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STEFAN BELLOF- THE RINGMEISTER

Non esiste curva dove non si possa sorpassare (Ayrton Senna).
Stefan lo sapeva benissimo quando scelse la curva delle curve a Spa per fare quel sorpasso……
Ogni curva ha una traiettoria ideale, quella più veloce, una sola. Ma la si può percorrere in tanti modi, con LINEE diverse che talvolta si incrociano. Il buon esito degli incroci dipende sempre dallo SPAZIO e dal TEMPO in cui si verificano. E le traiettorie delle curve somigliano in maniera impressionante alle linee della vita degli uomini e dei piloti, quando esse si incrociano più volte nello spazio e nel tempo della loro esistenza.
Le linee perfette, quelle che il biondino tedesco si mise in testa di disegnare il 28 maggio 1983.

immagine tratta dal sito grahama.net

Durante le qualifiche della 1000 Km del Nurburgring sul tracciato della Nordschleife appare il TEMPO: 6’11”13…… Al box non sembrano crederci visto il distacco impensabile dalle altre auto. Quel giorno Stefan era a bordo di una Porsche 956 dello squadrone ufficiale Rothmans schierato nel mondiale Endurance.
Quando scese dall’auto non era soddisfatto perché credeva si potesse far meglio e avrebbe voluto riprovarci ma il suo box lo trattenne. Chi meglio di lui che aveva vissuto il suo giro dall’interno della Porsche poteva dire che il tempo si sarebbe potuto migliorare? Nessuno, solo lui. Ma forse non si rendeva conto che si era già impadronito di un record che sarebbe durato per sempre, che aveva già riscritto la storia sul tracciato più difficile mai disegnato sulla Terra. Forse non si rendeva conto che si era già impadronito dello scettro del Ring che sarebbe rimasto per sempre nelle sue mani…o molto più semplicemente non gli bastava…
Il giorno dopo il suo show continuò sull’asfalto bagnato della partenza della corsa, con altre curve ed altre linee. Stefan stava dominando la gara facendo una differenza abissale nei suoi turni di guida rispetto al suo compagno di auto Bell, ma anche rispetto all’equipaggio della vettura gemella che vedeva a bordo Mass e il belga Jackie Ickx, ovvero quello che fino al giorno prima era considerato il Re del Nurburgring dall’alto delle sue vittorie. La gara era ampiamente sotto controllo quando smise di piovere e l’asfalto si asciugò.. sarebbe bastato controllare, prendersela comoda e arrivare serenamente al traguardo. Ma tutto questo non bastava a Stefan: lui non voleva la vittoria, lui voleva battere il suo record dominando ancora una volta il Ring e la sua intera foresta. E aveva ragione, perché d’improvviso al primo intertempo di un giro qualunque il box si accorse che Stefan stava facendo esattamente l’opposto rispetto al cartello “slow” che gli era stato esposto dal muretto: Stefan era sotto il suo tempo del giorno prima…aveva ragione lui…
Se è vero che capisco qualcosa della testa dei piloti quel giorno lui avrebbe voluto abbattere il muro dei sei minuti, l’ho sempre pensato. Ma il Ring è tutto un insidia, tutto un imprevisto che si ribella nel momento stesso in cui non si sente rispettato… E il biondino tedesco lo stava dominando ancora una volta. Il dosso della Sprunghugel era in agguato per farlo volare e atterrare malamente sbriciolando la sua 956 tra le lame dei suoi guard-rail. Gara buttata e vittoria regalata nelle mani di Ickx e Mass. La leggenda narra che tornò ai box a piedi da solo chiuso nei suoi pensieri attraverso il bosco. Ma ormai il Ring era conquistato e lui era già diventato il RINGMEISTER. Nonostante la gara vinta, Ickx comprese che lo scettro gli era stato strappato dalle mani da un ragazzino irriverente dotato di una classe sopraffina e di un coraggio fuori dal comune, da un ragazzino che nel box ascoltava in silenzio i consigli degli ingegneri salvo poi salire in macchina facendo l’unica cosa che sapeva fare, ovvero dare del gas meglio di chiunque altro..

immagine tratta dal sito motorsport.com

Linee della vita che si incrociano.
3 giugno 1984 Gran Premio Di Monaco di Formula Uno.
Jackie Ickx (pilota Porsche) è il direttore di corsa della famosa gara fermata al trentunesimo giro..Vince Prost su McLaren Tag-Porsche davanti ad un Senna che si sente derubato della vittoria e che segna l’inizio di una delle più celebri rivalità della storia della Formula Uno. E questo lo sanno anche i muri…ma solo gli appassionati sanno che dietro a questi due un tale tedeschino biondo stava rimontando ad un ritmo ancora migliore rispetto a quello di Senna. Il cronologico dei tempi mostrava che Stefan avrebbe potuto raggiungere il brasiliano entro fine gara se la stessa non fosse stata fermata. Ce l’avrebbe fatta a sorpassare Ayrton? Una domanda alla quale non avremo risposta mai perché Ickx decise di fermare la corsa ed anche quella rimonta privandoci dello spettacolo che sull’acqua stava mandando in mondovisione il tedeschino terribile. Poco importa la polemica sull’irregolarità della Tyrrell. Quei pochi chilogrammi in meno erano del tutto inifluenti su una corsa bagnata e soprattutto alla luce della differenza che Stefan aveva messo in mostra rispetto a chiunque altro…. Ickx e Bellof…ancora una volta un incrocio di linee….

immagine tratta dal sito motorsportretro.com

Arriviamo al 1 settembre 1985 sul circuito di Spa-Francorchamps. Altro circuito non banale, dove le linee e le traiettorie diventano poesia, dove i boschi circondano il circuito come al Ring, dove un pilota è in grado di mostrare tutto il suo talento e la sua classe.

immagine tratta dal sito f1sport.com

Stefan non è più nel team ufficiale Porsche nonostante abbia vinto il mondiale 1984. Corre per Brun che mette in pista sempre una Porsche ma dell’anno precedente confronto alla nuova 962 ufficiale su cui siede sempre lui….Jackie Ickx…
Il belga è in testa alla gara ma Stefan da dietro risale fregandosene altamente di essere alla guida di un mezzo inferiore: Il belga è un pilota navigato, con oltre vent’anni di carriera alle spalle e sa benissimo che non potrà mai contenere quella furia della natura che presto o tardi si scatenerà su di lui tentando il sorpasso…gli resta solo da capire dove e quando quel sorpasso avverrà, perché è palesemente inevitabile e lui nulla potrà. Infatti Stefan agguanta la 962 di Ickx al tornantino della Source, gli si butta in scia e prima dell’Eau Rouge ne esce affiancando il belga che non ci sta e non gli lascia ne lo SPAZIO e ne il TEMPO lanciando Stefan contro le protezioni ad oltre 200 all’ora per il suo ultimo respiro……..
Finisce il film della vita del biondino che era già entrato nei cuori della gente per il suo modo di guidare e di essere, lasciandoci orfani di un Campione che avrebbe deliziato gli occhi di tutto il mondo, lasciandoci nel cuore il pensiero di ciò che sarebbe potuto essere e che non è stato. Le linee delle curve e della vita di Stefan e di Ickx si incrociarono per l’ultima volta ed ancora una volta fu Stefan a pagare il conto.
Ickx-Mass … Su quella Porsche viaggiavano entrambi i piloti le cui linee sull’asfalto incrociarono quelle dei miei eroi giovanili Gilles e Stefan nell’ultimo istante delle loro esistenze, quando i due non avevano ancora finito di tracciare quelle della propria vita sportiva e non.

Oggi sono 34 anni da quel giorno caro Stefan, ma il ricordo dei tuoi tifosi è ancora vivo, perché la linea della tua vita ha incrociato le nostre, perché il tuo TEMPO resterà per sempre nella storia di questo sport spesso crudele e perchè il tuo SPAZIO resterà solo tuo nel cuore dei tuoi tifosi.
Ciao Stefan, ovunque tu sia…

Immagine in evidenza tratta dal dal sito theracemode.com

Salvatore Valerioti

2+

24H LE MANS VIRTUAL

I motori reali stanno tornando a rombare, gare e campionati a breve inizieranno questa particolarissima stagione fatta di rinvii, cancellazioni, double header e tour de force mai sperimentati. Finalmente dopo circa 4 mesi di chiusura totale si torna a respirare una “quasi” normalità anche nel Motorsport, in cui comunque il Covid-19 ha sicuramente lasciato un segno indelebile e nel futuro si vedranno gli effetti anche a lungo termine. In questo periodo l’unica possibilità per “simulare” le gare è stata appunto grazie all’utilizzo massiccio dei simulatori, sia da parte degli abituali sim-racer, sia per i veri piloti che si sono voluti mettere in gioco nelle sfide virtuali. Praticamente ogni serie mondiale ah organizzato campionati e gare su diverse piattaforme, tanto da intasare letteralmente ogni week-end con eventi multipli da seguire uno via l’altro. Questa pandemia ha dato l’occasione unica al mondo virtuale di farsi vedere ed apprezzare per la sua estrema versatilità e profondità di scelta, infatti si può correre praticamente sempre e con tutto ciò che si vuole.

La “stagione” virtuale culmina con un gran finale degno di questo nome; la 24 Ore di Le Mans Virtual infatti è stata pensata per essere un evento di grande portata, sicuramente senza precedenti nel mondo virtuale. Pensandoci bene questa gara sarà l’occasione più unica che rara di apprezzare un parco piloti estremamente vario, dai campioni e le star della F1 ai più talentuosi sim-racer passando dai veri piloti del campionato Endurance che l’hanno fatta per davvero la 24 Ore. Avremo l’occasione di vedere gente come Alonso, Verstappen, Button, Leclerc, Barrichello, Montoya, Massa, Norris e tanti altri finalmente nella stessa competizione, seppur in due categorie differenti.

Vediamo come si compone la griglia. Sulla piattaforma scelta (RFactor2) sono ammesse in totale 50 vetture, divise fra LMP2 (Oreca 07) e GTE di cui è possibile scegliere fra Porsche, Ferrari, Aston Martin e Corvette. Ogni equipaggio deve schierare 4 piloti, di cui almeno 2 professionisti e gli altri in molti casi sono esperti sim-racer. Il tempo minimo di guida è di 4 ore a pilota e il massimo è di 7 ore, per cui bisogna bilanciare bene gli stint, specialmente facendo attenzione alla fase notturna che potrebbe essere più problematica per alcuni piloti in questo gioco. I vari team potranno modificare ed affinare il proprio setup da usare in gara, e le GTE anche se sono diverse sono bilanciate nelle prestazioni teoriche, per cui verrà premiato chi saprà fare il setup migliore e chi sarà più abile e costante nell’arco delle 24 ore. Per quanto riguarda le caratteristiche ambientali è ovviamente implementata la transizione giorno-notte in modo realistico, meteo random e vetture danneggiabili con possibili veloci riparazioni ai box.

Il richiamo di questo evento è riuscito a coinvolgere molti team realmente partecipanti al campionato WEC, come Rebellion e altri nomi conosciuti in LMP2. Addirittura la Toyota è presente con ben 3 vetture, nonostante non siano le consuete TS050 Hybrid, ma solo delle Oreca LMP2 con una livrea a replicare fedelmente i colori delle vere LMP1 ibride della casa giapponese. In classe GTE la presenza di costruttori e team ufficiali è ancor più massiccia, infatti sono schierate le quattro Porsche 911 RSR ufficiali, tre Ferrari 488 GTE, 3 Aston Martin Vantage e le due Corvette. Tutti questi team presentano almeno un pilota ufficiale per ogni vettura e hanno anche degli ingegneri dedicati al setup e alla comunicazione con i piloti, avvicinando questa gara più alla realtà che ad un “gioco”.

L’ACO ha deciso di trasmettere più diffusamente possibile questo evento, per cui sarà visibile integralmente sul canale YouTube della 24 Ore di Le Mans. In Italia è anche possibile seguire la diretta su Sky Sport F1, dove Vanzini e Bobbi saranno al commento della gara e promettono molto intrattenimento con gli spettatori e interviste ai piloti durante le ore di riposo dalla guida.

Quindi sembra che ci siano tutti gli ingredienti per un bellissimo week end di divertimento, di sicuro sarà un’occasione unica e non si ripeterà più. Le qualifiche saranno venerdì sera in sessioni sprint da 20 minuti, mentre il via sarà come da tradizione vera alle 15.00 di sabato.

 

SPOTTER GUIDE

 

ENTRY LIST

https://24virtual.lemansesports.com/upload/24H_Le_Mans_virtual_provisional_team_entry_list.pdf

Buona 24 Ore virtuale!!

Aury

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WEC: C’E’ UN FUTURO?

La 6 Ore di Austin di fine Febbraio ha visto la presenza di tre LMP1, con la sola Rebellion a contrastare le Toyota. L’improvvisa rinuncia della Ginetta alla trasferta americana ha portato il minimo storico di vetture in classe regina da quando esiste il campionato. In prospettiva futura le cose non promettono certo una ripresa in tempi brevi, infatti è recentissimo il clamoroso “stop” al programma Valkyrie Hypercar da parte di Aston Martin. La casa britannica non versa certo in buone acque in ambito finanziario, visto che la quotazione in borsa ha quasi sempre perso valore dall’ingresso a fine 2018. C’è chi dice che sia proprio questa la maggiore causa per l’accantonamento del programma; altra possibilità è l’imminente ingresso in F1 (come brand) rilevando la Racing Point sfruttando i capitali investiti dal miliardario Stroll, questa novità potrebbe aver sicuramente modificato i piani a medio-lungo termine della casa di Gaydon. David King (presidente di Aston Martin Racing) ha detto che in verità il programma è stato messo “on hold” dopo l’annuncio sulla convergenza proposta da IMSA e ACO in merito alle nuove LMDh e le Hypercar del WEC. Il fatto è che non è ancora stato confermato effettivamente se le Hypercar possano effettivamente nei circuiti IMSA, mentre quello che è certo è che le LMDh potranno gareggiare a Le Mans dal 2021. Qualunque sia la reale motivazione, Aston Martin si è tirata fuori dalla classe Hypercar, lasciando di fatto la solita Toyota e forse la Glickenhaus per la stagione di debutto, in attesa del ritorno di Peugeot nel 2021. La stagione che doveva essere di rilancio si prospetta quindi un’altra lunga annata di transizione.

La formula LMDh proposta dall’IMSA sembra interessare di più rispetto alle Hypercar. In particolare i costi per sostenere un programma del genere sono molto bassi, dato il telaio di partenza stile LMP2 e quindi DPì. Il ristretto budget necessario è proprio la ragione principale per cui molte case stanno facendo le dovute analisi, tra cui McLaren, Ford, Lamborghini, Porsche e Ferrari. Il budget per la LMDh è praticamente equivalente a quello speso nel WEC dai team in GTE Pro, per cui il pensiero di usare diversamente le risorse è in fase di valutazione. Per esempio alla Ferrari interesserebbe correre per le vittorie assolute, ma è in disaccordo sul alcuni punti della formula, su tutti l’adozione di telai standard.

Se la formula LMDh dovesse veramente decollare, la GTE Pro probabilmente rischierebbe di perdere i suoi costruttori, già scesi a 3 dopo l’addio di Ford e BMW. Tanto dipenderà anche dall’ACO che negli ultimi anni ha cercato di elevare sempre di più la GTE Pro, sia dal punto di vista tecnico che da quello sportivo con l’istituzione del Campionato Mondiale, nella speranza di invogliare altre case ad entrare. In caso di fine del “ciclo” GTE, l’unica chance per l’ACO sarebbe di ammettere delle GT3 “ufficiali” o supportate ufficialmente e a quel punto ci sarebbe davvero la fila per partecipare creando un problema opposto a quello odierno.

Le classi abbastanza tranquille negli anni a venire sono LMP2 e GTE Am, dove in pratica comanda il denaro che si è disposti a spendere, che sia del gentleman driver, del titolare del Team o del main sponsor. Fin quando ci sarà ancora passione per le corse nella gente comune di tutti i giorni, qualche team correrà in queste categorie. Molte volte i programmi che vediamo nel WEC sono la realizzazione di un sogno raggiunta attraverso enormi sacrifici.

Pochi giorni fa l’ACO ha pubblicato la lista di partecipanti ammessi alla prossima 24 Ore di Le Mans in Giugno. Sarà un’edizione se non storica molto importante per tanti motivi: in primis sarà la conclusione dell’era LMP1 dopo quasi 20 anni di classe di riferimento per ACO. Bisognerà vedere cosa porterà la nuova formula Hypercar, sulla carta molto allettante perché basata su hypercar di produzione e con un budget economico rispetto ad ora. La grande news è il ritorno del “Garage 56” riservato a progetti speciali. Questa volta ci sarà un equipaggio completamente disabile al volante di un’Oreca LMP2, fra cui il quadri-amputato Sausset che corse già nel 2016. Questa è la dimostrazione che tutto è veramente possibile. Un altro fatto senza precedenti è che correranno ben tre equipaggi tutti al femminile, uno in LMP2 e due in GTE Am, con le più brave pilotesse nel panorama mondiale come Sophia Floersch, Rahel Frey, Christina Nielsen, Katherine Legge e Tatiana Calderon. Tutto ciò dimostra la crescente presenza femminile a livelli sempre più alti del Motorsport.

 

IL WEC NEGLI STATES

A fine Febbraio il WEC ha corso ad Austin, che ha sostituito quasi all’ultimo momento la tappa di Interlagos, con sole 3 LMP1 come già anticipato. A causa dei pesanti handicap imposti alle due Toyota TS050 Hybrid la Rebellion di B.Senna, Nato e Menezes ha avuto vita fin troppo semplice dominando la gara fin dall’inizio. Davvero poco da dire in LMP1 e purtroppo la gestione degli handicap sta superando il limite, dato che spesso le Toyota hanno top speed pari o inferiori alle GTE più veloci. Come sempre invece grande battaglia in LMP2 e GTE Am, dove il duello fra le due Aston ha visto prevalere per la vittoria il team TF Sport contro la squadra ufficiale AMR.

La vera gara ormai è quella in GTE Pro in cui il livello è altissimo e le tre Case sono tutte vicinissime tra loro. Continua in terra americana il momento d’oro dell’Aston Martin e del Dane Train Thiim-Sorensen alla loro terza vittoria su 5 gare stagionali, e a Shanghai stavano ancora una volta dominando prima della foratura. Qui ad Austin sembrava concretizzarsi una doppietta inglese, ma negli ultimi due stint Alex Lynn sulla #97 ha dovuto cedere il podio alla Porsche di Christensen e alla Ferrari #51, che tra le altre cose ha riconquistato in tribunale la vittoria ottenuta a Shanghai e si rilancia così in campionato. In classifica ormai valgono già più di una vittoria i punti di vantaggio del Dane Train su Pierguidi-Calado in seconda posizione; ora però arriveranno le gare più prestigiose e remunerative, come Sebring e appunto il gran finale di Le Mans.

Proprio il celebre “airfield” della Florida accoglierà il WEC fra i suoi famosissimi Bumps massacranti per piloti e macchine. La gara sarà addirittura il 20 Marzo (Venerdì) a causa del doppio evento che comprende anche la classica 12 Ore di Sebring riservata al campionato IMSA.

Ci vediamo a Sebring!!

 

Aury

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WEC 4 HOURS OF SHANGHAI 2019

Terzo round del campionato sulla pista cinese che è sempre stata presente in calendario. Il WEC introduce per la seconda volta il nuovo format corto da 4 ore, rendendo ancora più sprint la competizione. Dopo la facile doppietta in casa da parte delle Toyota il “success handicap” introdotto dalla federazione ha rallentato le TS050 di 2,7 sec al giro “teorici” agendo su fuel flow e peso minimo. Questa strada scelta dal WEC per livellare le prestazioni sembra troppo macchinosa e non pare essere risolutiva come si è visto al Fuji, dove le LMP1 private non hanno potuto nulla contro le vetture giapponesi. In Cina gli aggiustamenti sono molto più penalizzanti per la Toyota ed effettivamente almeno la Rebellion R13 potrebbe giocarsela più sul giro secco che nell’arco di 4 ore; mentre le Ginetta oggettivamente sono ancora molto acerbe e gestite da un team abbastanza inesperto nelle gare WEC. Probabilmente le TS050 faranno un po’ fatica sul lungo rettilineo ma poi in gara, soprattutto nei doppiaggi, avranno il solito vantaggio di accelerazione grazie al loro ibrido. Sarà più difficile sicuramente la gara, ma è difficile immaginare una vittoria dei privati, a meno di imprevisti.

In classe LMP2 c’è sempre una gran lotta tra tutti i team dotati dell’Oreca, che stanno imparando a conoscere sempre meglio. Sta crescendo anche la Goodyear, che comunque aveva l’esperienza Dunlop, visto che la vettura dell’High Class Racing ha concluso con un secondo posto al Fuji, poi squalificata per irregolarità tecnica. La grande rivelazione della stagione è rappresentata dal Racing Team Netherland che al Fuji è riuscito addirittura a vincere con una gara strepitosa, soprattutto da parte del neo campione F2 De Vries e ad un eccellente lavoro di Van Eerd, primo pilota Bronze a vincere una gara in LMP2. Purtroppo la Cetilar paga il fatto di correre con Dallara che non è ancora a livello dell’Oreca 07, su cui tutti gli altri team si sono orientati. Anche qui a Shanghai ci aspettiamo una gara combattutissima fino alle ultime battute.

L’attenzione gara dopo gara si sposta sempre più sulla classe GTE-Pro, che nonostante l’uscita di scena di Ford e BMW, offre sempre gare tiratissime e difficili da prevedere, e non è solo il BOP…perché ormai è da qualche tempo che non si cambia e tutte e tre le macchine hanno trovato un ritmo simile, anche la nuova Porsche. Le prime due gare sono state molto incerte, con un risultato a sorpresa a Silverstone e più in linea al Fuji, dove però c’è stato il tracollo Ferrari in gara. A Shanghai un anno fa, in una gara funestata dalla pioggia, ci fu la prima vittoria della nuova Aston Martin Vantage AMR; il tracciato cinese sembra portare bene alle vetture britanniche visto che nel 2012 vi firmarono la loro prima vittoria nel WEC. Quest’anno le Aston puntano decisamente al bersaglio grosso, provando a chiudere la tournee asiatica con la doppietta. Ormai la Vantage si è pienamente adattata e sviluppata in sinergia con le Michelin, garantendo una tenuta sulla distanza che l’anno scorso era semplicemente impossibile. Le Ferrari di AF Corse devono iniziare a portare a casa i podi e vittorie, dopo essere stati sfortunati a Silverstone e chiaramente sottotono al Fuji. Chi l’avrebbe detto dopo la qualifica di Silverstone che nelle prime due gare le vetture del Cavallino avrebbero fatto zero podi? Infine c’è la Porsche, che sa di aver ancora un bel margine di sviluppo da trovare, e comunque è a tratti molto consistente e può contare su uno dei team più preparati di sempre nell’endurance. Vediamo chi la spunterà.

In GTE Am la tappa giapponese ha visto la fantastica vittoria del TF Sport, che ha preso subito la leadership grazie allo stint di Yoluc. Quest’anno a causa del success ballast ripetersi costantemente a podio non è più così semplice, per cui ci si aspettano grandi performance dalle Porsche, che sono le meno penalizzate a livello di peso.

 

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LIVE TIMING: https://www.fiawec.com/en/live

ORARI

Qualifiche: Sabato 9 Novembre h. 7.00

Gara: Domenica 10 Novembre h. 5.00

Questa volta su Eurosport 1 ci sarà la diretta integrale ed è veramente un bel plus che non costringe i fan ad iscriversi a Motorsport TV per vedere la gara. Che dire…speriamo in qualche novità là in alto e in una battaglia come sempre in GT.

Aury

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NURBURGRING, L’INFERNO VERDE by REPARTO CORSE

L’articolo nasce da una collaborazione con i ragazzi di REPARTO CORSE (Max Gagliano) , dopo aver emozionato il redattore Davide_QV, rimasto incantato dalla bella narrazione storica sul tracciato tanto amato del NURBURGRING.

Buona lettura;

Un inferno dove i demoni li aspettavano dietro a ogni curva, un teatro tetro e oscuro dove il senso di sopravvivenza sollevava il piede dei vigliacchi ed esaltava coloro che amavano avvicinarsi alla morte, per guardarla negli occhi con il piacere intenso di sfuggire alla sciabolata fatale.

Questo era il Nurburgring, la pista più perversa che la mente umana potesse concepire, la quale con i suoi 22 km e 176 curve ha lasciato cicatrici, a livello epidermico e non, a coloro che si sono trovati davanti a questa montagna gigantesca.
A pensarci bene il Nurburgring, inteso come opera, ha rappresentato fin dal suo concepimento il perfetto manifesto della grande Germania assetata perennemente di delirio di onnipotenza. Per questo e per altro, quando posarono la prima pietra nel 1925, il ‘Ring’ doveva rappresentare il banco di prova più estremo per le portentose macchine teutoniche come Mercedes e Auto Union. Così facendo, una volta inaugurata la pista due anni dopo, i tedeschi collaudavano i loro mezzi, sicuri del fatto che una volta passato l ‘ esame dell ‘ anello terribile, i loro bolidi sarebbero stati pronti a dominare ovunque.

Intanto però il secondo conflitto mondiale lasciò il segno anche sulla pista più famosa al mondo.
Gli alleati utilizzarono il circuito con i loro portentosi carrarmati, distruggendo la sede stradale che fu completamente rifatta dopo la fine del conflitto.

Da lì in poi il Ring avrebbe scritto sulle sue pagine bianche tutte da riempire, alcuni tra i racconti più belli e drammatici dell ‘ automobilismo come la pazzesca rimonta di Juan Manuel Fangio nel 1957,il quale decise di partire con gomme morbide e serbatoi mezzi vuoti per dividere la gara in due parti. Fangio quando si fermò ai box dovette però assistere a una performance disastrosa dei suoi meccanici che lo fecero ripartire terzo a più di un minuto dal leader.
Da lì il portentoso asso argentino guidò in uno stato di totale incoscienza abbassando il record della pista per ben 9 volte recuperando miracolosamente il distacco e sverniciando Hawthorn, il quale era ormai sicuro di vincere.

Dopo l ‘ impresa, Fangio disse che mai nella sua vita avrebbe più rischiato in quel modo, facendo capire di aver toccato livelli ultraterreni. Per la cronaca quella fu la sua ultima vittoria
che sublimo’ una carriera leggendaria.

Nel 1968 il Nurburgring scrisse un altro capitolo che rimase nella memoria. Era il 4 agosto ma le condizioni climatiche erano terribili, con pioggia che scendeva da tutte le parti e una pericolosissima coltre di nebbia che si tratteneva tra gli alberi.
Stewart con la Matra guidò da extraterrestre rifilando 4 minuti e mezzo al secondo, conquistando il successo più bello.
Sembra un paradosso che due calcolatori come Fangio e Stewart, i quali avevano talmente tanta classe dal non aver bisogno di guidare oltre la macchina, abbiano segnato queste due imprese in un apparente modo irragionevole. Forse era la magia del Nurburgring a scatenare quella follia nascosta che pervadeva anche coloro che la sapevano controllare, affrontando con un mare di coraggio curve, sopraelevate, controcurve in pendenza, dossi e salti, per poi trovare riposo nel lunghissimo rettilineo che sapeva di ricompensa prima di ricominciare un nuovo giro della morte.

Ma che cosa ha reso così mitologica questa pista agli occhi della gente?
Sicuramente il fatto di essere un tracciato non codificabile l ‘ ha reso leggendario. Difatto il Nurburgring era già speciale in un era in cui erano quasi altrettanto speciali la maggior parte dei circuiti su cui rischiavano la vita i protagonisti che le solcavano, e questo rendeva già l’ idea del sapore della sfida del Ring.
Anche il pubblico capiva quanto contava esserci nei giorni del Gp, nonostante toccasse loro vedere sfrecciare i bolidi ogni 10 minuti e solo per 14 volte, a testimonianza di un circuito fatto più per chi guida che per chi vede guidare gli altri.
Una volta passati davanti alle gigantesche tribune del traguardo, i piloti imboccavano la discesa che portava all ‘ inferno verde dei boschi spettrali del Ring. Lì per i successivi nove minuti rimanevano soli, opposti l ‘ uno contro l ‘ altro senza che nessuno potesse guardarli, lontani dalle tribune e in assenza di copertura televisiva.

Solo tra di loro sapevano raccontarsi cosa succedeva dentro quelle 176 curve affrontate a velocità alterata e in realtà aumentata, facendo i conti con i confini che separano la paura dal piacere della guida estrema, come quando i piloti erano chiamati ad affrontare il salto del Flugplatz, dove la macchina andava oltre i confini della fisica staccandosi dal suolo con le quattro ruote per due interminabili secondi, fino al mitico Karussel, la curva sopraelevata costruita in calcestruzzo per evitare che i piloti continuassero ad agganciare la ruota anteriore in un canaletto di scolo.
Pochi i decessi nonostante la tremenda trama del circuito, a dimostrazione di quanto i piloti rispettassero il Ring come un alpinista che prova rispetto per il k2 non dandogli del tu.

Forse la scomparsa più funesta fu quella di Peter Collins nell ‘ anno nero 1958. Il suo connazionale Hawthorn lo vide volare tra i boschi dallo specchietto retrovisore pagando a caro prezzo un piccolo errore in una delle curve neanche tanto pericolosa. Hawthorn non solo era il compagno di squadra di Collins in Ferrari, ma gli era anche fraterno amico nonché compagno di scorribande nei pub inglesi. Egli raccontò di continuare a guidare con la stretta allo stomaco per l’ incidente che si rivelò nel suo specchietto retrovisore, per poi sentirsi sollevato dal parcheggiare la sua Ferrari in avaria. Più di qualcuno disse che Hawthorn bruciò apposta la frizione non riuscendo più ad andare avanti lungo le centinaia di curve di una pista che gli aveva tolto per sempre il suo amico più caro.

Eppure nell ‘ immaginario fu il rogo di Lauda a rimanere nella testa di ognuno citando la parola Nurburgring. Il campione austriaco uscì di pista per una scordolata sull’umido, perdendo il casco durante lo schianto e immolandosi in preda alle fiamme del rottame della sua Ferrari. Merzario con l ‘ aiuto di Lunger tirò fuori dai guai Lauda, mentre per pura coincidenza un giovane spettatore riprendeva con la sua cinepresa una scena che sarebbe entrata nella storia della F 1.
Dopo quell ‘ incidente la maggior parte dei piloti (capeggiati da Lauda ) boicotto’ il Nurburgring, il quale visse i suoi ultimi giorni per quanto riguarda le corse di F 1.

Anche Hailwood finì al Nurburgring i suoi giorni da pilota di F1 sfracellandosi le gambe. Proprio l’ inglese, ai tempi della sua esperienza con la Surtees, aveva l ‘ abitudine di portarsi una copia del Times dentro all ‘ abitacolo per passare il tempo, certo che la sua macchina prima o poi lo abbandonasse negli sterminati boschi della Nordschleife a millemila chilometri dai box.

Statisticamente il Ring è stato un feudo di Rudolf Caracciola. Il grande pilota tedesco dell ‘ ante guerra vi trionfo’ ben nove volte tra il ’27 e il ’39, mentre Nuvolari vinse Sì due volte, ma consacrandosi nella leggenda al volante di un ‘ Alfa Romeo tutt’altro che al livello delle terribili Mercedes.

Tra gli altri maestri del Ring vi furono solo grandi nomi come Rosemayer, Fangio, Ascari, Moss, Surtees, Stewart e ickx.
Da menzionare il favoloso giro record di Stefan Bellof, che sulla Porsche sigillo’ il giro più follemente veloce della storia del circuito in 6 minuti e 11 secondi, mentre l ‘ ultimo vincitore su una monoposto (F2) rimane il nostro pilota azzurro Beppe Gabbiani.

Il Nurburgring non è stata solo una pista concettualmente disumana per le sue proporzioni, ma è stato il riassunto di una filosofia eroica che è morta dopo quel 1 agosto del 1976, lasciando ai piloti che si sono succeduti nelle successive epoche il dubbio di sentirsi incompleti senza aver affrontato la prova di coraggio più estrema del mestiere – pilota.

Il Ring ha compiuto 92 anni a Ottobre, imboccando il corridoio che lo porterà al centenario. L ‘ inferno verde è ancora lì, a ricordarci che non c’è mai stato niente di paragonabile. ..né prima …né durante. ..né dopo.

Grazie da tutto il Blog del Ring a:

REPARTO CORSE (Max Gagliano)

Clicca QUI per andare sulla loro pagina.

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