HEARTBREAK RIDGE

Ringers carissimi, per festaggiare degnamente i sacri misteri del giovedì sul Bring eccomi qua ad usare il titolo originale di un film da me ritenuto la pietra angolare di ogni uomo degno di essere chiamato tale per parlare (ed invitarvi a fare altrettanto) delle volte in cui la F1 mi ha spezzato il cuore, sportivamente ed umanamente.

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Formula 1 British Grand Prix Silverstone 2016 – Silver, non a caso.

Dice, dai, analizza tu il GP.

Ma che vuoi analizza’? Quelli fortissimi hanno vinto, quelli forti sono andati sul podio, quelli scarsi sono arrivati ultimi e tutti gli altri su una variegata scala di grigi in mezzo.

Dice, ma sforzati. E io come un limone raccattato nel compostabile cercherò di fornirvi qualche goccia di olio essenziale di commento.

Venerdì: FP bla e blabla. Mi pare abbastanza approfondito no?

Sabato mattina: blablabla. Idem.

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2016 FORMULA 1 BRITISH GRAND PRIX Silverstone

Ed eccoci arrivati alla decima ripresa di questo infinito incontro di boxe che ottimisticamente chiamiamo “Mondiale di Formula 1”.
Le gambe sono pesanti e la guardia è ormai bassa a causa del fiato corto e della serie impressionante di Jab che sta tirando il nostro avversario principale: la noia.
Sì perché nonostante il circo itinerante sia giunto ad una tappa carica di Storia, quella Storia con la esse maiuscola che oggi preferiamo barattare con le hospitality piene di vip e le piscine bordo pista stracolme di champagne, l’impressione generale è quella di assistere ad uno spettacolo di arte varia orchestrato alla bell’e meglio.
Nulla a che vedere insomma con l’abile sceneggiatura degli anni passati quando l’equilibrio e l’imprevedibilità erano parte integrante dell’assegno in bianco che lautamente giravamo a Bernie Ecclestone.
E quando non lo era, ci pensavano trovate regolamentari degne del Teatro dell’Assurdo a riportare tutto nell’ambito della commedia dell’arte.

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Era un freddo pomeriggio noioso di luglio….e in molti persero la brocca :D

Ed eccomi qua, ero talmente timoroso di una gara noiosa, che pensavo che fosse il caso di dover sgarfar fuori mille argomentazioni da eventi di contorno o argomentazioni e supposizioni astratte….

Ero pronto a snocciolarvi curva per curva la future nuove modifiche per il tracciato di Spielberg…o magari ricordando la vittoria di ELIO (accidenti….un Rosberg che perse la gara anche quel giorno 😀 ) …avevo ore di argomentazioni sui giochi di pressione delle gomme by Mercedes….persino una banale argomentazione turistica della zona e sulla bellezza del circuito da spettatore, per non scordare le orride divise RDB di questa gara…

…ma la F1 delle meraviglie è capace di tirarti fuori, su una delle piste più semplici e corte della stagione, quello che mai ti aspetti.

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FORMULA 1 GROSSER PREIS VON ÖSTERREICH 2016 Spielberg

Eccoci così giunti alla nona prova del Mondiale 2016 cari Ringers, la F1 è di scena in Austria questo weekend col GP in programma sul Redbull Ring ex A1 Ring sorto nel 1997 sulle ceneri del gloriosissimo Österreichring che chiuse i battenti dopo la controversa edizione di 10 anni prima la quale necessitò di ben 3 partenze per sancire un via regolare. Quando Dieter Mateschitz decise di comprare il circuito in oggetto nel 2004 dichiarò che l’obiettivo era ridar vita al leggendario Österreichring salvo poi optare per un progetto di implementazione dell’A1 Ring verso ovest (stoppato dalle proteste degli ambientalisti) finendo infine per ri-ottenere l’omologazione da parte della FIA nel 2010 con una configurazione assolutamente identica a quella del noto A1 Ring ove la F1 corse fino al 2004. Il paradosso è che, esattamente come per Silverstone, essendo il tracciato di base talmente superlativo anche la sua versione “light” a tutti gli effetti era e resta un ottimo tracciato aiutato in tal senso dai dislivelli naturali tipici della Stiria. Parlando di dislivelli penso si possa ragionevolmente concordare sul fatto che grossa parte delle “maledizioni” che si è tirato addosso Tilke siano state dovute all’aver sempre e solo tracciato su distese assolutamente piatte (ed infatti Austin col suo COTA è la (splendida) eccezione che conferma la regola). E dire che, anche qui come per molte altre cose di buon senso, non serviva un Dottorato in Fisica Quantistica per arrivarci ma appunto solo buon senso. Temo che ormai suddetto buon senso sia più raro del già citato Dottorato.

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