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LA MAGIA DELLA NORDSCHLEIFE, VISTA E VISSUTA DA FUORI.

Che il Nurburgring sia quel luogo di magia, sfida, coraggio, pazzia, passione, rischio, energia o semplicemente una droga, lo conosciamo bene tutti e chiunque abbia fatto anche solo un giro la dentro, può capire ognuna di queste parole. Potrei o vorrei starvi a narrare ancora ed ancora di quel che si prova in ogni singolo fottutissimo giro, ma oggi no, oggi cercherò di farvi comprendere cosa ci sia di speciale nel Ring, anche semplicemente vivendolo da fuori, durante degli eventi di motorsport, o mentre girano le vetture stradali, o nella semplice serata trascorsa fra amici, uniti dalla stessa passione.

Guardi un video come questo, senza che ci siano delle auto, senza che ci sia il suono dei motori, senza il fragore delle urla degli spettatori, senza il profumo delle griglie accese, senza il sapore delle birre assieme agli amici, senza il calore di una giornata torrida estiva o la sensazione della gelida pioggia che bagna il viso, senza la voce dello speaker, senza il canto di un uccellino, senza gli aromi della foresta, si insomma, semplicemente senza essere li. Ma anche  solo da un video simile, ammirando il tracciato da una prospettiva da cui non lo si vede mai, mescolando il tutto con il dolce suono del pianoforte, si può restare ammaliati ed incantati, seguendo il nastro d’asfalto, la foresta che lo circonda, provando un pò quella magia, che affascina i veri appassionati del motorsport e della NORDSCHLEIFE.

Ho citato molti senza, che sono tutti un’insieme di quelle emozioni che ti sa dare il Ring, quando sei semplicemente li attorno a quell’anello, ma non forzatamente a bordo pista, ma anche stando solamente nei suoi dintorni, mentre ad esempio attraversi la piccola cittadina di Nurburg, con i suoi noleggi di auto pronto pista ad ogni angolo, i locali tutti addobbati di mille foto storiche, ed altrettante parti di auto da gara che parlano di corse, facendo affiorare nelle memoria storie e leggende. Oppure andando nella appena più grande Adenau, dove nella sua piazza incappi nel palo con le distanze chilometriche dai più famosi circuiti del mondo, finendo per sentirti pervaso dall’universo dei motori, in mille sue sfaccettature.

Una alchimia inesorabile, che finisce per creare una attrazione, portandoti a voler tornare in quelle zone, ogni volta che ti è possibile.

Pochi mesi fa sono stato nuovamente in questi posti, per girarci e sfidarmi, ma anche a seguire la gara della VLN, un endurance di 6 ore vecchio stampo, di quelli che ti fanno camminare per i box, ed assistere a team rivali messi tutti assieme uno accanto all’altro, a settare e preparare l’auto, condividendo lo spazio del garage. Ma non si respira quell’aria di guerra, non si vedono team e piloti giocare al nascondere i segreti, anzi, è tutto li bello in mostra, in ogni suo dettaglio, con i piloti che parlano fra loro, come se stessero facendo una normale passeggiata rilassante. Insomma, quel mondo che molto spesso noi fanatici di motori, sognamo di trovare.

Magari qualcuno mi dirà che sia così solo perchè stiamo parlando di una gara meno conosciuta, ma al ring è così anche quando corre il DTM, o quando c’è l’Historic, con il pubblico messo sempre al centro dell’evento, dandogli la possibilità di incontrare i vari personaggi che partecipano a questi competizioni o vedere da vicino le vetture, cosa che il mondo delle competizioni troppo mediatiche, ha scordato da tempo.

Ma se già questo ti emoziona, quello che poi trovi nella gente che assiste a queste corse, è qualcosa di favoloso ed incredibile, come quando sali sulle tribune e ti appare un personaggio vestito da Babbo Natale in pieno agosto con 34°, dove le birre probabilmente gli fanno da paraflu. Puoi trovarti a parlare con un Tedesco, che si chiede il perchè del tuo tifo per i piloti Italiani, capendo poi da dove provieni, finendo a narrarsi reciprocamente di gesta ed emozioni vissute nelle gare sul suolo Italico, o a parlare della storia di alcuni marchi nostrani o dei loro marchi teutonici, come se ci si conoscesse da una vita.

Ma quando scendi dalle tribune, perchè vuoi goderti la Nordschleife, percorri le strade, incrociando auto che fino a quel momento forse avevi visto solo in qualche foto o video sparso nella rete, finendo magari per ritrovarti delle vetture di Gruppo B che ti passano accanto, o ritrovarti davanti al naso le più costose opere d’arte motoristiche delle grandi case. Ma il meglio spesso lo da incappare nel semplice frutto di tanta passione meccanica, opera di qualche personaggio o pilota della domenica, che modifica in maniera incredibile le auto più disparate, quali possono essere una Prinz, o una Mini prima serie, o un furgone scassato nell’estetica e perfetto nella meccanica,  a cui prontamente dedichi un pollice alto, in segno di stima nei suoi confronti, venendo corrisposto da un saluto, mescolato ad un sorriso gioioso di chi è seduto su quel mezzo.

Abbandoni l’auto nel parcheggio e ti avvii a camminare verso qualche curva del tracciato, addentrandoti magari fra gli alberi e i cespugli che trovi nel sentiero che ti porta a bordo pista, tutti i ricettori del tuo corpo impazziscono, sentendo mescolare la pace e la quiete della foresta, ma poi senti il rombo di un motore che inizia a riecheggiare da lontano, avvinghiandosi assieme a quel profumo di benzina e allo stridio delle gomme, che interrompono  quel momento di immersione nella natura e ti ritrovi sulla rete che ti separa dalla pista, assieme ad altre persone di ogni età, che quasi in religioso silenzio, assistono al passare dei mezzi più disparati. Potrà esserci la giornata più torrida, o quella più fredda, potrà piovere o solo alzarsi una nebbiolina, potrà esserci vento forte o la quiete più assoluta, ma troverai sempre qualcuno li, con gli occhi e le emozioni di un bimbo incantato a guardare le gesta di quegli uomini su due o quattro ruote, che si sfidano in una gara o una normale circolazione turistica, forse a volerne carpire la tecnica, o forse solo voler vedere di cosa son capaci certi mezzi, o forse, come accade a me alle volte, immersi a seguire la danza dei mezzi, fra i cordoli e le curve.

Già, un qualcosa che ho dentro sin da piccino, un qualcosa che non so spiegare, perchè non ho dovuto far nulla perchè si presenti, ed anche ad agosto ero li, assieme ad una amica, a passare fra Brunchen, Flugplatz 2, sul rettifilo oppure sulle S di Tirgarten, passando ore ed ore sotto la pioggia, alternata al sole, a guardare e sentire le auto sfrecciare, quasi come un qualcosa che ti rilassa e ti porta in una  sensazioni di pace interiore, sentendoti quasi fuori dal mondo, apprezzando quel qualcosa, che non vorresti smettesse mai, come un carillon che avevi da giovincello, che girava e rigirava, con quel suono dolce che ti inebriava la mente.

Ma in tutto quel girare, puoi ritrovarti assieme al vecchietto che si è fatto il suo bel supportino per avere a portata di mano birra, panino e sigarette, o finisci a ridere con un gruppo di giovani che si son portati dietro una mega griglia e che han più fusti di di birra di un bar. Trovi quelli che devono sfoggiare il loro corredo da appassionato marchiato dai loghi del motorsport fin anche nelle mutande, che si alterna a quello che gliene frega meno di zero della moda, passando per quello con l’auto che cade a pezzi, assieme a chi ha un’auto da 5 zeri, vedendoli convivere alla grande nello stesso spazio e alle volte persino parlare assieme, senza preconcetti o senza fare altezzosi. Anche questo è il Ring.

Ma il Ring è anche quel posto dove magari ti fermi davanti a una moto in serie limitata, ti avvicini al proprietario per fargli i complimenti per il mezzo e chiedere se abbia davvero intenzione di girarci la dentro.  Ovviamente tu non sai chi sia e da dove venga, inizi a parargli in Inglese, parli delle solite cose da Ring e del suo mezzo. Lui ti vede abbastanza esperto della zona e del circuito, ti chiede varie cose, ma ti accorgi sempre più che c’è qualcosa di strano nella discussione, fino a quando esordisce con un: “figa Franco (un suo amico), come cacchio si dice quella parola in Inglese?” – e li ti sbaccani dalle risate, pensando a quanti minuti abbiamo passato a parlare una lingua non nostra. Ma la stessa cosa ti capita di viverla quando noleggi un auto, o quando prendi una camera in uno degli alberghi o pensioni della zona, o quando chiedi una informazione, finendo così per trovare altre persone con cui parlare e sorseggiare qualcosa assieme, scoprendo altre magie della zona.

Le sue cittadine, quei luoghi che dicevo  essere pregni di sfumature che richiamino corse e competizioni, dove puoi dar sfogo alla tua voglia di sfidarti, entrando in uno dei molti noleggi di auto, potendo provare l’ebrezza di farlo con i mezzi più disparati, dalla piccole auto leggere, arrivando alle supercar esotiche. Posti dove solo il portafoglio ti può far pensare a che limite fermarti, anche se dovrebbe vincere la ragione, andando a ricordarsi cosa sia l’Inferno Verde, quale sia la propria conoscenza e capacità alla guida. Questi poi sono luoghi zeppi di persone, che li ci lavorano non solo per uno stipendio, ma proprio per tutto quel fascino e droga che ha in se il Ring e quando li conosci, inizi ad entrare in un fighissimo mondo di storie e racconti più disparati, ascoltando le storie dei fenomeni che arrivano li pronti a spaccare il mondo, che combinano poi grossi danni. Ascolti le storie di personaggi incredibili, che riescono a combinarne una più di Bertoldo, o anche semplicemente sentir parlare di quali lavori han fatto sui loro veicoli, per spingersi sempre più veloci fra le curve e far scendere il proprio record sul giro. Storie e leggende, che forse alle volte son favole, tuttavia un modo per trascorrere il tempo.

Tempo, quegli istanti dove decidi di passare dei momenti tranquilli con gli amici, seduto in un bar o al tavolo a cena, avendo solo l’imbarazzo di dove andare, conscio che qualsiasi posto non ti deluderà, ne sul bere e men che meno sul cibo, ma ancor meno sulle emozioni. Dovrei seguire la logica delle bevande e del  cibo, ma quando ti siedi, attorniato da pezzi delle più disparate auto da gara, modellini favolosi e foto che ritraggono piloti, o tenici leggendari, o degli istanti di corse impressi nella tua mente, tutto passa in secondo piano, facendoti entrare in un turbine di emozioni e ricordi, legati a istanti vissuti, o solo tramandati, che ti creano un film di pensieri, dove torni a vivere quei momenti o cerchi di immaginarti come siano stati. Alle volte mi chiedo se questa è una cosa che provo solo io, ma poi ti accorgi che li attorno a te hai amici con cui parlare, ed iniziare infiniti discorsi, partendo da una immagine o dettaglio appeso ad un muro, che finiscono per ricordare gesta eroiche, ma anche solo far partire il resoconto dei proprio giri al ring.

Ma il resoconto e consigli sui giri, non li puoi fare se accanto non sorseggi qualcosa di buono o ti sazi di ottimo cibo, ma come dicevo sopra, l’imbarazzo della scelta è tanto, come tanti sono i posti dove puoi trovare della ottima cucina nostrana, passando per il meglio di ciò che sfoggia la tradizione popolare Tedesca, senza mai scadere in posti troppo in, o bettolacce degne dei peggiori bar di Caracas. In questi posti, troverete quell’abbinata di diversità di persone, com’era a bordo pista, che convivono negli stessi spazi, dove magari alle volte finisci per trovare pure piloti e tecnici, anche se quelli più famosi normalmente sono nel nuovo albergo del werk. Ma l’aspetto ancora più piacevole è quella sensazione di casa che ti danno questi posti, sia per la struttura, ma sopratutto per l’accoglienza e disponibilità che hanno i loro gestori, che spesso diventano pure essi nuovi amici. Una delle scene migliori è stato in un pernotto in un posto sperduto, in cima alle colline, in mezzo a quattro case. Arrivi e trovi un terrazzone dove ci sediamo io e mio compare, mille chiacchere, birra, carne squisita e ad un tratto si aggrega a noi anche la figlia dei titolari, si parla di tutto, si scherza e si ride, ma dopo un pò ci fa: “ragazzi, io domattina devo alzarmi alle 6.00 ed è l’1.00, starei qui con voi, ma devo dormire qualche ora. Tenete le chiavi dell’albergo e segnate quello che bevete ancora e ci vediamo domani.” Convivialità incredibile.

Gli amici, quelli che ti accompagnano nel viaggio per salire in queste splendide lande, con cui condividi ore e ore di auto, oppure quelli che ti fai mentre sei li, o quelli che non vedi mai, ma rincontri dopo anni in questi luoghi, tutti uniti da un comune denominatore, che ti portano a parlare ore e ore, o fare assieme le minchiate più colossali. Come addentrarsi nel bosco in piena notte, con un buio pesto che quasi ti disorienta, nascondendo ogni riferimento alla tua vista. Il tutto per scavalcare le recinzioni, ed andare ad apporre la firma sul nastro d’asfalto più affascinante del mondo, con il brivido di sapere di finire nei casini se ti beccano. Ma anche questo è vivere una di quelle magie della Nordschleife.

All’inizio dicevo che potrei stare ore e ora a parlare del Nurburgring, ma mi dilungherei fin troppo, mentre spero di avervi trasmesso un pò di quel che provo in quei luoghi, magari facendovi salire la voglia di andarci e provare di persona queste sensazioni descritte.

Ring, cuore contro paura, ragione contro pazzia, sfida contro rischio, per tutto ciò che poi è “solo” emozione…

Saluti

Davide_QV

DOMENICA 5/11/2017: MUSEO FERRARI E PRANZO

“Chi ben comincia è a metà dell’opera”

È vero che mancano ancora fior di settimane ma, come concordato su una discussione precedente, la domenica in questione è l’unica papabile in quanto quella di metà ottobre è troppo vicina. Ecco dunque le coordinate della nostra prima adunanza: domenica 5 Novembre, Museo Ferrari e pranzo a seguire. L’ingresso al Museo Ferrari di Maranello costa 16€ (intero, adulti, si compra pure online) ed ha come orari 09:30-18:00. Ecco come ci si arriva, dato che ormai un cell con Google Maps ce l’abbiamo tutti o quasi direi che ci possiamo trovare direttamente là alle 10:00 (giusto per far le cose con calma al Museo il quale merita parecchio):

Museo Ferrari – Via Dino Ferrari 43 – 41053 Maranello (MO)
IN AUTO

Dall’autostrada A1 Milano-Napoli, uscita Modena Nord, imboccare la Tangenziale in direzione Abetone-Sassuolo. Seguire le indicazioni Maranello-Formigine. Girare a sinistra e proseguire fino all’imbocco della Strada Provinciale Giardini, poi svoltare a destra e percorrere 3 km in direzione Maranello.
Indirizzo corretto per GPS: Via A. Dino Ferrari 43 Maranello.

Esaurita la parentesi Museo (hai detto nulla eh) si passa alla fase prandiale della domenica in oggetto. Al che avrei piacere a darvi una scelta tra 3 Ristoranti che vado a descrivere brevemente (nei tre collegamenti ipertestuali trovate invece la loro pagina Tripadvisor) e che per i quali chiedo di segnalare la vostra preferenza quando vi segnate per l’adunanza:

1) Montana

Se n’è parlato pure troppo direi. Il preferito dai Piloti e quello che trasuda passione Ferrari fin dai “cimeli” sulle sue pareti;

2)  Cavallino

Situato di fronte all’ingresso della Ferrari stessa ed accanto al Ferrari Store. Il preferito dal Drake, più raffinato come ambiente del Montana;

3) Cà Bianca

Qui di Ferrari non c’è nulla ma in compenso per una mangiatona “ignorante” in zona è il migliore dei 3. Gnocco/Tigelle nella miglior tradizione Modenese, Lambrusco a fiumi e tutto il resto.

Vorrei prenotare il Ristorante entro e non oltre 2 settimane prima dell’adunanza se possibile, quindi salvo necessità particolari alle quali andremo naturalmente incontro direi che la lista “ufficiale” la chiudiamo al 23/10.

This is it, Bringers. Usiamo questa discussione e questa soltanto per l’organizzazione dell’evento in oggetto col consueto ilare spam OT che ne consegue (Marloc riuscirà a tirar su Jessica Chastain a Fiorenzuola? )

CIAO A TUTTI 👏👏👏👏👏👏👏👏

Un jappo fa sognare e un jappo fa bestemmiare. 500 miglia pazze come sempre.

E quando meno te lo aspetti, ecco che arriva il MERITATISSIMO trionfo di TAKUMA SATO, che fa pace con la sfiga del 2013 e il suo finire a muro all’ultimo giro da leader. Gli ultimi 50 giri, a causa delle caution, sono stati esenti dalle mille infinite strategie, quindi si è giocato a carte scoperte e darci dentro tutto da parte dei piloti,quindi applausi per lui.

Le bestemmie infinite sono tutte per l’ennesimo motore Honda, che ha infranto il sogno di Fernando Alonso,mentre stava compiendo una gara fantastica, dimostrando a tutti l’infinito coraggio ed il saper gestire come i grandi, la 500 miglia dell’Indiana. Che peccato dannazione, sopratutto quando ti accorgi di quanto sia già entrato nel cuore degli Americani, che erano li in piedi ad applaudirlo, delusi per lui. Io, come molti altri, pensiamo che non sarà un evento sporadico, ma bensì molto probabile che si rivedrà presto Alonso a Indy.

Fortunatamente, durante la gara non ci sono stati piloti che si son fatti male, nonostante gli attimi di terrore per Dixon, incredibilmente illeso.

Sempre uno spettacolo la gara, sopratutto quando ci sono dei finali, con piloti che danno il 110%, con sorpassi all’esterno come Castroneves o Alonso, vedere le auto li appaiate per più curve, a 360 km/h, piloti che scartano all’ultimo, mancando il rivale di un nulla, il fascino delle gare su ovale.

Scusate per la recensione molto breve, purtroppo ho seguito solo gli ultimi 50 giri (ero a Misano) e dovevo riprendere l’undercut, tentato da Marloc, con il post di Montecarlo 😀

Saluti Davide_QV

 

 

101st Running of the Indy 500 PennGrade Motor Oil

La si potrebbe “solo” definire come la 101 esima edizione della sfida più veloce del mondo ma, mai come quest’anno, è invece la sfida di un pilota che sta stupendo tutti: un certo FERNANDO ALONSO.

Il campione spagnolo è riuscito ancora una volta a far parlare il mondo, mettendo ormai però a tacere tutti quelli che dubitavano sulla sua capacità di apprendimento, nella guida su ovale e feeling con le vetture della Indycar. Ma Fernando pare essere come il calabrone, che in teoria non potrebbe volare ma lui non lo sa e vola lo stesso. Ed ecco appunto che abbiamo assistito a una curva di apprendimento rapidissima, tanto da vederlo entrare nella TOP 9 per la pole da subito, ed essere addirittura quinto sulla griglia per la gara di domenica, ad una media superiore alle 231 mph (quasi 370 km/h)!!!

Già, avete letto bene, un risultato che ha del pazzesco anche perchè, fino ad oggi, nessun vincitore di una gara di F1 era mai riuscito in una prestazione simile al debutto assoluto sul catino dell’Indiana, quindi si può dire tranquillamente che ha già vinto nettamente la sua prima sfida.

La Honda tuttavia ha deciso di non fargli perdere le abitudini prese in F1, ed ecco che un motore è saltato nelle ultime libere con il suo team costretto a una sostituzione molto rapida prima delle qualifiche, ma anche la nuova unità ha presentato poi un problema con il turbo durante i giri di qualifica. Quindi il risultato sarebbe potuto essere anche migliore, difficile la pole ma forse una prima fila magari.

Già, la pole firmata da uno Scott Dixon fin incredulo di ciò che si è trovato a leggere sul suo display, ossia una media di 232.164 mph (oltre 373 km/h) che fa sì che sia la pole più veloce dal 1996, quando le vetture erano ben diverse dalle attuali. Alle sue spalle troviamo il vincitore (al debutto) della gara del 2016, con al suo fianco una nota conoscenza per il mondo della F1, alias TaKuma Sato. Una menzione va data a Bourdais, probabilmente il favorito per la corsa, che si è trovato a finire pesantemente a muro, trovandosi ora a sistemare femore e bacino fratturati. Giusto per ricordare che il pericolo è sempre lì vicino.

Il predominio Honda è stato notevole sia dal lato motore che quello dell’aereo kit, tanto che il team Penske (dotato di motore Chevy) si è ritrovato in netta crisi con i suoi piloti, con il solo Will Power nella Top 9 e classificatosi ultimo di questi, mentre Montoya e Castroneves navigano nelle retrovie.

Il solito sistema pazzesco delle qualifiche è riuscito a far si che anche stavolta ci sia un pilota classificatosi decimo che risulta avere un giro medio che lo avrebbe portato al quarto posto in griglia, parliamo di Ryan Hunter-Reay, con i suoi 231.442 mph di media (il sistema di qualifica ha un regolamento troppo complesso da scrivere qui in poche righe)

Ma c’è poco da disperarsi, Indy 500 è sempre una gara ricca di colpi di scena dove anche le logiche più assodate finiscono per essere rivoluzionate dalle strategie improvvisate, dalle situazioni di Yellow Flag (giri dietro la safety dopo un incidente o detriti in pista) o da errori più o meno gravi dei piloti.

Negli annali delle cose più rocambolesche accadute nella 500 miglia ci sono da ricordare vittorie azzardate come quella di Alexander Rossi dello scorso anno, rimasto fuori nell’ultima situazione di yellow flag, finendo per avere un vantaggio pazzesco su chi ha pittato, percorrendo gli ultimi due giri a una andatura lentissima e tagliando il traguardo quasi con i vapori di metanolo.

Non meno pazzesca l’edizione 2015 vinta da Montoya, che nelle prime fasi di gara si era ritrovato ultimo, con un giro di distacco dal primo. Ma nonostante l’imprevisto lui e il suo team sono riusciti a fare un ottimo gioco di strategia, riprendendo il giro e riuscendo poi a risalire posizione su posizione, andando a vincere la corsa. Quando si dice che a Indy nulla è mai certo.

Un’altro finale pazzesco, quello del 2011 con Hildebrand che aveva ormai la gara in pugno, ad una sola curva dalla fine, durante un doppiaggio esce dalla traiettoria migliore, mette le gomme sullo sporco e finisce a muro. La macchina struscia il muretto fino alla linea del traguardo ma è Dan Wheldon ad aggiudicarsi la corsa, mentre Hildebrand finisce secondo senza ruote del lato destro. Una cosa incredibile.

Tuttavia uno dei finali più pazzeschi di sempre ci fu nella Indy Lights del 2012, con 4 piloti a giocarsi la gara fino alla fine, curve dove c’erano 3 auto appaiate e sul traguardo…no dai, gustatevi il video

www.youtube.com/watch?v=Wp1klmtsWQA

Ma ora basta, ormai i giorni che ci separano alla corsa sono pochi, l’interesse per la corsa, anche grazie ad Alonso, è altissimo. Non che normalmente non lo sia, ma in questi ultimi mesi i riflettori son stati ben puntati su questa corsa, speriamo quindi che ci dia le solite grandi emozioni.

Visto che si parla di gare Americane non posso chiudere l’articolo senza fare un doveroso ricordo a Nicky Hayden che ieri ha perso la sua gara per la vita, un errore in bici pagato molto caro. Quando il destino, beffardo, non chiede il prezzo in una caduta a 300 km/h in moto ma te lo chiede in un pomeriggio di Maggio.

Riposa in pace Nicky #69

Saluti Davide_QV

 

Virtual driver by McLaren

Vuoi diventare un pilota di F1 per il  simulatore della McLaren? A breve potrai farlo.

Già, la casa di Woking ha avviato un progetto di ricerca di driver online, andando a chiedere aiuto a colui che fece nascere la GT Academy, alias  Darren Cox. Per i meno avvezzi, è il personaggio che ha ideato la GT Academy , in collaborazione con Nissan e Play Station, per dimostrare che si potesse portare in gara e con buoni risultati, dei piloti virtuali fortissimi sulla piattaforma del gioco Gran Turismo. (progetto nato nel 2008)

Per quel che riguarda il tentativo fatto con la GT Academy, i risultati sono stati più che rosei, con piloti che spesso hanno ben figurato poi nelle competizioni. C’è da dire però, che le selezioni non si limitavano a una attitudine limitata al game, ma dopo una selezione di un gruppo di possibili futuri piloti reali, c’erano da superare difficili sessioni di allenamento, verifiche delle doti di guida nella realtà, la capacità di apprendimento, il lavoro di squadra, l’analisi dei dati, il saper sopportare lo stress e fatica. Insomma, non illudetevi che basti essere forti a Gran Turismo, per poter far belle cose a Le Mans.

Nel caso di Mclaren, a oggi non sono ancora ben chiare le regole del concorso, ma si sa già da ora, che non ci sarà una sola piattaforma di “gioco” (ormai più simulazione vera e propria), su cui verranno trovati i 10 virtual driver, che andranno poi alla seconda fase. E’ facile aspettarsi che si andranno a utilizzare i vari simulatori di guida un pò meno realistici, come probabilmente i vari Gran Turismo e Forza Motorsport, andando poi a salire, fino a quelli per palati sopraffini, come Assetto Corsa, una delle eccellenze nella simulazione per pc e non.

Dei 10 piloti virtuali, 6 verranno scelti da un gruppo di esperti di F1 e videogame, mentre altri 4 usciranno dalle varie sfide che si effettueranno nei mesi estivi. Passata la prima fase, ci sarà una ulteriore sfida direttamente in sede a Woking, dove i 10 dovranno dimostrare di avere anche altre doti, oltre che la pura capacità velocistica nel virtuale, andando a mostrare anche le loro capacità di lavoro di squadra, analisi dei dati, capacità di fornire informazioni e quanto altro serva, per essere un ottimo pilota da simulatore.

Il compenso per il vincitore, sarà quello di vedersi sottoscrivere un contratto di un anno, come virtual tester con McLaren, prospettiva che può essere da sogno per molti appassionati di corse.

Resto in dubbio, su quanto questa, sia più una trovata per avvicinare i giovani alla F1 o invece mero marketing, oppure una visione a lungo termine, su un ipotetica futura competizione di F1 virtuali.

Ma ora scusate, vi lascio perchè devo allenarmi al pc 😉

Saluti Davide_In-Driving -Simulation_QV