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Hamilton archivia la stagione 2019 con un assolo

21 gare. L’ultima a ridosso di Natale. Per di più su un circuito che tradizionalmente riserva poche emozioni. Verrebbe da dire che finalmente è finita. Ma c’è chi, dopo una ventina di gare, un mondiale già vinto, l’ultimo di tanti, ha ancora fame, e trova motivazione nel non fare la pole da diverse gare. Lui che, di pole, ne ha più di ogni altro pilota nella storia. E così Lewis Hamilton, abituato a portarsi sempre a casa tutto ciò che vuole, il sabato ne aggiunge una in più, apparentemente senza tanto sforzo. Di fianco a lui, e subito dietro, ha il futuro, Verstappen e Leclerc. Il presente, Bottas, è relegato in fondo alla griglia per doppio cambio di motore. Il passato, Vettel, è in seconda fila di fianco al compagno di squadra.

Alla partenza i primi passano la prima curva nell’ordine in cui sono scattati dalla griglia. Ma Leclerc si fa subito aggressivo nei confronti di Verstappen, che pare un po’ in difficoltà, e lo supera di forza sul primo rettilineo disponibile. Subito dopo anche Vettel cerca di fare lo stesso ma non si difende abbastanza e Max lo supera nuovamente. Il tedesco non avrà altra occasione, perchè, causa problema tecnico ai sistemi FIA, non potrà usare il DRS e, anzi, perderà progressivamente terreno nei confronti dell’olandese.

Dopo 10 giri Hamilton guida con ben 5 secondi di vantaggio su Leclerc, che a sua volta ne ha 2 su Verstappen e 5 su Vettel.

Al giro 13 doppio pit stop Ferrari, per montare gomme dure. I due piloti erano partiti con mescole diverse, con Vettel unico dei primi ad usare la gomma soft, non traendone alcun vantaggio, peraltro. A peggiorare la situazione, un problema all’anteriore sinistra gli fa perdere qualche secondo di troppo ai box.

Le gomme medie di Hamilton e Verstappen non sembrano invece accusare cali di rendimento.

La mancanza del DRS crea parecchi problemi sia a Bottas, che si trova bloccato nella sua rimonta dall’ultima posizione, sia a Vettel e Albon dietro di lui. I 3 hanno davanti una Renault, che, a quanto pare, si trova a proprio agio nel ruolo del tappo qui ad Abu Dhabi.

Al giro 26 si ferma, finalmente, Verstappen, per montare gomma dura, rientrando a 4 secondi da Leclerc. Il giro dopo è il turno di Hamilton, il quale rientra con un vantaggio di 6 secondi sul monegasco. Max inizia però a lamentarsi di qualcosa che non funziona sulla sua macchina. Nonostante questo, il distacco dal ferrarista cala rapidamente, mentre quest’ultimo vede Lewis allontanarsi altrettanto rapidamente.

Al giro 30 il rimontante Bottas effettua il suo pit-stop rientrando subito dietro ad Albon in sesta posizione, ma con gomma molto più fresca rispetto a quella del thailandese e anche di Vettel che è subito davanti a lui. E, infatti, inizia a recuperare velocemente su entrambi.

Verstappen intanto aggancia Leclerc, e lo supera al primo tentativo. Charles tenta di restituire il favore alla fine del rettilineo successivo, ma senza successo.

Al giro 39 la Ferrari regala un altro doppio pit-stop, con entrambi i piloti che montano gomme medie. Leclerc rientra per pochissimo davanti ad Albon e Bottas, con quest’ultimo che diventa immediatamente il diretto rivale di Charles. Ma la gomma nuova consente al monegasco di mettere diversi secondi fra lui e il finlandese, autore comunque di una grande rimonta, pur supportata da un mezzo ben superiore alla concorrenza. Quei secondi saranno determinanti nell’ultimo giro, quando la seconda guida Mercedes arriverà in zona DRS, senza però riuscire a tentare un sorpasso.

E così si arriva alla fine di una gara poco spettacolare, con Hamilton e Mercedes dominatori a ben rappresentare quanto abbiamo visto durante la stagione, tranne che per un breve periodo. Verstappen secondo e Leclerc terzo completano un podio composto dai tre migliori piloti della stagione. Bottas, secondo in campionato, arriva alla fine nella posizione che gli compete per talento, la quarta. Dietro di lui Vettel, riuscito nel finale a superare Albon. I tre completano un ideale podio di seconde guide.

Vittoria della F1/2 per Perez, che ha passato in extremis il solito grande Norris. Al nono posto Kvyat e al decimo Sainz che ha tolto in extremis ad Hulkenberg la soddisfazione di chiudere la carriera arrivando a punti.

Poca soddisfazione per Renault e Alfa Romeo. La Haas chiude una stagione disastrosa nei bassifondi, così come la Williams, che, a differenza del team americano, da lì non si è mai mosso.

Alcune considerazioni velocissime per tracciare un primo, parziale, bilancio della stagione.

1) 2 vittorie, e potevano essere di più, terzo posto in campionato sfumato grazie anche alla collaborazione del compagno, 7 pole, più di ogni altro. Il tutto alla prima stagione in rosso. Non mi soffermerei sul fatto che sia meglio del compagno, basta già questo a dire che il futuro è radioso. Ferrari permettendo.
2) 1 sola vittoria, grazie alla magnanimità del suo box. Un’altra sfumata grazie alla intransigenza dei commissari per una penalizzazione discutibile. Una sequela di errori clamorosi non accettabile per un pilota Ferrari. E, soprattutto, la netta sensazione che il compagno sia più forte. La carriera di Seb sembra inesorabilmente rivolta verso la discesa.
3) Una vettura con pochi punti deboli, la W10. Un pilota che non sbaglia un colpo, e la presunta debolezza in qualifica è dovuta solamente alle caratteristiche dell’auto. La carriera di Lewis non è decisamente in discesa, e quello di quest’anno non è di sicuro l’ultimo mondiale che vince.
4) 3 vittorie di Max sono forse più di quanto ci potesse aspettare. Il motore Honda ha fatto un bel salto avanti e si è subito dimostrato meglio del Renault. Per l’anno prossimo nella contesa ci sarà anche Verstappen e, forse, potrebbe veramente essere lui il vero rivale della Mercedes.
5) Ad Abu Dhabi era presente l’intero CDA Mercedes. Nelle settimane scorse erano circolate voci di vendita del team e di dubbi sull’impegno del costruttore tedesco oltre il 2020. Niente di meglio di una vittoria in scioltezza per convincerli a rimanere, anche se sarà determinante ciò che riusciranno a spuntare a livello economico trattando con i padroni del vapore. In questo, almeno la Ferrari è stata più brava. Ma, dopo 6 stagioni consecutive di dominio praticamente incontrastato, e con la determinazione che hanno mostrato oggi sia il team che Hamilton, pare proprio che l’unico avversario in grado di fermarli sia fuori dalla pista, non dentro.

Come ha ricordato Hamilton, è stata una stagione caratterizzata da perdite dolorose. Charlie Whiting pochi giorni prima dell’apertura del campionato a Melbourne, Niki Lauda in maggio, Antoine Hubert a Spa. Ed è stata anche una stagione dove il risultato finale si poteva tranquillamente scrivere dopo la prima sessione di qualifica. Purtroppo, per la Ferrari, è finita esattamente come è iniziata. Anzi, peggio, visto che davanti c’è pure la Red Bull-Honda. Si prospettano mesi di duro lavoro per recuperare il divario che nelle ultime gare  è tornato importante, dopo che per diverse gare la SF90 si era (un po’ misteriosamente) trasformata in una macchina dominante. Come se a Maranello avessero programmato la stagione 2019 sulle gare di Spa e Monza. Magari è stato proprio così.

 

Immagine in evidenza dal profilo @MercedesAMGF1

Doppietta Honda ad Interlagos, in Ferrari scoppia la guerra

“Questo succede quando si smette di barare”. Così si esprimeva il prode Max ad Austin, commentando il week-end anonimo della Ferrari.

E proprio Max, dopo alcune prestazioni non brillantissime, ad Interlagos piazza la sua Red Bull in pole position, mostrando una velocità in rettilineo a dir poco sospetta. Vettel lo bracca in seconda posizione, davanti ad Hamilton e Bottas mai in lotta per la prima posizione. Charles Leclerc segna il quarto tempo, ma dovrà partire 14° per via del cambio di motore

E, per una volta, alla partenza il fenomeno olandese riesce a mantenere la prima posizione, mai impensierito da Vettel il quale, anzi, si vede rubare la seconda posizione da Hamilton, molto bravo ad allungare la staccata alla prima curva sfilando all’esterno il tedesco.

I distacchi fra i primi aumentano rapidamente nei giri iniziali, mentre dietro Leclerc inizia una furiosa rimonta. Al settimo giro si trova già in settima posizione.

Al 21° giro Hamilton, impossibilitato ad avvicinarsi a Verstappen, tenta la carta dell’undercut, rimontando gomma soft. Max lo imita al giro successivo, ma si trova la Williams di Kubica che esce dal suo pit-stop e quasi lo manda a muro. Perde così la posizione sull’inglese, il quale supera di forza Leclerc, imitato subito dopo dall’olandese, che sul rettilineo di partenza si riprende poi di forza la posizione su Lewis.

Al 26° giro si ferma Vettel, autore fino a quel momento di una gara anonima in terza posizione. Al giro successivo si ferma anche Bottas, che monta la gomma più dura. In testa torna così Verstappen, seguito da Hamilton e da Leclerc che non ha ancora effettuato il suo pit-stop.

In questa fase la superiorità della Red Bull è marcata, in particolare sui rettilinei. Lewis si lamenta prima del motore, e poi delle gomme soft. Vettel, che ha montato le medie, viaggia ad un ritmo decisamente superiore, riprendendosi la terza posizione ai danni del compagno, che si ferma a 30° giro e monta la gomma più dura, come Bottas.

A metà gara, curiosamente nei primi 6 ci sono tutti e 3 i tipi di mescola. Verstappen ed Hamilton con gomma soft, Vettel e Albon con gomma media, Bottas e Leclerc con gomma dura.

Al 41° giro Bottas si ferma per la sua seconda sosta e monta gomma media. Al giro successivo si ferma anche Hamilton con uguale scelta. E dopo un ulteriore giro è la volta di Verstappen, che riesce a mantenere la posizione.

Bottas si ritrova dietro a Leclerc ma nonostante le gomme teoricamente molto superiori non riesce a superarlo, perchè Charles chiude gli spazi in modo magistrale. Ma al 52° giro la power unit abbandona il finlandese costringendolo al ritiro. La macchina è parcheggiata in zona sicura, ma per spostarla è necessaria la gru, ed esce la safety car. Verstappen decide di fermarsi per cambiare le gomme, ma Hamilton non lo imita, così come Vettel che si era fermato poco prima. Leclerc invece ne approfitta per montare gomma soft nuova.

Alla ripartenza, con dieci giri da compiere, accade di tutto. Hamilton quasi si ferma e compatta il gruppo, ma, prevedibilmente, non riesce a difendersi da Verstappen. Dietro di loro, Vettel dorme e si fa passare da un bravissimo Albon. Mentre Verstappen si allontana indisturbato, Seb riprova ad attaccare il thailandese, ma quest’ultimo si difende benissimo. Al giro successivo Leclerc rompe gli indugi e supera di forza il dormiente compagno di squadra, il quale non ci sta e, in un’assurda ripetizione della Turchia 2010, attacca il compagno e lo chiude leggermente in pieno rettilineo, quanto basta per rompendogli la sospensione e bucare la propria gomma posteriore sinistra. Ritiro per entrambi i ferraristi e nuova safety car.

Hamilton, con le gomme ormai finite, si ferma ai box, e rientra quarto dietro Gasly, incredibilmente terzo. Alla ripartenza passa subito il francese, e poi attacca assurdamente Albon mandandolo in testa coda e riperdendo la posizione. Ma Pierre si difende bene, e chiude secondo, nel posto che avrebbe dovuto essere di chi l’ha sostituito in Red Bull. Hamilton si piazza terzo ma su di lui incombe lo spettro della penalità. Quarto Sainz, rimontato dall’ultima posizione. L’improbabile classifica continua con Raikkonen e Giovinazzi, sempre consistenti per tutta la gara. Settimo Ricciardo, davanti a Norris, Perez e Kvyat, a completare la grande giornata per la Toro Rosso.

Nemmeno in una giornata anomala la Haas riesce ad approfittarne per andare a punti, mentre per la Williams sarebbe obiettivamente stato chiedere troppo, anche se Russel si è comunque piazzato dodicesimo, risultato decente per lo standard del team.

La classifica è comunque provvisoria sia per la penalizzazione possibile (e sacrosanta) ad Hamilton, sia perchè molte macchine sembra abbiano usato il DRS durante la bandiera gialla esposta in occasione del ritiro di Bottas.

Ora si va ad Abu Dhabi per la gara conclusiva di un mondiale dall’esito scontato. Si spera di rivedere una gara divertente come quella odierna, ma meglio non farsi illusioni.

P.S.1 Per la Ferrari quella di oggi è stata una gara disastrosa in tutti i sensi. La magia delle gare post-ferie è sparita, e ci si chiede a questo punto quanto effettivamente abbiano influito le direttive tecniche. Ma, quel che è peggio, è la guerra scoppiata fra i due piloti, favorita tecnicamente da una manovra pericolosa di Vettel, ma Leclerc di sicuro non ha fatto nulla per evitare l’esito nefasto. Bene ha fatto Binotto a non prendere posizione. Il tedesco deve comunque stare attento: Leclerc non è Webber, nemmeno nella considerazione degli uomini della scuderia, considerando anche che, purtroppo, il conteggio degli errori è a suo sfavore, mentre lo stipendio no. A rimetterci da questa guerra è stata (e, in prospettiva, sarà) soprattutto la Scuderia, che ora nel bilancio 2019 conterà probabilmente le stesse vittorie della Honda, che fino allo scorso anno faceva fatica a finire le gare. E un possibile appena accettabile terzo posto nella classifica piloti è stato probabilmente oggi compromesso.

P.S.2. Si potrebbe discutere a lungo sulla improvvisa resurrezione dei motori Honda dopo gare scialbe. Di sicuro per loro non arriveranno direttive tecniche.

P.S 3. oggi Toto Wolff non era presente. In settimana Mercedes aveva fatto sapere che taglierà 1 miliardo di euro di costi, e si vocifera che il team sia in vendita con Penske interessato all’acquisto. Si prospettano scenari interessanti per i prossimi anni.

P.S 4. fosse stato un altro pilota a fare ciò che ha fatto Hamilton su Albon, sul podio non ci sarebbe andato. Ma siamo in Brasile e Lewis è un 6 volte campione del mondo e aveva il casco dedicato a Senna, non si poteva non mandarlo a raccogliere l’ovazione della folla.

Ocon nega la vittoria a Verstappen, Hamilton vince, la FIA è confusa

Il “metro di giudizio” è un problema in tutti gli sport. C’è un regolamento scritto, poi ci sono l’interpretazione e l’applicazione, che dipendono dagli uomini. Giudici e contendenti.

In F1 il “metro di giudizio” è un problema da sempre. Troppi soldi, troppi interessi e, spesso, molta approssimazione da parte della FIA.

Giusto per citare, in premessa, un po’ di episodi: Hamilton si rende protagonista di impeding nei confronti di Raikkonen e di una manovra pericola nei confronti di Sirotkin, e non viene nemmeno investigato. Vettel non rispetta la procedura di pesatura, quasi investendo un commissario e distruggendo la bilancia, e riceve solo una reprimenda. E, infine, Ocon doppiato butta fuori il leader Verstappen e si becca solo 10 secondi, quando, in altri tempi, sarebbe arrivata bandiera nera (non sappiamo al momento cosa prevedranno per lui nel post-gara). Di sicuro sanzioni (o non-sanzioni) incoerenti con quanto visto nelle gare precedenti.

Premesso questo, le qualifiche sono vissute sul solito duello Hamilton-Vettel, e sulla solita prevalenza del primo. Ma la Ferrari era sembrata avvantaggiata per la gara, sia per il passo mostrato nelle prove libere, sia per il fatto di partire con la mescola soft, che garantisce un primo stint più lungo. Il che su una gara in cui è previsto un solo stop è una buona notizia.

Partenza furba delle due Mercedes, con Hamilton che parte bene e affronta la prima curva con molta calma, favorendo il rientro di Bottas a fianco di Vettel, il quale perde così la seconda posizione. Una scena già vista altre volte quest’anno che dimostra come l’avere i ruoli ben delineati può aiutare, e non poco.

Per Seb i primi giri non sono facili, venendo superato da Verstappen e dal compagno Raikkonen. Max rientra velocemente su Bottas ma non riesce ad attaccarlo. E i due ferraristi sembrano attendere che la loro gomma gialla inizi a funzionare meglio delle rosse degli avversari.

E in effetti il famigerato blistering colpisce prima di tutti il povero Bottas, il quale perde la posizione su Verstappen, e poi inizia a girare un secondo più lento, facendo perdere molto tempo ai due ferraristi. Per i quali la gomma non inizia a funzionare meglio, e Raikkonen non ha la stessa decisione di Max nei sorpassi, essendo così costretto a subire il passo del connazionale. Fino a quando, al 18° giro, Valtteri non viene richiamato ai box per montare gomma media, la più dura a disposizione. Al giro successivo viene imitato dal compagno di squadra, anch’egli con pneumatici visibilmente rovinati.

E con le gomme nuove le due Mercedes iniziano a volare. Ma la prestazione monstre dura solo pochi giri, e poi prevale la necessità di fare più di 50 giri con quelle gomme, e i loro tempi si allineano a quelli dei primi quattro.

Mentre al giro 26 anche Vettel si ferma per mettere le gomme medie, Ricciardo piazza il giro veloce con gomma supersoft vecchia di 29 tornate. E Verstappen continua a viaggiare con tempi più veloci rispetto ad Hamilton, al quale inizia a venire il dubbio di ritrovarsi dietro l’olandese quando questo farà il suo pit-stop.

Quando al 31° giro Raikkonen si ferma per montare gome medie, perdendo la posizione su Vettel, le due Red Bull si ritrovano al comando della gara. E pochi giri dopo si forma un trenino composto da Bottas e dai due ferraristi. A Vettel viene dato l’ordine di far passare il compagno di squadra, che sembra più veloce, ed in effetti il tedesco perde subito il contatto da lui.

Ad esattamente metà gara, Verstappen si ferma per montare gomma gialla. A questo punto ha gomme più fresche e morbide rispetto ad Hamilton, e tutto fa pensare che l’attacco a Lewis sarà per lui un gioco da ragazzi. E tale si rivelerà qualche giro dopo, con un sorpasso in tromba sul rettilineo principale, e l’inglese impossibilitato a difendersi.

Ma qualche giro dopo accade l’impensabile. Ocon si vuole sdoppiare (!) da Verstappen e lo attacca in fondo al rettilineo di partenza. Max, ovviamente, non se lo aspetta e chiude la curva come se fosse da solo. Ma così non è, ed entrambi vanno in testacoda. Il francese è notoriamente pilota Mercedes, e questo episodio favorisce guarda caso Hamilton, che ritorna in testa alla gara. L’olandese riesce a ripartire ad oltre 6 secondi e il fondo danneggiato.

Nel frattempo, dietro i primi due, Raikkonen è riuscito finalmente a superare Bottas per la terza posizione, e Ricciardo supera Vettel per la quinta, e poco dopo anche Bottas, che si ferma per un secondo pit-stop imitando Vettel che lo aveva fatto poco prima.

Gli ultimi 10 giri trascorrono con Hamilton che si lamenta per radio un po’ di tutto (non una novità per la verità),  Verstappen con la macchina malandata che cerca di raggiungerlo, e Raikkonen che deve difendersi da un arrembante Ricciardo. Ma non accade nulla, e in quest’ordine taglieranno il traguardo, seguiti da Bottas, da un evanescente Vettel, da Leclerc che oggi ha assaggiato cosa significhi battagliare con il futuro compagno di squadra per una posizione, poi le due Haas di Grosjean e Magnussen, e Perez.

Poca gloria per Renault e Toro Rosso, e, al solito, per Williams e McLaren, che dopo avere toccato il fondo stanno ora scavando.

La vittoria di Hamilton ha consentito alla Mercedes di vincere matematicamente il quinto mondiale costruttori consecutivo. Non una sorpresa, per la verità. Anche se una Ferrari così arrendevole non era francamente prevedibile. Ora resta una sola gara, quella di Abu Dhabi, storicamente poco favorevole alla rossa. E’ prevedibile che per tornare ad avere la gioia della vittoria dovranno attendere il 2019.

P.S. Oggi Ocon ha fatto una manovra assurda, ingiustificabile, e la cui motivazione va probabilmente al di là di una semplice esigenza di gara. A meno di non pensare che costui sia un perfetto incapace, ma ricordiamoci che già a Monaco affermò serenamente di avere ricevuto l’ordine di non far perdere del tempo al pilota della squadra che lo ha portato in F1 e che sta ancora cercando un sedile per lui per il 2019. Forse la FIA dovrebbe chiedergli qualche spiegazione aggiuntiva, ma probabilmente in questo momento ha altro a cui pensare. Anche perchè per lo spettacolo questi episodi sono una manna dal cielo. 

Vettel domina ad Interlagos, Hamilton non completa la rimonta

What if. Cosa sarebbe successo se… Nel motorsport il senno di poi non funziona, ma molti vedendo Lewis finire contro il cartellone Rolex nel primo giro della Q1 si saranno chiesti quale occasione sarebbe stata, oggi, per la Ferrari, se al rientro dalle ferie non avessimo visto una realtà totalmente diversa da quella che si poteva immaginare ai primi di agosto.

E il rimpianto è ancora più forte considerando che Vettel ha approfittato al meglio dell’errore del rivale, dominando il gran premio con una partenza finalmente perfetta, senza l’incubo Verstappen a rompere le uova nel paniere, e con un compagno di squadra che una volta tanto è riuscito a difendere una posizione sul podio dal rimontante Hamilton, con questo guadagnandosi, probabilmente, il rinnovo per altri 10 anni.

Partenza perfetta di Vettel, dicevamo, e gara virtualmente finita lì, almeno per quanto riguarda il podio, visto che dietro a Seb si sono incolonnati Bottas e Kimi, rimasti per per tutta la corsa a distacchi attorno ai 2 secondi, tranne al momento del pit stop quando, grazie all’undercut, Valtteri si è ritrovato attaccato agli scarichi del ferrarista il quale ha impiegato però solo poche curve a ristabilire le distanze.

Hamilton, partito dai box dopo che la sua macchina è stata ricostruita (e preparata a puntino per le condizioni di gara), è stato autore di una rimonta strepitosa, con innumerevoli sorpassi all’apparenza molto facili grazie alla grande differenza di prestazione rispetto alle macchine di seconda categoria. Pareva destinato, Lewis, ad arrivare a podio, ma, come detto, una volta arrivato dietro a Kimi, non ha avuto lo spunto per superarlo, un po’ per le gomme ormai finite e un po’ perchè, con queste auto, quando le prestazioni sono vicine è virtualmente impossibile superare.

Dietro i primi quattro sono arrivate le due Red Bull con Verstappen, mai realmente in grado di essere pericoloso, davanti a Ricciardo autore di una buona rimonta dall’ultima posizione nella quale era sprofondato dopo un incidente in partenza, con sorpassi bellissimi caratterizzati dalla solita staccata oltre l’ultimo momento. Il calo di prestazioni rispetto ad Austin e Messico è difficile da spiegare, a meno di non pensare che siano stati costretti a risparmiare la power unit dopo le innumerevoli rotture accusate dai motorizzati Renault nelle ultime 3 gare, che hanno portato la casa francese ad avere scarsità di ricambi (e il dr. Helmuth Marko ad arrabbiarsi parecchio).

Il gran premio della seconda categoria è stato vinto da Felipe Massa, che ha battuto in volata Alonso e Perez. E’ necessario fare due considerazioni, a questo proposito. Massa meritava un saluto al popolo di casa sua migliore rispetto a quello di un anno fa, e oggi l’ha avuto. A fine gara è stato fatto salire sul gradino più alto di quel podio che aveva visitato per l’ultima volta 9 anni fa, dopo l’immensa delusione di un mondiale perso nelle ultime due curve. Dopo quella giornata ci sono state stagioni avare di soddisfazioni, forse il tanto bistrattato Felipe avrebbe meritato ben di più. Ma, come lui stesso ha avuto modo di dire, può essere orgoglioso di quello che ha ottenuto nella sua lunga carriera.

La seconda considerazione riguarda Alonso e la McLaren, che oggi è apparsa in uno stato di forma che non aveva mai avuto in questi tre anni. Considerando le difficoltà degli altri motorizzati Renault, c’è da chiedersi se per Nando non ci sia in vista l’ennesima delusione della sua carriera, quando la decisione che sembra giusta si rivela in realtà sbagliatissima.

A completare gli arrivati a punti non c’è come al solito Ocon, ritirato al primo giro a causa di una collisione provocata da un errore di Grosjean, bensì Hulkenberg, che ha regolato Sainz arrivato subito dietro di lui. Gara orribile per le due Toro Rosso, con Gasly dodicesimo e Hartley ritirato. Probabilmente anche loro sono stati fortemente penalizzati dalla necessità di risparmiare la power unit, ma di sicuro a Faenza non hanno i piloti migliori per mantenere la sesta posizione nel campionato costruttori, che detengono con un risicato margine di 4 punti rispetto proprio alla Renault. Potrebbe paradossalmente accadere che ciò che Sainz gli ha dato, Sainz gli tolga fra due settimane.

Sorvolando sulle due Sauber sempre in fondo, menzione speciale va fatta per tre piloti che non mancano mai di movimentare i gran premi, e cioè Grosjean, Magnussen e Stroll. I primi due hanno fatto danni nel primo giro, e ci si chiede se per la Haas siano più convenienti i punti che portano quando riescono a tenersi fuori dai guai o costosi i danni che fanno quando non sono in palla. Per il canadese, invece, c’è da chiedersi se sia accettabile, per il padre e per la Williams, continuare a spendere soldi per uno che continua a prendere bastonate dall’anziano compagno di squadra, prendendo distacchi ingiustificabili.

Ora si va ad Abu Dhabi per l’ultima gara della stagione. La Ferrari ha un po’ risollevato il morale portando a casa almeno una ulteriore vittoria, il che non ripaga di sicuro delle delusioni precedenti, ma almeno dà la conferma che la SF70H è una buonissima macchina. Anche se la velocità di Lewis oggi è sembrata incredibile, bisogna tenere presente che probabilmente Seb ha gestito la gara in totale tranquillità. Come detto all’inizio, senza tutte le traversie della seconda parte della stagione, dovute anche al fatto che il team non è abituato a vincere, avremmo assistito, molto probabilmente, ad uno scontro finale elettrizzante.

THE CLINICAL REVIEW – GP MESSICO 2017

Ciao a tutti e benvenuti alla Clinical Review post Gran Premio del Messico 2017!

Circuito Autódromo Hermanos Rodríguez

Questo GP, nonostante abbia chiuso matematicamente i giochi per l’ultimo titolo disponibile, il campionato piloti, ci ha regalato nuovi spunti tecnici interessanti, quasi inediti rispetto al GP degli USA. Il layout del tracciato messicano, a causa della sua altitudine (2250m sul livello del mare), del suo asfalto liscio (molto simile a quello del GP della Russia per intenderci) e delle sue curve molto impegnative a partire da curva 1 finendo a curva 17, ha modificato decisamente il potenziale delle vetture.

GP Mexico 2017, partenza

La scorsa settimana infatti avevamo parlato dello strapotere tecnico della Mercedes e del “gap” che ancora riescono a fare con la concorrenza; oggi invece ci troviamo in una situazione leggermente differente: Verstappen con Red Bull vince e domina il GP del Messico, lasciando perplessi e stupendo molti, sia tifosi che addetti ai lavori.  Nella scorsa review, però, avevo già accennato che questa pista avrebbe favorito Red Bull (e Ferrari) e ora cercheremo di capirne il perché. La RB13, così come la RB12, è una vettura che è cresciuta parecchio durante l’anno, complice un mirato sviluppo sia aerodinamico ma soprattutto meccanico che ha visto il GP dell’Ungheria come momento chiave della svolta. I tecnici RB (Adrian Newey & Co.) dopo aver corso fino al GP di Silverstone con una vettura piuttosto “semplice”, hanno deciso di stravolgere il progetto: passo più lungo di circa 3,5 cm (ora identico a Ferrari), nuove pance molto più piccole e aggiustamenti meccanici (sospensioni in primis) con notevoli miglioramenti sull’efficienza aerodinamica e sull’utilizzo delle gomme (finestra di utilizzo aumentata). Al GP di Singapore abbiamo scoperto quale team abbia fatto da Musa ispiratrice per il “genio” Newey: si tratta della Ferrari, “copiata” non solo nel passo, ma anche in alcuni particolari aerodinamici, come deflettori lato pance, fondo, e nelle.. sospensioni! Dal GP degli USA, infatti, RB ha sperimentato i porta mozzi anteriori dotati di un pivot sporgente (provati da Ferrari dal GP del Belgio, poi rimossi sulla SF70H) che permettono di cambiare la geometria del puntone push rod. Perché imitare Ferrari? Differentemente dagli ultimi 10 anni, la vettura del team italiano, oltre a rappresentare la migliore interprete sulle gomme Pirelli 2017, è anche stata la miglior utilizzatrice dell’assetto rake, fino al GP dell’Austria, quando la FIA con un’altra direttiva (l’ennesima), ha abolito l’uso del coltello “mobile” sul fondo della SF70H, costringendo i tecnici Ferrari ad “abbassare” il posteriore.

Max Verstappen, Red Bull RB13

Ma cosa si intende per assetto Rake e perché è così importante su una F1 moderna?  Il principio dell’assetto rake è molto semplice: consiste in una vettura molto bassa sull’anteriore (da qui la definizione di “assetto picchiato”) e più alta sul posteriore di una certa angolazione. Questo cosa comporta?  Sfruttando l’effetto Venturi, si ottiene una maggior portata d’aria sul diffusore (e sull’ala posteriore), creando un maggior carico deportante e l’anteriore ottiene un incredibile aumento dell’effetto suolo (in quanto lo spazio tra il fondo e la strada è più stretto causando un aumento della velocità e di conseguenza una depressione al posteriore), incollando difatti la vettura all’asfalto.

Differenza tra la Ferrari F138 senza rake e la Red Bull RB9 con rake

Con l’assetto rake, però, se non si riescono a indirizzare i flussi nel modo giusto, il posteriore della vettura perde drasticamente il proprio carico e, inoltre, nelle piste veloci questo tipo d’assetto fa perdere qualche km di velocità di punta. Ciò si può evitare utilizzando delle sospensioni posteriori particolari che presentano uno smorzamento “controllato”: sul rettilineo si ammorbidiscono permettendo di essere schiacciate dalla downforce e di conseguenza diminuiscono l’altezza della monoposto, diminuendo la resistenza aerodinamica e favorendo un aumento della velocità massima; a velocità più bassa, invece, la vettura si “sposta in avanti” ristabilendo l’altezza sul posteriore e di conseguenza la downforce creata dall’assetto rake.

Rake “dinamico” Red Bull

Red Bull sperimenta queste tecniche già dalla RB6 del 2010 e quindi presenta le maggiori conoscenze e competenze in questo campo ma, durante il weekend del GP del Messico, si è scatenato nuovamente un “suspension-gate” (come quello avvenuto a fine 2016), in cui i Media hanno preso d’assalto la sospensione anteriore RB dichiarandola “illegale” (sospetti nati dal team Mercedes e sapientemente comunicati ai giornalisti). Perchè proprio la sospensione anteriore? Secondo i sospettosi del paddock, Red Bull, dopo l’uscita di Budkowski dalla FIA (colui che aveva bloccato le sospensioni illegali a Red Bull e Mercedes nel 2016), ha reinserito l’attuatore idraulico sulla RB13, ottenendo un grande incremento delle prestazioni. Come funziona? L’attuatore idraulico agisce da accumulatore di energia nei cambi di direzione e in curva; successivamente nei rettilinei cede l’energia al sistema sospensivo provocando un innalzamento della parte anteriore della vettura di alcuni millimetri con conseguente abbassamento del retrotreno. Ovviamente questo sistema viola il regolamento (art. 3.15) in quando funge da sistema di aerodinamica attiva, ma attenzione: mentre nel 2016 era chiaro che la RB montasse questo congegno, sulla RB13 ci sono solo ipotesi e sospetti, quindi, per ora, sono informazioni da prendere più come “rumors” che come certezza. Intanto i team si stanno informando e chissà se le risposte della FIA influenzeranno la progettazione delle vetture 2018..

Esplosione della turbina sulla vettura di Hartley (PU Renault)

Qualcuno ha anche ipotizzato che la nuova PU Renault avesse garantito a Verstappen una monoposto molto più competitiva: questo mi sento di escluderlo, in quanto, sebbene leggermente più potente (si parla di una manciata di cv), non è in Messico che può esprimere il suo “potenziale”. Il tracciato americano, infatti, è più esigente dal punto di vista del raffreddamento, cosa che ha messo in crisi i motoristi (abbiamo visto le varie esplosioni di turbine dovute alle alte temperature).

Sebastian Vettel, Ferrari SF70H

Dopo Red Bull, sebbene la classifica finale non lo dimostri ahimè, nel nostro ranking delle vetture più competitive troviamo la Ferrari. La SF70H, come già ha mostrato altre volte quest’anno, si è sposata perfettamente con le condizioni messicane: temperature, asfalto, densità dell’aria (che ha permesso di usare il setup da alto carico) e gomme più morbide (US,SS,S) hanno fatto esprimere alla vettura italiana il potenziale di cui è provvista, testimoniato dalla Pole Position e da un ottimo passo gara (con giro più veloce di Vettel), nonostante entrambi i piloti abbiano girato quasi sempre nel traffico (complici delle partenze e gestioni della prima curva disastrose).

Lewis Hamilton, Mercedes W08 EQ Power, festeggia il suo 4° titolo in F1

Discorso diverso per quanto riguarda Mercedes, anonima sia in qualifica che in gara. La W08, come già abbiamo visto in altri appuntamenti, soffre le piste con asfalti lisci che non esaltano il pacchetto, cioè che non esaltano il motore e l’aerodinamica più scarica delle concorrenti (attenzione a parlare solo di efficienza!). Come infatti ho anticipato nella precedente review, la minor densità dell’aria riduce la potenza massima, costringendo i team ad aumentare le pressioni dei Turbo Compressori per sopperire; Mercedes ha preferito, visto il chilometraggio della PU 4 (Spa), le temperature, e i titoli entrambi praticamente in tasca, di girare in “safe mode” per tutto il weekend, non facendo la differenza come negli altri GP (Renault invece ha “esagerato” con le pressioni, provocando rotture anche su TC nuovi, come ad esempio quello di Ricciardo). In aggiunta, la gara di Hamilton è stata pregiudicata dal contatto con Seb, che ha procurato un danno al diffusore di circa 3-4 decimi al giro.

COSA VEDREMO IN BRASILE?

GP del Brasile, Interlagos, rettilineo

Il circuito di Interlagos è un circuito da medio-alto carico che si sviluppa in senso anti-orario e su una altura a circa 800m di altezza. Non sarà esasperato come in Messico, ma anche qui avremo un leggero calo di potenza dovuto all’aria rarefatta (circa 1,5% di cv in meno) e quindi un leggero aumento delle pressioni turbo per sopperire al minor ossigeno; inoltre la pista presenta nel primo e ultimo settore rettilinei importanti, di cui uno anche in salita (dalla curva Junçao), che stresseranno in modo importanti le unità motrici ed è molto esosa dal punto di vista del recupero elettrico, molto meno dal punto di vista dei consumi. La scelta delle gomme, il layout della pista (T2 molto tortuoso) e le temperature solitamente elevate (su questa pista gli pneumatici sono soggetti a elevate forze laterali e longitudinali, il che fa aumentare ancor di più la temperatura della mescola che non ha mai tempo per raffreddarsi) dovrebbero agevolare Ferrari e Red Bull, ma attenzione alla variabile PU, che potrebbe spostare gli equilibri verso Mercedes, permettendole di caricare maggiormente le ali. Come al solito fra qualche giorno scopriremo come stanno le cose.. per adesso alla prossima!

Chris Ammirabile