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La Mercedes domina (ancora) in Cina, Ferrari (ancora) bocciata

Tre doppiette Mercedes nelle prime 3 gare. Meglio del 2014, quando solo la legge dei grandi numeri impedì alla casa tedesca di vincere tutte le gare. All’epoca erano le prime gare con un nuovo e rivoluzionario regolamento, che le malelingue volevano scritto dalla FIA a 4 mani con la casa tedesca.

Sono passati 5 anni, e siamo ancora qui. Due frecce d’argento vanno via alla partenza e nessuno le raggiunge più. Gli avversari si arrabattano fra team order discutibili e strategie diversificate ma il risultato non cambia. In controtendenza con la battaglia che si era vista nei due anni scorsi, ricordando però che la battaglia stessa è comunque finita a diverse gare dal termine del campionato.

Abbiamo cominciato dalle conclusioni, giusto per ricordare a tutti quelli che continuano a dire frasi del tipo “ogni gara è diversa dall’altra”, “il campionato finisce ad Abu Dhabi”, “la gara è domenica”, che la realtà dei fatti, alla fine, è, se non sempre, quasi, una macchina grigia guidata spesso da un pilota nero che taglia (meritatamente) il traguardo per prima. E così sarà presumibilmente fino alla fine di questa sesta stagione ibrida. Sperando che, dopo, la pancia dei tedeschi sia piena e ci sia, finalmente, spazio anche per gli altri, anche se non se lo meritano.

Tutto ciò premesso, veniamo alla cronaca, anche se c’è poco da dire. Qualifica dominata dalla Mercedes, ma con Bottas davanti ad Hamilton, e alle due Ferrari con Leclerc di poco dietro a Vettel. Red Bull in terza fila con Gasly staccatissimo da Verstappen.

Alla partenza la fila di destra parte decisamente meglio, e Hamilton passa Bottas per involarsi verso la vittoria. Il problema, per la Ferrari, è che Leclerc passa Vettel, e già si presume che qualcosa verrà chiesto al monegasco. Cosa che, dopo qualche timido accenno, avviene perentoriamente al giro 11, quando il tedesco viene fatto passare davanti, ma non dimostra di essere più veloce, e non solo fa scappare Bottas, ma fa pure avvicinare Verstappen. Questa manovra costa 6 secondi a Leclerc, ma, quel che è peggio, lo porta su una strategia differente mirata a disallineare i suoi pit con quelli delle Mercedes per provare a rallentarle.

Strategia della disperazione, che in qualche occasione abbiamo visto fare lo scorso anno anche ai tedeschi, spesso riuscendo perfettamente nell’impresa. Cosa che non succederà oggi per la Ferrari.

Il primo a fermarsi è Verstappen al giro 18, Vettel risponde al giro successivo, esce di poco davanti all’olandese il quale in fondo al lungo rettilineo tenta la stessa manovra di un anno fa, buttandosi all’interno. Fortunatamente Sebastian mantiene la lucidità, lo fa passare incrociando la traiettoria e ripassandolo per tenersi la terza posizione che porterà fino al traguardo. E’, questo, il momento più interessante di un gran premio altrimenti piuttosto noioso.

Le due Mercedes rientrano subito dopo ma il vantaggio che avevano le mantiene saldamente davanti. Leclerc viene invece mantenuto in pista ancora per molti giri, per attuare la strategia sopra descritta.

Non succede null’altro fino alla seconda serie di pit-stop, inaugurata ancora una volta da Verstappen che tenta un undercut su Vettel, ma la Ferrari risponde immediatamente. Questa volta il margine è ampio e il tedesco non corre alcun rischio. Subito dopo la Mercedes fa entrare i propri piloti contemporaneamente, ma al rientro in pista Bottas si ritrova dietro a Leclerc. Il finlandese perde però pochissimo tempo dietro al monegasco, e la strategia Ferrari che mirava a far riavvicinare Vettel non riesce. Con Verstappen a debita distanza da Vettel, ma molto più veloce di Charles, la Ferrari decide di farlo rientrare per tentare una rimonta sull’olandese, contando su gomme più fresche. Ma il distacco accumulato è troppo elevato.

La gara si trascina noiosamente per gli ultimi 10 giri, senza grandi emozioni nemmeno nelle retrovie, e Hamilton mette così il suo sigillo sul gran premio numero 1000, davanti a Bottas, Vettel, Verstappen, Leclerc e ad un inesistente Gasly, autore del giro più veloce solo per avere cambiato le gomme a due giri dalla fine.

La Formula 1/2 viene vinta da Ricciardo, doppiato e finalmente autore di una buona prestazione. Poi il sempre solidissimo Perez, l’altrettanto solido Raikkonen, e l’ancora ottimo debuttante Albon, che ha saputo raddrizzare il week-end dopo il grande botto di ieri.

Fuori dai punti le due Haas, che hanno perso competitività, separate da Stroll che, non sorprendentemente, non riesce a mantenere il livello di prestazione del compagno di squadra. Poi Sainz, con una McLaren non competitiva (anche se comunque penalizzata dal doppio botto iniziale causato da Kvyat), Giovinazzi ancora molto deludente, e le due Williams, che al momento sono le uniche protagoniste della terza categoria.

Fra due settimane si va a Baku, circuito molto discusso caratterizzato da un lunghissimo rettilineo e da una parte misto-lenta molto lunga. Da quello che si è visto in Cina, con una Ferrari veloce sul dritto ma in difficoltà nel misto, la musica non dovrebbe cambiare di tanto. Ma Toto Wolff e Lewis Hamilton dicono che quest’anno i rapporti di forza cambiano ad ogni gara (a loro fa comodo vederla in questo modo), quindi possiamo sperare in una gara combattuta.

P.S. la premessa così “decisa” non pretende di essere “definitiva”, ma è comunque la proiezione futura di ciò che si è visto negli anni recenti. Con un avversario così forte (soprattutto economicamente), determinato ed esperto, o parti molto bene o non lo raggiungi più. 

* immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

Leclerc e la Ferrari dominano in Bahrain, la Mercedes fa doppietta

999 Gran Premi raccontano una storia fatta di grandi illusioni e altrettanto grandi delusioni. Stelle che appaiono ma non riescono a mostrare subito tutto il loro splendore per colpe non loro. Stelle che restano luminose per molto tempo e non sembrano tramontare mai. E Stelle che iniziano lentamente a spegnersi. Se si riaccenderanno non si sa.
Il Bahrain ha raccontato proprio questa metafora. Leclerc, Hamilton, Vettel.

Il primo è arrivato ad un passo dal vincere alla sua seconda gara in Ferrari, dominando imperiosamente con una sicurezza da campione navigato come raramente si è visto in passato da un ragazzo di 21 anni, e mai si era visto in un quasi debuttante alla guida della Ferrari (escluso forse Baghetti, ma andiamo in un’altra epoca).

Il secondo, Hamilton, ha gestito magistralmente una situazione di inferiorità, come era già capitato lo scorso anno, mettendo pressione al diretto avversario nel mondiale.

Il terzo, Vettel, è tale avversario, e ha dimostrato per l’ennesima volta di non essere lucido, vanificando un sicuro secondo posto e, chissà, una possibile vittoria. Girandosi come un debuttante non appena subìto il sorpasso, mentre il compagno si stava involando indisturbato verso quella vittoria che poteva e doveva essere sua.

Fin dal  venerdì la Ferrari ha ritrovato quel mezzo secondo di vantaggio che aveva dimostrato di avere nei test di Barcellona. Dominio totale in FP1, FP2, FP3, Q1, Q2 e Q3. Ci dicono che non accadesse dal 2002. Le Mercedes ad inseguire. E Leclerc a rifilare 3 decimi al compagno tetra-campione del mondo.

La doppietta è praticamente certa, ma alla partenza Charles fa pattinare troppo le gomme, Vettel lo supera e va via, mentre il monegasco si trova a lottare con il coltello fra i denti contro le due Mercedes. Il monegasco non perde la lucidità e gli bastano 5 giri per ristabilire le gerarchie, terminando la rimonta con un sorpasso sul compagno di squadra, che non oppone troppa resistenza. Gli avversari lo rivedranno solo quando il recupero d’energia lo abbandonerà.

Dietro ai primi 4, Sainz con la McLaren-Renault vuole smentire Marko e svernicia Verstappen, ma quest’ultimo ovviamente non gli rende la vita facile e rimedia la rottura dell’ala, vanificando una possibile ottima prestazione.

E proprio Verstappen apre il giro dei pit-stop dopo una decina di giri, seguito a ruota da Bottas, che subisce l’undercut ma poi si riprende la posizione. Stesso destino per Vettel, che perde la posizione su Hamilton, ma Lewis ha montato la gomma soft, e dovrà quindi fermarsi un’altra volta. Ancora peggio, si trova da subito in grossa difficoltà con le gomme posteriori, e Sebastian riesce a superarlo senza grandi difficoltà.

A questo punto il dubbio è se anche le due Ferrari, e Bottas, che sono su gomme medie, si fermeranno una seconda volta. La risposta arriva quando Hamilton si ferma per il suo cambio obbligato. La Ferrari teme l’undercut e fa fermare Vettel, il quale riesce a mantenere la posizione, e subito dopo anche Leclerc, che ha però un vantaggio piuttosto ampio.

Con la gomma gialla Hamilton ritrova competitività, e tenta una prima volta, senza successo, di attaccare Vettel. La manovra gli riesce al giro successivo, e a quel punto il tedesco perde la testa e si gira appena subito il sorpasso. E, per non farsi mancare nulla, nel rettilineo successivo le vibrazioni causate dallo spiattellamento delle gomme fanno collassare la sua ala anteriore. Fortunatamente per lui, riuscirà a rientrare ai box per le riparazioni e terminerà al quinto posto.

Poco dopo, i fantasmi dell’affidabilità evocati da Binotto alla conclusione dei test si manifestano in tutta la loro gravità: il recupero d’energia termica della Ferrari di Leclerc si rompe, e inizia così a perdere 4 secondi al giro, il che significa, con 10 giri da percorrere, rimetterci sicuramente la posizione nei confronti delle due Mercedes. Riuscirà a salvare il terzo posto solo grazie ad una Safety Car uscita a due giri dalla fine per il contemporaneo ritiro delle Renault.

E così una doppietta annunciata della Ferrari finisce con una doppietta Mercedes, con Hamilton a ristabilire le gerarchie sovvertite a Melbourne staccando un Bottas praticamente inesistente. Terzo, come detto, un delusissimo Leclerc, quarto Verstappen attento più che altro a portare a casa l’auto, quinto Vettel e sesto un incredibile Lando Norris, che sembra veramente destinato ad un futuro luminoso. Settimo un pilota che ha 20 anni esatti più di lui ma che è ancora in grado di suonarla ai giovani, Kimi Raikkonen. Ottavo Gasly, che dovrà sicuramente dare qualche spiegazione a Marko, nono Albon, un altro debuttante autore di una notevole prestazione, e decimo l’onnipresente (in zona punti) Perez.

Fuori dai punti, di poco, Giovinazzi, mai in grado di impensierire l’anziano compagno di squadra.

Del disastro Renault abbiamo detto (per intenderci, su 4 macchine motorizzate francesi ne ha finito solo una, mentre le Honda hanno finito tutte e 4, e 3 nei punti) , poca gloria anche per la Haas, con Grosjean ritirato e Magnussen sparito progressivamente dalle zone alte della classifica dopo una buona qualifica.

In un’altra categoria le due Williams, che hanno almeno finito la gara macinando km senza rompere nulla.

Ora si va in Cina, con una Mercedes forte di due doppiette e di un’affidabilità granitica e una Ferrari consapevole di avere la prestazione ma non l’affidabilità stessa. Quello che era un dubbio dopo l’Australia, seccamente smentito dalla Ferrari, è diventato realtà e rischia di trasformarsi in una pesante spada di Damocle per l’intera stagione. Dicono che sia meglio avere una macchina veloce che una macchina affidabilissima ma lenta. Chiedere ad Alonso. Ma quando l’avversario non sbaglia un colpo da ormai sei stagioni, il risultato finale non cambia molto, se la soluzione non è rapida.

P.S.
Una frase pronunciata da Leclerc nell’intervista dopo la gara è risuonata per lo meno strana: “probabilmente avremmo avuto problemi di carburante”. Volendo pensare male, si potrebbe dire che la Ferrari abbia fatto tirare al massimo Leclerc un po’ per dimostrare che la macchina c’è, un po’ per vedere fin dove poteva arrivare con la prestazione, a costo di rischiare problemi di affidabilità e/o di consumo. E questo spiegherebbe anche la prestazione molto superiore del monegasco rispetto al compagno di squadra. Se fosse così, non sarebbe stato del tutto sbagliato. Ma questa è solo un’ipotesi di chi scrive.

Foto dal profilo Twitter @ScuderiaFerrari

Bottas domina a Melbourne, Ferrari bocciata

Sorprese e conferme. Questo è ciò che ci si aspetta dalla prima gara della stagione, in particolare da quando i test sono stati limitati in modo assurdo.
E, dopo la prima gara, a caldo, di sorprese e di conferme ne possiamo contare parecchie. Non tutte positive. Specialmente per la Ferrari.

Per la quale, Ferrari, segnali inquietanti erano già arrivati venerdì e sabato, con una Mercedes stranamente (per loro) in palla mentre loro erano, altrettanto stranamente, in difficoltà, con piloti ed ingegneri apparentemente incapaci di trovare una motivazione valida al fatto che dal mezzo secondo di vantaggio ipotizzabile dopo i test di Barcellona, ci si è ritrovati a fine qualifica con 0.7 sec. di svantaggio.

Sesta pole di fila per Hamilton, ma la prima posizione in Australia per Lewis non è sempre buon segno, e infatti alla partenza il suo compagno scatta come un razzo mentre lui fa pattinare le gomme, insediandosi in una seconda posizione che manterrà fino alla fine, e non sarà solo una questione di start sbagliato.

Subito dietro, l’avvio lento di Hamilton, e di conseguenza di Vettel dietro di lui, favorisce Leclerc, il quale si ritrova a fare curva 2 completamente sul cordolo per evitare di urtarsi con il compagno di squadra che aveva nel frattempo affiancato, perdendo così la quarta posizione a favore di Verstappen.

Nel frattempo, Ricciardo rovina la sua prima gara in Renault distruggendo l’ala anteriore con un passaggio sull’erba (si ritirerà poco dopo).

I prime 5 si distanziano rapidamente dagli altri e fra di loro, facendoci capire che non assisteremo ad una gara molto divertente. In più, all’ottavo giro Leclerc commette un errore alla prima curva perdendo diversi secondi da Verstappen e condannandosi ad una gara praticamente in solitaria.

Il suo compagno di squadra non sembra avere un buon passo, così la Ferrari gioca con la strategia facendo rientrare Vettel dieci giri prima di quanto consigliato dalla Pirelli, per montare le gomme a mescola media. La Mercedes non si fida, e, in deroga alla regola che vuole che il pilota in testa entri per primo, protegge Lewis dal possibile (ancorchè improbabile) undercut facendolo rientrare il giro successivo, nella manifesta perplessità del pilota, espressa successivamente in un team radio.

Questa scelta condannerà di fatto Hamilton al secondo posto, perchè Bottas con gomme soft continuerà a girare con tempi migliori del compagno per diversi giri, aumentando il vantaggio. Il suo pit-stop, come quello di Verstappen, arriverà a metà gara, e se per il finlandese questo non cambierà molto le cose, all’olandese consentirà di raggiungere Vettel e di superarlo pochi giri dopo il suo rientro in pista, portando la Honda al suo primo podio da quando, 4 anni fa, è ritornata in Formula 1.

Max proverà anche, negli ultimi giri, ad attaccare Hamilton, senza però arrivare mai ad impensierirlo. Dietro di loro, Vettel esprime la sua frustrazione con un laconico team radio in cui chiede ad Adami “perchè vado così piano”, ricevendo un altrettanto laconico “non lo sappiamo”. Negli ultimi giri Leclerc lo raggiunge ma il team preferisce congelare le posizioni.

L’ordine d’arrivo vede quindi l’ormai ex-maggiordomo Bottas nettamente davanti ad Hamilton, con anche il punto del giro più veloce al suo attivo, Verstappen terzo molto vicino a Lewis e le due Ferrari vicine fra loro ma ad oltre 50 secondi. Un distacco impensabile alla vigilia.

Dietro di loro Magnussen con la Haas chiude in sesta posizione, confermando che la squadra americana resta saldamente la quarta forza del mondiale, e, forse, si è un po’ avvicinata ai primi. Lo segue un trenino di 5 macchine formato da Hulkenberg, Raikkonen, Stroll, Kvyat e Gasly, quest’ultimo primo di chi non prende punti pagando un errore strategico in qualifica.

Pessima gara per tutti i debuttanti o quasi debuttanti, con il solo Norris appena decente che, dopo un’ottima qualifica, riesce a chiudere al dodicesimo posto, mentre il suo compagno Sainz paga l’inaffidabilità del motore Renault ritirandosi fra fumo e fiamme. Non classificabili Albon e Giovinazzi, soprattutto se si confronta la loro gara con quella dei compagni arrivati e punti. Delle due Williams fa quasi male parlare, tanto grande è la situazione di difficoltà in cui si trovano. Peccato perchè il rientro di Kubica è una cosa talmente grande, dal punto di vista umano e sportivo, che avrebbe meritato di essere coronato da una prestazione almeno discreta, ma siamo ben lontani da questo.

Ora si va in Bahrain. Pista completamente diversa, si dice. Per la Ferrari c’è tanto su cui riflettere, probabilmente molto di più di quello che si aspettavano. Se è vera la teoria del motore depotenziato per problemi di affidabilità (e tutto farebbe pensare a questo, a partire dal fatto che si è sentito parlare di problemi di gomme, ma a fronte di un bilanciamento che veniva definito buono, il che è un po’ strano), recuperare potrebbe essere molto complicato. Il come sapranno reagire dimostrerà, più della prestazione stessa, quanta possibilità hanno di lottare per questo mondiale 2019 impedendo alla Mercedes di battere il loro stesso record di 5 mondiali di fila, nel glorioso periodo 2000-2004. Che è quello a cui i tedeschi puntano.

P.S.
Le modifiche regolamentari all’aerodinamica, volte a favorire una competizione con macchine più vicine, ha avuto l’effetto di creare tanti trenini, ma di sorpassi se ne sono visti molto pochi, perchè il vero problema sono gli spazi di frenata ridottissimi, che permettono attacchi solo quando c’è grande differenza di prestazione. Quest’anno però la Pirelli ha finalmente portato gomme molto più stabili, e queste differenze non ci sono più. Capita così che un Giovinazzi con gomme vecchissime (e macchina danneggiata) si tenga dietro per molti giri 3-4 avversari dotati di pneumatici nuovi. Probabilmente Melbourne non è il circuito giusto per giudicare questa soluzione, anche in questo caso già dal Bahrain capiremo se quest’anno assisteremo o meno a gare più combattute. Almeno per le posizioni di rincalzo.

P.S. 2
C’è un inquietante parallelismo fra i 5 anni di Alonso in Ferrari e i 4 e un po’ di Vettel. Entrambi arrivati come i salvatori della patria dopo una pessima stagione. Entrambi vincenti quasi subito, a confermare questo status. Entrambi, all’inizio, grandi uomini squadra. Entrambi, al quarto anno, dopo due mondiali persi per poco (o quasi) iniziano a dare segni di cedimento lasciandosi andare a strane dichiarazioni, anche per radio. Entrambi all’inizio della quinta stagione si sono trovati con un’auto ben lontana dai primi. E’ sperabile che quello di oggi sia stato solo un episodio, come vanno tutti ripetendo, altrimenti, a parere di chi scrive, l’esito dell’avventura Ferrari di Seb sarà lo stesso di quello di Nando. Meglio dirlo subito, a scanso di equivoci.

 

* Immagine dal profilo twitter @ValtteriBottas

Hamilton fa 11, il mondiale 2018 va in archivio

L’ultima gara di una stagione molto lunga. Troppo lunga. E, nell’ultima parte, rovinata dalle continue polemiche regolamentari (batteria sì, batteria no, fori sì, fori no). Laddove, dopo Spa, ci si sarebbe aspettati un duello entusiasmante fra Vettel e Hamilton. Così non è stato, per motivi che sono stati ampiamente discussi e sui quali diretti interessati e tifosi hanno opinioni diverse.

Qualifica poco emozionante, col dominio della Mercedes dai cerchi forati, le due Ferrari in seconda fila e le due Red Bull in terza.

E anche il via non regala emozioni, almeno nelle prime posizioni, bensì un grosso spavento per Hulkenberg che finisce sulle barriere a testa in giù dopo avere chiuso un po’ troppo ottimisticamente una curva a destra avendo Grosjean all’interno.

Dietro Verstappen perde diverse posizioni a causa di un sensore difettoso che aveva portato il motore in modalità safe. Leclerc invece diverse posizioni le guadagna e si issa in quinta posizione, resistendo agli attacchi di Ricciardo.

Subito dopo il rientro della Safety Car, uscita dopo l’incidente di Nico, Max ingaggia una bella lotta con Ocon, questa volta per una posizione. La sua Red Bull vola nelle curve, ma è tremendamente lenta nei rettilinei, e non può resistere alla grande velocità della Force India. All’olandese servono alcuni giri per avere la meglio sul francese, questa volta molto corretto e, apparentemente, molto attento a non prendersi un’altra volta con l’antico rivale.

Al giro 10 la lunga carriera di Raikkonen in Ferrari finisce con poca gloria quando la sua Ferrari si spegne improvvisamente sul rettilineo di partenza. Dopo qualche inutile tentativo per rimetterla in moto, Kimi si deve arrendere. Hamilton e Leclerc approfittano della virtual safety car per cambiare le gomme e montare la mescola più dura fra quelle disponibili. Lewis si ritrova assieme a Verstappen col quale ingaggia un bel duello. L’olandese ha però la meglio e riesce a mettere rapidamente 2 secondi fra lui e l’inglese. Il quale, evidentemente, deve pensare a salvaguardare le sue coperture, dovendo arrivare fino in fondo.

Bottas conduce senza grandi problemi davanti a Vettel sempre a distanza di sicurezza e a Ricciardo che riduce progressivamente il distacco girando mezzo secondo più veloce. Ma ancora più velocemente si avvicina a lui il suo compagno di squadra, che si piazza ad 1 secondo senza però provare l’attacco.

Al giro 16 Vettel cerca l’undercut rientrando ai box per un pit-stop che però si rivela piuttosto lungo, e così Bottas può coprire agevolmente la strategia rientrando al giro successivo e uscendo comodamente davanti al tedesco.

Al giro 18 anche Verstappen si ferma ai box, lasciando quindi Ricciardo da solo in testa alla gara, seguito da Hamilton a 5 secondi. Qualche giro dopo inizia addirittura a piovere, ma con le temperature del deserto la pista non si bagna neanche, e non c’è alcun effetto sui tempi sul giro.

A metà gara Ricciardo è l’unico dei primi a non avere ancora cambiato le gomme, e i suoi tempi iniziano ad alzarsi, con Hamilton che gli guadagna 4 secondi in 3 giri arrivandogli a meno di 3. Ma è solo un’illusione, perchè l’australiano torna a girare sui tempi dell’inglese, mantenendo il distacco costante. A questo punto la gara di Daniel è però compromessa, perchè l’inevitabile pit-stop lo farà precipitare in quinta posizione ad almeno 5 secondi dalla quarta.

E il pit-stop arriva a 20 giri dalla fine, e l’australiano inizia una furiosa rincorsa che dovrà però compiere con la mescola più dura a disposizione. Nonostante questo, i suoi tempi nei primi giri a gomma nuova sono di 3 secondi più veloci rispetto a quelli che ha davanti, che raggiunge in così in poche tornate.

Nel frattempo Bottas si trova improvvisamente in difficoltà e viene superato in tromba da Vettel. Verstappen gli si accoda ma riesce a superarlo di forza solo dopo qualche giro, rifilandogli anche una ruotata. A Ricciardo servono invece poche curve per passare davanti al finlandese, che vede così materializzarsi la possibilità di un 2018 a zero vittorie, destinato a restare una macchia nella sua carriera.

Gli ultimi giri sono all’insegna della noia, con Vettel che prova timidamente ad avvicinarsi ad Hamilton, non andando però mai sotto i 4 secondi, e le due Red Bull che non ingaggiano alcun duello e nemmeno riescono a raggiungere il ferrarista.

Finisce così con Hamilton, Vettel e Verstappen sul podio, Ricciardo che saluta la Red Bull con un quarto posto, frutto della strategia che la squadra gli ha affibbiato, e Bottas. A debita distanza Sainz che a sua volta saluta la Renault guadagnando la posizione di “migliore degli altri”. Poi Leclerc, destinato a ben altre posizioni l’anno prossimo, Perez, Grosjean e Magnussen.

Alonso chiude la carriera in Formula 1 con un undicesimo posto e 5 secondi di penalità. Ma l’immagine di Seb e Lewis che lo accompagnano nel giro d’onore e fanno i tondi assieme a lui sul traguardo resterà come una delle più belle di questa stagione, che, come detto all’inizio, ha regalato tanti bei momenti ma ha anche, per certi versi, mostrato i limiti di una Formula 1 dai toni spesso esasperati ed esagerati.

Undicesima vittoria su 21 gare per Hamilton. Il mondiale 2018 resterà negli archivi come il migliore di Lewis, quello in cui, fuori da ogni dubbio, il merito è stato più suo che della macchina o di qualche episodio fortunato (o sfortunato per gli avversari). E la dimostrazione è data non solo dalle vittorie ottenute nei momenti di maggiore difficoltà, ma anche dal fatto che il compagno di squadra, come detto, ha finito con zero primi posti. E, a ragion veduta, il ruolo di maggiordomo che gli hanno affibbiato, benchè poco giustificabile da un punto di vista sportivo, è stato più che meritato.

Raikkonen finisce ottimo terzo nel mondiale e sarà costretto suo malgrado a presenziare alla premiazione FIA.

E’ stato il gran premio dei tanti addii: Ricciardo alla Red Bull, Leclerc alla Sauber, Raikkonen alla Ferrari, Sainz alla Renault, Sirotkin, Ocon e Vandoorne alla Formula 1 (e in pochi li rimpiangeranno). Ma soprattutto Alonso: a parere di chi scrive, peraltro, il suo non è un addio ma un arrivederci, quindi non vale la pena di parlarne oltre.

Appuntamento al 2019.

P.S. immaginiamo per un momento che Vettel e Hamilton fossero arrivati a giocarsi il titolo ad Abu Dhabi. Con una macchina ritirata e un pit-stop sbagliato, la Ferrari l’avrebbe comunque perso. Tanto si  è parlato delle responsabilità del pilota, il quale in questi giorni non ha perso occasione per ribadire di “non avere avuto una macchina dominante” (dando implicitamente ragione a quelli che sostengono che lui abbia proprio bisogno di questo, per vincere il titolo, come fu ai tempi della Red Bull). In realtà se è vero che Hamilton si è dimostrato nettamente superiore a Vettel, è vero anche che la Mercedes, come squadra, si è dimostrata superiore alla Ferrari. E, probabilmente, ha ragione Bernie Ecclestone quando afferma che con Marchionne ancora presente ai box le cose sarebbero andate in maniera un po’ diversa.

P.S 2: l’immagine di un motore Honda fumante davanti alle due Red Bull porta a chiedersi dove trovi Marko tutto l’ottimismo che va spargendo in merito ai presunti progressi dei giapponesi. Il più grosso interrogativo che ci porteremo a Melbourne nel 2019 sarà legato alla competitività del binomio austriaco-nipponico, e alle conseguenti speranze di vedere Verstappen come serio candidato al titolo.

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: INTERLAGOS

Le viscere. Il cuore. La rabbia. Che ti pompa dentro adrenalina che pompa altra rabbia; tanto che vorresti spaccare il cielo a pugni mentre la tua ragione è persa chissà dove. La benzina dei piloti è il rischio: danzare con la morte accanto. Una droga potente come poche. Portare al limite un mezzo meccanico come nessuno ha mai fatto prima. Poi arriva il coglione di turno. Tutti ne abbiamo incrociato qualcuno nella vita. Lo Schlesser che regala una doppietta insperata in casa, alla Rossa, catapultando fuori pista Senna involato ad una comoda vittoria. Coulthard, mediocre pilota (e forse migliore cronista) che si fa centrare da Michael a Spa (nessun ferrarista e nessun vero sportivo glielo perdonerà mai, e lui lo sa),  e il pilota della Ferrari con gli occhi iniettati di sangue trattenuto a stento dal Team mentre minaccioso va verso lo scozzese nei box. E Piquet che prende a pugni Salazar, nel 1982, anche lui sbattuto fuori così, mentre tutto era tranquillo ed apparentemente nulla poteva andare storto. Non so cosa sia passato per la testa ad Ocon, ma comprendo perfettamente la reazione di Max nel dopo gara. Verace, eccessiva, razionalmente da condannare ma terribilmente umana. Perché non siamo fatti solo di neuroni, ma anche di sangue e budella. Qualcuno direbbe (e anche io in parte concordo) che ogni tanto il fato porta, con gli interessi, il conto. E prima o poi a Max qualcosa indietro

doveva tornare. Vero. Ma nulla toglie ad una manovra, di un doppiato, sconsiderata come poche nella storia recente, compiuta del “terzo pilota” Mercedes. Ocon, per chi non se lo ricordasse, è quello che a Monaco disse, apertis verbis, che il suo capo era Toto Wolff. Con il piccolo particolare che lui, il ragazzo che tutto farebbe pur di avere quel benedetto posto in Mercedes (nel 2020 pare glielo abbiano promesso), guida per un’altra scuderia. La Mercedes è riuscita in due capolavori. Avere il più incredibile e straordinario cavalier servente della storia della Formula Uno: Bottas, soprannominato tappo di cemento armato. E nell’avere un terzo pilota a disposizione, tale Oco(gli)on. Se ne dice(va) un gran bene. Io ho sempre in mente quelle sue parole da Monaco, appunto. Uno schiaffo in faccia allo Sport. Il resto, l’eventuale talento, non mi interessa. In quella testa c’è un tarlo: l’essere più realista del re. Un utile idiota di cui francamente la Formula Uno può fare tranquillamente a meno…

Max Verstappen. Voto: 10. E’ lui il vincitore morale di questo Gran Premio. Inutile girarci attorno. Non conta nulla essere vincitori morali, ovvio, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Ed a Max quel che è di Max.

 Max Verstappen e il karma. Voto: ogni tanto il conto arriva. Di solito quando meno te lo aspetti.

 Oco(gli)on. Voto. Anzi no: auspicio. Che resti senza sedile anche nel 2020. D’altronde, pensateci, quale Team vorrebbe in squadra uno che è dipendente di un’altra squadra? Una quinta colonna quiescente pronta a eseguire i desiderata degli altri? Mi sarebbe piaciuto che un giornalista facesse questa domanda ad Ocon: Ti saresti sdoppiato da Hamilton?

Hamilton. Voto: 5. Ormai l’ego di Lewis è catapultato verso l’infinito e oltre. Non c’è  nulla di male a trovarsi nel posto giusto al momento giusto. E la fortuna aiuta gli audaci. Però: se ci metti una sicura penalizzazione (che non sappiamo ancora perché non sia stata data nelle Q2) e il terzo pilota AMG che ti serve su un piatto d’argento la vittoria…ecco, non dico che non dovresti festeggiare ma, certo, il modo dice tanto di te. Campione

Lewis, straordinario campione. Ma umanamente…stendiamo un velo pietoso. Occhio fresco pentacampione, che più si va in alto e più la caduta rischia di essere rovinosa…

Vettel. Voto: 5. Semplicemente, complice un problema elettronico che ne ha castrato la vettura, non c’era. Ha corso di riserva limitando i danni. Era come vedere, plasticamente, un Team che, a dispetto delle solite parole belligeranti, ha perso ogni stimolo ed aspetta la fine della stagione come una liberazione.

Raikkonen. Voto: 8. Non credo si potesse pretendere di più da Ice Man in questo Gran Premio. Resta la domanda se la sua fosse o meno la Rossa più performante.

Bottas. Voto: Il più grande gregario della storia della Fortuna Uno. L’ho già detto. lo ripeto.

Muretto Ferrari. Voto: sono tornati i soliti…quando la Ferrari ha scelto le gomme gialle per la partenza, in Q2, ho pensato…sono gli unici che lo hanno fatto…o sono “geni” oppure “sgeni” (copyright by Alonso, come ricorderete). Poi in gara, quello che non è parso un reale vantaggio è stato vanificato dalla scelta di gomme ancora più conservative. Qualcuno mi saprebbe spiegare se sono io che non ci capisco niente? Mi aiuta PG: «In @ScuderiaFerrari oggi eroici: partono con Soft per avere vantaggio nella lunghezza del primo stint con seconda parte di gara su mescola più morbida ed invece accorciano inutilmente il primo stint montando pure la Medium. Vergognosi».

 Muretto Red Bull. Voto: 10 e lode. Ecco, forse in Ferrari dovrebbero chiedere qualche consiglio ad Horner & co. Anzi…prendiamoci direttamente Horner (e magari quel mezzo pirata di Marko).

Pirelli. Voto: 4. Ogni volta che Pirelli dice che quella strategia sarà la migliore, viene quasi regolarmente smentita dall’andamento della gara. Ti viene il dubbio che ad una gara dalla fine del Mondiale…non abbiano ancora capito come funzionano gli pneumatici che loro hanno costruito…

Commissari di pista. Voto: Una triste commedia che ha stufato. Condivido totalmente il pensiero di Alberto Sabbatini: “In pratica per la Fia è più grave che Vettel abbia messo a rischio l’incolumità dei commissari quasi da fermo ai box che Hamilton l’incolumità di Sirotkin in pista a 200 km orari!”

FIA. Voto: non so più cosa dire. Quando una bilancia (forse rotta) vale più di una vita (rischiata), c’è molto che non va. Ok, i tifosi Ferrari rosicano amarissimo, e lo fanno da 11 anni ormai. Quindi il mio giudizio può essere in parte obnubilato da un dominio asfissiante, mortifero e quasi inscalfibile. Tuttavia: regole assurde. Commissari impreparati. Nessuna uniformità di giudizio. Pesante anglocentrismo (la FIA di francese ha solo il presidente, Mercedes di tedesco il nome e i soldi) e ipertutela per Lewis (che non ne ha bisogno). E’ ormai solare che se possono bastonano Vettel (e la Ferrari). Mentre mi chiedo cosa dovrà mai fare Hamilton per essere in qualche modo sanzionato. La FIA sta avvelenando essa stessa la sua creatura dalle galline d’ora (per ora) e sta dando la stura ad ogni complottismo. Se gli appassionati di F1 dovessero arrivare alla certezza (perché il sospetto è forte) che questo Sport sia tutto una finzione, una formula wrestling con cicli predeterminati in cui a turno qualcuno vince per un lustro, le ore di questa pantomima sarebbero contate…

 

Mariano Froldi, Direttore Responsabile di FUnoAT