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Hamilton e la Mercedes stravincono in Giappone, la Ferrari affonda

Suzuka è una gran bella pista. Una di quelle che esaltano macchine e piloti. Dove i migliori scavano un abisso rispetto agli altri. O lo approfondiscono, se l’abisso c’è già. E gli altri, per cercare di stare loro vicini, commettono errori.

E così vediamo una Ferrari che tenta di qualificarsi con gomme da bagnato quando la pista è asciutta. Col risultato di contrapporre, ad una prima fila Mercedes, un misero nono posto di Vettel, compromettendo fin dal sabato le poche possibilità di ridurre il divario da Hamilton in campionato.

Allo spegnimento dei semafori, Vettel parte a razzo e guadagna 3 posizioni portandosi subito dietro al compagno di squadra. Ad evitare alla Ferrari il team order ci pensa il prode Max Verstappen, che arrivando lungo all’ultima chicane rientra in pista mentre arriva Raikkonen buttandolo fuori pista e facendolo rallentare quanto basta per far passare Vettel. Nel frattempo l’alter ego di Verstappen quanto a simpatia, Kevin Magnussen, si fa tamponare da Leclerc sul rettilineo di partenza, col risultato di bucare una gomma e percorrere un intero giro seminando detriti.

Questo provoca l’uscita della Safety Car, e alla successiva ripartenza si ingaggia il duello fra Verstappen (nel frattempo giustamente penalizzato di 5 secondi) e Vettel. E accade quanto ampiamente prevedibile. Alla frenata della Spoon curve, Vettel vede un varco all’interno, e con un ottimismo che definire eccessivo è un eufemismo si butta all’interno dell’olandese. Il quale, non aspettandosi un attacco, segue la traiettoria ideale chiudendo la curva e urtando il tedesco, che finisce in testacoda nella via di fuga ritrovandosi poi in coda al gruppo, fortunatamente con la macchina non troppo danneggiata.

Raikkonen non riesce ad approfittare dell’urto fra i due davanti a lui, perchè troppo lontano. Le sue gomme supersoft iniziano molto presto a perdere prestazione, e lo costringono a fermarsi forse un po’ anticipatamente rispetto alle previsioni. A Kimi vengono montate gomme medie, l’unico set portato dalla Ferrari e mai provato nel corso delle prove.

Qualche giro dopo anche Verstappen si ferma, scontando i 5 secondi di penalità, e riesce ad uscire davanti a Raikkonen. Qualche giro dopo si ferma anche Ricciardo, in grande rimonta dopo essere partito dalla quindicesima posizione a causa di un’avaria subita in qualifica. E anche lui riesce ad uscire davanti a Kimi, che si ritrova così in quinta posizione ma, quel che è peggio, con una macchina senza prestazione.

La lotta per le prime posizioni finisce virtualmente qui. Vettel riuscirà a rimontare fino alla sesta posizione, ultimo della prima classe e staccatissimo dal compagno Raikkonen, il quale a sua volta rimedia un distacco abissale da Ricciardo. Verstappen si avvicinerà a Bottas senza però riuscire realmente ad impensierirlo, nonostante diversi errori da parte di quest’ultimo, evidentemente in crisi con le gomme.

E così Hamilton porta a casa la quarta gara consecutiva, la sesta in sette gare (e nell’unica che non ha vinto è comunque arrivato secondo), la quinta di fila a Suzuka. Dietro i primi sei troviamo Perez, un sempre ottimo Grosjean, Ocon e Sainz, che negli ultimi giri nega a Gasly e alla Honda l’ultimo punto disponibile.

Ancora notte fonda per McLaren e Williams, e poca soddisfazione pure per la Sauber dopo una qualifica che faceva ben sperare.

L’idea che dà la Ferrari in questo momento (e lo stanno dicendo anche fonti giornalistiche tradizionalmente vicine alla squadra di Maranello) è di essere in grande confusione. E il week-end in Giappone lo ha purtroppo completamente confermato, a partire da una scelta di mescole da portare a dir poco scellerata (come già accadde per Sochi), pur se presa diverse settimane fa, per continuare con la decisione di utilizzare gomme da bagnato in Q3 quando era abbastanza evidente che fosse l’opzione sbagliata, non fosse altro che per il fatto che tutti gli altri stavano decidendo diversamente, per finire con la poca lucidità dei due piloti in gara, entrambi letteralmente fermati, come al solito, da Verstappen, che si sta rivelando un ostacolo ancora maggiore delle due Mercedes, se si fa il conto di quanti problemi ha creato la (gestione della) sua presenza in pista nelle ultime due stagioni.

Nel frattempo la Mercedes ha letteralmente iniziato a volare, dimostrando nelle ultime tre gare un enorme vantaggio, di macchina, di piloti e soprattutto di lucidità. A questo punto c’è il rischio che il mondiale 2018 venga ricordato come il quinto consecutivo di grande supremazia Mercedes, e questo sarebbe un po’ ingeneroso nei confronti di Hamilton, che andrà molto probabilmente a chiudere il discorso già nella sua amata Austin. Perchè la suddetta supremazia, quest’anno, è dovuta a fattori più umani che tecnici, a differenza degli anni scorsi.

P.S. l’intervista di Maurizio Arrivabene a fine gara può essere letta in tanti modi. Come quella di un team principal che tenta di difendere la sua squadra dopo un risultato estremamente deludente, ma anche come quella di chi ha visto un’altra gara. Parlare di risultato positivo quando la pista dice che la Ferrari oggi è stata la terza forza, e quando i due mondiali piloti e costruttori hanno preso ancora una volta la via di Stoccarda, sembra francamente fuori luogo. Ma questa è la cifra della Ferrari, in questo momento, e forse non c’è troppo da stupirsi dei risultati che arrivano di conseguenza. Nonostante una SF71H che anche oggi si è dimostrata, in gara, un’ottima vettura.