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Hamilton strepitoso, Verstappen fantastico, Ferrari imbarazzante all’Hungaroring

Ci stiamo abituando troppo bene. Perfino il GP di Ungheria, solitamente soporifero, ci ha tenuto con il fiato sospeso fino agli ultimi giri. E, finalmente, abbiamo assistito allo scontro fra titani. Uno affermato, l’altro affermando. Hamilton e Verstappen. L’inizio di un passaggio di consegne che, ci auguriamo, possa essere molto molto lungo.

Le prove avevano chiaramente mostrato che la lotta sarebbe stata fra loro due, nonostante il poco credibile inserimento di Bottas. E la prima pole di Max faceva pensare ad una probabile seconda vittoria consecutiva che avrebbe avuto l’effetto di rilanciarlo nel campionato, se, nel frattempo, Hamilton avesse avuto qualche imprevisto. Anche perchè Lewis ha bisogno di avversari, che non possono essere vestiti di rosso vista la scarsa competitività del progetto SF90, il cui potenziale è rimasto confinato alla galleria del vento e al CFD.

Ma fin dalla partenza si è capito che oggi per Max non sarebbe stata proprio una passeggiata. Evidentemente risoltosi il problema al software, l’olandese parte bene e resta davanti alle due Mercedes. Hamilton non lo vuole far scappare, e passa di forza Bottas, il quale si fa scavalcare, altrettanto di forza, da Leclerc, che lo chiude malamente rompendogli l’ala e costringendolo ad una opaca gara nelle retrovie.

A parte questo episodio, i primi 20 giri non riservano sorprese particolari, se non il fatto che le due Ferrari si prendono 1 secondo a tornata, ma questa tanto sorpresa non è.

Il caldo arrivato la domenica aveva messo un grosso punto interrogativo sulle strategie, e, infatti, i dubbi iniziano presto. Al 22° giro la Mercedes finge di fare rientrare Hamilton, che in quel momento segue Verstappen a poco più di un secondo, tentando l’undercut. Ma è l’olandese a fermarsi per primo al 26° giro, montando gomma dura per cercare di arrivare fino alla fine e riuscendo a stare agevolmente davanti alle due Ferrari. Ma si trova dietro un gruppo di doppiati , e Lewis può tentare un overcut, che però non riesce, e si ferma al 32° giro ritrovandosi così a 5 sec. da Max, anche a causa di un pit stop di 2 sec. più lento del solito.

Ma poi inizia a girare 2 secondi più veloce, e in altrettanti giri è sugli scarichi del diretto rivale per la vittoria. Un primo, timido, tentativo portato in fondo al rettilineo dei box lo porta ad andare lungo e a perdere qualche secondo. Dopo qualche giro ci riprova di forza all’esterno di curva 4, ma esce nella via di fuga e perde di nuovo terreno. E, a questo punto, Verstappen tenta di distruggere psicologicamente l’inglese, segnando tempi velocissimi e mettendolo a distanza di sicurezza.

Siamo al 40° giro, e le Ferrari si trovano a 37 sec. con Leclerc e a 56 con Vettel, che si è fermato molto tardi per montare la gomma più morbida, e ha pure dovuto subire un pit-stop molto lento.

Lewis capisce che non riuscirà a superare Verstappen senza provare qualcosa di diverso, e in Mercedes tentano la carta della seconda sosta, chiedendo ad Hamilton ciò che venne chiesto a Schumacher sulla stessa pista 21 anni fa: 20 giri da qualifica per recuperare il tempo perso nella sosta aggiuntiva.

Hamilton monta così gomme medie, e rientra in pista con 20 secondi di svantaggio. Inizialmente recupera 1 secondo al giro, ma poi si trova in mezzo ai doppiati e Verstappen cerca nuovamente di fargli capire che recuperare non gli sarà possibile, girando sugli stessi tempi. Ma l’illusione dura poco, e Lewis inizia dapprima a guadagnare 1 secondo al giro, poi 2 e a 6 tornate dalla fine raggiunge Max, il quale ha le gomme ormai finite. E, molto intelligentemente, non cerca di tenersi la vittoria a tutti i costi, lasciando strada all’inglese opponendo solo una timida resistenza. Poi si ferma ai box a montare gomme medie per segnare il giro più veloce.

E così Hamilton vince per l’ottantunesima volta in carriera, la settima in Ungheria, come Schumacher, e ribadisce al mondo che il migliore è ancora lui. Verstappen non si sente sconfitto ma, al contrario, è contento del risultato, e questo la dice lunga sulla sua raggiunta maturità. Il futuro gli riserverà tante altre occasioni.

Dopo oltre un minuto arrivano le due Ferrari, con Vettel che riesce a sopravanzare in extremis Leclerc, arrivato alla fine della gara in crisi con gomme e consumi. Ormai la rossa è più vicina al midfield che ai leader, e la litania della “pista non adatta alla macchina” è diventata inaccettabile per un progetto che, ai tempi dei test invernali, veniva definito “vicino alla perfezione” da Vettel, e “dal grande potenziale” dal resto della squadra. La realtà è totalmente diversa, e per ritrovare distacchi simili bisogna ritornare con la mente a 10 anni fa, o, forse, anche a molto prima.

Solo i primi 4 hanno finito a pieni giri (con le Ferrari non doppiate per pochissimo). Al quinto posto Sainz con la solita consistente McLaren, ormai saldamente quarta forza, davanti ad un, invece, inconsistente Gasly che, senza una ragione precisa, si è preso questa volta un intero giro di distacco dal compagno di squadra. La Red Bull ha tagliato piloti per molto meno, vedremo se a Spa lo ritroveremo al suo posto.

In settima posizione il solito Raikkonen, davanti a Bottas al quale l’ingegnere aveva detto, all’inizio della gara, che il sesto posto era molto probabile. Non era vero.

Le ultime due posizioni a punti sono per Norris e Albon.

Week-end disastroso per Racing Point, Haas e Renault. Per quest’ultima squadra c’è veramente da chiedersi se non sia ora di cambiare qualcosa a livello di comando, viste le prestazioni indecorose.

A proposito di prestazioni (normalmente) indecorose, da segnalare l’ottima prestazione di Russel, che con la Williams è riuscito, sia in qualifica che in gara, a restare vicino a qualche avversario, terminando in sedicesima posizione.

Ora la Formula 1 si prende le canoniche quattro settimane di pausa, di cui due di (teorica) chiusura completa delle fabbriche. Serviranno a qualcuno per “ricaricare le batterie”, magari meditando su ciò che avrebbe dovuto essere e non è stato, a qualcun altro per decidere chi affiancare al super-campione, e a qualcun altro ancora per evitare che la propria carriera finisca come quella di un connazionale che ha avuto la sfortuna di correre di fianco a quel super-campione.

Si ripartirà da due circuiti storici, Spa e Monza, e ci auguriamo di potere continuare a divertirci come è avvenuto nelle ultime 4 gare.

Buone vacanze dal Blog del Ring.

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Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

Hamilton e la Mercedes vincono di strategia (e di stratagemmi)

“O è deliberato o è incompetenza”. James Allison a proposito dello speronamento di Raikkonen ad Hamilton a Silverstone.
“Gli usano stratagemmi interessanti”. Lewis Hamilton a proposito dello stesso episodio.
“Noi non diamo mai team order”. Toto Wolff, lo ripete dal 2014.
“Il regolamento è stato infranto, ma non c’è stato nessun pericolo e ha chiesto scusa, quindi basta una reprimenda”. Charlie Whiting a proposito del rientro in pista di Hamilton ad Hockenheim.
“Kimi non ha subito danni dal contatto, quindi la penalità di 10 secondi era la soluzione più giusta”. Spiegazione FIA della penalità a Raikkonen per il sopra citato episodio a Silverstone.

La coerenza non è un requisito richiesto per vincere in F1. Anzi, è una caratteristica che è proprio meglio non avere. Del resto, solo gli stupidi non cambiano idea, ed è sempre bene adattare le proprie, di  idee, alla situazione contingente.
Cosa che in Mercedes sanno fare molto bene. E. probabilmente, la FIA, che ha nella Mercedes stessa un partner importantissimo, lo sa fare altrettanto bene, specialmente quando c’è il presidente della suddetta casa automobilistica a prendersi lo champagne sul podio ad Hockenheim. Come fare altrimenti?

Questa premessa al commento della gara di oggi è doverosa, ma non deve essere vista come una scusante per la Ferrari. Perchè obbiettivamente a Maranello sono bravissimi a complicarsi la vita da soli, riuscendo sempre a sbagliare qualcosa, e lo fanno in particolar modo quando sono più forti degli avversari.

Ma andiamo con ordine. Le prove libere in terra magiara avevano stabilito in modo inequivocabile che l’Hungaroring è una pista Ferrari. Ma il meteo la pensava diversamente, e gli scrosci che si abbattono sul circuito durante Q2 e Q3 relegano le due rosse in seconda fila dietro le due Mercedes. Colpa del fatto che la Mercedes scalda di più le gomme, e se questo sull’asciutto crea blistering, sul bagnato le rende efficienti più velocemente. Sarà.

Quando piove la scelta delle gomme da usare alla partenza diventa libera, ed è grande la curiosità relativamente alle coperture che i primi 4 monteranno al via. La Ferrari decide per Sebastian Vettel una strategia diversa da quella degli altri, facendolo partire con la mescola soft, mentre gli altri 3 sono su ultra-soft. Segno che per Seb si punta sicuramente ad una strategia ad una sosta, rinunciando alla possibilità di sfruttare la partenza per passare davanti alle Mercedes, come accadde qualche anno fa.

Ed è esattamente così che vanno le cose. Al pronti-via, Hamilton e Bottas scattano bene, e Vettel riesce unicamente a passare davanti al compagno di squadra. A parte il ritiro di Verstappen per i soliti problemi meccanici (che l’olandese accoglie con una interminabile sfilza di parolacce urlate in radio), per i primi 20 giri non succede nulla. Fino a quando la Ferrari non decide di tentare l’undercut con Raikkonen, facendolo rientrare molto prima del previsto per montare gomma soft. Ma il pit-stop dura il doppio del solito, e il distacco da Bottas, che lo imita al giro successivo, aumenta notevolmente.

Altri 10 giri tranquilli, con Hamilton e Vettel primo e secondo a girare più o meno negli stessi tempi, e anche Lewis rientra ai box per montare la gomma soft. A quel punto dovrà fare ben 45 giri su quella mescola, se vorrà arrivare in fondo senza una seconda sosta. Tanti, considerando il fatto che, in teoria, le alte temperature ritornate sul circuito fanno soffrire più la W09 rispetto alla SF71H.

E, infatti, dopo il cambio gomme Lewis inizia a girare più lento di Vettel, il quale continua a fare ottimi tempi fino a quando non si ritrova i doppiati sulla sua strada. Ciò accade attorno al giro 35, quando ha ampiamente la possibilità di fare la sosta e rientrare davanti a Bottas. Ma succedono due cose: i suddetti doppiati gli fanno perdere 5 secondi, e Bottas, che fino a quel momento era stato molto tranquillo, dovendo fare più di 50 giri con le soft, marca il giro più veloce. Il distacco fra i due crolla da 26 secondi a meno di 21. Il tempo necessario per cambiare le gomme è proprio di 21 secondi, Vettel rientra ma i meccanici sono ancora una volta più lenti del solito, e Seb esce dietro al finlandese. Subito dopo viene richiamato ai box anche Raikkonen, che si ritrova ben distanziato in quarta posizione.

A questo punto della gara si profila una doppietta Mercedes, anche perchè Vettel, nonostante gomme più nuove e più morbide, non riesce a stare vicino a Bottas. Trascorrono i giri, Hamilton è sempre comodamente primo, e il finlandese fa perfettamente ciò che gli è stato chiesto: rallentare le Ferrari. Fino a quando non se le ritrova dietro tutte e due, perchè Raikkonen, girando in aria libera e con gomme nuove, si accoda al compagno di squadra, e assieme a lui bracca il connazionale.

Il quale, in crisi con le gomme posteriori, fatica sempre più a difendersi, ed è poi costretto ad arrendersi quando Vettel lo supera all’esterno dopo il primo tornantino. Il tentativo di resistere è a dir poco patetico, perchè frena all’interno con la macchina metà sullo sporco e l’altra metà sul cordolo, va inevitabilmente lungo e tampona il tedesco, rompendo l’ala anteriore, ma fortunatamente non bucandogli la gomma. E perde anche la posizione su Raikkonen. Pochi giri più tardi, attaccato da Ricciardo per la quarta posizione, commette un altro errore colpendo violentemente la fiancata della Red Bull. Perderà definitivamente la quarta posizione all’ultimo giro, quando gli sarà chiesto al box di restituirla all’australiano.

Il GP finisce con Hamilton primo e Vettel autore dei suoi giri più veloci negli ultimi due, girando 3 secondi più rapido dei tempi che faceva dietro a Bottas. E dimostrando che se il box l’avesse richiamato il giro prima, e non avesse sbagliato il pit, probabilmente avremmo visto un duello di fuoco nel finale fra lui e Hamilton. Ma altrettanto probabilmente non sarebbe riuscito a superarlo.

Dietro i primi 5, con i soliti distacchi siderali, troviamo uno stupefacente Gasly con la Toro Rosso-Honda, il (quasi) sempre presente Magnussen, Alonso, cui la sua scarsissima vettura ha regalato un ottavo posto per il compleanno, Sainz, partito quinto e con ben altre aspirazioni, e Grosjean il cui sedile è sempre più traballante. Williams non pervenuta, così come, è il caso di dire “stranamente”, la Sauber.

E così Hamilton vince la seconda gara di seguito. Non solo, vince la seconda gara consecutiva nella quale non partiva come favorito, e con quella di Baku fanno 3. E questo è il leit motiv di queste prime 12 gare. La Ferrari è stata complessivamente più forte ma nella maggior parte dei gran premi non ha capitalizzato ciò che avrebbe potuto. Mentre la Mercedes ha sempre portato a casa il massimo se non di più. Tranne in Austria, l’unica gara assieme a Barcellona nella quale è sembrata realmente più forte della Ferrari.

Ora ci saranno 4, lunghissime, settimane di stop. Saranno utili alla Mercedes per risolvere i propri problemini e colmare il gap. E alla Ferrari per analizzare i tanti sprechi della prima parte della stagione.

Lo scorso anno le vacanze arrivarono con Vettel in testa al mondiale, dopo una prima parte dove, con una macchina inferiore, erano state sfruttate tutte le occasioni, tranne una, a Baku. Quest’anno è accaduto esattamente il contrario. E opposto potrebbe essere il risultato finale. Questo, almeno, è ciò che sperano i tifosi della rossa. Ma con l’Hamilton visto in queste ultime gare non c’è da stare troppo tranquilli.