FORMULA 1 GRAN PREMIO DE MÉXICO 2016

Il Circus fa ritorno a Città del Messico dopo la ripresa delle attività lo scorso anno su un circuito che, a seguito del lifting per tornare adatto alla F1, sarebbe quasi lo stato dell’Arte per gli standards attuali non fosse per il fatto che la gloriosa Peraltada è stata sostituita da un complex a bassa velocità che riconcilia con l’orchite fulminante (o una PMS di quelle pesanti per le Signore qui presenti). I bene informati mi dicono che “non sarebbe possibile ripristinarla nemmeno volendo perchè ormai là in mezzo c’è lo stadio del baseball”. Complimenti quindi ai chicani per aver seppellito una delle curve più belle al mondo in ossequio allo Sport nazionale di quelle belle personcine più a nord che han costruito un muro bello alto per impedirne l’ingresso, dato che li considerano degli scarti dell’umanità.

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GP DEGLI STATI UNITI: NON SOLO PRATERIE DI ASFALTO, CHEERLEADERS E “GOMME COLORATE”. ANCHE UN RICORDO DI F1 D’ANNATA.

Eravamo rimasti alle promesse e alle delusioni di Suzuka.

Azzerate tutto.  Per il gran premio degli Stati Uniti si riparte da prima, come se in Giappone non si fosse mai andati.

La Mercedes ritrova un Lewis Hamilton determinato a vendere cara la pelle prima di abdicare (se lo farà) e un Rosberg tattico, la Ferrari ritrova la macchina che aveva prima degli aggiornamenti che “hanno funzionato”, la McLaren ritrova la vettura in crescita e in grado di competere nelle posizioni di rincalzo, la Force India smarrisce la retta via causa eventi sfortunati nel primo giro, la Williams continua nel suo anonimato di quest’anno.

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2016 FORMULA 1 UNITED STATES GRAND PRIX

Dov’eravamo rimasti?

La Formula 1 approda ancora ad Austin dopo che l’edizione del 2015 ha lasciato un sapore misto fra l’amaro e il dolce.

Amaro per l’uragano Patricia che rovinò in gran parte la festa, soprattutto il venerdì e il sabato con la soppressione di molti turni di prove libere ed il rinvio delle qualifiche alla domenica; è ancora vivo il ricordo di un pubblico che stoicamente non voleva arrendersi e resisteva sulle tribune in preda a vento e acqua.

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Ed il DTM va in letargo. Arrivederci al 2017

L’ultima gara del DTM è terminata da poco e già mi è preso il magone.  Qual’è la cosa singolare? Che questo succedeva… tanti anni fa per la Formula 1. Non ricordo neanche quanti, probabilmente da fine anni ’80. Una tragedia l’attesa invernale. Ed invece da qualche anno a questa pare me ne frega meno di zero. E comunque, parlando di cose buone. Grandissimo fine settimana del DTM, con Wittmann e Mortara a giocarsi il titolo. Fino alla linea del traguardo il titolo era di Wittmann, poi di Mortara, poi ancora di Wittmann, questa volta definitivamente.

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Dentro o fuori: le prequalifiche

I rutilanti anni settanta! Quelli che proiettarono la F1 verso l’interesse planetario di un pubblico affascinato da cavalieri del rischio che sfidavano la morte ad ogni gara, ora pronti a districarsi anche tra sponsor e tv con costante incremento di denaro e partecipanti, favoriti da un regolamento libero, che permetteva di tentare la gloria anche a privati e piccoli artigiani attraverso l’acquisto di parti o di vetture altrui. Il numero di iscritti a Silverstone toccò addirittura quota 42 (anche se non tutti si presentarono) e per evitare di respingere alcune richieste si decise di organizzare, evento che nella storia della F1 era avvenuto solo al Gp del Sudafrica del 1965, un turno di prequalifiche al mercoledi cui vennero fatti partecipare i 13 piloti che non facevano parte delle scuderia legate alla Foca, oltre a Gilles Villeneuve, debuttante a cui pochi prestarono attenzione nonostante un’ottima prestazione; i migliori cinque sarebbero passati alle qualifiche ufficiali, turno che prevedeva altre quattro eliminazioni per mettere in griglia i 26 piloti previsti.

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