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Hamilton vince a Suzuka, la Ferrari spegne la candela

Correva l’anno 1985. La Ferrari, dopo un 1984 avaro di soddisfazioni, era in testa al mondiale con un Alboreto strepitoso e un’ottima monoposto, la 156-85, davanti ad una McLaren che aveva dominato la stagione precedente. Arriva l’estate, e viene presa la decisione di cambiare il fornitore di turbine per differenziarsi dall’avversaria e cercare di trovare quella prestazione in più che avrebbe consentito di starle costantemente davanti. Da quel momento in poi Alboreto infilerà una serie di ritiri impressionante, e Prost chiuderà il mondiale con qualche gara di anticipo.

32 anni dopo la storia sembra ripetersi. La Ferrari è andata in ferie con una bella doppietta in Ungheria, la leadership comoda di Vettel nel mondiale piloti, in cantiere una PU nuova che prometteva 50 (?) cv in più, e tanti aggiornamenti dal punto di vista aerodinamico. Ma al rientro, da Spa in poi, tutte le promesse si sono sciolte come neve al sole, fra incidenti e problemi di affidabilità. Come nel 1985. A fronte di Hamilton che ha portato a casa 4 vittorie e un secondo posto, Vettel ha ottenuto solo due podi, un quarto posto e due ritiri. E la pista ci ha detto che la Mercedes è superiore in tutti gli aspetti. Macchina, motore ma anche piloti. La W08 è andata meglio in almeno 3 gare su 5. Il motore non ha dato alcun problema, mentre quello Ferrari si è rotto a ripetizione (solo componenti, si dirà, ma sempre sul motore vanno). E Lewis è sembrato in forma più che mai, non mostrando mai quei cali di rendimento che si erano visti nella prima parte della stagione. Si potrà obiettare che a Singapore e anche in Malesia la Ferrari sembrava la più forte in pista. Il problema è che “sembrava”, perchè la classifica ci dice che i punti portati a casa sono stati solo 12.  E anche oggi, se dobbiamo misurare le prestazioni dal risultato di Kimi, la SF70H era la terza forza.

A questo punto la Ferrari deve concentrarsi sul 2018, e possiamo consolarci pensando che considerando le ultime 10 stagioni, in almeno 8 si sapeva di dovere pensare all’anno successivo già dopo 5-6 gare, tanto era il gap prestazionale dalla prima della classe. E’ stato fatto un grande recupero rispetto allo scorso anno, e c’è un’ottima base dalla quale partire per combattere l’anno prossimo ancora più ad armi pari con la Mercedes. Si potrebbe obiettare che mancano ancora 4 gare. Ma c’è qualcuno che crede veramente che Vettel possa rimontare?

Ferrari terza forza, si diceva, perchè anche oggi la Red Bull ha confermato l’incredibile recupero maturato durante le ferie estive. Verstappen secondo molto vicino ad Hamilton (e avrebbe potuto anche attaccarlo negli ultimi 2 giri, non fosse stato per l’assurdo comportamento di Massa e Alonso in fase di doppiaggio). Ricciardo terzo, ben distaccato dal compagno, completa il podio.

Dietro di lui, i due finlandesi scudieri che hanno mostrato il solito rendimento mediocre (considerando le macchine che guidano). Se Bottas è stato, fino ad ora, molto utile alla causa con le sue funzioni di tappo da usarsi all’occorrenza (con perfetto tempismo oggi si è piazzato fra Lewis e Max bloccando di fatto il recupero di quest’ultimo), Kimi è risultato anche oggi totalmente incapace di tenere alta la bandiera Ferrari in assenza della prima guida, rimediando un distacco enorme. Ora di sicuro verrà fatto l’elenco delle ragioni che possono scusare questa prestazione, ma è innegabile che nell’economia di un risultato finale positivo, la Ferrari dovrebbe riesaminare il rendimento medio della seconda guida, e non solo l’affidabilità e la prestazione della vettura. All’epoca degli scudieri Irvine e Barrichello, il loro apporto era decisamente diverso, entrambi erano in grado di stare vicinissimi a Schumacher mettendosi fra lui e i diretti rivali per il titolo. E qualche vittoria la portavano a casa. Kimi sta invece per battere il poco invidiabile record di Alesi: 4 stagioni e mezzo alla guida della rossa senza vincere nemmeno un GP. E questo dice tutto.

Dietro i primi 5, i soliti noti colorati di rosa, sempre vicini vicini ma stavolta molto disciplinati, con Ocon davanti a Perez. Poi, sorpresa, il grande ritorno nei punti delle due Haas, anch’esse vicine vicine con i piloti capaci di portare a casa il risultato, il che non era scontato. Chiude la zona punti il probabile pensionando Massa, che in questo week-end ha ridicolizzato il giovanissimo compagno di squadra, apparso in difficoltà su questa difficile pista.

Magra figura nella gara di casa per la McLaren, con Alonso che stranamente non ci ha allietato con i suoi mitici team radio, e buio pesto anche per la Renault (anche se Hulkenberg si stava difendendo bene prima della rottura del DRS). Gasly ha portato a termine la sua seconda gara senza infamia e senza lode, mentre il compagno Sainz ha salutato in modo poco onorevole la sua squadra uscendo di pista dopo poche curve. A chiudere le sempre incolori Sauber blu.

Ora si va ad Austin, dove Ham può chiudere matematicamente il mondiale. Chissà che in Ferrari, liberatisi del peso della competizione, chiariti i problemi di affidabilità avuti in queste ultime due gare e avviando le opportune azioni correttive sia con i fornitori che all’interno del reparto corse, non riesca finalmente a fare esprimere alla SF70H tutto il suo potenziale, portando a casa qualche vittoria che permetterebbe di andare alla pausa invernale con il morale alto.

Verstappen domina in Malesia, la Ferrari spreca (ancora)

Se le gare si aggiudicassero il sabato mattina, Vettel sarebbe di nuovo in testa al mondiale. Ma, purtroppo, finiscono la domenica sotto la bandiera a scacchi, e oggi il solco fra Hamilton e Vettel è sempre più profondo.

Doppietta annunciata a Singapore, con una macchina nettamente superiore alla Mercedes in difficoltà, ma doppio zero grazie allo scontro fra le due rosse, sul quale non tornerò. Poi in Malesia, su una pista teoricamente non così favorevole, il venerdì aveva raccontato di una Ferrari incredibilmente superiore anche nel passo gara, e di una Mercedes, sempre incredibilmente, in difficoltà. Un’occasione ghiotta per ridurre le distanze, e invece un doppio problema al motore ha escluso Vettel dalle qualifiche relegandolo all’ultima posizione sulla griglia. Ma Kimi era in prima fila, pronto ad inserirsi nella lotta per la vittoria, rendendo la vita difficile a Lewis. Niente di tutto questo, un nuovo problema al motore lo fa ritirare ancora prima di partire. In gara Vettel rimonta furiosamente, la  sua macchina vola confermando quello che di buono si era visto venerdì. Il podio sembra alla sua portata, arriva dietro a Ricciardo a 5 giri dalla fine, tenta un sorpasso subendo una difesa (molto) aggressiva ma a quel punto succede qualcosa, perchè Seb inizia a perdere secondi su secondi, con gli ultimi giri lentissimi. Il podio resta un’illusione, e, per non farsi mancare nulla, distrugge pure la macchina nel giro di rientro sbattendo contro Stroll.

In sostanza, due gare, due possibili doppiette,  3 ritiri facendo meno di 400 metri, e un quarto posto. Mancano 5 gare alla fine, in Ferrari possono avere fiducia perchè tutto ciò che è stato portato in termini di sviluppi ha funzionato molto bene, e la macchina è sembrata nettamente la migliore. Ma devono riflettere, e molto, sui motivi per i quali hanno raccolto pochissimo, per di più in un momento in cui gli avversari sembravano in difficoltà, e sono invece riusciti a limitare i danni, per usare un eufemismo visto che Hamilton ha portato a casa una vittoria e un secondo posto. I mondiali si vincono sbagliando pochissimo, e la Ferrari in queste due ultime gare è stata, in pista, molto meno che perfetta, e a dirlo sono i risultati. Sempre che non si ammetta l’esistenza della sfortuna.

Archiviate le vicende della Rossa, bisogna parlare del vincitore. Verstappen ha dominato la gara. Punto. Partito dietro Lewis, l’ha sorpassato dopo poche curve, e nessuno l’ha più visto. E’ veramente straordinario il miglioramento che la Red Bull ha fatto a partire da Monza. Ora possono veramente giocarsi la vittoria senza problemi, e diventare gli arbitri del mondiale (ammesso che Vettel riesca a riavvicinarsi). Se non gli avessero riservato una strategia un po’ singolare, Ricciardo poteva pure comodamente arrivare secondo, togliendo altri punti ad Hamilton.

Come detto, la Mercedes in questo week-end ha limitato i danni. In difficoltà (come sempre con le alte temperature) fin dal venerdì, Hamilton è riuscito a rimanere a galla grazie alle sue capacità e al ritorno alle vecchie soluzioni. Bottas non è praticamente esistito, e l’unica cosa utile che ha fatto per la squadra è stato bloccare per un giro Vettel in rimonta. Questo episodio va sottolineato perchè è la seconda volta che accade quest’anno, alla faccia di quella correttezza che il buon Toto va predicando da sempre.

Scendendo la classifica, nei primi dieci troviamo l’onnipresente Force India, sempre con entrambe le macchine (fra le quali ci sono state ancora una volta scintille), e lo straordinario Vandoorne, con una McLaren-Honda arrivata improvvisamente a livello della quarta forza, anche in condizioni normali. Proprio ora che è stato già annunciato il divorzio. Evidentemente c’era bisogno di una scossa per far funzionare meglio il rapporto, e chissà che non cambino idea. Dietro Stoffel, troviamo i due piloti Williams autori ancora volta di un’ottima prova, con Stroll aggressivo davanti a Massa.

Il resto della classifica è completato da un Alonso stranamente opaco, bersaglio degli insulti dei ferraristi per non avere agevolato il doppiaggio da parte di Vettel, le due Haas i cui piloti sono ormai diventati delle macchiette in grado di allietare le gare nei momenti di noia, e le Renault che si sono perse nuovamente dopo avere mostrato buoni miglioramenti nelle scorse gare. Decente la gara di debutto di Gasly, comunque sempre dietro a Sainz fino a quando questi è rimasto in gara. Fanalini di coda, come al solito, le due Sauber, una delle quali almeno oggi è servita come taxi per riportare Seb ai box.

Ora si va a Suzuka, il circuito ritenuto da molti piloti come il più bello del mondiale. Sulla carta la Mercedes dovrebbe essere favorita, ma da quello che si è visto in questo week-end, potremmo trovarci di fronte ad una situazione diversa, con Ferrari e Red Bull davanti. Una cosa è certa: se vogliono continuare a sperare di vincere il mondiale, in Ferrari hanno una sola cosa da fare, essere perfetti da qui in avanti. Non è un’impresa impossibile.

Hamilton e la Mercedes dominano a Monza

“Sapevamo che sarebbe stata una pista difficile, lo abbiamo detto tante volte in questo week-end”. Così doveva essere e così è stato.
Mentre Hamilton andava ripetendo che gli sarebbe piaciuto fare doppietta proprio in casa del nemico, per dare un segnale forte. E anche questo è successo, la Mercedes è stata costantemente superiore alla Ferrari, con un divario medio in gara oltre il mezzo secondo al giro. Sul primo pilota, perché la seconda guida è arrivata molto più lontana, autrice di una gara che rende ancora più inspiegabile la riconferma per il 2018, a differenza della seconda guida Mercedes, sempre vicina al caposquadra dopo avere immediatamente fatto dimenticare la brutta qualifica di ieri.

Vettel perde la leadership del mondiale, e se si guarda il conto totale delle vittorie si capisce che il distacco di oggi non è frutto del caso: 8 Mercedes, 4 Ferrari. Ma bisogna essere ottimisti. Lo devono essere soprattutto in Ferrari, perchè, come ripetono spesso i rossi, bisogna anche considerare dove erano lo scorso anno. All’inizio della stagione pochi avrebbero scommesso che dopo Monza Vettel sarebbe stato ancora ben in corsa per il titolo. Ma, si sa, l’appetito viene mangiando, e ora l’obiettivo è vincerlo, questo titolo. Dopo la gara di oggi è ancor più chiaro che servirà non solo che funzionino gli sviluppi portati gara per gara, ma anche avere Vettel al massimo della forma in ogni occasione. E anche Raikkonen, ovviamente. Sarà comunque durissima.

In questo week-end la Ferrari è stata la terza forza in pista, dietro anche alla Red Bull, che dopo avere fatto un secondo e terzo posto virtuali in qualifica, vanificati dalle penalizzazioni, ha poi mostrato in gara un passo notevole, consentendo a Ricciardo di arrivare quarto a poca distanza da Vettel (splendido il sorpasso su Raikkonen) e a Verstappen di arrivare decimo dopo un incidente iniziale che l’ha costretto ad una fermata supplementare. E’ molto probabile, che senza penalità, per la Ferrari ci sarebbe stata solo la possibilità di lottare per il quinto posto, e sarebbe stato piuttosto sorprendente considerando il (teorico) deficit di potenza della PU Renault rispetto alla Ferrari.

E proprio questo fa venire il dubbio su quali siano i reali motivi delle prestazioni viste in questo week-end. La Mercedes davanti ci poteva stare, ma il distacco della Ferrari è inatteso, e la prestazione Red Bull pure. Non può essere tutto spiegato solo con la differenza fra le PU, è evidente che di mezzo c’è uno sfruttamento delle gomme più o meno buono, e in questo la Ferrari è ovviamente stata la peggiore. E’ sperabile che nel prosieguo del campionato non si riproponga l’atavica allergia della rossa alle coperture italiane, che è già costata in passato vittorie e mondiali.

Dietro ai primi 3 team, da segnalare le ottime prestazioni di Ocon sesto e Stroll settimo. La somma degli anni dei due fa l’età di Raikkonen, e quest’ultimo ha dovuto lottare duramente per stare loro davanti. I due ragazzi sono stati molto intelligenti a non farsi prendere la mano, evitando duelli all’arma bianca e cercando di portare a casa quello che per loro era il migliore risultato possibile, resistendo anche al ritorno dei due compagni di squadra Massa e Perez, piazzatisi subito dietro di loro (con Massa che per la verità ha – logicamente – coperto le spalle a Stroll, più che impensierirlo).

Già detto di Verstappen che chiude i piazzati a punti, per le altre 5 squadre Monza è una gara da dimenticare in fretta. Renault e Haas sono state l’ombra di quelle viste a SPA. La McLaren no perchè se fosse stata l’ombra di se stessa sarebbe probabilmente andata meglio. La Toro Rosso non è praticamente mai esistita, mentre la Sauber non esiste dall’inizio dell’anno e quindi oggi non si è visto niente di nuovo.

Ora si va a Singapore, dove, a parere di chi scrive, la Ferrari si gioca una grossa fetta delle possibilità di portare a casa questo mondiale. E’ una pista sulla quale sia la vettura di Maranello che Vettel sono sempre andati benissimo, e quindi l’obiettivo minimo è compensare la doppietta di oggi relegando Hamilton al terzo posto (o più giù). Ma è anche una pista nella quale l’imprevedibile accade, e sarà indispensabile essere perfetti per centrare l’obiettivo.

La Ferrari domina, soffre e fa doppietta

Doppietta in Ungheria doveva essere, e doppietta è stata.
Dopo la doppia foratura di Silverstone la Ferrari doveva dimostrare la propria forza su un circuito a lei favorevole, per rafforzare la leadership nel campionato piloti in vista di una seconda parte di stagione fatta di circuiti dove la Mercedes in grande crescita sarà sicuramente dura da battere.

Ma la sofferenza è stata grande, da quando a metà gara il volante di Seb ha iniziato a “tirare” a sinistra, e, per non sapere nè leggere nè scrivere, non conoscendo la causa di ciò, il box gli ha chiesto di stare lontano dai cordoli. Il che ha comportato un ovvio innalzamento dei tempi sul giro, costringendo Raikkonen a starsene dietro a proteggergli le spalle, sbuffando un po’ ma tutto sommato facendo esattamente ciò che la Ferrari vuole da lui, nell’ottica della strategia prima guida-scudiero tanto cara a Maranello da qualche decennio.

Il problema di Vettel ha consentito ad una Mercedes, mostratasi in difficoltà nelle prove, di riavvicinarsi minacciosa dopo una prima parte di gara dove i distacchi erano stati piuttosto ampi. Con Hamilton che partiva dietro a Bottas, il box è stato costretto a dare un ordine di scuderia che il finlandese ha onorato in maniera plateale e che a Lewis non è però servito per guadagnare posizioni, non riuscendo ad avvicinarsi a più di 1 secondo da Raikkonen a causa del della perdita di carico data dalla scia, che rappresenta il problema non risolto di queste nuove auto.

A Lewis era stato chiesto di restituire la posizione nel caso non avesse passato Kimi, e l’ha puntualmente fatto all’ultima curva, nonostante Bottas avesse accumulato più di 5 secondi di distacco. La Mercedes ha voluto dimostrare al mondo che loro non hanno prima guida e scudiero (vedi sopra), buon per la Ferrari, sapremo alla fine dell’anno se questo avrà o meno uno un effetto sulla classifica del mondiale piloti.

Le due Red Bull erano attese come la variabile impazzita di questa gara. Ricciardo in particolare era molto fiducioso, nonostante prestazioni altalenanti fra venerdì e sabato. Ci ha pensato il suo compagno di squadra a chiudere la questione con una manovra da novellino alla terza curva, meritevole di una bella lavata di testa da parte dei vertici del team che tanto lo amano. E, per una volta, la direzione gara non lo ha perdonato, dandogli 10 sacrosanti secondi di penalità, che, vista la classifica finale, lo hanno tolto dalla lotta per la vittoria. Senza questa stupidaggine, e visti i problemi allo sterzo di Vettel, Max avrebbe creato un bel po’ di scompiglio e la gara dei primi 3 sarebbe stata ancora più movimentata.

Dietro i top 3 team, la McLaren ha confermato di essere, su questa pista, la quarta forza, con il solito magistrale Alonso sesto e autore del giro più veloce, e Vandoorne decimo. Ottima gara di Sainz, settimo e in odore di Renault per SPA. Le due Force India completano la zona punti, come al solito.

Disastro completo per gli altri quattro team, Renault, Haas, Sauber (come al solito) e Williams. Piccola menzione per Paul di Resta, che non ha preso distacchi abissali dal compagno di squadra, pur navigando costantemente in ultima posizione per finire con un ritiro (probabilmente “politico”) a pochi giri dalla fine.

L’immagine finale di questo GP di Ungheria è quella di un Toto Wolff imbufalito sbraitare al box davanti ad un allibito Niki Lauda, nel momento in cui Lewis all’ultima curva ha lasciato ripassare Bottas. I motivi del turbamento non sono noti, ma se possiamo azzardare un’ipotesi, probabilmente nel team c’era qualcuno che non voleva dare uno dei due ordini di scambio di posizione, o, almeno avrebbe preferito che ci fosse meno platealità. Che Lewis fosse più veloce era fuori discussione, e avrebbe meritato lui il podio. Non c’era forse bisogno di affermare “i valori del team”, come riportato nel comunicato stampa emesso dopo la gara.

Di sicuro oggi la Mercedes ha perso una battaglia, e avrà materiale sul quale riflettere in queste lunghissime 4 settimane di (teorico) stop. La Ferrari va invece in vacanza con il morale alle stelle, ma tornerà sui banchi di scuola a fine agosto con una delle prove più difficili, quella di SPA dove sulla carta le frecce d’argento sono favoritissime. Ma il morale alto può fare miracoli, e, soprattutto, le “variabili impazzite” della Reb Bull (soprattutto Verstappen che correrà in circuito tutto arancione) potranno aiutare la Ferrari. E non dimentichiamo che quello delle Ardenne è uno dei (pochi) circuiti dove il rendimento di Kimi è costantemente altissimo.

Ci sarà sicuramente da divertirsi, nel frattempo buone vacanze a tutti da PA e da tutta la redazione del Blog del Ring e rimanete sintonizzati perchè sappiamo come riempire questa lunghissima pausa.

 

Hamilton alle stelle, Vettel alle stalle

Che non sarebbe stato un gran week-end per Vettel si era già capito ieri. Ma non tanto (e non solo) per il terzo posto in griglia, dietro al compagno di squadra, quanto per un certo nervosismo, emerso nelle dichiarazioni post-gara. Forse si era reso conto che questo week-end sarebbe stato durissimo tenere il passo di Hamilton, come mai era successo prima nella stagione.
In più, Lewis sembrava più forte perfino del regolamento, con una penalità che ci poteva stare e che non gli è stata comminata. Il re non si tocca, in casa sua.

Fatto sta che tutto è andato come doveva andare. Lewis doveva dominare e ha dominato (quarta vittoria di fila a Silverstone). La Mercedes doveva essere imbattibile sul circuito di casa e ha fatto doppietta. La Ferrari doveva limitare i danni, e purtroppo è andato quasi tutto storto, con due gomme anteriori sinistre gialle saltate contemporaneamente al penultimo giro, che sono costate una sola posizione a Raikkonen, e ben 4 a Vettel, che vede drasticamente ridursi la leadership del mondiale ad un misero punticino.

Ma questo non sarebbe neanche un gran problema, se non fosse che, andando a vedere il conteggio totale delle vittorie fra Mercedes e Ferrari nella prima metà del mondiale, appare nettissima la superiorità della prima con un numero di primi posti esattamente doppio. E con ben 3 risultati compromessi da altrettanti problemi di affidabilità. Il trend non appare positivo per la squadra di Maranello, se è vero che Vettel ha conosciuto in Inghilterra il primo week-end sottotono dell’intera stagione. Precedentemente era capitato a Lewis di non capirci nulla con gli assetti, in 3 occasioni (Sochi, Montecarlo e Austria). Questa volta è toccato a Seb, mai in grado di impensierire nemmeno il compagno di squadra, che a Silverstone ha fatto una gara magnifica e poteva arrivare secondo senza il problema nel finale. Probabilmente la gara di Seb si è rovinata con una pessima partenza, quando ha perso, causa freni surriscaldati, la terza posizione su Verstappen, al quale non è più riuscito a riprenderla, nonostante un bellissimo duello all’arma bianca, e innescando così la necessità di allungare il secondo stint dovendo poi ulteriormente sforzare le gomme per resistere al ritorno di Bottas.

Va detto che i problemi con le gomme gialle hanno colpito pure Verstappen, al quale il box ha imposto un cambio in extremis. E c’è quindi da chiedersi se qualcuno non si sia fidato un po’ troppo della maggiore durata che le Pirelli 2017 hanno dimostrato fino ad ora, con Mario Isola che, intervistato a metà gara, affermava che sulle super soft non si era manifestato un consumo eccessivo, ed era quindi fiducioso che con le soft si sarebbe potuto finire la gara. Probabilmente, come ha affermato Toto Wolff dopo la gara,  la Ferrari non ha trovato il giusto compromesso per far lavorare le gomme in una situazione di curve veloci, alta deportanza e temperatura non altissima.

Sarebbe ingeneroso non sottolineare l’ottima gara delle due “seconde guide”. Di Kimi abbiamo già parlato, ed è opportuno aggiungere che sarebbe bello vederlo sempre così in palla, ma la storia ci dice che è un’utopia. Fantastica invece la gara di Bottas, che si sta dimostrando pilota sempre più solido. Capace di girare fortissimo nel primo stint con le gomme gialle, anche dopo 25 giri, e ancor più forte nel secondo stint con le gomme super soft, issandosi fino al terzo posto, poi diventato secondo con il problema di Kimi. Grazie a lui, il titolo costruttori 2017 andrà certamente a Brackley, non ci sono discussioni su questo.

Da segnalare infine, la gara fantastica di Ricciardo (tanto per cambiare, spettacolare il suo “who’s next” dopo i 3 sorpassi consecutivi a Ocon, Perez e Magnussen), quella pessima di Stroll, tornato nei ranghi dopo 3 gare a punti, e lo scontro fra i due Toro Rosso, che probabilmente meritano di perdere il posto a fine stagione. Niente invece da segnalare per le due Force India, sempre a punti, e per Alonso, sempre ritirato.

Ora c’è l’Hungaroring, sulla carta una pista nettamente favorevole alla Ferrari, che deve immediatamente recuperare la battuta d’arresto. Il rischio è che Hamilton e la Mercedes scappino via, e a quel punto sarà veramente difficilissimo andarli a prendere. Ma soprattutto, che si inneschi una spirale di negatività che Vettel ha già dimostrato di non essere in grado di sopportare, e che potrebbe dare il colpo di grazia al rapporto fra il tedesco e la squadra di Maranello, oltre a far sfumare qualsiasi possibilità di riportare a casa il titolo dopo 10 anni esatti.