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La Mercedes vince il sesto titolo a Suzuka, la Ferrari ricomincia a sprecare

Il GP del Giappone ci ha regalato un format diverso, con qualifiche e gara nello stesso giorno. E quindi provo anche io a fare qualcosa di diverso, una non-cronaca, come avevo promesso qualche giorno fa. Procederò fornendo 10 punti e spunti di discussione, perchè di cose su cui riflettere oggi ce ne sono tante, pur non essendo stata la gara più divertente della stagione.

1) Sesto titolo costruttori Mercedes. Uguagliato il periodo d’oro Ferrari 1999-2004. Con tante differenze e molte analogie. Cito solo la più grande, delle differenze: all’epoca si fece di tutto per fermare il dominio rosso, e ci si riuscì. In quest’epoca no, ed è probabile che fra più o meno un anno parleremo dello storico settimo titolo. Meritatissimo, sia ben chiaro. Ma in realtà la storia è già stata fatta oggi, perchè con Leclerc a 115 punti e 4 gare da disputare, è matematico che il titolo lo vincerà un pilota Mercedes, e sarà anche in questo caso il sesto consecutivo, cosa mai riuscita a nessun’altra squadra.

2) La SF90 2.0 è andata bene anche a Suzuka, centrando una clamorosa prima fila. Ma, soprattutto, in gara non ha sfigurato, a dispetto di quello che si era visto il venerdì, e chissà come sarebbe andata se…

3) … Sebastian e Charles non avessero (probabilmente) pensato più a fregarsi l’un l’altro che a partire bene. Il tedesco è stato autore di un jump-start come, dalla pole, non se ne vedevano da tempo, mentre il monegasco probabilmente pensava ad altro nello scatto, e poi ha peggiorato la situazione buttando fuori Verstappen. Fossero rimasti primo e secondo, chissà. Alla fine Vettel ha parzialmente rimediato all’errore con un ottimo secondo posto difeso senza grandi problemi negli ultimi giri dagli attacchi di Hamilton. Leclerc si è divertito con tanti sorpassi ma è arrivato solo fino alla sesta posizione.

4) Quando negli anni scorsi il Verstappen 1.0 si scontrava con Vettel e Raikkonen, questi ultimi avevano sempre la peggio. Il Max 2.0 oggi con Leclerc è stato la vittima. Segno dei tempi che cambiano.

5) Non oso pensare a come sarebbero state giudicate le due mancate penalizzazioni dei ferraristi nel caso in cui fossero stati in piena lotta per il mondiale. Non si era mai visto un pilota muoversi sulla griglia e non essere penalizzato, così come, fino a poco tempo fa, un pilota che buttasse fuori un altro avrebbe preso di sicuro una punizione. Oggi niente. Ci spiegheranno che il regolamento è stato rispettato alla lettera, ma la percezione è che si sia passati dal tutto al niente. Bene così.

6) La Honda in casa propria è stata quasi inesistente. Indipendentemente dal problema di Verstappen, il super-motore da 2 GP non è sembrato nulla di speciale. Albon, autore di un ottimo quarto posto, è arrivato a quasi un minuto, di pochissimo davanti a Sainz con una McLaren che monta l’odiato motore Renault. Non una grande prestazione. C’è da credere che in Red Bull, e, in particolare, Helmut Marko, stiano lavorando sodo per tenere calmo Max….

7) … e al fatto che nel 2020 la Honda raggiungerà la Mercedes e la Ferrari, come ha sostenuto Helmut stesso qualche giorno fa, probabilmente non credono nemmeno gli ingegneri giapponesi.

8) Un pensiero per il personale dei team che si è dovuto sobbarcare due montaggi e smontaggi nel giro di 3 giorni. Vedendo le attrezzature che portano ad ogni week-end, vengono i brividi solo a pensare a tutto il lavoro di coordinamento necessario per mettere in piedi lo show, figuriamoci se bisogna smontare il teatro e rimontarlo nel bel mezzo dello show stesso. E’ una cosa che gli appassionati non vedono, ma la Formula 1 è un vero e proprio miracolo di organizzazione del lavoro non solo per quanto riguarda le auto.

9) Leclerc si è fatto due giri con l’ala anteriore rotta, ed è stato richiamato ai box su indicazione della FIA solo dopo che un pezzo dell’ala stessa è finito sulla macchina di Hamilton che lo seguiva, proprio nel punto più veloce della pista. Si è corso un rischio altissimo, ed è ridicolo che, con tutta l’attenzione che si ha (giustamente, viste le tragedie passate) sul problema dei detriti vaganti, non si pensi a fermare immediatamente una macchina in quelle condizioni. Non è la prima volta che accade, forse bisognerebbe ripensare le procedure da usare in questi casi.

10) Infine, la classifica degli altri. Abbiamo detto di Sainz ottimo quinto con la McLaren consolidata quarta forza del mondiale. Con Ricciardo settimo e Hulkenberg decimo la Renault continua con le prestazioni mediocri, e sul suo futuro in Formula 1 si addensano nubi molto pesanti considerando il cambio al vertice del gruppo avvenuto nei giorni scorsi.  Punticini buoni per Gasly, ottavo, e Perez, nono e salvato da un errore della direzione gara che ha congelato la classifica finale al giro prima di quello conclusivo, rendendo ininfluente la sua uscita di pista. Nei bassifondi finiscono, ancora una volta, le Alfa Romeo e le Haas vittime, evidentemente, di una incapacità cronica nel trovare setup e strategie adeguate, e l’avere i piloti che hanno non le aiuta di sicuro. Citazione finale per la Williams, per la quale è emersa pubblicamente la situazione ridicola in cui versa, che ricorda molto da vicino gli inizi della scuderia, a metà anni 70, quando patron Frank teneva insieme la squadra grazie ad espedienti vari ed assortiti. Corsi e ricorsi storici.

Mancano 4 gare alla fine di un mondiale il cui esito era già stato scritto dopo la prima prova in Australia. La Ferrari può terminare in alto nella speranza di rimanerci per il 2020, e avrà probabilmente se stessa, e non la Mercedes come avversario principale. Sempre che a qualcuno non venga in mente di studiare un po’ meglio la sua MGU-K ed emanare qualche “chiarimento” regolamentare (il riferimento al punto 1 è ovviamente voluto).

P.S. nutro la speranza che mercoledì prossimo al meeting FIA che delibererà il regolamento 2021 si presentino tutti sobri e, rinsavendo, si rendano conto che la qualification race è una cosa assurda e lascino perdere. Allo stesso modo, è ridicolo che l’organizzatore si metta a sviluppare un’auto e voglia poi imporla a tutti i team. La Formula 1, ovviamente, non è l’Indycar, ma sembra che qualcuno non l’abbia capito.

 

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1 

F1 2019 JAPANESE GP: AN INTRODUCTION

Carissimo e stimatissimo Lìder Maximo del Bring,

carissimi e stimatissimi e (sparuti) frequentatori del Bring, orfani degli esodati, confinati, “pennuti” dei bei tempi andati,

cercherò di rubarvi solo una briciola del vostro tempo per questa introduzione al Gp del Giappone 2019. Introduzione e non introduction che quì nella Repubblica Bringiana Italica un pò Centrafricana ci teniamo a esprimerci nella corretta favella, mica quella dei nemici, quelli della perfida albione, intrallazzatori di spy story e regolamenti fatti a dick of dog (questa è l’eccezione che conferma la regola).

Ora se proprio volete qualche delucidazione tecnica sul tracciato di Suzuka, le gomme della Pirelli, la 130 R, le strategie di gara, il passo gara!!, Leclerc vs Vettel vs l’eredità di Schumacher in Ferrari, il piede di marmo e le avventure tricologiche di Hamilton, a quale ordine perentorio di Wolff risponde meglio Bottas (occhio questa è sottile…), la PU Honda stile motorone da qualifica degli anni ’80, Marko e i suoi reietti, la PU Ferrari che di sicuro è AnoMala per Toto Wolff e altre facezie di questo tipo, compresi i ricambi Williams venduti al mercato nero beh, questa non è per voi la rubrica adatta.

Potete andare a caso sui ben più professionali, esperti e capaci siti di FormulaPassion, Motorsport e F1AnalisiTecnica dal quale il sottoscritto, evidentemente, non essendo nè un buon nè un grande artista, copia a piene mani in modo assolutamente acefalo e disorganizzato, anche se mi dicono che l’acefalo all’acqua pazza è davvero buono, non in Inghilterra ovviamente.

Non vorrei mai che vi venissero attacchi di vomito che tale rubrica può generare, anche perchè lo sanno anche FormulaP…cioè volevo dire anche i sassi che il favorito del GP è Hamilton su Mercedes, mentre Vettel e Leclerc continueranno a giocare alla Zanzara in radio mentre Verstappen cercherà di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Tanto poi arriva il tifone Hagibis e tutti ai box a giocare con le barchette nelle pozze d’acqua, e siamo sicuri che Norris ci delizierà con qualche meme fatto apposta per l’occasione.

Mi dicono, sempre altri beninteso, che chi ben saprà comportarsi a Suzuka parte da una buona base in vista del campionato 2020. dato che bisogna sempre fidarsi di chi ne sa più di te, allora spero che la Ferrari asfalti la Mercedes, così mettiamo bene in chiaro la vera anima del Bring, quella di Ferraristi beceri camuffati da appassionati di F1 che all’aperitivo preferiscono un calice di vino alla birra, ma in pista imbrogliano e rubano come non mai, come dei veri lord inglesi.

Non mi resta che augurarvi un piacevole e becero Gp del Giappone, in cui gufare appassionatamente il vostro pilota non preferito numero uno. Non mi dite quello con le treccine perchè se no siete razzisti e bacchettoni che neanche Todt che non voleva Alonso in Ferrari, solo perchè lo spagnolo gli diede dei mafiosi. Avrebbe dovuto dire mangiarane, errore imperdonabile.

Ultimissima cosa, questa rubrica NON è di proprietà del sottoscritto. Sono pronto a cederla a persone per più capaci di me e con un QI inevitabilmente più alto. Non siate timidi, non ci vuole granchè, basta presentarsi e non è neanche richiesta la bella presenza.

Spero di non avervi annoiato troppo e spero non mi si accusi di aver fatto un utilizzo “personale” di tale rubrica. Nel caso accadesse rispondo come il vicequestore Rocco Schiavone dei libri di Manzini…

Esticazzi

Rocco Alessandro

*immagine in evidenza da blueplanetheart.it

P.s: ma lo sapete che la Mercedes ha un set di gomme C3 in meno rispetto a Ferrari e Red Bull nel Gp del Giappone? E che Hulkenberg ha scelto un solo set di C2? Non so minimamente cosa voglia dire ma mi faceva piacere farvelo sapere.

La versione di Seldon: cinque anni di lui e dell’altro.

 

Cinque anni di Alonso, cinque anni di Vettel. Cosa hanno portato alla squadra? Vediamolo.

Dopo un 2008 in cui la Ferrari (e non capirò mai il perchè) non solo aveva confermato Massa, ma aveva anche puntato su di lui per vincere il mondiale, e un 2009 in cui Kimi sembrava aver avviato le pratiche inps, arriva nel 2010 l’odiato nemico spagnolo. Alonso portava una ricca dote di sventurate decisioni e discutibili comportamenti. Arrivava in Ferrari dopo aver segato le gambe ad un probabile mondiale 2007 per la Mclaren. Senza considerare la Spy Story…Ciliegine sulla torta una vittoria per andata a muro del fantastico Piquet Junior (lo Stroll del decennio scorso), e accuse alla Ferrari di essere “mafia”!

Dato cotanto curriculum e la dipartita di Todt Alonso venne ingaggiato. Nonostante ciò (e mi pare che ce ne fosse abbastanza per volerlo lontano da Maranello) io e molti altri tifosi “della Ferrari” fummo felici di averlo, considerandolo il miglior pilota rimasto in griglia, lontano Lewis dai fasti odierni. Perchè alla fine, come a Singapore poche domeniche fa, l’importante è che a vincere sia una Ferrari, e quella di Massa….beh, insomma, dai…..!

Il 2009 si era appena concluso consegnando il mondiale ad un “paracarro”….cit, e alla sua macchina …diversa, poi prontamente acquistata completa di team principal e amici in alto loco (ma depurata dei piloti) dalla Mercedes, scopertasi improvvisamente pentita di aver abbandonato decenni prima…! E quell’anno si era altresì concluso mostrando come la Red Bull fosse ormai una solida e competitiva realtà. Dunque Alonso, accolto come il peccaminoso salvatore Ferrari del momento, avrebbe dovuto guidare la riscossa contro la solita McLaren e contro la nuova Red Bull.

Gli anni dal 2010 al 2014.

2010. Alonso cominciò con una vittoria in Bahrain, E questo ovviamente alimentò il solito sacro fuoco dell’”andiamo a comandare” tra i tifosi. Peccato che passarono dieci gare prima di rivedere una vittoria, in Germania, che oltre a rinnovate speranze regalò un evergreen indossabile in tutte le stagioni “Tizio, Caio is faster than you….”! Arrivarono poi le fantastiche vittorie a Monza e Singapore. Due imprese che non si dimenticano. La quinta arrivò in Corea con la debacle delle Red Bull. Significò primato in classifica e match ball per Ferrari ed Alonso. Ma ad Abu Dhabi si vide l’astuzia di Horner, la dabbenaggine del muretto rosso e Vitalij Petrov…. e pufff!

2011. La  F150 Italia non era quella che si chiama “l’arma del riscatto”. Una sola vittoria a Silverstone. Lo spagnolo arrivò quarto in campionato grazie anche ad un cadeau del tedesco al suo compagno Webber all’ultima gara.

2012. Vittoria in Malesia, a cui seguì quella a Valencia. Una gara che ancora ricordiamo!! Nel tabellone del team (come nei nostri pensieri) era scritto “tanta roba”! Terzo successo pochi giorni dopo in Germania. A Spa Alonso conobbe e fotografò per intero tutti i particolari del fondo della Lotus di Grosjean mentre gli passava a un dito dal casco. Arrivarono poi una serie di podi senza vittorie, oltre un ritiro per foratura. Ultimo podio all’ultima gara, Interlagos. A soli tre punti dal solito Vettel, che giratosi e finito in fondo al gruppo recuperò e si piazzò vincendo il campionato.

2013. In una stagione in cui Vettel incamerava 13 vittorie su 19 Alonso riuscì ad ottenere due successi. Non era poco! Uno nel GP di Cina in cui si chiese a Fernando di non spingere e lui rispose “ma io non sto spingendo”, il tutto mentre realizzava il gpv! E uno in Spagna. Da lì in poi Red Bull e Vettel lasciarono le briciole agli altri, e nonostante ciò lo spagnolo, con una serie regolare di podi, terminò ancora una volta secondo in campionato. Ma quell’anno viene ricordato spesso per le lamentele via radio dello spagnolo e soprattutto per l’epiteto lanciato al box “ma allora siete proprio scemi”! Poi tradotto in Sgeni…Cose che non fanno bene all’umore già traballante dei tifosi. E neppure alle ragioni della squadra.

2014. Alonso si trova a guidare la F14T, un progetto deficitario sia telaisticamente che motoristicamente. A detta dei progettisti e degli incantatori delle presentazioni della vettura il segreto della stagione sarebbe stato terminare le gare, dunque l’affidabilità. Su questo si era lavorato. Morale: tutti mostravano la stessa alta affidabilità, con la differenza che i motorizzati Mercedes, Mercedes in primis, mostravano anche una carrellata di cavalli in più, e per quanto riguarda MB e Williams anche una aerodinamica migliore, tanto da far fare bella figura anche a Bottas e Massa nei confronti di Hamilton e Rosberg.  Alonso si classificò secondo in Ungheria, per il resto fu per tutti (i ferraristi) una stagione da dimenticare.

A fine stagione lo spagnolo se ne andrà senza particolari feste in suo onore a salutarne i cinque anni passati. Eccetto quella esplosa a Maranello al suono della porta chiusa alle sue spalle. Con Lui, o meglio nella stessa onda rinnovatrice di Marchionne, andrà via anche Luca Cordero di Montezemolo e alcuni tecnici. Così si apre un nuovo ciclo, quello del suo successore.

Le vittorie di Alonso:

2013 Spagna Ferrari F138
2013 Cina Ferrari F138
2012 Germania Ferrari F2012
2012 Europa Ferrari F2012
2012 Malesia Ferrari F2012
2011 Gran Bretagna Ferrari 150° Italia
2010 Corea del Sud Ferrari F10
2010 Singapore Ferrari F10
2010 Italia Ferrari F10
2010 Germania Ferrari F10
2010 Bahreïn Ferrari F10

Gli anni dal 2015 al 2019.

Vettel arriva alla Ferrari mentre il Turbine Marchionne avvia il suo programma di maquillage, fatto di epurazioni, promozioni e declassamenti, spostamenti e acquisti come non si vedeva dal 1995…. Quattro titoli in tasca, un 2014 da dimenticare in cui le aveva prese da Ricciardo e in cui a detta sua guidava un “cetriolo”! Simpatico a pochi tuttavia umanamente parlando un ragazzo “pulito”. E le folle ferrariste, dimenticato Alonso e tutte le bestemmie e gli insulti lanciati al tedesco fino al giorno prima, lo adottano come il nuovo, ennesimo salvatore. Accidenti a Schumacher e a quando ci ha salvato! (lui davvero…). Da allora non arrivano più piloti a Maranello, ma solo palestinesi figli di falegnami.

2015. A novembre 2014 viene annunciato l’ingaggio di Sebastian Vettel per la stagione 2015. La sua macchina si chiamerà “Eva”. Una rivisitazione di James Allison del “cancello” del 2014. Il debutto al Gran Premio d’Australia comincia con un terzo posto (non male per come era finito il 2014). Sembra una buona premessa. Infatti al secondo appuntamento ottiene la prima vittoria. E il tam tam di Jumanji risuona un’altra volta tra le schiere dei tifosi. Dal successivo gp ottiene una serie di ottimi piazzamenti alternati a incidenti di vario genere. La vittoria  torna con il Gran Premio d’Ungheria partendo terzo. Poi altri piazzamenti fino alla pole position e vittoria a Singapore. Ottiene quell’anno il record di podi all’esordio di un pilota in Ferrari e il 3° posto in campionato.

2016. Visto il buon comportamento della vettura precedente, con una relativa stabilità tecnica che non si vedeva da tempo, si pensava che la SF16-H sarebbe stata quantomeno competitiva. Non sarà così!  3º in Australia dopo aver condotto la gara per due terzi. Secondo in Cina nonostante un contatto in partenza con il compagno Raikkonen. La Russia resterà nella memoria per essere stato tamponato due volte al via da Daniil Kvjat. Dopo una serie di piazzamenti a basso punteggio, finalmente alcuni aggiornamenti in Canada funzionano. Vettel non va però oltre il secondo posto, con una eccessiva usura delle gomme.

Ancora secondo nel Gran Premio d’Europa. Poi però la SF16H mostra i suoi molti limiti almeno fino al Messico, dove una manovra non concessa (a lui…) e un “fuck Charlie”, gli costano dieci secondi di penalità retrocedendolo da terzo a quinto. In Brasile ci fa assistere ad un antipasto delle sue ormai famose giravolte nel primo giro, mentre ad Abu Dhabi si rifà con una buona gara, finendo terzo dietro il vincitore del GP Hamilton e del vincitore del Mondiale Rosberg. E finirà terzo anche in Campionato.

2017. Dopo un anno di digiuno Vettel vince alla prima gara a Melbourne. Con una buona SF70H vince anche in Bahrain, e in Russia ritorna anche in pole, ma non vince. In Spagna, dopo un duello con Hamilton, arriva secondo. A Monaco parte in prima fila con Raikkonen, e in gara è autore di alcuni giri velocissimi che gli permettono di andare davanti al compagno e vincere. Doppietta (dopo sette anni) e polemiche. Ma quel cannibale piaceva! Un bellissimo momento sportivo per la Ferrari, prima in entrambe le classifiche. In Canada parte secondo ma si tocca con Verstappen e rimonta da ultimo a quarto.

A Baku, tampona Hamilton dietro SC e viene penalizzato, arrivando tuttavia davanti all’inglese. Ritorna a pole e vittoria in Ungheria, supportato dal compagno e con lo sterzo rotto. Si piazza secondo a Spa e terzo a Monza, e nel contempo perde la testa della classifica. A Singapore succede l’impossibile. Con pole e vittoria in tasca (secondo Verstappen e quarto Raikkonen) una partenza sciagurata a stringere e una contemporanea perfetta partenza del compagno mettono fuori gioco se stesso, Verstappen e Raikkonen dopo due curve. Come nel peggiore copione che ti aspetti, la vittoria (nella gara per lui più difficile) va a Hamilton che partiva quinto, facendo di fatto tramontare la possibilità di recuperare in campionato, in cui comunque arriva secondo.

2018. A Melbourne comincia bene, sebbene aiutato da VSC e SC. In Bahrain Vettel ottiene la pole position davanti a Raikkonen e in gara resiste con gomme usuratissime negli ultimi giri al ritorno di Valtteri Bottas. Dopo aver conquistato la pole in Cina Scambia due chiacchere in curva con Verstappen (che urla sempre) e finisce la gara ottavo. A Baku conquista la terza pole consecutiva. Finito terzo cerca di superare negli ultimi giri le Mercedes ma va lungo e finisce quarto. Nel Gran Premio del Canada conquista la quarta pole position stagionale ottenendo anche il record del circuito, e in gara è autore di una prestazione eccellente. In Francia si rovina la gara in partenza scontrandosi con Bottas. In Austria, penalizzato per impeeding in prova, rimonta in gara fino a terzo. Ed è anche in testa al mondiale. A Silverstone è autore di una convincente prestazione. Vince superando Bottas negli ultimi giri ed eguaglia Alain Prost con 51 vittorie.

In Germania parte dalla pole, ma in testa con pista umida va dritto astamparsi sulle barriere. E’ l’inizio della fine di un campionato e forse di un pilota. In Ungheria arriva secondo, ma vince nuovamente in Belgio. A Monza una settimana dopo non mantiene la calma per un tentativo di sorpasso da parte di Hamilton, si toccano e ovviamente fa un testacoda anzichè aspettare per un risorpasso possibilissimo. A Singapore gestisce male le qualifiche, parte terzo e arriva terzo. Nelle ultime quattro gare in un modo o nell’altro, agevola l’allontanarsi in classifica del suo avversario. Idem in Russia. A Suzuka nuova giravolta questa volta con Max Verstappen. Finisce anche questa volta secondo in campionato ma solo in virtù di una prima parte positiva. La sensazione è che, seppur difficile, la lotta per il titolo poteva restare aperta fino all’ultima gara…

2019. La SF90 evidenzia subito i suoi limiti sui circuiti con pochi e corti rettilinei come la stop and go australiana. Finisce terzo. In Bahrain, battuto dal compagno in prova, quando è secondo si esibisce nell’ennesima giravolta per lo spostamento d’aria provocato dal passaggio di Hamilton. In Cina parte dietro Charles e lo supera solo grazie ad un TO… Nel Gran Premio d’Azerbaijan, dato l’errore di Charles in prova, Sebastian non riesce comunque a fare meglio del terzo posto, anche in gara. In Spagna parte terzo ma finisce quarto per un errore. A Monaco arriva secondo, ma grazie ad un incidente tra i due che lo precedevano. Finalmente in Canada ritrova la pole e disputa un’ottima gara, vanificata da una controversa decisione dei commissari mentre era in testa seppur pressato da vicino da Hamilton. Il buon Vettel che ritroveremo solo a Singapore.

Quinto in Francia, quarto in Austria, a Silverstone tampona Verstappen. Errore ammesso! In Germania parte ultimo e arriva secondo. In Ungheria terzo e in Belgio quarto. A Monza non ha più nemmeno bisogno di qualcuno per girarsi, e condisce il tutto con un rientro in pista degno del miglior Maldonado.  A Singapore si riprende, complice anche una buona SF90, ma per passare in testa deve ricorrere ad un trucchetto degno dei tempi in Red Bull contro Webber. E vince! Ci consoliamo tutti con una doppietta che la squadra ha saputo costruire…A Sochi perde la prima fila per un soffio, ma grazie alla scia del compagno passa in testa. Si ritira perdendo la seconda posizione e causando la VSC che si vendicherà di Melbourne 2017, anche se Hamilton di tutto ha bisogno nella vita tranne che di colpi di culo.

Di seguito le vittorie di Vettel in Ferrari fino a qui:

Anno Gran Premio Telaio
2019 Singapore Ferrari SF90
2018 Belgio Ferrari SF71H
2018 Gran Bretagna Ferrari SF71H
2018 Canada Ferrari SF71H
2018 Bahreïn Ferrari SF71H
2018 Australia Ferrari SF71H
2017 Brasile Ferrari SF70H
2017 Ungheria Ferrari SF70H
2017 Monaco Ferrari SF70H
2017 Bahreïn Ferrari SF70H
2017 Australia Ferrari SF70H
2015 Singapore Ferrari SF15-T
2015 Ungheria Ferrari SF15-T
2015 Malesia Ferrari SF15-T

Conclusione.

Cosa dire? Guardando i freddi numeri si direbbe che nonostante tutto Vettel sia stato/è più efficace di Alonso. Entrambi d’altronde hanno avuto vetture abbastanza competitive ed altre molto poco. Tuttavia, mentre Alonso si è sempre adattato alla macchina traendone il massimo, Vettel sembra soffrire una macchina non perfetta, tanto da non permettergli di sfruttarla. Per anni lo spagnolo è sembrato mettersi sulle spalle un box debole. Per quanto non amassi il personaggio avrei gioito di un suo mondiale, sarebbe stato comunque abbastanza rosso!

Se parliamo di emozione vera, a parte saltare sul divano per certe vittorie, nessuno dei due me ne ha regalata mezza.

Al di là di tutto riponevo più fiducia in Alonso che in Vettel, o meglio nel rapporto pilota/vettura ho sempre considerato Alonso avere un peso maggiore che Vettel. Infine lo spagnolo disponeva di un carattere, di una forza interiore anche nelle difficoltà che non l’hanno mai fatto vedere “vinto”. Un aspetto quest’ultimo che, al contrario ha molto minato la fiducia in Sebastian in questi ultimi 5 anni. Insomma, a denti stretti come con il partito politico che non vorresti ma lo consideri il meno peggio, voto Alonso!

L’angolo dei SE!

A conclusione di tutto, per vedere non come è andata ma come sarebbe andata, provo a dire la mia, il che spiega anche il voto. Io penso che, SE Alonso:

-avesse avuto la SF70 a Singapore 2017 la Ferrari avrebbe fatto doppietta e tenuto aperto il campionato. Un’altro po’

-avesse avuto la SF71H avrebbe vinto il campionato

-avesse la SF90 Charles sarebbe comunque più veloce di lui, (anche se lui avesse ancora 21 anni), ma sarebbe uno stimolo, non una condanna.

Tanto mentalmente queste cose, o il loro contrario, ce le siamo dette tutti…

Antonio

Foto da: sky.sport.it; Sportal.it; F1sport.it

 

La versione di Seldon: la staffetta dei campioni

Se passi all’ombra dei paddock li vedi tutti lì, i campioni di ieri. Si riposano e osservano, qualcuno si mischia ancora con quelli di oggi. Pacche sulle spalle, consigli (anche rimproveri), ma non giocano più o giocano poco. Qualcuno fa politica (sportiva). Comunque a bordo pista. Ma come ci sono finiti lì? Così giovani a fare i commentatori, gli opinionisti, gli intervistatori in griglia? Così freschi di vittorie chi ce li ha mandati a guardare chi è più bravo di loro, o solo più giovane?

Un messaggio!

Nel 1974 Regazzoni, alfiere della Ferrari, guida con a fianco il giovane Niki Lauda, da lui stesso consigliato a Enzo Ferrari. Clay alla guida della buona 312 B3/74 finisce la stagione dietro Fittipaldi a Watkins Glen dopo essere stato fino all’ultima gara in lotta per il titolo. Nel 75 arriva la 312T, e l’austriaco diventa tutt’uno con questa vettura, surclassando Clay praticamente in tutte l gare. Fu l’inizio della carriera vincente di Lauda e la fine per lo svizzero.

Nel 1977 un giovane canadese esordisce in F1. A Silverstone realizza il miglior tempo nel Warm-up. E’ un messaggio! E’ arrivato un purosangue in scuderia. E la Scuderia Ferrari lo ingaggia, (campione di motoslitte), prima al posto di Niki a fine 77, poi al fianco di Sheckter che nel 79 vincerà l’ultimo mondiale prima di quelli dell’era Shumacher. Uno dei “SE” più grandi della storia della F1, ma una certezza che quel messaggio era forte e chiaro!

Nel 1984 Lauda, rientrato in McLaren dopo uno stop dalle competizioni, riesce a vincere il campionato di mezzo punto sul compagno Prost che in verità aveva vinto due gare più di lui. Il francese era il presente , l’austriaco il passato che chiudeva in bellezza. Ma ricordiamo il 1984 per l’esordio di alcuni promettenti giovani, tra cui Streiff, Berger e Senna. E a Montecarlo su una Toleman e sul bagnato Senna mostrò chi era il futuro.

Nel 1991, stagione in cui Senna e Mansell ci fecero divertire mentre la Ferrari 642 deludeva tutte le aspettative derivate dalla bontà e competitività della 641 (come Sf71>>>>SF90…), faceva il suo esordio un giovane tedesco. Settimo tempo in qualifica con la Jordan  191 senza aver mai visto la pista….non sarà l’anno della consacrazione ma il buongiorno si vide dal mattino…

….arriva il 1994. Il giovane Shumacher non faceva neppure più notizia, era semplicemente fortissimo! Alla fine del campionato una delle sue azioni discutibili gli regala il primo mondiale (che dedica a Senna), portandolo sull’Olimpo proprio nell’anno in cui Senna andava in Paradiso (almeno così si augurano in molti), con un passaggio di testimone carico di significati per un Mondo, quello della F1, che non sarebbe stato più lo stesso.

Nel 2005 un giovane spagnolo, pilota di una dinamica scuderia italiana (la Benetton), guidata da un po’ troppo “dinamico” team principal, affronta in campionato il fresco 7 volte campione del Mondo Michael Shumacher sulla Ferrari. Assecondato da una controversa ma indubbiamente interessante ed efficace Renault, tiene testa al campione sulla cui vettura invece non si potevano raccontare le belle cose dell’anno precedente. Ma chi vince festeggia, chi perde spiega…

In particolare in una gara di cui ho già avuto modo di parlare (Imola 2005) Alonso tiene testa a Shumacher in un modo che recava il solito messaggio: è arrivato un altro campione, un nuovo Re. W il Re! Non è detto che a messaggio corrisponda la scadenza del vecchio Re, ma il count down è iniziato. E Shumacher si avviò al 1° abbandono.

Dopo soli tre anni, nel 2007 Alonso si accasa alla McLaren. Pensa e gli viene assicurato che avrà i mezzi e il sostegno per vincere ancora, invece trova sulla stessa macchina un giovane di colore, pupillo nientedimeno che del capo della scuderia Ron Dennis. Un sospetto lo avrebbe dovuto cogliere! In quella stagione, dopo sole due di gloria, arriva il solito messaggio mandato dal giovane Hamilton. Arrivano anche altri messaggi e comunicazioni da vari tribunali per una certa Spy Story, ma questa è un’altra lunga storia. Il testimone fu subito passato. Alonso non vincerà più un mondiale, Lewis 5 (5 e 3/4)!

Interlagos 2016 e Monza 2019, arrivano a distanza di tre anni due messaggi beneauguranti per la F1, due giovani che hanno nel sangue il DNA vincente. Verstappen, spesso discutibile per il poco rispetto degli avversari e non esente da errori mostra tuttavia un talento vero. Ha di fatto “eliminato” Ricciardo. Charles Leclerc, dopo una fp2 eccezionale e un anno di apprendistato in Sauber F1 è ormai un talento acclamato in Ferrari. Ha (con tempi da definire) di fatto ridimensionato “Vettazzoni”, come Lauda fece a suo tempo con Regazzoni.

La scadenza di Hamilton, e forse anche quella di Vettel, non la conosciamo, e non impedirà all’anglo-caraibico di vincere ancora, soprattutto questo mondiale 2019, o al tedesco di prendersi il mondiale in rosso tanto agognato, ma hanno trovato (abbiamo trovato) chi gli succederà. Non trascuro alcuni altri possibili, Norris e Russel, ma per ora solo potenziali concorrenti al titolo in futuro….

C’é nella F1 un ciclico avvicendarsi di campioni a volte duraturi a volte metore, e c’è quasi sempre un ostico rifiuto dei “vecchi” ad accettare i messaggi che arrivano dai “giovani”. E’ normale. Come poteva Shumacher pensare dopo quel 2004 che la carriera fosse agli sgoccioli? Come poteva Alonso credere, dopo due mondiali e il passaggio ad una scuderia blasonata come la McLaren, che non avrebbe più vinto un titolo con tanti anni davanti? Come può Hamilton, in forma smagliante, con una corazzata velocissima sotto il sedere pensare che sia quasi finita?

Eppure è così, e chi vuole leggere i segnali può farlo e interpretarli come si deve. La scadenza come detto sopra può essere discordante coi segnali, ma una volta ricevuti non è lontana…i campioni del presente perdono motivazione, entusiasmo, sicurezza…prima ancora della forma fisica. Nel 2006 Shumacher non era più, a soli due anni di distanza dall’ultimo titolo, lo schiacciasassi inattaccabile. Io ferrarista accolsi con tripudio la venuta di Raikkonen che consideravo in quel momento il più forte in griglia. Il ritorno del Kaiser fu quasi una mossa di marketing per Mercedes, e al di là della pole di Monaco, vederlo soffrire contro Nico Rosberg e fare errori da principiante, non fece piacere.

Succede che quello che sentono loro non corrisponde a quello che vediamo noi. Come quando cinquantenni ci guardiamo allo specchio e mormoriamo sottovoce: beh in fondo sono ancora in forma, non c’è pancia (insomma poca), ho ancora i denti (talvolta tutti i capelli), le ragazze mi guardano….vabbè…..! Non vediamo, e neanche i piloti vedono  l’abisso che ci separa da quando avevamo 20 anni.  Tra l’altro per loro il declino avviene prima dei quaranta. Ma ci possiamo giocare una fortuna che quando scendono in pista si sentono ancora ventenni, e per loro quell’ultima possibilità è sempre a portata di mano.

I messaggi? Non li leggono!

“Corri e fottitene dell’orgoglio
ne ha rovinati più lui che il petrolio
ci fosse anche solo una probabilità
giocala… giocala… giocala
giocala… giocala… giocala!”                           Vasco.

 

Antonio

 

Immagine in evidenza da: formulapassion.it

Ferrari ancora più veloce in Russia, doppietta Mercedes

Vinca il migliore. In Formula 1 non sempre succede. O, meglio, apparentemente non sempre succede. Perchè, a ben vedere, i risultati non sono mai frutto del caso, ma rispecchiano i valori in campo, in un modo o nell’altro. E, come diceva il grande Vecchio, “la sfortuna non esiste”.

La Ferrari è arrivata a Sochi con la curiosità di vedere se la straordinaria e inaspettata prova di forza di Singapore, seguita alle quasi annunciate vittorie di Spa e Monza, fosse la conferma della ritrovata competitività di un progetto, quello della SF90, nel quale ormai credeva solo la Ferrari stessa.

E, ancora una volta, la pista ha confermato: sempre davanti alla Mercedes nelle prove libere, pole di Leclerc con 4 decimi di vantaggio su Hamilton che ha acchiappato in extremis la prima fila, soffiandola a Vettel per pochi centesimi. Con Bottas e gli altri lontanissimi.

A Sochi il terzo sta meglio di tutti, e, infatti, alla partenza Vettel prende il comando grazie alla strategia concordata a tavolino, con Leclerc che gli dà la scia e impedisce che Hamilton faccia lo stesso. Ma non ce n’era bisogno, perchè Lewis pattina troppo e si fa superare temporaneamente anche da Sainz.

Sebastian si invola, ma Charles inizia immediatamente a reclamare la prima posizione. Ai ripetuti inviti del box di restituire la posizione, il tedesco risponde chiedendo che il compagno si avvicini di più. Ma il compagno non ce la fa, e resta staccato di diversi secondi, con Hamilton più o meno alla stessa distanza dietro di lui. L’inglese ha gomme più dure, ed è chiaro che si fermerà più tardi (in attesa di una Safety Car, dirà Toto Wolff dopo la gara…).

E così per ridare a Carlo ciò che è di Carlo, la squadra lo fa fermare al 23° giro, lasciando Vettel in pista quel tanto che basta per rimandarlo in pista dietro il compagno. A quel punto, con gerarchie ristabilite, Lewis teoricamente dietro di 6 secondi, e Bottas inesistente in quarta posizione, non resterebbe che aspettare che trascorra la restante metà della gara per festeggiare la terza vittoria di Leclerc, la quarta di fila per la Ferrari e la seconda doppietta consecutiva.

Ma al 27° giro ecco la doccia fredda: l’ibrido della macchina di Vettel cede di colpo, per motivi di sicurezza la squadra gli intima di fermare la macchina appena possibile, pur essendo a tre curve dall’entrata box. Sebastian esegue ma la deve lasciare nella via di fuga. Si attiva inesorabile la Virtual Safety Car che consente ad Hamilton di fare il suo pit-stop mantenendo la testa della corsa, in una replica al contrario di quanto successo lo scorso anno a Melbourne.

Ma, subito dopo la VSC, Russel va contro le barriere a causa di un problema ai freni, e viene mandata in pista la Safety Car reale. Charles vuole assolutamente mettersi a parità di gomme con Hamilton, la squadra lo accontenta ma lo fa entrare ai box un giro troppo tardi, facendogli perdere la posizione su Bottas.

Si riparte con 20 giri da fare, e la speranza, per la Ferrari, è la grande superiorità sui rettilinei, che dovrebbe permettere a Leclerc di passare agevolmente Bottas. Così non è, perchè la Mercedes con le gomme soft ha un gran passo, e, soprattutto, Charles non riesce ad uscire dall’ultima curva abbastanza vicino al finlandese.

Finisce così, senza emozioni ulteriori, con una doppietta Mercedes e la Ferrari che si porta a casa un terzo posto come contentino, ma anche tanto su cui riflettere, a partire dall’ennesimo problema di affidabilità, per continuare con l’altrettanto ennesima polemica-non polemica fra i piloti determinata da un Leclerc scalpitante e un Vettel che ai giochi di squadra non è mai stato avvezzo.

Al quarto e quinto posto le due Red Bull, partite con una penalizzazione e un “super-motore” Honda che le ha fatte rimontare ma di sicuro non brillare particolarmente.

La lotta fra le vetture della F1/B è stata interessante, con Sainz vincitore in sesta posizione assoluta, seguito da Perez, Norris, Magnussen e Hulkenberg a chiudere la zona punti.

Week-end pessimo per le Toro Rosso, anch’esse vittima di penalizzazioni per il cambio di motore, e, soprattutto, per le Alfa Romeo, mai veloci e con due piloti particolarmente pasticcioni (Kimi anticipa la partenza come un novellino, e Giovinazzi riesce a far fuori Grosjean e Ricciardo alla prima curva).

Prossima tappa: Suzuka. Riguardando le ultime 4 gare nel loro complesso, al di là degli entusiasmi per l’esplosione di Leclerc, la rinascita di Vettel e la ritrovata competitività della SF90, bisogna ammettere che se quella di oggi è stata una gara persa per un’episodio, le altre tre sono state vinte di strettissima misura. La Mercedes è ancora più consistente in gara, e non è detto che la SF90 sia diventata una macchina da mondiale. In Giappone avremo ulteriori risposte in merito a questo, ma suggerisco ai ferraristi di non farsi troppe illusioni, sperando di essere smentito.

P.S. 1: Meglio gestire due piloti affamati e scalpitanti, o un cannibale e il maggiordomo, facendo girare quest’ultimo 1 sec. al giro più lento per aspettare gli avversari?

P.S 2: Le regole 2021 non sono ancora state approvate. Pare che la maggior parte dei team voglia mantenere lo status quo, contestando alla FIA il fatto che le gare sono già spettacolari ora e non c’è bisogno di rivoluzionare l’aerodinamica. Se passasse questa linea, continueremo a vedere i sorpassi grazie all’undercut e le rimonte fermarsi quando il distacco arriva a 1,000 sec. Contenti loro…

P.S. 3: “bring back those f****** V12s”. E come dargli torto…

 

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1