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La versione di Seldon: cinque anni di lui e dell’altro.

 

Cinque anni di Alonso, cinque anni di Vettel. Cosa hanno portato alla squadra? Vediamolo.

Dopo un 2008 in cui la Ferrari (e non capirò mai il perchè) non solo aveva confermato Massa, ma aveva anche puntato su di lui per vincere il mondiale, e un 2009 in cui Kimi sembrava aver avviato le pratiche inps, arriva nel 2010 l’odiato nemico spagnolo. Alonso portava una ricca dote di sventurate decisioni e discutibili comportamenti. Arrivava in Ferrari dopo aver segato le gambe ad un probabile mondiale 2007 per la Mclaren. Senza considerare la Spy Story…Ciliegine sulla torta una vittoria per andata a muro del fantastico Piquet Junior (lo Stroll del decennio scorso), e accuse alla Ferrari di essere “mafia”!

Dato cotanto curriculum e la dipartita di Todt Alonso venne ingaggiato. Nonostante ciò (e mi pare che ce ne fosse abbastanza per volerlo lontano da Maranello) io e molti altri tifosi “della Ferrari” fummo felici di averlo, considerandolo il miglior pilota rimasto in griglia, lontano Lewis dai fasti odierni. Perchè alla fine, come a Singapore poche domeniche fa, l’importante è che a vincere sia una Ferrari, e quella di Massa….beh, insomma, dai…..!

Il 2009 si era appena concluso consegnando il mondiale ad un “paracarro”….cit, e alla sua macchina …diversa, poi prontamente acquistata completa di team principal e amici in alto loco (ma depurata dei piloti) dalla Mercedes, scopertasi improvvisamente pentita di aver abbandonato decenni prima…! E quell’anno si era altresì concluso mostrando come la Red Bull fosse ormai una solida e competitiva realtà. Dunque Alonso, accolto come il peccaminoso salvatore Ferrari del momento, avrebbe dovuto guidare la riscossa contro la solita McLaren e contro la nuova Red Bull.

Gli anni dal 2010 al 2014.

2010. Alonso cominciò con una vittoria in Bahrain, E questo ovviamente alimentò il solito sacro fuoco dell’”andiamo a comandare” tra i tifosi. Peccato che passarono dieci gare prima di rivedere una vittoria, in Germania, che oltre a rinnovate speranze regalò un evergreen indossabile in tutte le stagioni “Tizio, Caio is faster than you….”! Arrivarono poi le fantastiche vittorie a Monza e Singapore. Due imprese che non si dimenticano. La quinta arrivò in Corea con la debacle delle Red Bull. Significò primato in classifica e match ball per Ferrari ed Alonso. Ma ad Abu Dhabi si vide l’astuzia di Horner, la dabbenaggine del muretto rosso e Vitalij Petrov…. e pufff!

2011. La  F150 Italia non era quella che si chiama “l’arma del riscatto”. Una sola vittoria a Silverstone. Lo spagnolo arrivò quarto in campionato grazie anche ad un cadeau del tedesco al suo compagno Webber all’ultima gara.

2012. Vittoria in Malesia, a cui seguì quella a Valencia. Una gara che ancora ricordiamo!! Nel tabellone del team (come nei nostri pensieri) era scritto “tanta roba”! Terzo successo pochi giorni dopo in Germania. A Spa Alonso conobbe e fotografò per intero tutti i particolari del fondo della Lotus di Grosjean mentre gli passava a un dito dal casco. Arrivarono poi una serie di podi senza vittorie, oltre un ritiro per foratura. Ultimo podio all’ultima gara, Interlagos. A soli tre punti dal solito Vettel, che giratosi e finito in fondo al gruppo recuperò e si piazzò vincendo il campionato.

2013. In una stagione in cui Vettel incamerava 13 vittorie su 19 Alonso riuscì ad ottenere due successi. Non era poco! Uno nel GP di Cina in cui si chiese a Fernando di non spingere e lui rispose “ma io non sto spingendo”, il tutto mentre realizzava il gpv! E uno in Spagna. Da lì in poi Red Bull e Vettel lasciarono le briciole agli altri, e nonostante ciò lo spagnolo, con una serie regolare di podi, terminò ancora una volta secondo in campionato. Ma quell’anno viene ricordato spesso per le lamentele via radio dello spagnolo e soprattutto per l’epiteto lanciato al box “ma allora siete proprio scemi”! Poi tradotto in Sgeni…Cose che non fanno bene all’umore già traballante dei tifosi. E neppure alle ragioni della squadra.

2014. Alonso si trova a guidare la F14T, un progetto deficitario sia telaisticamente che motoristicamente. A detta dei progettisti e degli incantatori delle presentazioni della vettura il segreto della stagione sarebbe stato terminare le gare, dunque l’affidabilità. Su questo si era lavorato. Morale: tutti mostravano la stessa alta affidabilità, con la differenza che i motorizzati Mercedes, Mercedes in primis, mostravano anche una carrellata di cavalli in più, e per quanto riguarda MB e Williams anche una aerodinamica migliore, tanto da far fare bella figura anche a Bottas e Massa nei confronti di Hamilton e Rosberg.  Alonso si classificò secondo in Ungheria, per il resto fu per tutti (i ferraristi) una stagione da dimenticare.

A fine stagione lo spagnolo se ne andrà senza particolari feste in suo onore a salutarne i cinque anni passati. Eccetto quella esplosa a Maranello al suono della porta chiusa alle sue spalle. Con Lui, o meglio nella stessa onda rinnovatrice di Marchionne, andrà via anche Luca Cordero di Montezemolo e alcuni tecnici. Così si apre un nuovo ciclo, quello del suo successore.

Le vittorie di Alonso:

2013 Spagna Ferrari F138
2013 Cina Ferrari F138
2012 Germania Ferrari F2012
2012 Europa Ferrari F2012
2012 Malesia Ferrari F2012
2011 Gran Bretagna Ferrari 150° Italia
2010 Corea del Sud Ferrari F10
2010 Singapore Ferrari F10
2010 Italia Ferrari F10
2010 Germania Ferrari F10
2010 Bahreïn Ferrari F10

Gli anni dal 2015 al 2019.

Vettel arriva alla Ferrari mentre il Turbine Marchionne avvia il suo programma di maquillage, fatto di epurazioni, promozioni e declassamenti, spostamenti e acquisti come non si vedeva dal 1995…. Quattro titoli in tasca, un 2014 da dimenticare in cui le aveva prese da Ricciardo e in cui a detta sua guidava un “cetriolo”! Simpatico a pochi tuttavia umanamente parlando un ragazzo “pulito”. E le folle ferrariste, dimenticato Alonso e tutte le bestemmie e gli insulti lanciati al tedesco fino al giorno prima, lo adottano come il nuovo, ennesimo salvatore. Accidenti a Schumacher e a quando ci ha salvato! (lui davvero…). Da allora non arrivano più piloti a Maranello, ma solo palestinesi figli di falegnami.

2015. A novembre 2014 viene annunciato l’ingaggio di Sebastian Vettel per la stagione 2015. La sua macchina si chiamerà “Eva”. Una rivisitazione di James Allison del “cancello” del 2014. Il debutto al Gran Premio d’Australia comincia con un terzo posto (non male per come era finito il 2014). Sembra una buona premessa. Infatti al secondo appuntamento ottiene la prima vittoria. E il tam tam di Jumanji risuona un’altra volta tra le schiere dei tifosi. Dal successivo gp ottiene una serie di ottimi piazzamenti alternati a incidenti di vario genere. La vittoria  torna con il Gran Premio d’Ungheria partendo terzo. Poi altri piazzamenti fino alla pole position e vittoria a Singapore. Ottiene quell’anno il record di podi all’esordio di un pilota in Ferrari e il 3° posto in campionato.

2016. Visto il buon comportamento della vettura precedente, con una relativa stabilità tecnica che non si vedeva da tempo, si pensava che la SF16-H sarebbe stata quantomeno competitiva. Non sarà così!  3º in Australia dopo aver condotto la gara per due terzi. Secondo in Cina nonostante un contatto in partenza con il compagno Raikkonen. La Russia resterà nella memoria per essere stato tamponato due volte al via da Daniil Kvjat. Dopo una serie di piazzamenti a basso punteggio, finalmente alcuni aggiornamenti in Canada funzionano. Vettel non va però oltre il secondo posto, con una eccessiva usura delle gomme.

Ancora secondo nel Gran Premio d’Europa. Poi però la SF16H mostra i suoi molti limiti almeno fino al Messico, dove una manovra non concessa (a lui…) e un “fuck Charlie”, gli costano dieci secondi di penalità retrocedendolo da terzo a quinto. In Brasile ci fa assistere ad un antipasto delle sue ormai famose giravolte nel primo giro, mentre ad Abu Dhabi si rifà con una buona gara, finendo terzo dietro il vincitore del GP Hamilton e del vincitore del Mondiale Rosberg. E finirà terzo anche in Campionato.

2017. Dopo un anno di digiuno Vettel vince alla prima gara a Melbourne. Con una buona SF70H vince anche in Bahrain, e in Russia ritorna anche in pole, ma non vince. In Spagna, dopo un duello con Hamilton, arriva secondo. A Monaco parte in prima fila con Raikkonen, e in gara è autore di alcuni giri velocissimi che gli permettono di andare davanti al compagno e vincere. Doppietta (dopo sette anni) e polemiche. Ma quel cannibale piaceva! Un bellissimo momento sportivo per la Ferrari, prima in entrambe le classifiche. In Canada parte secondo ma si tocca con Verstappen e rimonta da ultimo a quarto.

A Baku, tampona Hamilton dietro SC e viene penalizzato, arrivando tuttavia davanti all’inglese. Ritorna a pole e vittoria in Ungheria, supportato dal compagno e con lo sterzo rotto. Si piazza secondo a Spa e terzo a Monza, e nel contempo perde la testa della classifica. A Singapore succede l’impossibile. Con pole e vittoria in tasca (secondo Verstappen e quarto Raikkonen) una partenza sciagurata a stringere e una contemporanea perfetta partenza del compagno mettono fuori gioco se stesso, Verstappen e Raikkonen dopo due curve. Come nel peggiore copione che ti aspetti, la vittoria (nella gara per lui più difficile) va a Hamilton che partiva quinto, facendo di fatto tramontare la possibilità di recuperare in campionato, in cui comunque arriva secondo.

2018. A Melbourne comincia bene, sebbene aiutato da VSC e SC. In Bahrain Vettel ottiene la pole position davanti a Raikkonen e in gara resiste con gomme usuratissime negli ultimi giri al ritorno di Valtteri Bottas. Dopo aver conquistato la pole in Cina Scambia due chiacchere in curva con Verstappen (che urla sempre) e finisce la gara ottavo. A Baku conquista la terza pole consecutiva. Finito terzo cerca di superare negli ultimi giri le Mercedes ma va lungo e finisce quarto. Nel Gran Premio del Canada conquista la quarta pole position stagionale ottenendo anche il record del circuito, e in gara è autore di una prestazione eccellente. In Francia si rovina la gara in partenza scontrandosi con Bottas. In Austria, penalizzato per impeeding in prova, rimonta in gara fino a terzo. Ed è anche in testa al mondiale. A Silverstone è autore di una convincente prestazione. Vince superando Bottas negli ultimi giri ed eguaglia Alain Prost con 51 vittorie.

In Germania parte dalla pole, ma in testa con pista umida va dritto astamparsi sulle barriere. E’ l’inizio della fine di un campionato e forse di un pilota. In Ungheria arriva secondo, ma vince nuovamente in Belgio. A Monza una settimana dopo non mantiene la calma per un tentativo di sorpasso da parte di Hamilton, si toccano e ovviamente fa un testacoda anzichè aspettare per un risorpasso possibilissimo. A Singapore gestisce male le qualifiche, parte terzo e arriva terzo. Nelle ultime quattro gare in un modo o nell’altro, agevola l’allontanarsi in classifica del suo avversario. Idem in Russia. A Suzuka nuova giravolta questa volta con Max Verstappen. Finisce anche questa volta secondo in campionato ma solo in virtù di una prima parte positiva. La sensazione è che, seppur difficile, la lotta per il titolo poteva restare aperta fino all’ultima gara…

2019. La SF90 evidenzia subito i suoi limiti sui circuiti con pochi e corti rettilinei come la stop and go australiana. Finisce terzo. In Bahrain, battuto dal compagno in prova, quando è secondo si esibisce nell’ennesima giravolta per lo spostamento d’aria provocato dal passaggio di Hamilton. In Cina parte dietro Charles e lo supera solo grazie ad un TO… Nel Gran Premio d’Azerbaijan, dato l’errore di Charles in prova, Sebastian non riesce comunque a fare meglio del terzo posto, anche in gara. In Spagna parte terzo ma finisce quarto per un errore. A Monaco arriva secondo, ma grazie ad un incidente tra i due che lo precedevano. Finalmente in Canada ritrova la pole e disputa un’ottima gara, vanificata da una controversa decisione dei commissari mentre era in testa seppur pressato da vicino da Hamilton. Il buon Vettel che ritroveremo solo a Singapore.

Quinto in Francia, quarto in Austria, a Silverstone tampona Verstappen. Errore ammesso! In Germania parte ultimo e arriva secondo. In Ungheria terzo e in Belgio quarto. A Monza non ha più nemmeno bisogno di qualcuno per girarsi, e condisce il tutto con un rientro in pista degno del miglior Maldonado.  A Singapore si riprende, complice anche una buona SF90, ma per passare in testa deve ricorrere ad un trucchetto degno dei tempi in Red Bull contro Webber. E vince! Ci consoliamo tutti con una doppietta che la squadra ha saputo costruire…A Sochi perde la prima fila per un soffio, ma grazie alla scia del compagno passa in testa. Si ritira perdendo la seconda posizione e causando la VSC che si vendicherà di Melbourne 2017, anche se Hamilton di tutto ha bisogno nella vita tranne che di colpi di culo.

Di seguito le vittorie di Vettel in Ferrari fino a qui:

Anno Gran Premio Telaio
2019 Singapore Ferrari SF90
2018 Belgio Ferrari SF71H
2018 Gran Bretagna Ferrari SF71H
2018 Canada Ferrari SF71H
2018 Bahreïn Ferrari SF71H
2018 Australia Ferrari SF71H
2017 Brasile Ferrari SF70H
2017 Ungheria Ferrari SF70H
2017 Monaco Ferrari SF70H
2017 Bahreïn Ferrari SF70H
2017 Australia Ferrari SF70H
2015 Singapore Ferrari SF15-T
2015 Ungheria Ferrari SF15-T
2015 Malesia Ferrari SF15-T

Conclusione.

Cosa dire? Guardando i freddi numeri si direbbe che nonostante tutto Vettel sia stato/è più efficace di Alonso. Entrambi d’altronde hanno avuto vetture abbastanza competitive ed altre molto poco. Tuttavia, mentre Alonso si è sempre adattato alla macchina traendone il massimo, Vettel sembra soffrire una macchina non perfetta, tanto da non permettergli di sfruttarla. Per anni lo spagnolo è sembrato mettersi sulle spalle un box debole. Per quanto non amassi il personaggio avrei gioito di un suo mondiale, sarebbe stato comunque abbastanza rosso!

Se parliamo di emozione vera, a parte saltare sul divano per certe vittorie, nessuno dei due me ne ha regalata mezza.

Al di là di tutto riponevo più fiducia in Alonso che in Vettel, o meglio nel rapporto pilota/vettura ho sempre considerato Alonso avere un peso maggiore che Vettel. Infine lo spagnolo disponeva di un carattere, di una forza interiore anche nelle difficoltà che non l’hanno mai fatto vedere “vinto”. Un aspetto quest’ultimo che, al contrario ha molto minato la fiducia in Sebastian in questi ultimi 5 anni. Insomma, a denti stretti come con il partito politico che non vorresti ma lo consideri il meno peggio, voto Alonso!

L’angolo dei SE!

A conclusione di tutto, per vedere non come è andata ma come sarebbe andata, provo a dire la mia, il che spiega anche il voto. Io penso che, SE Alonso:

-avesse avuto la SF70 a Singapore 2017 la Ferrari avrebbe fatto doppietta e tenuto aperto il campionato. Un’altro po’

-avesse avuto la SF71H avrebbe vinto il campionato

-avesse la SF90 Charles sarebbe comunque più veloce di lui, (anche se lui avesse ancora 21 anni), ma sarebbe uno stimolo, non una condanna.

Tanto mentalmente queste cose, o il loro contrario, ce le siamo dette tutti…

Antonio

Foto da: sky.sport.it; Sportal.it; F1sport.it

 

La versione di Seldon: tutti ferraristi col pilota degli altri

Chi è “il ferrarista? Di cosa si nutre? Quale è il suo habitat? A queste domande tenterò di dare una risposta, come fossi un Alberto Angela qualunque, perchè penso che la specie si stia estinguendo. Paradossalmente in corrispondenza di magnifici eventi come quello di domenica la tendenza si amplifica, come se un meteorite letale diventasse una pioggia di tali micidiali rocce.

Cosa è successo?

La Ferrari ha vinto! E questo è il fatto di Singapore. Ha vinto con Vettel e Leclerc nell’ordine. Se avessi detto: hanno vinto Hamilton e Bottas nell’ordine avrei praticamente detto che ad ogni alba succede un tramonto. Invece è successo che per due ore circa il moto dei pianeti e delle stelle si è fermato per lasciare spazio ad una Fisica discordante. Il ferrarista vero in questi casi, sopraffatto dall’emozione, pronuncia frasi assurde come: “grazie Vanzini”,  abbraccia il televisore piangendo e stringe soffocandolo il bambino che era con lui sul divano. Di solito si riprende in tempo per salvare il bambino e sciacquarsi la bocca….dalla bava….sì, certo….!

Dico, è stato un giorno memorabile perchè inaspettato certo, ma soprattutto perchè squadra e piloti, dando il massimo hanno dato l’impressione di vincere facile. Una sincronia di decisioni e comportamenti in pista che avrei voluto vedere l’anno scorso, specie fino a Monza, dove la Ferrari aveva dimostrato una discreta competitività. Ma raccontiamo perchè questa memorabile impresa ha invece assunto i toni di una tragedia tra i tifosi (attenzione che qui “tifoso” si usa in una accezione negativa…)

Ad un certo punto, con Leclerc in testa (e dietro un trenino composto da  Lewis, Vettel, Verstappen e Bottas), si è aperta la finestra per il cambio gomme. La squadra ha chiamato Vettel prima di Leclerc (e ha spiegato il perchè…). Quest’ultimo, per eccesso di confidenza, per un calcolo sbagliato, per problemi che non conosciamo…ha fatto un giro piuttosto lento prima di entrare a sua volta a cambiare, e al rientro in pista si è ritrovato dietro Vettel.

Il giovanotto, vivaddio, è uno a cui il sangue scorre con una pressione notevole e non ha gradito il cambio di posizione, dicendolo chiaramente in radio. Che fosse più veloce si vedeva, e gli si è chiesto di fare come voleva ma senza fare lo stupido. E lui, che non lo è, ha detto: non farò lo stupido! Nel frattempo Vettel si è prodotto in una serie di sorpassi con rischio su piloti NON doppiati ed è arrivato ad avere circa 6 secondi di vantaggio sul monegasco. La questione agli occhi di un “ferrarista” era chiusa. Doppietta possibile, dunque “no cazzate”!

La tragedia.

Una moltitudine di tifosi, ferraristi per caso, hanno invocato il TO. A ciò i più turbati hanno fatto seguire insulti e bestemmie contro la squadra rea di aver rovinato la gara di Charles. Presunti e dichiarati fan della vettura (ma in realtà tifosi folgorati sulla via di Montecarlo, magari ex vetteline e vetteliani…) contro tifosi del tedesco, hanno messo in scena nei vari siti combattimenti virtuali con scambio di epiteti di vario genere, di fatto lasciando totalmente da parte la cosa più  importante, le ragioni della squadra, la quale obiettivamente non ha sbagliato nulla.  E io che credevo che per un “ferrarista”, come suggerisce l’aggettivo, la Ferrari venisse prima di tutto!

Mi sfugge nella protesta, nelle liti sul web, nelle accuse reciproche senza senso tra persone non imparentate coi due piloti, il fine ultimo.  Comunque non entro nel merito delle liti tra tifosi di questo o quell’altro pilota, ma sicuramente critico chi si professa tifoso della macchina e  non gioisce per la vittoria. Invero si trasforma in Hulk il verde se non si rende la vita facile al suo beniamino. Non mi ritrovo nella riproposizione in piccolo di certi comizi, tesa sempre e solo ad elevare a verità le opinioni. E invece i fatti sono lì, a portata di mano, semplici da leggere.

Il fatto.

Le squadre di formula1 mettono in pista due macchine, le quali partecipano al campionato per accumulare quanti più punti possibile per due graduatorie. Quella per scegliere la miglior vettura e quella per scegliere il miglior pilota. Da ciò consegue che bisogna mettere il più frequentemente possibile la propria macchina davanti alle altre. Se ne metti due la cosa diventa esaltante. Chi ci sia dentro ha, agli occhi del fan della vettura, una importanza relativa. Lo dice uno che adora Leclerc, uno a cui dopo decenni è tornato a battere il cuore.

Il cuore però è una cosa, la ragione un’altra. Cosa ha sbagliato la squadra nel mettere due macchine davanti a tutti nel giorno in cui ci aspettavamo tutti di fare nella migliore delle ipotesi quarto e quinto? Cosa ha sbagliato Binotto nel lasciare a Vettel la gioia di concretizzare il sogno di un anno? Cosa nell’insegnare al nostro 21enne fenomeno che ci sono interessi più alti, che ubi major minor cessat, che i piloti vanno e la Ferrari resta…cit?

C’è veramente qualcuno che ancora crede che si possa vincere il campionato piloti? Quale il perno delle discussioni? Gli 8 inutili punti a Charles o il suo altrettanto inutile per la squadra record di tre vittorie di fila all’esordio? Ma non è più bello, più giusto gioire per una domenica da incorniciare? A questo punto direi di tornare indietro, alle domande in testa, e di cercare giocosamente di rispondere ad un: chi siamo?

Fissiamo un criterio generale, con dei parametri oggettivi, come quando si giudica un vino. Eh già, ciascuno deve poter distinguere un buon ferrarista da uno cattivo (in modo da potersi difendere) e nel contempo assegnargli un punteggio da 0 a 100! Come si fa? Si individuano dei punti fermi di valutazione, si da a questi parametri un punteggio frazionale rispetto a 100, e si stabilisce così una scala di qualità. Mediocre, decente, buono, ottimo, eccellente. Cominciamo anche col dire che il ferrarista più è vecchio e più è buono, come appunto il vino. Ma come per il vino questa affermazione è valida se e solo se la materia di partenza è ottima o eccellente!

Punti 10-a chi soffriva di cuore e ha comunque guardato le gare di Gilles….

Punti 20-ai valorosi che hanno attraversato il mare degli sberleffi dal 1980 al 2000 (anche se da ferrarista vero si dovrebbe dire dal 1984 al 1999).

Punti 10-a chi nel ’90, svegliatosi alle 4 meno qualcosa per vedere come la Ferrari rivincesse il titolo dopo 11 anni a Suzuka, non ha fatto in tempo ad alzarsi dal divano che Prost era già fuori! E nonostante questo non è andato a cercare una donna da marciapiede, non si è drogato, e adesso ha famiglia e vive felice cercando di non farsi vedere quando piange….

Punti 10-di cui 6 a chi ha dovuto vedere la F92A per un’intera stagione e 4 perchè ha dovuto vederci sopra Capelli….che stimo!

Punti 10-a chi ha pianto la scomparsa di un nemico come Senna, senza il quale ci siamo dovuti abituare ad un livello più basso per un bel po’…

Punti 10-a chi non ha smontato casa e buttato la nonna dal terrazzo quando Michael ha riportato il titolo a Maranello e contemporaneamente ha reso onore nel periodo ad Hakkinen, a Kimi, a Jacques, a Hill…..

Punti 10-a chi nel 2007 ha detto a Kimi: ” sei un Dio”, ma abbiamo avuto tanto culo…..

Punti 5-a chi ha scelto di vedere la F14T per un’intera stagione

Punti 5-a chi ad Alonso a fine 2014 ha detto grazie comunque!

Punti 5-a chi non sa rinunciare all’amore per la rossa ma sa discutere con tutti

Punti 5-a chi, pur pensando che la condizione di perdente sia passeggera, falsa, provocata da altri, ….., riconosce il valore degli avversari

Antonio

Immagine in evidenza da: sportal.it

A Monza splende la stella di Charles Leclerc

Ci sono gare che rappresentano il punto di svolta di una carriera. In positivo ma anche in negativo. E oggi, 8 settembre 2019, due carriere hanno definitivamente svoltato.

Quella di Charles Leclerc, che ha vinto una gara che resterà nella storia della Ferrari e della Formula 1. Quella di Sebastian Vettel, che dopo avere subito la furbizia del compagno in qualifica, ha commesso l’ennesimo grave errore, rendendo praticamente irreversibile la crisi in cui è piombato dopo Hockenheim lo scorso anno.

E’ stato un week-end di quelli destinati a lasciarsi dietro una lunga striscia di discussioni, come piace ai nuovi padroni della Formula 1, ma anche agli appassionati, e vale la pena ripercorrerne sinteticamente gli eventi salienti.

Si comincia con le qualifiche, e in particolare col Q3. Monza è sempre stato un circuito dove sfruttare le scie è fondamentale, ma quest’anno lo è ancora di più per via della dimensione dell’alettone posteriore. E così ogni squadra con 2 piloti in Q3 aveva stabilito che essi si tirassero a turno nei due tentativi. Tutte tranne la Mercedes ovviamente, visto il ruolo conclamato di maggiordomo di Bottas.

Nel primo tentativo Leclerc si fa tirare da Vettel e segna il miglior tempo. Ma nel secondo, quello teoricamente migliore, approfitta del fatto che nessuno fra i 9 piloti in pista vuole partire per primo, e attende l’ultimo momento per mettersi davanti al compagno, facendogli perdere la possibilità di fare il suo tentativo, e relegandolo quindi alla quarta posizione. Nemmeno le due Mercedes riescono a fare il giro, e così Hamilton si accontenta della seconda posizione, e Bottas della terza.

Ma le prove libere hanno, ancora una volta, dimostrato che la Ferrari è velocissima su un giro ma fatica sul passo gara, e per Leclerc sarà durissima bissare la vittoria di Spa.

Ma Charles è Charles, e già alla partenza fa capire ad Hamilton, partito meglio, che oggi venderà cara la pelle, chiudendolo verso destra arrivando alla prima variante, e facendogli perdere la posizione su Bottas, che però, ovviamente, gliela restituisce subito.

Dietro, Vettel fa capire che non è la sua giornata, e perde la posizione su Hulkenberg, riguadagnandola però poco dopo.

Come previsto, Leclerc non riesce a distanziare le due Mercedes, che si piazzano subito fuori dalla zona DRS e non mollano di un millimetro. In quarta posizione, Vettel si avvicina a Bottas, ma al sesto giro combina un disastro di quelli destinati a non essere dimenticati: alla Ascari perde il posteriore della macchina e compie una delle sue solite giravolte. Per peggiorare la situazione, si rimette in marcia senza guardare chi arriva, e viene urtato da Stroll che gli rompe l’ala, rimediando, oltre al pit-stop per sostituirla, anche uno stop-and-go punitivo, che lo mette definitivamente fuori dai giochi.

A questo punto Leclerc sa che non potrà più contare sul compagno di squadra per tenera a bada il duo anglo-tedesco, e oggi gli avrebbe fatto forse ancora più comodo che a Spa.

Ma Charles è Charles, e continua a tenersi dietro Hamilton che, non riuscendo ad avvicinarlo, prova ad anticipare il pit-stop per tentare l’undercut, fermandosi al giro 20 per montare gomme medie. Questo costringe anche Leclerc a fermarsi: il box Ferrari, oltre a dargli un pit-stop velocissimo, gli monta le gomme più dure, che si riveleranno quelle giuste per coprire i 32 giri che rimangono.

Esce dai box di poco davanti ad Hamilton, ma ha Hulkenberg da superare. Cerca di forzare i tempi e lo passa in parabolica. Questo gli toglie velocità per il rettilineo e si ritrova Hamilton incollato al posteriore. L’inglese lo attacca andando verso la Roggia e lo affianca all’entrata della variante, in quello che sembra il replay del sorpasso a Vettel al primo giro lo scorso anno.

Ma Charles è Charles, e non lascia spazio all’esterno, costringendo Lewis ad andare sull’erba e a fare la chicane nella via di fuga. Rientra in pista protestando, e la direzione corsa mostra al monegasco la bandiera bianco-nera. Alla prossima scatterà la penalità. Forse.

Al giro 28 si ferma anche Bottas per montare le gomme medie, e rientra con una decina di secondi di svantaggio sui primi due.

Hamilton resta costantemente in zona DRS, ma la Ferrari è un missile e riesce a stare davanti pur non avendo a sua volta il supporto dell’ala mobile. Al giro 36 Leclerc commette un errore alla prima variante, la taglia passando sui dissuasori ma per fortuna Hamilton non riesce ad avvicinarsi a sufficienza per tentare l’attacco. E i commissari chiudono un occhio, anzi, due.

Le gomme di Lewis iniziano a dare segni di cedimento, e Bottas gli si avvicina, riuscendo poi a superarlo quando, al 42° giro, l’inglese va lungo alla prima variante, e di fatto esce dalla lotta per la vittoria. Dopo 40 giri a difendersi dal mastino 5 volte campione del mondo, ora l’avversario è il finlandese, che è molto meno mastino ma ha gomme 7 giri più fresche. E, infatti, al 48° giro segna la tornata più veloce, e si avvicina in zona DRS, dando la netta sensazione di potere fare un sol boccone del ferrarista.

Ma Charles è Charles, e riesce a mantenerlo a distanza di sicurezza, nonostante un errore alla Ascari, subito compensato da un errore di Valtteri alla prima variante, che chiude definitivamente la questione.

Leclerc e la Ferrari vincono così a Monza, 9 anni dopo Alonso, nel tripudio delle decine di migliaia di tifosi sotto il podio. Bottas e Hamilton completano il podio, con quest’ultimo autore del giro più veloce dopo avere montato gomme soft nuove.

Al quarto e quinto posto due Renault diventate improvvisamente velocissime, con Ricciardo davanti ad Hulkenberg. Al sesto posto si piazza Albon, autore di una gara che poteva anche essere migliore, senza una manovra al limite di Sainz e una penalità per il taglio di una chicane. Lo seguono in classifica Perez e Verstappen, rimontato dall’ultima posizione nonostante un pit-stop extra per il cambio dell’ala anteriore.

Al nono posto Giovinazzi, che riesce a non combinare guai nella gara di casa. Chiude la zona punti il simpaticissimo Norris.

Poca fortuna per la Toro Rosso, con un opaco Gasly 11°, e Kvyat ritirato per rottura del motore. E solita gara pessima per le Haas, ormai sprofondate in una crisi tecnica di difficile soluzione. Non male il 14° posto di Russell, con una Williams che da diverse gare sembra riuscire a stare assieme agli avversari più diretti, anziché vederli solo in occasione dei doppiaggi.

Monza svolta di una carriera, dicevamo all’inizio. E’ curioso notare come fu proprio a Monza, nel 2008, che Vettel si mostrò al mondo per quello che sarebbe poi diventato. E sempre qui, 11 anni dopo, la sua stella sembra definitivamente tramontata. Per lui non sarà facile, d’ora in poi, convivere con un compagno come Leclerc.

Perchè Charles è Charles.

Ferrari stratosferica ma a Monza vince Hamilton

Il campione si vede nel momento del bisogno. E la F1 è lo sport dove questa parafrasi trova la sua completa applicazione.

La vittoria di Spa aveva lanciato un chiaro segnale alla Mercedes: la SF71H è ora più forte della W09, senza se e senza ma. E le qualifiche di Monza hanno dimostrato in modo inequivocabile questo assunto, con le due rosse in prima fila, davanti ad un Hamilton che è sembrato metterci molto del suo per cercare di stare loro vicino. Ma in pole c’era la rossa sbagliata, quella di Raikkonen, cosa che è parsa avere lasciato Vettel con dubbi la cui natura non ha voluto rivelare.

La missione per accontentare anche la domenica i tifosi già in tripudio in sabato, oggi era una sola: doppietta. Con una sola, grande, incognita: la partenza e le (poche) prime curve. Troppe volte, da quando la Ferrari è tornata davanti, abbiamo assistito ad incidenti che hanno coinvolto le due rosse, vanificando l’ottimo lavoro del sabato.

Potevano esserci due versioni per la partenza di Monza:

  1. (quella logica): Vettel passa davanti, e Kimi si accoda difendendolo dagli attacchi di Hamilton;
  2. qualsiasi altra.

E’ andata in scena la versione 2, con Kimi che parte peggio di Seb, quest’ultimo gli si affianca alla prima variante ma il finlandese non molla e Lewis ne approfitta per affiancare una prima volta il tedesco. Ma all’ingresso della variante della Roggia Vettel difende l’interno, davanti ha Raikkonen che ancora una volta sembra più lento di lui, e Hamilton lo supera dall’esterno con una manovra decisa ma pulita. Seb non riesce a fare la curva ed urta l’inglese andando in testacoda e dovendo ripartire dal fondo.

Dopo una Safety Car per ripulire la pista anche dai detriti di un altro incidente nelle retrovie, Vettel riparte così dal fondo velocemente rimontando posizioni, mentre i primi due viaggiano con un distacco costante di 1 secondo, con Hamilton che non sembra in grado di attaccare Raikkonen. Il quale si ferma per primo al giro 21, ma stranamente Lewis non lo segue il giro dopo. Allo stesso modo Verstappen e Bottas, terzo e quarto prima del pit stop di Kimi, restano in attesa.

E poco dopo si capisce in attesa di cosa. Un laconico team radio nei confronti del finlandese della Mercedes recita così: “Keep Kimi behind”.  La funzione di Bottas per oggi è, una volta di più, quella del tappo.  Ma far proseguire Hamilton così tanti giri gli ha fatto perdere diversi secondi, che può recuperare solo con l’aiuto del compagno. Cosa che puntualmente succede, e Bottas viene fatto rientrare ai box solo quando il distacco di Lewis da Kimi scende sotto al secondo.

A quel punto mancano una quindicina di giri, e il problema per il finlandese della Ferrari è il terribile blister che ha sulle due gomme posteriori. E infatti a 8 giri dalla fine nulla può contro il deciso attacco di Hamilton, al quale prova a resistere in modo corretto ma invano.

Da quel momento in poi la gara vive sul duello fra Versteppen e Bottas, con l’olandese che prova a resistere al finlandese nel suo solito sporco modo, rimediando una penalità di 5 secondi, che sarà poi determinante nel farlo scivolare dalla terza alla quinta posizione. Sul terzo gradino del podio sale così Bottas, seguito da Vettel che porta a casa il massimo risultato possibile dopo l’incidente al primo giro.

Dopo il solito abisso, un consistente Grosjean porta a casa la sesta posizione (grazie anche al ritiro di Ricciardo cui il motore Renault sta già facendo pregustare il 2019), poi le due ex-Force India cui il cambio di proprietà ha fatto decisamente bene, poi Sainz di nuovo a punti con una Renault comunque al di sotto delle aspettative, e infine Stroll, incredibilmente a punti con una Williams che evidentemente è stata progettata per andare forte solo sui circuiti molto veloci.

Poca gloria per McLaren, Sauber e Toro Rosso, fuori dalla zona punti e mai realmente esistite nel week-end monzese.

E’ difficile per chi scrive chiudere questo articolo senza ripetersi. Quante volte, quest’anno, la chiusa parlava degli sprechi della Ferrari e della necessità di essere perfetti fino alla fine per potere sperare di vincere il mondiale. Ora non si può più nemmeno dire che il mondiale è ancora lungo. Mancano solo 7 gare e fino ad ora abbiamo visto un Hamilton perfetto che ha sempre portato a casa la vittoria nei week-end per lui più difficili, combinando il suo grande talento con i frequenti errori della Ferrari, e soprattutto di Vettel. Perchè, non bisogna avere paura di dirlo, il tedesco è il principale responsabile della classifica attuale che vede Hamilton e la Mercedes ben davanti in entrambi i campionati.

Ora si va a Singapore, che quanto a sprechi ai ferraristi evoca bruttissimi ricordi. Anche se partono, indubbiamente, da grandi favoriti. E non è detto che sia una cosa positiva.

P.S.
Relativamente alla gestione delle strategie, la Mercedes ha, volenti o nolenti, dimostrato di saperci fare molto più della Ferrari. Se questi ultimi avessero relegato Kimi allo stesso ruolo di Bottas, Vettel sarebbe uscito primo dalla variante e oggi parleremmo di un trionfo Ferrari. Ed è strano che in alcune situazioni Kimi venga sfavorito (è successo, fra le grandi proteste dei suoi aficionados) e quando serve di più addirittura si dichiara che è libero di vincere, con il risultato che abbiamo visto. In Mercedes tutte le volte che hanno potuto a Bottas hanno fatto fare la parte del maggiordomo, e oggi ciò è stato pure palesato nei team radio in quanto minuziosamente pianificato prima della gara. Il tutto in perfetta incoerenza con le dichiarazioni dei giorni precedenti Monza,  ma, e lo abbiamo già evidenziato, per vincere in F1 la coerenza non è un requisito.

BLANCPAIN GT ENDURANCE CUP – MONZA 2018

Come da tradizione la tappa di apertura del campionato Blancpain Endurance è ancora una volta ospitata dalla storica e velocissima pista brianzola di Monza. Anno dopo anno questo campionato, organizzato dalla SRO con al comando Stephane Ratel, è cresciuto sempre di più in fatto di popolarità e dimensioni, tanto da diventare la più importante serie GT internazionale, riuscendo a coinvolgere praticamente tutti i marchi con le loro GT3. Ovviamente la punta di diamante del Blancpain è la 24 Ore di Spa, che è una delle due classiche insieme a quella del Nurburgring, in cui le GT sono le protagoniste. E’ senza dubbio il climax della stagione su un palcoscenico mozzafiato; però anche le altre gare da 3 ore durante l’anno si svolgono sempre nei grandi e storici circuiti europei…appunto Monza, ma anche Silverstone, Paul Ricard, Nurburgring, Barcellona. Uno degli aspetti più difficili in questi ultimi anni è stato quello di riuscire a bilanciare adeguatamente le varie categorie: dai professionisti in team supportati in modo ufficiale agli amatori, o gentleman, che per passione si cimentano nella guida di questi bolidi cercando di divertirsi. Ratel è sempre ben attento a queste dinamiche, al fine di prevenire un’escalation di costi tale da far scomparire le piccole squadre. Per quest’anno quindi è stato fissato un limite di iscritti full-season nella PRO a 24 equipaggi, anche se al Ricard e a Spa questo limite non ci sarà. A Monza ci sono in totale 54 vetture, di cui 7 di classe AM (almeno 2 piloti su 3 amatori), 13 in PRO-AM (almeno un pilota Bronze), 10 in classe “Silver” (almeno 2 Silver) e come già anticipato il resto in classe PRO (massimo un pilota Silver, gli altri Gold o Platinum). La stagione Blancpain GT Series è in realtà già iniziata con la gara a Zolder, dove la Main Race è stata vinta dai campioni in carica Bortolotti-Engelhart sulla Huracan GT3.

In classe PRO sono presenti quest’anno ben 12 marchi differenti.

La presenza maggiore è della Mercedes che schiererà ben 5 AMG GT3 supportate ufficialmente per i team AKKA ASP, Black Falcon e Strakka Racing. In entrambe le precedenti edizioni a Monza la Mercedes ha sempre raggiunto il podio, nonostante le caratteristiche della pista non siano per niente favorevoli.

 

Le Audi R8 LMS sono invece 4 affidate allo storico team WRT, al Sainteloc Racing che ha vinto l’ultima 24 Ore di Spa, e al team Attempto.

 

Tre Lambo tutte schierate dal Grasser Racing, tra cui la #63 dei campioni Bortolotti-Engelhart-Caldarelli. A Monza la Huracan è sempre andata fortissimo per via delle sue caratteristiche, qui nel 2015 ottenne la sua prima vittoria al debutto.

 

BMW si affida come sempre al Rowe Racing che porta le sue 2 M6 GT3, che a Monza hanno sempre faticato per via della scarsa velocità massima.

 

Nel 2018 c’è il ritorno dell’Aston Martin nella classe PRO grazie al team R-Motorport che schiera 2 Vantage GT3 ormai arrivate alla loro ultima stagione prima di essere sostituite dalla nuova generazione. In questa pista le Aston dovrebbero andare molto forte visti gli eccellenti risultati ottenuti nella categoria Pro-Am gli anni precedenti.

 

Il team M-Sport è pronto per l’esordio delle sue due nuove Continental GT3…c’è molta curiosità per la nuova generazione della possente GT britannica. La vecchia Continental a Monza si è sempre comportata bene a parte il primo anno in cui aveva faticato.

 

Debutto anche per la Lexus RCF GT3 del team Emil Frey in Blancpain Endurance Cup. Oltre alle 2 vetture giapponesi il team svizzero porterà in classe Silver la Jaguar G3 che si è sempre dimostrata veloce a Monza, anche se poco affidabile.

 

La Nissan ha un pacchetto evolutivo per quest’anno sulla sua GT-R ed è ancora una volta il team RJN che la farà correre in Europa…quest’anno un solo equipaggio in classe PRO.

 

Anche la Ferrari purtroppo godrà di una sola presenza nella classe di vertice quest’anno, dopo la cospicua partecipazione del 2017. E’ quella del team SMP Racing, gestita da AF Corse, con alla guida anche Rigon.

 

La Mclaren si affida senza troppe speranze alla 650S GT3 del team Garage 59, dopo aver perso molti team clienti a causa di un 2017 sotto le aspettative. A Woking però sono in fase di sviluppo del prossimo modello che dovrebbe debuttare nel 2019 supportato ufficialmente. Ci sono anche rumors della versione GTE…wait and see.

 

Infine c’è anche il ritorno della mitica Porsche 911 GT3 R giallo-verde del team Manthey. Monza è una pista in cui un team del genere con una vettura così potrebbe veramente essere in lizza per la vittoria.

 

ENTRY LIST COMPLETA

https://www.blancpain-gt-series.com/entry-list?filter_meeting_id=97

 

TIMETABLE

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Buona gara a tutti!!

 

Aury