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F1 2018 MEXICAN GP: AN INTRODUCTION

E’ l’eccezione che conferma la regola, ma il ritorno del Gp del Messico nel mondiale di F1, sul circuito dedicato ai fratelli Rodriguez, ha saputo coniugare l’aspetto sportivo, quello economico e una straordinaria attenzione del pubblico pagante. Circuito che è una versione rivista e corretta del circuito costruito nel 1963 ma meno affascinante e tecnica rispetto all’originale causa l’adattamento alle odierne norme di sicurezza.

Trainati dall’idolo locale Perez, i circa 135mila spettatori del 2017 hanno offerto una cornice degna di un evento motoristico di tale portata, con una nutrita serie di eventi e spettacoli che hanno preparato al meglio l’inizio della gara.

Sembra che la Mercedes ed Hamilton si siano trovati così bene a festeggiare qui il titolo piloti nel 2017 che abbiano fatto di tutto per ripetere l’esperienza e ad Austin hanno tenuto aperto un campionato che, dopo l’ennesimo harakiri di Vettel al primo giro, sembrava ormai una formalità. Ma un Raikkonen versione 2007 e un Verstappen per nulla mortificato dalla orribile tuta in stile cowboy della Red Bull (e uno stratega Mercedes non proprio sul pezzo), hanno fatto sì che l’ormai più che probabile epilogo del mondiale piloti si compia proprio in Messico.

Quindi questo è il motivo di maggiore interesse del weekend messicano? Ma proprio no!! Ad Hamilton mancano cinque punti, ossia un misero settimo posto per cui la suspance è davvero ridotta ai minimi termini.

No, quello che davvero interessa, a noi che cerchiamo il duello al calor bianco, è: come si arriverà alla staccata di curva 1 dopo lo start? E soprattutto, chi uscirà primo da curva 1 e 2? L’anno scorso si consumò l’ennesimo problema per Vettel, superato da Verstappen e con l’ala anteriore rotta che forò la gomma posteriore destra di Hamilton.

Quest’anno sarà con tutta probabilità questo l’evento clou di tutto il weekend. Ci saranno ancora Vettel e Verstappen a battagliare? Hamilton si metterà in modalità Prost e penserà solo a farsi amica l’aritmetica in ottica mondiale? Oppure il “vecchio” Kimi prenderà addirittura il posto del compagno di squadra, magari riproponendo il duello visto in curva 1 a Monza? Bottas avrà un sussulto di orgoglio?

Con tutta probabilità la querelle tecnica su mozzi forati, non forati, “limitatamente illegali” e altri equilibrismi lessicali di questo tipo, si ripresenteranno anche nel weekend messicano, che già avrà le sue “anomalie” tecniche dato che si corre in quota (2250 s.l.m.) con aria rarefatta, con ovvie ricadute sull’assetto delle monoposto, pressioni di alimentazione del turbo, rake più estremo, raffreddamento più complicato da gestire.

Dal punto di vista tecnico, il circuito messicano dovrebbe assicurare velocità di punta tra le più alte della stagione, con potenziali problemi ai freni, molto sollecitati e con un raffreddamento più critico rispetto a quello che si può avere gareggiando sul livello del mare. La configurazione delle monoposto sarà da medio/alto carico e non sarà inusuale vedere qualche feritoia o sfogo d’aria in più rispetto al solito dati i già citati problemi di raffreddamento. Inoltre la corsia box è la più lunga dell’anno, con i team che dovranno fare bene i conti al momento delle soste per il cambio gomme.

L’asfalto del circuito messicano non comporta elevata usura delle gomme, ragione per cui Pirelli ha optato per le mescole hypersoft, ultrasoft e supersoft. Nel 2017 la strategia gomme di quasi tutti i piloti fu una unica sosta, ultrasoft+supersoft/soft. Quest’anno è probabile che pochi sceglieranno di partire con hypersoft e chi potrà cercherà di superare la q2 usando l’ultrasoft, per poi passare alla supersoft dopo il pit stop. Questo dovrebbe assicurare un primo stint sufficientemente lungo e chiudere il gp con una unica sosta. Questo a meno che l’hypersoft non si dimostri davvero consistente sulla durata, cosa che quest’anno è accaduta molto di rado, solo a Montecarlo in pratica.

Tutti i piloti hanno scelto tra le 10 (Renault), le 8 ( Ferrari-Mercedes) e le 9 hypersoft (tutti gli altri team), segno che la considerano anche gomma da gara. Di conseguenza sono stati scelti il numero minimo indispensabile di ultrasoft e supersoft, con il solo Bottas ad averne scelte 4 set di ultrasoft e il solo Alonso ad aver scelto 3 set di supersoft.

Date le particolari condizioni del Gp del Messico, potrebbe sorgere un problema per quanto riguarda il turbocompressore della SF71H di Kimi Raikkonen, che è ancora nella sua spec-2 e ha raggiunto un chilometraggio ragguardevole. L’aumento della pressione di alimentazione per compensare la scarsa efficienza dell’ICE potrebbe metterne definitivamente a rischio l’affidabilità, rendendone consigliabile la sostituzione con la spec-3, quella già montata sulla PU di Vettel.

Questo comporterebbe 10 posti di penalizzazione in griglia, che in una pista con un lungo rettilineo come quello di Città del Messico potrebbe non essere così mortificante. Penalizzazione già certa per Grosjean, punito con tre posizioni in meno sulla griglia per il contatto che ha poi costretto al ritiro Charles Leclerc nel Gp di Austin.

Le condizioni atmosferiche, ad oggi, prevedono pioggia al venerdì in serata, una qualifica con pioggia molto probabile e una domenica in cui la pioggia (debole) potrebbe di nuovo presentarsi. In generale temperature fredde, non oltre 22 gradi celsius. Per tutti i team un’altra variabile con cui fare i conti.

Insomma, in Messico Hamilton con tutta probabilità si laureerà per la quinta volta campione del mondo, sedendo alla destra di Fangio e guardando più da vicino il suo obiettivo non dichiarato, i 7 titoli di Schumi. Il fatto di aver staccato Vettel, fermo a 4 titoli, è poco più di una conseguenza, data la differenza di rendimento e di bravura tra i due vista quest’anno.

Il campionato costruttori resta aperto ma solo un finale di stagione più che perfetto potrà vedere la Ferrari cercare di sopravanzare la Mercedes. Red Bull potrebbe avere una grossa occasione per vincere questa gara, magari sfruttando le incertezze dei due team già citati.

Nel pacchetto di mischia degli altri team, la Renault ha fatto un grosso passo in avanti nei confronti della Haas, incappata in una gara tragicomica ad Austin tra incidenti e squalifiche, e potrà guardare a questo weekend con più tranquillità. Racing Point Force India da tenere da conto, anche solo per il fatto di avere un Perez sicuramente galvanizzato dall’atmosfera di casa. Alfa-Sauber potrebbe sfruttare il motore Ferrari e il piede di Leclerc per agguantare qualche punto, se riusciranno a passare indenni il primo giro. Williams e McLaren sembrano avere il ruolo, rispettivamente, di speronanti e speronati, per la gioia dei commissari di pista che magari riusciranno a portarsi a casa qualche pezzo di carrozzeria come ricordo.

Rocco Alessandro

BENVENUTO, CHARLES!

Oggi è la giornata dell’ufficializzazione del passaggio di Leclerc in Ferrari per il 2019.
Ero e resto convinto che Marchionne fece la scelta giusta col monegasco, Bianchi scomparve mentre faceva un’inutilmente lunga anticamera (in Marussia come prima altrove) quando si poteva osare tranquillamente con lui fin dal 2014 avendolo in casa e sapendo tutti quanto valesse.

Raikkonen lascerà Maranello dopo la sua miglior stagione di questi suoi cinque anni in rosso ma senza vittorie mentre Heppenheim ha lottato per il Mondiale 2017 ed ha le sue chances di portare a casa quello 2018.

Campione F2 lo scorso anno, ottima stagione d’esordio in Sauber questo, titolare in Ferrari il prossimo.
Il ragazzo è un predestinato, l’unica ombra sul suo futuro è il timing del suo arrivo a Maranello.
Ovvero appena dopo la scomparsa di chi l’ha voluto e con al muretto qualcuno che fosse stato per lui riconfermava nuovamente Raikkonen per i noti motivi.

Benvenuto, Charles!

IS THE LECLERC-HYPE JUSTIFIED? AN ALTERNATIVE LOOK AT F1’S YOUNG PROSPECTS

As the summer break is upon us I thought it would be a good time to look at how three of F1’s main up and coming young drivers that are linked to each of the top three teams are doing in a slightly different way than is usually done. Continua la lettura di IS THE LECLERC-HYPE JUSTIFIED? AN ALTERNATIVE LOOK AT F1’S YOUNG PROSPECTS

Verstappen strepitoso nel disastro Mercedes, la Ferrari ne approfitta a metà

C’è chi spreca poco alla volta. E chi spreca in modo equivalente ma lo fa tutto in una volta. E qualcun altro approfitta. Questo è ciò che è successo oggi sul circuito di proprietà della Red Bull, dove Max Verstappen ha colto una vittoria che ieri sembrava totalmente fuori dalla sua portata.

Perchè al sabato le qualifiche erano state dominate dalla Mercedes, che aveva messo a frutto il pacchetto di aggiornamenti che Hamilton voleva spaventasse a morte gli avversari. Le due Ferrari subito dietro, con Vettel a 3 decimi dalla pole. 3 decimi su un circuito dove per fare un giro si impiega poco più di un minuto sono un’eternità. E a peggiorare le cose un Seb distratto che, terminato il suo giro, non si fa da parte per far passare Sainz. Sanzione di 3 posizioni inevitabile, e week-end in salita per lui. Così come per le Red Bull, apparse molto in difficoltà a tenere il passo.

Partenza con spunto micidiale di Raikkonen che si infila fra le due Mercedes, le quali però gestiscono la situazione in maniera magistrale, attendendo l’errore di Kimi, anzi, i due errori nelle prime due curve, che non gli consentono di attaccare Hamilton, andato in testa ma, anzi, gli fanno perdere pure la posizione su Bottas. E in queste prime due curve c’è una parte della differenza fra Mercedes e Ferrari.

Vettel perde due posizione al via grazie ad una strenua resistenza di Grosjean in curva 1, ma le recupera velocemente, mentre davanti le due Mercedes se ne vanno indisturbate, con Verstappen in terza posizione dopo avere dato la proverbiale ruotata alla macchina rossa, quella di Kimi in questo caso.

Indisturbate, si diceva, ma fino ad un certo punto, perchè al giro 16 il cambio abbandona Bottas, mettendo fine alla sua gara, e attivando la solita VSC rovina-strategie, che dà l’opportunità a Ferrari e Red Bull di montare le gomme soft, le più dure della gamma a disposizione. Ma, anche, le più soggette al famigerato blistering. La Mercedes non ne approfitta, ma si tratta di un errore che viene ammesso via radio poco dopo, quando l’ingegnere chiede a Lewis di guadagnare 8 secondi. Le gomme però sono finite e dopo qualche giro l’inglese rientra per montare le soft, uscendo fra le due Ferrari. A questo punto ha pneumatici con 10 giri in meno rispetto ai diretti avversari.

Ma gli serviranno a poco, perchè il vento ormai è cambiato, e quella che poteva essere una parata Mercedes potenzialmente in grado di imprimere la svolta al mondiale, si trasforma, per i tedeschi, in un incubo. Non solo Hamilton non riesce a recuperare su Raikkonen, ma deve subire un bellissimo sorpasso da Vettel, poco dopo che Kimi aveva fatto lo stesso su Ricciardo, in grandissima crisi con le gomme posteriori, al punto da rientrare ai box immediatamente dopo avere perso la posizione.

E alla stessa operazione è costretto Lewis a 18 giri dalla fine, anche lui vittima di un pesante blistering alle gomme posteriori. Esce subito dietro Ricciardo, che viene però subito abbandonato dal motore Renault.

In testa alla gara, Verstappen procede indisturbato, con tempi costanti e gomme con solo leggeri segni di blistering. Dietro di lui le due Ferrari non sembrano spingere più di tanto per raggiungerlo. Poi a 10 giri dalla bandiera a scacchi arriva la definitiva mazzata sulle aspirazioni di Hamilton di portare a casa almeno qualche punto buono per il mondiale. Un guasto ferma anche la seconda Mercedes, e gli ultimi giri vivono tutti nel tentativo dei ferraristi di recuperare su Max, il quale però gestisce perfettamente le sue gomme e vince senza mai essere impensierito. Dietro di lui Raikkonen, sul quale la Ferrari non ha il coraggio (giustamente) di replicare l’odioso ordine di Zeltweg 2002. Terzo Vettel, che riguadagna la testa del mondiale piloti, così come la Ferrari riguadagna la testa di quello costruttori.

Altri due motori Ferrari seguono in classifica, con un grande Romain Grosjean davanti al compagno Magnussen, pur se staccati di un giro intero dai primi. Per trovare i primi motori Mercedes bisogna arrivare al sesto e settimo posto, con le due Force India di Ocon e Perez, poi Alonso ,bravo a recuperare dopo essere partito dai box, e a chiudere la zona punti altri due motori Ferrari, con le Sauber di Leclerc ed Ericsson.

Gara da dimenticare per Toro Rosso (anche se Gasly era nei punti fino a pochi giri dalla fine), Renault e Williams (e non è ovviamente una novità).

Il gran premio di oggi lascia aperti un po’ di dubbi, e probabilmente nessuno, a parte Verstappen, può dirsi veramente soddisfatto dal suo esito. Ovviamente non è soddisfatta la Mercedes, con un doppio zero storico, ma anche la Ferrari può chiedersi (e Seb in conferenza stampa lo ha fatto) cosa sarebbe successo senza la distrazione di ieri, che ha portato ad una sanzione sulla quale c’è poco da discutere. Il che allunga la lista delle situazioni in cui “si poteva fare meglio”. Quest’anno nei week-end senza macchia la Ferrari ha sempre vinto, negli altri no, lasciando già molti punti per strada.

Fra una sola settimana c’è Silverstone, dove ritorneranno le famigerate gomme anti-blistering dal battistrada ribassato di ben 0.4 mm. Senza di esse, oggi il blistering ha afflitto tutti tranne le Ferrari, è bene farlo notare ma è anche bene ricordare che da Maranello hanno già fatto sapere più volte di non ritenere di essere svantaggiati dalla diversa costruzione, e questo dovrebbe porre fine a qualsiasi polemica. Ma, soprattutto, si dovrà vedere quale impatto avranno per la Mercedes i ritiri di oggi in termini di penalità. Ci potrebbero essere occasioni da cogliere per i ferraristi, vedremo se sapranno approfittarne completamente con un week-end perfetto in casa dei diretti avversari.

Hamilton vince nel parcheggio di Le Castellet, la Ferrari….

La Formula 1 è un trionfo di colori. Le macchine, i tifosi sulle tribune, la griglia di partenza. E ora, per rompere la noia del verde dell’erba, ci propone delle belle strisce parallele col tricolore francese. Benvenuti nell’ipertecnologico nuovo circuito di Le Castellet, che ora assomiglia più ad un parcheggio che ad un autodromo. Ma è anche la prima pista sulla quale si potrebbe sperimentare il cambio di tracciato durante il GP, che sicuramente Liberty Media sta già valutando per aumentare lo spettacolo.

Dopo due Gp noiosissimi, la prospettiva in Francia era quella di vedere un assolo Mercedes. I tedeschi si sono presentati con la release 2.1 del loro motore, e monopolizzando la prima fila avevano dato l’impressione di un progresso notevole, dopo le difficoltà incontrate a Montreal. Ma la Ferrari, nuovamente alle prese con le gomme ribassate di 0.4 mm, aveva convinto il venerdì sul passo gara, e al sabato Vettel era stato l’unico a rimanere vicino alle Mercedes, con il compagno come al solito lontano e dietro alle due Red Bull.

E al pronti-via abbiamo assistito ad un capolavoro di strategia da parte delle due frecce d’argento. Vettel dalla seconda fila parte meglio di entrambi, supera Bottas ma Hamilton furbescamente frena in anticipo e consente al compagno di superare Seb il quale sbaglia la frenata e lo tampona. Per fortuna di entrambi, qualche curva dopo scoppia il finimondo, con Gasly che tampona un’ottimista Ocon, e la Safety car consente al tedesco il cambio del musetto e al finlandese il cambio della gomma bucata senza ulteriori perdite di tempo, ma essendo ovviamente costretti ad accodarsi al gruppo.

E Kimi? Lo scatto non è malissimo, ma la gestione della prima curva sì, e si ritrova dietro Sainz, Magnussen e Leclerc. Davanti Hamilton va via facilmente, con Verstappen a debita distanza e Ricciardo che si sbarazza presto di Sainz ritrovatosi in terza posizione senza sapere il perchè. Dietro, Vettel, cui è stata pure comminata una penalità di 5 secondi, inizia la sua rimonta facendo girare Alonso, e poi macina sorpassi riportandosi rapidamente in sesta posizione, girando con tempi simili ai primi. Dietro di lui, Bottas non ha lo stesso ritmo, e viene rapidamente distanziato.

I primi a fermarsi, all’incirca a metà gara, sono i due Red Bull, che passano da super-soft a soft, mentre Hamilton e Raikkonen sembrano attendere la pioggia, prevista per fine gara come confermano i nuvoloni neri che si addensano sul circuito. Ricciardo si ritrova dietro a Vettel ma lo supera rapidamente, e inizia a girare su ottimi tempi, così come il compagno Max. Una decina di giri dopo, anche Lewis e Kimi si fermano per montare le soft. Il finlandese perde la posizione sul compagno, ma anche riesce a riguadagnarla rapidamente perchè le gomme di Vettel sono ormai a fine vita, e, soprattutto, la Ferrari con le soft nuove vola. Raikkonen inizia così a girare 2 secondi più veloce di Ricciardo, raggiungendolo rapidamente, superandolo dopo un breve duello a 5 giri dal termine, e issandosi così sul terzo gradino del podio, che può servire a mettere a tacere tutte quelle malelingue che (chissà perchè) lo vorrebbero appiedato in favore del giovanissimo Leclerc.

Vettel si ferma a montare gomme viola, e dà definitivamente addio alla possibilità di un buon risultato, rientrando quinto, posizione che conserverà fino alla fine.

La pioggia non arriva, e così Hamilton completa la passeggiata vincendo il redivivo Gran Premio di Francia, con un vantaggio minimo su Verstappen, tenuto sempre a debita distanza. Terzo Raikkonen, quarto Ricciardo, arrivato in fondo con problemi all’ala anteriore, quinto Vettel e poi Magnussen, autore di un’ottima gara, Bottas, Sainz e Hulkenberg con due Renault “dignitose”, e l’ottimo Leclerc ormai pronto a salire su una Ferrari (dando ragione alle suddette malelingue).

Ai margini della zona punti un Grosjean sempre più in crisi, autore di un errore inspiegabile in prova e inesorabilmente battuto dal compagno di squadra proprio in casa sua.

Notte fonda per Toro Rosso e Force India, anche se sul risultato di entrambe pesa l’incidente al primo giro che ha tolto di gara Gasly e Ocon, mentre Perez è stato fermato da un guasto.

E non ci sono più parole per definire le ignobili prestazioni di due delle più grandi scuderie della storia della F1, McLaren e Williams. La prima ancor più colpevole per il fatto di avere trascinato con sè nell’abisso anche un grande campione come Fernando Alonso, fresco vincitore della 24 ore di Le Mans e sicuramente destinato ad un futuro americano. La Williams non ha questo problema, considerato chi mette in macchina.

Su 8 gare fin qui disputate, in almeno 3 Vettel non ha portato a casa una vittoria o un secondo posto che erano ampiamente alla portata, e in almeno due di queste ciò è successo per un suo errore (Baku e oggi). Sia ben chiaro, un errore o anche due ci possono stare (basta ricordare quanti ne fece Alonso nelle due stagioni in cui ha perso il mondiale, 2010 e 2012, vero?), ma non quando l’avversario non ne commette. Quest’anno Lewis è stato fino ad ora impeccabile, portando a casa il risultato anche quando la sua auto non era la migliore. La solita litania de “il mondiale è ancora lungo” ha valore solo se la lista degli sprechi non si allunga. Altrimenti il mondiale 2018 passerà alla storia come uno di quelli in cui la Ferrari aveva l’auto migliore ma non ha vinto, come il 1982, 1983, 1999 e 2008.  Ad inizio anno Marchionne era stato chiaro, comunicando a mezzo stampa che la SF71H è una gran macchina, e che se non porterà a casa il mondiale la colpa sarà di chi la gestisce. All’epoca sembrava una frase un po’ azzardata, ma i fatti hanno dimostrato che non lo è. E, come già detto in precedenza, è bene che a Maranello riflettano molto bene sull’approccio da tenere per portare a casa il risultato che la monoposto merita.