sempre a casa tutto ciò che vuole, il sabato ne aggiunge una in più, apparentemente senza tanto sforzo. Di fianco a lui, e subito dietro, ha il futuro, Verstappen e Leclerc. Il presente, Bottas, è relegato in fondo alla griglia per doppio cambio di motore. Il passato, Vettel, è in seconda fila di fianco al compagno di squadra.

Alla partenza i primi passano la prima curva nell’ordine in cui sono scattati dalla griglia. Ma Leclerc si fa subito aggressivo nei confronti di Verstappen, che pare un po’ in difficoltà, e lo supera di forza sul primo rettilineo disponibile. Subito dopo anche Vettel cerca di fare lo stesso ma non si difende abbastanza e Max lo supera nuovamente. Il tedesco non avrà altra occasione, perchè, causa problema tecnico ai sistemi FIA, non potrà usare il DRS e, anzi, perderà progressivamente terreno nei confronti dell’olandese.

Dopo 10 giri Hamilton guida con ben 5 secondi di vantaggio su Leclerc, che a sua volta ne ha 2 su Verstappen e 5 su Vettel.

Al giro 13 doppio pit stop Ferrari, per montare gomme dure. I due piloti erano partiti con mescole diverse, con Vettel unico dei primi ad usare la gomma soft, non traendone alcun vantaggio, peraltro. A peggiorare la situazione, un problema all’anteriore sinistra gli fa perdere qualche secondo di troppo ai box.

Le gomme medie di Hamilton e Verstappen non sembrano invece accusare cali di rendimento.

La mancanza del DRS crea parecchi problemi sia a Bottas, che si trova bloccato nella sua rimonta dall’ultima posizione, sia a Vettel e Albon dietro di lui. I 3 hanno davanti una Renault, che, a quanto pare, si trova a proprio agio nel ruolo del tappo qui ad Abu Dhabi.

Al giro 26 si ferma, finalmente, Verstappen, per montare gomma dura, rientrando a 4 secondi da Leclerc. Il giro dopo è il turno di Hamilton, il quale rientra con un vantaggio di 6 secondi sul monegasco. Max inizia però a lamentarsi di qualcosa che non funziona sulla sua macchina. Nonostante questo, il distacco dal ferrarista cala rapidamente, mentre quest’ultimo vede Lewis allontanarsi altrettanto rapidamente.

Al giro 30 il rimontante Bottas effettua il suo pit-stop rientrando subito dietro ad Albon in sesta posizione, ma con gomma molto più fresca rispetto a quella del thailandese e anche di Vettel che è subito davanti a lui. E, infatti, inizia a recuperare velocemente su entrambi.

Verstappen intanto aggancia Leclerc, e lo supera al primo tentativo. Charles tenta di restituire il favore alla fine del rettilineo successivo, ma senza successo.

Al giro 39 la Ferrari regala un altro doppio pit-stop, con entrambi i piloti che montano gomme medie. Leclerc rientra per pochissimo davanti ad Albon e Bottas, con quest’ultimo che diventa immediatamente il diretto rivale di Charles. Ma la gomma nuova consente al monegasco di mettere diversi secondi fra lui e il finlandese, autore comunque di una grande rimonta, pur supportata da un mezzo ben superiore alla concorrenza. Quei secondi saranno determinanti nell’ultimo giro, quando la seconda guida Mercedes arriverà in zona DRS, senza però riuscire a tentare un sorpasso.

E così si arriva alla fine di una gara poco spettacolare, con Hamilton e Mercedes dominatori a ben rappresentare quanto abbiamo visto durante la stagione, tranne che per un breve periodo. Verstappen secondo e Leclerc terzo completano un podio composto dai tre migliori piloti della stagione. Bottas, secondo in campionato, arriva alla fine nella posizione che gli compete per talento, la quarta. Dietro di lui Vettel, riuscito nel finale a superare Albon. I tre completano un ideale podio di seconde guide.

Vittoria della F1/2 per Perez, che ha passato in extremis il solito grande Norris. Al nono posto Kvyat e al decimo Sainz che ha tolto in extremis ad Hulkenberg la soddisfazione di chiudere la carriera arrivando a punti.

Poca soddisfazione per Renault e Alfa Romeo. La Haas chiude una stagione disastrosa nei bassifondi, così come la Williams, che, a differenza del team americano, da lì non si è mai mosso.

Alcune considerazioni velocissime per tracciare un primo, parziale, bilancio della stagione.

1) 2 vittorie, e potevano essere di più, terzo posto in campionato sfumato grazie anche alla collaborazione del compagno, 7 pole, più di ogni altro. Il tutto alla prima stagione in rosso. Non mi soffermerei sul fatto che sia meglio del compagno, basta già questo a dire che il futuro è radioso. Ferrari permettendo.
2) 1 sola vittoria, grazie alla magnanimità del suo box. Un’altra sfumata grazie alla intransigenza dei commissari per una penalizzazione discutibile. Una sequela di errori clamorosi non accettabile per un pilota Ferrari. E, soprattutto, la netta sensazione che il compagno sia più forte. La carriera di Seb sembra inesorabilmente rivolta verso la discesa.
3) Una vettura con pochi punti deboli, la W10. Un pilota che non sbaglia un colpo, e la presunta debolezza in qualifica è dovuta solamente alle caratteristiche dell’auto. La carriera di Lewis non è decisamente in discesa, e quello di quest’anno non è di sicuro l’ultimo mondiale che vince.
4) 3 vittorie di Max sono forse più di quanto ci potesse aspettare. Il motore Honda ha fatto un bel salto avanti e si è subito dimostrato meglio del Renault. Per l’anno prossimo nella contesa ci sarà anche Verstappen e, forse, potrebbe veramente essere lui il vero rivale della Mercedes.
5) Ad Abu Dhabi era presente l’intero CDA Mercedes. Nelle settimane scorse erano circolate voci di vendita del team e di dubbi sull’impegno del costruttore tedesco oltre il 2020. Niente di meglio di una vittoria in scioltezza per convincerli a rimanere, anche se sarà determinante ciò che riusciranno a spuntare a livello economico trattando con i padroni del vapore. In questo, almeno la Ferrari è stata più brava. Ma, dopo 6 stagioni consecutive di dominio praticamente incontrastato, e con la determinazione che hanno mostrato oggi sia il team che Hamilton, pare proprio che l’unico avversario in grado di fermarli sia fuori dalla pista, non dentro.

Come ha ricordato Hamilton, è stata una stagione caratterizzata da perdite dolorose. Charlie Whiting pochi giorni prima dell’apertura del campionato a Melbourne, Niki Lauda in maggio, Antoine Hubert a Spa. Ed è stata anche una stagione dove il risultato finale si poteva tranquillamente scrivere dopo la prima sessione di qualifica. Purtroppo, per la Ferrari, è finita esattamente come è iniziata. Anzi, peggio, visto che davanti c’è pure la Red Bull-Honda. Si prospettano mesi di duro lavoro per recuperare il divario che nelle ultime gare  è tornato importante, dopo che per diverse gare la SF90 si era (un po’ misteriosamente) trasformata in una macchina dominante. Come se a Maranello avessero programmato la stagione 2019 sulle gare di Spa e Monza. Magari è stato proprio così.

 

Immagine in evidenza dal profilo @MercedesAMGF1

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