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Ricciardo vince la processione per Santa Devota

Come è ben noto, ci sono eccezioni che confermano le regole. Nel caso di oggi la regola era “il Gran Premio di Montecarlo è una roulette”. E in data odierna c’è stata l’eccezione, perché abbiamo assistito ad una vera e propria processione. Tutti dietro ad un grandissimo Ricciardo il quale, nella solitudine del suo abitacolo, ha dato molto più spettacolo di quanto si sia visto da fuori.

Già dalle prove si era capito che su questa pista la RedBull volava, con Ricciardo costantemente il più veloce, e il compagno vicinissimo. Ma, soprattutto, i diretti avversari, e in particolare la Mercedes, erano in forte difficoltà con le mescole portate dalla Pirelli. Era lecito prevedere battaglia fra i due galletti nel pollaio anglo-austriaco, ma evidentemente Verstappen è più abituato alla realtà virtuale che a quella reale, dove se tocchi un rail qualcosa si rompe, e nel finale delle FP3 ci dona un replay dell’incidente del 2016, il che lo costringe a saltare le qualifiche, a partire dal fondo e a prendersi una ramanzina sia dal padre Jos che da nonno Helmut.

Il tutto con Ricciardo che domina le qualifiche stabilendo il record della pista con un incredibile 1’10″810, lasciando Vettel ed Hamilton a debita distanza.

Ma la grande incognita per la gara sono, come detto, le gomme. Interrogato in proposito, Hamilton dichiara di non avere la minima idea di cosa aspettarsi. E in effetti l’impressione è che nessuno, a parte forse Red Bull, abbia delle certezze sulla strategia, perchè le 3 mescole portate dalla Pirelli (le 3 più morbide) hanno dimostrato di essere tutt’altro che affidabili, con diffusi problemi di graining aggravati, oggi, dall’abbassamento delle temperature

Ricciardo, Vettel, Hamilton, Raikkonen, Bottas, Ocon si qualificano in quest’ordine, sfilano a Santa Devota in quest’ordine e arrivano in quest’ordine. In mezzo il nulla, o quasi. 78 giri giri di tempi altalenanti, un po’ piano, un po’ veloce, con le macchine in fila e a debita distanza. Prima parte di gara in 1’16”-1’15” alto, poi dopo il cambio gomme 1’18”, 1’19”, 1’20”. E Verstappen, in virtù di una macchina nettamente più forte, unico ad effettuare qualche sorpasso e qualche giro un po’ più veloce, ma solo in completa sicurezza, perchè un altro incidente sarebbe stato intollerabile.

Qualche considerazione di un certo rilievo la si può comunque fare. Cominciando proprio dal vincitore, il quale era evidentemente predestinato a salire sul gradino più alto del podio, ma non ha avuto vita facile a causa di un problema elettronico manifestatosi dopo i primi giri, e che lui, a detta della squadra, ha gestito in un modo che ha fatto ricordare Schumacher a Barcellona nel 1994, quando vinse facendo buona parte della gara con il cambio bloccato in quinta (oggi, va detto, Daniel di marce ne aveva 6). Ma più del trofeo del vincitore, e del proprio nome nell’albo d’oro del GP di Monaco, questa gara per Ricciardo significa chiudere definitivamente la bocca a tutti coloro che, anche nella sua squadra, lo ritengono inferiore (a prescindere) rispetto a Verstappen. Tutti i grandi campioni del passato hanno vinto a Montecarlo. Lui l’ha fatto, Max invece ha fatto esperienza con il rail 4 volte in 4 edizioni disputate. Chi vuol capire, capisca, gli altri continuino pure a sostenere che il giovanotto è più forte, ma sappiano che lo fanno a dispetto di ciò che hanno detto, fino ad ora, le classifiche mondiali. Forse in Red Bull se ne stanno rendendo conto, a giudicare dai festeggiamenti che gli hanno riservato prima del podio.

Seconda considerazione: la Ferrari anche oggi non ha portato a casa il risultato che era lecito aspettarsi. Lo scorso anno fu una doppietta, oggi un secondo e un quarto posto, soli 3 punti guadagnati su Hamilton che è diventato maestro nell’arte di limitare i danni.

Sorvoliamo sui finlandesi, e arriviamo ad ottimo Ocon, primo degli altri ma molto vicino a loro, e a Gasly, autore di una prestazione che potremmo definire favolosa, considerando che guida una Toro Rosso motorizzata Honda, e che era al suo primo GP di Monaco su una F1.

Le due Renault sono sempre una costante, ma più di così non fanno, di Verstappen abbiamo già anticipato, un nono posto partendo ventesimo a Montecarlo non è da buttare via, ma lui non doveva partire in fondo, ovviamente.

Gli altri non sopra citati hanno semplicemente provato ad arrivare in fondo o non ci sono arrivati. Come Alonso e Vandoorne con una McLaren non all’altezza. Come Magnussen e Grosjean, per i quali è lecito pensare che il team avesse dimenticato a casa il setup corretto della monoposto per Monaco. O come i due della Williams, inguardabili come la macchina che guidano, e assolutamente fuori posto in teatro prestigioso come quello monegasco.

Ora si va in Canada, circuito all’opposto di quello del principato, e ci si arriverà con 2 gare vinte a testa per i 3 piloti di punta dei 3 team più forti. Non male per il campionato, ed è sperabile che la particolare configurazione aerodinamica che sarà necessaria, con un carico molto più basso, consenta di vedere qualche sorpasso in più rispetto alla processione a Santa Devota che abbiamo visto oggi.

P.S. la Pirelli si vanta di portare gomme “imprevedibili” per aumentare lo spettacolo. Oggi le gomme erano effettivamente imprevedibili ma di spettacolo non se ne è visto. Anzi, abbiamo visto per quasi 2 ore macchine estremamente performanti, guidate dai migliori piloti al mondo, andare in giro come dei taxi. Se questo è soddisfacente per la Pirelli stessa, anche da un punto di vista del ritorno di immagine, meglio per loro.

 

 

 

Vettel fa il miracolo in Bahrain ed evita il disastro

La Formula 1 di oggi alterna gare noiose ad altre che permettono di raccontare contemporaneamente storie di grandi imprese e di altrettanto grandi disastri, avvenuti o solo sfiorati. Quella di oggi è una di queste.

Le due giornate di prove si erano messe benissimo per la Ferrari, con la prima fila conquistata e i contemporanei problemi di Hamilton e Verstappen, che, assieme alla consistenza mostrata nelle free practice, lasciavano pensare ad una gara in cui le rosse erano grandi favorite. E ieri già si sentiva parlare di possibili difficoltà in gara per la Mercedes, di gomme e di affidabilità. Ma, come abbiamo già visto in Australia, la domenica è un’altra storia, e infatti già al via qualcosa inizia a scricchiolare, con Bottas che supera Raikkonen e si mette alle spalle di Seb, rimanendogli a distanza costante. Nel frattempo si consuma il disastro Red Bull, con Verstappen urtato da Hamilton e costretto ad una sosta ai box, per poi fermarsi definitivamente in pista con un problema elettrico, e Ricciardo vittima, contemporaneamente, dello stesso tipo di guasto.

Al termine della VSC attivata per rimuovere l’auto di Daniel, Hamilton supera 3 auto contemporaneamente, in quello che rimarrà il sorpasso più bello della giornata, e si prende in pochi giri il quarto posto.

I primi procedono a distacchi invariati fino al primo pit-stop di Vettel, attivato da una “finta” della Mercedes che porta la Ferrari a difendersi da un possibile undercut di Bottas, facendo rientrare Seb per montare le gomme soft. A quel punto sembra chiaro che la sua tattica sarà su due soste, e qualche giro dopo Bottas cambia le gomme ma la squadra tedesca punta sulle medie, che tanto aveva usato nei test di Barcellona, andando quindi su una strategia ad una sosta. I due compagni di squadra replicano la stessa modalità, con Raikkonen sulle soft e Hamilton sulle medie.

A questo punto della gara la Mercedes sembra decisamente in vantaggio, con un passo molto costante e la prospettiva, per la Ferrari, di ritrovarsi terza e quarta dopo l’ulteriore pit-stop. Ed è in questo momento che avviene l’episodio che ci ricorda che “Motorsport is dangerous” non solo per i piloti, e che, forse ha cambiato le sorti della gara sia in negativo che in positivo per la Ferrari. Raikkonen rientra per la sua seconda sosta e monta le super-soft che lo porteranno fino alla fine, ma i meccanici non riescono a smontare la posteriore sinistra. Il sistema elettronico fa incredibilmente scattare il verde e Kimi riparte investendo un meccanico, dovendosi poi fermare qualche decina di metri più avanti. Con i soccorsi in atto, Vettel non si può fermare e probabilmente a quel punto viene deciso dal muretto Ferrari di provare ad arrivare in fondo, portando le gomme gialle ad una percorrenza totale che la Pirelli non aveva dichiarato possibile.

Gli ultimi 15 giri di gara vivono, per la Mercedes, nell’attesa che le gomme di Vettel abbiano un crollo, con Bottas che guadagna da mezzo secondo ad un secondo al giro, e a 2 giri dalla fine arriva in zona DRS. Ma Vettel fa il miracolo, e riesce a mantenere nelle coperture quel po’ di prestazione necessario ad evitare che il finlandese lo attacchi, e vince così il GP alla sua duecentesima partecipazione. Al terzo posto un Hamilton che ha pagato duramente la penalità presa per la sostituzione del cambio. E che probabilmente può considerare anche questa seconda gara come una vittoria sfumata, dopo quella di Melbourne.

E al quarto posto c’è la seconda bella storia di giornata: il quasi debuttante Gasly con una Toro Rosso mossa dal motore Honda, che mai in 3 anni con la McLaren era arrivato a questi livelli. Un risultato a dir poco incredibile, soprattutto dopo le grandi difficoltà avute a Melbourne.

Seguono un altrettanto bravo Magnussen, con la Haas che ha confermato le prestazioni viste in Australia, anche se a maggiore distanza dal vertice, poi Hulkenberg, Alonso, Vandoorne e la terza sorpresa di giornata, Ericsson con la Sauber-Alfa Romeo (questa volta la carità di patria la lasciamo da parte). Chiude la zona punti Ocon con una Force India in recupero.

Nei primi 10 ci sono 8 team. Mancano Red Bull e Williams. Della prima abbiamo già parlato,  per la Williams permane il buio più totale già visto in Australia. Se escludiamo i primi tre team, gli altri sembrano tutti piuttosto vicini, e per il team di Frank si prospetta una stagione molto molto difficile, dove marcare anche un solo punto sarà un’impresa.

La Ferrari non vinceva le prime 2 gare dal 2004. Se allora il dominio era chiaro, di pilota ma anche di macchina, quest’anno sembra il pilota l’elemento che fa la differenza. In condizioni “normali” (ammesso che esistano) Hamilton poteva vincerle facilmente entrambe, ma, come già detto due settimane fa, se qualcosa va storto Vettel è pronto ad approfittarne. L’errore al pit-stop della Ferrari deve però suonare come un grande campanello di allarme. Se fosse accaduto a Vettel ora staremmo parlando di un disastro, e comunque è stato perso almeno un terzo posto e messa a forte rischio anche la stessa vittoria di Seb (ammettendo che, come ho ipotizzato sopra, non sia stato proprio l’incidente a far tentare la carta vincente della sosta unica).

Fra una sola settimana si corre in Cina. Gli scorsi anni il circuito di Shanghai era un incubo per i non motorizzati Mercedes. Ma quest’anno la Ferrari ha dimostrato di reggere molto bene il confronto anche in termini di velocità di punta, e Vettel potrebbe puntare ad un tris che metterebbe parecchio sotto pressione il team tedesco ed Hamilton, con tutte le conseguenze del caso.

P.S. la storia brutta di questo GP è ovviamente l’incidente al pit-stop di Raikkonen, sopra citato. Al momento fortunatamente non sembra che il meccanico abbia sofferto lesioni di elevata gravità. Il comportamento tenuto dai media in questa occasione è stato però vergognoso. Nessuna immagine, e ci sta, ma non dare neanche una notizia quando si era visto chiaramente che non si trattava di un urto da poco non è stata una gran scelta. E sarebbe, forse, anche opportuno che qualcuno valutasse più attentamente i rischi che comporta la procedura del pit-stop, condotta alle velocità di oggi, perchè di meccanici che tentano disperatamente di terminare di avvitare un dado quando la macchina sta già partendo se ne sono visti tanti, nelle ultime gare. Basta riguardare i due sciagurati pit-stop della Haas in Australia per rendersene conto. Ma, forse, l’incolumità dei meccanici vale meno di quella dei piloti.