Hamilton e la Mercedes stravincono in Giappone, la Ferrari affonda

Suzuka è una gran bella pista. Una di quelle che esaltano macchine e piloti. Dove i migliori scavano un abisso rispetto agli altri. O lo approfondiscono, se l’abisso c’è già. E gli altri, per cercare di stare loro vicini, commettono errori.

E così vediamo una Ferrari che tenta di qualificarsi con gomme da bagnato quando la pista è asciutta. Col risultato di contrapporre, ad una prima fila Mercedes, un misero nono posto di Vettel, compromettendo fin dal sabato le poche possibilità di ridurre il divario da Hamilton in campionato.

Allo spegnimento dei semafori, Vettel parte a razzo e guadagna 3 posizioni portandosi subito dietro al compagno di squadra. Ad evitare alla Ferrari il team order ci pensa il prode Max Verstappen, che arrivando lungo all’ultima chicane rientra in pista mentre arriva Raikkonen buttandolo fuori pista e facendolo rallentare quanto basta per far passare Vettel. Nel frattempo l’alter ego di Verstappen quanto a simpatia, Kevin Magnussen, si fa tamponare da Leclerc sul rettilineo di partenza, col risultato di bucare una gomma e percorrere un intero giro seminando detriti.

Questo provoca l’uscita della Safety Car, e alla successiva ripartenza si ingaggia il duello fra Verstappen (nel frattempo giustamente penalizzato di 5 secondi) e Vettel. E accade quanto ampiamente prevedibile. Alla frenata della Spoon curve, Vettel vede un varco all’interno, e con un ottimismo che definire eccessivo è un eufemismo si butta all’interno dell’olandese. Il quale, non aspettandosi un attacco, segue la traiettoria ideale chiudendo la curva e urtando il tedesco, che finisce in testacoda nella via di fuga ritrovandosi poi in coda al gruppo, fortunatamente con la macchina non troppo danneggiata.

Raikkonen non riesce ad approfittare dell’urto fra i due davanti a lui, perchè troppo lontano. Le sue gomme supersoft iniziano molto presto a perdere prestazione, e lo costringono a fermarsi forse un po’ anticipatamente rispetto alle previsioni. A Kimi vengono montate gomme medie, l’unico set portato dalla Ferrari e mai provato nel corso delle prove.

Qualche giro dopo anche Verstappen si ferma, scontando i 5 secondi di penalità, e riesce ad uscire davanti a Raikkonen. Qualche giro dopo si ferma anche Ricciardo, in grande rimonta dopo essere partito dalla quindicesima posizione a causa di un’avaria subita in qualifica. E anche lui riesce ad uscire davanti a Kimi, che si ritrova così in quinta posizione ma, quel che è peggio, con una macchina senza prestazione.

La lotta per le prime posizioni finisce virtualmente qui. Vettel riuscirà a rimontare fino alla sesta posizione, ultimo della prima classe e staccatissimo dal compagno Raikkonen, il quale a sua volta rimedia un distacco abissale da Ricciardo. Verstappen si avvicinerà a Bottas senza però riuscire realmente ad impensierirlo, nonostante diversi errori da parte di quest’ultimo, evidentemente in crisi con le gomme.

E così Hamilton porta a casa la quarta gara consecutiva, la sesta in sette gare (e nell’unica che non ha vinto è comunque arrivato secondo), la quinta di fila a Suzuka. Dietro i primi sei troviamo Perez, un sempre ottimo Grosjean, Ocon e Sainz, che negli ultimi giri nega a Gasly e alla Honda l’ultimo punto disponibile.

Ancora notte fonda per McLaren e Williams, e poca soddisfazione pure per la Sauber dopo una qualifica che faceva ben sperare.

L’idea che dà la Ferrari in questo momento (e lo stanno dicendo anche fonti giornalistiche tradizionalmente vicine alla squadra di Maranello) è di essere in grande confusione. E il week-end in Giappone lo ha purtroppo completamente confermato, a partire da una scelta di mescole da portare a dir poco scellerata (come già accadde per Sochi), pur se presa diverse settimane fa, per continuare con la decisione di utilizzare gomme da bagnato in Q3 quando era abbastanza evidente che fosse l’opzione sbagliata, non fosse altro che per il fatto che tutti gli altri stavano decidendo diversamente, per finire con la poca lucidità dei due piloti in gara, entrambi letteralmente fermati, come al solito, da Verstappen, che si sta rivelando un ostacolo ancora maggiore delle due Mercedes, se si fa il conto di quanti problemi ha creato la (gestione della) sua presenza in pista nelle ultime due stagioni.

Nel frattempo la Mercedes ha letteralmente iniziato a volare, dimostrando nelle ultime tre gare un enorme vantaggio, di macchina, di piloti e soprattutto di lucidità. A questo punto c’è il rischio che il mondiale 2018 venga ricordato come il quinto consecutivo di grande supremazia Mercedes, e questo sarebbe un po’ ingeneroso nei confronti di Hamilton, che andrà molto probabilmente a chiudere il discorso già nella sua amata Austin. Perchè la suddetta supremazia, quest’anno, è dovuta a fattori più umani che tecnici, a differenza degli anni scorsi.

P.S. l’intervista di Maurizio Arrivabene a fine gara può essere letta in tanti modi. Come quella di un team principal che tenta di difendere la sua squadra dopo un risultato estremamente deludente, ma anche come quella di chi ha visto un’altra gara. Parlare di risultato positivo quando la pista dice che la Ferrari oggi è stata la terza forza, e quando i due mondiali piloti e costruttori hanno preso ancora una volta la via di Stoccarda, sembra francamente fuori luogo. Ma questa è la cifra della Ferrari, in questo momento, e forse non c’è troppo da stupirsi dei risultati che arrivano di conseguenza. Nonostante una SF71H che anche oggi si è dimostrata, in gara, un’ottima vettura.

MOTOGP 2018 – PTT THAILAND GRAND PRIX

E si arriva finalmente nel nuovo tracciato Thailandese, che alla fine è nuovo solo per il Motomondiale, il quale ancora non ha mai corso, al contrario di SBK o altri eventi automobilistici.

Nel video della SBK, potete già farvi l’idea di un tracciato assolutamente piatto, con lunghi rettifili, staccate pesanti e curve ad alta velocità. A parole può sembrare nemmeno male come pista, ma a livello di spettacolo e scenografia, risulta essere abbastanza deludente, staremo a vedere se Moto3, Moto2 e Motogp ci faranno ricredere a riguardo, oltre capire quali problemi avranno gli pneumatici, visto l’asfalto abbastanza abrasivo, abbinato ad alte temperature del meteo.

Nei test invernali avevano spiccato Ducati e Honda, con Yamaha molto in difficoltà e sarà difficile pensare si presenti una situazione molto diversa da quella di mesi fa. Nel frattempo c’è da segnalare che Suzuki, dopo essere andata a podio con Iannone,  ha raggiunto la quota 6 (somma del punteggio podi stagionali del team), finendo per  perdere le concessioni per il 2019, dovendo rientrare nel rispetto delle regole sugli sviluppi motori, punzonature e test, pari a quelli già in atto per Ducati, Honda e Yamaha.

Concessioni:

Giusto oggi Jarvis, ha rilasciato una lunga intervista sulla Gazzetta dello Sport:

La lista dei problemi Yamaha si allunga, Jarvis realista: “non è solo una questione di motore”

“il problema è che anche se l’errore iniziale è minimo, appena un paio di gradi, più il tempo passa e più ti trovi distante dalla direzione che avresti dovuto seguire. E per tornarci serve tempo“.

Io non posso arrivare a dire che vanno messi in discussione i tecnici — ha continuato Jarvis — ma il solo modo di uscire dai problemi attuali è capire cosa stiamo facendo di sbagliato e ripartire in una nuova direzione. La Yamaha ha uomini che sanno come vincere? Sì, lo abbiamo dimostrato. Però qualcosa che stiamo facendo non funziona ormai da troppo tempo. Il progetto e lo sviluppo della moto avvengono principalmente in Giappone, è lì che si trova il gruppo responsabile, in Italia abbiamo impiantato una sede con gente che lavora sull’elettronica e fa la revisione delle moto, ma la leadership resta nella sede centrale”.

Jarvis ha poi proseguito dicendo: “abbiamo provato un prototipo del nuovo motore e a Valencia ce ne sarà uno modificato. Siamo in una situazione difficile: Vale e Maverick faticano a trovare motivazione perché loro, come noi, sono qui per vincere il Mondiale. Invece ci troviamo in una crisi da cui dobbiamo assolutamente uscire. Il nostro problema non è solo il motore, è il telaio che non crea sufficiente grip meccanico, è l’elettronica che non controlla al meglio l’erogazione che i piloti vorrebbero più dolce, è la gestione delle gomme. Ma vi garantisco che il prossimo anno avremo ancora un motore in linea. È una tipologia a fine sviluppo? Non credo, sono convinto si possa essere competitivi, ma serve modificarlo e migliorarlo”.

Sui permessi ai team di procedere allo sviluppo durante la stagione, poi Jarvis ha chiosato: “la troverei una cosa ragionevole. Abbiamo visto come la Suzuki abbia faticato nel 2017 e la Honda l’anno prima: aumenterebbe la competitività della griglia. In principio il sistema delle concessioni è una buona regola, ma se nell’interesse comune tutte le squadre dovessero decidere in tal senso, noi saremmo favorevoli”.

Cosa sono queste concessioni? Un costruttore che non ha ottenuto podi per tutta la stagione, nella stagione successiva potrà usare 9 motori non punzonati e ha a disposizione un numero maggiore di giornate di test, mentre i team che non possono usare le concessioni, hanno 7 motori che devono essere punzonati ad inizio stagione. Per farla breve, se sbagli il motore  a inizio stagione, sei fregato.

Ora, che senso abbia che la massima serie delle corse di moto ci siano tali limitazioni tanto stringenti, non si sa. Sarebbe meglio definire che i top team abbiano un limite di 3 sviluppi di motore a stagione, permettendo a ogni costruttore, di poter porre rimedio a una situazione che li mette in difficoltà. Questo problema al motore, lo ha avuto Honda nel 2015, Suzuki nel 2017 e ora Yamaha nel 2018, mentre Ducati è il marchio che ha avuto più beneficio da queste deroghe ,negli anni in cui erano in difficoltà.

Tornando alla gara di domenica:

  • La situazione d’accusa di Lorenzo verso Marquez non si placa, con il Maiorchino ancora insistente sulle manovre sconsiderate del campione del mondo. Son sempre più curioso di vedere come sarà la loro convivenza in Hrc. Ancora incerta la sua presenza in gara.
  • Dovizioso ancora ci crede, non si ca come, ed è anche sicuro di fare un bel risultato su questo tracciato
  • Vinales e Rossi sono quanto mai demotivati, ed entrambi dichiarano che qui sarà molto dura.
  • Bagnaia vs Oliveira, sarà ancora una volta una sfida, con il Portoghese chiamato a una gara di testa, per cancellare la prestazione opaca ad Aragon. La corsa al titolo è ancora apertissima e difficilmente si chiuderà prima di Valencia, seppur Bagnaia risulta essere il favorito.
  • Bezzecchi deve cercare il colpaccio, su una pista che può vedere favorita la sua moto, sempre velocissima e con gran motore. Martin tuttavia non starà a guardare e classe non gli manca per primeggiare.
  • Di Giannantonio si libera dal contratto con Gresini per il 2019 e firma con Speed Up per correre in Moto 2
  • Canet viene scaricato dal team, anche a causa di una stagione non priva di errori, pur essendo partito come un dei favoriti per il titolo. Ancora incerto cosa farà nel 2019.
  • Se vi interessa, sono in vendita a 1950 euro i motori Honda di Bagnaia e Oliveira, senza garanzia di chilometraggio e durata, però potrebbero essere dei cimeli da museo, o un’investimento a lungo termine per collezionisti, dato che è l’ultima stagione per queste unità. Dalla prossima stagione ci saranno i 3 cilindri della Triumph.

Orari TV

LA PROGRAMMAZIONE SU SKY SPORT MOTOGP HD

Domenica 7 ottobre

06.00: Diretta Moto3 Gara
07.20: Diretta Moto2 Gara
09.00: Diretta MotoGP Gara

LA PROGRAMMAZIONE SU TV8

Domenica 7 ottobre 

11.00: Differita Moto3 Gara
12.15: Differita Moto2 Gara
14.00: Differita MotoGP Gara
15.45: Incontro con Marc Marquez: le sue verità

Saluti

Davide_QV

2018 F1 JAPANESE GP: AN INTRODUCTION

GP del Giappone. Circuito di Suzuka. Sveglia puntata ad orari inumani per essere una domenica mattina. Giusto 10 minuti prima della partenza, al diavolo caffè e colazione. Divano e occhio cerchiato in attesa dello start. In attesa di una gioia immensa, una gran delusione o semplicemente di una gara come molte altre. Si potrebbe definire un rito pagano votato al Dio delle corse. Almeno per chi come gli europei, questa religione l’hanno inventata e fatta prosperare. Diciassette curve, altrettante sfide, tantissime storie, pietre miliari nella storia della F1: Prost-Senna del 89-90, lo sfortunato Bianchi, l’incidente tra il “vecchio” Alesi e il “nuovo” Raikkonen nel 2001, il motore in fumo di Schumacher nel 2006, il contatto Schumacher-Sato del 2003, che quasi costava il mondiale al tedesco, i due titoli di Hakkinen e la vittoria di Raikkonen partendo diciassettesimo.

Storia recente e anche molto meno epica, sono il duopolio Red Bull-Mercedes che dal 2009 si dividono le vittorie, con l’unica eccezione di Button su McLaren del 2011. Monoposto dominanti che hanno lasciato briciole agli avversari, con Ferrari che non vince a Suzuka dal 2004.

Nel 2017 un componente da pochi euro, una candela di accensione, constringe Vettel al ritiro dopo pochi giri e priva la gara dell’unico motivo di interesse davvero valido, oltre che dare la definitiva mazzata alle speranze del tedesco e della Ferrari di vincere il titolo. Quest’anno si arriva a Suzuka con una situazione tecnica e di punteggio ancora più pesante. Le ultime due gare hanno evidenziato una Mercedes che sembra aver trovato la “pepita d’oro” prestativa che le possa permettere di amministrare senza patemi le ultime gare in calendario, una Ferrari che si scopre improvvisamente in deficit di potenza (si vocifera di un “trick” scoperto dalla FIA sulle batterie della MGU-K che garantirebbe una supplementare erogazione di potenza) e di trazione e un Hamilton con un vantaggio che si può definire quasi definitivo, 50 punti, mentre nel 2017 erano solo 34.

Segnali di risveglio li hanno dati Red Bull e Max Verstappen, autori di una bella gara partendo da fondo griglia in quel di Sochi e che potrebbero avere qualche voce in capitolo a Suzuka. Per quanto riguarda gli altri team, escludendo a priori Williams e McLaren che ormai fanno davvero solo numero, ci si potrebbe sbilanciare e immaginare una Sauber-Alfa lottare con Haas e Racing Point Force India per i punti. Fari puntati anche su Toro Rosso che dovrebbe portare una versione aggiornata della PU Honda, sicuri di essere riusciti ad operare il sorpasso nei confronti della PU Renault. I giapponesi vorranno fare bella figura in casa, vedremo se non si tratterà dell’ennesimo boomerang.

La speranza è quella di vedere una gara serrata tra Ferrari e Mercedes su una delle piste più belle del mondiale, che possa essere un buon viatico per una finale di stagione quanto meno appassionante per la lotta nei singoli GP.  Anche il meteo potrebbe giocare la sua parte nel rimescolare le carte e regalare qualche emozione in più. Al momento le previsioni danno un venerdì e sabato con pioggia e domenica soleggiato nelle ore centrali della giornata.

La scelta della pirelli per Suzuka non prevede salto di mescola: supersoft, soft e medium le gomme selezionate. Molto dipenderà dalle temperature ma potrebbe essere possibile l’utilizzo delle supersoft e delle soft in gara, proprio in questo ordine. Data la lunghezza del tracciato e la differenza di prestazione potrebbe essere difficile pensare di qualificarsi con soft nella Q2. Isola ha dichiarato che, considerando mescole più morbide rispetto al 2017 e l’asfalto abrasivo, saranno probabili due soste partendo con gomme morbide. Si era detto lo stesso nei precedenti GP, previsione che si è dimostrata del tutto errata.

Le scelte dei set di gomme dei piloti rivela una Ferrari nuovamente molto aggressiva nello scegliere coperture più morbide. Per entrambi i piloti un solo set di medium e ben 10 supersoft. Strategia che non ha pagato molto negli ultimi due appuntamenti, mentre i piloti MB hanno optato per una scelta più conservativa, portando più gomme soft e medium dei rivali.

I due Red Bull si sono posti a metà strada, snobbando le medium ma scegliendo più gomme soft di Ferrari e Mercedes. Scelte diverse che potrebbero avere conseguenze nel numero di gomme fresche da utilizzare in gara e nella definizione del setup corretto.

Gli altri team hanno fatto scelte paragonabili a Mercedes e Red Bull con l’eccezione della McLaren, assolutamente orientata su mescole più dure, segno di una scarsa fiducia nelle proprie possibilità in qualifica e di una partenza addirittura su gomma media.

Se Sochi rappresentava per Ferrari quasi l’ultima possibilità di invertire l’inerzia di un mondiale che ha preso la direzione di Brackley, Suzuka probabilmente potrebbe rappresentare la parola fine alla lotta per il mondiale 2018. La logica e la statistica dicono che è improbabile una debacle Mercedes e la Scuderia non sembra avere la forza, la convinzione e soprattutto il mezzo tecnico per dare battaglia. Sembra ci si avvii ad un replay del finale di stagione 2017, con tutte le possibili conseguenze del caso . Si vocifera di un Arrivabene in partenza per un ruolo dirigenziale alla Juventus FC, sostituito da Binotto e Mekies come DT. Sarebbe l’ennesimo cambio al vertice tecnico e operativo di un team che le sta provando tutte per vincere. Rimescolamenti che non si capisce se siano dettati più da una reale esigenza che dalla frustrazione di non trovare mai la soluzione giusta e soprattutto vincente. Al di là di queste speculazioni, sarebbe importante ritrovare una SF71H in versione SPA, dove tutti gli addetti ai lavori erano concordi nel ritenerla la macchina migliore del lotto. Se così sarà potremmo assistere ad un finale di campionato avvincente, altrimenti la ritrovata verve delle W09 metterà la parola fine a questo mondiale molto presto, per la gioia dei suoi tifosi e di Hamilton che raggiungerà i 5 titoli di Fangio e di MSC con la Ferrari.

Scrivendo un nuovo pezzo di storia della Formula 1.

Rocco Alessandro

 

Bottas lascia vincere Hamilton a Sochi, la Ferrari si rassegna

Il mondiale 2018 ci aveva fino a qui abituati all’alternanza. La Ferrari è partita forte, poi in Spagna la Mercedes sembrava averla superata, poi la rossa è di nuovo tornata davanti come prestazioni ma non ha saputo capitalizzare soprattutto a causa degli errori del proprio pilota di punta. E infine, dopo Monza, è successo qualcosa.

Cosa non è dato a sapere, fatto sta che se fino al GP in Brianza il punto di forza della squadra anglo-tedesca era un Hamilton sempre perfetto, a differenza del collega tedesco della Ferrari, mentre la W09 doveva subire la velocità della SF71H, specialmente in trazione, a Singapore e Sochi qualcosa è cambiato, e le parti sembrano essersi letteralmente invertite.

E infatti la qualifica di Sochi ha visto le due Mercedes surclassare le due Ferrari, con Bottas a prendersi la pole position distaccando Hamilton di pochissimo, e rifilando oltre mezzo secondo a Vettel e Raikkonen.

La partenza sembra la fotocopia di quella di Monza a parti invertite, con Hamilton che riesce a difendersi da Vettel affiancando Bottas, il quale non gli lascia strada. Ma stavolta, a differenza di quanto aveva fatto Seb a Monza, Lewis non prova ad attaccare il compagno, si difende dall’attacco, e mantiene la posizione.

Dietro, uno straordinario Verstappen, partito diciannovesimo come il compagno per cambio di motore, rimonta 10 posizioni in 3 giri, e gliene servono pochi altri per arrivare alla quinta posizione, il massimo cui potrà aspirare oggi.

I primi sono partiti con gomme ultrasoft e dopo pochi giri iniziano i pit-stop. Apre Bottas al 12° giro, seguito due giri dopo da Vettel, che tenta l’undercut su Hamilton. Quest’ultimo si trova Sirotkin davanti nell’ultimo settore prima di rientrare, e questo lo porta a perdere abbastanza tempo per essere sopravanzato da Vettel all’uscita.

Ma Lewis non ci sta, e al giro successivo con l’aiuto del DRS tenta il sorpasso in curva 2. Vettel ripete la stessa manovra fatta qualche giro prima da Magnussen su Ocon, cambiando traiettoria in frenata e tenendo dietro Hamilton, il quale però lo supera di forza due curve dopo, annullando così l’effetto dell’undercut.

Nel frattempo Verstappen diventa leader della corsa, essendo partito con gomme soft e non avendo avuto ancora la necessità di fermarsi. Le due Mercedes lo raggiungono al 23° giro. Con Vettel che si avvicina ad Hamilton al punto da arrivargli in zona DRS, dal box Mercedes arriva perentorio l’ordine che riporta Bottas alla dimensione maggiordomo che tante volte ha dovuto assumere quest’anno. Alla curva stabilita praticamente si ferma e fa passare Hamilton mettendosi fra lui e Vettel, e iniziando a rallentarlo.

Questo è l’episodio che in pratica mette fine alla lotta fra i primi 3. Da qui in avanti si vedrà solo l’inevitabile pit stop di Verstappen, che uscirà come previsto dietro a Raikkonen. E si sentirà, ad un giro dalla fine, Bottas chiedere se c’è l’intenzione di ridargli la prima posizione, ricevendo un’ovvia risposta dal suo box.

E così i primi 3 tagliano il traguardo distaccati di pochi secondi. Seguono Raikkonen, Verstappen, Ricciardo, Leclerc sempre ottimo con la Sauber, Magnussen sempre poco simpatico, e le due Racing Point con Ocon e Perez che quando sono disciplinati portano sempre a casa punti. Poca gloria in Russia per Renault e Toro Rosso, mentre McLaren e Williams in questo momento hanno una quantità di problemi grande quanto la gloria che hanno avuto in passato.

La Ferrari si rassegna, abbiamo scritto nel titolo. Ora non si può più dire che il campionato è ancora lungo. Mancano solo 5 gare, i punti di distacco sono 50, come abbiamo detto all’inizio la Ferrari ha perso, per qualche strano motivo (che probabilmente tanto strano non è), la superiorità che aveva, e la serenità con la quale Vettel ha accettato l’esito deludente del week-end fa proprio pensare che ormai si sia persa la speranza di riportare a Maranello il titolo, 10 anni dopo.

Fra una sola settimana si corre in Giappone, e scopriremo se è già ora, per i ferraristi, di pensare al 2019.

P.S. oggi Bottas ha subito lo stesso trattamento di Barrichello a Zeltweg nel 2002. Nè più nè meno. Niente di male, se non fosse che la Mercedes, nella persona di Toto Wolff, ha sempre detto che queste cose loro non le fanno. A Monza hanno spiegato approfonditamente di non avere rovinato la gara di Valtteri, oggi questo non lo potranno fare, ma, in privato, dovranno dare qualche spiegazione in più al loro secondo pilota, che per radio non ha dimostrato di gradire particolarmente il trattamento ricevuto.

E aggiungiamo che come Schumacher non aveva bisogno, all’epoca, di questi stratagemmi per vincere il mondiale, Hamilton non ne ha bisogno oggi. Il sorpasso su Vettel ha dimostrato una volta di più che lui merita questo mondiale, e lo può vincere tranquillamente senza alcun bisogno dell’aiuto del maggiordomo.

2018 F1 RUSSIAN GP: AN INTRODUCTION

Pensi a Sochi e ti vengono in mente le olimpiadi invernali del 2014. Poi guardi la cartina geografica e noti che Sochi è affacciata sul Mar Nero e ci rimani un pò male. La stessa sensazione ce l’ha un appassionato di F1 che pensa a Sochi, alla Russia e ad un autodromo che si snoda attraverso il parco olimpico dei giochi invernali, e uno ci rimane male per la seconda volta. Se poi si pensa agli strambi e imbarazzanti colbacchi che vengono donati a chi sale sul podio e all’assenza delle ombrelline, si passa direttamente alla rassegnazione. Ma in fin dei conti, una gara di F1 è pur sempre un richiamo irresistibile e quelle 20 macchine in griglia di partenza sono tutto quello che serve per mantenere viva l’attenzione.

Disegnato dall’ineffabile Hermann Tilke, il circuito di Sochi ha l’aspetto di una grottesca scimitarra, in cui l’unica possibilità di sorpasso è rappresentata dal lungo rettilineo dopo la linea del traguardo, mentre tutto il resto sono solo curve ad angolo retto fatte apposta per coltivare la frustrazione di chi vorrebbe sorpassare ma non ci riesce.

Evidentemente il disegno a mò di oggetto contundente deve aver esaltato l’indole alla vittoria senza se e senza ma della Mercedes che dal 2014 è dominatrice incontrastata con 4 vittorie e due doppiette. L’edizione del 2017 ha visto la sorprendente affermazione di Valtteri Bottas, lesto a sfruttare la scia di Vettel allo start e mettersi davanti in curva 2 per poi rimanerci fino alla fine, quando invece il compagno Hamilton incappava in una delle gare più spente dell’anno finendo quarto e mai davvero in gara per il podio.

Mentre nel 2017 si arrivava in Russia con una Mercedes in difficoltà e una Ferrari piuttosto ringalluzzita, quest’anno la situazione pare opposta ma per motivi che poco hanno a che vedere con il potenziale tecnico delle monoposto. In particolare la Ferrari, dopo aver dato l’impressione di essere la macchina migliore del lotto, ha commesso errori strategici in pista e di gestione interna del team che hanno portato a due sonore sconfitte a Monza e Singapore, come a voler riproporre un remake dell’harakiri del 2017 proprio sulle stesse piste. Invece Mercedes, parsa in difficoltà dopo la pausa estiva, ha saputo sfruttare le debolezze del team avversario e grazie alle migliorie portate sul fronte della gestione gomme, in particolare cestelli dei freni concavi e cerchi radianti, ha piazzato  un uno-due di tysoniana memoria tali da mandare in KO tecnico la scuderia di Maranello.

L’appuntamento di Sochi sembra rappresentare quasi l’ultimo appello per la Scuderia Ferrari, chiamata a mostrare in pista il vero potenziale della sua vettura, un rinnovato sangue freddo dei suoi piloti e una compattezza di squadra che sembra persa. L’occasione sembra propizia, dato che già l’anno scorso furono capaci di monopolizzare la prima fila ma dovranno vedersela con una Mercedes che, guidata dal pilota più in palla di tutto il 2018 e più forte degli ultimi 15 anni, vorrà assestare un altro colpo al morale di vettel e della SF. Una battaglia che sembra dover risolversi in un duopolio dato che Red Bull Racing non sembra poter essere in grado di rappresentare un valido contendente e men che meno gli altri team, con quello che potrebbe essere un bel pacchetto di mischia tra Racing Point Force India, Renault e Haas per la zona punti.

La situazione gomme vede una situazione uguale al Gp di Singapore: hypersoft, ultrasoft e soft, con una gestione che potrebbe rivelarsi altrettanto complicata. Sochi è un tracciato che storicamente presenta un degrado gomme molto limitato e quindi è presumibile pensare che vengano privilegiate le mescole più morbide come la scelta dei piloti sembra suggerire con strategie possibili HS +UF oppure HS +S. Non è esclusa una strategia con due soste se le HS dimostreranno di essere poco consistenti sulla durata, cosa già successa quest’anno, oppure una Q2 caratterizzata dall’utilizzo della US in modo da essere più coperti nel primo stint di gara.

 

Vediamo però che tra i piloti ci sono state differenti interpretazioni nella scelta del numero di set da portare, con Vettel che sembra essersi assunto un altro grande rischio come a Singapore, portando un solo treno di soft e ben 9 HS, come i due piloti Red Bull. C’è da sperare in prove libere “pulite” per il tedesco per accumulare più dati possibili e avere le idee più chiare sulla strategia da adottare domenica. I due Mercedes e Kimi Raikkonen hanno optato per una scelta più conservativa e con minor margine di errore mentre tra le scuderie di seconda e terza fascia sorprende la scelta dell’unica US per Hulkemberg e le tre S di Alonso, che probabilmente immagina una partenza molto in fondo alla griglia e un lungo stint su S per recuperare terreno.

Dal lato PU questo GP rappresenta il punto di non ritorno per i piloti in griglia, dato che tutti hanno raggiunto il limite di pezzi per le varie componenti della PU e chi dovesse aver problemi dovrebbe scontare una penalità.

Da questo punto di vista non ci sono belle notizie per la RBR che sembra intenzionata a retrocedere alla Spec-B del motore Renault, ritenuta più affidalle della Spec-C, per Verstappen che sarebbe così costretto a partire dal fondo dello schieramento. Un ulteriore problema in un tracciato dove è essenziale avere velocità sul dritto per effettuare sorpassi. Non è ancora dato sapere se e quando Raikkonen sceglierà di usufruire della versione evoluta del turbo della sua PU, che lo costringerebbe ad una penalità di 10 posizioni.

In conclusione un dato statistico piuttosto significativo. A Vettel, staccato di 40 punti da Hamilton, servono ora 6 vittorie di fila per avere la certezza del titolo, ovvero vincerle tutte da Sochi fino ad Abu Dhabi. Tecnicamente possibile ma la logica e la statistica dicono il contrario.

Sei vittorie di fila per un pilota ferrari e per la Scuderia non si verificano dal 2004, con Schumacher che ne vinse 7 di fila nella parte centrale del campionato e con una monoposto che era assolutamente il “benchmark” della categoria, cosa che non si può dire della SF71H, ottima monoposto ma che si contende il primato tecnico con la W09. Questo dà l’idea dell’impresa a cui è chiamato il tedesco, che pure è capace di ribaltare l’esito di un campionato quasi perso come nel 2012 o di infilare vittorie in serie come le 9 del 2013. Il problema più grande per le sue ambizioni e quelle dei ferraristi sembrano venire proprio dalla fragilità del pilota tedesco, troppo falloso questa stagione e da una squadra che non sembra avere la continuità di gestione necessaria a infilare una serie di vittorie di questa portata. Il tutto complicato da un Hamilton che mai come quest’anno si sta prendendo il diritto di essere paragonato ai grandissimi di sempre di questo sport.

Rocco Alessandro