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Mercedes alla quarta, Ferrari alla deriva

I record sono fatti per essere battuti, si dice. E per il 2019 la Mercedes ha deciso di scrivere il proprio nome accanto a diversi di quelli che si leggono sui libri che parlano di F1. Il primo l’ha messo oggi. Quattro doppiette nelle prime quattro gare della stagione. Nessuno ci era mai riuscito. E la cosa drammatica per gli altri, aggiungiamo noi, è che non sono state opera di un solo pilota ma di entrambi, alla pari. Segno inequivocabile della forza della squadra.

E’ una sorpresa? No, perchè è apparso abbastanza evidente, fin dalle dichiarazioni dopo i test di Barcellona, che quelli della Mercedes stessero giocando con gli avversari, parlando di mezzo secondo di svantaggio, e portando, nella seconda sessione, una macchina totalmente diversa. Stavano dando dimostrazione della loro forza accampando, nel contempo, problemi che non avevano. E il gioco si è scoperto a Melbourne dove si è vista la stessa Ferrari delle tre gare successive. Vicina ma non vicinissima, davanti ma non affidabile. E dopo 4 gare solo tre terzi posti. Riportando il tempo indietro di 3 anni.

Il week-end di Baku è stata l’esemplificazione di questo copione. Ferrari sugli scudi nelle libere, con le FP3 chiuse con ben un secondo di vantaggio su tutti gli altri, ed Hamilton a piangere miseria.

E in qualifica la musica cambia. Non deve ingannare il botto di Leclerc, che sembrava avviato ad una sicura pole position. Perchè Seb, con la stessa macchina, la pole non l’ha fatta. E la prima fila è stata tutta Mercedes, con uno straordinario Bottas in pole, e Leclerc stesso relegato alla quinta fila, diventata poi quarta per le penalità altrui.

La solita litania del tipo “i punti si fanno la domenica” mai come in questo caso sembrava applicabile, per le speranze Ferrari, in una pista dove, negli ultimi 2 anni, le sorprese non erano mai mancati. E invece abbiamo assistito ad una straordinaria esibizione di professionalità da parte dei piloti della massima formula, nessuno escluso. Partenza tranquillissima, nessun contatto, nessuna forzatura, nessuno spinto a muro.

Hamilton e Bottas si trovano affiancati alla prima curva e non c’è il minimo accenno di combattimento. Se ne vanno semplicemente via prendendo in pochi giri una decina di secondi su Vettel. Dietro, Leclerc inizia a rimontare, grazie alle gomme medie che funzionano molto meglio di quelle soft montate da tutti gli altri. Al settimo giro è già quinto, e poco dopo quelli davanti a lui iniziano a perdere 2-3 secondi ad ogni tornata e sono costretti a fermarsi ai box. Charles si ritrova in testa alla corsa con un bel vantaggio su tutti gli altri.

La consistenza dei suoi tempi fa pensare ad un clamoroso recupero dell’erroraccio in qualifica e invece no. Bastano pochi giri ai suoi avversari per iniziare a recuperare su di lui 1-1.5 sec. al giro, e l’assenza totale di incidenti con conseguente Safety Car vanifica una strategia che probabilmente faceva conto proprio su questo.

Poco dopo metà gara, il monegasco viene superato dai due Mercedes prima e dal compagno poi, ma, pur in evidente difficoltà, non viene fatto fermare per montare le soft, perchè la squadra sa che non avrebbero completato la gara. E così anche la quarta posizione è persa in favore di Verstappen.

Gli ultimi 10 giri trascorrono con l’unica emozione di una Virtual Safety car dovuta al ritiro di Gasly, rimontato ottimamente fino alla sesta posizione dopo essere partito dai box, e autore di tempi incredibili con gomme medie usate per 40 giri. Hamilton prova ad avvicinarsi a Bottas, ma, pur arrivandogli a tiro DS, non è mai in grado di impensierirlo.

La gara si chiude così con i primi 4 nello stesso identico ordine in cui sono partiti. Dietro Leclerc quinto, e autore del giro più veloce grazie ad un ulteriore pit-stop per montare gomme nuove, un ottimo Perez sempre autore di grandi gare a Baku, poi le due McLaren di Sainz e Norris, che costituiscono ormai presenza fissa in zona punti. Nono Stroll, finalmente accettabile nella pista in cui ha conquistato l’unico podio della sua carriera, e Raikkonen, partito anch’egli dai box, cosa che non gli ha impedito di ottenere il quarto arrivo a punti in quattro gare con la Sauber.

La Red Bull riparte da Baku con il solo quarto posto di Verstappen ma con la conferma che il motore Honda non è più ridicolo in fatto di velocità massima, il che non è poco. Per buona parte della gara anche le due Toro Rosso erano ben posizionate, poi sono scomparse. Gara da dimenticare anche per la Renault, ormai in crisi nera come il suo pilota teoricamente di punta, il buon Daniel Ricciardo, capace di sbagliare clamorosamente una staccata portandosi Kvyat nella via di fuga, e poi di fare retromarcia sulla macchina di quest’ultimo costringendo entrambi al ritiro.

Inesistenti le Haas, mentre le Williams hanno ottenuto quello che potrebbe restare il miglior risultato della stagione, con Russel 14° e Kubica 15°, in un week-end costato una cifra al buon Frank.

Ora si va a Barcellona, e la cosa non è una buona notizia, per la Ferrari. Lo scorso anno, la Mercedes vi ridicolizzò la concorrenza, quest’anno il lavoro è già stato fatto, e c’è solo da sperare che la situazione si inverta, cosa peraltro improbabile, se è vero che la SF90 soffre di una cronica mancanza di carico che nemmeno gli aggiornamenti portati a Baku (i primi dall’inizio del campionato, peraltro) sono riusciti a correggere.

E, se vogliamo parlare di probabilità, dobbiamo accennare al fatto che la storia della Formula 1 dice inequivocabilmente che la squadra che vince le prime 4 gare alla fine della stagione vince il mondiale. E, in questo caso, cadrebbe uno dei record più prestigiosi, quello del numero di titoli piloti consecutivi, che ora è di 5 e appartiene alla Ferrari.

Per non pensarci, possiamo ripeterci all’infinito la frase preferita dai vertici della Ferrari stessa in questo periodo: ci sono ancora N opportunità, dove in questo momento N=17. Peccato che, con l’andare del tempo, N tenderà allo zero, e con lui anche la probabilità di mantenere quel record.

P.S. ciò che si è visto venerdì nelle prime prove libere, e più in generale nel week-end di Baku, è inquietante. Nella categoria dove, per motivi più che validi, si è fatta dell’analisi del rischio un mantra, un tombino si solleva e disintegra il fondo di una monoposto lanciata a 300 km/h, con conseguenze che avrebbero potuto essere ben peggiori. E si viene a sapere che, si suppone per motivi di costi, pare siano stati mandati in pista commissari con poca esperienza (e la cosa si è vista bene nella gara di Formula 2). Con tutti i soldi che girano, non pare il caso di risparmiare su questi aspetti, che, confrontati a tutto il resto, sono a dir poco banali.

Immagine in evidenza dal profilo @MercedesAMGF1

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La Mercedes domina (ancora) in Cina, Ferrari (ancora) bocciata

Tre doppiette Mercedes nelle prime 3 gare. Meglio del 2014, quando solo la legge dei grandi numeri impedì alla casa tedesca di vincere tutte le gare. All’epoca erano le prime gare con un nuovo e rivoluzionario regolamento, che le malelingue volevano scritto dalla FIA a 4 mani con la casa tedesca.

Sono passati 5 anni, e siamo ancora qui. Due frecce d’argento vanno via alla partenza e nessuno le raggiunge più. Gli avversari si arrabattano fra team order discutibili e strategie diversificate ma il risultato non cambia. In controtendenza con la battaglia che si era vista nei due anni scorsi, ricordando però che la battaglia stessa è comunque finita a diverse gare dal termine del campionato.

Abbiamo cominciato dalle conclusioni, giusto per ricordare a tutti quelli che continuano a dire frasi del tipo “ogni gara è diversa dall’altra”, “il campionato finisce ad Abu Dhabi”, “la gara è domenica”, che la realtà dei fatti, alla fine, è, se non sempre, quasi, una macchina grigia guidata spesso da un pilota nero che taglia (meritatamente) il traguardo per prima. E così sarà presumibilmente fino alla fine di questa sesta stagione ibrida. Sperando che, dopo, la pancia dei tedeschi sia piena e ci sia, finalmente, spazio anche per gli altri, anche se non se lo meritano.

Tutto ciò premesso, veniamo alla cronaca, anche se c’è poco da dire. Qualifica dominata dalla Mercedes, ma con Bottas davanti ad Hamilton, e alle due Ferrari con Leclerc di poco dietro a Vettel. Red Bull in terza fila con Gasly staccatissimo da Verstappen.

Alla partenza la fila di destra parte decisamente meglio, e Hamilton passa Bottas per involarsi verso la vittoria. Il problema, per la Ferrari, è che Leclerc passa Vettel, e già si presume che qualcosa verrà chiesto al monegasco. Cosa che, dopo qualche timido accenno, avviene perentoriamente al giro 11, quando il tedesco viene fatto passare davanti, ma non dimostra di essere più veloce, e non solo fa scappare Bottas, ma fa pure avvicinare Verstappen. Questa manovra costa 6 secondi a Leclerc, ma, quel che è peggio, lo porta su una strategia differente mirata a disallineare i suoi pit con quelli delle Mercedes per provare a rallentarle.

Strategia della disperazione, che in qualche occasione abbiamo visto fare lo scorso anno anche ai tedeschi, spesso riuscendo perfettamente nell’impresa. Cosa che non succederà oggi per la Ferrari.

Il primo a fermarsi è Verstappen al giro 18, Vettel risponde al giro successivo, esce di poco davanti all’olandese il quale in fondo al lungo rettilineo tenta la stessa manovra di un anno fa, buttandosi all’interno. Fortunatamente Sebastian mantiene la lucidità, lo fa passare incrociando la traiettoria e ripassandolo per tenersi la terza posizione che porterà fino al traguardo. E’, questo, il momento più interessante di un gran premio altrimenti piuttosto noioso.

Le due Mercedes rientrano subito dopo ma il vantaggio che avevano le mantiene saldamente davanti. Leclerc viene invece mantenuto in pista ancora per molti giri, per attuare la strategia sopra descritta.

Non succede null’altro fino alla seconda serie di pit-stop, inaugurata ancora una volta da Verstappen che tenta un undercut su Vettel, ma la Ferrari risponde immediatamente. Questa volta il margine è ampio e il tedesco non corre alcun rischio. Subito dopo la Mercedes fa entrare i propri piloti contemporaneamente, ma al rientro in pista Bottas si ritrova dietro a Leclerc. Il finlandese perde però pochissimo tempo dietro al monegasco, e la strategia Ferrari che mirava a far riavvicinare Vettel non riesce. Con Verstappen a debita distanza da Vettel, ma molto più veloce di Charles, la Ferrari decide di farlo rientrare per tentare una rimonta sull’olandese, contando su gomme più fresche. Ma il distacco accumulato è troppo elevato.

La gara si trascina noiosamente per gli ultimi 10 giri, senza grandi emozioni nemmeno nelle retrovie, e Hamilton mette così il suo sigillo sul gran premio numero 1000, davanti a Bottas, Vettel, Verstappen, Leclerc e ad un inesistente Gasly, autore del giro più veloce solo per avere cambiato le gomme a due giri dalla fine.

La Formula 1/2 viene vinta da Ricciardo, doppiato e finalmente autore di una buona prestazione. Poi il sempre solidissimo Perez, l’altrettanto solido Raikkonen, e l’ancora ottimo debuttante Albon, che ha saputo raddrizzare il week-end dopo il grande botto di ieri.

Fuori dai punti le due Haas, che hanno perso competitività, separate da Stroll che, non sorprendentemente, non riesce a mantenere il livello di prestazione del compagno di squadra. Poi Sainz, con una McLaren non competitiva (anche se comunque penalizzata dal doppio botto iniziale causato da Kvyat), Giovinazzi ancora molto deludente, e le due Williams, che al momento sono le uniche protagoniste della terza categoria.

Fra due settimane si va a Baku, circuito molto discusso caratterizzato da un lunghissimo rettilineo e da una parte misto-lenta molto lunga. Da quello che si è visto in Cina, con una Ferrari veloce sul dritto ma in difficoltà nel misto, la musica non dovrebbe cambiare di tanto. Ma Toto Wolff e Lewis Hamilton dicono che quest’anno i rapporti di forza cambiano ad ogni gara (a loro fa comodo vederla in questo modo), quindi possiamo sperare in una gara combattuta.

P.S. la premessa così “decisa” non pretende di essere “definitiva”, ma è comunque la proiezione futura di ciò che si è visto negli anni recenti. Con un avversario così forte (soprattutto economicamente), determinato ed esperto, o parti molto bene o non lo raggiungi più. 

* immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

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Leclerc e la Ferrari dominano in Bahrain, la Mercedes fa doppietta

999 Gran Premi raccontano una storia fatta di grandi illusioni e altrettanto grandi delusioni. Stelle che appaiono ma non riescono a mostrare subito tutto il loro splendore per colpe non loro. Stelle che restano luminose per molto tempo e non sembrano tramontare mai. E Stelle che iniziano lentamente a spegnersi. Se si riaccenderanno non si sa.
Il Bahrain ha raccontato proprio questa metafora. Leclerc, Hamilton, Vettel.

Il primo è arrivato ad un passo dal vincere alla sua seconda gara in Ferrari, dominando imperiosamente con una sicurezza da campione navigato come raramente si è visto in passato da un ragazzo di 21 anni, e mai si era visto in un quasi debuttante alla guida della Ferrari (escluso forse Baghetti, ma andiamo in un’altra epoca).

Il secondo, Hamilton, ha gestito magistralmente una situazione di inferiorità, come era già capitato lo scorso anno, mettendo pressione al diretto avversario nel mondiale.

Il terzo, Vettel, è tale avversario, e ha dimostrato per l’ennesima volta di non essere lucido, vanificando un sicuro secondo posto e, chissà, una possibile vittoria. Girandosi come un debuttante non appena subìto il sorpasso, mentre il compagno si stava involando indisturbato verso quella vittoria che poteva e doveva essere sua.

Fin dal  venerdì la Ferrari ha ritrovato quel mezzo secondo di vantaggio che aveva dimostrato di avere nei test di Barcellona. Dominio totale in FP1, FP2, FP3, Q1, Q2 e Q3. Ci dicono che non accadesse dal 2002. Le Mercedes ad inseguire. E Leclerc a rifilare 3 decimi al compagno tetra-campione del mondo.

La doppietta è praticamente certa, ma alla partenza Charles fa pattinare troppo le gomme, Vettel lo supera e va via, mentre il monegasco si trova a lottare con il coltello fra i denti contro le due Mercedes. Il monegasco non perde la lucidità e gli bastano 5 giri per ristabilire le gerarchie, terminando la rimonta con un sorpasso sul compagno di squadra, che non oppone troppa resistenza. Gli avversari lo rivedranno solo quando il recupero d’energia lo abbandonerà.

Dietro ai primi 4, Sainz con la McLaren-Renault vuole smentire Marko e svernicia Verstappen, ma quest’ultimo ovviamente non gli rende la vita facile e rimedia la rottura dell’ala, vanificando una possibile ottima prestazione.

E proprio Verstappen apre il giro dei pit-stop dopo una decina di giri, seguito a ruota da Bottas, che subisce l’undercut ma poi si riprende la posizione. Stesso destino per Vettel, che perde la posizione su Hamilton, ma Lewis ha montato la gomma soft, e dovrà quindi fermarsi un’altra volta. Ancora peggio, si trova da subito in grossa difficoltà con le gomme posteriori, e Sebastian riesce a superarlo senza grandi difficoltà.

A questo punto il dubbio è se anche le due Ferrari, e Bottas, che sono su gomme medie, si fermeranno una seconda volta. La risposta arriva quando Hamilton si ferma per il suo cambio obbligato. La Ferrari teme l’undercut e fa fermare Vettel, il quale riesce a mantenere la posizione, e subito dopo anche Leclerc, che ha però un vantaggio piuttosto ampio.

Con la gomma gialla Hamilton ritrova competitività, e tenta una prima volta, senza successo, di attaccare Vettel. La manovra gli riesce al giro successivo, e a quel punto il tedesco perde la testa e si gira appena subito il sorpasso. E, per non farsi mancare nulla, nel rettilineo successivo le vibrazioni causate dallo spiattellamento delle gomme fanno collassare la sua ala anteriore. Fortunatamente per lui, riuscirà a rientrare ai box per le riparazioni e terminerà al quinto posto.

Poco dopo, i fantasmi dell’affidabilità evocati da Binotto alla conclusione dei test si manifestano in tutta la loro gravità: il recupero d’energia termica della Ferrari di Leclerc si rompe, e inizia così a perdere 4 secondi al giro, il che significa, con 10 giri da percorrere, rimetterci sicuramente la posizione nei confronti delle due Mercedes. Riuscirà a salvare il terzo posto solo grazie ad una Safety Car uscita a due giri dalla fine per il contemporaneo ritiro delle Renault.

E così una doppietta annunciata della Ferrari finisce con una doppietta Mercedes, con Hamilton a ristabilire le gerarchie sovvertite a Melbourne staccando un Bottas praticamente inesistente. Terzo, come detto, un delusissimo Leclerc, quarto Verstappen attento più che altro a portare a casa l’auto, quinto Vettel e sesto un incredibile Lando Norris, che sembra veramente destinato ad un futuro luminoso. Settimo un pilota che ha 20 anni esatti più di lui ma che è ancora in grado di suonarla ai giovani, Kimi Raikkonen. Ottavo Gasly, che dovrà sicuramente dare qualche spiegazione a Marko, nono Albon, un altro debuttante autore di una notevole prestazione, e decimo l’onnipresente (in zona punti) Perez.

Fuori dai punti, di poco, Giovinazzi, mai in grado di impensierire l’anziano compagno di squadra.

Del disastro Renault abbiamo detto (per intenderci, su 4 macchine motorizzate francesi ne ha finito solo una, mentre le Honda hanno finito tutte e 4, e 3 nei punti) , poca gloria anche per la Haas, con Grosjean ritirato e Magnussen sparito progressivamente dalle zone alte della classifica dopo una buona qualifica.

In un’altra categoria le due Williams, che hanno almeno finito la gara macinando km senza rompere nulla.

Ora si va in Cina, con una Mercedes forte di due doppiette e di un’affidabilità granitica e una Ferrari consapevole di avere la prestazione ma non l’affidabilità stessa. Quello che era un dubbio dopo l’Australia, seccamente smentito dalla Ferrari, è diventato realtà e rischia di trasformarsi in una pesante spada di Damocle per l’intera stagione. Dicono che sia meglio avere una macchina veloce che una macchina affidabilissima ma lenta. Chiedere ad Alonso. Ma quando l’avversario non sbaglia un colpo da ormai sei stagioni, il risultato finale non cambia molto, se la soluzione non è rapida.

P.S.
Una frase pronunciata da Leclerc nell’intervista dopo la gara è risuonata per lo meno strana: “probabilmente avremmo avuto problemi di carburante”. Volendo pensare male, si potrebbe dire che la Ferrari abbia fatto tirare al massimo Leclerc un po’ per dimostrare che la macchina c’è, un po’ per vedere fin dove poteva arrivare con la prestazione, a costo di rischiare problemi di affidabilità e/o di consumo. E questo spiegherebbe anche la prestazione molto superiore del monegasco rispetto al compagno di squadra. Se fosse così, non sarebbe stato del tutto sbagliato. Ma questa è solo un’ipotesi di chi scrive.

Foto dal profilo Twitter @ScuderiaFerrari

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Bottas domina a Melbourne, Ferrari bocciata

Sorprese e conferme. Questo è ciò che ci si aspetta dalla prima gara della stagione, in particolare da quando i test sono stati limitati in modo assurdo.
E, dopo la prima gara, a caldo, di sorprese e di conferme ne possiamo contare parecchie. Non tutte positive. Specialmente per la Ferrari.

Per la quale, Ferrari, segnali inquietanti erano già arrivati venerdì e sabato, con una Mercedes stranamente (per loro) in palla mentre loro erano, altrettanto stranamente, in difficoltà, con piloti ed ingegneri apparentemente incapaci di trovare una motivazione valida al fatto che dal mezzo secondo di vantaggio ipotizzabile dopo i test di Barcellona, ci si è ritrovati a fine qualifica con 0.7 sec. di svantaggio.

Sesta pole di fila per Hamilton, ma la prima posizione in Australia per Lewis non è sempre buon segno, e infatti alla partenza il suo compagno scatta come un razzo mentre lui fa pattinare le gomme, insediandosi in una seconda posizione che manterrà fino alla fine, e non sarà solo una questione di start sbagliato.

Subito dietro, l’avvio lento di Hamilton, e di conseguenza di Vettel dietro di lui, favorisce Leclerc, il quale si ritrova a fare curva 2 completamente sul cordolo per evitare di urtarsi con il compagno di squadra che aveva nel frattempo affiancato, perdendo così la quarta posizione a favore di Verstappen.

Nel frattempo, Ricciardo rovina la sua prima gara in Renault distruggendo l’ala anteriore con un passaggio sull’erba (si ritirerà poco dopo).

I prime 5 si distanziano rapidamente dagli altri e fra di loro, facendoci capire che non assisteremo ad una gara molto divertente. In più, all’ottavo giro Leclerc commette un errore alla prima curva perdendo diversi secondi da Verstappen e condannandosi ad una gara praticamente in solitaria.

Il suo compagno di squadra non sembra avere un buon passo, così la Ferrari gioca con la strategia facendo rientrare Vettel dieci giri prima di quanto consigliato dalla Pirelli, per montare le gomme a mescola media. La Mercedes non si fida, e, in deroga alla regola che vuole che il pilota in testa entri per primo, protegge Lewis dal possibile (ancorchè improbabile) undercut facendolo rientrare il giro successivo, nella manifesta perplessità del pilota, espressa successivamente in un team radio.

Questa scelta condannerà di fatto Hamilton al secondo posto, perchè Bottas con gomme soft continuerà a girare con tempi migliori del compagno per diversi giri, aumentando il vantaggio. Il suo pit-stop, come quello di Verstappen, arriverà a metà gara, e se per il finlandese questo non cambierà molto le cose, all’olandese consentirà di raggiungere Vettel e di superarlo pochi giri dopo il suo rientro in pista, portando la Honda al suo primo podio da quando, 4 anni fa, è ritornata in Formula 1.

Max proverà anche, negli ultimi giri, ad attaccare Hamilton, senza però arrivare mai ad impensierirlo. Dietro di loro, Vettel esprime la sua frustrazione con un laconico team radio in cui chiede ad Adami “perchè vado così piano”, ricevendo un altrettanto laconico “non lo sappiamo”. Negli ultimi giri Leclerc lo raggiunge ma il team preferisce congelare le posizioni.

L’ordine d’arrivo vede quindi l’ormai ex-maggiordomo Bottas nettamente davanti ad Hamilton, con anche il punto del giro più veloce al suo attivo, Verstappen terzo molto vicino a Lewis e le due Ferrari vicine fra loro ma ad oltre 50 secondi. Un distacco impensabile alla vigilia.

Dietro di loro Magnussen con la Haas chiude in sesta posizione, confermando che la squadra americana resta saldamente la quarta forza del mondiale, e, forse, si è un po’ avvicinata ai primi. Lo segue un trenino di 5 macchine formato da Hulkenberg, Raikkonen, Stroll, Kvyat e Gasly, quest’ultimo primo di chi non prende punti pagando un errore strategico in qualifica.

Pessima gara per tutti i debuttanti o quasi debuttanti, con il solo Norris appena decente che, dopo un’ottima qualifica, riesce a chiudere al dodicesimo posto, mentre il suo compagno Sainz paga l’inaffidabilità del motore Renault ritirandosi fra fumo e fiamme. Non classificabili Albon e Giovinazzi, soprattutto se si confronta la loro gara con quella dei compagni arrivati e punti. Delle due Williams fa quasi male parlare, tanto grande è la situazione di difficoltà in cui si trovano. Peccato perchè il rientro di Kubica è una cosa talmente grande, dal punto di vista umano e sportivo, che avrebbe meritato di essere coronato da una prestazione almeno discreta, ma siamo ben lontani da questo.

Ora si va in Bahrain. Pista completamente diversa, si dice. Per la Ferrari c’è tanto su cui riflettere, probabilmente molto di più di quello che si aspettavano. Se è vera la teoria del motore depotenziato per problemi di affidabilità (e tutto farebbe pensare a questo, a partire dal fatto che si è sentito parlare di problemi di gomme, ma a fronte di un bilanciamento che veniva definito buono, il che è un po’ strano), recuperare potrebbe essere molto complicato. Il come sapranno reagire dimostrerà, più della prestazione stessa, quanta possibilità hanno di lottare per questo mondiale 2019 impedendo alla Mercedes di battere il loro stesso record di 5 mondiali di fila, nel glorioso periodo 2000-2004. Che è quello a cui i tedeschi puntano.

P.S.
Le modifiche regolamentari all’aerodinamica, volte a favorire una competizione con macchine più vicine, ha avuto l’effetto di creare tanti trenini, ma di sorpassi se ne sono visti molto pochi, perchè il vero problema sono gli spazi di frenata ridottissimi, che permettono attacchi solo quando c’è grande differenza di prestazione. Quest’anno però la Pirelli ha finalmente portato gomme molto più stabili, e queste differenze non ci sono più. Capita così che un Giovinazzi con gomme vecchissime (e macchina danneggiata) si tenga dietro per molti giri 3-4 avversari dotati di pneumatici nuovi. Probabilmente Melbourne non è il circuito giusto per giudicare questa soluzione, anche in questo caso già dal Bahrain capiremo se quest’anno assisteremo o meno a gare più combattute. Almeno per le posizioni di rincalzo.

P.S. 2
C’è un inquietante parallelismo fra i 5 anni di Alonso in Ferrari e i 4 e un po’ di Vettel. Entrambi arrivati come i salvatori della patria dopo una pessima stagione. Entrambi vincenti quasi subito, a confermare questo status. Entrambi, all’inizio, grandi uomini squadra. Entrambi, al quarto anno, dopo due mondiali persi per poco (o quasi) iniziano a dare segni di cedimento lasciandosi andare a strane dichiarazioni, anche per radio. Entrambi all’inizio della quinta stagione si sono trovati con un’auto ben lontana dai primi. E’ sperabile che quello di oggi sia stato solo un episodio, come vanno tutti ripetendo, altrimenti, a parere di chi scrive, l’esito dell’avventura Ferrari di Seb sarà lo stesso di quello di Nando. Meglio dirlo subito, a scanso di equivoci.

 

* Immagine dal profilo twitter @ValtteriBottas

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F1 2019 AUSTRALIAN GP: AN INTRODUCTION

“E si vociferava che avesse segnato anche Zoff di testa su calcio d’angolo…” Se dovessi scegliere una frase simbolo per i test pre stagionali di Montmelò non potrei che scegliere questa. Si perché ormai commentare i test è diventato come commentare i risultati delle squadre di calcio nelle amichevoli agostane. La fiera della fuffa e dell’aria fritta per il 90% dei casi. Aria che viene bonificata alla primo vero appuntamento ufficiale in cui ci scopre chi ha fatto bene i compiti per le vacanze e chi no . Almeno quest’anno ci siamo scampati la neve, a parziale supporto della effettiva veridicità dei valori messi in pista in Catalunya ma tra voci di vantaggio di mezzo secondo, Mercedes che quasi si presenta con la macchina del  2021 così, giusto per mettersi un pò avanti con il lavoro, Red Bull che vuole vincere il mondiale con la PU Honda e altre amenità varie ed eventuali, è comprensibile che l’appassionato di F1 sia un po’ confuso e bisognoso delle prime risposte certe alle sue paure/speranze.

Ed eccoci qui al primo appuntamento della stagione 2019. Come andrà quest’anno? Dominio più o meno palese di Mercedes? Hamilton che aggiunge un’altra catenazza al suo rinnovato petto ipertonico? Vettel ce lo ritroviamo ritirato come Marlon Brando a fine carriera? Red Bull “migliortelaiocheseavessimounmotoredegnodiquestonomelevatevi” attore protagonista a gettone?

Diciamo che questo stato d’animo è colpa in parte dell’umore del ferrarista bastonato, un po’ come quei cani che ne hanno prese tante e appena vedono il padrone di mazza munito assumono la posizione migliore per prenderne il meno possibile. In parte però sarebbe illogico pensare il contrario in quanto il trend degli ultimi 4 anni è grigio senza speranza, e quelle poche che ci sono state sono cadute sotto i colpi di candele da 4 soldi, punizioni autoinflitte che neanche i santi in epoca medioevale e farneticazioni alcoliche con inflessione bresciana.

Però…c’è un però. In questo caso direi che ce ne siano più di uno:

  • Binotto ha sostituito Arrivabene al timone della Scuderia Ferrari. Un ingegnere al comando di un nutrito gruppo di ingegneri. Fossimo in politica lo potremo chiamare un governo tecnico, che potrebbe anche funzionare. Dal punto di vista della “politica”, dei rapporti con la Fia, i beneinformati dicono che fare peggio di Arrivabene è impresa ardua quindi, fiducia su tutta la linea. Intanto, anche se nato in svizzera ma italianen dentro e fuori, ha tirato un sospirone di sollievo alla rimozione del logo “missionwinnow”. Va bene tutto, ma si sà che certi epiteti portano una sfiga clamorosa.
  • Regolamento FIA in merito alle nuove norme aerodinamiche per favorire i sorpassi, vedi ala anteriore modello spazzaneve sulla a22. Insomma il solito unicorno che tutti citano ma che nessuno vede ossia lo spettacolo attraverso i sorpassi in pista. Tralasciando il discorso che lo spettacolo sia tale solo in funzione dei sorpassi (cara LM è F1 non indycar…), la nuova ala anteriore ha creato due distinte scuole di pensiero: quella Ferrari-Alfa-Haas e tutti gli altri, capitanati da Mercedes-Red Bull. Nel paddock si è già discusso a lungo su chi abbia trovato la soluzione migliore che potrebbe portare un vantaggio difficilmente colmabile. Un po’ un diffusoreBrawn 2.0. Quello che è certo è che, alla faccia del cambio regole per avere meno carico aerodinamico, praticamente tutte le squadre lo hanno recuperato e girano più forte del 2018. FIA bene, bravi, bis. In Mercedes addirittura hanno provato due specifiche di monoposto. C’è chi dice perché la versione A fosse lenta, chi che l’hanno fatto per prove comparative per decidere la via di sviluppo da seguire durante la stagione.
  • Honda-RBR. Sembra uno di quei matrimoni tra zitelli in cui ci si mette insieme perché il tempo passa e non ci sono partiti migliori sulla piazza. Ma che almeno nei test si sta rivelando meno mortificante di quanto ci si immaginava, in merito a possibilità di vittoria. Soliti rumors dicono che a Montmelò abbiano usato più PU di MB e Ferrari e che la PU nipponica crei un po’ troppe vibrazioni al posteriore ma, tutto sommato, il matrimonio potrebbe rivelarsi felice.
  • Gomme…che ormai sono la variabile impazzita per eccellenza. Quelle 2019 sono tutte “ribassate” dei famigerati 0.4 mm che tanti purgatori hanno fatto guadagnare alla SF e ai suoi tifosi sotto forma di contumelie a divinità varie ed eventuali. E, a differenza della SF, come contrappasso, nei test la MB non le ha digerite granchè, con Hamilton che si è già affrettato a dichiarare che non gli piacciono e che la dicitura C1, C2 ecc ecc crea confusione… Forse pensava ai modelli citroen. Certo è che Pirelli sarà sottoposta all’ennesima stagione di forti pressioni da parte dei team che male si adatteranno alle nuove coperture.
  • Ferrari si presenta con uno junior team conclamato, Alfa Romeo, che sembra molto competitivo e uno “ufficioso”, la Haas. Mercedes formalmente non ha junior team. C’è il caso, remoto ma non impossibile, che Alfa possa trovarsi nella posizione di rubare punti a Mercedes. E poi in Alfa quest’anno c’è Kimi….che non vede l’ora di tirare altre staccate a ruote fumanti a Vettel…ehm …volevo dire Hamilton. Inoltre non ci sarà Ocon in griglia, tempi duri per MB…
  • Vedremo se Renault riuscirà ad elevarsi dal suo ruolo di regina del gruppo B. Da quello che si è visto al Montmelò non sembra. Palese invece lo squaglio totale in casa Williams. Paddy Lowe che scappa con la coda fra le gambe. Chissà che Kubica non si sia già pentito di aver rifiutato il ruolo di pilota al simulatore Ferrari.

Per quanto riguarda il Gp di Australia in senso stretto, ormai è risaputo che, trattandosi di un circuito cittadino molto atipico, fornisce ben poche indicazioni sulla competitività complessiva delle monoposto in divenire. Circuito da medio-alto carico con asfalto scivoloso, in cui è importante avere un buon ritmo per azzeccare un buon giro e che necessita di una monoposto che sappia avere una buona trazione e riesca ad assorbire bene le non poche asperità dell’asfalto.

Situazione gomme: come ben sapete la Pirelli ha introdotto nuove gomme e denominazioni per la stagione 2019. Saranno disponibili “solo” 5 tipi di mescola, dalla C1 alla C5, oltre alle intermedie e full-wet, anch’esse riviste. Di seguito due grafici che illustrano mescole e temperature di utilizzo, quest’ultime con una finestra più ampia rispetto al 2018.

Nel 2018 la strategia di gara fu a singola sosta per quasi tutti, US+S. Dato che il lavoro Pirelli sulle mescole 2019 è stato fatto per minimizzare graining e blistering e per dare ai piloti la possibilità di avere passi gara migliori, non mi aspetterei più di una sosta anche per il 2019. Pirelli mette a disposizione C2 hard, C3 medium e C4 soft, con queste scelte per i piloti:

Quasi tutti orientati su un solo treno di hard, tre di medium e nove di soft, fatto salvo piccole differenze di un treno di gomme per mescola. Prevedibili due stint di gara C4-C3, da verificare la possibilità di qualificarsi in Q2 con C3 e fare l’ultima parte di gara con C4.

Condizioni meteo : previsto sole e poco vento per tutto il weekend. Temperature intorno ai 29°C.

In conclusione, pur dicendo che i test sono una cosa e la gara un’altra, che Melbourne è un circuito atipico e non fa testo per il proseguo della stagione ecc ecc, il primo giro di danza down under darà quanto meno una prima indicazione su chi è sul pezzo e chi no. Per il momento, sembra che, come nel 2018, Ferrari sia messa meglio di Mercedes, seppur di poco. In Ferrari si affidano a Mattia “Egon” Binotto, idolo di tutti quegli ingegneri che sognano di farcela ad arrivare nella stanza dei bottoni e alla cabala che dice che prima o poi le frecce d’argento dovranno abdicare. In Mercedes ad un Hamilton versione Geordie Shore, palestrato e supercool e alla forza di un colosso che alla bisogna, vedi 2018 post SPA, può spendere milioni e milioni per recuperare il gap con gli altri. La ricreazione è finita, è già tempo di esami.

P.S: apprendiamo sgomenti della morte di Charlie Whiting avvenuta oggi per embolia polmonare. Se ne potrebbero dire tante sul personaggio (vedi caso Bianchi) ma rispettosamente ci limitiamo al cordoglio che qualsiasi morte impone, nel rispetto di chi non c’è più.

Rocco Alessandro

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