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F1 2020-LA STAGIONE “SPUNTATA”

Mancano 18 giorni all’accensione dei motori al Red Bull Ring, più o meno 432 ore  ed il clima di incertezza sul numero di gare che si disputeranno è ancora altissimo. Non che una volta ufficializzati altri appuntamenti non si corra il rischio di vederli annullati.  Cause sanitarie piuttosto che ragion di stato o considerazioni politiche/economiche penderanno ancora per molto tempo sulle nostre teste. E’ vero, è un anno eccezionale ma in tutta questa “precarietà” necessita fare qualche considerazione anche sul punteggio gara.

Senza entrare del merito dell’adeguatezza dello stesso in una stagione normale di 20 gare (o dei gusti dei tifosi), di fronte ad un campionato ampiamente ridimensionato il sistema attuale rischia di falsare il risultato finale.

Mi spiego meglio…. Nella F1 dei tempi andati il pilota teneva una mano sui gemelli in rettilineo nella speranza che non si spaccasse nulla. Non è più così e le battute a vuoto di punti sono pochissime, quasi esclusivamente dovute ad errori dei piloti o a collisioni tra di loro perché le auto raramente ti lasciano a piedi viaggiando occhio e croce al 70% delle loro potenzialità in gara. Con un campionato di 10 corse come quello sinora annunciato, i conti si fanno in fretta: nessun passaggio a zero punti pena una rincorsa che diventa impossibile. Quindi, se l’auto non si rompe, il ritiro può avvenire per collisione in un sorpasso oppure per essere usciti nel tentativo di recuperare un gap. Conviene farlo? No perché il rischio aumenta in maniera sproporzionata, con il risultato che i piloti staranno accorti a tutto svantaggio dello spettacolo che è già quello che è.. E tutto ciò sin dalle primissime gare.

Facciamo un esempio limite che renda l’idea dell’inadeguatezza di questo sistema di punteggio con le 10 gare ad oggi “quasi” certe.

Siamo a Spielberg, terra di conquista di RBR e Max e ci sono ottime probabilità che le vinca entrambe.

Luigino, il rivale doverosamente più accreditato,  esce nella prima gara perché si tocca con un collega e ha un altro problema di qualsiasi tipo nella seconda gara che lo fanno ritrovare a zero punti la sera del secondo appuntamento austriaco.

Max 50 Luigino 0.

Restano 8 gare e Luigino le deve vincere tutte con Max che arriva sempre secondo: vincerne solo 7 gli farebbe recuperare “solo” 49 punti.  Ma potrebbe non essere sufficiente lo stesso se Max inanellasse una serie di GPV. E’ un estremizzazione, vero, ma neanche poi tanto visti gli umori della vigilia.  “Controllare” i GPV  da un punto a botta è semplice potendo “usare” il secondo pilota “al bisogno” pittandolo nel finale.

La speranza è che Fia e Liberty Media abbiano tenuto conto di questo aspetto, perché un Mondiale anomalo deve pur sempre essere un Mondiale serio anche se non lo facciamo correre in tre continenti, anche se lo dobbiamo “accorciare” causa forza maggiore.  Urge riparametrare il punteggio considerando il numero di appuntamenti certi, altrimenti questo dannato mondiale avrà ancora meno senso di quanto già ne abbia.

In tempi non sospetti mi pronunciai per una “Superseason 20/21”: si sarebbe potuta realizzare grazie al blocco degli sviluppi e all’utilizzo delle medesime monoposto la prossima stagione. Stiamo elemosinando gare oggi causa crisi sanitaria, niente di più facile elemosinarne nel 2021 causa crisi economica..

Wait and see (cit. KR7)

 

Salvatore Valerioti

 

Immagine in evidenza tratta da motorbox

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A Melbourne vince il virus. Formula 1 nel caos.

Stiamo vivendo un periodo storico, di quelli destinati ad avere qualche pagina nei libri di storia sui quali studieranno i nostri nipoti. Un periodo che, molto probabilmente, cambierà per sempre l’approccio alle emergenze, non solo delle singole nazioni, ma anche del mondo intero. Perché, come stiamo vedendo, le decisioni da prendere sono di quelle che fanno la differenza per la sicurezza delle persone. Non di poche decine, ma di centinaia di migliaia.

E, in questo senso, a Melbourne si è consumato uno psicodramma per la Formula 1, i protagonisti del quale sono stati la FIA, Liberty Media, i teams e gli organizzatori.

Questa è la cronaca di un GP destinato a lasciare il segno anche se non si è mai disputato.

Si arriva a Melbourne fra test brevi come mai in passato, e dall’esito poco chiaro, ma, soprattutto, in un mare di polemiche, con la Ferrari che pare essere stata graziata dalla FIA per le irregolarità della PU nella stagione scorsa, e 7 team a chiedere in maniera decisa spiegazioni.

Ad esse si aggiungono i dubbi per soluzioni tecniche Mercedes dalla regolarità più che dubbia, con il DAS considerato conforme mentre le prese d’aria posteriori, conformi lo scorso anno sulla W10, improvvisamente diventano irregolari sula W11 e pure sul clone rosa.

Si preannuncia un avvio di stagione strano, come lo fu nel 2009 quando si arrivò a Melbourne fra mille polemiche per i diffusori col buco, che poi si rivelarono decisivi per l’esito del mondiale.

Ma, rispetto alle stagioni scorse, c’è una importante differenza, che in pochi hanno notato: manca una persona che, nel bene e nel male, era sempre riuscita a tenere d’accordo tutti. Si tratta di Charlie Whiting, scomparso esattamente un anno fa. In effetti con lui alla guida nessun team era mai arrivato a protestare contro un altro, perché Charlie sapeva sempre mettere d’accordo tutti dietro le quinte, spesso anticipando i problemi, anziché affrontarli a posteriori. Come sapeva fare anche Ecclestone.

E come, invece, non sembrano essere in grado di fare gli attuali capi, benchè molto competenti e di grande esperienza.

Già la decisione di partire ugualmente per Melbourne, nonostante la situazione italiana fosse degenerata da due settimane (va ricordato che tre team e un importante fornitore hanno la sede nelle zone già identificate come rosse o molto vicine ad esse), è stata discutibile, ma si può anche pensare che a spingere per l’effettuazione del GP a tutti i costi siano stati gli organizzatori di Melbourne. Il ministro della salute australiano, non più tardi di una settimana fa, diceva che “tanto il virus sarebbe arrivato, meglio godersi lo sport”. E così decine di migliaia di persone hanno preso aerei e prenotato alberghi per presentarsi puntuali al circuito venerdì mattina.

Senonché, al giovedì, come volevasi dimostrare, sono spuntati i casi di possibile positività al virus. E, alla prima conferma, un meccanico inglese della McLaren, il team ha saggiamente abbandonato, e si è aperta la discussione sul proseguire o meno lo spettacolo.

E qui è iniziato un tira e molla fra team, organizzatori e Liberty Media che non è sbagliato definire indecente. Perché di fronte a queste cose, come hanno dimostrato le decisioni prese in tante nazioni, ma anche da altri sport dove di soldi in ballo ce n’erano molti, c’è solo una cosa fare: fermarsi. Poi alle conseguenze economiche ci si pensa dopo, ci saranno di sicuro e anche grandi, ma almeno si sarà sicuri di avere fatto tutto il possibile per non fare ammalare le persone, evitando un possibile, colossale, danno d’immagine, nonché cause legali che, quando sono coinvolte decine di migliaia di persone, possono diventare anche class action.

E, invece, ci sono state lunghe discussioni, culminate con l’ufficializzazione della cancellazione dell’evento avvenuta alle 8.57 di venerdì, 3 minuti prima che iniziassero le attività in pista, con il pubblico già arrivato al circuito.

Perchè? Semplice, con un team che aveva già abbandonato ufficialmente, si è fatto di tutto per andare avanti ugualmente. Pare che gli unici che volessero tornarsene a casa fossero Ferrari, Sauber, Renault e, ovviamente, McLaren. Gli altri team, e gli organizzatori, volevano proseguire a tutti i costi, magari a porte chiuse. E Liberty Media e la FIA non hanno imposto una loro decisione, ammesso l’avessero già presa.

E i piloti? Hamilton aveva già espresso la sua forte contrarietà non solo alla prosecuzione dell’evento, ma anche al fatto che si fosse tenuto regolarmente. Pare, inoltre, che Vettel e Raikkonen fossero già sulla via del ritorno giovedì notte, prima dell’annuncio ufficiale della cancellazione.

Ma perchè, di fronte ad un team che aveva già abbandonato, e alla possibilità di vedere contagiato il proprio personale, non hanno deciso tutti all’unanimità di andarsene? Probabilmente, per questioni contrattuali, era meglio che la cancellazione fosse sancita dagli organizzatori. E, forse,  Mercedes, Red Bull, ma anche Racing Point, erano così convinte di far bene che erano ansiose di correre. Fatto sta che, in una situazione di stallo, con 4 team a favore della cancellazione, 4 sfavorevoli e 2 astenuti, a portare il buon senso ci ha dovuto pensare il CEO di Mercedes, Ola Kallenius, il quale ha convinto Toto Wolff a lasciare perdere e a tornare a casa. Saggiamente, aggiungiamo, perchè di sicuro il costruttore tedesco non avrebbe fatto una grande figura di fronte ad un mondo sempre più spaventato dal virus.

E così, con l’annuncio della cancellazione dato da Mercedes in anticipo rispetto a quello ufficiale della FIA, facendoli passare per quelli che avevano risolto la situazione, nel paddock si è cominciato a smontare tutto. Poco dopo è arrivata la conferma dell’annullamento dei GP di Bahrain e Vietnam. E sembra quasi sicuro che pure Olanda, Spagna e Montecarlo salteranno.

La stagione potrebbe quindi iniziare solo in giugno a Baku, quando, si spera, l’emergenza mondiale sarà finita. 3 mesi nei quali la F1 dovrà riorganizzarsi, sistemando le proprie faccende interne e, anche, le situazioni contrattuali ed economiche, visto che il titolo in borsa ha quasi dimezzato il proprio valore.

I team potranno continuare a lavorare sulle auto, e quelli più in difficoltà, come la Ferrari, avranno tempo per risolvere un po’ di problemi, pur senza fare test. Ma, contemporaneamente, dovranno pensare alle auto del 2021, quando cambierà tutto.

Se cambierà tutto, perchè con una stagione di oltre 20 gare da cominciare in giugno, verrà sicuramente presa in considerazione l’idea di rinviare il cambio regolamentare al 2022. E non sarebbe, decisamente, una cattiva idea.

Un periodo storico, dicevamo all’inizio. E anche per la F1 sarà una stagione storica. Speriamo di potere, fra qualche mese, ritornare a pensare solo a come funziona il DAS, se è regolare o meno, se la Ferrari ha trovato il carico sull’anteriore, e, soprattutto, rivedere le 20 macchine allineate in attesa che le luci si spengano. Vorrà dire che questo maledetto virus se ne è andato, che è quello che tutti noi vogliamo in questo momento in cui abbiamo dovuto radicalmente cambiare, nel giro di poche settimane, le nostre abitudini.

* Immagine in evidenza da www.motorsport.it

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Hamilton archivia la stagione 2019 con un assolo

21 gare. L’ultima a ridosso di Natale. Per di più su un circuito che tradizionalmente riserva poche emozioni. Verrebbe da dire che finalmente è finita. Ma c’è chi, dopo una ventina di gare, un mondiale già vinto, l’ultimo di tanti, ha ancora fame, e trova motivazione nel non fare la pole da diverse gare. Lui che, di pole, ne ha più di ogni altro pilota nella storia. E così Lewis Hamilton, abituato a portarsi sempre a casa tutto ciò che vuole, il sabato ne aggiunge una in più, apparentemente senza tanto sforzo. Di fianco a lui, e subito dietro, ha il futuro, Verstappen e Leclerc. Il presente, Bottas, è relegato in fondo alla griglia per doppio cambio di motore. Il passato, Vettel, è in seconda fila di fianco al compagno di squadra.

Alla partenza i primi passano la prima curva nell’ordine in cui sono scattati dalla griglia. Ma Leclerc si fa subito aggressivo nei confronti di Verstappen, che pare un po’ in difficoltà, e lo supera di forza sul primo rettilineo disponibile. Subito dopo anche Vettel cerca di fare lo stesso ma non si difende abbastanza e Max lo supera nuovamente. Il tedesco non avrà altra occasione, perchè, causa problema tecnico ai sistemi FIA, non potrà usare il DRS e, anzi, perderà progressivamente terreno nei confronti dell’olandese.

Dopo 10 giri Hamilton guida con ben 5 secondi di vantaggio su Leclerc, che a sua volta ne ha 2 su Verstappen e 5 su Vettel.

Al giro 13 doppio pit stop Ferrari, per montare gomme dure. I due piloti erano partiti con mescole diverse, con Vettel unico dei primi ad usare la gomma soft, non traendone alcun vantaggio, peraltro. A peggiorare la situazione, un problema all’anteriore sinistra gli fa perdere qualche secondo di troppo ai box.

Le gomme medie di Hamilton e Verstappen non sembrano invece accusare cali di rendimento.

La mancanza del DRS crea parecchi problemi sia a Bottas, che si trova bloccato nella sua rimonta dall’ultima posizione, sia a Vettel e Albon dietro di lui. I 3 hanno davanti una Renault, che, a quanto pare, si trova a proprio agio nel ruolo del tappo qui ad Abu Dhabi.

Al giro 26 si ferma, finalmente, Verstappen, per montare gomma dura, rientrando a 4 secondi da Leclerc. Il giro dopo è il turno di Hamilton, il quale rientra con un vantaggio di 6 secondi sul monegasco. Max inizia però a lamentarsi di qualcosa che non funziona sulla sua macchina. Nonostante questo, il distacco dal ferrarista cala rapidamente, mentre quest’ultimo vede Lewis allontanarsi altrettanto rapidamente.

Al giro 30 il rimontante Bottas effettua il suo pit-stop rientrando subito dietro ad Albon in sesta posizione, ma con gomma molto più fresca rispetto a quella del thailandese e anche di Vettel che è subito davanti a lui. E, infatti, inizia a recuperare velocemente su entrambi.

Verstappen intanto aggancia Leclerc, e lo supera al primo tentativo. Charles tenta di restituire il favore alla fine del rettilineo successivo, ma senza successo.

Al giro 39 la Ferrari regala un altro doppio pit-stop, con entrambi i piloti che montano gomme medie. Leclerc rientra per pochissimo davanti ad Albon e Bottas, con quest’ultimo che diventa immediatamente il diretto rivale di Charles. Ma la gomma nuova consente al monegasco di mettere diversi secondi fra lui e il finlandese, autore comunque di una grande rimonta, pur supportata da un mezzo ben superiore alla concorrenza. Quei secondi saranno determinanti nell’ultimo giro, quando la seconda guida Mercedes arriverà in zona DRS, senza però riuscire a tentare un sorpasso.

E così si arriva alla fine di una gara poco spettacolare, con Hamilton e Mercedes dominatori a ben rappresentare quanto abbiamo visto durante la stagione, tranne che per un breve periodo. Verstappen secondo e Leclerc terzo completano un podio composto dai tre migliori piloti della stagione. Bottas, secondo in campionato, arriva alla fine nella posizione che gli compete per talento, la quarta. Dietro di lui Vettel, riuscito nel finale a superare Albon. I tre completano un ideale podio di seconde guide.

Vittoria della F1/2 per Perez, che ha passato in extremis il solito grande Norris. Al nono posto Kvyat e al decimo Sainz che ha tolto in extremis ad Hulkenberg la soddisfazione di chiudere la carriera arrivando a punti.

Poca soddisfazione per Renault e Alfa Romeo. La Haas chiude una stagione disastrosa nei bassifondi, così come la Williams, che, a differenza del team americano, da lì non si è mai mosso.

Alcune considerazioni velocissime per tracciare un primo, parziale, bilancio della stagione.

1) 2 vittorie, e potevano essere di più, terzo posto in campionato sfumato grazie anche alla collaborazione del compagno, 7 pole, più di ogni altro. Il tutto alla prima stagione in rosso. Non mi soffermerei sul fatto che sia meglio del compagno, basta già questo a dire che il futuro è radioso. Ferrari permettendo.
2) 1 sola vittoria, grazie alla magnanimità del suo box. Un’altra sfumata grazie alla intransigenza dei commissari per una penalizzazione discutibile. Una sequela di errori clamorosi non accettabile per un pilota Ferrari. E, soprattutto, la netta sensazione che il compagno sia più forte. La carriera di Seb sembra inesorabilmente rivolta verso la discesa.
3) Una vettura con pochi punti deboli, la W10. Un pilota che non sbaglia un colpo, e la presunta debolezza in qualifica è dovuta solamente alle caratteristiche dell’auto. La carriera di Lewis non è decisamente in discesa, e quello di quest’anno non è di sicuro l’ultimo mondiale che vince.
4) 3 vittorie di Max sono forse più di quanto ci potesse aspettare. Il motore Honda ha fatto un bel salto avanti e si è subito dimostrato meglio del Renault. Per l’anno prossimo nella contesa ci sarà anche Verstappen e, forse, potrebbe veramente essere lui il vero rivale della Mercedes.
5) Ad Abu Dhabi era presente l’intero CDA Mercedes. Nelle settimane scorse erano circolate voci di vendita del team e di dubbi sull’impegno del costruttore tedesco oltre il 2020. Niente di meglio di una vittoria in scioltezza per convincerli a rimanere, anche se sarà determinante ciò che riusciranno a spuntare a livello economico trattando con i padroni del vapore. In questo, almeno la Ferrari è stata più brava. Ma, dopo 6 stagioni consecutive di dominio praticamente incontrastato, e con la determinazione che hanno mostrato oggi sia il team che Hamilton, pare proprio che l’unico avversario in grado di fermarli sia fuori dalla pista, non dentro.

Come ha ricordato Hamilton, è stata una stagione caratterizzata da perdite dolorose. Charlie Whiting pochi giorni prima dell’apertura del campionato a Melbourne, Niki Lauda in maggio, Antoine Hubert a Spa. Ed è stata anche una stagione dove il risultato finale si poteva tranquillamente scrivere dopo la prima sessione di qualifica. Purtroppo, per la Ferrari, è finita esattamente come è iniziata. Anzi, peggio, visto che davanti c’è pure la Red Bull-Honda. Si prospettano mesi di duro lavoro per recuperare il divario che nelle ultime gare  è tornato importante, dopo che per diverse gare la SF90 si era (un po’ misteriosamente) trasformata in una macchina dominante. Come se a Maranello avessero programmato la stagione 2019 sulle gare di Spa e Monza. Magari è stato proprio così.

 

Immagine in evidenza dal profilo @MercedesAMGF1

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Doppietta Honda ad Interlagos, in Ferrari scoppia la guerra

“Questo succede quando si smette di barare”. Così si esprimeva il prode Max ad Austin, commentando il week-end anonimo della Ferrari.

E proprio Max, dopo alcune prestazioni non brillantissime, ad Interlagos piazza la sua Red Bull in pole position, mostrando una velocità in rettilineo a dir poco sospetta. Vettel lo bracca in seconda posizione, davanti ad Hamilton e Bottas mai in lotta per la prima posizione. Charles Leclerc segna il quarto tempo, ma dovrà partire 14° per via del cambio di motore

E, per una volta, alla partenza il fenomeno olandese riesce a mantenere la prima posizione, mai impensierito da Vettel il quale, anzi, si vede rubare la seconda posizione da Hamilton, molto bravo ad allungare la staccata alla prima curva sfilando all’esterno il tedesco.

I distacchi fra i primi aumentano rapidamente nei giri iniziali, mentre dietro Leclerc inizia una furiosa rimonta. Al settimo giro si trova già in settima posizione.

Al 21° giro Hamilton, impossibilitato ad avvicinarsi a Verstappen, tenta la carta dell’undercut, rimontando gomma soft. Max lo imita al giro successivo, ma si trova la Williams di Kubica che esce dal suo pit-stop e quasi lo manda a muro. Perde così la posizione sull’inglese, il quale supera di forza Leclerc, imitato subito dopo dall’olandese, che sul rettilineo di partenza si riprende poi di forza la posizione su Lewis.

Al 26° giro si ferma Vettel, autore fino a quel momento di una gara anonima in terza posizione. Al giro successivo si ferma anche Bottas, che monta la gomma più dura. In testa torna così Verstappen, seguito da Hamilton e da Leclerc che non ha ancora effettuato il suo pit-stop.

In questa fase la superiorità della Red Bull è marcata, in particolare sui rettilinei. Lewis si lamenta prima del motore, e poi delle gomme soft. Vettel, che ha montato le medie, viaggia ad un ritmo decisamente superiore, riprendendosi la terza posizione ai danni del compagno, che si ferma a 30° giro e monta la gomma più dura, come Bottas.

A metà gara, curiosamente nei primi 6 ci sono tutti e 3 i tipi di mescola. Verstappen ed Hamilton con gomma soft, Vettel e Albon con gomma media, Bottas e Leclerc con gomma dura.

Al 41° giro Bottas si ferma per la sua seconda sosta e monta gomma media. Al giro successivo si ferma anche Hamilton con uguale scelta. E dopo un ulteriore giro è la volta di Verstappen, che riesce a mantenere la posizione.

Bottas si ritrova dietro a Leclerc ma nonostante le gomme teoricamente molto superiori non riesce a superarlo, perchè Charles chiude gli spazi in modo magistrale. Ma al 52° giro la power unit abbandona il finlandese costringendolo al ritiro. La macchina è parcheggiata in zona sicura, ma per spostarla è necessaria la gru, ed esce la safety car. Verstappen decide di fermarsi per cambiare le gomme, ma Hamilton non lo imita, così come Vettel che si era fermato poco prima. Leclerc invece ne approfitta per montare gomma soft nuova.

Alla ripartenza, con dieci giri da compiere, accade di tutto. Hamilton quasi si ferma e compatta il gruppo, ma, prevedibilmente, non riesce a difendersi da Verstappen. Dietro di loro, Vettel dorme e si fa passare da un bravissimo Albon. Mentre Verstappen si allontana indisturbato, Seb riprova ad attaccare il thailandese, ma quest’ultimo si difende benissimo. Al giro successivo Leclerc rompe gli indugi e supera di forza il dormiente compagno di squadra, il quale non ci sta e, in un’assurda ripetizione della Turchia 2010, attacca il compagno e lo chiude leggermente in pieno rettilineo, quanto basta per rompendogli la sospensione e bucare la propria gomma posteriore sinistra. Ritiro per entrambi i ferraristi e nuova safety car.

Hamilton, con le gomme ormai finite, si ferma ai box, e rientra quarto dietro Gasly, incredibilmente terzo. Alla ripartenza passa subito il francese, e poi attacca assurdamente Albon mandandolo in testa coda e riperdendo la posizione. Ma Pierre si difende bene, e chiude secondo, nel posto che avrebbe dovuto essere di chi l’ha sostituito in Red Bull. Hamilton si piazza terzo ma su di lui incombe lo spettro della penalità. Quarto Sainz, rimontato dall’ultima posizione. L’improbabile classifica continua con Raikkonen e Giovinazzi, sempre consistenti per tutta la gara. Settimo Ricciardo, davanti a Norris, Perez e Kvyat, a completare la grande giornata per la Toro Rosso.

Nemmeno in una giornata anomala la Haas riesce ad approfittarne per andare a punti, mentre per la Williams sarebbe obiettivamente stato chiedere troppo, anche se Russel si è comunque piazzato dodicesimo, risultato decente per lo standard del team.

La classifica è comunque provvisoria sia per la penalizzazione possibile (e sacrosanta) ad Hamilton, sia perchè molte macchine sembra abbiano usato il DRS durante la bandiera gialla esposta in occasione del ritiro di Bottas.

Ora si va ad Abu Dhabi per la gara conclusiva di un mondiale dall’esito scontato. Si spera di rivedere una gara divertente come quella odierna, ma meglio non farsi illusioni.

P.S.1 Per la Ferrari quella di oggi è stata una gara disastrosa in tutti i sensi. La magia delle gare post-ferie è sparita, e ci si chiede a questo punto quanto effettivamente abbiano influito le direttive tecniche. Ma, quel che è peggio, è la guerra scoppiata fra i due piloti, favorita tecnicamente da una manovra pericolosa di Vettel, ma Leclerc di sicuro non ha fatto nulla per evitare l’esito nefasto. Bene ha fatto Binotto a non prendere posizione. Il tedesco deve comunque stare attento: Leclerc non è Webber, nemmeno nella considerazione degli uomini della scuderia, considerando anche che, purtroppo, il conteggio degli errori è a suo sfavore, mentre lo stipendio no. A rimetterci da questa guerra è stata (e, in prospettiva, sarà) soprattutto la Scuderia, che ora nel bilancio 2019 conterà probabilmente le stesse vittorie della Honda, che fino allo scorso anno faceva fatica a finire le gare. E un possibile appena accettabile terzo posto nella classifica piloti è stato probabilmente oggi compromesso.

P.S.2. Si potrebbe discutere a lungo sulla improvvisa resurrezione dei motori Honda dopo gare scialbe. Di sicuro per loro non arriveranno direttive tecniche.

P.S 3. oggi Toto Wolff non era presente. In settimana Mercedes aveva fatto sapere che taglierà 1 miliardo di euro di costi, e si vocifera che il team sia in vendita con Penske interessato all’acquisto. Si prospettano scenari interessanti per i prossimi anni.

P.S 4. fosse stato un altro pilota a fare ciò che ha fatto Hamilton su Albon, sul podio non ci sarebbe andato. Ma siamo in Brasile e Lewis è un 6 volte campione del mondo e aveva il casco dedicato a Senna, non si poteva non mandarlo a raccogliere l’ovazione della folla.

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MotoGP 2019- Ultimo Round Mondiale ValenciaGp

In un atmosfera di elettrizzante incertezza e di spasmodica attesa il Mondiale delle Moto si presenta sulla dirittura d’arrivo della pista di Valencia. Quattro piloti su quattro moto diverse a giocarsi la vittoria iridata con una combinazione di punteggio che permetterà di trionfare SOLO al vincitore della gara, quindi sarà un tutti contro tutti senza nessuna strategia…….
Ah, no!….ooppss mi sono sbagliato, perdonatemi..torno serio.
Ci accingiamo ad assistere all’ultimo weekend delle moto in un clima di ultimo giorno di scuola e con tutti i titoli già assegnati in ogni categoria. Questo metterà ogni pilota nelle condizioni di potersi concentrare su un fine settimana in cui tutti potranno orientarsi verso l’unico risultato interessante che è la vittoria della singola gara. Una sorta di Gran Premio extra campionato dove tutti hanno l’obbligo di dare il massimo possibile senza aver nulla da perdere, prerequisiti fondamentali per avere uno spettacolo interessante ma con gli spagnoli padroni di casa comunque a farla da padroni.

immagine tratta dal sito tribunnews.com

Nell’opinione di chi scrive Marquez, Vinales e Rins saranno i favoriti per la vittoria, tutti in condizioni di parità: le caratteristiche della pista non dovrebbero privilegiare nessuna delle tre marche sotto i glutei dei tre alfieri spagnoli.
Lo scorso anno la spuntò Dovizioso su Rins dopo l’interruzione della gara per il maltempo e le conseguenti cadute. Alla seconda gara di 14 giri non parteciparono nè Marquez né Vinales, ed il ducatista sfruttò l’opportunità nel migliore dei modi.
Nel weekend non è prevista pioggia quindi si presume che lo svolgimento della gara possa essere lineare senza variabili a modificare i valori in campo. Le premesse per poter assistere a tre quarti d’ora di divertimento puro ci sarebbero tutte sempre che Marquez sia d’accordo: se non dovesse esserlo assisteremo al solito dominio con buona pace degli spettatori. Con la pista che gira a sinistra Il “fattore Marc” è da tenere ben a mente seppur il catalano non vinca a Valencia dal 2014: è costantemente un brutto cliente per chiunque, a maggior ragione dopo un digiuno così lungo su una pista spagnola e pure libero da pensieri di Campionato.
Le Yamaha sono chiamate a confermare i buoni risultati globali degli ultimi tempi che la rendono al momento la moto più equilibrata del lotto. I tecnici hanno svolto un lavoro importante nel corso del 2019 considerando il punto di partenza di inizio anno. Sono riusciti a far lavorare meglio quell’elettronica che negli ultimi anni li ha fatti disperare e l’esperienza sarà utile anche nel prossimo futuro. Maverick è il favorito d’obbligo tra i piloti di Iwata sia perché si corre in casa sua ma anche perché reduce dalla convincente vittoria nell’ultimo round mondiale.
Il sempre gagliardo Quartararo avrà l’opportunità di poter far bene e magari vincere la prima gara in carriera. Sarà un compito comunque arduo nel feudo dei piloti spagnoli dove negli ultimi dieci anni solo Stoner (nel 2011 iridato) e Dovizioso (nel 2018 di cui sopra) sono riusciti ad interrompere il dominio iberico. Se a questo dato aggiungiamo che una Yamaha dei team satellite non ha mai vinto una gara di MotoGp ecco che un eventuale successo di Fabio avrebbe i contorni dell’impresa.
Osservato speciale anche Rins sempre veloce (seppur tra alti e qualche basso) in sella ad una Suzuki che su questa pista non pagherà oltremodo il deficit di motore che ancora la separa dai big. Alex ha sette punti in meno di Vinales in classifica generale e la conquista del terzo posto finale rappresenterebbe un ottimo risultato sia per lui che per il team Suzuki: dopo il mondiale 2000 di Roberts il miglior piazzamento fu proprio un quarto posto di Maverick nel 2016. In bocca al lupo al buon Rins.
Ducati. In una gara one –shot potrebbe ben figurare anche Dovizioso che qui ha faticato moltissimo nel 2017 quando si giocava il mondiale. Con un secondo posto nel mondiale ampiamente consolidato la stagione è andata in calando ed il binomio italiano non vince una gara dal Red Bull Ring di inizio agosto, ben tre mesi fa: sarebbe auspicabile un colpo di coda. Petrucci è chiamato ad una prova d’orgoglio dopo le ultime gare molto opache: se corresse nel team Red Bull di Formula 1 sarebbe già stato appiedato a stagione in corso nonostante la vittoria del Mugello.
Da Valentino e da Jorge si attendono segnali di risveglio: più facile il compito dell’italiano, mentre per lo spagnolo siamo alla Mission Impossible.
Per Ktm ed Aprilia valgono i discorsi di tutto il resto dell’anno, ovvero che urgono rivoluzioni più che evoluzioni per fare quello step necessario ad avvicinarsi ai primi ancora troppo distanti. La scelta fatta da Ktm sui piloti 2020 la dice però lunga in merito al cammino che si troveranno da fare prima di arrivare al top. Il solo Policio Espargarò può pensare di far bene in terra spagnola questo fine settimana, più per fattore campo che per altro…purtroppo.

Il weekend valenciano avrà un estensione la settimana successiva con i primi test collettivi in ottica 2020. Come di consueto le Case porteranno in pista i loro progetti per il prossimo anno seppur non in versione definitiva. Debutteranno le modifiche di telaio, motore ed aerodinamica per consentire ai piloti di saggiare le novità ed indirizzare lo sviluppo per i prossimi mesi prima dei test successivi.
Da martedì in avanti ci saranno giorni fondamentali per far chiarezza sul futuro di Jorge Lorenzo. Potremo capire se HRC ha prodotto una moto ed un motore che possano adattarsi meglio alle esigenze del maiorchino o se, in caso contrario, assisteremo all’unico colpo di scena di questa stagione.
Aspettative alte anche per quanto riguarda Aprilia. Massimo Rivola presente all’EICMA ha annunciato una rivoluzione del progetto RS-GP in tutte le sue parti: elettronica, telaio, e motore che avrà una V con diversa angolazione tra le due bancate. Purtroppo non lo vedremo a Valencia ma con ogni probabilità durante il prossimo test a Sepang in Febbraio. Ci auguriamo di rivedere tutte le domeniche gare come quella australiana, con Iannone bello tronfio sul manubrio di una moto in grado di tenerlo nelle zone alte della classifica laddove merita un nome come Aprilia e laddove il talento dell’italiano dovrebbe stare.

immagine tratta dal sito vastoweb.com

Le gare della Moto2 e della Moto3 sono anch’esse libere da vincoli di campionato quindi aperte ad ogni risultato anche più della classe regina. I due campioni del Mondo Marquez e Dalla Porta vorranno onorare il titolo, ed i loro colleghi potranno fargli sudare la vittoria di tappa lottando con il coltello tra i denti. Nessun pronostico è possibile, anche se il piacere di rivedere Lorenzo vittorioso ancora una volta sarebbe grande per tutti noi italiani. Lascerebbe la categoria da trionfatore totale di tutte le ultime gare e del Campionato più combattuto tra quelli del 2019…almeno fino a quando il toscano ha deciso che non aveva più voglia di giocare…

immagine tratta dal sito firenzesettegiorni.it

Buone gare a tutti i lettori, a tutti gli appassionati delle due ruote con la speranza che il 2020 possa essere una stagione più combattuta e, soprattutto, che possano trionfare i colori italiani.

Salvatore Valerioti

Immagine in evidenza tratta dal sito moto.it

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