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Mercedes doppietta di gomma, Ferrari continua a sprecare

Corsi e ricorsi storici. Correva l’anno 2013, una vettura fantasma portata da una bisarca fantasma e guidata da un pilota fantasma, percorre 1000 km fantasma, e al GP successivo risolve tutti i suoi problemi con le gomme. Quella macchina era colorata d’argento e a farne le spese fu una vettura rossa, con una blu a guadagnarci come effetto collaterale.
5 anni dopo la storia non si ripete, o, almeno, questa è la versione ufficialissima. Dopo tre gran premi con una Ferrari in formissima e una Mercedes in chiara difficoltà, il fornitore di gomme porta pneumatici diversi. Per carità, la scelta è stata avallata dalla FIA, tutto è stato fatto in regola, cosa volete che siano 0.4 mm di battistrada. E’ stato fatto per diminuire il fastidioso blistering che tutti i team, chi più chi meno (e, lo ripeto, chi più chi meno), avevano riscontrato con le gomme 2018 già dai freddissimi test invernali di Barcellona.

Quindi la (comoda) prima fila Mercedes con gomme gialle non ha ufficialmente assolutamente niente a che fare con questo cambiamento delle condizioni al contorno.

Alla partenza, Seb scatta bene e si preoccupa ancora una volta di chiudere il suo compagno. Riesce però a prendere la seconda posizione davanti a Bottas, che ha un’indecisione in curva 2 di cui però Raikkonen non approfitta. Dietro si scatena l’inferno. Grosjean in coda al suo compagno Magnussen viene preso alla sprovvista da un’indecisione di quest’ultimo, e perde la macchina nella velocissima curva 3. Il ragazzo è evidentemente molto nervoso, dopo l’andata a muro sotto SC a Baku e le diverse insabbiature nelle prove, e, anzichè fare ciò che sarebbe logico, e cioè pestare sul freno per bloccare l’auto, si comporta come se fosse da solo, e prova a rimettere dritta la vettura pestando forte sul gas. Il pattinamento è tale che non solo la sua Haas non si raddrizza ma continua ad andare indietro, e il fumo delle gomme rende la visibilità impossibile alla decina di auto che arrivano da dietro. Hulkenberg e Gasly fanno le spese del comportamento scriteriato di Romain, ed inevitabilmente viene mandata in pista la Safety Car.

Alla ripartenza non accade nulla, Hamilton guadagna progressivamente fino a 7 secondi su Vettel, con Bottas che segue il tedesco ad un secondo e mezzo, dando l’impressione di potere essere ben più veloce. In Ferrari tentano l’undercut, montano gomma media ma si ritrovano dietro a Magnussen. Nel frattempo Bottas segna ottimi tempi e supera virtualmente il tedesco rientrando poi per montare a sua volta le medie. Ma il pit stop è troppo lento, e all’uscita del box si ritrova Magnussen e Vettel di fianco, con quest’ultimo che riesce a superare il danese e a lasciarlo davanti a Bottas. Il quale se ne libera qualche giro dopo rimettendosi in coda a Seb alla solita distanza di sicurezza (aerodinamica) di 1.5 sec.

Hamilton, Raikkonen e le due Red Bull restano fuori, ma Kimi non fa in tempo ad effettuare il suo pit-stop perchè il motore lo abbandona prima. Una brutta tegola per la Ferrari che incassa due problemi di affidabilità nello stesso week-end, dopo 4 gare praticamente prive di guasti.

Lewis fa il suo pit-stop e si ritrova dietro a Verstappen. Le due Red Bull sembrano aspettare la pioggia, ma il sole fa capolino e, scoccata la metà gara, entrambi i piloti rientrano per montare le medie. A questo punto per loro la strategia è di sicuro ad una sosta, con gomme di 15 giri più nuove rispetto a quelle di Seb e Valtteri.

Come da tradizione ormai consolidata del mondiale 2018, si presenta una VSC, questa volta particolarmente inutile in quanto Ocon rimane in panne ma parcheggiato la sua Force India proprio davanti ad una postazione dei commissari. La Ferrari ne approfitta per montare medie nuove a Vettel, ma un pit stop particolarmente lungo lo fa rientrare in pista dietro a Verstappen. Il quale però, con la lucidità che lo contraddistingue in questo periodo, all’apparire della bandiera verde urta il doppiato Stroll, perdendo la bandella sinistra dell’alettone anteriore.

Ma questo non è sufficiente per consentire a Seb di raggiungere l’olandese, e la gara si chiude con una nettissima doppietta Mercedes, Verstappen sopravvissuto a se stesso in terza posizione, e Vettel quarto, per la terza volta di fila giù dal podio e per la terza volta di fila con un esame di coscienza da fare assieme alla squadra.

Seguono Ricciardo, autore di una gara anonima, Magnussen (unico vero pilota Haas in questo periodo), e poi, doppiati, Sainz, Alonso, il solito ottimo Leclerc e infine Perez a chiudere la zona punti.

Ai margini della zona punti c’è Stroll, e si tratta di un’ottima prestazione considerando che è arrivato a soli 5 secondi da Perez con una macchina inguidabile e due soli treni di gomme utilizzabili, visto che i fenomenali ingegneri Williams si erano portati dietro tantissime inutili gomme supersoft. Dietro di lui Ericsson, Hartley e Sirotkin sui quali non vale la pena spendere altre parole.

La superiorità della Ferrari, vista nelle ultime 3 gare, sembra evaporata in Spagna. E’ un effetto dei cambiamenti effettuati sulle gomme o è merito degli aggiornamenti portati dalla Mercedes? Non lo possiamo sapere con certezza, certo è che se i cambiamenti stessi non ci fossero stati non avremmo il dubbio, ed è proprio su questo che bisogna riflettere. Ciò detto, è dal GP del Bahrain, dove la Ferrari perse un possibile secondo posto con Raikkonen a causa di un errore ai box, che andiamo ripetendo che non si possono sprecare occasioni preziose se l’obiettivo è vincere il mondale. Oggi potevano starci comodamente un secondo ed un quarto posto, e si è raccolto solo un quarto posto. Se, come sembra, la Mercedes e Hamilton hanno ritrovato la bussola, tutti i punti persi verranno pesantemente rimpianti e il percorso verso il titolo si fa molto in salita, quando un mese fa sembrava quantomeno in pianura.

Come si è sentito ripetere spesso in questi giorni, Barcellona è una pista Mercedes, il che sembra sottintendere che non ci si debba preoccupare troppo. Ma la SF71H era e resta una gran macchina, e, come ebbe a dire Marchionne ad inizio anno, forse temendo ciò che si è poi visto, se non raccoglierà i risultati previsti non ci saranno scuse per nessuno. E, di conseguenza, fra due settimane a Monaco ci sarà solo un risultato accettabile per la Ferrari: la doppietta.

2018 F1 Spanish GP: An Introduction.

L’autore, data la sua mancanza di tempo e fantasia, non ha avuto modo né di visionare il precedente GP, né di informarsi sul prossimo e dunque preparare una preview accurata. Ci affidiamo dunque ad alcuni stralci trafugati da presunti diari di addetti ai lavori, dei quali siamo entranti in possesso grazie alle molteplici conoscenze del BRing. Purtroppo gli stralci sono anonimi, a voi dedurre gli autori…

#1

Caro diario,

Anche oggi ho cambiato pettinatura, scelto un nuovo paio di occhiali e pianificato un altro tatuaggio. La verità è che faccio finta che non mi interessi, ma quest’anno la vedo dura, e non credo di poter sopportare veder vincere quello là. Per fortuna che il mio buon compagno di squadra riconosce la mia superiorità e decide di darmi strada, e cosi innocentemente per giunta! Chissa come ha fatto a farlo sembrare un incidente. Comunque Barcelona non mi è mai piaciuta, e la macchina quest’anno e scorbutica quasi quanto Nicole ai bei tempi. Vabbè, al massimo se non vinco do la colpa alle gomme e dico che do fastidio perche sono nero. Di solito funziona.

#2

Caro diario,

Andiamo a Barcelona e per il primo anno non mi devo sorbire Maurizio che mi spiega come gli aggiornamenti ci porteranno davanti alla MB, perche mi sa che quest’anno lo siamo gia. Però io sono dietro a quello là, grazie anche al muretto che dorme. Loro si lamentano che i pulsanti non funzionano perche sono impiastricciati di gel. Honestly? E il pensionato sono due gare che mi arriva davanti, sarà che da quando hanno rimesso lo champagne sul podio la cosa lo interessa di piu. Vabbè, al massimo se non vinco neanche a Barcelona ringrazio il team via radio, faccio la mia intervista da uomo squadra e la stampa italiana darà sicuramente la colpa a qualcun’altro. Di solito funziona.

#3

Caro diario,

Ma non potevo drogarmi come tutti i miei coetanei? Almeno mio padre avrebbe scassato di meno. A proposito di scassare, mi sa che Chris il conto a fine stagione me lo presenta, altro che stipendio. Meno male che ci sta quel furbone del danese, che riesce a combinarne peggio di me. Comunque io sono fiducioso, a Barcelona c’ha vinto pure quello là, quello che guidava quando ero alle elementari, Cardonado, Rintronado, come si chiamava? Boh. Sarò mica peggio di quello?

#4

Caro diario,

Finalmente si corre in casa! Cioè, in casa un par di ciufoli che questi sono catalani, quando parlano mi ricordano di più quel tizio che c’era al muretto quando stavo nel team rosso. Ah, e pensare che tra un po’ rimpiango quei momenti. E invece mi tocca guidare ‘sto catorcio, e Éric mi finisce sempre la paella al buffet del giovedì. Davano sempre la colpa ai giapponesi, e quest’anno continuano a superarci pure i canarini in rettilineo, andavo quasi più forte su due ruote, tutto drag in meno. Che poi ‘ste Toyota invece non vanno male, e se fosse che avevano ragione i giapponesi? Comunque mi sento carico, sono pronto alla miglior gara della mia vita.

#5

Caro diario,

Forse dovevo prestare più attenzione quando abbiamo scelto i piloti. Mi avevano promesso un giovane arrembante ed un veterano d’esperienza, ma non sapevo che con arrembante volessero dire deficiente, e per esperienza intendessero “esperienza di andare a muri sotto SC”. Ma io gliel’ho detto, se vanno avanti così le pistole gliele metto…e poi gli ho indicato il nome del team sul muro del motorhome. Mi hanno risposto che forse lì ci sta meglio un poster. Sigh.

Hamilton vince di fortuna, la Ferrari continua a sprecare

La Formula 1 ora è americana, e gli statunitensi sono abituati ad un certo tipo di gare. E, quindi, ecco a voi il secondo GP Indycar di Azerbaijan.

Prima del via, fra vento e temperature basse erano in molti ad ipotizzare una gara dal risultato imprevedibile, con la presenza costante di Safety Car grazie anche alla grande difficoltà da parte di tutti a mandare in temperatura le gomme.

Per non sapere nè leggere nè scrivere, la Vettel piazza la sua Ferrari in pole, con un buon vantaggio sulla Mercedes di Hamilton, mentre il compagno butta la prima fila con un erroraccio all’ultima curva a gomito prima del lunghissimo rettilineo. Nelle prime 3 file ci sono tutte le vetture dei 3 top team, ed è lecito aspettarsi una gara avvincente.

Si spengono i semafori, e la prima curva viene affrontata in modalità safe, ma dalla seconda in poi si scatena l’inferno, con pezzi di carbonio che volano ovunque grazie all’ottimismo di Sirotkin e alla voglia di recupero (delle posizioni perse in qualifica) di Kimi, che sperona Ocon e rompe l’ala, dovendosi fermare a sostituirla e rientrando nelle ultime posizioni. Prima Safety car e qualche giro per pulire la pista, con Alonso che rientra miracolosamente su due ruote, aiutandosi col muro a fare la piega all’entrata box.

Ripartenza capolavoro di Vettel che aspetta la SC line per dare gas, ed evita un attacco alla prima curva da parte di Hamilton. Qualche giro e il distacco è sui 3 sec. Subito dietro Verstappen infila Ricciardo che perde anche la posizione su Sainz. Poi lo spagnolo ingaggia un bel duello con Max, superandolo grazie al DRS ma anche ad un problema alla batteria sulla macchina dell’olandese. Stessa azione poco dopo per il compagno Hulkenberg, il quale però finirà la sua gara contro il muro.

I due Red Bull, alle prese con la batteria che si scarica troppo in fretta, ingaggiano un duello a colpi di ruotate, che si risolve con Ricciardo che desiste e si accoda al compagno. Ma è solo l’inizio.

Al giro 22, dopo avere guadagnato per diversi giri su Vettel, Hamilton ne perde 3 di colpo andando lungo alla prima curva. Con le gomme distrutte non può fare altro che rientrare per mettere le soft, rientrando poi subito davanti a Verstappen.

Con quasi 7 secondi di vantaggio, la Ferrari non teme l’undercut, che tanto male aveva fatto in Cina, e Vettel resta fuori continuando a segnare ottimi tempi. Anche perchè Hamilton ci mette qualche giro a far lavorare bene le gomme gialle, e si fa raggiungere da Verstappen, il quale non riesce a farsi pericoloso ma, anzi, poco dopo viene riattaccato da un arrembante Ricciardo. Dopo un doppio scambio di posizioni, l’ordine viene ristabilito. Il duello fa però perdere loro contatto con Hamilton, che inizia a segnare tempi più veloci di quelli di Vettel.

E infatti al giro 31 Seb si ferma per montare gomme soft, rimanendo comodamente davanti ad Hamilton. Bottas continua invece a girare con ottimi tempi, con una strategia che sembra poco comprensibile. Come le due Red Bull, che continuano il loro duello all’arma bianca, che vede Ricciardo superare finalmente Verstappen e rintuzzare elegantemente il successivo riattacco da parte di Max. Peccato però (per lui) che a Baku oggi le gomme non vadano in temperatura, e con un out lap molto lento Daniel perde nuovamente la posizione rispetto al compagno, pur avendo cambiato gomme un giro prima. Poi…

…poi accade ciò che era ampiamente prevedibile. Ricciardo con gomme più calde e DRS attacca il compagno, il quale si difende cambiando traiettoria ad oltre 300 all’ora diverse volte, e chiudendo la porta all’interno in un modo che definire assassino è forse riduttivo. Tamponamento inevitabile, entrambi i piloti fuori e si palesa l’inevitabile SC. Quella SC che in Mercedes stavano evidentemente aspettando, lasciando fuori Bottas per un numero di giri stranamente lungo. I primi 4 cambiano tutti gomme montando ultrasoft nuove, preparandosi ad un finale di gara di pochi giri.

Giri che diminuiscono ulteriormente grazie ad un’incredibile prodezza di Grosjean, il quale riesce a vanificare una ottima rimonta dall’ultimo al settimo posto mandando a muro la sua Haas durante la manovra di riscaldamento delle gomme.

Si riparte con 5 tornate da compiere e una prima curva che diventa un’occasione imperdibile per guadagnare posizioni. Bottas azzecca il restart, Vettel si fa quasi superare da Hamilton ma si difende e vede davanti a sè il finlandese affrontare la prima frenata in modo molto prudente. L’occasione è ghiotta per attaccarlo all’interno, ma il momento è sbagliatissimo, e l’inevitabile bloccaggio a gomme fredde arriva puntuale, mandando il tedesco lungo, e consentendo alle due Mercedes di involarsi verso una doppietta totalmente inattesa. Ma nemmeno oggi è il giorno di Bottas, e un detrito gli taglia la gomma in pieno rettilineo. Gara finita ed Hamilton in testa dopo un week-end fino a quel momento estremamente deludente. Dietro di lui Raikkonen e Perez, incredibilmente a podio con una Force India apparsa in grande ripresa, dopo avere superato Vettel senza grandi difficoltà. E, forse, anche con l’uso illegale del DRS, tanto è vero che al momento di scrivere non è ancora sicuro se la sua posizione verrà confermata.

Seguono Sainz, un grandissimo Leclerc finalmente all’altezza delle sua potenzialità, poi Alonso, unico pilota nella storia ad essere arrivato a punti pur essendo arrivato ai box su due ruote, Stroll con la rediviva Williams, Vandoorne e Hartley che coglie il suo primo punto mondiale. Haas a secco,  dopo essere stata in zona punti per quasi tutta la gara.

Dopo avere vinto la prima gara grazie alla SC, oggi Vettel l’ha chiaramente persa per lo stesso motivo. Ma ha peggiorato la situazione con un errore gravissimo alla ripartenza. E Hamilton è sempre lì ad approfittarne, come lo fu lo scorso anno a Singapore. In Ferrari tutti, muretto e piloti, devono prendere atto di avere una macchina ormai superiore. E cercare di non sprecare più alcuna occasione, come è successo nelle ultime tre gare. Anche perchè a partire da Barcellona, fra due settimane, la Mercedes potrebbe essere completamente diversa da quella vista nelle prime 4 gare.

P.S. lo scontro fra le due Red Bull è stato il momento clou di una gara molto movimentata. Si discuterà moltissimo sulle responsabilità, di sicuro Verstappen ha cambiato traiettoria più volte e questo non è consentito. Ma sarebbe riduttivo giudicarlo negativamente solo per questo episodio, perchè l’atteggiamento che ha tenuto durante tutto il duello col compagno non ha portato ad uno scontro in anticipo solo perchè Ricciardo è un signore. Queste prime 4 gare del 2018 fanno pensare che il paragone più corretto per Max non sia con i campionissimi del passato, ma con le grandi promesse rimaste incompiute. Come suo padre.

Ricciardo strepitoso in Cina, la Ferrari spreca una grande occasione

“It ain’t over till it’s over”. Questa frase si addice perfettamente a ciò che abbiamo visto in queste prime 3 gare del mondiale di F1 2018, per la felicità di Liberty Media e degli spettatori.

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Vettel rivince a Melbourne. Hamilton non ride più.

Quando si sa di essere in svantaggio rispetto agli avversari, si è consapevoli che bisogna fare tutto perfettamente se li si vuole sopravanzare.
E quando si sa di essere in vantaggio sugli avversari, prima di irriderli bisognerebbe sempre ricordarsi che la Formula 1 è uno sport complesso, dove normalmente vince il più forte, ma a volte gli eventi, e l’abilità o la non abilità altrui, fanno sì che le uova nel paniere si rompano.
Ed è quello che è successo oggi ad Hamilton e alla Mercedes, senza nulla togliere alla bellissima gara di Vettel e alla consistenza che indubbiamente la SF71H ha dimostrato, a dispetto di quanto si poteva prevedere dopo i test di Barcellona.

Tutto inizia ieri, quando Bottas disintegra la sua Mercedes in curva 2, nel tentativo di raddrizzare un week-end storto. Hamilton la piazza invece facilmente in pole, e in conferenza stampa si prende gioco dei ferraristi, smentendo seccamente di avere utilizzato il famigerato bottone che quest’anno si chiama “party mode”. E Vettel gli ha ricordato che preferisce fare festa alla domenica.

Pensare di fare festa avendo il tuo migliore amico che ti frega la fidanzata (cioè la prima fila) ma soprattutto avendo il guastafeste per eccellenza, tale Max, di fianco,  significa essere molto ottimisti, ma, come si suol dire, “l’ottimismo è il profumo della vita”. E se si è ottimisti, oltre che bravi, è più facile ottenere aiuti inaspettati. E infatti…

E infatti pronti-via e l’amatissimo (dai colleghi) Magnussen, alla guida del clone made in Parma della SF70H, brucia il fenomeno olandese e lo rende praticamente inoffensivo. Al punto che egli perde le staffe e dopo qualche giro si cimenta in un favoloso 360° in curva 2, che lo taglia fuori dalla gara.

Davanti, Hamilton sembra passeggiare, con Raikkonen a debita distanza e Vettel ancora più indietro. Alla Ferrari tentano l’unica carta possibile, quella dell’undercut con Kimi, ma la Mercedes copre bene facendo rientrare Lewis al giro successivo e nulla cambia. Nel frattempo Seb resta in pista, con tempi abbastanza buoni, in attesa degli eventi. Ed è in questo momento che gli amici della Haas, con perfetto tempismo, danno una monumentale dimostrazione di incompetenza. Avendo il solo e unico obiettivo di far mantenere ai propri piloti le posizioni da sogno di quel momento (quarto e quinto), fanno entrare prima Magnussen e lo mandano fuori con la ruota posteriore sinistra non fissata correttamente. Il povero Kevin riesce a parcheggiare in una zona sicura, ma subito dopo al compagno Grosjean viene riservato esattamente lo stesso trattamento, e questa volta, provvidenzialmente (per la Ferrari), Romain parcheggia in pista, costringendo la direzione di gara ad attivare la Virtual Safety Car.

La quale notoriamente è fonte di sorprese (o ingiustizie, a seconda dei punti di vista) e infatti Vettel riesce incredibilmente a guadagnare una decina di secondi passando per i box a cambiare le gomme, e rientrando in pista davanti ad Hamilton, il quale non si spiega come possa essere passato dal passeggiare tranquillamente in Albert Park ad inseguire l’odiato avversario.

A questo punto mancano una trentina di giri alla fine della gara, e per quello che si è visto fino a quel momento pare probabile che Lewis in pochi giri faccia polpette di Seb. Ma così non è, perchè Seb non si lascia minimamente intimidire, e fa volare la sua SF71H non commettendo il minimo errore, approfittando del fatto che nella prima parte di gara ha sapientemente risparmiato carburante e gomme. Dietro di lui un arrembante (e forse un po’ arrogante) Hamilton deve  fare i conti con le temperature della sua PU che si alzano, ma soprattutto col fatto che con queste macchine non si supera nemmeno col DRS. E si innervosisce, commettendo un errore decisivo, forse a causa di un settaggio sbagliato del ripartitore di frenata, e perdendo pochi decisivi secondi che di fatto interrompono il suo attacco.

E così quel sorriso che voleva togliere dalla faccia di Vettel scompare dalla sua, dovendo passare per secondo sotto la bandiera a scacchi. Dietro di loro, Raikkonen tiene a bada Ricciardo, buon quarto dopo la penalità subita in qualifica, e un redivivo Alonso che è riuscito a tenere a bada per una ventina di giri un trenino capeggiato da Verstappen e composto da Hulkenberg, Bottas, Vandoorne e Sainz, a completare i piloti in zona punti.

Fuori dai punti le due Force India, per le quali si prospetta una stagione difficile, con gli avversari di centro gruppo molto migliorati, e soprattutto un budget estremamente limitato. Notte fonda per Sauber (chiamiamola solo così, per carità di patria) e Williams, e tale probabilmente rimarrà per tutta la stagione. Non giudicabile la Toro Rosso, che non ha confermato le prestazioni intraviste nei test e nemmeno l’affidabilità.

Alla vigilia si diceva che non si sarebbe potuto giudicare la prestazione della Ferrari dalla gara di Melbourne. Ora che ha vinto, è bene ribadire con forza questo concetto, perchè sul risultato hanno pesato molto eventi inaspettati. Di sicuro si può dire che la SF71H è una buona macchina, ma è altrettanto sicuro che paghi qualche decimo alla W09, soprattutto in qualifica, e quei decimi, in una F1 dove purtroppo non si supera, sono decisivi. Ma non si può non sottolineare il fatto che la squadra e i piloti siano, come si suol dire, “sul pezzo”. E questa è condizione necessaria, anche se purtroppo non sufficiente, per portare a casa il mondiale 2018.

P.S. non c’è voluto molto a fare l’occhio all’Halo, quindi meglio non ricordare la sua esistenza.