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La Mercedes ingrana la quinta, la Ferrari entra nel tunnel

Si dice da sempre che i test invernali sono poco significativi. Certo, nella storia della Formula 1 qualche eccezione c’è stata, ma la regola è quella. E si è confermata nel 2019.
Dopo la prima giornata di test a Barcellona, in febbraio, Vettel ebbe a dire che la macchina rasentava la perfezione. Mentre la Mercedes appariva in difficoltà. Esattamente 3 mesi dopo, sulla stessa pista, la situazione è apparsa totalmente ribaltata. E viene da chiedersi se tutto l’ottimismo che veniva fatto filtrare da Maranello sulla bontà del progetto SF90 fosse giustificato. A fronte del durissimo responso della gara di oggi, si direbbe proprio di no.

La cronaca. Qualifiche a senso unico, con la prima fila monopolizzata dalla Mercedes, con Bottas che ha rifilato 6 decimi ad Hamilton, e Vettel dietro di lui a soli 2 decimi. Ma con 8 decimi pagati solo nell’ultimo settore, quello più lento. Il che spiega buona parte dei problemi della Ferrari, oltre ad indicare che i tanti aggiornamenti, di aerodinamica e di motore, sono serviti a poco o a niente.

Un minaccioso Verstappen riesce a tenersi dietro Leclerc, autore di un altro errore in qualifica dopo quello, grosso, di Baku.

E la minaccia olandese si concretizza, ovviamente, in partenza. Bottas in pole parte male, mentre Hamilton e Vettel scattano benissimo mettendo il finlandese a sandwich alla prima curva. Ma mentre l’inglese si prende la prima posizione, Seb sbaglia la frenata, va lungo ed esce da curva 2 molto lentamente, con Verstappen che lo passa in tromba all’esterno di curva 3. Quel che è peggio è che ostacola pure Leclerc e si ritrova con un flat spot. Decisamente non un grande avvio.

Mentre le Mercedes prendono agevolmente il largo, Vettel in preda alle vibrazioni vede Verstappen allontanarsi e Leclerc avvicinarsi. Al giro 14 arriva l’ordine di farlo passare, e il tedesco chiede in modo insistente di potere cambiare pneumatici, cosa che avviene dopo 6 giri. Il pit-stop però è lento, e il tedesco si ritrova dietro alle due Toro Rosso.

Anche Verstappen rientra per coprirsi dall’undercut, ma rimonta gomme soft e a quel punto è chiaro che la sua strategia prevederà 2 soste. A questo punto, il vantaggio di Hamilton su Bottas è di ben 7 secondi, i tempi sono buoni e le Mercedes allungano il primo stint nella speranza di fare una sosta sola.

Al giro 26 Leclerc, dopo una serie di giri piuttosto lenti, rientra e monta gomme dure, nella speranza di non fermarsi in più, e riesce a non perdere la posizione rispetto al compagno di squadra. Si ferma anche Bottas per montare gomme medie, rimanendo davanti a Verstappen. Al giro successivo anche Hamilton fa la sua sosta, montando pure lui gomme medie.

Al giro 33 Vettel arriva dietro a Leclerc, il quale non ci pensa neanche lontanamente a farlo passare, anche se Sebastian è visibilmente più veloce. Solo dopo qualche giro arriva il team order ma il tedesco può approfittare poco della pista libera davanti, perchè al giro 41 si ferma per la sua seconda sosta montando gomme medie nuove.

2 giri dopo anche Verstappen rientra per montare gomme medie nuove rimanendo tranquillamente davanti al tedesco. Subito dopo si ferma Bottas montando, nel suo caso, gomme soft usate.

Hamilton sembra avere le gomme posteriori in cattivo stato, e a questo punto è chiaro che dovrà, come gli altri tre, fare una seconda sosta. Gli vengono in aiuto Stroll e Norris, che si toccano alla prima curva finendo nella ghiaia. Esce la Safety Car e Lewis può montare in tranquillità gomme soft, anche nel suo caso usate. A questo punto anche Leclerc ne approfitta per montare gomme medie nuove.

La gara riparte con 15 giri da percorrere, le due Mercedes con gomme usate e i 3 inseguitori con gomme nuove. Ma questo non dà loro vantaggio, perchè Hamilton piazza immediatamente il break con un giro super, staccando il compagno di squadra, e, a parte un tentativo di Gasly su Leclerc alla ripartenza, nelle prime posizioni non ci saranno più brividi fino al traguardo.

Un po’ di emozioni le riserva la Formula 1/2, con le 2 Haas, le 2 Toro Rosso e Sainz a combattere per le ultime 4 posizioni nei punti.

La gara finisce quindi con Hamilton davanti a Bottas, per la quinta doppietta Mercedes di fila, un ottimo Verstappen che porta il secondo podio alla Honda, e le due Ferrari. Sesto Gasly, poi Magnussen, Sainz, Kvyat e Grosjean. Fuori dai punti per pochissimo Albon e Ricciardo.

Molto deludenti Renault, Alfa-Sauber, Racing Point e, ovviamente, le Williams, che forse troverebbero una collocazione più adeguata in Formula 2.

Fra due settimane si va nel Principato. E non è una buona notizia per la Ferrari, se è vero che la SF90 paga molto nelle curve lente. Per dirla con il Team Principal, c’è molto da analizzare per capire quale sia il problema di questa macchina. Perchè, per stessa ammissione dei piloti, non lo hanno ancora capito. E, se non troveranno molto in fretta il bandolo della matassa, il mondiale 2019 sarà una lotta fra Hamilton e Bottas. O, più probabilmente, un assolo del primo, destinato a concludersi ben prima della ventunesima gara.

P.S. a chi scrive la stagione 2019 ne ricorda molte altre. Tutte finite con tante vittorie per una squadra inglese motorizzata tedesca, francese o giapponese e zero o poche vittorie per la Ferrari. Alcune iniziate anche con un certo ottimismo. Ma, sempre, finite con qualche ribaltone, riguardante piloti e tecnici. Le domande ora sono due: quante vittorie porterà a casa la Ferrari quest’anno? E poi: accetterà Vettel di fare il sesto anno, magari in attesa delle opportunità date dal cambio di regolamento o dall’abbandono della Mercedes dalla pancia strapiena, o si stancherà anche lui di arrivare sempre secondo (o, meglio, terzo)? 

P.S.2 ovviamente chi scrive ricorda anche quando era la Ferrari ad iniziare la stagione stravincendo, e a finirla allo stesso modo. Era, però, una Ferrari molto lontana da quella attuale. In tutto, anche nei piloti.

Immagine in evidenza dal profilo Twitter @MercedesAMGF1

Mercedes alla quarta, Ferrari alla deriva

I record sono fatti per essere battuti, si dice. E per il 2019 la Mercedes ha deciso di scrivere il proprio nome accanto a diversi di quelli che si leggono sui libri che parlano di F1. Il primo l’ha messo oggi. Quattro doppiette nelle prime quattro gare della stagione. Nessuno ci era mai riuscito. E la cosa drammatica per gli altri, aggiungiamo noi, è che non sono state opera di un solo pilota ma di entrambi, alla pari. Segno inequivocabile della forza della squadra.

E’ una sorpresa? No, perchè è apparso abbastanza evidente, fin dalle dichiarazioni dopo i test di Barcellona, che quelli della Mercedes stessero giocando con gli avversari, parlando di mezzo secondo di svantaggio, e portando, nella seconda sessione, una macchina totalmente diversa. Stavano dando dimostrazione della loro forza accampando, nel contempo, problemi che non avevano. E il gioco si è scoperto a Melbourne dove si è vista la stessa Ferrari delle tre gare successive. Vicina ma non vicinissima, davanti ma non affidabile. E dopo 4 gare solo tre terzi posti. Riportando il tempo indietro di 3 anni.

Il week-end di Baku è stata l’esemplificazione di questo copione. Ferrari sugli scudi nelle libere, con le FP3 chiuse con ben un secondo di vantaggio su tutti gli altri, ed Hamilton a piangere miseria.

E in qualifica la musica cambia. Non deve ingannare il botto di Leclerc, che sembrava avviato ad una sicura pole position. Perchè Seb, con la stessa macchina, la pole non l’ha fatta. E la prima fila è stata tutta Mercedes, con uno straordinario Bottas in pole, e Leclerc stesso relegato alla quinta fila, diventata poi quarta per le penalità altrui.

La solita litania del tipo “i punti si fanno la domenica” mai come in questo caso sembrava applicabile, per le speranze Ferrari, in una pista dove, negli ultimi 2 anni, le sorprese non erano mai mancati. E invece abbiamo assistito ad una straordinaria esibizione di professionalità da parte dei piloti della massima formula, nessuno escluso. Partenza tranquillissima, nessun contatto, nessuna forzatura, nessuno spinto a muro.

Hamilton e Bottas si trovano affiancati alla prima curva e non c’è il minimo accenno di combattimento. Se ne vanno semplicemente via prendendo in pochi giri una decina di secondi su Vettel. Dietro, Leclerc inizia a rimontare, grazie alle gomme medie che funzionano molto meglio di quelle soft montate da tutti gli altri. Al settimo giro è già quinto, e poco dopo quelli davanti a lui iniziano a perdere 2-3 secondi ad ogni tornata e sono costretti a fermarsi ai box. Charles si ritrova in testa alla corsa con un bel vantaggio su tutti gli altri.

La consistenza dei suoi tempi fa pensare ad un clamoroso recupero dell’erroraccio in qualifica e invece no. Bastano pochi giri ai suoi avversari per iniziare a recuperare su di lui 1-1.5 sec. al giro, e l’assenza totale di incidenti con conseguente Safety Car vanifica una strategia che probabilmente faceva conto proprio su questo.

Poco dopo metà gara, il monegasco viene superato dai due Mercedes prima e dal compagno poi, ma, pur in evidente difficoltà, non viene fatto fermare per montare le soft, perchè la squadra sa che non avrebbero completato la gara. E così anche la quarta posizione è persa in favore di Verstappen.

Gli ultimi 10 giri trascorrono con l’unica emozione di una Virtual Safety car dovuta al ritiro di Gasly, rimontato ottimamente fino alla sesta posizione dopo essere partito dai box, e autore di tempi incredibili con gomme medie usate per 40 giri. Hamilton prova ad avvicinarsi a Bottas, ma, pur arrivandogli a tiro DS, non è mai in grado di impensierirlo.

La gara si chiude così con i primi 4 nello stesso identico ordine in cui sono partiti. Dietro Leclerc quinto, e autore del giro più veloce grazie ad un ulteriore pit-stop per montare gomme nuove, un ottimo Perez sempre autore di grandi gare a Baku, poi le due McLaren di Sainz e Norris, che costituiscono ormai presenza fissa in zona punti. Nono Stroll, finalmente accettabile nella pista in cui ha conquistato l’unico podio della sua carriera, e Raikkonen, partito anch’egli dai box, cosa che non gli ha impedito di ottenere il quarto arrivo a punti in quattro gare con la Sauber.

La Red Bull riparte da Baku con il solo quarto posto di Verstappen ma con la conferma che il motore Honda non è più ridicolo in fatto di velocità massima, il che non è poco. Per buona parte della gara anche le due Toro Rosso erano ben posizionate, poi sono scomparse. Gara da dimenticare anche per la Renault, ormai in crisi nera come il suo pilota teoricamente di punta, il buon Daniel Ricciardo, capace di sbagliare clamorosamente una staccata portandosi Kvyat nella via di fuga, e poi di fare retromarcia sulla macchina di quest’ultimo costringendo entrambi al ritiro.

Inesistenti le Haas, mentre le Williams hanno ottenuto quello che potrebbe restare il miglior risultato della stagione, con Russel 14° e Kubica 15°, in un week-end costato una cifra al buon Frank.

Ora si va a Barcellona, e la cosa non è una buona notizia, per la Ferrari. Lo scorso anno, la Mercedes vi ridicolizzò la concorrenza, quest’anno il lavoro è già stato fatto, e c’è solo da sperare che la situazione si inverta, cosa peraltro improbabile, se è vero che la SF90 soffre di una cronica mancanza di carico che nemmeno gli aggiornamenti portati a Baku (i primi dall’inizio del campionato, peraltro) sono riusciti a correggere.

E, se vogliamo parlare di probabilità, dobbiamo accennare al fatto che la storia della Formula 1 dice inequivocabilmente che la squadra che vince le prime 4 gare alla fine della stagione vince il mondiale. E, in questo caso, cadrebbe uno dei record più prestigiosi, quello del numero di titoli piloti consecutivi, che ora è di 5 e appartiene alla Ferrari.

Per non pensarci, possiamo ripeterci all’infinito la frase preferita dai vertici della Ferrari stessa in questo periodo: ci sono ancora N opportunità, dove in questo momento N=17. Peccato che, con l’andare del tempo, N tenderà allo zero, e con lui anche la probabilità di mantenere quel record.

P.S. ciò che si è visto venerdì nelle prime prove libere, e più in generale nel week-end di Baku, è inquietante. Nella categoria dove, per motivi più che validi, si è fatta dell’analisi del rischio un mantra, un tombino si solleva e disintegra il fondo di una monoposto lanciata a 300 km/h, con conseguenze che avrebbero potuto essere ben peggiori. E si viene a sapere che, si suppone per motivi di costi, pare siano stati mandati in pista commissari con poca esperienza (e la cosa si è vista bene nella gara di Formula 2). Con tutti i soldi che girano, non pare il caso di risparmiare su questi aspetti, che, confrontati a tutto il resto, sono a dir poco banali.

Immagine in evidenza dal profilo @MercedesAMGF1

La Mercedes domina (ancora) in Cina, Ferrari (ancora) bocciata

Tre doppiette Mercedes nelle prime 3 gare. Meglio del 2014, quando solo la legge dei grandi numeri impedì alla casa tedesca di vincere tutte le gare. All’epoca erano le prime gare con un nuovo e rivoluzionario regolamento, che le malelingue volevano scritto dalla FIA a 4 mani con la casa tedesca.

Sono passati 5 anni, e siamo ancora qui. Due frecce d’argento vanno via alla partenza e nessuno le raggiunge più. Gli avversari si arrabattano fra team order discutibili e strategie diversificate ma il risultato non cambia. In controtendenza con la battaglia che si era vista nei due anni scorsi, ricordando però che la battaglia stessa è comunque finita a diverse gare dal termine del campionato.

Abbiamo cominciato dalle conclusioni, giusto per ricordare a tutti quelli che continuano a dire frasi del tipo “ogni gara è diversa dall’altra”, “il campionato finisce ad Abu Dhabi”, “la gara è domenica”, che la realtà dei fatti, alla fine, è, se non sempre, quasi, una macchina grigia guidata spesso da un pilota nero che taglia (meritatamente) il traguardo per prima. E così sarà presumibilmente fino alla fine di questa sesta stagione ibrida. Sperando che, dopo, la pancia dei tedeschi sia piena e ci sia, finalmente, spazio anche per gli altri, anche se non se lo meritano.

Tutto ciò premesso, veniamo alla cronaca, anche se c’è poco da dire. Qualifica dominata dalla Mercedes, ma con Bottas davanti ad Hamilton, e alle due Ferrari con Leclerc di poco dietro a Vettel. Red Bull in terza fila con Gasly staccatissimo da Verstappen.

Alla partenza la fila di destra parte decisamente meglio, e Hamilton passa Bottas per involarsi verso la vittoria. Il problema, per la Ferrari, è che Leclerc passa Vettel, e già si presume che qualcosa verrà chiesto al monegasco. Cosa che, dopo qualche timido accenno, avviene perentoriamente al giro 11, quando il tedesco viene fatto passare davanti, ma non dimostra di essere più veloce, e non solo fa scappare Bottas, ma fa pure avvicinare Verstappen. Questa manovra costa 6 secondi a Leclerc, ma, quel che è peggio, lo porta su una strategia differente mirata a disallineare i suoi pit con quelli delle Mercedes per provare a rallentarle.

Strategia della disperazione, che in qualche occasione abbiamo visto fare lo scorso anno anche ai tedeschi, spesso riuscendo perfettamente nell’impresa. Cosa che non succederà oggi per la Ferrari.

Il primo a fermarsi è Verstappen al giro 18, Vettel risponde al giro successivo, esce di poco davanti all’olandese il quale in fondo al lungo rettilineo tenta la stessa manovra di un anno fa, buttandosi all’interno. Fortunatamente Sebastian mantiene la lucidità, lo fa passare incrociando la traiettoria e ripassandolo per tenersi la terza posizione che porterà fino al traguardo. E’, questo, il momento più interessante di un gran premio altrimenti piuttosto noioso.

Le due Mercedes rientrano subito dopo ma il vantaggio che avevano le mantiene saldamente davanti. Leclerc viene invece mantenuto in pista ancora per molti giri, per attuare la strategia sopra descritta.

Non succede null’altro fino alla seconda serie di pit-stop, inaugurata ancora una volta da Verstappen che tenta un undercut su Vettel, ma la Ferrari risponde immediatamente. Questa volta il margine è ampio e il tedesco non corre alcun rischio. Subito dopo la Mercedes fa entrare i propri piloti contemporaneamente, ma al rientro in pista Bottas si ritrova dietro a Leclerc. Il finlandese perde però pochissimo tempo dietro al monegasco, e la strategia Ferrari che mirava a far riavvicinare Vettel non riesce. Con Verstappen a debita distanza da Vettel, ma molto più veloce di Charles, la Ferrari decide di farlo rientrare per tentare una rimonta sull’olandese, contando su gomme più fresche. Ma il distacco accumulato è troppo elevato.

La gara si trascina noiosamente per gli ultimi 10 giri, senza grandi emozioni nemmeno nelle retrovie, e Hamilton mette così il suo sigillo sul gran premio numero 1000, davanti a Bottas, Vettel, Verstappen, Leclerc e ad un inesistente Gasly, autore del giro più veloce solo per avere cambiato le gomme a due giri dalla fine.

La Formula 1/2 viene vinta da Ricciardo, doppiato e finalmente autore di una buona prestazione. Poi il sempre solidissimo Perez, l’altrettanto solido Raikkonen, e l’ancora ottimo debuttante Albon, che ha saputo raddrizzare il week-end dopo il grande botto di ieri.

Fuori dai punti le due Haas, che hanno perso competitività, separate da Stroll che, non sorprendentemente, non riesce a mantenere il livello di prestazione del compagno di squadra. Poi Sainz, con una McLaren non competitiva (anche se comunque penalizzata dal doppio botto iniziale causato da Kvyat), Giovinazzi ancora molto deludente, e le due Williams, che al momento sono le uniche protagoniste della terza categoria.

Fra due settimane si va a Baku, circuito molto discusso caratterizzato da un lunghissimo rettilineo e da una parte misto-lenta molto lunga. Da quello che si è visto in Cina, con una Ferrari veloce sul dritto ma in difficoltà nel misto, la musica non dovrebbe cambiare di tanto. Ma Toto Wolff e Lewis Hamilton dicono che quest’anno i rapporti di forza cambiano ad ogni gara (a loro fa comodo vederla in questo modo), quindi possiamo sperare in una gara combattuta.

P.S. la premessa così “decisa” non pretende di essere “definitiva”, ma è comunque la proiezione futura di ciò che si è visto negli anni recenti. Con un avversario così forte (soprattutto economicamente), determinato ed esperto, o parti molto bene o non lo raggiungi più. 

* immagine in evidenza dal profilo twitter @MercedesAMGF1

Leclerc e la Ferrari dominano in Bahrain, la Mercedes fa doppietta

999 Gran Premi raccontano una storia fatta di grandi illusioni e altrettanto grandi delusioni. Stelle che appaiono ma non riescono a mostrare subito tutto il loro splendore per colpe non loro. Stelle che restano luminose per molto tempo e non sembrano tramontare mai. E Stelle che iniziano lentamente a spegnersi. Se si riaccenderanno non si sa.
Il Bahrain ha raccontato proprio questa metafora. Leclerc, Hamilton, Vettel.

Il primo è arrivato ad un passo dal vincere alla sua seconda gara in Ferrari, dominando imperiosamente con una sicurezza da campione navigato come raramente si è visto in passato da un ragazzo di 21 anni, e mai si era visto in un quasi debuttante alla guida della Ferrari (escluso forse Baghetti, ma andiamo in un’altra epoca).

Il secondo, Hamilton, ha gestito magistralmente una situazione di inferiorità, come era già capitato lo scorso anno, mettendo pressione al diretto avversario nel mondiale.

Il terzo, Vettel, è tale avversario, e ha dimostrato per l’ennesima volta di non essere lucido, vanificando un sicuro secondo posto e, chissà, una possibile vittoria. Girandosi come un debuttante non appena subìto il sorpasso, mentre il compagno si stava involando indisturbato verso quella vittoria che poteva e doveva essere sua.

Fin dal  venerdì la Ferrari ha ritrovato quel mezzo secondo di vantaggio che aveva dimostrato di avere nei test di Barcellona. Dominio totale in FP1, FP2, FP3, Q1, Q2 e Q3. Ci dicono che non accadesse dal 2002. Le Mercedes ad inseguire. E Leclerc a rifilare 3 decimi al compagno tetra-campione del mondo.

La doppietta è praticamente certa, ma alla partenza Charles fa pattinare troppo le gomme, Vettel lo supera e va via, mentre il monegasco si trova a lottare con il coltello fra i denti contro le due Mercedes. Il monegasco non perde la lucidità e gli bastano 5 giri per ristabilire le gerarchie, terminando la rimonta con un sorpasso sul compagno di squadra, che non oppone troppa resistenza. Gli avversari lo rivedranno solo quando il recupero d’energia lo abbandonerà.

Dietro ai primi 4, Sainz con la McLaren-Renault vuole smentire Marko e svernicia Verstappen, ma quest’ultimo ovviamente non gli rende la vita facile e rimedia la rottura dell’ala, vanificando una possibile ottima prestazione.

E proprio Verstappen apre il giro dei pit-stop dopo una decina di giri, seguito a ruota da Bottas, che subisce l’undercut ma poi si riprende la posizione. Stesso destino per Vettel, che perde la posizione su Hamilton, ma Lewis ha montato la gomma soft, e dovrà quindi fermarsi un’altra volta. Ancora peggio, si trova da subito in grossa difficoltà con le gomme posteriori, e Sebastian riesce a superarlo senza grandi difficoltà.

A questo punto il dubbio è se anche le due Ferrari, e Bottas, che sono su gomme medie, si fermeranno una seconda volta. La risposta arriva quando Hamilton si ferma per il suo cambio obbligato. La Ferrari teme l’undercut e fa fermare Vettel, il quale riesce a mantenere la posizione, e subito dopo anche Leclerc, che ha però un vantaggio piuttosto ampio.

Con la gomma gialla Hamilton ritrova competitività, e tenta una prima volta, senza successo, di attaccare Vettel. La manovra gli riesce al giro successivo, e a quel punto il tedesco perde la testa e si gira appena subito il sorpasso. E, per non farsi mancare nulla, nel rettilineo successivo le vibrazioni causate dallo spiattellamento delle gomme fanno collassare la sua ala anteriore. Fortunatamente per lui, riuscirà a rientrare ai box per le riparazioni e terminerà al quinto posto.

Poco dopo, i fantasmi dell’affidabilità evocati da Binotto alla conclusione dei test si manifestano in tutta la loro gravità: il recupero d’energia termica della Ferrari di Leclerc si rompe, e inizia così a perdere 4 secondi al giro, il che significa, con 10 giri da percorrere, rimetterci sicuramente la posizione nei confronti delle due Mercedes. Riuscirà a salvare il terzo posto solo grazie ad una Safety Car uscita a due giri dalla fine per il contemporaneo ritiro delle Renault.

E così una doppietta annunciata della Ferrari finisce con una doppietta Mercedes, con Hamilton a ristabilire le gerarchie sovvertite a Melbourne staccando un Bottas praticamente inesistente. Terzo, come detto, un delusissimo Leclerc, quarto Verstappen attento più che altro a portare a casa l’auto, quinto Vettel e sesto un incredibile Lando Norris, che sembra veramente destinato ad un futuro luminoso. Settimo un pilota che ha 20 anni esatti più di lui ma che è ancora in grado di suonarla ai giovani, Kimi Raikkonen. Ottavo Gasly, che dovrà sicuramente dare qualche spiegazione a Marko, nono Albon, un altro debuttante autore di una notevole prestazione, e decimo l’onnipresente (in zona punti) Perez.

Fuori dai punti, di poco, Giovinazzi, mai in grado di impensierire l’anziano compagno di squadra.

Del disastro Renault abbiamo detto (per intenderci, su 4 macchine motorizzate francesi ne ha finito solo una, mentre le Honda hanno finito tutte e 4, e 3 nei punti) , poca gloria anche per la Haas, con Grosjean ritirato e Magnussen sparito progressivamente dalle zone alte della classifica dopo una buona qualifica.

In un’altra categoria le due Williams, che hanno almeno finito la gara macinando km senza rompere nulla.

Ora si va in Cina, con una Mercedes forte di due doppiette e di un’affidabilità granitica e una Ferrari consapevole di avere la prestazione ma non l’affidabilità stessa. Quello che era un dubbio dopo l’Australia, seccamente smentito dalla Ferrari, è diventato realtà e rischia di trasformarsi in una pesante spada di Damocle per l’intera stagione. Dicono che sia meglio avere una macchina veloce che una macchina affidabilissima ma lenta. Chiedere ad Alonso. Ma quando l’avversario non sbaglia un colpo da ormai sei stagioni, il risultato finale non cambia molto, se la soluzione non è rapida.

P.S.
Una frase pronunciata da Leclerc nell’intervista dopo la gara è risuonata per lo meno strana: “probabilmente avremmo avuto problemi di carburante”. Volendo pensare male, si potrebbe dire che la Ferrari abbia fatto tirare al massimo Leclerc un po’ per dimostrare che la macchina c’è, un po’ per vedere fin dove poteva arrivare con la prestazione, a costo di rischiare problemi di affidabilità e/o di consumo. E questo spiegherebbe anche la prestazione molto superiore del monegasco rispetto al compagno di squadra. Se fosse così, non sarebbe stato del tutto sbagliato. Ma questa è solo un’ipotesi di chi scrive.

Foto dal profilo Twitter @ScuderiaFerrari

Bottas domina a Melbourne, Ferrari bocciata

Sorprese e conferme. Questo è ciò che ci si aspetta dalla prima gara della stagione, in particolare da quando i test sono stati limitati in modo assurdo.
E, dopo la prima gara, a caldo, di sorprese e di conferme ne possiamo contare parecchie. Non tutte positive. Specialmente per la Ferrari.

Per la quale, Ferrari, segnali inquietanti erano già arrivati venerdì e sabato, con una Mercedes stranamente (per loro) in palla mentre loro erano, altrettanto stranamente, in difficoltà, con piloti ed ingegneri apparentemente incapaci di trovare una motivazione valida al fatto che dal mezzo secondo di vantaggio ipotizzabile dopo i test di Barcellona, ci si è ritrovati a fine qualifica con 0.7 sec. di svantaggio.

Sesta pole di fila per Hamilton, ma la prima posizione in Australia per Lewis non è sempre buon segno, e infatti alla partenza il suo compagno scatta come un razzo mentre lui fa pattinare le gomme, insediandosi in una seconda posizione che manterrà fino alla fine, e non sarà solo una questione di start sbagliato.

Subito dietro, l’avvio lento di Hamilton, e di conseguenza di Vettel dietro di lui, favorisce Leclerc, il quale si ritrova a fare curva 2 completamente sul cordolo per evitare di urtarsi con il compagno di squadra che aveva nel frattempo affiancato, perdendo così la quarta posizione a favore di Verstappen.

Nel frattempo, Ricciardo rovina la sua prima gara in Renault distruggendo l’ala anteriore con un passaggio sull’erba (si ritirerà poco dopo).

I prime 5 si distanziano rapidamente dagli altri e fra di loro, facendoci capire che non assisteremo ad una gara molto divertente. In più, all’ottavo giro Leclerc commette un errore alla prima curva perdendo diversi secondi da Verstappen e condannandosi ad una gara praticamente in solitaria.

Il suo compagno di squadra non sembra avere un buon passo, così la Ferrari gioca con la strategia facendo rientrare Vettel dieci giri prima di quanto consigliato dalla Pirelli, per montare le gomme a mescola media. La Mercedes non si fida, e, in deroga alla regola che vuole che il pilota in testa entri per primo, protegge Lewis dal possibile (ancorchè improbabile) undercut facendolo rientrare il giro successivo, nella manifesta perplessità del pilota, espressa successivamente in un team radio.

Questa scelta condannerà di fatto Hamilton al secondo posto, perchè Bottas con gomme soft continuerà a girare con tempi migliori del compagno per diversi giri, aumentando il vantaggio. Il suo pit-stop, come quello di Verstappen, arriverà a metà gara, e se per il finlandese questo non cambierà molto le cose, all’olandese consentirà di raggiungere Vettel e di superarlo pochi giri dopo il suo rientro in pista, portando la Honda al suo primo podio da quando, 4 anni fa, è ritornata in Formula 1.

Max proverà anche, negli ultimi giri, ad attaccare Hamilton, senza però arrivare mai ad impensierirlo. Dietro di loro, Vettel esprime la sua frustrazione con un laconico team radio in cui chiede ad Adami “perchè vado così piano”, ricevendo un altrettanto laconico “non lo sappiamo”. Negli ultimi giri Leclerc lo raggiunge ma il team preferisce congelare le posizioni.

L’ordine d’arrivo vede quindi l’ormai ex-maggiordomo Bottas nettamente davanti ad Hamilton, con anche il punto del giro più veloce al suo attivo, Verstappen terzo molto vicino a Lewis e le due Ferrari vicine fra loro ma ad oltre 50 secondi. Un distacco impensabile alla vigilia.

Dietro di loro Magnussen con la Haas chiude in sesta posizione, confermando che la squadra americana resta saldamente la quarta forza del mondiale, e, forse, si è un po’ avvicinata ai primi. Lo segue un trenino di 5 macchine formato da Hulkenberg, Raikkonen, Stroll, Kvyat e Gasly, quest’ultimo primo di chi non prende punti pagando un errore strategico in qualifica.

Pessima gara per tutti i debuttanti o quasi debuttanti, con il solo Norris appena decente che, dopo un’ottima qualifica, riesce a chiudere al dodicesimo posto, mentre il suo compagno Sainz paga l’inaffidabilità del motore Renault ritirandosi fra fumo e fiamme. Non classificabili Albon e Giovinazzi, soprattutto se si confronta la loro gara con quella dei compagni arrivati e punti. Delle due Williams fa quasi male parlare, tanto grande è la situazione di difficoltà in cui si trovano. Peccato perchè il rientro di Kubica è una cosa talmente grande, dal punto di vista umano e sportivo, che avrebbe meritato di essere coronato da una prestazione almeno discreta, ma siamo ben lontani da questo.

Ora si va in Bahrain. Pista completamente diversa, si dice. Per la Ferrari c’è tanto su cui riflettere, probabilmente molto di più di quello che si aspettavano. Se è vera la teoria del motore depotenziato per problemi di affidabilità (e tutto farebbe pensare a questo, a partire dal fatto che si è sentito parlare di problemi di gomme, ma a fronte di un bilanciamento che veniva definito buono, il che è un po’ strano), recuperare potrebbe essere molto complicato. Il come sapranno reagire dimostrerà, più della prestazione stessa, quanta possibilità hanno di lottare per questo mondiale 2019 impedendo alla Mercedes di battere il loro stesso record di 5 mondiali di fila, nel glorioso periodo 2000-2004. Che è quello a cui i tedeschi puntano.

P.S.
Le modifiche regolamentari all’aerodinamica, volte a favorire una competizione con macchine più vicine, ha avuto l’effetto di creare tanti trenini, ma di sorpassi se ne sono visti molto pochi, perchè il vero problema sono gli spazi di frenata ridottissimi, che permettono attacchi solo quando c’è grande differenza di prestazione. Quest’anno però la Pirelli ha finalmente portato gomme molto più stabili, e queste differenze non ci sono più. Capita così che un Giovinazzi con gomme vecchissime (e macchina danneggiata) si tenga dietro per molti giri 3-4 avversari dotati di pneumatici nuovi. Probabilmente Melbourne non è il circuito giusto per giudicare questa soluzione, anche in questo caso già dal Bahrain capiremo se quest’anno assisteremo o meno a gare più combattute. Almeno per le posizioni di rincalzo.

P.S. 2
C’è un inquietante parallelismo fra i 5 anni di Alonso in Ferrari e i 4 e un po’ di Vettel. Entrambi arrivati come i salvatori della patria dopo una pessima stagione. Entrambi vincenti quasi subito, a confermare questo status. Entrambi, all’inizio, grandi uomini squadra. Entrambi, al quarto anno, dopo due mondiali persi per poco (o quasi) iniziano a dare segni di cedimento lasciandosi andare a strane dichiarazioni, anche per radio. Entrambi all’inizio della quinta stagione si sono trovati con un’auto ben lontana dai primi. E’ sperabile che quello di oggi sia stato solo un episodio, come vanno tutti ripetendo, altrimenti, a parere di chi scrive, l’esito dell’avventura Ferrari di Seb sarà lo stesso di quello di Nando. Meglio dirlo subito, a scanso di equivoci.

 

* Immagine dal profilo twitter @ValtteriBottas