Archivi tag: Blog del Ring

Barbecue di merluzzo per la Pasqua rossa in Bahrain

La F1 è tornata a correre il giorno di Pasqua e la Ferrari ha organizzato una bellissima festa culminata con inni goliardici a gina da parte di tutta la squadra e con Sebastian Vettel indiscusso primattore. Credo che Hamilton sia costretto a passare le due settimane che mancano al prossimo gp (e ci sono forti segnali che potrebbe dover continuare più a lungo) a riflettere sui complimenti a Seb fatti nel dopo gran premio di Cina e a mordersi la lingua ripensando ai bei tempi in cui tirava i guanti a Rosberg.

Una festa bellissima dicevamo, e strameritata per la Ferrari, nonostante la viglia avesse messo in evidenza i primi problemi di affidabilità della PU rossa con la rottura(?) di alcuni componenti. Probabilmente il conseguente (presunto?) depotenziamento precauzionale in prova (mancato utilizzo del bottone magico?) ha permesso alla Mercedes di fare ancora la gradassa in qualifica monopolizzando la prima fila con (udite! udite!) Bottas a conquistare la prima pole di carriera.

Hamilton di fronte alla pole persa (addio al primato delle otto pole consecutive di Senna) ha fatto buon viso anche perché aveva la responsabilità di un errore nell’ultima curva del giro “buono”.

La gara ha fugato però ogni dubbio sin dalla partenza e gli ha presentato un conto pesante. Alla prima curva Vettel gli ha messo le ruote davanti con una staccata di prim’ordine e non gli ha più concesso certezze per tutta la gara.

La sintesi della gara in effetti è tutta qui, anche se i due attori protagonisti si sono rincorsi a distanza, causa diverse strategie: Vettel implacabile a dimostrare assieme alla squadra solo certezze sia sul comportamento della macchina che delle gomme. Hamilton e la Mercedes ad inseguire. Nel finale è vero che abbiamo assistito ad un tentativo di rimonta di Lewis che lo ha portato ad arrivare molto vicino a Seb sul traguardo, ma ho la certezza che Vettel più che dalla rimonta di Lewis fosse distratto dalla manicure del ditino da mostrare al mondo intero sul podio.

Sul fronte squadre Mercedes ha dimostrato di giocare sul solo Hamilton in ottica riconferma mondiale, relegando Bottas ad un ruolo di comprimario da sacrificare alla bisogna alle strategie di squadra. Sono infatti almeno un paio i team radio che lo hanno “invitato” a dare strada al compagno. E questo proprio nel momento in cui lo stesso Bottas sta dimostrando di poter avere qualche cartuccia da sparare a livello di prestazioni. A questo punto è lui che deve giocare le sue carte e scegliere se recitare per tutta l’anno il ruolo di cavalier servente per cercare un rinnovo oppure se provare a “ribellarsi” e mostrare di avere anche gli attributi del campione (certe opportunità non si presentano facilmente e le strade dei gp sono lastricate di anonimi “campioni”). Oppure come nella metafora del titolo, accettare di essere offerto come sacrificio alla festa della Pasqua rossa.

Il ruolo di Nico Rosberg e il suo contributo alla squadra risaltano probabilmente più adesso che è assente.

Anche Raikkonen ha corso una gara incolore, l’ennesima. In questo caso non sono stati nemmeno necessari i team radio per raffreddare le velleità nei confronti del compagno. Le prestazioni di Kimi sono state incolori sempre nel weekend e, incapsulato in un’abulia ormai cronica, è riuscito a qualificarsi dietro anche alle RedBull e a battagliare con la Williams di Massa (!) in più riprese durante la gara. La SF70H non è la F14T una macchina dietro cui nascondersi per giustificare qualsiasi prestazione insufficiente, ma sembra che Kimi ci stia provando. Il rischio, ormai il verdetto direi, è di terminare la carriera come pietanza bollita di un barbecue che si annuncia frequente in questa stagione.

Dal punto di vista delle squadre, il campionato costruttori rischia di essere una battaglia di merluzzi, con Arrivabene e Wolff finalisti di masterchef.

Che dire degli altri? Mi piace la Renault che silenziosamente sta facendo piccoli ma positivi passi con una politica speculare a quella di Honda per esempio. Anche qui abbiamo una sola vettura in campo, quella di Hulk. Palmer rimane infatti un mistero (mica tanto).

Piccoli passi in avanti (ma proprio piccoli) almeno in gara per la Force India e un brutto passo indietro per la Toro Rosso. Sul fronte piloti Sainz ha vinto ieri il “tiro a Stroll”, il nuovo gioco introdotto per coinvolgere nell’interesse del Gran Premio anche le seconde linee.

Massa cerca una improbabile seconda giovinezza con una Williams che non riesce a supportarlo in alcun modo.

Sul fronte McLaren si segnala che dietro la cortina di fumo alzata con la partecipazione di Alonso a Indianapolis ci sono due cose:

il niente della Honda (cha anche ieri ha lasciato a fare il turista Stoffel) e il crollo di Fernando.

Le prestazioni della Ferrari e quindi la caduta di una delle sue più forti motivazioni al progetto Mclaren e la cronica inconsistenza dei giapponesi hanno avuto la meglio sul suo morale.

In pista, Fernando, vistosi sverniciato da chiunque in rettilineo, ha pensato bene di aprire un’autoscuola di pilotaggio per i piloti delle retrovie. Divertente, allegorico. Ma non può bastare. Probabilmente ne ha approfittato per dare un’occhiata da vicino alla Renault di Palmer sua probabile macchina del futuro.

Quando è sceso dalla macchina (senza benzina?) il dubbio più grande era se salirà ancora sulla macchina a pedali arancione.

Non credo abbia partecipato al barbecue Ferrari.

Aviator

2017 FORMULA 1 GULF AIR BAHRAIN GRAND PRIX Sakhir


Siamo oramai alla vigilia della terza gara del mondiale di Formula 1 2017 e già il campionato offre spunti interessanti.

  • la nuova ferrari è nata bene! Girovagando per i forum apprendo che per il miracolo bisogna ringraziare l’impiego a tempo pieno del buon vecchio Rory. Si vede a occhio nudo che la pinna caudale è ispirata alla sua attrezzatura per la pesca subacquea.
    Sperando che nelle prossime gare i risultati e il test del DNA non portino ad attribuire la paternità a qualche vecchio epurato, vale la pena fare una considerazione su questa ricerca dell’uomo del destino.
    Ce la portiamo dietro dai tempi di Cincinnato ed è certo una bella immagine letteraria quella del vecchio condottiero che abbandona la coltivazione del suo bell’orticello per tornare a salvare la patria.
    Ma se va bene per una narrazione epica, è anche un modo di pensare che nega qualunque gratificazione professionale al team, che non si vede mai riconoscere i meriti per i successi e svolge al contempo la funzione di parafulmine quando le cose volgono al peggio.
    Io credo che così non si vada molto lontano. Spero di sbagliare.
  • per contrappeso, sempre i forum mi informano che la nuova RedBull è nata malissimo. Si vede a occhio che non sta in strada. Oltretutto è evidente che Adrian ci ha messo mano poco o nulla….
    ‘Sti due progettisti ne sanno una più del diavolo. Quando lavora l’uno, l’altro fa scuba diving. Appena torna il primo, il secondo si dà alla vela. Mai una volta che si sfidino a matite incrociate.
    Per fortuna che Verstappen c’è. Fenomeno vero. Sciolgo la riserva (so quanto ci tenevi Max).
  • interessante la dichiarazione di Hamilton circa il valore di Sebastian Vettel.
    Evidentemente, o scherzava nel 2013 quando si allineava alle posizioni di Alonso, o finalmente il Marloc ha trovato due minuti per spiegargli che continuare a sostenere di aver vinto i suoi tre mondiali contro delle mezze calzette squalifica più lui degli avversari.
  • comunicazione di servizio: Valtteri tutto a posto. Fernando non aveva problemi quando lo hai sverniciato. Stava collaudando la macchina con cui parteciperà alla 500 miglia di Indianapolis.
    L’asturiano è la dimostrazione vivente che il karma esiste ed è pure una gran brutta bestia. Alonso può star simpatico o meno ma che sia costretto ogni week end di gara a lottare pregando di riuscire a tagliare il traguardo è una cosa che lascia esterrefatti.
    Penso che per la prima volta in vita mia, potrei guardare una gara del campionato americano e tifare per lui.
    Tra l’altro, questo mi sembra il momento buono per fare ammenda. Ero tra quelli convinti che nel 2017, complice il nuovo regolamento ispirato alla proposta del team di Woking e l’abbandono del sistema dei token per l’aggiornamento del motore, la McLaren-Honda avrebbe potuto dire la sua. Mi sbagliavo. E nemmeno di poco, se la dichiarazione di Prodromou circa la T-wing corrisponde a verità.
    Direi che è tutto.
    Ah, a proposito. Domenica si corre in  Bahrein.

Una favola cinese di Formula 1

Il ruota a ruota alla fine non c’è stato. Il muretto Ferrari non si è fidato del novello Nostradamus, in arte Lewis Hamilton, che in cuor suo ringrazia e vince senza vedere mai nessuno davanti a lui nei 56 giri di Shanghai. In realtà qualcuno davanti se lo troverà, una sagoma amica, una mercedes guidata anziché da Bottas, da Bernd Mayländer su Safety Car; per pochi giri, ma i giri che cambieranno la storia del GP. Una storia fatta di tanti personaggi, che comincia con un elicottero, un tizio che lancia cappellini, un ragazzo che litiga con una piastrella di erba sintetica, un bambino prodigio che cerca di ritrovare i due cilindri che ha perso, un ditino, un millesimo di secondo e noi tutti che ci togliamo il cappello davanti al giro che vale la pole dell’uomo che lanciava i cappellini. Poi ci sono un tipo bolzo col cardigan, i ragazzi del muretto, lo shanghai, un ferro da stiro, Il più bravo pilota del mondo nella gara più bella della sua vita sulla macchina dei suoi sogni, qualcuno parla anche di due finlandesi ma non ci sono conferme.

Spoiler: La storia finisce con il ditino e l’uomo dei cappellini che si abbracciano forte lasciando che siano i caschi ad impedire alle loro lingue di aggrovigliarsi. Un trionfo.

Ma cominciamo dall’inizio.

La Domenica di gara è assicurata da una trovata di Charlie che si guadagna la pagnotta. L’elicottero non serviva mica, bastava portare neurologia nell’ospedale qui dietro. Se Maometto non ci vuole proprio andare alla montagna…

Ma Piove. no, aspetta, è piovuto. Comunque la pista è bagnata. ma anche no. C’è caos per i giri di formazione, mancano ancora 25 minuti alla partenza e qualcuno pensa di mettere le slick perché han visto che le intermedie saranno 7 secondi più veloci di prima, ma durano 7 giri. Anche l’uomo dei cappellini ci pensa, però, al contrario di Sainz, si pente causa prima curva con escursione. O perché semplicemente si ricorda che parte primo ed è una cazzata. Ditino intanto pensa bene di rovinare il meraviglioso allineamento di una griglia di partenza; mai da un tedesco precisino ci si poteva aspettare che preferisse partire sull’asciutto che rovinare una simmetria. Tant’è che si pianta di traverso come non si era mai visto e mentre partono le quotazioni inglesi sui secondi di penalità, qualcuno dagli spalti ricorda agli altri che è cambiata musica e ora suona l’inno americano e agli americani queste cose fanno colore.

I giri dei motori si alzano (siamo mica in formula E!); i semafori si accendono, si parte. Una partenza vera, all’americana. Le Mercedes partono bene sulla sinistra più pulita e asciutta, Vettel pattina come Will Coyote rovinando anche la partenza del finlandese anonimo dietro di lui, ma mentre il primo tiene botta con Bottas, il miracolato di rosso vestito non da noia a un Ricciardo in cerca di riscatto. Il bimbo a 4 cilindri intanto schizza dalle retrovie trovando davanti un’autostrada; lui del resto può infilarsi dove vuole, se gli altri si accalcano all’interno, lui passa all’esterno e viceversa, un diavolo col cameracar. Ancor più bravo forse il pilota migliore del mondo che tutte quelle possibilità non ce le ha, ma si guadagna 5 posizioni in poche curve. Tutto molto bello, se non fosse per Perez che ha poca voglia di frenare dietro a quel raccomandato di Stroll, lo prende pieno e lo butta nella ghiaia, ignaro di star scatenando un vero e proprio effetto farfalla.

L’uscita di Stroll infatti fa scattare la Virtual SC, bisogna togliere la macchina di torno; qui entra in scena muretto, un muretto Ferrari ancora in evidente sudditanza psicologica che richiama Vettel per cambiargli le intermedie con le Soft e fregare tutti con un azzardo che avrebbe potuto pagare davvero tanto. Ma un azzardo si chiama così per un motivo. E’ rischioso. Il gioco infatti avrebbe funzionato solo se… il terzo pilota di casa non avesse rovinato tutto. Giovinazzi che ha già le slick montate e fredde si emoziona prima vedendo Ericsson sbucare da un fuoripista, poi si scorda che sotto le enormi passerelle di Shanghai c’è sempre ombra e si rischia quell’acquaplaning che lo manda a muro per la seconda volta in pochi giri. I pezzi della Sauber sono ovunque in pista, entra la Safety Car, quella vera. Siamo solo al quarto giro. Tutti i primi 5 piloti rimasti con le intermedie ne approfittano per cambiare gomma, Mercedes monta le Soft, RedBull le SuperSoft. Fin qui nulla di tragico per Vettel, solo un danno in termini cronometrici, il suo guadagno sarà minore. Ma Giovinazzi ha sbattuto nel punto più sbagliato, benché il suo preferito, quindi le macchine per evitare i detriti dovranno passare in pit lane con il limitatore. Un Vettel virtualmente primo di una decina di secondi grazie alla sosta sotto VSC, in un attimo diventa realmente sesto dietro Hamilton, Bottas, Ricciardo, Raikkonen e Verstappen. (già, perché Verstappen intanto era arrivato ad accodarsi al gruppo che gli compete senza chiedere permesso). Come inizio non è male.

Ma ora siamo in regime di Safety Car cosa vuoi che succeda? Succede, succede. Qualcuno lassù sta giocando a Shanghai oggi e ha lanciato le bacchettine rimescolando certezze e gerarchie. Ed è così che potremo dire di aver visto un finlandese andare in testacoda scaldando le gomme; e finendo dodicesimo. Intanto su un altro canale c’è un Sainz settimo, miracolato da questo casino, che ha cominciato a far funzionare le slick con cui quasi non era riuscito a partire, un Perez ottavo che è alla caccia di Alonso settimo a cui un podio rovinerebbe tutta la strategia di queste settimane, comunque tutti che si fanno beffe di Massa e del suo ferro da stiro così scarico che non riesce a lottare con nessuno.

Ma torniamo sul GP, quello vero. Verstappen è su SuperSoft e sa guidare. Vuole guidare. Prima fa fuori Raikkonen che non pare accorgersene, poi fa uno sgarbo al compagno di squadra che lamenta sovrasterzo. E’ secondo dopo 11 giri di cui non più di 6 di vera Formula1. Spaziale.

Raikkonen ora è attaccato a Ricciardo e seguito da un Vettel scalpitante che deve ricostruire tutta la sua gara. Si lamenta con i box. Usa anche una parolaccia per far capire che non è estremamente felice e simulare che gliene importi qualcosa: ha un problema di potenza in uscita di curva 12, quindi è un’ottima scusa per non attaccare Ricciardo. Del resto tutti noi quando siamo stanchi di guidare ci accodiamo a una macchina davanti. Ormai a nessuno importerebbe più di tanto, il finlandese lo conosciamo bene, se non fosse che fa da tappo al tedesco che in ogni modo cerca di farsi vedere negli specchietti. Qui il muretto Ferrari non si vede, non si sente, non parla come la scimmia cinese; eppure se hai una macchina su due con un problema tecnico, puoi anche far passare quello dietro che non ce l’ha e che nel frattempo sta sbraciolando le sue gomme. Invece niente. Passano i giri. Hamilton va via, non tanto, ma con calma. Verstappen comincia a degradare la sua gomma rossa, Ricciardo fa quel che può. Alla fine Vettel si stanca, approfitta di un colpo di sonno del finlandese e lo passa; in un attimo è su Ricciardo, lo studia (poco) lo attacca (molto) organizzando un sorpasso all’esterno con ruotata che dura un’eternità ma che fa sognare tutti quelli a cui piacciono le corse in macchina. Grazie anche all’australiano che si difende con ciò che ha (e grazie ancora a chi l’anno scorso sanzionava ogni duello decente).

Vettel è il più veloce in pista, cerca l’olandese. Hamilton controlla, del resto deve gestire solo le sue gomme e il vantaggio accumulato sul trenino dietro di lui. Bottas cerca di capire come ha fatto Verstappen e raggiunge la settima piazza e passa Alonso sul rettilineo a una velocità doppia rispetto a quella dell’asturiano, Sainz è nel mirino come dicono quelli che ne sanno.

Vettel raggiunge un Verstappen a fine gomma, lo punta e lo fa sbagliare in staccata, l’olandese spiattella sul cordolo, fa passare il tedesco e corre ai box uscendo dietro Bottas e superandolo subito come fosse un Raikkonen qualunque.

A questo punto cominciano i cambi gomma e il Gp finisce al trentesimo giro. Da qui in avanti avremo due sussulti, il bel sorpasso di Grosjean su Massa tutto all’esterno e la lotta finale tra le due RedBull per il podio. Il resto sono distacchi immobili e il solito ritiro di Alonso che fa il parcheggio più bello della sua vita.

Ci sono tante morali in questa favola cinese che abbiamo raccontato, proviamo a tirarne fuori qualcuna che possa stimolare dibattito.

I rookie son sempre dei rookie e devono imparare sbagliando, ma certi rookie lo sono meno e vanno anche a podio o vincono. La storia dei sorpassi veri è vera. E Verstappen è un gran pilota, ottavo podio di carriera. Il DRS è stato pensionato; proveranno dell’accanimento terapeutico, ma è in archivio. I piloti finlandesi sono in F1 per non disturbare quelli bravi, ma dal brutto carattere e dal buon contratto. La coppia RedBull dimostra che è una soluzione idiota. Gli americani amano i contatti di gara. Finalmente. Mercedes e Ferrari non sono proprio alla pari ma se la giocheranno in tutte le gare, peccato che hanno solo due piloti. La RedBull non è così drammatica; è grezza, ma non è da buttare. Oggi Marchionne ha stracciato il rinnovo di Raikkonen anche vincesse il mondiale. I sorpassi all’esterno ora si fanno. Bellissimi.

 

1984.06.24 L’accetta di Ockham

 Detroit, 24 Giugno 1984
La gara è conclusa da poche ore e Martin Brundle ha racimolato un insperato podio con la sua Tyrrell 12 issandosi fino alla seconda piazza.
Nelson Piquet inarrivabile nonostante il paio scarso di secondi di vantaggio sull’inseguitrice. Quello che nessuno si aspetta è una indagine con i crismi della ufficialità più ottusa da parte dei commissari FISA nei confronti del team di Ken Tyrrell.
Nella pancia della monoposto è presente un serbatoio dedicato espressamente a contenere acqua utilizzata durante la gara per raffreddare l’ormai obsoleto Cosworth DFY V8 che equipaggia la T12.
Ken è famoso per stare sempre in equilibrio precario tra le pagine fitte di codici bizantini che FISA molto ottimisticamente chiama “Regolamento Tecnico/Sportivo”.
E uno dei suoi numeri di giocoleria acrobatica consiste nel percorrere metà gara con i serbatoi del liquido refrigerante che si svuotano nebulizzando acqua sul propulsore.
Il vantaggio è doppio; uno palese: un netto risparmio di sistemi circuitali per il raffreddamento aggiuntivi; uno oscuro secondo l’interpretazione di FISA: la possibilità di fatto di percorrere parte della gara al di sotto del limite stabilito dei 540 kg a cui vanno sottratti i 13 kg della capacità del serbatoio incriminato.
La lettera regolamentare è chiara: stabilisce che il peso minimo debba essere rispettato per tutta la durata dell’evento.
Stabilisce altresì che qualsiasi serbatoio dedicato alla parte circuitale secondaria, non dedicato al combustibile, possa essere ripristinato del suo contenuto originale prima della verifica da parte dei commissari a fine gara.
Non vi può essere pertanto certezza della mancata aderenza della monoposto durante la competizione perché non sono previste verifiche dinamiche ma solo a posteriori, quando il serbatoio che garantirebbe la prova della frode è stato legalmente ripristinato al suo stato originale.
L’accusa se vuole essere certa della condanna deve trovare qualche prova più concreta e questa c’è sotto forma dei pallini di piombo che sono presenti nel fluido del serbatoio.
Ken sostiene che siano un peso aggiuntivo per essere certi che la vettura sia sempre al di sopra dei termini stabiliti.
FISA reputa che se la si vuole far passare per zavorra questa deve sottostare al regolamento relativo alla zavorra: deve essere ispezionabile, solidale al corpo della vettura e accessibile/smontabile tramite strumentazione.
Al di là delle formule alchimistico verbali utilizzate, i pallini di piombo possono essere molte cose ma non di certo assimilabile a zavorra nei termini stabiliti.

 Casus belli
“Art. 4.2: ballast may be used provided that it is secured in such a way that tools are necessary to remove it. It must be possible to affix seals to it.”
FISA Technical Regulation

Stefan Bellof ha corso una delle gare migliori della sua brevissima e luminosa carriere a Monaco issando con le unghie e con i denti la Tyrrell 12 fino alla terza piazza. La giornata è piovosa e fredda e non c’è bisogno di raffreddare un granché il vecchio ma affidabile DFY.
Il serbatoio è intonso e non è stato necessario operare il rifornimento di liquidi eppure FISA contesta anche quella gara.
Non è solo la presenza ambigua del serbatoio e del ballast non assimilabile come tale.
Nel liquido presente nel serbatoio acquisito durante le analisi di Detroit sono presenti tracce di idrocarburi aromatici.
Poco importa che Tyrrell si autoaccusi di negligenza per aver trasportato l’acqua dedicata al raffreddamento nei contenitori utilizzati per il carburante.
Per FISA siamo di fronte ad un ulteriore capo d’accusa.
Utilizzo di additivi vietati per la combustione.
Curiosamente alla prima gara della stagione a Rio, Tyrrell, su protesta di Jackie Oliver della Arrows, ha già dimostrato a FISA che nessuna connessione è presente fra il serbatoio aggiuntivo del refrigerante e quello del carburante.
Fra la gara di Dallas e il Gran Premio di Inghilterra Ken viene convocato per una sessione straordinaria del WMSC per comunicargli che per il team la stagione è finita.
Tyrrell non si arrende e prepara la sua difesa per partecipare a Brands Hatch.
Contattato direttamente l’ente predisposto per l’analisi dei campioni di Detroit, la percentuale di idrocarburi dei campioni mostra una presenza effimera non compatibile con altro se non contaminazione indiretta.
Del 27% abbondante che FISA ritiene sia presente nel serbatoio, dopo le controanalisi rimane un effimero 0,05%.
Longines, che si occupa della misurazione crono, fornisce i dati che provano l’andamento progressivamente decrescente dei tempi in linea con quanto ci si aspetta da una vettura che non corre per la prima parte del GP sottopeso per poi magicamente riacquistarlo con il riempimento del serbatoio a metà gara. Il serbatoio è di soli 13 litri e questo limita molto l’effettiva efficacia di un tale marchingegno per un guadagno risibile in termini cronometrici.
Questo allontana temporaneamente FISA dai suoi intenti bellicosi e permette al team di correre la successiva manciata di gare sub judice in attesa del WMSC di Agosto.

 Coup de théâtre
“It is sufficient for the tribunal to note that the presence of traces, however infinitesimal, of hydrocarbons which should not have been there, were found in the water.”
FISA Court of Appeal statement

Al Gran Premio d’Austria del 1984, per la prima volta dal Gran Premio di Monaco del 1967, non c’è un Ford Cosworth allineato alla griglia di partenza.
L’unica Tyrrell 12 sopravvissuta alle qualifiche viene pesata e trovata a 537 kg e, nonostante tutti i tentativi fatti dai commissari, l’ago della bilancia non si schioda dalla cifra misurata.
Mancano 3 kg all’appello e la macchina viene squalificata.
Nulla da dire: non certo un buon biglietto da visita per l’audizione in Corte d’Appello di lì a qualche giorno.
L’ennesimo colpo di teatro arriva quando Ken si trova in aula a dover fronteggiare nuove accuse. FISA elegantemente glissa sull’enorme e marchiano errore nella lettura dei dati degli idrocarburi presenti nel refrigerante e imputa alla presenza di fori di sfiato sul fondo della vettura la mancanza di aderenza alla norma del fondo piatto.
Tyrrell, porta una memoria scritta da parte di Patrick Head, del team Williams e John Barnard della McLaren in cui viene affermato che per posizione, dimensione e funzione i “buchi” non possono avere nessun effetto aerodinamico.
FISA contrattacca asserendo che siano utilizzati per sfiatare sostanze illegali, ovviamente tornando alla carica con gli additivi.
L’atteggiamento draconiano stride sideralmente con l’indulgenza miope e pacchiana con cui FISA ha reagito allo smacco operato da Bernie Ecclestone solo la stagione precedente; quando con l’aiuto del colosso chimico tedesco BASF, la Brabham ha utilizzato un carburante ben oltre i limiti della legalità.
Sta di fatto che FISA squalifica il team di Ockham; la Tyrrell può competere ai singoli eventi Grand Prix ma non in ottica Mondiale; nessun punto accumulato e di fatto nessun contributo FOCA per l’ottima settima piazza nella classifica costruttori di quella stagione.
Gli sponsor, De Longhi e Maredo lo abbandonano e lui, privato dei punti, dei proventi, della classifica stagionale e del ruolo nel Mondiale Costruttori, perde lo status di Team Principal e di conseguenza il suo ruolo in FOCA.

 L’accetta da boscaiolo di Occam
“Gli sponsor, De Longhi e Maredo lo abbandonano e lui, privato dei punti, dei proventi, della classifica stagionale e del ruolo nel Mondiale Costruttori, perde lo status di Team Principal e di conseguenza il suo ruolo in FOCA”
Anonimo articolo di un Blogghetto

Va bene, Ken Tyrrel non è mai stato un personaggio comodo. Non è mai stato un personaggio iconico, uno di quelli che se ne stanno col capellino di velluto nero in mano a bordo pista pronto a farlo saltare alla vittoria del proprio beniamino. Nemmeno uno di padri-padroni ferocemente tattici, pronti a presentarsi sul circuito dove il proprio pilota sta disperatamente cercando il record della pista con in mano un giornale sportivo, aperto proprio alla pagina dove si titola del record fatto segnare il giorno prima dagli avversari di sempre.
Ma Ken è uno capace di parlare ai propri piloti come farebbe un padre. Uno di quelli pronti a sacrificare la faccia e con essa il fronte unito del boicottaggio ad un gran premio per onorare un impegno con uno sponsor. Uno di quelli capaci di appellarsi per ogni singola cosa appellabile; dall’acqua utilizzata nei sistema di iniezione degli avversari fino alla liceità dei sistemi turbo.
Ma soprattutto è l’unico che non abbia ancora firmato un contratto con un fornitore di propulsori turbocompressi; è l’unico che voglia ancora competere con il vecchio ma parco nei consumi Ford Cosworth DFY ma soprattutto, è l’unico che non voglia firmare il cambio regolamentare tecnico per l’aumento dai 195 kg ai 220 kg del carburante consentito per abbeverare gli assetatissimi propulsori turbocompressi per la stagione 1985.
Modifica regolamentare per la quale occorre l’unanimità.
L’unico ostacolo che si frapponga sulla strada verso l’affermarsi dei sistemi turbo è un Team Principal di una piccola scuderia con sede ad Ockham nel Surrey.
Team Principal che finché è tale, ha diritto di voto.
E di veto.
Ma cosa succederebbe se per un breve periodo Ken perdesse il suo Team e con esso il suo ruolo in FOCA?
E se proprio in quel breve lasso di tempo venisse calendarizzata la votazione per la modifica della norma raggiungendo facilmente la tanto desiderata unanimità?
Nel 1985 si correrà con 220 kg di carburante, e l’escalation verso l’aumento della quantità di combustibile sarebbe stata solo all’inizio.
Ken torna in lizza per il Mondiale Costruttori la stagione successiva, ma per lui i tempi gloriosi degli anni settanta non torneranno mai più.
Il team, originariamente stanziato nel Surrey, seguirà una parabola discendente fino al 1998 per poi passare di mano in mano, da Ockham a Brackley, da proprietà americane a giapponesi a tedesche fino ai giorni nostri; con nomi e colori ogni volta diversi.
Per tornare a vederlo trionfare sarà necessario un altro burbero geniale inglese che con il Boscaiolo di East Horsley, oltre all’aspetto estetico, condivide una certa indifferenza verso gli aspetti più coercitivi del Regolamento Tecnico e Sportivo.
Nei libri di storia del Motorsport rimane poco o nulla della stagione 1984 della Tyrrell.
E nulla dell’alleanza fra i due grandi avversari, FISA e FOCA per togliere di mezzo un piccolo team della provincia rurale inglese.

 

2017 FORMULA 1 ROLEX AUSTRALIAN GRAND PRIX

driiiinnnnnnn…..driiiiinnnnnn…..driiiiiiinnnnnn….ecco la sveglia che ci ricorda che la nuova stagione è alle porte, si esce dal torpore invernale, da quell’angolo di noia senza gare, da quei momenti infiniti di lunghi dibattiti e teorie, quel valutare all’infinito ogni passaggio dei test, quel non riuscire ad analizzare il valore dei tempi, le forme e le soluzioni tecniche quasi diverse, ma che poi alla fine son tutte così simili, ed ecco comparire quel bisogno di vederli tutti e 20 su quella griglia…e VIA VIA VIA!!!!

2017, la stagione che cambia tanto, ma che forse non cambia molto, o forse invece anche troppo.

Ormai siamo ad un passo dal vedere quali saranno le reali prestazioni di queste nuove vetture dall’aerodinamica favolosa, con un carico aerodinamico, che permetterà di rivede dei giri folli, quel modo fantastico di affrontare il circuito, in cui pare che ogni curva sia l’ultima che deve percorrere un pilota.

In qualifica, molto probabilmente si vedrà un tempo inferiore all’1.20, vista la pole di 1.23.8 dello scorso anno, andando a frantumare il record del 2011 di Vettel, che è di 1.23.5.

Ma tuttavia ci sarà pur sempre da fare il conto con le PU nella gara, perchè le contingentazioni dei motori, portati a sole 4 unità per l’intera stagione, costringerà i team a dover sacrificarne un pò del loro potenziale. Per un team, già sappiamo che ci saranno potenze di una GP3, quindi aspettiamoci qualche bel team radio di Alonso, contro la Honda (non credo che le meritate frecciate ai Giapponesi, saranno opera del solo Fernando).

Ma tolto l’aspetto tecnico, sarà anche la prima stagione senza Bernie a muovere le trame della F1, con Liberty Media che gli ha dato il benservito. Questa è ad oggi, il più grande cambiamento per il circus, ma ad oggi, non è ancora chiara la direzione che hanno intenzione di far intraprendere al mondiale di F1. Si parla di più gare, si parla di eventi invernali extra campionato, si parla di più coinvolgimento per il pubblico, ma è ancora troppo fumosa la cosa. Apprezziamo intanto, la maggior libertà di ripresa e proposizione dei video, che hanno avuto i test.

Sul lato piloti, pare che le nuove vetture non abbiano trovato impreparato nessuno di loro. Fra le fila rosse c’è molto entusiasmo nel duo Vettel e Raikkonen, mentre Lewis sembra talmente sicuro di se, che pare quasi rilassato. Del resto chi metterebbe 2 cent su Bottas davanti a lui a fine stagione? Ed è difficile credere che la Ferrari abbia recuperato, se non sopravanzato, la Merz in un inverno.

In Red Bull aleggia il mistero, sia sul comparto vettura, dove in molti credono che domani si vedrà una monoposto del tutto diversa da quella dei test, oltre a una PU Renault, che è ancora più difficile da decifrare. Force India pare la più in palla, nel gruppo delle altre, con una Williams che forse ha cercato troppo i tempi, più che avere un vero potenziale per lottare al vertice (forse c’è più attesa, su quanti muretti prenderà Stroll) . Toro Rosso ed Haas, saranno da valutarsi nel corso della stagione, mentre Renault si lancia in molti proclami, sarà curioso analizzare lo sviluppo che avrà questa vettura. Per la Sauber, la magra consolazione sta nella certezza, che sarà difficile non tenersi dietro  la Mclaren, almeno fin quando il team di Woking avrà ancora le deludenti e scarsamente affidabili PU Honda.

Ma ora basta, ho già parlato troppo, andiamo a puntare le sveglie e via carichi, ad assistere alla nuova stagione.

GENTLEMAN…..START YOUR ENGINE!!! 😉

Davide_QV