Archivi tag: Max Verstappen

F1 2019 AUSTRIAN GP: AN INTRODUCTION

Neanche il tempo di riprendersi dal tourbillon di emozioni che ha regalato il GP di Francia , ecco che immediatamente ci si rituffa nell’entusiasmante lotta per il mondiale 2019 a Zeltweg, in casa Red Bull, per il GP dell’Austria. Si, sono un pelo ironico.

Se c’è una cosa che ci hanno insegnato gli otto appuntamenti già disputati è che non bisogna farsi troppe illusioni sul prevedibile svolgimento che anche questo GP potrà avere, ossia di una Mercedes che parte per conquistare l’ennesima vittoria/doppietta dell’anno.

Qualcuno, anche di molto autorevole come il TP Mercedes Toto Wolff, potrebbe obbiettare che la conformazione della pista e le caratteristiche delle monoposto portano a pensare ad una lotta serrata tra Ferrari e Mercedes e chissà, da buon Wolf(f) e dopo tanto gridare “al lupo, al lupo” forse questa volta potrebbe essere la volta buona.

Nel 2018 si consumò uno dei weekend peggiori della stella d’argento degli ultimi 5 anni, con due vetture ritirate per noie meccaniche e un mondiale che sembrava prendere la via di Maranello. Ecco, diciamo che una riedizione del 2018 non è quotata neanche per scherzo dai bookmaker.

Anzi, rischia a breve di pagare pochissimo anche una puntata sul WDC 2019, con un Hamilton che sembra aver spazzato via in maniera quasi definitiva le velleità del (inizialmente) combattivo Bottas 2.0.

immagine da f1grandprix.motorionline.com

Speriamo almeno che gli unici brividi non arrivino più dagli steward che dall’azione in pista, visto che anche questo trend sembra andare per la maggiore in quest’ultimo periodo.

Ma diamo a Wolff quel che è di Wolff che ha obbiettivamente qualche ragione per essere preoccupato della minaccia Ferrari a Zeltweg.

Tracciato corto e dall’elevata velocità di percorrenza, ha la caratteristica di essere “stop&go” con un carico aerodinamico richiesto medio/basso e una PU che viaggia spesso flatout. La prima parte del circuito fino a curva 4 è caratterizzata da rettilinei e curve a gomito in cui sono importanti PU, frenata e trazione in uscita, più da Ferrari diciamo. Seconda parte più guidata e con curve in appoggio in cui è facile immaginare una Mercedes sugli scudi.  Pensando ad una pole sotto il minuto e tre secondi, si può prevedere una bella lotta in qualifica (finestra di utilizzo gomme permettendo…)

Tracciato storicamente gentile in termini di usura per il quale Pirelli ha portato le specifiche C2, C3 e C4. Guardando alle scelte dei top team vediamo come Ferrari sia stata la più conservativa, con un numero di set di C3 superiore alle sue concorrenti che esprime probabilmente la volontà di passare la Q2 con le C3 e una strategia C3/C4 in gara.

immagine da f1analisitecnica.it

Tra gli altri team solo Racing Point ha “copiato” Ferrari mentre gli altri si sono tutti più o meno uniformati a 8/9 set di C4 e 2/3 set di C3.

Molto probabilmente il venerdì di Zeltweg sarà utilizzato dalla Ferrari come giornata di test per provare le novità già viste in Francia. La ricerca disperata di carico aerodinamico è al centro dei pensieri del team di Maranello e da qui passano tutte le speranze di future soddisfazioni di questo 2019.

Interessante sarà vedere anche la lotta interna tra i piloti, che vede un Vettel ancora saldamente al comando nel computo stagionale ma con Leclerc che in Francia è stato autore di una prestazione concreta e senza sbavature, un po’ alla Vettel “vecchia maniera”.

Per Bottas invece inizia la sequenza delle gare da “ultima spiaggia” in ottica mondiale, con un bilancio di vittorie di 6 a 2 per il team mate e il dilatarsi del distacco in classifica generale. Questo è un circuito gradito al finlandese che deve battere un colpo nei confronti di Hamilton che ultimamente lo ha battuto come un tamburo.

L’unica preoccupazione di Hamilton invece potrebbe essere l’eccessiva sicurezza e l’inconscia tendenza a prendere sottogamba l’impegno in terra austriaca. Ormai i suoi interventi anche sulle controverse infrazioni alla condotta di gara in pista lo tengono al centro dell’attenzione a 360 gradi (Ross Brawn ne auspica il contributo in un eventuale variazione dei regolamenti) ma sarebbe sciocco pensare ad una fonte di distrazione tale da compromettere il suo rendimento in pista.

Red Bull corre in casa e nel 2018 vinse. Replicare quel risultato sarebbe un miracolo, un po’ come vedere Gasly davanti a Verstappen a fine gara. McLaren invece attesa ad una riconferma dello straordinario weekend francese.

Il GP di Francia è stato l’ennesimo motivo per cui la stampa si è scagliata contro questa F1 definita “troppo noiosa”, “soporifera”, “dominata da una sola squadra”, “senza pathos anche per colpa dei regolamenti”. Siamo tornati ai tempi del dominio Ferrari o Red Bull in cui le lamentele erano le stesse, specie in certi anni di assoluto dominio.

La soluzione “migliore” sarebbe quella di modificare i regolamenti sportivi, tecnici e di risorse a disposizione per cercare di riequilibrare le forze in campo. Praticamente una missione impossibile che sarebbe anche contro lo spirito “pionieristico” di ricerca tecnologica che è nel DNA della F1.

La soluzione più semplice è far si che si creino le condizioni per le quali il dominatore attuale venga detronizzato e venga sostituito da uno nuovo, magari ugualmente tirannico. Cosa accaduta per McLaren-Honda anni 80, Williams anni 90, Ferrari inizio anni 2000 e Red Bull del 2010-2013.

Ma qui sorge una domanda: c’è l’effettivo bisogno o la volontà che questo possa avvenire? Abbiamo un brand mondiale dell’automotive che sta facendo scuola e la storia, un pilota che si appresta ad essere, almeno nei numeri, il più grande di sempre e rispetto a quello che sta per essere detronizzato è anche molto più empatico, spendibile a livello mediatico e capace di incontrare i favori del variegato mondo dei social network.

immagine da tuttomotoriweb.com

Con questo non voglio ASSOLUTAMENTE affermare che Hamilton e Mercedes vincono SOLO perché sono più belli, potenti e ricchi e perché qualcun altro vuole così. E ovvio che i successi degli ultimi 5 anni sono dovuti semplicemente al fatto che sono stati più forti, bravi e con più risorse umane/economiche di tutti gli altri.

Ma di sicuro, anche solo pensando ai motivi per cui fu abbattuto il dominio Ferrari e RBR degli ultimi anni, una squadra “antipatica” e ammazza-interesse da una parte e un “costruttore” senza tradizione e con un pilota sordo alle sirene dei brand e della promozione dall’altro, sono elementi non presenti nell’attuale caso Mercedes-Hamilton, con quest’ultimo anzi che sta diventando un vero e proprio ambasciatore della F1 nel mondo.

Forse gli appassionati di lungo corso e i tifosi di quelle squadre che oggi sono costantemente perdenti la fanno troppo lunga riguardo a noia, mancanza di interesse ecc ecc. La ruota gira e girerà come è sempre successo. Molto sta nel vedere quando questa accadrà, come e se prima o dopo che questa categoria avrà cambiato definitivamente le caratteristiche per le quali l’abbiamo apprezzata.

Alla fine speriamo almeno di poterci divertire un po’ di più di quanto questo 2019 ha saputo offrire. E che il cambio di regolamenti del 2021 sia davvero epocale in positivo. Ma rimane, appunto, una speranza che sarà anche l’ultima a morire ma di solito, nel mondo della F1 e quando si parla di regolamenti, muore male.

*immagine in evidenza da projekt-spielberg.com

Rocco Alessandro

 

Hamilton vince la scampagnata a Le Castellet

Correva l’anno 1978. 2 di luglio, per la precisione. Davanti ad una TV in bianco e nero un bambino di poco più di 10 anni vedeva uno dei suoi primi GP, quello di Francia che quell’anno si correva a Le Castellet. E quel bambino notò una cosa che gli sembrò molto strana: la classifica in sovrimpressione non cambiava mai. C’erano due macchine nere in testa, e questo era abbastanza normale, ma i nomi dei piloti che le seguivano, passati i primi giri, non cambiarono più fino alla fine. Quell’anno una simile situazione non si ripeté più. Ma la vittoria, quella no, rimaneva prerogativa di una delle due macchine nere, salvo imprevisti che a quell’epoca erano frequenti.

41 anni dopo. 23 giugno. Gran Premio di Francia a Le Castellet. Le macchine nere sono diventate grigie. Il circuito è diventato un parcheggio. Ma passati i primi 9 giri, la classifica dei primi 6 rimane quella e non cambia più fino alla fine.

Una scampagnata, l’abbiamo definita nel titolo. Di sicuro per Hamilton questo è stato il Gran Premio di oggi. Almeno in apparenza. Sempre davanti, sempre in controllo, il suo compagno di squadra annichilito, gli altri a debita distanza, perfino il giro più veloce all’ultima tornata, con gomme dure vecchie di 30 giri e piene di blister. Lo score dice che il punto va a Vettel, ma lui il giro più veloce l’ha fatto con gomme soft nuove. Ed è stato più veloce di soli 24 millesimi. Quell’ultima tornata di Lewis indica in un colpo solo la forza di un pilota e di una vettura che, continuando così, rischiano di cancellare in breve tempo tutti i records, quelli tanto cari ai ferraristi.

Ora la cronaca, anche se la voglia di farla è poca. Prima fila tutta Mercedes, la novità è Vettel in quarta fila a causa di un non meglio precisato problema al motore, che squadra e pilota hanno cercato di minimizzare. A salvare l’onore Ferrari ci pensa Leclerc, terzo un po’ distante, con a fianco Verstappen. E subito dietro due ritrovate McLaren.

Ma saranno proprio i due ragazzini in seconda fila a regalarci il momento più bello del GP. Alla partenza scattano bene le due Mercedes, dietro Leclerc viene raggiunto da Verstappen e affiancato, e i due si fanno un bel pezzo di tracciato con le ruote a pochi cm di distanza. E’ l’antipasto di ciò che speriamo di potere vedere in futuro. Il Max 2.0 capisce che l’altro non molla, e lo lascia sfilare, insediandosi in una quarta posizione che non abbandonerà più. Dietro Sainz supera Norris ed entrambi riescono a tenere dietro Vettel per 9 giri, quando anche il tedesco si prenderà la quinta posizione che non abbandonerà più e che rappresenta il massimo che può ottenere oggi.

I primi 20 giri passano con i primi 5 equidistanti l’uno dall’altro, e ad aprire i pit-stop è Verstappen, con Leclerc che lo imita alla tornata successiva per prevenire l’undercut. Al 24° giro viene fermato Bottas, a quello successivo Hamilton, e subito dopo anche Vettel completa l’unica sosta della giornata.

Da questo momento, la gara procede stancamente fino all’ultimo giro, quando Leclerc riesce ad annullare il distacco da Bottas e tenta un timidissimo quanto improbabile attacco all’ultima curva. Ma le emozioni arrivano dalla lotta per la settima posizione, che viene contesa fra i (doppiati) Raikkonen, Ricciardo, Hulkenberg e Norris. E in questa situazione si vede quanto ridicolo sia il layout del nuovo Paul Ricard, dove le vie di fuga sono solo asfalto colorato. Le macchine si possono sì affiancare, ma i piloti passano ovunque, anche fuori pista, e così assistiamo ad un duello surreale con Ricciardo e Norris che vanno per strisce blu. L’australiano guadagna la settima posizione in pista (anzi, fuori pista) ma su di lui arriva inesorabile la mannaia dei 4 soggetti (uno dei quali pilota dal passato in F1 discutibile) che davanti ad un PC decidono le sorti dei GP, con il regolamento alla mano e la discrezionalità di un paio di dadi dall’altra. E quindi doppia penalità per Daniel, con conseguente retrocessione dal 7° all’11° posto. Pertanto dietro ai primi 5 la classifica vede Sainz, un ottimo Raikkonen con la rediviva Alfa Romeo, Hulkenberg, Norris e uno spento Gasly.

Fuori dai punti, oltre a Ricciardo, le due Force India, le due Toro Rosso, un pessimo Giovinazzi, le altrettanto pessime Haas e le disperse Williams, con Kubica davanti a Russell.

Ora si va in Austria, fra una sola settimana, e la domanda è: per quanto ancora durerà la striscia vincente di Hamilton e della Mercedes? La risposta l’ha già data Toto Wolff: quello di Zeltweg è un circuito ostico per la Mercedes, come del resto, sentendo lui, tutti quelli in cui si è corso fino ad ora. Quindi in terra austriaca vincerà… la Mercedes, of course.

P.S. in Ferrari continuano a vivere con grande serenità la costante bastonatura da parte dei tedeschi, e il non funzionamento di parte degli sviluppi portati in pista. E continuano a ripetere che “ci saranno opportunità per battere la Mercedes”. Paradossalmente da questa situazione tecnica poco edificante chi ci guadagna, e non poco, è Leclerc, oggi impeccabile. Lui non ha nulla da perdere, e non è certo deluso dal non potere combattere per il mondiale, perchè non era questo che si aspettava ad inizio stagione. Non ci sarebbe da sorprendersi se da qui in avanti la lotta fra i due ferraristi diventasse più intensa, e, nel caso, sarà interessante vedere come la gestiranno la squadra e lo stesso Vettel.

Immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

F1 2019 FRENCH GP: AN INTRODUCTION

Bisogna ammettere che Liberty Media/FIA sono davvero dei geni del male. Uno pensa che una vittoria di Vettel e della Ferrari in Canada possa riaccendere le speranze di avere un mondiale un po’ meno monocromatico rispetto a quanto visto fino a questo momento.

E in effetti la vittoria dei “rossi” arriva ma viene derubricata a secondo posto per una inflessibile eppure stolida decisione dei commissari di gara che puniscono Vettel per una manovra difensiva al limite che in altri tempi, quelli degli idoli dei piloti di oggi, sarebbe stata accompagnata da un banale commento quale “It’s racing…”.

La genialità (involontaria?) del dinamico duo LM/FIA sta proprio nell’aver creato un caso mediatico con inevitabile coda polemica e ricorsuale che ci accompagnerà per molto tempo. E fa arrivare i due protagonisti e relative squadre con una dose di tensione extra rispetto al solito. Più tensione, più interesse, più battaglia. Il tutto con il filotto di vittorie Mercedes ininterrotto da inizio stagione.

Il precedente dello scorso anno, tra l’altro, fa bene sperare il suddetto dinamico duo, quando Vettel centrò Bottas dopo lo start rovinando la sua gara e prendendo una penalità. Un eventuale “incontro ravvicinato” tra i piloti dei due team andrebbe tutto a favore di un’esacerbazione dei rapporti tra Ferrari e Mercedes e relativi sottoposti. Carey/Todt già si sfregano le mani…

immagine da it.eurosport.com

Al di là di queste vanesie speculazioni, il Gp di Francia potrebbe essere interessante giusto nelle fasi dopo lo start. Anzi, l’ottima prestazione Mercedes a Montreal fa capire quanto più la Mercedes sia migliorata nei suoi punti deboli rispetto alla Ferrari.

Vero che in Francia le rosse si presenteranno con qualche novità aerodinamica che anticipa un ben più corposo aggiornamento previsto per Silverstone, ma non sembra abbastanza per affermare che possano essere assolute protagoniste al pari di Mercedes.

Il menomato circuito del Paul Ricard è un circuito da medio carico, con tratti ad alta velocità (peccato per il rettilineo del Mistral troncato a metà da una chicane…), curve lente e una in appoggio ad alta velocità, con almeno tre frenate importanti. Il tutto necessita di una monoposto con bilanciamento aerodinamico, buona trazione e stabilità in frenata con rischio di bloccaggi.

La recente riasfaltatura ha reso il manto stradale più liscio e quindi più gentile nei confronti delle gomme, ma una grossa incognita saranno le temperature che potrebbero aumentare il degrado, considerando che sono previste temperature atmosferiche piuttosto alte.

Pirelli ha scelto di portare le specifiche C2, C3 e C4, in pratica medium, soft e ultrasoft in specifica 2018, sempre con l’obbiettivo di poter permettere ai piloti di minimizzare l’impegno nella gestione degli pneumatici in gara.

immagine da press.pirelli.com

Dal punto di vista del numero di set scelti, Ferrari e Mercedes si sono perfettamente copiati, seguiti da Gasly mentre Verstappen ha optato per un treno di C3 in più. Come successo in Canada, si proverà la possibilità di passare il taglio in Q2 con la C3 in modo da assicurarsi una gara con un solo pit stop. I team del mid-field si sono tendenzialmente orientati su mescole più morbide.

Importante sarà evitare di raffreddare le gomme anteriori nel lungo rettilineo del Mistral e di evitare il graining della gomma più sollecitata, l’anteriore sinistra. Rispetto a Barcellona abbiamo pressioni di gonfiaggio sensibilmente più alte, 0.5 psi in più.

Ancora una volta, l’occasione sembra ghiotta per la Mercedes e Hamilton per quanto riguarda la vittoria e l’incrementare ulteriormente il vantaggio di punti sull’immediato inseguitore Bottas.

Come già detto, Ferrari porterà qualche aggiornamento aerodinamico e la caratteristica di avere poco drag in rettilineo accoppiata alla potente PU potrebbe consentirle di avvicinarsi alle prestazioni Mercedes.

Red Bull dovrebbe portare aggiornamenti sia di motore che di aerodinamica, consentendole di avvicinarsi a Ferrari, in una situazione simile al Gp di Spagna. Renault si aspetta molto dal Gp di casa, in quanto farà esordire corposi aggiornamenti di aerodinamica che, secondo le aspettative, dovrebbe consentirle un bel salto prestazionale.

Binotto ha già messo le mani avanti affermando che questo Gp assomiglia molto di più a quello di Spagna che a quello canadese. Ergo, differisce ancora nel tempo una ormai sempre più improbabile riscossa ferrarista in ottica mondiale. Rumors indicano che a Silverstone ci sarà una Ferrari sostanzialmente diversa, con più carico e più drag, vedremo che frutti porterà tutto questo lavoro.

Dall’altra parte della barricata gli anglo-tedeschi non devono fare altro che proseguire nel lavoro che hanno già sapientemente messo in campo da quest’inverno. Sono stati cani da caccia l’anno scorso e sono lepri quest’anno, due situazioni che sanno gestire bene, per cui non ci si devono aspettare “regali” inaspettati.

Chiudiamo con una “curiosa” polemica aperta da Kubica nei confronti della sua squadra, accusandola più o meno velatamente di favorire le prestazioni di Russell a discapito delle sue. In questi casi il rischio di apparire ridicoli è alto e se non fosse per la specchiata professionalità del pilota polacco, sarebbe scontato bollare il tutto come una sciocchezza. In ogni caso è l’ennesimo aspetto negativo della stagione di Kubica, che, al di là della pochezza delle Williams sembra davvero aver poco da dire nella sua seconda parte di carriera in F1.

*immagine in evidenza da ilpost.it

Rocco Alessandro

 

Ad Hamilton la vittoria di Pirro, a Vettel un pugno di mosche

La coerenza non fa parte del bagaglio professionale di chi lavora in Formula 1. Ti comporti in un certo modo e si può fare, poi subisci lo stesso comportamento, protesti e magari ti danno pure ragione. Ma non ci fai una bella figura. Tu e chi ti ha dato ragione.

Il gran premio del Canada ha avuto un esito talmente surreale che non vale nemmeno la pena di fare la cronaca, meglio concentrarsi sull’episodio chiave: quell’errore di Vettel ad una ventina di giri dalla fine, quando stava cercando di portare a casa una vittoria fino a quel momento meritatissima, e che lo avrebbe aiutato ad uscire dal tunnel in cui si era cacciato ad Hockenheim lo scorso anno, e dal quale non era più riuscito ad uscire.

La pressione di Hamilton, il solito errore, il posteriore che fa il pendolo, la macchina che punta sull’erba e lui che riesce a tenerla, uscendo però largo. Lewis arriva da dietro, ha del margine, potrebbe alzare il piede ma furbescamente non lo fa, tenta di infilarsi fra la Ferrari e il muretto, ma pur avendo un risicatissimo spazio, alza il piede. E poi si apre in radio e protesta.

Torniamo indietro di 3 anni. Montecarlo 2016. Hamilton è braccato da Ricciardo, arriva alla chicane del porto, va lungo, la taglia ma non ha trazione, Daniel tenta di affiancarlo ma lui punta deciso verso il guard-rail e l’avversario, che in quell’occasione di spazio non ne aveva per niente, deve alzare il piede.

Due episodi del tutto simili, gestiti diversamente dai commissari. 5 secondi di penalità a Vettel costatigli la vittoria, niente ad Hamilton.

Ma la cosa più grave è quella che è successa dopo. Non tanto il comportamento di Vettel che non si presenta in victory lane, e poi va ad invertire i cartelli. Quello è spettacolo, una gustosa scenetta che fa di sicuro contenti i padroni del vapore. No, la cosa grave è l’atteggiamento di Hamilton che, intervistato da Brundle, dice testualmente “queste cose non si fanno”. No caro Lewis, queste cose si fanno, da sempre, in tutti i circuiti del mondo, le hai fatte anche tu. E allora dopo che la tua squadra ha vinto 6 gare, tu ne hai vinte 4 e il sesto mondiale è il tuo, indipendentemente dal fatto che tu abbia ragione o torto, devi stare zitto (e zitto lo deve stare anche il tuo team principal). Non perchè è giusto che tu stia zitto, puoi fare e dire quello che ti pare nella tua posizione di grandissimo campione, ma ti puoi anche permettere di non infierire sull’avversario, che già si è punito da solo, evitando di fare la figura dell’incoerente. Perchè dal prossimo gran premio tu e la Mercedes ritornerete a dominare e a stravincere.

Ma la penalità non deve trasformare Vettel in una vittima, perchè di scusanti non ne ha. Tutto si è generato per un suo errore. L’ennesimo errore. Dopo il capolavoro di ieri ha dimostrato una volta di più che quando si tratta di combattere corpo a corpo lui semplicemente non ne è capace. Appena sente la minaccia dell’avversario, e sa che la macchina non lo asseconda, non è in grado di metterci del suo per gestire la situazione. L’ennesimo errore nel momento topico gli ha portato via una vittoria che avrebbe tolto l’imbarazzante zero dal ruolino di marcia della Ferrari. E se quello zero c’è ancora è più per colpa del suo errore che della penalità.

E infine la FIA, maestra di incoerenza. Del precedente di Montecarlo 2016 e trattato diversamente ne abbiamo già parlato. Forse sarebbe meglio che si riguardassero un po’ di gare del passato, oppure qualche gara di qualche altro campionato. Probabilmente gli ex piloti che chiamano a supporto dei commissari devono vendicare un po’ delle frustrazioni che hanno subito da giovani. Perchè la penalità di oggi, come quelle viste in diverse occasioni nel recente passato, non trovano giustificazioni con un discorso di sicurezza. A maggior ragione se contemporaneamente si vedono macchine lasciate in pista come accadeva nel 1978 o marmotte che scorrazzano nel punto di massima velocità.

Due parole sulla classifica finale. Ottimo Leclerc sul podio, oggi doveva portare a casa la gara senza sbavature e lo ha fatto. Inesistente Bottas quarto, mai in lotta fin dalle qualifiche. Se questo è l’avversario di Hamilton per il titolo, possiamo già dare a Lewis la coppa. Inesistente anche il motore Honda, con Verstappen a quasi un minuto, non solo per la sfortuna patita nelle qualifiche.

Sesto ma doppiato Ricciardo, con una Renault parsa in timida ripresa, che piazza anche Hulkenberg settimo. Gasly ottavo e ancora insufficiente, Stroll nono, ottimo nella gara di casa, e Kvyat decimo chiudono la zona punti.

Gara da dimenticare per Haas e Alfa Romeo, per le quali è lecito pensare che il problema siano anche i piloti, viste le prodezze di Magnussen ieri e Giovinazzi oggi. E brutto week-end anche per la McLaren, con Sainz undicesimo e Norris ritirato per rottura della sospensione. Le Williams, come al solito, sono state semplicemente imbarazzanti.

Ora si va in Francia. Binotto ha detto che la macchina del Canada era fisicamente uguale a quella di Barcellona (il che non è una gran cosa per un team come la Ferrari), ma in Francia sono attese tante novità. Sarebbe bello rivedere una gara tirata come quella vista in Canada, in definitiva la lotta, anche se dagli esiti discutibili, esalta lo spettacolo e innesca discussioni come ai bei tempi. Ma è meglio non farsi tante illusioni.

 

Immagine in evidenza da sport.sky.it

F1 2019 CANADIAN GP: AN INTRODUCTION

Finita la prima parentesi di gare europee si torna oltreoceano per il Gp del Canada sullo storico tracciato di Montreal. Circuito che si può annoverare tra quelli di altri tempi, considerando gli obbrobri che l’attuale calendario (e quello del 2020…) propongono, con muri vicini alla pista e vie di fuga che non lasciano molto spazio all’errore.

Si viene dal vetusto ma ormai non così glorioso Gp di Montecarlo che ha portato una conferma e una sorpresa: la conferma è il perdurare dello stato confusionale al muretto Ferrari, che ha pensato bene di rovinare la qualifica e quindi anche la gara del beniamino di casa Leclerc. La sorpresa, considerando anche l’esito delle qualifiche, è stata la mancata doppietta Mercedes, che vede il filotto arrestarsi a 5 e lascia, stavolta è proprio il caso di dirlo, le briciole ad un Vettel che è un po’ come Lazzaro alla tavola del ricco Epulone.

Probabilmente la Mercedes ha voluto migliorare un po’ il suo karma lasciando che anche Lazzaro/Vettel mangiasse alla sua tavola, non sia mai che debba patire gli stessi tormenti di Epulone reo di aver ricevuto troppa grazia… C’è anche il sospetto che, considerando l’errore nel montare le medie a Hamilton dopo il pit stop, stiano provando a vincere le gare con un livello di difficoltà superiore autoimposto, se no diventa troppo facile e non si divertono più.

Lasciando da parte le facezie, l’approssimarsi al Gp del Canada non può che vedere la Mercedes ovvia favorita, a dispetto anche del layout della pista che dovrebbe adattarsi molto bene alle caratteristiche della SF90H. Dovrebbe perché, rispetto alla gara del Bahrein, sono passati quasi due mesi e la sensazione è che la Mercedes sia migliorata più che la Ferrari in questo lasso di tempo. Mettiamoci anche che è prevista l’introduzione di una nuova PU Mercedes con qualche cavallo in più e il gioco è fatto.

Il jolly della nuova PU la Ferrari se lo era già giocato in Spagna e le note di ottimismo per il Gp del Canada vengono, oltre che dalle caratteristica stop&go della pista, anche dalle indicazioni che i due piloti titolari hanno ricevuto dalle prove al simulatore fatte dopo l’ultimo GP. Sembra un po’ poco ma potrebbe anche bastare per avere una Rossa competitiva in Canada. Intanto una nuova ala anteriore che garantisce più carico arriverà solo dal Gp di Francia.

Per la Red Bull non sembra essere il GP del Canada quello in cui riporre grandi speranze di un ottimo risultato. In teoria i lunghi rettilinei dovrebbero penalizzarla ma non è detto che, soprattutto in gara, non possano rivelarsi un concorrente piuttosto ostico.

Pirelli ha scelto di portare le stesse mescole del GP di Montecarlo, ovvero C3, C4 e C5. Dato l’asfalto liscio del Montmelò e l’assenza di curve in appoggio ad alta velocità, è una scelta più che comprensibile.

immagine da formulapassion.it

I team hanno scelto tendenzialmente più treni di gomme C5 e C4, lasciando la C3 solo a qualche prova nelle libere. La Ferrari va in controtendenza rispetto agli altri team e sceglie un maggiore equilibrio tra set di C4 e C5. Probabile che voglia tenersi aperta la possibilità di provare più set di gomme, operare delle strategie alternative in gara e soprattutto cercare di superare al Q2 con la mescola C4. Nel mid-field Alfa Romeo, Sportpesa e McLaren molto sbilanciate su mescole C5.

Previsioni meteo al momento vedono un clima soleggiato con temperature non molto alte, con massime intorno ai 22°C che probabilmente consentiranno ai team di cercare la massima efficienza aerodinamica non avendo bisogno di aprire sfoghi sulle pance per far respirare maggiormente le PU.

Stabilità in frenata, trazione in uscita dalle curve e velocità di punta. Queste le variabili tecniche su cui si confronteranno i team. A questo si aggiungono i consumi che su questa pista sono importanti e la variabile safety car, che è storicamente molto probabile.

Necessario per la Ferrari un weekend “pulito”, in modo da sfruttare al massimo le caratteristiche della pista e valutare serenamente gli aggiornamenti di tipo meccanico introdotti a Montecarlo. E’ una delle occasioni (poche) rimaste per centrare almeno un successo parziale. Se così non dovesse essere rischia di vedersi sopravanzata anche dalla Red Bull, la cui PU sta dando prova di una discreta efficienza.

immagine da formulapassion.it

Hamilton ha operato il primo vero “strappo” in classifica nei confronti di Bottas e considerando che si va su una pista molto congeniale al pilota inglese, il distacco in classifica tra i due potrebbe dilatarsi. Proprio in questi momenti Bottas deve dare prova di solidità e di crescita, andando a colmare il gap quando molti fattori fanno ritenere il contrario.

Si sono scatenate molti rumors sul futuro prossimo di molti piloti, con Vettel dato addirittura per ritirato a fine anno e un possibile arrivo di Hulkemberg in Red Bull al posto di Gasly. Tutto smentito ovviamente ma, se per Vettel il possibile ritiro sembra davvero una sciocchezza, sui contatti Hulkemberg-Red Bull potrebbe esserci qualcosa di tangibile. Sarebbe, a posteriori, anche una sorta di “vendetta” in relazione all’ingaggio di Ricciardo operato da Renault.

*immagine in evidenza da motorbox.com

Rocco Alessandro