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F1 2019 MONACO GP: AN INTRODUCTION

Come si fa a raccontare un’emozione? Quali parole sono degne di celebrare la vita di uomini che hanno saputo scatenare la passione di tanti altri e sublimare in poche, mirabili gesta la realizzazione dell’incredibile, dell’improbabile. Della gloria e della paura.

La vulgata comune vuole che Leggenda sia colui che riesce con la forza e la convinzione miseramente umane di avvicinare la bellezza, la perfezione e la semplicità che appartengono a categorie dello spirito che non ci è dato conoscere. La cosa più vicina al Soprannaturale di cui si può sperare di fare esperienza.

Niki Lauda ha rappresentato per tanti la cosa più vicina ad una divinità. Un uomo con tutti i difetti possibili ma anche, e soprattutto, la capacità di rappresentare un’ideale di vita, comportamento, intenzione. Un uomo dalla volontà ferrea al servizio della propria intelligenza e della propria passione per la velocità.

Lo chiamavano il computer ma quando mai si è visto un computer avere un’anima che ha saputo piegare alla propria volontà gli eventi, resistere al fuoco e alla sconfitta, tornare nell’abbraccio della sua macchina che lo aveva tradito e riprendersi quello che il Dio delle corse aveva deciso di togliergli. Ma soprattutto quale computer è riuscito a conquistare il cuore di così tanti appassionati di corse, quelli veri, quelli dei tempi dei “cavalieri del rischio”.

Se uno è stato Leggenda da vivo, allora non può che essere Immortale nel momento in cui la terra gli è lieve. Lauda ora è Immortale e sarà sempre al volante di quella macchina rossa, dentro la quale un computer riusciva a catalizzare emozioni che nessun uomo sarà mai capace di eguagliare.

Con questo stato d’animo ci si approssima a quello che viene definito come il GP più anacronistico del mondiale, il Gp di Montecarlo, dove l’Immortale ha trionfato nel ’75 e nel ’76.

Ci si arriva con una Mercedes a punteggio pieno, 5 doppiette in 5 gare e la sensazione che a Montecarlo potrà essere per loro solo un po’ più complicato ottenere una vittoria che comunque rimane come opzione principale.

Addetti ai lavori dichiarano da tempo che invece potrebbe essere il terreno di caccia ideale per la Red Bull, in virtù di una predominanza del grip meccanico e aerodinamico sulla potenza della PU,  ma è una speculazione che andrà verificata in pista e potrebbe non essere suffragata dai fatti.

immagine da f1world.it

Per Ferrari invece tanti punti interrogativi e poche certezze, se non quella, assolutamente nefasta, di un progetto SF90H che potrebbe avere delle mancanze di base tali da rendere il 2019 una lenta agonia. Quadro piuttosto fosco e al quale la Scuderia sta cercando di porre rimedio sbloccando ulteriori fondi per lo sviluppo aerodinamico (ma non per una nuova sospensione anteriore a quanto pare…) e cercando di trovare la quadra tra i dati in pista e quelli al simulatore.

La sensazione è quella che si debba sperare più in qualche successo di tappa che nella lotta per il mondiale e, viste come sono andate le cose in queste prime gare, sarebbe già un grosso risultato.

Montecarlo è una pista che è entrata nell’immaginario di ogni appassionato di motorsport ma rischia di essere una gabbia di asfalto e guard rail per queste elefantiache monoposto. Rimane il rischio di lasciare il segno sui margini di queste stradine strette ma è davvero l’ultimo motivo di suspence rimasto. Chissà se la pioggia non possa aggiungere un po’ di imprevedibilità ad una gara che si prospetta piuttosto noiosa.

Pirelli ha portato le mescole più morbide del lotto; C3, C4 e C5, ovvero le supersoft, ultrasoft e hypersoft del 2018. Isola assicura che non ci saranno problemi di graining e che la C5 potrà essere sfruttata la massimo del suo potenziale.

immagine da formulapassion.it

Le scelte dei team sono ovviamente orientate ad un utilizzo pressoché esclusivo della gomma C5. Ferrari in questi termini “esagera” e sceglie di portare un solo treno di C4 e C3, come Red Bull e Renault. Le altre hanno scelto un treno di C4 in più con la Williams unica con tre treni di C4.

Come detto è un circuito atipico in cui sarà fondamentale avere un buon grip meccanico e, contrariamente a quanto si pensi, anche aerodinamico soprattutto nelle curve più lente dove si farà la differenza. Chi riuscirà, soprattutto in qualifica, ad essere agile in queste curve e a far funzionare nella maniera ottimale le gomme avrà fatto buona parte del lavoro. Motivo per il quale la Mercedes più che la Red Bull sembrano essere ancora favorite.

Le altre scuderie? Sportpesa potrebbe essere la sorpresa del weekend, considerando la predilizione per i circuiti cittadini. Qualche difficoltà in più per le monoposto con problemi a mandare in temperatura le gomme, come Haas o con un concetto di ala anteriore outwash come Alfa ma il rebus sarà svelato solo dalla pista.

In termini di lotta per il mondiale, questo GP sembra essere una buona occasione per Hamilton per allungare sul compagno di squadra Bottas, che non ha mai offerto prestazioni significative aul Principato.

In casa Ferrari, Leclerc vorrà imporre la sua velocità in casa e, probabilmente, certificare una superiorità più volte avvertita in pista nei confronti di Vettel. Verstappen è abbonato ai muri del Principato ma con un weekend “pulito” può lottare per la vittoria. Ricciardo ritrova una pista amica ma non sulla macchina giusta; è d’obbligo dimostrare di valere lo stipendio che è riuscito a ottenere.

*immagine in evidenza da sport660.wordpress.com

Rocco Alessandro

Gran Premio Red Bull de España circuito di Jerez

Benvenuti al Gran Premio Red Bull de España circuito di Jerez casa dei piloti spagnoli, si torna nel vecchio continente; dove ci si attende una riscossa dei piloti di casa, per motivi vari.

Marc Marquez vuole assolutamente cancellare lo zero della gara “di casa” ad Austin, Viñales ha un disperato bisogno di uscire dalla mediocritá che lo sta bloccando, Lorenzo beh deve cominciare a fare il Lorenzo (tra l’altro qui fece il suo primo podio con la Ducati), a patto che gli infortuni e le “catene” lo lascino in pace. Poi c’é lui il nuovo che avanza con una Suzuki che quest’anno é piu che migliorata, forse la terza del lotto, lui ha voglia di stupire ancora e di dimostrare che la gara precedente non é stata solo fortuna, attenzione a Rins!

Arriviamo ai nostri portacolori, guardando la classifica mondiale si nota che i primi tre sono in appena cinque punti e tra loro non c’é Marquez che invece é quarto staccato di altri quattro punti, i primi due? Dovizioso e Rossi con Rins gradino basso del podio, sorprendente questa classifica alla luce del dominio di Marquez, cosa puó fare uno zero in classifica quando la lotta é serrata. I piloti italiani si stanno aggrappando in tutti i modi a questo mondiale, Dovizioso é sicuramente quello su cui nutrire piú speranze, la Ducati é la moto migliore e bisogna fare i complimeti alla casa italiana che riesce con l’innovazione, la fantasia e molta creativitá a lottare contro i colossi made in Jap, ma sulla Honda c’é un fenomeno che rende tutto tremendamente difficile. Rossi é in una fase in cui il suo immenso talento lo traghetta in acque sicure cercando piú la costanza dei risultati in attesa degli eventi che, nel caso diventino favorevoli, potrebbero portarlo a giocarsi le ultime possibilitá verso la fine del campionato, magari con sorpresa finale.

Tra i piloti Ducati si sta mettendo in luce l’australiano Miller, che a scapito della sua proverbiale simpatia (eufemismo) porta ai ducatisti dolci ricordi, per quel binomio (Australia/Borgo Panigale) che sembra essere un legame quasi mistico sia in MotoGP che in SBK. Al contrario Petrux sta faticando a mettersi in luce, al punto che la riconferma per il prossimo anno sembra sempre piú diffice, tra l’altro non bastassero i giá numerosi pretendenti al suo sedile, anche Bautista in SBK sembra avere delle chance. Lo stesso Bagnaia sembra aver cominciato a capire la MotoGP e il suo apprendistato sembra fare passi in avanti.

Capitolo Yamaha, proprio qui a Jerez due anni fá cominciarono i problemi mai risolti della moto, che peró sembra aver finalmente trovato la strada per uscire dalla crisi; ogni volta che lo diciamo veniamo smentiti peró. Oltre ai piloti ufficiali da quest’anno c’é un’altro italiano, Morbidelli che sta ben figurando e che sembra aver preso onorevolmente il posto di Zarco passato nell’anonimato con la KTM, dove invece il buon Oliveira (che aveva conteso fino all’ultimo il titolo in Moto2 a Bagnaia) si sta mettendo in luce, notizia freschissima la KTM ha esercitato l’opzione di conferma per il prossimo anno. Dicevamo della Yamaha di Morbidelli che dopo un anno di apprendistato in MotoGP sta facendo vedere le sue qualitá. Un’altro pilota italiano che peró non sta piú facendo parlare di sé per le sue qualitá in pista (neanche piú fuori dalla pista a dir la veritá) é Iannone, sembra ormai un corpo estraneo a questo sport.

I motivi di interesse per questo GP di Spagna (Jerez) sono molteplici, tra chi é alla ricerca di una rivalsa (Marquez, Lorenzo e Viñales su tutti) chi invece vorrebbe confermare cio che di buono ha fatto precedentemente vedi Rins, Rossi e Dovizioso.

Moto2

Il nuovo motore Triumph sembra aver dato quel qualcosa in piú in termini di prestazione per ottimizzare il salto in MotoGP, sia Marquez che Valentino hanno speso parole di elogio per questo cambiamento. Quest’anno il nostro connazionale di riferimento sembra essere Baldassarri, primo in classifica anche dopo lo zero di Austin; mentre Marini sta faticando un pó, complice una spalla che lo sta tormentando con i dolori e che non gli permette di tenere il ritmo fino alla fine della gara. Della lotta per il titolo c’é sicuramente Schrötter ed il “vecchietto” Lüthi. Menzione speciale per Mattia Pasini il quale era praticamente fuori dal mondiale, quando una chiamata per rimpiazzare un pilota gli ha cambiato la vita, sembra una vecchia pubblicitá telefonica! Invece é realtá ed anche a Jerez Pasini potrá mostrare le sue qualitá in pista (nella gara del rimpiazzo ad Austin ha sfiorato il podio!) questa volta su una KTM, una bella favola come spesso accade in questo mondo cosí speciale che é la MotoGP e tutte le sue classi.

Moto3

Da quest’anno c’é anche Max Biaggi !!!! Scherzo, non proprio, in realtá c’é davvero ma con un suo team e pilota spagnolo Aron Canet con il quale sta facendo grandi cose ed infatti é primo insieme all’altro spagnolo Masia, i nostri connazionali sono un pó piu staccati in classifica: Dalla Porta ed Antonelli. Gli altri italiani della Moto3 da tenere sotto osservazione sono Arbolino e Migno.

Buon divertimento, godetevi questo stupendo mondo che sono le moto.

LucaBKK

 

Immagine presa da www.racesport.nl

 

Dirette Sky Sport MotoGP HD

Venerdì 3 maggio
9:00-9:40 – FP1 Moto3
9:55-10:40 – FP1 MotoGP
10:55-11:35 – FP1 Moto2
13:15-13:55 – FP2 Moto3
14:10-14:55 – FP2 MotoGP
15:10-15:50 – FP2 Moto2

Sabato 4 maggio
9:00-9:40 – FP3 Moto3
9:55-10:40 – FP3 MotoGP
10:55-11:35 – FP3 Moto2
12:35-13:15 – Qualifiche Moto3
13:30-14:00 – FP4 MotoGP
14:10-14:50 – Qualifiche MotoGP
15:05-15:45 – Qualifiche Moto2

Domenica 5 maggio
8:40-9:00 – Warm-Up Moto3
9:10-9:30 – Warm-Up Moto2
9:40-10:00 – Warm-Up MotoGP
11:00 – Gara Moto3
12:20 – Gara Moto2
14:00 – Gara MotoGP

L’ANGOLO DEL FROLDI: 1000 GP DI ME E DI TE

Novecentonovantanove gran premi fa, finita da poco la Seconda Guerra Mondiale, la Formula Uno cominciava la sua rincorsa per diventare non solo la categoria regina delle monoposto a ruote scoperte ma, semplicemente, la categoria motoristica più conosciuta ed apprezzata.

La svolta negli anni Settanta. Un’età romantica, forse l’ultima per le corse e soprattuto per i piloti, in cui abbiamo avuto un incremento prestazionale senza precedenti, l’aerodinamica è diventata fondamentale, la potenza delle monoposto è cresciuta (sino ai record per ora ineguagliati dei primi anni Ottanta), e la sicurezza è diventata sempre più urgente e pressante. Nei decenni precedenti, per quanto seguita ed apprezzata, la Formula Uno non era la categoria regina, ma una delle varie categorie di un mondo molto variegato che poi, piano piano, in una sorta di selezione “naturale” e “voluta” si è via via assottigliato.

Ma, in qualche modo, a mio parere sarebbe accaduto lo stesso che si arrivasse alla Formula Uno come Formula Uno. Cioè che il suo nome diventasse un destino.

E’ un micro-mondo attraente e respingente come sa chiunque sia andato, almeno una volta, in giro per il Paddock. Ha riservato terribili incidenti, vite giovani spezzate anzitempo, feroci scontri e rivalità, grandi amicizie, scandali, spionaggio industriale e via discorrendo.

Ripercorrere questa storia è affascinante e anche doloroso, proprio per le perdite terribili. Senna è solo l’ultimo di cui, chi lo ha visto correre, rimpiangerà sempre l’assenza prematura da questo mondo. Ma quanti cuori hanno battuto per Villenueve padre e per la sequela di piloti che hanno fatto questa lunga strada fra i circuiti di mezzo mondo?

Io, però, vorrei fare un plauso ai famosi 4 ubriachi al bar che hanno indegnamente sostituito il tanto vituperato Bernie, il grande vecchio, e che dopo uno shottino di troppo decisero, qualche anno prima dell’anno zero 2014, di creare un nuovo regolamento

Ecco, pare che gli ubriachi al bar si siano nuovamente riuniti, e pare abbiano partorito una nuova genialata, che ci attende fra qualche anno.

Salvo rinsavimenti improvvisi, a breve, avremo la Formula Indy/Wrestling-Europa.

Abbiamo già 3 Power Unit per 21 gran premi regolate in quasi ogni parte (sia quella endotermica turbo che quella elettrica). Flussometro che non si è ancora capito a cosa serva. I piloti devono guidare per parte della gara come tassisti. Ora avremo 4 PU per 24 gare. Cambio blindato per tutti così come ora accade per la centralina elettronica.  Albero motore forse si forse no. Semiassi, dischi freno, volante, pedali, cerchi, meccanismo DRS, pistole per il cambio gomme e pure i macchinari per sollevare e trasportare le monoposto. Il micidiale combinato disposto è legato ad una parola: riduzione. Dei costi. E ogni volta rido amaramente.

Ma il vero scopo è lo spettacolo fine a se stesso. In Fia e LM si sono venduti l’anima allo spettacolo, conta solo lo spettacolo. E prima o poi il diavolo che hanno creato porterà il conto. I piloti diventeranno comparse tipo Wrestling che fanno le loro finte movenze, per quanto esteticamente apprezzabili, e lo spettacolo forzato diventerà solo triste finzione.

Tanto vale scegliere random chi vincerà, se lo scopo dichiarato è solo lo spettacolo.

Se la Ferrari non potesse fare il suo motore, se la Mercedes e la Renaut (etc etc) non potessero fare il loro motore e le loro monoposto, in una sfida a chi li sa fare meglio, mi spiegate esattamente cosa diavolo sarebbe la Formula Uno?

Ci giochiamo l’esistenza della Formula Uno.

E ora la Ferrari deve mostrare la sua nobiltà, il suo peso, il suo valore politico.

Credo che anche la Mercedes debba essere alleata per non snaturare e distruggere la Formula Uno ancora di più.

Tra l’altro, la Ferrari vanta un record che nessun altro costruttore e motorista ha e mai potrà avere: da quando esiste la Formula Uno non ha mai saltato un’edizione del Mondiale.

E ogni tanto, a Maranello dovrebbero ricordarsene. E ricordarlo alla FIA.

 

Mariano Froldi, Direttore Responsabile di FUnoAT

 

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IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: SAKHIR

E’ troppo facile, o troppo difficile, scrivere questo pagellone. Per una serie di sentimenti contrastanti del mio animo che, al confronto, una depressione bipolare è calma piatta.

Ma credo di essere in buona compagnia dopo aver assistito all’ultimo Gran Premio.

Il fatto è che noi ferraristi siamo così. Sfigati. Sfigati ma a nostro modo “fortissimi” o, come si dice con un termine abusato, di moda per qualche tempo e infilato dappertutto e poi semi-dimenticato, RESILIENTI. Inutile girarci attorno: siamo come Fantozzi. Non è vero?!

Beh… se ci pensiamo bene, d’altronde, Fantozzi è un personaggio “titanico”. Gli capita di tutto e di più ma lui continua ad andare avanti, imperterrito. E si rialza sempre.

Siamo sopravvissuti a 21 anni di digiuno, a cambi e motori che esplodevano come pop corn nel microonde, a Monza 1995 con il cuscinetto da 100 lire, Brasile 2008, Abu Dhabi 2010,

Abbiamo la pelle dura ormai, noi ferraristi stagionati e un po’ attempati.

Da ieri, i detrattori italiani della Ferrari, perché esistono e, incredibile, non si tratta di specie in via di estinzione, tutt’altro, ma viva e vegeta e fra noi in servizio permanente effettivo, avranno un motivo in più per ridicolizzare la Ferrari e noi che la tifiamo. Ce ne faremo una ragione e porteremo stoicamente la nostra “croce” in attesa della Pasqua.

Ma almeno abbiamo una certezza, poco consolatoria ora, ma molto consolatoria a lungo termine.

Noi a tifare Ferrari, sino a quando esisteranno gli sport motoristici ed esisterà la Rossa, ci saremo ancora e sempre. Imperi sono nati, cresciuti, arrivati all’apogeo e tramontati, Scuderie ci hanno mazziato e fatto impazzire, guerre intestine ci hanno messo nel sottoscala del motorsport per anni. Ma poi noi torniamo sempre. Gli altri chissà. Sì: noi siamo sempre lì. Come Rocky. E come Fantozzi. Tanto per restare in clima cinematografico.

La classifica è già un abisso, soprattutto quella Costruttori. E Binotto non ha molte scusanti, perché lui è un tecnico, e non puoi avere già problemi così severi in due gare, perché è chiaro che alla prima gara i nostri hanno comunque corso depotenziati.

Alla Mercedes va sempre tutto, troppo bene. Ma è la forza e la fortuna dei forti. Di quelli che non devono sempre inseguire spasmodicamente. Di quelli che hanno imparato a vincere ed a migliorarsi sempre. E chi li schioda più da lì…

Purtroppo non si vince un Mondiale facendo la girella o senza affidabilità. Soprattuto con il regolamento stilato dai 4 ubriachi al bar ed avallato da Montezemolo che forse era ciucco, in quei giorni, quando la sua mano ha messo la firma in calce a quel foglio diabolico da cui è cominciato il dominio in grigio.

E, purtroppo non si può chiudere il Mondiale, resettare tutto e fare nuove regole, come nel 2014 (boccaccia mia statti zitta). E quindi? E quindi niente. Si prende la sconfitta e la si porta a casa. Si impara dalle sconfitte? Si, se non si ripetono.

D’altronde ci sono cose ben peggiori nella vita. Ma non è che faccia meno male, cercare di ricordarselo, dopo questo bruciante e crudele finale di gara.

Charles Leclerc. Voto: freddissimo. Ne abbiamo parlato con Luca Dal Monte, che conosce come pochi il mondo e la storia della Formula Uno. Ed è d’accordo. E’ un predestinato. Uno che sembra mangiare a colazione velocità e pressione, nel senso che sembra reggerla come fosse la cosa più naturale al mondo. Se Arrivabene lo ha davvero voluto, ci ha visto non giusto, di più.

Vettel. Voto: mister girella è tornato. L’amico, prezioso come pochi per conoscere l’andamento della gara “dietro le quinte”, Alex Brunetti-@deadlinex ci ha rivelato che la monoposto di Seb era completamente fuori assetto, soprattutto con le gomme posteriori. Dunque parziale scusante. Ma, buon Dio, solo lui sfida le leggi della fisica e riesce sempre a girarsi da solo!Ok, salviamo la sua onestà nel riconoscere l’errore. Ma come sarebbe andata la gara se si fosse almeno accodato ad Hamilton? Domanda retorica vero?

Io e Vettel. Voto: spero che lui vinca il titolo con la Ferrari. Io adoro Seb, in Red Bull lo “odiavo” come pochi, visto che vinceva a ripetizione contro la Ferrari. Adoro il Seb in rosso soprattutto caratterialmente, e pochi come lui amano davvero la Ferrari. Ma il problema è che si sta complicando la vita, e sta facendo perdere punti pesanti alla Scuderia. Caro girello, datti una mossa, perché io non vedo il vero Seb ormai da secoli…

Affidabilità Ferrari. Voto: sono dolori. Cilindri, pistoni, candele, Mgu-H e altre diavolerie del dio dei motori. Non voglio neanche sapere cosa sia accaduto. Perché tanto in Formula Uno il più pulito ha la rogna e mentono più di un calciatore che casca come morto, o urlando come se gli avessero amputato una gamba senza anestetico, dopo aver addirittura simulato. Il problema è serio. Dopo due gare. Con una PU che dovrebbe fare 7 gare. Devo aggiungere altro?

Hamilton e la gara. Voto: è nato prima il culo o l’audace che, in quanto tale, ha culo? Domanda “filosofica” irrisolvibile. Un fatto è certo. Non molla mai, mai, mai e poi mai. Si fa sempre trovare pronto.

Hamilton nel dopo gara. Voto: un signore. E in più, maliziosamente, mette un pò di pressione, come se già non ne avesse, a Vettel…

Toto Wolf dopo la gara. Voto: sincero.  Abbiamo avuto una bella botta di culo (appunto!). Non l’ha detta proprio così ma quasi. Ed era sincero. Incredibile. Ma, d’altronde, anche un orologio rotto segna due volte l’ora esatta…

Bottas-Rocky. Voto: ridicolo. Praticamente mai esistito in questa gara.

Kimi. Voto: consistente. Ora che non deve più dimostrare “niente”, con una bella Alfa Romeo, ci fa divertire.

Mad Max. Voto: maturo. Poco spettacolare, molto redditizio. Ma appena gli daranno di nuovo una monoposto vincente, ci divertiremo. Sempre che, come gli capita talvolta, non si butti addosso ad una rossa.

P.S.: da questo momento mi dichiaro sportivamente ateo. Non credo esista un dio dei motori, e se esiste tifa Mercedes. A parte gli scherzi, se alla fine tutto si livella, e con 21 tappe è plausibilie, mi aspetto che anche gli altri abbiano problemi. E se non li avranno avuti, avranno ancora più ragione nel continuare a vincere.

Mariano Froldi, Direttore responsabile di FUnoAT

F1 2019 BAHRAIN GP: AN INTRODUCTION

AAA Cercasi Ferrari SF90H smarrita nel paddock del circuito del Montmelò dopo la fine dei test prestagionali. Sarebbe falso dire che se lo augurano un po’ tutti, ad esempio non credo che i tifosi Mercedes o Red Bull possano essere dello stesso avviso, ma è una preghiera che i ferraristi, per ovvi motivi, e gli appassionati di F1 sperano si avveri per avere un campionato che non sia già quasi deciso dopo il primo Gp.

Troppo brutta la rossa per essere vera e troppo grande la sorpresa degli addetti ai lavori che pensavano di vedere una lotta molto più serrata e, in base alle indicazioni dei test, con la rossa addirittura a dettare il passo! Invece è stata subita anche “l’onta” di un sorpasso di potenza da parte della Red Bull motorizzata Honda. Ce ne sarebbe per un TSO autoinflitto.

Invece, in mezzo alla ridda di voci e supposizioni che si sono susseguite sulla causa della debàcle ferrari a Melbourne (assetto sbagliato? PU in sofferenza? Ala anteriore che genera sottosterzo? Mancato adattamento all’asfalto sconnesso? Mercurio retrogrado?) Binotto ha provato a dispensare calma e freddezza. “Studieremo i dati raccolti” ha detto il nuovo TP e sembra che lo studio abbia sortito i suoi effetti dato che arrivano voci di una totale comprensione e risoluzione dei problemi occorsi in terra australe.

Resta (e non vuole essere un gioco di parole) il fatto che è stato fatto un bel regalo di punti e fiducia alla Mercedes, che, considerato lo stato di forma palesato a Melbourne, proprio non ne aveva bisogno. O meglio, sarebbe stato più interessante una lotta serrata per capire realmente punti di forza e debolezza dei due progetti. E per lo spettacolo in pista. E invece si è capito che, forse, la Red Bull può sperare di conquistare nel corso della stagione una storica vittoria con la PU Honda, fantascienza da sbronzi fino a qualche mese fa

immagine da maxf1.net

Molto più difficile credere che, a dispetto dello stato di forma e dell’atteggiamento degno di una parte in Rocky 4, Bottas possa essere un serio concorrente alla conquista del titolo piloti. Vero che la performance del finlandese è stata fantastica a Melbourne, si potrebbe dire alla Rosberg dei tempi belli, ma è probabile che Hamilton abbia già pronto l’esorcismo per scacciare lo spirito agonistico di Nico che si è impossessato del suo docile (ex-docile?) compagno di squadra.

Per Gasly il sabbione del Bahrain rischia già di essere una prova di appello quasi definitiva, non tanto per il 15 esimo posto in griglia a Melbourne propiziato da una errata strategia del team, quanto di una gara piuttosto anonima  in cui non è riuscito ad avere la meglio di una Toro Rosso con gomme più usurate della sua Red Bull. Se poi su quella Toro Rosso ci mettiamo un Kvyat col dente avvelenatissimo allora è già quasi notte per il francese.

Un altro già abbondantemente cazziato e per giunta dal proprio TP è Ricciardo che, causa una partenza di maldoniana memoria in quanto a goffezza e imperizia, ha rovinato la sua gara ancor prima di curva 1. Mettiamoci anche la paga presa in qualifica da Hulkenberg e sembra quasi che non sia cambiato nulla dai tempi in cui veniva vessato in Red Bull. Bisogno di riscatto immediato per lui. Completiamo la “revenge squad” con Perez e Sainz, il primo arrivato dietro Stroll e il secondo brutalizzato dal debuttante Norris anche in qualifica, entrambi con qualcosa da dimostrare in Bahrein.

Alfa Romeo e Haas hanno mostrato un buon stato di forma in Australia, sarebbe importante confermarlo e capire se 1) Giovinazzi avrà imparato dagli errori commessi a Melbourne e 2) i meccanici Haas avranno finito di compiere dei pit stop tafazziani. La Williams sembra un gp2 poco affidabile, i suoi piloti sperano di vedere qualche progresso oppure anche la safety car potrebbe rappresentare una seria minaccia…

Sintetizzando il circuito del Sakhir si riduce in grandi frenate, sabbia, asfalto abrasivo, lunghi rettilinei, sabbia, ibrido ed elettrico che avranno la possibilità di recuperare grosse quantità di energia, PU sotto stress causa temperature intorno ai 30 °C, sabbia, usura gomme maggiore per chi deciderà di scaricare le ali per avere più velocità sul dritto, sabbia. Fondamentale trovare equilibrio di gestione delle gomme tra frenate e trazione in uscita dalle curve più lente. Strategia prevista ad una sosta nel caso ci dovesse essere una temperatura sufficientemente bassa da risparmiare le gomme. Probabile che, in base alle contingenze, le squadre giocheranno sulla lunghezza degli stint, cercando di allungarli il più possibile per evitare una sosta in più.

Pirelli ha portato mescole C1 hard, C2 medium e C3 soft. Tutti i team orientati sulle C2 e C3 e con un solo treno di C1. Chi vorrà utilizzarla in gara lo farà praticamente al buio. La strategia sembra orientata ad un utilizzo esclusivo di C2 e C3, con qualche team minore che proverà a smarcarsi utilizzando la C1.

immagine da AutoMobilSport.com

Top team con scelte praticamente identiche, seguiti da buona parte degli altri team. Nel mid field stupisce Ricciardo con una sola C2.

Mai come negli ultimi anni si arriva in Bahrein con pochi riferimenti nei reali rapporti di forza tra i team. Vettel e la Ferrari vengono da due successi di fila ma il presente parla di una squadra che deve riscattarsi e ritrovare una fiducia improvvisamente smarrita. Alcuni piloti devono ristabilire le gerarchie nel proprio team, non ultimo il campione del mondo in carica.

Dall’altro lato Mercedes e Red Bull vorranno affondare il dito nella piaga delle inadeguatezze mostrate dalla Scuderia nel primo appuntamento. Tensione altissima nel deserto, il paesaggio è perfetto per l’inizio di una nuova traversata mortificante per gli uomini in rosso. Binotto vede l’approssimarsi di un’oasi rinfrancante. O almeno lo spera. Sempre che dietro al fondale con disegnata l’oasi non ci sia il solito, ineffabile Toto Wolff. Che sa benissimo come gettare sabbia negli occhi del nemico, col sorriso sulle labbra.

Rocco Alessandro