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Hamilton vince la scampagnata a Le Castellet

Correva l’anno 1978. 2 di luglio, per la precisione. Davanti ad una TV in bianco e nero un bambino di poco più di 10 anni vedeva uno dei suoi primi GP, quello di Francia che quell’anno si correva a Le Castellet. E quel bambino notò una cosa che gli sembrò molto strana: la classifica in sovrimpressione non cambiava mai. C’erano due macchine nere in testa, e questo era abbastanza normale, ma i nomi dei piloti che le seguivano, passati i primi giri, non cambiarono più fino alla fine. Quell’anno una simile situazione non si ripeté più. Ma la vittoria, quella no, rimaneva prerogativa di una delle due macchine nere, salvo imprevisti che a quell’epoca erano frequenti.

41 anni dopo. 23 giugno. Gran Premio di Francia a Le Castellet. Le macchine nere sono diventate grigie. Il circuito è diventato un parcheggio. Ma passati i primi 9 giri, la classifica dei primi 6 rimane quella e non cambia più fino alla fine.

Una scampagnata, l’abbiamo definita nel titolo. Di sicuro per Hamilton questo è stato il Gran Premio di oggi. Almeno in apparenza. Sempre davanti, sempre in controllo, il suo compagno di squadra annichilito, gli altri a debita distanza, perfino il giro più veloce all’ultima tornata, con gomme dure vecchie di 30 giri e piene di blister. Lo score dice che il punto va a Vettel, ma lui il giro più veloce l’ha fatto con gomme soft nuove. Ed è stato più veloce di soli 24 millesimi. Quell’ultima tornata di Lewis indica in un colpo solo la forza di un pilota e di una vettura che, continuando così, rischiano di cancellare in breve tempo tutti i records, quelli tanto cari ai ferraristi.

Ora la cronaca, anche se la voglia di farla è poca. Prima fila tutta Mercedes, la novità è Vettel in quarta fila a causa di un non meglio precisato problema al motore, che squadra e pilota hanno cercato di minimizzare. A salvare l’onore Ferrari ci pensa Leclerc, terzo un po’ distante, con a fianco Verstappen. E subito dietro due ritrovate McLaren.

Ma saranno proprio i due ragazzini in seconda fila a regalarci il momento più bello del GP. Alla partenza scattano bene le due Mercedes, dietro Leclerc viene raggiunto da Verstappen e affiancato, e i due si fanno un bel pezzo di tracciato con le ruote a pochi cm di distanza. E’ l’antipasto di ciò che speriamo di potere vedere in futuro. Il Max 2.0 capisce che l’altro non molla, e lo lascia sfilare, insediandosi in una quarta posizione che non abbandonerà più. Dietro Sainz supera Norris ed entrambi riescono a tenere dietro Vettel per 9 giri, quando anche il tedesco si prenderà la quinta posizione che non abbandonerà più e che rappresenta il massimo che può ottenere oggi.

I primi 20 giri passano con i primi 5 equidistanti l’uno dall’altro, e ad aprire i pit-stop è Verstappen, con Leclerc che lo imita alla tornata successiva per prevenire l’undercut. Al 24° giro viene fermato Bottas, a quello successivo Hamilton, e subito dopo anche Vettel completa l’unica sosta della giornata.

Da questo momento, la gara procede stancamente fino all’ultimo giro, quando Leclerc riesce ad annullare il distacco da Bottas e tenta un timidissimo quanto improbabile attacco all’ultima curva. Ma le emozioni arrivano dalla lotta per la settima posizione, che viene contesa fra i (doppiati) Raikkonen, Ricciardo, Hulkenberg e Norris. E in questa situazione si vede quanto ridicolo sia il layout del nuovo Paul Ricard, dove le vie di fuga sono solo asfalto colorato. Le macchine si possono sì affiancare, ma i piloti passano ovunque, anche fuori pista, e così assistiamo ad un duello surreale con Ricciardo e Norris che vanno per strisce blu. L’australiano guadagna la settima posizione in pista (anzi, fuori pista) ma su di lui arriva inesorabile la mannaia dei 4 soggetti (uno dei quali pilota dal passato in F1 discutibile) che davanti ad un PC decidono le sorti dei GP, con il regolamento alla mano e la discrezionalità di un paio di dadi dall’altra. E quindi doppia penalità per Daniel, con conseguente retrocessione dal 7° all’11° posto. Pertanto dietro ai primi 5 la classifica vede Sainz, un ottimo Raikkonen con la rediviva Alfa Romeo, Hulkenberg, Norris e uno spento Gasly.

Fuori dai punti, oltre a Ricciardo, le due Force India, le due Toro Rosso, un pessimo Giovinazzi, le altrettanto pessime Haas e le disperse Williams, con Kubica davanti a Russell.

Ora si va in Austria, fra una sola settimana, e la domanda è: per quanto ancora durerà la striscia vincente di Hamilton e della Mercedes? La risposta l’ha già data Toto Wolff: quello di Zeltweg è un circuito ostico per la Mercedes, come del resto, sentendo lui, tutti quelli in cui si è corso fino ad ora. Quindi in terra austriaca vincerà… la Mercedes, of course.

P.S. in Ferrari continuano a vivere con grande serenità la costante bastonatura da parte dei tedeschi, e il non funzionamento di parte degli sviluppi portati in pista. E continuano a ripetere che “ci saranno opportunità per battere la Mercedes”. Paradossalmente da questa situazione tecnica poco edificante chi ci guadagna, e non poco, è Leclerc, oggi impeccabile. Lui non ha nulla da perdere, e non è certo deluso dal non potere combattere per il mondiale, perchè non era questo che si aspettava ad inizio stagione. Non ci sarebbe da sorprendersi se da qui in avanti la lotta fra i due ferraristi diventasse più intensa, e, nel caso, sarà interessante vedere come la gestiranno la squadra e lo stesso Vettel.

Immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

Ad Hamilton la vittoria di Pirro, a Vettel un pugno di mosche

La coerenza non fa parte del bagaglio professionale di chi lavora in Formula 1. Ti comporti in un certo modo e si può fare, poi subisci lo stesso comportamento, protesti e magari ti danno pure ragione. Ma non ci fai una bella figura. Tu e chi ti ha dato ragione.

Il gran premio del Canada ha avuto un esito talmente surreale che non vale nemmeno la pena di fare la cronaca, meglio concentrarsi sull’episodio chiave: quell’errore di Vettel ad una ventina di giri dalla fine, quando stava cercando di portare a casa una vittoria fino a quel momento meritatissima, e che lo avrebbe aiutato ad uscire dal tunnel in cui si era cacciato ad Hockenheim lo scorso anno, e dal quale non era più riuscito ad uscire.

La pressione di Hamilton, il solito errore, il posteriore che fa il pendolo, la macchina che punta sull’erba e lui che riesce a tenerla, uscendo però largo. Lewis arriva da dietro, ha del margine, potrebbe alzare il piede ma furbescamente non lo fa, tenta di infilarsi fra la Ferrari e il muretto, ma pur avendo un risicatissimo spazio, alza il piede. E poi si apre in radio e protesta.

Torniamo indietro di 3 anni. Montecarlo 2016. Hamilton è braccato da Ricciardo, arriva alla chicane del porto, va lungo, la taglia ma non ha trazione, Daniel tenta di affiancarlo ma lui punta deciso verso il guard-rail e l’avversario, che in quell’occasione di spazio non ne aveva per niente, deve alzare il piede.

Due episodi del tutto simili, gestiti diversamente dai commissari. 5 secondi di penalità a Vettel costatigli la vittoria, niente ad Hamilton.

Ma la cosa più grave è quella che è successa dopo. Non tanto il comportamento di Vettel che non si presenta in victory lane, e poi va ad invertire i cartelli. Quello è spettacolo, una gustosa scenetta che fa di sicuro contenti i padroni del vapore. No, la cosa grave è l’atteggiamento di Hamilton che, intervistato da Brundle, dice testualmente “queste cose non si fanno”. No caro Lewis, queste cose si fanno, da sempre, in tutti i circuiti del mondo, le hai fatte anche tu. E allora dopo che la tua squadra ha vinto 6 gare, tu ne hai vinte 4 e il sesto mondiale è il tuo, indipendentemente dal fatto che tu abbia ragione o torto, devi stare zitto (e zitto lo deve stare anche il tuo team principal). Non perchè è giusto che tu stia zitto, puoi fare e dire quello che ti pare nella tua posizione di grandissimo campione, ma ti puoi anche permettere di non infierire sull’avversario, che già si è punito da solo, evitando di fare la figura dell’incoerente. Perchè dal prossimo gran premio tu e la Mercedes ritornerete a dominare e a stravincere.

Ma la penalità non deve trasformare Vettel in una vittima, perchè di scusanti non ne ha. Tutto si è generato per un suo errore. L’ennesimo errore. Dopo il capolavoro di ieri ha dimostrato una volta di più che quando si tratta di combattere corpo a corpo lui semplicemente non ne è capace. Appena sente la minaccia dell’avversario, e sa che la macchina non lo asseconda, non è in grado di metterci del suo per gestire la situazione. L’ennesimo errore nel momento topico gli ha portato via una vittoria che avrebbe tolto l’imbarazzante zero dal ruolino di marcia della Ferrari. E se quello zero c’è ancora è più per colpa del suo errore che della penalità.

E infine la FIA, maestra di incoerenza. Del precedente di Montecarlo 2016 e trattato diversamente ne abbiamo già parlato. Forse sarebbe meglio che si riguardassero un po’ di gare del passato, oppure qualche gara di qualche altro campionato. Probabilmente gli ex piloti che chiamano a supporto dei commissari devono vendicare un po’ delle frustrazioni che hanno subito da giovani. Perchè la penalità di oggi, come quelle viste in diverse occasioni nel recente passato, non trovano giustificazioni con un discorso di sicurezza. A maggior ragione se contemporaneamente si vedono macchine lasciate in pista come accadeva nel 1978 o marmotte che scorrazzano nel punto di massima velocità.

Due parole sulla classifica finale. Ottimo Leclerc sul podio, oggi doveva portare a casa la gara senza sbavature e lo ha fatto. Inesistente Bottas quarto, mai in lotta fin dalle qualifiche. Se questo è l’avversario di Hamilton per il titolo, possiamo già dare a Lewis la coppa. Inesistente anche il motore Honda, con Verstappen a quasi un minuto, non solo per la sfortuna patita nelle qualifiche.

Sesto ma doppiato Ricciardo, con una Renault parsa in timida ripresa, che piazza anche Hulkenberg settimo. Gasly ottavo e ancora insufficiente, Stroll nono, ottimo nella gara di casa, e Kvyat decimo chiudono la zona punti.

Gara da dimenticare per Haas e Alfa Romeo, per le quali è lecito pensare che il problema siano anche i piloti, viste le prodezze di Magnussen ieri e Giovinazzi oggi. E brutto week-end anche per la McLaren, con Sainz undicesimo e Norris ritirato per rottura della sospensione. Le Williams, come al solito, sono state semplicemente imbarazzanti.

Ora si va in Francia. Binotto ha detto che la macchina del Canada era fisicamente uguale a quella di Barcellona (il che non è una gran cosa per un team come la Ferrari), ma in Francia sono attese tante novità. Sarebbe bello rivedere una gara tirata come quella vista in Canada, in definitiva la lotta, anche se dagli esiti discutibili, esalta lo spettacolo e innesca discussioni come ai bei tempi. Ma è meglio non farsi tante illusioni.

 

Immagine in evidenza da sport.sky.it

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: MONACO

IN-QUALIFICA-bile
Non solo la qualifica mandata alle ortiche, ma pure un travaso di bile. M’è venuta così, sabato, pensando al gran pasticciaccio in salsa rossa opaca. Mentre distruggevano il fine settimana di Leclerc, ho immaginato che gli uomini in rosso avessero avanzate attrezzature elettroniche…degli anni Sessanta. (vedi foto in esclusiva sotto).
 
Domenica alla fine della gara, meno soporifera di quanto le premesse facessero sperare, ho rischiato il ricovero per infarto mentre Vanzini annunciava che Hamilton (vana speranza) aveva bucato le gomme nella “garibaldinata” di Max. Oh, quello centra le auto solo se sono rosse…
 
Cioè, capite, vincere senza colpo ferire con una culata mega-galattica sarebbe stato orgasmatico. Ma poiché la Ferrari e la fortuna sono due rette parallele che non s’incontrano mai, non poteva accadere. E infatti ha vinto Hamilton (sai la novità) e c’è stata la sesta vittoria consecutiva dellaMercedes. Ma i grigi ci hanno fatto così impazzire che ci tocca festeggiare perché non hanno fatto la sesta doppietta di fila. Pensa come siamo ridotti.
 
Niki Lauda. Voto: ha vinto lui. Domenica ha fatto primo e secondo. Non ci credete? Vedete la foto sopra. In Formula Uno, come nella vita, chi semina raccoglie. Lauda è stato un pilota ed una persona straordinaria. Non poteva lasciare indifferente anche quel mondo cinico della Formula Uno.
Vettel. Voto: 9 1/2. Ragazzi, non poteva fare altro e giustamente ha atteso il momento propizio per capitalizzare. E c’è mancato poco ahimè! Un secondo posto che è una bella boccata di ossigeno. Certo, non basta, ma aiuta.
Leclerc. Voto: Villenueve. Sarò retorico, ma quel rientro con la gomma posteriore in brandelli…vabbè avete capito. Purtroppo la sua gara è finita il giorno prima, al termine della Q1.
Muretto Ferrari. Voto: Circus. A Maranello devono aver preso troppo sul serio l’appellativo di Circo, uno dei sostantivi più usati per parlare della Formula Uno. Il fatto è che, a pensarci bene, a me il circo non ha mai fatto sorridere. Ed i clown, addirittura, mi fanno profondamente tristezza. Non dico altro perché non voglio infierire ulteriormente…
Scuderia Ferrari. Voto: 3 per la qualifica, 7 per la gara. Incredibile: Rueda in gara non ha fatto Casinò.
Seduta collettiva di autoanalisi in Ferrari. Voto: la franchezza e chiarezza di Binotto sopratutto con l’incontro (non previsto) sabato con i media, almeno dal punto di vista della comunicazione, è un bel cambiamento.
Mercedes. Voto: 5 1/2. Vincono anche quando sbagliano. Durante la gara si è capito che hanno pasticciato un pò con le strategie, tanto che Hamilton ha dovuto remare con le medie per tutta la seconda parte di gara. Eppure, complice anche il budello monegasco, hanno portato a casa la vittoria.
Hamilton. Voto: Superpianginamegagalattico. Detto che ammiro il pilota, un talento mostruoso, devo ammettere che mi ha fatto sorridere il fatto che stesso il suo team, dopo la gara, lo abbia bonariamente preso in giro per il piagnisteo che il nostro ha messo in atto negli ultimi 30 giri. Roba che sicuramentepotrebbero dargli l’Oscar per la migliore interpretazione drammatica. D’altronde, a Lewis,Hollywood piace no?!
Bottas. Voto: Numero DUE. L’amico @FormulaHumor non sarà d’accordo…sapete, lui ormai parteggia apertamente per #TeamBottas…ma Bottas è tornato quello che è sempre stato: un ottimo numero due. Eppure…io ci sperò ancora un pochino, giusto per vedere qualche gara più combattuta.
Mad Max. Voto: 9. Si, c’è la scorrettezza in Pit Lane. Ma dopo non c’è nulla da eccepire. Ci ha provato quando poteva provarci, ed è stato un mastino per decine di giri. Chapeau. Ah…e comunque, senza le sue mattane, il secondo posto lo vedevamo con il binocolo…
Gomme Pirelli. Voto: Taxi. La Pirelli fa le gomme che la Fia le dice di fare. Purtroppo, se in gara si gira 7 o 10 secondi sopra i tempi delle qualifiche, per il sottoscritto è una sconfitta dello sport e dell’essenza stessa della Formula Uno.
P.S.: Torno per attimo al grande Niki. Le agenzie di stampa hanno battuto la notizia, pare confermata, che Lauda abbia chiesto di essere seppellito con la tuta Ferrari dei suoi primi dueMondiali. Ecco: si è piloti per sempre. Poi: la vita supera sempre la morte. E infine: al cuore non si comanda.
Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina FB “Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni”
 
Mariano Froldi – @MarianoFroldi

Hamilton vince a Montecarlo nel ricordo di Niki

Un incubo. Così Toto Wolff ha definito l’arrivo a Monaco per la Mercedes, e lo stesso è stato per molti protagonisti del circus. Niki Lauda, uno dei piloti che hanno fatto la storia della Formula 1, ma, soprattutto, una presenza fissa e fondamentale nel paddock, se ne è andato proprio alla vigilia del Gran Premio più antico, più iconico e più glamour del campionato. Un campionato che la squadra che lui ha contribuito, e non poco, a costruire sta dominando. Di fronte alla squadre che, sempre lui, contribuì a ricostruire negli anni ’70.

E nulla faceva pensare che questa situazione cambiasse nel Principato. E, infatti, non è cambiata.

Se Leclerc ha illuso nelle FP3, piazzando la sua Ferrari davanti a tutti, le qualifiche hanno ristabilito le gerarchie. Prima fila nettamente al sicuro per la Mercedes, con Hamilton che ha dovuto sfoderare tutto il suo talento per stare davanti a Bottas. Al terzo posto Verstappen, davanti a Vettel. Che ha guadagnato la Q2 a discapito del compagno di squadra, il quale è stato beffato da un banale errore di calcolo del suo team. Non vale la pena di scrivere altro su questo episodio che si commenta molto bene da solo.

E così, con il pilota di casa relegato in fondo alla griglia, e con la pioggia incombente, il Gran Premio sia avvia con Hamilton che scatta perfettamente e Bottas che si fa affiancare da Verstappen. Ma il Max 2.0 è molto intelligente e lascia spazio accodandosi in terza posizione, davanti a Vettel.

I primi 4 prendono rapidamente il largo, mentre dietro Leclerc inizia la rimonta. Prima supera Norris al Loews, poi, dopo qualche giro di studio, supera Grosjean con un attacco incredibile alla rascasse, e il francese che lo definisce un kamikaze. L’avversario successivo è un altro osso duro, Hulkenberg, e il monegasco tenta la stessa manovra. Ma, nonostante il tedesco non chiuda la porta e provi ad evitare l’incidente, Charles prende male le misure, urta il guard rail interno e si gira. Riesce a riprendere ma la gomma è bucata, non se ne accorge e si ritrova a dovere fare un intero giro su tre ruote, con la gomma forata che distrugge il fondo della sua macchina e dissemina la pista di detriti.

Inevitabile l’uscita della Safety Car, che, come sempre, darà il via agli episodi che cambieranno l’ordine d’arrivo, favorendo, ironicamente, proprio l’altro ferrarista.

I primi 4 si fermano tutti ai box, con Bottas che rallenta molto per consentire ai suoi meccanici di cambiare le gomme al compagno. In questo modo il suo pit-stop è contemporaneo a quello di Verstappen, i meccanici della Red Bull sono leggermente più rapidi e i due si ritrovano affiancati nella strettissima pit-lane, con l’olandese che stringe l’avversario verso il muro, provocandogli la rottura del cerchione e costringendolo ad un pit-stop aggiuntivo che gli farà perdere la posizione a favore di Vettel.

Verstappen verrà poi penalizzato di 5 secondi per unsafe release, e la sua seconda posizione sarà quindi una virtuale quarta.

La gara riparte con Hamilton davanti a Verstappen, Vettel e Bottas. Ma all’inglese hanno montato gomme medie a differenza degli avversari che le hanno dure, e ben presto inizia ad avere il dubbio di non riuscire a coprire i giri rimanenti, oltre 60.

E infatti Lewis entra ben presto in modalità gestione, girando con grande precisione sempre sugli stessi tempi, con Verstappen costantemente a mezzo secondo, Vettel a 1 secondo dall’olandese e Bottas più staccato.

Per quasi 60 giri la gara vive con Hamilton in preda al graining a lamentarsi continuamente in radio col suo ingegnere, Verstappen a studiare da molto vicino il retrotreno della Mercedes, e Vettel e Bottas a fare l’elastico.

Va avanti così fino a quando Max si ricorda di essere Verstappen, e, autorizzato dal suo box a dare massima potenza al suo ex-GP2 engine marchiato Honda, tenta un attacco un po’ approssimativo alla chicane del porto. Fortunatamente Hamilton se ne avvede ed evita di sbattergli la porta in faccia. La toccata è comunque inevitabile ma l’esito è limitato ad una toccata gomma posteriore contro gomma anteriore. Poteva essere un disastro, per la grande felicità di Vettel, e invece non cambia nulla.

Hamilton taglia il traguardo davanti a Verstappen, che coi 5 secondi di penalità viene retrocesso al quarto posto. Sul podio vanno quindi Vettel e Bottas. I due caschi di Niki, quello dell’epoca McLaren indossato da Lewis, e quello dell’epoca Ferrari indossato da Sebastian, sono primo e secondo.

Dietro ai primi 4 arrivano un consistente Gasly, un altrettanto consistente Sainz, i bravissimi Kvyat e Albon, poi Ricciardo e Grosjean. Da notare che i 4 motori Honda sono nei primi 10, contro 2 Mercedes, 2 Ferrari e 2 Renault.

Week-end da dimenticare Force India e Alfa Romeo, con Stroll e Giovinazzi autori di una prestazione che fa nascere più di un interrogativo sul fatto che siano degni di sedere sui rispettivi sedili. 15° Russel con la Williams, e probabilmente questo resterà il miglior risultato della stagione.

Ora si va in Canada, una pista che il TP della Ferrari, Binotto, sta già da tempo indicando come favorevole alla Ferrari. Sarà anche vero, ma il problema è che non sembrano esistere piste sfavorevoli per la Mercedes. E l’altro problema è che la Red Bull è diventato il vero avversario. Uno scenario che al via del campionato sarebbe stato definito pressochè disastroso, e che invece è la dura realtà.

#DankeNiki

Immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

 

 

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: GP SPAGNA 2019

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

E’ la prima parola che mi è venuta in mente, appena ci siamo sorbiti l’ennesima, asfissiante, agghiacciante, ineluttabile (dopo Endgame va molto di moda questo bel lemma italico) doppietta anglo-tedesca.
Ho in mente i fotogrammi al via. Vettel parte come un razzo, affianca all’esterno Bottas e Hamilton, ben redarguiti da Toto a non darsi addosso danneggiando la ditta (che team principal Wolff!) ma deve desistere, pena un super autoscontro. Tira una frenata micidiale, non può fare altro, e spiattella l’anteriore destra. Come sono delicate e fragili le gomme Pirelli (così le ha volute mamma FIA), che si beccano un raffreddore con un piccolo refolo di vento.
La gara finisce lì. Anche perché poi, nella successiva percorrenza di curva, la Rossa ha un momento di incertezza e Max la supera all’esterno come un treno. Ciao. Le tenteranno tutte, con qualche tentennamento negli ordini di scuderia, come consuetudine al muretto, ma Max resterà li davanti.
Leclerc la gara se l’era già mezzo pasticciata nelle Q2 di sabato.
La SF90 è plasticamente questa, cristallizzata in quella del vorrei, oh quanto vorrei, ma non posso.

I-M-P-O-T-E-N-Z-A

La Cenerentola è tornata fra noi, quella che tutti vogliono, perché serve allo spettacolo, ma che va bene se serve da contorno. E’ tornata nel limbo che tante volte l’ha accompagnata nella sua storia, come se una oscura maledizione (qualcuno dirà il peccato originale del matricidio di Alfa da parte di Enzo) le gravasse attorno.
Rossa si, ma di vergogna. Con la regolarità di un caterpillar grigio, la Mercedes seppellisce nell’ignominia e lascia nella vergogna dell’incapacità la Ferrari. Quarant’anni. 1979-2019. In quattro decadi, otto lustri, la Ferrari ha avuto tre campioni del Mondo: Scheckter (1979), Schumacher (caso unico, con cinque titoli di fila 2000-2004) e Raikkonen nel 2007, ormai 12 anni fa. L’ultimo titolo mondiale, quello costruttori, è dell’anno successivo. In mezzo c’è stato il digiuno record di 21 anni, che in molti, compreso il sottoscritto, hanno vissuto; era una Ferrari molto più scarsa di questa, primi anni ’90, che però sembra avviata su quella china. Perché snocciolo questi dati? Per far capire quanto sia difficile, per la Rossa, vincere un titolo mondiale. Deve esserci una vera e propria congiunzione astrale. Roba da tregenda.
Nella storia della Formula Uno sono cambiati tante volte i regolamenti. Ma alcune cose non cambiano, e fra queste la difficoltà degli uomini in rosso di riuscire a creare e prolungare un ciclo vincente. Negli ultimi 20 anni la squadra del cavallino rampante è spesso stata paragonata ad un gambero (Turrini l’ultimo in ordine di tempo). Ci sono alcune costanti nel lavoro del team, costanti che si sono acuite dopo la sciagurata dismissione dei test in pista made in FIA: incapacità di trovare un progetto vincente, e se lo si trova spesso non lo si sviluppa a dovere, carenza di un metodo di lavoro efficace, con la sensazione che si proceda a tentoni. C’è bisogno di una profonda, profondissima riflessione nella gestione sportiva.
Un’immagine: tutti i meccanici degli altri team da un pezzo a nanna, ma non la Ferrari con i meccanici che lavorano alacremente sino alle 23 di venerdì. Dice tutto. Non mi stupirebbe se la risposta di Binotto,ad un giornalista che lo interrogasse sull’arcano, fosse, davanti alle prestazioni della rossa:  “Non sappiamo perché non funziona”.

Siamo dalla parte di Ettore, come Foscolo, lo sapete. Ma non possiamo dimenticare Achille. Anche perché la disfatta di Ettore (e la sua morte nell’Iliade) servono anche a far risplendere maggiormente la vittoria di Achille.
La Mercedes è un’armata semplicemente incredibile, che ha a portata di mano la demolizione del record della Ferrari, di quella Ferrari là.
C’è molta malinconia e rassegnazione in me. Filosoficamente, si potrebbe dire che i record, come ben si sa, sono fatti per essere battuti. Ma questo non mi aiuta ad essere più atarassico.
Vettel. Voto: 9. Poteva fare altro? Ci ha provato, ha rischiato, forse la gara non sarebbe cambiata lo stesso se fosse transitato davanti, forse no. Dopo, era tutto abbastanza scontato.

Leclerc. Voto: 7 1/2. Per la seconda volta si complica la vita da solo. In gara fa il suo. La monoposto non lo aiuta, ma è giovane ed ha bisogno di tempo.

Scuderia Ferrari. Voto: 5. Dicono che da quando non c’è Arrivabene ci sia un bel clima. Può essere. Ma maliziosamente il “bel clima” potrebbe anche significare che il reparto tecnico è talmente allo sbando che neanche c’è più l’adrenalina che ti dà il competere per qualcosa di importante. Il pensiero, che condivido non è originale, è una riflessione a voce alta del nostro Alessandro Arcari.
Muretto Ferrari. Voto: Xanax. Ok, prima si era sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Ma ora sembra che al muretto prendano doppia dose di antidepressivo (vedi rapidità team order).

Mercedes. Voto: quinta agghiacciante doppietta consecutiva. E’ imbattibile. Ma resta sempre il dubbio di quanto sia forte lo squadrone, e quando deboli gli altri. Toto merita tutti gli applausi del mondo, eppure sono convinto che a loro non piaccia, o perlomeno non piaccia più, vincere così.

Dieter Zetsche. Voto: un gigante. Ci ha creduto sin dall’inizio a questo progetto, a questo rientro dellaMercedes. Ci vorrebbe una figura così in Ferrari…

SF90. Voto: 3. Monoposto inguardabile nel terzo settore del circuito. Mi ha ricordato il “camion” con cuiProst si concesse il primo e unico licenziamento in tronco della sua carriera. Da cigno invernale a brutto anatroccolo primaverile poco ci vuole. In Ferrari, con l’affettuoso aiuto della stampa nostrana (fatti salvi casi isolati) è tutto un fiorire di campionati di cartone. Poi arriva il gioco vero, quello duro. “E quando il gioco si fa duro” (cit.)…
Hamilton. Voto: 9. Contrariato per la pole mancata, è partito da leone ed ha sbranato il povero Bottas.

Bottas. Voto: 8. Tiene Bottas (freddura), ma non è Rosberg. Siamo costretti a iscriverci d’ufficio al #teambottas per sperare in qualcosa di avvincente che, se guardiamo alle cose razionalmente, non ci sarà. Pensate come siamo messi….

P.S.

Cerchiamo di non illuderci per Montecarlo. Sarà un bagno di sangue. Poi, se arriverà la roulette rossa, magari ci ricrederemo.Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina FB “Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni”.

Mariano Froldi – @MarianoFroldi