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Hamilton archivia la stagione 2019 con un assolo

21 gare. L’ultima a ridosso di Natale. Per di più su un circuito che tradizionalmente riserva poche emozioni. Verrebbe da dire che finalmente è finita. Ma c’è chi, dopo una ventina di gare, un mondiale già vinto, l’ultimo di tanti, ha ancora fame, e trova motivazione nel non fare la pole da diverse gare. Lui che, di pole, ne ha più di ogni altro pilota nella storia. E così Lewis Hamilton, abituato a portarsi sempre a casa tutto ciò che vuole, il sabato ne aggiunge una in più, apparentemente senza tanto sforzo. Di fianco a lui, e subito dietro, ha il futuro, Verstappen e Leclerc. Il presente, Bottas, è relegato in fondo alla griglia per doppio cambio di motore. Il passato, Vettel, è in seconda fila di fianco al compagno di squadra.

Alla partenza i primi passano la prima curva nell’ordine in cui sono scattati dalla griglia. Ma Leclerc si fa subito aggressivo nei confronti di Verstappen, che pare un po’ in difficoltà, e lo supera di forza sul primo rettilineo disponibile. Subito dopo anche Vettel cerca di fare lo stesso ma non si difende abbastanza e Max lo supera nuovamente. Il tedesco non avrà altra occasione, perchè, causa problema tecnico ai sistemi FIA, non potrà usare il DRS e, anzi, perderà progressivamente terreno nei confronti dell’olandese.

Dopo 10 giri Hamilton guida con ben 5 secondi di vantaggio su Leclerc, che a sua volta ne ha 2 su Verstappen e 5 su Vettel.

Al giro 13 doppio pit stop Ferrari, per montare gomme dure. I due piloti erano partiti con mescole diverse, con Vettel unico dei primi ad usare la gomma soft, non traendone alcun vantaggio, peraltro. A peggiorare la situazione, un problema all’anteriore sinistra gli fa perdere qualche secondo di troppo ai box.

Le gomme medie di Hamilton e Verstappen non sembrano invece accusare cali di rendimento.

La mancanza del DRS crea parecchi problemi sia a Bottas, che si trova bloccato nella sua rimonta dall’ultima posizione, sia a Vettel e Albon dietro di lui. I 3 hanno davanti una Renault, che, a quanto pare, si trova a proprio agio nel ruolo del tappo qui ad Abu Dhabi.

Al giro 26 si ferma, finalmente, Verstappen, per montare gomma dura, rientrando a 4 secondi da Leclerc. Il giro dopo è il turno di Hamilton, il quale rientra con un vantaggio di 6 secondi sul monegasco. Max inizia però a lamentarsi di qualcosa che non funziona sulla sua macchina. Nonostante questo, il distacco dal ferrarista cala rapidamente, mentre quest’ultimo vede Lewis allontanarsi altrettanto rapidamente.

Al giro 30 il rimontante Bottas effettua il suo pit-stop rientrando subito dietro ad Albon in sesta posizione, ma con gomma molto più fresca rispetto a quella del thailandese e anche di Vettel che è subito davanti a lui. E, infatti, inizia a recuperare velocemente su entrambi.

Verstappen intanto aggancia Leclerc, e lo supera al primo tentativo. Charles tenta di restituire il favore alla fine del rettilineo successivo, ma senza successo.

Al giro 39 la Ferrari regala un altro doppio pit-stop, con entrambi i piloti che montano gomme medie. Leclerc rientra per pochissimo davanti ad Albon e Bottas, con quest’ultimo che diventa immediatamente il diretto rivale di Charles. Ma la gomma nuova consente al monegasco di mettere diversi secondi fra lui e il finlandese, autore comunque di una grande rimonta, pur supportata da un mezzo ben superiore alla concorrenza. Quei secondi saranno determinanti nell’ultimo giro, quando la seconda guida Mercedes arriverà in zona DRS, senza però riuscire a tentare un sorpasso.

E così si arriva alla fine di una gara poco spettacolare, con Hamilton e Mercedes dominatori a ben rappresentare quanto abbiamo visto durante la stagione, tranne che per un breve periodo. Verstappen secondo e Leclerc terzo completano un podio composto dai tre migliori piloti della stagione. Bottas, secondo in campionato, arriva alla fine nella posizione che gli compete per talento, la quarta. Dietro di lui Vettel, riuscito nel finale a superare Albon. I tre completano un ideale podio di seconde guide.

Vittoria della F1/2 per Perez, che ha passato in extremis il solito grande Norris. Al nono posto Kvyat e al decimo Sainz che ha tolto in extremis ad Hulkenberg la soddisfazione di chiudere la carriera arrivando a punti.

Poca soddisfazione per Renault e Alfa Romeo. La Haas chiude una stagione disastrosa nei bassifondi, così come la Williams, che, a differenza del team americano, da lì non si è mai mosso.

Alcune considerazioni velocissime per tracciare un primo, parziale, bilancio della stagione.

1) 2 vittorie, e potevano essere di più, terzo posto in campionato sfumato grazie anche alla collaborazione del compagno, 7 pole, più di ogni altro. Il tutto alla prima stagione in rosso. Non mi soffermerei sul fatto che sia meglio del compagno, basta già questo a dire che il futuro è radioso. Ferrari permettendo.
2) 1 sola vittoria, grazie alla magnanimità del suo box. Un’altra sfumata grazie alla intransigenza dei commissari per una penalizzazione discutibile. Una sequela di errori clamorosi non accettabile per un pilota Ferrari. E, soprattutto, la netta sensazione che il compagno sia più forte. La carriera di Seb sembra inesorabilmente rivolta verso la discesa.
3) Una vettura con pochi punti deboli, la W10. Un pilota che non sbaglia un colpo, e la presunta debolezza in qualifica è dovuta solamente alle caratteristiche dell’auto. La carriera di Lewis non è decisamente in discesa, e quello di quest’anno non è di sicuro l’ultimo mondiale che vince.
4) 3 vittorie di Max sono forse più di quanto ci potesse aspettare. Il motore Honda ha fatto un bel salto avanti e si è subito dimostrato meglio del Renault. Per l’anno prossimo nella contesa ci sarà anche Verstappen e, forse, potrebbe veramente essere lui il vero rivale della Mercedes.
5) Ad Abu Dhabi era presente l’intero CDA Mercedes. Nelle settimane scorse erano circolate voci di vendita del team e di dubbi sull’impegno del costruttore tedesco oltre il 2020. Niente di meglio di una vittoria in scioltezza per convincerli a rimanere, anche se sarà determinante ciò che riusciranno a spuntare a livello economico trattando con i padroni del vapore. In questo, almeno la Ferrari è stata più brava. Ma, dopo 6 stagioni consecutive di dominio praticamente incontrastato, e con la determinazione che hanno mostrato oggi sia il team che Hamilton, pare proprio che l’unico avversario in grado di fermarli sia fuori dalla pista, non dentro.

Come ha ricordato Hamilton, è stata una stagione caratterizzata da perdite dolorose. Charlie Whiting pochi giorni prima dell’apertura del campionato a Melbourne, Niki Lauda in maggio, Antoine Hubert a Spa. Ed è stata anche una stagione dove il risultato finale si poteva tranquillamente scrivere dopo la prima sessione di qualifica. Purtroppo, per la Ferrari, è finita esattamente come è iniziata. Anzi, peggio, visto che davanti c’è pure la Red Bull-Honda. Si prospettano mesi di duro lavoro per recuperare il divario che nelle ultime gare  è tornato importante, dopo che per diverse gare la SF90 si era (un po’ misteriosamente) trasformata in una macchina dominante. Come se a Maranello avessero programmato la stagione 2019 sulle gare di Spa e Monza. Magari è stato proprio così.

 

Immagine in evidenza dal profilo @MercedesAMGF1

Doppietta Honda ad Interlagos, in Ferrari scoppia la guerra

“Questo succede quando si smette di barare”. Così si esprimeva il prode Max ad Austin, commentando il week-end anonimo della Ferrari.

E proprio Max, dopo alcune prestazioni non brillantissime, ad Interlagos piazza la sua Red Bull in pole position, mostrando una velocità in rettilineo a dir poco sospetta. Vettel lo bracca in seconda posizione, davanti ad Hamilton e Bottas mai in lotta per la prima posizione. Charles Leclerc segna il quarto tempo, ma dovrà partire 14° per via del cambio di motore

E, per una volta, alla partenza il fenomeno olandese riesce a mantenere la prima posizione, mai impensierito da Vettel il quale, anzi, si vede rubare la seconda posizione da Hamilton, molto bravo ad allungare la staccata alla prima curva sfilando all’esterno il tedesco.

I distacchi fra i primi aumentano rapidamente nei giri iniziali, mentre dietro Leclerc inizia una furiosa rimonta. Al settimo giro si trova già in settima posizione.

Al 21° giro Hamilton, impossibilitato ad avvicinarsi a Verstappen, tenta la carta dell’undercut, rimontando gomma soft. Max lo imita al giro successivo, ma si trova la Williams di Kubica che esce dal suo pit-stop e quasi lo manda a muro. Perde così la posizione sull’inglese, il quale supera di forza Leclerc, imitato subito dopo dall’olandese, che sul rettilineo di partenza si riprende poi di forza la posizione su Lewis.

Al 26° giro si ferma Vettel, autore fino a quel momento di una gara anonima in terza posizione. Al giro successivo si ferma anche Bottas, che monta la gomma più dura. In testa torna così Verstappen, seguito da Hamilton e da Leclerc che non ha ancora effettuato il suo pit-stop.

In questa fase la superiorità della Red Bull è marcata, in particolare sui rettilinei. Lewis si lamenta prima del motore, e poi delle gomme soft. Vettel, che ha montato le medie, viaggia ad un ritmo decisamente superiore, riprendendosi la terza posizione ai danni del compagno, che si ferma a 30° giro e monta la gomma più dura, come Bottas.

A metà gara, curiosamente nei primi 6 ci sono tutti e 3 i tipi di mescola. Verstappen ed Hamilton con gomma soft, Vettel e Albon con gomma media, Bottas e Leclerc con gomma dura.

Al 41° giro Bottas si ferma per la sua seconda sosta e monta gomma media. Al giro successivo si ferma anche Hamilton con uguale scelta. E dopo un ulteriore giro è la volta di Verstappen, che riesce a mantenere la posizione.

Bottas si ritrova dietro a Leclerc ma nonostante le gomme teoricamente molto superiori non riesce a superarlo, perchè Charles chiude gli spazi in modo magistrale. Ma al 52° giro la power unit abbandona il finlandese costringendolo al ritiro. La macchina è parcheggiata in zona sicura, ma per spostarla è necessaria la gru, ed esce la safety car. Verstappen decide di fermarsi per cambiare le gomme, ma Hamilton non lo imita, così come Vettel che si era fermato poco prima. Leclerc invece ne approfitta per montare gomma soft nuova.

Alla ripartenza, con dieci giri da compiere, accade di tutto. Hamilton quasi si ferma e compatta il gruppo, ma, prevedibilmente, non riesce a difendersi da Verstappen. Dietro di loro, Vettel dorme e si fa passare da un bravissimo Albon. Mentre Verstappen si allontana indisturbato, Seb riprova ad attaccare il thailandese, ma quest’ultimo si difende benissimo. Al giro successivo Leclerc rompe gli indugi e supera di forza il dormiente compagno di squadra, il quale non ci sta e, in un’assurda ripetizione della Turchia 2010, attacca il compagno e lo chiude leggermente in pieno rettilineo, quanto basta per rompendogli la sospensione e bucare la propria gomma posteriore sinistra. Ritiro per entrambi i ferraristi e nuova safety car.

Hamilton, con le gomme ormai finite, si ferma ai box, e rientra quarto dietro Gasly, incredibilmente terzo. Alla ripartenza passa subito il francese, e poi attacca assurdamente Albon mandandolo in testa coda e riperdendo la posizione. Ma Pierre si difende bene, e chiude secondo, nel posto che avrebbe dovuto essere di chi l’ha sostituito in Red Bull. Hamilton si piazza terzo ma su di lui incombe lo spettro della penalità. Quarto Sainz, rimontato dall’ultima posizione. L’improbabile classifica continua con Raikkonen e Giovinazzi, sempre consistenti per tutta la gara. Settimo Ricciardo, davanti a Norris, Perez e Kvyat, a completare la grande giornata per la Toro Rosso.

Nemmeno in una giornata anomala la Haas riesce ad approfittarne per andare a punti, mentre per la Williams sarebbe obiettivamente stato chiedere troppo, anche se Russel si è comunque piazzato dodicesimo, risultato decente per lo standard del team.

La classifica è comunque provvisoria sia per la penalizzazione possibile (e sacrosanta) ad Hamilton, sia perchè molte macchine sembra abbiano usato il DRS durante la bandiera gialla esposta in occasione del ritiro di Bottas.

Ora si va ad Abu Dhabi per la gara conclusiva di un mondiale dall’esito scontato. Si spera di rivedere una gara divertente come quella odierna, ma meglio non farsi illusioni.

P.S.1 Per la Ferrari quella di oggi è stata una gara disastrosa in tutti i sensi. La magia delle gare post-ferie è sparita, e ci si chiede a questo punto quanto effettivamente abbiano influito le direttive tecniche. Ma, quel che è peggio, è la guerra scoppiata fra i due piloti, favorita tecnicamente da una manovra pericolosa di Vettel, ma Leclerc di sicuro non ha fatto nulla per evitare l’esito nefasto. Bene ha fatto Binotto a non prendere posizione. Il tedesco deve comunque stare attento: Leclerc non è Webber, nemmeno nella considerazione degli uomini della scuderia, considerando anche che, purtroppo, il conteggio degli errori è a suo sfavore, mentre lo stipendio no. A rimetterci da questa guerra è stata (e, in prospettiva, sarà) soprattutto la Scuderia, che ora nel bilancio 2019 conterà probabilmente le stesse vittorie della Honda, che fino allo scorso anno faceva fatica a finire le gare. E un possibile appena accettabile terzo posto nella classifica piloti è stato probabilmente oggi compromesso.

P.S.2. Si potrebbe discutere a lungo sulla improvvisa resurrezione dei motori Honda dopo gare scialbe. Di sicuro per loro non arriveranno direttive tecniche.

P.S 3. oggi Toto Wolff non era presente. In settimana Mercedes aveva fatto sapere che taglierà 1 miliardo di euro di costi, e si vocifera che il team sia in vendita con Penske interessato all’acquisto. Si prospettano scenari interessanti per i prossimi anni.

P.S 4. fosse stato un altro pilota a fare ciò che ha fatto Hamilton su Albon, sul podio non ci sarebbe andato. Ma siamo in Brasile e Lewis è un 6 volte campione del mondo e aveva il casco dedicato a Senna, non si poteva non mandarlo a raccogliere l’ovazione della folla.

F1 2019 BRAZILIAN GP: AN INTRODUCTION

Six in a row.

Anche quest’anno è andata come negli ultimi sei. Come vedere di volta in volta l’ennesimo sequel di un blockbuster hollywoodiano: sai già come andrà a finire, nonostante qualche variazione di trama da un anno all’altro.

In Mercedes hanno già adeguatamente e giustamente celebrato il titolo dei record, quello che oscura definitivamente il quinquennio d’oro della premiata ditta Todt-Brawn-Schumacher in Ferrari e in arrivano in Brasile per cercare di continuare la festa sul circuito di Interlagos.

A titoli ormai assegnati gli ultimi due GP assomigliano molto ad una passerella finale in cui ci sarà chi si gode i successi ottenuti e chi non vedrà l’ora di chiudere la stagione. Il GP del Brasile è sempre stato un evento piuttosto pregno di aspettative e momenti interessanti ma è evidente come la vera partita di questo finale di stagione si svolga lontano dal Brasile e non comprende l’attività in pista.

Due sono gli argomenti “caldi”: regolamento tecnico 2021 e il rinnovo del patto della Concordia. A giocarsi le migliori carte in termini di economici e peso politico sono, manco a dirlo, Mercedes e Ferrari.

E’ una partita aperta ormai da qualche tempo, inevitabile per le due squadre che oggi sono l’immagine stessa della F1 e vogliono mantenere questo status quo.

Sul fronte dei regolamenti Ferrari e Mercedes, ma anche Red Bull, hanno una opinione comune che si può sintetizzare nell’opposizione alle parti standard e a parametri aerodinamici troppo restrittivi che vadano a limitare le aree di intervento portando in pratica ad un’unica configurazione possibile e a monoposto tutte uguali tra loro.

immagine da formula1.com

E’ evidente come il mantenimento delle attuali regole vorrebbe dire il mantenimento anche degli attuali valori in campo e Mercedes, in quanto leader incontrastata da 6 anni, ha tutto l’interesse a “congelare” la situazione.

Più possibilisti gli altri team, che vedono in nuove regole l’occasione per dare un colpo d’ala alle loro speranze di lottare per podi e vittorie.

Le linee guida approvate e diffuse in coincidenza del Gp di Austin sono in realtà una rivoluzione a metà, in quanto obbligano ad una aerodinamica più semplice, limitano fortemente le parti standard, introducono le gomme da 18 pollici e un budget cap piuttosto severo considerando le spese attuali, in primis dei top team.

immagine da it.motorsport.com

Tutto risolto quindi? Assolutamente no. Intanto queste sono linee guida che sono passibili di modifiche e c’è da scommettere che ce ne saranno prima di arrivare a stilare comma per comma l’intero regolamento tecnico. Su questo soprattutto Ferrari ha già lottato parecchio e prevedibilmente lo farà ancora.

E poi c’è il tema del rinnovo del patto della Concordia e della redistribuzione degli utili tra i team che si lega alle schermaglie sul regolamento tecnico.

E’ notizia di questi giorni che Ferrari ha firmato il nuovo patto della Concordia e indiscrezioni rivelano che abbia fatto la parte del leone per quanto riguarda il totale degli utili che finiranno nelle sue tasche.

Si potrebbe legittimamente pensare che Ferrari abbia esercitato il più classico degli  “do ut des”: una linea più accomodante in sede di approvazione delle linee guida regolamentari per il 2021 (tanto per capirci: non utilizzo del diritto di veto) per un maggiore fetta dei guadagni da intascare a fine anno per partecipare al circus della F1.

A tale proposito, ovvero l’avallo della Ferrari alle linee guida del regolamento 2021, non è escluso che le ultime richieste di chiarimenti della Red Bull alla FIA in merito alla PU Ferrari imbeccate, così si vocifera, dalla Mercedes indichino un fronte comune di questi due team contro lo “strappo” operato dalla Ferrari che, cedendo sul fronte dei regolamenti, ha ottenuto una controparte economica importante dalla firma del Patto della Concordia.

Diciamo che in Ferrari sono stati , probabilmente, molto pragmatici: in primis pensano a guadagnare di più e poi si decide cosa si può fare per tutto il resto. E’ una questione di priorità, considerando poi che il diritto di veto rimane e quindi la voce in capitolo sulle modifiche al regolamento tecnico 2021 resta praticamente inalterata.

Se Ferrari si è assicurata questo vantaggio, Mercedes non è rimasta a guardare. Anzi, dall’alto della attuale forza mediatica, del prestigio dato dai successi nell’era ibrida e dal fatto che ha già firmato contratti di fornitura delle power unit a ben 3 team, è nella posizione ideale per tenere sotto scacco Liberty Media e ottenere le contropartite tecniche, economiche e sportive che più riterrà opportune.

Toto Wolff è stato al solito molto diplomatico ma nel contempo molto meno criptico di altre occasioni dichiarando che, nonostante l’attività in F1 generi utili e considerando i successi ottenuti, non hanno più niente da dimostrare e potrebbero abbandonare la F1 senza grossi rimpianti, rinunciando anche al ruolo di fornitore di power unit magari puntando a diventare leader in altre competizioni in cui la propulsione elettrica offre maggiori sfide e un grande ritorno in termini di immagine e di ricaduta tecnica ed economica sul mercato dell’automobile.

In poche parole: Ferrari è Ferrari ma la Mercedes ha acquisito un peso politico ed economico pari se non superiore quindi state bene attenti a come lusingarci per tenere in piedi la baracca…

A questo proposito non sorprende più di tanto l’assenza di Wolff nel prossimo Gp di Interlagos per rimanere a casa a lavorare a mente libera proprio sui temi appena citati.

Il mondiale 2021 è già abbondantemente iniziato e si può essere ragionevolmente sicuri che non mancheranno sorprese e occasioni di confronto acceso tra i due team che in questo momento sono la F1.

Torniamo ora alla stretta attualità, parlando del solito chiacchiericcio che ci allieterà gli ultimi weekend di stagione. Tutti i riflettori, come ben sappiamo, sono puntati sulla Rossa, rea di aver imbrogliato anche questa stagione sulla Power Unit e quindi messa sul banco degli imputati dopo la grigia (meglio nera) prestazione del GP di Austin. Discernere realtà e fantasia è un esercizio arduo, soprattutto quando a parlare sono i dirigenti dei rispettivi team rivali (che addirittura chiedono una “fair competition”).

immagine da f1world.it

Il mio parere a riguardo è noto: dopo i problemi di perdita d’olio sulla PU 3 di Charles “risolti” pre FP3 provocando delle crepe per pressione elevata nel circuito idraulico (che costringono ora alla sostituzione del motore), anche sulla vettura di Seb si è optato per un utilizzo conservativo del motore (come confermato da Mark Hughes) cosa che, associata ad un setup aerodinamico aggressivo da massimo carico (quello del Messico o di Montecarlo, per intenderci), ha esposto i punti deboli della SF90, facendola apparire molto “ungherese”. Un peccato non aver potuto sfruttare l’occasione per una sostituzione anticipata, ma sappiamo quanto sia, in ottica 2020, importante rendere manifesti i fattori carenziali piuttosto che evitarli.

Tutt’altra storia, con molta probabilità, ad Interlagos, circuito da medio-alto carico che si sviluppa in senso anti-orario e su una altura a circa 800m s.l.m. Non sarà esasperato come in Messico, ma anche qui avremo un leggero calo di potenza dovuto all’aria rarefatta (circa 1,5% di cv in meno) e quindi un conseguente leggero aumento delle pressioni turbo per sopperire al minor ossigeno; inoltre la pista presenta nel primo e ultimo settore rettilinei importanti, di cui uno anche in salita (dalla curva Junçao) ed è molto esosa dal punto di vista del recupero elettrico, molto meno, invece, dal punto di vista dei consumi carburante. Un quadro teorico favorevole, insomma, per la SF90 e per Charles con un’unità motrice fresca (ricordando la gara fenomenale di Hamilton nel 2017).

Pirelli ha deliberato le mescole più dure del lotto per il GP brasiliano: C1 hard, C2 medium e C3 soft, per permettere ai piloti di poter spingere di più in gara senza preoccuparsi eccessivamente del degrado della gomma, fattore piuttosto critico a Interlagos, a causa del T2 molto tortuoso che, associato all’elevato stress laterale e longitudinale, provoca aumenti repentini della temperatura della mescola senza che questa abbia tempo per raffreddarsi. E’ probabile, quindi, che le squadre puntino a fare una singola sosta in gara, sfruttando la costanza dei compound C1 e C2.

immagine da sport.sky.it

Tra i top team Mercedes più “conservativa” optando per un maggior numero di C2 rispetto a Ferrari e Red Bull oltre ad un set in più di C1 per Bottas da testare nelle libere del venerdì. Tra gli altri team scelte simili tranne McLaren che preferisce mescole più dure rispetto alla C3. Probabile che la scelta delle tre mescole più dure si riveli un vantaggio per Mercedes, e in misura leggermente inferiore per Red Bull, soprattutto in ottica gara data l’ottima gestione di quel tipo di gomme dimostrata nei GP in cui sono state utilizzate. Gran lavoro quindi per Ferrari per cercare il miglior compromesso possibile tra la performance in prova e la gestione degli stint di gara.

La sensazione è che gli ultimi due Gp di questa stagione siano di transizione per tutti team. I prossimi mesi saranno molto impegnativi dato che si lavora sulla macchina del 2020 e si cerca di acquisire più vantaggio possibile lavorando su quella del 2021. Rumors indicano che addirittura i Top Team abbiano già portato in galleria del vento i modelli per le vetture 2021.

A tal proposito il 2020 sarà un anno di spese folli dato che il budget cap entrerà in vigore solo nel 2021 e chi potrà cercherà di sviluppare la monoposto 2021 per assicurarsi un vantaggio tecnico importante fin da subito. Ecco perché è opinione comune di molti addetti ai lavori che nel 2021 non ci saranno sostanziali variazioni delle forze in campo tra i team nonostante il cambio di regolamenti. Opinione che lo stesso Binotto ha recentemente confermato.

A questo si aggiungono rumors sempre più insistenti ma sempre, ovviamente, smentiti di possibili abbandoni da parte di Renault e Honda. Renault vive una situazione finanziaria complicata sul fronte del mercato dell’auto e gli ingenti investimenti in F1 non stanno portando a niente dal punto di vista dei risultati.

Anche Mercedes sta facendo delle valutazioni in tal senso ma il suo gioco è molto più orientato a contendere il peso politico e storico del marchio Ferrari nel mondo della F1. Mercedes ha una occasione unica, quella di mettere in scacco Liberty Media e ottenere un trattamento economico e un ruolo politico di primo piano che sia anche superiore a quello della Ferrari.

La stessa Liberty Media è alla ricerca di un difficile compromesso in cui far conciliare le richieste dei top team e dei team minori spesso in antitesi le une con le altre, la ricerca di nuove squadre e investitori e l’obbiettivo di espandere ricavi e visibilità.  E il tutto abbracciando la svolta “green” del mondo dell’automobile e un “sistema F1” che sia meno economicamente oneroso da approcciare.  Se non è una cosa impossibile poco ci manca.

Già si parla di abbattere quasi totalmente le emissioni delle power unite entro il 2030 e di rendere l’evento “F1” totalmente sostenibile entro il 2025. Tutto molto bello ma c’è da chiedersi quale sarà il prezzo per arrivare, forse, a raggiungere tale obbiettivo.

*immagine in evidenza da autodromodeinterlagos.com.br

Rocco Alessandro & Chris Ammirabile

Hamilton a -1 da Schumacher, la Ferrari resta a casa

2 novembre 2008: un giovanissimo Lewis Hamilton vince il primo titolo mondiale alla sua seconda stagione, togliendolo in extremis a Felipe Massa, che non avrà mai più gloria, dopo quella giornata.

3 novembre 2019: un Lewis Hamilton molto maturo vince il suo sesto titolo mondiale, il quinto in 6 anni avendo perso a sua volta in extremis quello del 2016.

I numeri non mentono mai, in qualsiasi epoca e con qualsiasi vettura essi vengano raggiunti. Fare confronti con altri campioni è sempre inopportuno, l’albo d’oro dice che Lewis ora si trova a -1 dal più grande di tutti i tempi, Michael Schumacher, e si trova ancora al massimo della forma e della motivazione, oltre che guidare per un team che da 6 anni non va in crisi di prestazione se non per gare isolate. Quindi il conteggio andrà avanti, chissà ancora per quanto.

Fatti i doverosi complimenti all’esa-campione, veniamo alla cronaca di una gara ben poco entusiasmante. Si è arrivati ad Austin con temperature inusuali per il Texas. Ed era fin troppo facile prevedere che questo, a qualcuno, avrebbe creato problemi nell’interpretazione delle gomme. E chi sarebbe stato quel qualcuno era altrettanto facile prevederlo.

Il venerdì aveva raccontato di una Ferrari in difficoltà come sempre a far durare le gomme. Ma il sabato non c’è stato il dominio cui la rossa ci aveva abituati dopo il ritorno dalle vacanze. Per di più, il motore abbandona Leclerc nelle FP3, e lo costringe a montare una PU vecchia per il resto del week-end.  Un solidissimo Bottas guadagna così la pole per pochi millesimi davanti a Vettel, Verstappen, Leclerc ed Hamilton, tutti vicinissimi.

Già dalla partenza si capisce che sarà una gara a 3, e che fra questi non ci saranno macchine rosse. Vettel dopo poche curve sprofonda in settima posizione. A Leclerc non va molto meglio, e si vede superato da Hamilton mantenendo la quarta posizione dello start. I primi 3, Bottas, Verstappen e Lewis, si allontanano da lui rapidamente.

Al nono giro finisce la gara di Sebastian, con la sospensione posteriore destra saltata. Al quattordicesimo si ferma Verstappen, le cui gomme erano ormai finite. Bottas si copre da un possibile undercut fermandosi al giro successivo, mentre Hamilton viene invitato a fare la stessa cosa ma rifiuta preferendo continuare. In questo modo, però, gira notevolmente più lento del compagno di squadra, che lo raggiunge e supera al 24° giro. A quel punto si ferma anche l’inglese, ma per potere sperare di vincere non dovrà fare altre soste e sperare che gli avversari invece cambino ancora le gomme.

Rientrato in pista, Lewis inizia a recuperare al ritmo di un secondo al giro. Anche Leclerc, fermatosi al 21° giro per ben 7 secondi (piove sul bagnato), gira su ottimi tempi, segno che con le gomme dure la Ferrari si trova meglio rispetto alle medie con le quali era partito. Le stesse gomme dure non vanno altrettanto bene a Verstappen, che  è costretto a fare la sua seconda sosta molto presto, al 35° giro, e viene subito imitato da Bottas, il quale al rientro in pista inizia a segnare tempi record nel tentativo di raggiungere il compagno di squadra in testa alla gara.

Ma Lewis, come già in Messico, guida da campione del mondo, gestendo benissimo le gomme e continuando con un ottimo ritmo. Ma, purtroppo per lui, con queste Pirelli i miracoli non li può fare nessuno, e a 5 giri dalla fine deve cedere la posizione a Bottas che lo supera di forza dopo avere fallito un tentativo al giro precedente.

Ormai le gomme sono finite, e la minaccia Verstappen incombe. Purtroppo per l’olandese, Magnussen insabbia la sua Haas al penultimo giro proprio alla fine del lungo rettilineo, laddove c’è l’unico punto in cui il sorpasso è teoricamente possibile.

Finisce così con Bottas che vince meritatamente dalla pole, Hamilton secondo e Verstappen terzo. Al quarto posto, staccato di quasi un minuto, arriva Leclerc, autore del giro più veloce nel finale. Quinto un ottimo Albon, rimontato dall’ultima posizione dopo un contatto in partenza. Sesto Ricciardo, con una Renault più vicina del solito ai primi,  tallonato dal fantastico Norris con una McLaren sempre più quarta forza. A confermarlo c’è l’ottavo posto di Sainz, davanti ad Hulkenberg e a Perez, rimontato dal fondo dopo essere partito dalla pit-lane. La sua posizione avrebbe dovuto essere di Kvyat, che però è stato penalizzato subito dopo la fine della gara.

Fuori dai punti, per l’ennesima volta, Raikkonen, davanti al già citato Kvyat, agli inconsistenti Stroll e Giovinazzi, a Grosjean con l’unica Haas arrivata al traguardo, e a Gasly, classificato pur non essendo arrivato al traguardo, e comunque davanti alla Williams di Russel, che al traguardo ci è arrivata ma molto lentamente.

Con i due campionati già assegnati, restano solo la gara di Interlagos e quella di Abu Dhabi. Vedremo se la Ferrari tornerà sui livelli ai quali ci aveva abituato dopo le ferie, o se continuerà il dominio Mercedes che abbiamo visto nelle ultime gare.

p.s. 1
Chiedo scusa ai tifosi di Lewis per l’immagine in evidenza che non lo celebra, ma era troppo pittoresca nella sua “drammaticità” per non essere utilizzata. Il carbonio, generalmente infaticabile e molto tollerante, si ribella al troppo lavoro che gli è stato chiesto ad Austin, fra salti, buchi e cordoli anche messi da un giorno all’altro da una direzione corsa sempre attentissima alla sicurezza. Ma è accaduto solo alla Ferrari, e questo deve fare pensare.

p.s. 2
Abbiamo letto in questi giorni dei malumori degli altri team nei confronti della PU Ferrari. Abbiamo anche saputo di una richiesta di chiarimenti da parte della Red Bull su un dispositivo palesemente irregolare, cui la FIA ha risposto più o meno “non provate a montarlo in macchina se no sono guai”. E improvvisamente, come a Monza lo scorso anno quando impazzavano le polemiche sulla batteria, la Ferrari perde un vantaggio che sembrava evidente. Sicuramente non c’entrerà assolutamente nulla, ma…

p.s. 3
Dopo la bella strategia attuata in Messico, Binotto aveva detto “dobbiamo rischiare di più”. E infatti quando Charles ha rotto la PU, anzichè montarne una fresca beccando 10 posizioni ma potendo contare su una unità fresca da usare nelle ultime gare, ne hanno rimontata una vecchia, col dubbio di non potere più riutilizzare l’altra, e dovere quindi prendere comunque penalità in Brasile. Col senno di poi è stata una scelta sbagliata, a meno che…

p.s. 4
Della presa d’aria Mercedes posta fuori dalla sagoma prevista per la presa dei freni, e adibita non al raffreddamento degli stessi ma a quello delle gomme, si è parlato poco, chissà perchè…

F1 2019 AMERICAN GP: AN INTRODUCTION

Dal Messico al Texas il passo è breve sia in termini geografici che di lasso temporale che intercorre tra i due GP. Forse in questo caso fin troppo breve ma ormai questa è la F1 di oggi, non si ha tempo di metabolizzare quello che è appena successo che è già il momento di passare a ciò che potrà accadere.

E una di queste cose è scontata come l’alternanza del giorno o della notte, ovvero il sesto titolo mondiale di Lewis Hamilton. Ci ha provato in ogni modo a vincerlo in Messico ma un Bottas redivivo in gara dopo l’erroraccio del sabato ha annullato il primo match point.

All’inglese basterebbe in pratica arrivare nei punti anche con Bottas vincente per archiviare la pratica e lanciarsi idealmente nel 2020 per l’obbiettivo grosso: quello di eguagliare i sette titoli di Schumacher. Di sicuro si può affermare che, dopo il Kaiser, Hamilton rappresenti il pilota che più di tutti ha saputo mantenere elevatissimo il suo livello di performance negli anni. Rimane la macchia del 2016 quando perse il titolo dal compagno di squadra Rosberg, ma considerando i suoi attuali rivali, Vettel su tutti, è evidente come si sia dimostrato il pilota migliore degli ultimi 15 anni.

immagine da senategpexperience.com

Certo, si può dire che è stato per lui tutto più facile una volta iniziata l’era ibrida con Mercedes e bla bla bla, ma è indubbio che, in annate “complicate” come il 2017 e 2018 abbia saputo volgere spesso a suo favore situazioni in cui quanto meno la chance di vittoria era 50-50. E alla fine fare la differenza.

Ecco, diciamo che sarebbe stato interessante scambiare le monoposto di Vettel ed Hamilton e vedere a fine anno chi avrebbe vinto ma la realtà è che un pilota cerca di fare il meglio con quello che ha a disposizione, mettendoci quel qualcosa in più quando se ne ha il bisogno e, sotto questo punto di vista, Hamilton è stato nettamente superiore. Chapeau.

Sopiti a fatica gli echi del GP messicano, le aspettative per il Gp di Austin sono alte per tutti i team di vertice. Guardando a quello che è successo l’anno scorso, con tre monoposto diverse nello spazio di pochi secondi al traguardo, sono aspettative più che giustificate.

E, probabilmente, come avvenuto in Messico l’elemento chiave saranno le gomme e come sarà gestita l’usura delle stesse da parte dei team.

Pirelli ha scelto le stesse mescole del Gp del Messico, ossia C2, C3 e C4.

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E’ evidente come i team punteranno, come già avvenuto in Messico, ad una unica sosta cercando di partire con le C3 e utilizzando le C2 per l’ultimo stint di gara. Unica variabile, a mio parere, che può rendere difficile questa strategia è l’eventualità di temperature dell’asfalto molto alte durante la gara.

Guardando alle scelte dei singoli team è evidente come tutti tranne Red Bull vogliano provare nelle prove libere il comportamento della mescola C2 con almeno un pilota. A parte Red Bull che punta molto sulle C3, tutti i team hanno fatto scelte simili in termini di numero di set per mescola.

Ferrari punta all’ennesima pole con la consapevolezza che potrebbe non bastare per vincere, dato il gap nei confronti di entrambe le concorrenti sulla gestione delle gomme e del passo gara alla domenica. Il fatto di aver portato un set di C2 in più da testare è di sicuro un vantaggio rispetto alla gara messicana.

Mercedes invece arriva su una pista di sicuro più amica rispetto a quella messicana e senza l’assillo delle temperature come nella gara precedente. La logica imporrebbe che se la possano giocare anche in qualifica ma è soprattutto in gara che è probabile si palesi il loro vantaggio.

Considerando che, senza l’errore del sabato in qualifica, Verstappen sarebbe stato il naturale candidato alla vittoria finale, non si può non pensare che anche l’olandese possa essere della partita per la vittoria in Texas. Non avrà il vantaggio dovuto all’aria rarefatta ma la gestione ottimale delle gomme potrebbe essere sufficiente a Red Bull per giocarsi la vittoria.

Attesa al riscatto la McLaren, gagliarda in prova ma letteralmente scomparsa in gara alle prese con le gomme C2 e fuori dai punti. Renault invece ha fatto il contrario ma ormai deve più guardarsi alle spalle da Toro Rosso e Racing Point. Il resto della truppa, Haas, AlfaRomeo e Williams si avviano ad un mesto finale di stagione.

Detto di Hamilton, ci si aspetta molto da Leclerc. Dato forse prematuramente come pilota già pronto per lottare per il titolo, ha invece palesato le lacune caratteriali e tecniche dovute alla giovane età: troppe lamentele, delle partenze rivedibili e una gestione delle gomme in gara ancora non ottimale. Dopo i due successi di file e il secondo posto di Singapore, viene da un terzo un settimo e un quarto posto partendo dalla pole. Di sicuro aveva abituato troppo bene ma deve riprendere in fretta il filo del discorso per mettersi nella condizione ideale di iniziare il 2020 con risultati ottimi alla mano.

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Il back to back Messico-USA non ha dato modo agli addetti ai lavori di scatenarsi in dichiarazioni alquanto bizzarre anche se qualcosa, alla fine, è saltato fuori:

  • la querelle PU Ferrari illegale continua. Red Bull ha chiesto un chiarimento ufficiale alla FIA, con Tombazis che si prenderà 7/8 mesi buoni per rispondere, dato le tutt’altro che celeri risposte a cui ha abituato. In Messico sembrava che anche Mercedes volesse accodarsi a Red Bull ma alla fine la casa teutonica ha fatto marcia indietro. Magari si sono ricordati di quando venivano accusati di utilizzare olio lubrificante nella miscela aria-benzina e nessuno ha mai detto nulla…
  • Vettel scatenato sul podio in Messico: prima spinge via il selfie boy un po’ troppo esuberante e poi se la prende con i “trofei di merda” che spesso accompagnano le premiazioni. E’ tornato il solito giocherellone di sempre, probabilmente merito del fatto che da due gare le suona a Leclerc…
  • Michela Masi ha dichiarato che le parole in libertà di Verstappen non hanno influito sulla decisione di penalizzarlo. La decisione è arrivata in ritardo perché dovevano prima assicurarsi che Bottas stesse bene, poi rimuovere l’auto, risistemare le protezioni, scegliere il ristorante nel quale andare a pranzo e respingere l’orda di tecnici Red Bull che chiedevano a gran voce chiarimenti sulla PU Ferrari.
  • Leclerc ” Ad Austin si corre in senso antiorario”. Non c’è che dire…il ragazzo impara in fretta.
  • Vettel “E’ ora di concretizzare il sogno Ferrari”. Occhio Seb che dal “shogno” al “sei fuori” il passo è brevissimo…
  • Isola ” Per Austin scelta di mescole per favorire diverse strategie e poter spingere di più in gara”. Se tutto va come secondo copione, un solo pit, ritmo soporifero e arrivederci e grazie. La Pirelli ormai funziona meglio della melatonina per conciliare il sonno.

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Rocco Alessandro