Archivi categoria: Tecnica

1985.09.01 – THE FASTEST MAN ON EARTH

Intro
Non è facile far scorrere lieve e agile una macchina larga quasi due metri e lunga quasi cinque come se fosse una Monoposto di Formula 2 ma lui pare riuscirci benissimo. Nella doppia piega della “Fermata del Bus” la lotta per il secondo posto è diventata quasi fisica con le due Porsche, la sua e quella del suo avversario, del suo nemico, che si affiancano e ballano sui cordoli. Ancora un giro; ancora una infinita discesa verso una piega velenosa dal nome sensuale, che si contorce, contro le leggi della fisica, fino ad arrampicarsi nei boschi delle colline delle Ardenne. Poi un lunghissimo rettilineo dal nome intimidatorio: “Kemmel”.
Ma lì al Kemmel non si passa; il suo avversario ha anche lui una Porsche ma la sua è del team ufficiale, una “Works”, termine tecnico per chi si appassiona al Motorsport. Oltretutto un modello evoluto rispetto a quella in mano al Campione del Mondo Endurance in carica.
No. Lì non si passerà mai; oltretutto la Porsche Works non è guidata da uno sprovveduto. Alla guida c’è Jacky Ickx; il Signore assoluto di questa striscia di asfalto nelle meravigliose colline belghe; l’idolo del pubblico e un pilota fenomenale, dannatamente ostile e duro da battere.
No. Bisogna inventarsi qualcosa che lui non si aspetti, che lo sorprenda, che lo lasci fermo sulle gambe e permetta di scappare via. Per poi difendersi al Kemmel con la cattiveria che ormai da troppo tempo a questa parte sembra aver preso piede nella Serie.

Bisogne fare qualcosa di incredibile.

Bisogna fare qualcosa di folle.

E il Campione del Mondo Endurance, l’uomo più veloce al mondo, è l’unico che lo possa fare. 

 Fight gone way beyond

“Patrese blocked me four times dangerously…he’s an animal…”
Klaus Ludwig – Joest Racing Porsche 956B Driver

Il mondo endurance sta vivendo una fase traumatica. Dopo un periodo lungo quasi due anni di assenza, nelle competizioni internazionali, di incidenti mortali, questi hanno ricominciato a falcidiare le gare. A Mosport, in Canada, approcciando in pieno la Curva 2, la Kremer Porsche di Manfred Winkelhock vira di colpo verso il muretto di contenimento. L’impatto, devastante, è praticamente frontale e la compressone non lascia scampo al pilota tedesco. Vengono analizzati i resti della 962C ormai ridotti ad una montagna di rottami ma non vengono trovati indizi di un cedimento della vettura. Si ipotizza un malore del pilota o una improvvisa foratura; non si spiega altrimenti un errore simile da parte di un pilota tanto esperto.
A Spa c’è in programma la 1000km per il Campionato Endurance e il venerdì di prove non cronometrate, Jonathan Palmer con la sua 956B Richard Lloyd Racing non ufficiale, impatta tanto violentemente da portare alla frattura delle gambe del pilota britannico. Si dirà che la Canon Racing Porsche 956 GTi utilizzata da Palmer, con la sua struttura a nido d’ape rielaborata a Silverstone, abbia attutito l’impatto tanto da salvare la vita al conducente.
I segni di un pericoloso ritorno delle tragedie nel mondo delle competizioni a motore ci sono tutti ma questo non pare essere l’unico problema che affiora nella serie. L’aggressività in pista sta raggiungendo picchi inconsueti e non passa gara che i cronisti accreditati ad assistere alle competizioni non raccolgano su taccuino le lamentele dei piloti per lo stile di guida dei loro avversari.
Domenica primo settembre, però, gli incidenti e le polemiche sono un ricordo lontano e, nonostante il campionato sia saldamente nelle mani del Works Team Rothmans Porsche di Derek Bell e Hans-Joachim Stuck, la gara è tutt’altro che scontata.
La lotta è febbrile già dalla partenza. Martin Brundle al sabato aveva azzardato che sarebbe riuscito a tenere la sua Jaguar XJR-6 al ritmo impressionante di 2min14sec; un secondo pieno sotto il record stabilito l’anno prima da Bellof di 2min15.57sec su Porsche 956. A parecchi addetti ai lavori e colleghi era sembrata una boutade del pilota inglese e invece la gara quasi subito dice che quel ritmo non basta nemmeno a mantenere la quinta posizione: davanti al pilota TWR Jaguar, Patrese, Bell, Mass, Boutsen e Ludwig scompaiono dalla vista con giri di media due secondi netti più veloci.
Thierry Boutsen aggancia la seconda piazza con la sua 956 Brun Motorsport Team ai danni di Riccardo Patrese su LC2; pochi giri dopo anche Klaus Ludwig arriva in prossimità dell’italiano ma una cosa è raggiungere la LC2 e una cosa ben diversa è riuscire a passarla. Ludwig, normalmente amabile e compassato, nel frenetico dopo gara muoverà non poche critiche allo stile di guida dell’alfiere della Martini Racing Team.
Al giro 75, in testa, Paolo Barilla sta conducendo la sua 956B del team Joest Porsche con trenta e passa secondi di vantaggio sul belga Jacky Ickx e sul tedesco Stefan Bellof che stanno furiosamente lottando per la seconda piazza. Secondo i calcoli ai box il Joest Team sta pagando la sua fuga solitaria con consumi che lo obbligheranno ad un numero di soste superiore e questo rende la seconda posizione in lotta fra Bellof e Ickx, molto più appetibile di quanto già non lo possa essere di suo.
Come se tutto questo non bastasse, ognuno di loro ha un ottimo motivo per volere quella piazza d’onore.
Jacky è il Signore delle Ardenne.
Bellof è il Campione del Mondo Endurance in carica.

 Bellof hatte keine Chance

“Ich bin unendlich traurig…”
Jacky Ickx – Rothman Porsche 962C Driver

“Die Kurve ist eine der gefährlichsten der Welt…”
Thierry Boutsen – Brun Porsche 956B Driver, Stefan Bellof team mate

Al giro 75, dopo quasi tre ore di gara, Stefan Bellof decide di rompere gli indugi e attaccare Jacky Ickx. Ora non fanno più parte dello stesso team Works e al muretto non c’è Norbert Singer, direttore sportivo della Porsche, che più di una volta aveva fatto in modo di non far incrociare in terra belga le traiettorie del velocissimo e insubordinato Stefan e del pilota che considerava Spa la sua personale terra di conquista.
Le due Porsche arrivano al Bus Stop quasi appaiate e ancora una volta la lotta diventa fisica con le monoposto che saltano sui cordoli e quasi si scontrano; affrontano il corto rettilineo di partenza ad una manciata scarsa di metri l’una dall’altra e alla Source, un tornante stretto e in leggera discesa, Bellof è a pochi centimetri dalla 962C di Ickx. Lungo la discesa che porta alla curva del Raidillon c’è una macchina più lenta e Ickx si sposta per doppiarla. Non rientra subito in traiettoria ma lascia uno spiraglio aperto, poco prima che la discesa si trasformi di colpo nella violentissima salita che porta al rettilineo del Kemmel. E’ proprio quello che Bellof sta aspettando; una disattenzione, una incertezza da parte del Signore di Spa. Senza pensarci un momento infila la sua monoposto affianco alla Porsche del Campione belga.
Ma Ickx non è un pilota che possa cadere vittima di disattenzioni o incertezze e la sua traiettoria non è un invito per chi lo insegue; Jacky probabilmente sta solo impostando l’ingresso al Raidillon ancora più veloce per cercare di scrollarsi di dosso lungo l’infinito rettilineo del Kemmel la presenza ingombrante dell’esuberante Campione in carica.
Appena Ickx ritorna in traiettoria per affrontare la salita, l’impatto.
Il muso della 956B di Bellof colpisce la coda della 962C di Ickx; la macchina di Jacky ruota in testacoda e finisce la sua corsa sbattendo violentemente contro i guard rail di protezione ma con un angolo di impatto innocuo. La macchina di Stefan parte dritta verso il muretto di protezione con una traiettoria malvagiamente simile a quella seguita dalla Porsche di Winkelhock tre settimane prima in Canada. L’impatto, devastante, viene chiaramente percepito persino ai box e riduce la 956B del pilota tedesco una massa informe di metallo. Scoppia un incendio sotto quello che resta della macchina di Bellof ma viene facilmente domato dai commissari di percorso e da Ickx che, dopo essere uscito dalla sua vettura, è corso in soccorso del pilota tedesco in direzione dei resti della Porsche Brun. Per Bellof non c’è nulla da fare. Verrà dichiarato morto venti minuti dopo il suo arrivo in ospedale.
Gli organizzatori fanno una rapida riunione con i team manager per decidere cosa fare. Peter Falk per la Porsche (che sostituisce l’infortunato Norbert Singer), Cesare Fiorio per la Lancia, Tom Walkinshaw per la Jaguar e Reinhold Joest per il Joest Team e decidono di comune accordo che non abbia più senso proseguire.
La corsa viene conclusa prima del suo limite di 1000 km. La statistica annovera il Team Martini Racing con la LC2 come vincitore ma nessuno né in Belgio e né in Italia ha voglia di festeggiare.
L’incidente è di quelli che lasciano un segno profondo nell’immaginario di una generazione intera di appassionati di Motorsport. L’idea di poter passare con un mastodonte come una Porsche 956B all’esterno di una delle curve più difficili e pericolose del mondo, non un rookie qualsiasi, ma un pilota come Jacky Ickx, è qualcosa che ancora a distanza di decenni lascia a bocca aperta.
Una follia, si disse allora.
Una follia, si continua a ripetere anche oggi.
Ma chi lo ripete, probabilmente, non ha seguito la carriera di Stefan Bellof che, sulle ali della follia, ha volato veloce sin dai suoi esordi.

 Quando le statistiche non dicono nulla

“He was the fastest driver since Gilles Villeneuve”
Martin Brundle – Tyrrell 012 driver, Stefan Bellof team mate

“In a racing car, Bellof was very similar to Villeneuve; incredibly fast and with freakish reaction. Like Gilles, too, he was also apparently without a sense of fear”
Nigel Roebuck – Motorsport Magazine columnist

“…all the drivers I had through my team, the two best were Jackie Stewart and Stefan Bellof….”
Ken Tyrrell – Tyrrell F1 Team

E’ il 1984 ed è una stagione seminale nel mondo delle competizioni su ruote, in particolare per quanto concerne la Formula 1. Nel 1984 si mostra per la prima volta la stella luminosa di un talento unico nel mondo delle competizioni. Il suo nome è Ayrton Senna e calamita l’attenzione di tutti con una prestazione straordinaria sulla pista di Montecarlo, nel Principato di Monaco, il 3 giugno 1984. La pista è resa un acquitrino scivoloso dalla pioggia insistente e Ayrton Senna piega il mondo al suo passaggio conquistando una seconda piazza che vale almeno quanto una vittoria. I cronisti che affollano le sale stampa scrivono del nuovo talento brasiliano. Alle sue spalle, come un’ombra c’è un ragazzo tedesco dall’aria mite e dal piede pesantissimo. Si chiama Stefan Bellof, guida una Tyrrell 012 e sta marcando a uomo il fenomeno brasiliano già da qualche tempo.
Alla gara di apertura del mondiale, a Rio de Janeiro, sotto la dicitura “First race in F1” compaiono quattro nomi: Philippe Alliot, Martin Brundle, Stefan Bellof e Ayrton Senna. Bellof riesce a malapena a qualificare la sua Tyrrell numero 4, motorizzata con un Cosworth DFY da 510 cavalli, in ventiduesima piazza. Il brasiliano con la Toleman Hart-Turbo da 600 cavalli è sedicesimo. Alla fine di un primo giro al fulmicotone, Senna ha già raggiunto la tredicesima piazza; Bellof è ad una incollatura dietro di lui, quattordicesimo. Alla fine del secondo giro il Tedesco lo infila senza apparente difficoltà. Nessuno dei due riesce a finire la gara ma se Ayrton Senna sarà giustamente in lizza per essere incoronato come fenomeno nascente della Formula 1, qualche conto con quel ragazzo biondo dai modi affabili e gentili, bisognerà pur farlo.
Torniamo a Montecarlo e ad una gara che con tutti i suoi incroci di traiettoria sia in pista che nelle vite dei protagonisti, pare scritta da uno sceneggiatore hollywoodiano. Durante le qualifiche la Tyrrell 012 riesce a malapena a garantire a Bellof una piazza sulla griglia di partenza. Ma domenica piove, e quando piove i cavalli del tuo propulsore contano molto meno di quanto il tuo piede riesca a scaricarne a terra. E il piede di Bellof è qualcosa che appare nel mondo delle competizioni raramente. Ken Tyrrell in persona sa bene come i motori turbo siano in difficoltà sull’asfalto bagnato e viscido del tracciato e si raccomanda con Stefan di non forzare la mano; in fondo è ultimo e gli basta solo aspettare che qualcuno là davanti faccia qualche errore. Bellof come sempre in tutta la sua carriera, sorride gentile, annuisce e poi una volta indossato il casco fa esattamente il contrario di quanto gli viene consigliato. Ingaggia battaglie epiche con chiunque gli si pari davanti infilando Rosberg con un sorpasso di cattiveria e precisione e Arnoux, alla curva del Mirabeau, con una manovra che ha dell’impossibile. La Storia, quella che viene tramandata e che riempie le pagine dei libri racconta, a proposito degli incroci di traiettorie fra le vite dei protagonisti, che Jacky Ickx, direttore di gara in quella piovosa domenica di giugno, fermerà la competizione poco prima che Alain Prost, in testa, subisca l’onta di vedersi sorpassare in pista da un fenomenale Ayrton Senna in rimonta forsennata. Non rimane nulla, sui libri, del fatto che, mentre Senna rimontava incessantemente su Prost, Bellof stava recuperando furiosamente su entrambi.
Bellof avrebbe avuto abbastanza margine per superarlo?
Senna lo avrebbe ostacolato fino al punto di finire entrambi fuori?
La storia personale dei due alfieri lascia pensare che entrambe le risposte sarebbero state “sì”.
Ma oggi sui libri la stagione fenomenale di Bellof del 1984 non appare.
Ken Tyrrel era rimasto l’unico fiero oppositore a norme che liberalizzassero i consumi a favore dei motori turbo di cui l’intero schieramento stava ormai facendo incetta. Il Boscaiolo si opponeva per questione di costi; non voleva cedere all’emendamento che ritardava di una stagione l’introduzione del limite posto a 195 Litri.
Non aveva capito o forse solo non aveva accettato quello che la FISA, l’ente della gestione della Formula 1 aveva deciso doveva essere il radioso futuro della motorizzazioni della Serie Maestra. Temeva che i Turbo avrebbero messo alla sentina le scalcinate finanze del suo team e sperava di poter continuare con l’eterno, e soprattutto economico, Cosworth V8 DFY.
E la FISA nel 1984 fece quello che ha sempre fatto con tutti quelli che in un dato momento considerava “nemici” o che semplicemente si frapponevano fra lei ed i suoi piani: trovò un sistema per piegarne la volontà a colpi di indagini, sospetti e squalifiche.
Due gare dopo la fenomenale prestazione monegasca, a Montreal, in un serbatoio secondario della Tyrrell vengono trovate tracce di idrocarburi che la FISA subito etichetta come additivi non permessi per la combustione. Inoltre vengono rinvenuti pallini di piombo nei serbatoi del refrigerante che subito vengono accusati essere zavorra mobile.
Ken Tyrrel nelle pieghe regolamentari aveva spesso trovato rifugio e quella manciata di competitività che sempre più spesso faticava a trovare altrove ma sto giro FISA calca la mano: sancisce squalifica e annullamento di tutti i risultati ottenuti. Anche quelli, come a Montecarlo, in cui la 012 aveva pienamente passato le verifiche regolamentari post gara.
Tyrrell annuncia ricorso e il risultato è la messa sotto indagine dei fori di accesso alle paratie sotto la vettura accusati di essere fori di estrazione illegali.
Tyrrel si deve piegare e della stagione 1984 di Bellof non rimane nulla.
Nulla della gara a Zolder, dove fatica a qualificare la sua 012 in ventunesima piazza e inanella sorpassi fino a concludere in sesta posizione.
Nulla di Imola dove si qualifica ancora ventunesimo e stavolta si issa con le unghie e con i denti in quinta piazza.
E nulla nemmeno di Digione quando, a furia di anticipare le cambiate e sforzare il suo Cosworth per non perdere contatto con i motorizzati turbo, finisce per far saltare sia il propulsore che i nervi di Ken Tyrrell.
Per fortuna nel mondo dell’Endurance sotto l’egida IMSA Bellof sta riscuotendo quel successo che il suo talento merita.
Nel Team Rothmans Porsche ufficiale vince il mondiale Endurance con prestazioni strabilianti, mettendo in fila Pole Positions, giri veloci e gare dal ritmo insostenibile per chiunque. Lo stile con cui Stefan affronta le gare ricalca quasi sempre lo stesso copione: parte dalla Pole e inanella giri ad un ritmo inarrivabile e alla fine del primo stint ha già un vantaggio siderale sul resto dello schieramento.
Giungono in questo modo le vittorie a Monza, in team con Derek Bell, al Nurburgring, a Spa-Francorchamps e a Sandown Park.
La Germania a quasi cinquanta anni di distanza pare avere trovato il degno erede di Bernd Rosemeyer.

 What if…

“I think it would be difficult as I am a Rothmans sponsored driver, and they are backed by Marlboro”
Stefan Bellof – Quoted by Autosport, 1983

Alla fine della stagione ’83 i tre talenti più interessanti del panorama motoristico sono Ayrton Senna, Martin Brundle e Stefan Bellof. Tutti e tre partecipano ad una sessione di prove cronometrate a Silverstone organizzata dalla McLaren.
John Watson scende in pista per primo e segna un tempo che dovrà fare da riferimento per le tre promesse durante le loro sessioni di prove; tutti e tre lo batteranno senza troppi problemi.
Senna, addirittura, marcherà la sessione con un tempo fenomenale ma ancora una volta i dannati numeri raccontano una storia solo a metà.
Le due MP4-1C preparate per i test sono equipaggiate entrambe con un Cosworth aspirato; una con un DFY e l’altra col meno potente DFV. Ayrton Senna alla conclusione delle prove, poco prima che una valvola ceda di colpo e mandi letteralmente in fumo la sessione, stacca un tempo di 1min13.9sec. Ma fino all’ultimo tentativo fatto da Senna, con gomme da gara nuove, le gomme per tutti i tester erano compound da gara usate. E fino a quel momento Senna girava sul piede di 1min14.3sec con il DFY. Bellof, con il DFV, che a detta di Dennis, pagava al gemello evoluto circa 3 decimi, girava in 1min14.6sec.
Se, come a detta di Derek Warwick, che osservava i test dal complesso Maggots, Becketts e Chapel, “Senna doveva avere quattro mani e quattro piedi”, Stefan Bellof non doveva averne molti di meno.
L’epilogo di questi test sarà il veto posto dalla Rothmans sulla Porsche, che aveva in contratto il giovane talento tedesco, per un eventuale passaggio alla McLaren sponsorizzata dalla Marlboro, un loro concorrente.
La disponibilità, poi, di Alain Prost per formare il lineup della McLaren per il 1984 sarà la pietra tombale delle chances di Bellof a Woking.
Certo, immaginare una coppia Lauda/Bellof per il 1984 rimane uno dei sogni irrealizzati più affascinanti del mondo del Motorsport, di sempre.
E ci lascia immaginare se l’approccio pragmatico, essenziale e votato all’economia in ottica della massimizzazione del risultato dell’Austriaco avrebbe potuto domare l’esuberanza folle del tedesco.
E, nel caso, che razza di Campione sarebbe potuto venirne fuori.

 6min11.13sec

“…I crept past the wreckage, a full 160mph shunt, expecting Bellof to be dead, but instead he was standing on the other side of the barrier, waving at me…”
Jochen Mass – Rothmans Porsche 956 driver

L’ingresso di Bellof nel mondiale Endurance nel 1983 è qualcosa di devastante da ogni punto di vista. Ovunque scenda in pista miete successi e demolisce in maniera spesso imbarazzante i record di velocità. Ma proprio in questa fase incomincia a ad apparire l’aspetto germinale di una delle caratteristiche più disarmanti dell’immenso talento tedesco. Bellof è inarrestabile sotto ogni punto di vista; sia quando infila la sua monoposto a velocità indicibili lungo le effimere strisce d’asfalto che all’epoca sono i circuiti mondiali e sia soprattutto quando mostra di non avere nessuna percezione del pericolo, né tantomeno della disciplina.
Norbert Singer il direttore sportivo della Porsche arriva a pianificare i turni di guida fra Bell e Bellof di modo che il tedesco non si trovi a battagliare con il team gemello quando questo è condotto dall’ostico Jacky Ickx, preferendo eventuali battaglie in pista con Jochen Mass.
La summa dell’esuberanza, dell’immenso talento e dei limiti di Bellof sta tutta nella 1000 km del Nurburgring che si svolge il 29 maggio 1983.
Le qualifiche iniziano con la pista ancora umida dalla pioggia del giorno prima con i tempi intorno ai 6min30sec di Bell e Ickx con le Porsche Works equipaggiate con le gomme da gara. Viene poi il turno di Mass e di Bellof a cui Singer ha garantito il set di gomme da qualifica. La Dunlop alla vigilia della gara aveva espresso dubbi sulla reale necessità di portare set da qualifica vista la lunghezza del tracciato e il rischio che il compound sia efficace solo per metà giro ma Singer confida nel fatto che gli ultimi 3 km del tracciato sono in pratica un infinito rettilineo e calcola che l’azzardo possa essere corso. Mass ferma il cronometro a 6min16.85sec; la risposta di Bellof è devastante; rifila 5 secondi al pilota del Rothmans Team numero 1 fermando il cronometro della sua Porsche numero 2 a 6min11.13sec. Percorre i quasi 23 chilometri e le 160 curve del tracciato ad oltre 200 kmph di media. Un crono che non verrà mai più battuto.
Norbert Singer prima della gara si raccomanda con i suoi alfieri Mass e soprattutto l’indisciplinato Bellof di mantenere la testa della gara e preservare i consumi e la meccanica del mezzo girando intorno ai 6min45sec di media. Bellof annuisce, sorride e appena finito di allacciare, il casco ingaggia con il cronometro la sua personale guerra di trincea. Mass fatica a mantenere il ritmo forsennato del tedesco che dopo due giri ha rifilato 11 secondi alla Porsche numero 1 della coppia Mass/Ickx e un minuto alla terza 956 numero 11 guidata da Fitzpatrick del John Fitzpatrick Racing Team. Al sesto giro il vantaggio di Bellof sul secondo è di 36 secondi. Terzo Keke Rosberg su una 956 del Canon Racing GTi Engineering a 2 minuti e 30 secondi. Arriva il turno di Ickx e Bell, che, al momento del cambio, sembrano molto più allineati alle richieste di Singer e il vantaggio accumulato dalla Porsche 2 di Bellof, svanisce nel turno di guida di Derek Bell.
Bellof riprende in mano la 956 e non accenna a rallentare nemmeno quando ha ricostruito il gap su Jochen Mass e conduce la gara con 30 secondi di vantaggio sul secondo.
Ferma il cronometro a 6min25.91sec.
Poi, cercando ancora una volta di migliorare il suo tempo, perde il controllo della Porsche a oltre 250 kmph nel pressi di Pflanzgarten disintegrandola contro lo barriere. Mass in contatto radio con il team li avverte dell’incidente e del fatto che Bellof è seduto sul guarda rail, sorride e si sbraccia per salutarlo.
Nell’epilogo di questa gara, nel nome scritto eternamente sui libri dei record con tempi inavvicinabili per chiunque, e sulla gara letteralmente disintegrata contro le barriere nell’effimero tentativo di migliorare un tempo già siderale, stanno, a mio modo di vedere, tutta la grandezza e tutti i limiti di Stefan Bellof.

 “Stibbich”

Stefan “Stibbich” Bellof sale sui kart a 16 anni; a 23 anni partecipa alla German National Formula Ford 1600 Championship vincendo al primo colpo. Vince la versione Internazionale della Formula Ford nel 1982. Viene iscritto alle ultime 7 gare della Formula 3 e desta scalpore mettendo in fila tre vittorie. Nello stesso anno viene iscritto alla Formula 2 con il Team Maurer equipaggiato con un potente ma delicato BMW. In F2 attira gli occhi su di sé vincendo la prima gara in assoluto a cui partecipa a Silverstone sotto il diluvio; partito nono, rifila quasi mezzo minuto al secondo classificato. Vince anche la gara successiva a Hockenheim con lo stile che caratterizzerà la sua breve carriera: mettendo in fila Pole e giro veloce. La striscia di due vittorie nelle prime due gare di un debuttante in F2 finisce diretta nei libri degli annali. L’azzardo di Willi Maurer che ha preferito all’esperto Mick Thackwell la giovane promessa tedesca sembra essere ampiamente ripagato.
Nel 1983 viene confermato con il Team Maurer ma il delicato propulsore bavarese lascia troppo spesso a piedi quel tedesco dallo stile troppo esuberante per la delicata meccanica della MM83.
Inoltre la Rothmans ha messo gli occhi su un tedesco da appaiare all’esperto Derek Bell su una Porsche 956 ufficiale; la strada per poter finalmente mostrare alla platea internazionale le doti velocistiche di Bellof sembra finalmente spianata.

 Outro

Spesso, troppo spesso nel raccontare le vicende degli eroi del Motorsport, ci tocca raccontare di eventi tragici; di vite troncate troppo presto; di storie che lasciano l’amaro in bocca per quello che è stato e per tutto quello che sarebbe potuto essere.

Volevo che questa storia fosse diversa.

Volevo che, per una volta, avesse un lieto fine.

Per questo è raccontata a ritroso, partendo dalla sua fine.

Per questo si conclude con l’inizio; con il mio personalissimo lieto fine.

 The fastest man on earth

Stefan Bellof nasce il 20 novembre 1957 a Giessen in Germania.

E’ un bimbo biondo con un sorriso gentile che gli rimarrà per tutta la vita e che sedurrà tutti coloro che lo incontreranno.

E un giorno diventerà l’uomo più veloce del pianeta.

Marco Fumagalli a.k.a. Marloc

0

FORMULA ONE SEASON REVIEW: 1993

Il mio sparuto gruppo di estimatori nevrotici (vi amo, bastardi! (cit)) sa bene che non posso esser certo annoverato tra gli estimatori di ASdS, anzi. Nel senso: bisogna esser completamente cretini per negare che il Paulista fosse dotato di un talento semi-Divino ma, vuolsi per il fatto di non aver mai guidato per noi (e/o tutte le varie ed eventuali che ho sarcasticamente stigmatizzato nelle varie precedenti previews) Beco non ha mai fatto breccia nel mio cuore, anzi. Detto doverosamente questo per quel che mi riguarda il Mondiale 1993 è stato di gran lunga il migliore che abbia mai corso e, sempre rigorosamente IMHO, avrebbero dovuto assegnarglielo Honoris Causa. Testa d’Uovo aveva appena perso la fornitura Honda, ritiratasi come fornitore ufficiale, e dopo aver tastato il terreno a metà 1992 con la Ferrari per una fornitura clienti non se ne fece nulla. Alla fine la Mecca si accordò con la Cossie per la fornitura del loro V8 clienti (quello ufficiale era riservato alla Benetton che come da contratto correva con Ford dal 1987), cosa che fece infuriare ASdS il quale per tutta ripicca non firmò il contratto per la stagione 1993 ma corse a gettone accordandosi per un milione di dollari a gara con Testa d’Uovo. Il quale, come ammise candidamente a fine stagione, fino a quando giovedì sera ASdS non si palesava nel paddock non sapeva se avrebbe corso o meno nel weekend di gara in questione. Con Berger tornato in Ferrari la Mecca mise in macchina Michael “omo de panza omo de sostanza” Andretti tenendo Mika Hakkinen come riserva. E niente, fa già ridere così. Riderà meno Beco quando Mika debutterà ad Estoril, dopo che Testa d’Uovo (con un tempismo degno di chi parla di corda in casa dell’impiccato di fresco) avrà licenziato il Panzone dopo l’ottimo podio di Monza. Williams, come annunciato con largo anticipo a Settembre 1992, schiera Prost con contratto di prima guida affiancandogli il già collaudatore Damon Hill. Il blindatissimo Kaiser viene affiancato in Benetton dal nostro Riccardo cuor di Leopardo che, come dichiarerà nel corso della stagione, non solo capirà di non averne più per l’anno dopo ma anche di esser certo che il futuro del Motorsport è quel ragazzo dall’altra parte del suo box. Ferrari si produce in un’altra stagione mediocre nella quale mette a segno la miseria di 3 podi e, ovviamente, nessuna vittoria. Ottiene però due successi importanti a motori spenti: riesce ad indurre la Federazione al ban delle sospensioni attive, campo nel quale era tremendamente indietro rispetto alla concorrenza, in un do ut des a fronte di una limitazione dei test in pista (quisquilie rispetto al ban odierno ma tant’è). Ma soprattutto mette Jean Todt a capo della GES. Sarà la pietra angolare sulla quale verrà costruito il dominio all’inizio del decennio successivo

THE 1993 SOUTH AFRICAN GRAND PRIX: KYALAMI, 14/03

(IMMAGINE DA TWITTER)

Quando alla gara d’esordio del Mondiale la Ferrari si piazza sesta e la Minardi quarta sai già che sarà una grandissima annata (sic). Fortunatamente là davanti ASdS, il Nasone ed il Kaiser fanno del grandissimo cinema battendosi per la prima posizione. La spunta Il Nasone, al volante dell’Astrowilliams con la quale aveva messo a segno anche la pole

THE BRAZILIAN GRAND PRIX: INTERLAGOS, 28/03

(IMMAGINE DA PINTEREST)

E’ curioso come tutti si ricordano benissimo l’infrociata del Nasone sotto l’acqua ad Imola nel giro di ricognizione del GP 1991 mentre praticamente nessuno si ricorda quella sul rettilineo d’arrivo di Interlagos nell’edizione 1993. ASdS vince con grandissimo merito una gara corsa in condizioni proibitive. Berger si schianta con il Panzone al via, Alesi chiude gloriosamente ottavo (sic)

THE 1993 EUROPEAN GRAND PRIX: DONINGTON, 11/04

(IMMAGINE DA FORMULAPASSION)

Di questa gara si è scritto fino allo sfinimento. Quel che mi ricordo è che smisi di contare i pit del Nasone alla sesta volta che si infilava ai box già che ne aveva fatti più del triplo rispetto ad ASdS. Questo sarà a tutti gli effetti il momento più alto dell’annata del Paulista come guida e come leadership nel Mondiale

THE 1993 SAN MARINO GRAND PRIX: IMOLA 25/04

1993 San Marino Grand Prix.
Imola, Italy.
23-25 April 1993.
Alain Prost leads away with Damon Hill (both Williams FW15C Renault’s), Ayrton Senna (McLaren MP4/8 Ford), Michael Schumacher (Benetton B193B Ford) and Karl Wendlinger (Suber C12 Ilmor) at the start.
Ref-93 SM 06.
World Copyright – LAT Photographic

Vince il Nasone senza sudare mentre ASdS si ritira. Ferrari ritirate. Curiosità: sia il Panzone che ASdS perdono le loro Mecca in prova uscendo dalla variante bassa. Uno dei due si schianta contro il muretto, l’altro si ferma ad un millimetro dallo stesso. Indovinate chi è chi LOL

THE 1993 SPANISH GRAND PRIX: BARCELONA 09/05

(IMMAGINE DA YOUTUBE)

Secondo successo di fila del Nasone, sempre senza sudare. ASdS a questo giro limita i danni piazzandosi secondo. Gradino più basso del podio per il Kaiser al terzo podio in 5 gare. Alesi ritirato, Berger sesto. Fan due punti in 5 gare per la Scuderia. Ovvero un bottino ancora più misero delle prime 5 gare del Mondiale 1992. Olè

THE 1993 MONACO GRAND PRIX: MONTECARLO, 23/05

(IMMAGINE DA AYRTONSENNA.COM)

La gara la stava vincendo in carrozza il Kaiser senza l’ombra di un problema finchè il Cossie “ufficiale” non lo lascia a piedi. ASdS eredita così una vittoria che lo consacra come Re Assoluto del Principato fino ad oggi. Alesi mette il suo ferro da stiro rosso sul podio senza capir nemmeno lui come c’è riuscito

THE 1993 CANADIAN GRAND PRIX: MONTREAL, 13/06

Montreal, Canada, 11th – 13th June 1993, RD7.
Damon Hill and Alain Prost lead the field away on the opening lap. They would finish 3rd and 1st position, respectively. Action. Start.
Photo: LAT Photographic/Williams F1. Ref: 1993williams02

Di questa gara rammento l’arrabbiatura per come ASdS si bevette le Ferrari sui dritti di Montreal nelle fasi iniziali del GP in barba ai 4 cilindri in meno ed al Cossie non (ancora) ufficiale. Con De Adamich che provava ad arrampicarsi sugli specchi del “eh ma le Ferrari han dovuto imbarcare più benzina” manco stessero correndo con un’autocisterna a rimorchio (sic). Il Nasone torna alla vittoria davanti al Kaiser ed a Damon

THE 1993 FRENCH GRAND PRIX: MAGNY COURS, 04/07

(IMMAGINE DA PINTEREST)

Quarto successo stagionale del Nasone che precede Damon ed il Kaiser. Il Mondiale è bello che finito. Debutto al muretto di Jean Todt al box Ferrari……..

THE 1993 BRITISH GRAND PRIX: SILVERSTONE, 11/07

Questa gara offre una riedizione del duello a tre di Kyalami. Più precisamente un  sostanzioso upgrade dello stesso: ASdS si produce in quella che probabilmente è la sua migliore difesa di sempre assieme a Monaco 1992 ma è costretto a capitolare. Vince nuovamente il Nasone davanti alle due Benetton

THE 1993 GERMAN GRAND PRIX: HOCKENHEIM, 25/07

(IMMAGINE DA TWITTER)

Settima ed ultima vittoria stagionale del Nasone, peraltro immeritata poichè ereditata grazie ad una sciagura meccanica nella quale incappa il povero Damon nel finale dopo aver dominato tutto il weekend. Epico sesto posto finale di Berger che impone così la dura legge del V12 Rosso sui lunghi rettilinei di Hockenheim (sic)

THE 1993 HUNGARIAN GRAND PRIX: BUDAPEST, 15/08

1993 Hungarian Grand Prix.
Hungaroring, Hungary.
13-15 August 1993.
Damon Hill (Williams FW15C Renault) leads Ayrton Senna (McLaren MP4/8 Ford), Gerhard Berger (Ferrari F93A), Riccardo Patrese, Michael Schumacher (both Benetton B193B Ford’s) and Jean Alesi (Ferrari F93A) at the start.
Ref-93 HUN 04.
World Copyright – LAT Photographic

E fu così che finalmente arrivò la prima meritatissima vittoria in F1 di Damon. Che al traguardo precede Patrese e Berger. Ritiro per ASdS, guai di varia natura per il Nasone che chiude ben fuori dai punti

THE 1993 BELGIAN GRAND PRIX: SPA, 29/08

Hill suona la seconda di fila chiudendo davanti al Kaiser ed a Prost. Solo quarto ASdS sulla “sua” pista, alla sesta gara di fila senza vittorie ma nemmeno demeriti. Non pervenute le Rosse

THE 1993 ITALIAN GRAND PRIX: MONZA, 12/09

(IMMAGINE DA FORMULAPASSION)

“E pensare che se lo prendeva più forte Alesi vinceva la gara….” è questo il sentimento comune dei Rossi a fine GP con Hill che vince la terza gara di fila sopravvivendo ad un violento tamponamento da parte di ASdS alla prima chicane dopo il via. Jean mette la Rosso 27 sul secondo gradino del podio davanti al Panzone che verrà licenziato subito dopo la gara da Testa d’Uovo

THE 1993 PORTUGUESE GRAND PRIX: ESTORIL, 26/09

1993 Portuguese Grand Prix.
Estoril, Portugal.
24-26 September 1993.
Mika Hakkinen (McLaren MP4/8 Ford) heads Jean Alesi (Ferrari F93A), Ayrton Senna (McLaren MP4/8 Ford), Alain Prost (Williams FW15C Renault), Michael Schumacher (Benetton B193B Ford) and Gerhard Berger (Ferrari F93A) into turn 1 at the start.
Ref-93 POR 05.
World Copyright – LAT Photographic

Nel weekend in cui Prost si laurea WDC ed annuncia il ritiro in mezzo ad una surreale indifferenza generale il sale viene da tre cose: lo “scuorno” di Mika ad ASdS col Finlandese che batte il Paulista alla prima qualifica come compagni di squadra, il primo stint di gara di Alesi che si issa in testa al via e vi resta fino al balletto dei pit, il secondo successo in carriera del Kaiser (frutto anche e soprattutto di una strategia perfetta del suo box). Berger si gioca un jolly importante almeno quanto quello di Imola 1989, vedasi sotto

THE 1993 JAPANESE GRAND PRIX: SUZUKA, 24/10

(IMMAGINE DA FORMULAPASSION)

“Se sei così veloce perchè son riuscito a sdoppiarmi?” è l’irriverente commento del novellino Irvine ad ASdS che nel dopogara si precipita nel suo box dopo aver vinto il GP a chiedergli lumi sulla sua condotta di gara. Il Nasone chiude secondo con Mika che centra il suo primo podio della carriera

THE 1993 AUSTRALIAN GRAND PRIX: ADELAIDE, 07/11

(IMMAGINE DA AYRTONSENNA.COM)

Si chiude un’era: il Nasone si ritira, ASdS lascia la Mecca e, ma questo purtroppo lo sapremo solo 6 mesi dopo, vince il suo ultimo GP in F1. Damon chiude terzo con le due Ferrari a punti in modo mediocre. La stagione nella quale il Paulista guida meglio si chiude con uno strano senso di inquietudine. “Vieni con me a pescare, Ayrton” – Syd Watkins, 30/04/1994 Imola

TO BE CONTINUED

 

0

FORMULA ONE SEASON REVIEW: 1992

Che dovesse arrivare era chiaro ma in fondo in fondo un pò ci speravo nel non doverne parlare. Ed invece eccoci qua a riesumare gli epici ricordi di un Mondiale, quello 1992, che andò a rinverdire i fasti di un altro Mondiale caro a tutti noi Rossi, ossia quello del 1980. Tecnicamente è molto difficile scegliere quale dei due fu peggio: nel 1992 arrivarono due podi grazie alla fame di Alesi mentre nel 1980 nemmeno quelli. Ma il caos più totale, tecnico e manageriale, nel quale si trovava la Scuderia nel 1992 (oltre all’ovvia mancanza del Vecchio) forse fa di questa stagione un’annata addirittura peggiore del tremendo 1980 dove, tra la presenza di Gilles ed il turbo Ferrari ormai all’orizzonte, c’era comunque un senso nel sacrificare la stagione in corso a favore di quella successiva. Cosa che non avvenne affatto nel 1992: Migeot mise in pista un vettura che tagliò nettamente i ponti con quelle che la precedettero puntando all-in su una (sulla carta) avveniristica soluzione ossia il doppio fondo che (sempre sulla carta) avrebbe dovuto garantire livelli notevoli di downforce (peraltro apparentemente confermati dai test in galleria del vento) che invece non si videro mai in pista. Di fatto fu la prima, clamorosa, mancanza di correlazione dei dati tra GDV e Pista tristemente diventata nota a tutti negli anni più recenti. In estrema sintesi la vettura anzichè generare una mostruosa downforce di fatto generava solo un mostruoso drag che, pertanto, accoppiò l’inefficienza in rettilineo all’instabilità in curva. Non fu un caso che la F92-A mostrò qualche sparuto sprazzo di competitività solo sul bagnato ovvero nelle condizioni in cui tutti cercano un carico estremo, il podio miracoloso di Barcellona ad opera di Alesi arrivò infatti a seguito di una gara bagnata dallo start alla fine. In sostituzione di Prost, il quale si prese un anno sabbatico mentre pianificava la zampata finale per il 1993, arrivò il povero Ivan Capelli ovvero la persona sbagliata nel posto sbagliato. Venne licenziato a due gare dalla fine del Mondiale dopo aver passato buona parte dello stesso a provare a convincere i giornalisti che la telemetria mostrava che lui ed Alesi avevano velocità di percorrenza di curva praticamente identiche salvo poi avere Jean sempre davanti alle speed traps sul dritto, mah. Di sicuro, ma per i motivi dei quali sopra non è certo una sorpresa, il buon Capelli non ci si è mai trovato con la F92-A al volante della quale si produsse in un paio di incidenti di gara imbarazzanti, uno a Monaco e l’altro a Montreal. Per quanto riguarda le note liete di quell’anno il Leone finalmente coronò il suo sogno iridato scappatogli di mano sia nel 1986 che nel 1987. Al volante della FW14B, la prima Astrowilliams del decennio (e la prima a sospensioni attive), il Mansueto vinse 9 gare, fece tre secondi posti e si ritirò nei rimanenti 4 Gran Premi. Riccardo cuor di Leopardo giunse secondo nel Mondiale correndo di fatto una stagione ben più opaca del suo 1991 e battendo sul filo di lana il giovanissimo M.Schumacher per soli tre punti. Costui mise a segno la sua prima vittoria in F1 a Spa ad un anno esatto dal suo esordio in Jordan sulla stessa pista, ma soprattutto mostrò una velocità ed una consistenza tali da garantirgli lo Status di “the next Big thing” nel Paddock. Cosa che ci porta, inevitabilmente, a parlare di quello che parlava con Dio. Il quale passò metà stagione a beccarsi con Schumacher (la vana speranza dell’Alfa maturo di far piegare il capo all’Alfa giovane) e l’altra metà a piangere perchè Prost s’era preso la Williams per il 1993 ed aveva fatto mettere nero su bianco a contratto che non lo avrebbe avuto tra i coglioni. Ad occhio e croce il Canarino Brasiliano aveva la memoria corta visto il tiro mancino fatto a Prost ed alla Ferrari a metà 1990 quando, come descritto due reviews orsono, chiamò Fiorio per firmare una lettera di intenti per il 1991  con valore legale nullo ma sufficiente a distruggere l’ambiente in Ferrari mentre il Nasone si stava giocando il Mondiale. What goes around comes around as usual. Passiamo ora al resoconto delle eccitantissime gare dell’annata in oggetto (sic)

THE 1992 S.AFRICAN GRAND PRIX: KYALAMI, MARCH THE 1ST

(FOTO DA LAT IMAGES)

La F1 torna a Kyalami dopo 7 anni di assenza su un tracciato che, proprio come avverrà con Buenos Aires 3 anni dopo, nulla ha da spartire con quello meraviglioso sul quale si correva prima che fu cassato a favore di qualcosa di così insipido da rendere difficile anche solo commentarlo. Doppietta annunciata delle due Williams con ASdS terzo e mai in corsa nemmeno per il secondo posto anzi insidiato a lungo dal Kaiser per il quarto. Ferrari ritirate

THE 1992 MEXICAN GRAND PRIX: MEXICO CITY, MARCH THE 22ND

(FOTO DA MOTORSPORT IMAGES)

Si torna per l’ultima volta sullo storico tracciato di Mexico City per assistere ad una kermesse che vede un’altra doppietta Williams, ovviamente nello stesso ordine del GP inaugurale della stagione, mentre ASdS si ritira ed il Kaiser agguanta il primo podio di quella che sarà una carriera da record. Altro doppio ritiro per le Rosse, le quali proprio come nel 1980 non solo van pianissimo ma si rompono pure. Olè

THE 1992 BRAZILIAN GRAND PRIX: INTERLAGOS, APRIL THE 5TH

La cosa più esilarante di questo GP è stato veder Mansell stamparsi in prova mentre provava a  superare ASdS senza che, ovviamente, vi fosse necessità alcuna di ingarellarsi in quel modo. La gara segna la terza doppietta di fila delle due FW14-B cosa che, con ASdS nuovamente ritirato, significa un vantaggio di 26 punti del Mansueto sul Paulista dopo 3 gare. Terzo giunge nuovamente il Kaiser mentre le Ferrari arrivano finalmente in fondo ed a punti, sia pure stradoppiate

THE 1992 SPANISH GRAND PRIX: BARCELONA, MAY THE 3RD 

(FOTO DA FORMULAPASSION)

In gara diluvia ed Alesi la mette miracolosamente sul podio. Vince di nuovo Mansell davanti al consistentissimo MSC, ASdS finisce nuovamente fuori dai punti piombando a 36 punti di distacco da Mansell. Di fatto il Mondiale è già bello che finito eh

THE 1992 SAN MARINO GRAND PRIX: IMOLA, MAY THE 17TH

(FOTO DA PINTEREST)

Si va sul Santerno per assistere ad un’altra doppietta delle FW14-B, sempre nello stesso ordine delle precedenti. ASdS si piazza terzo, finora ha racimolato due terzi posti in cinque gare per un totale di 8 punti contro i 50 di Mansell. Ferrari ritirate in casa

THE 1992 MONACO GRAND PRIX: MONTECARLO, MAY THE 31ST

(FOTO DA AYRTONSENNA.COM)

Il Leone è costretto ad un pit extra rispetto a quanto preventivato, rimonta fin sotto gli scarichi di ASdS il quale però non ha la propensione alla dormita di Raikkonen al Mirabeau con Ricciardo nel 2015 (anzi) quindi non solo se lo tiene dietro fino al traguardo ma segna pure la sua prima vittoria stagionale. Ivan Capelli (vedasi immagine in evidenza) riesce a parcheggiare la sua F92-A in cima ad un guard-rail alla Rascasse. “Forse lavora in circo Togno” (cit Abatantuono)

THE 1992 CANADIAN GRAND PRIX: MONTREAL, JUNE THE 14TH

(FOTO DA YOUTUBE)

Al netto (si fa per dire) di un’altra epica tuonata a muro dell’Ivano nazionale la gara è eufemisticamente atipica. Il trio dei soliti noti si ritira in massa, cosa che apre la via a Berger verso la sua prima vittoria stagionale e ad Alesi per il suo secondo ed ultimo podio dell’anno. Secondo il sempre ottimo Kaiser

THE 1992 FRENCH GRAND PRIX: MAGNY COURS, JULY THE 5TH

Spettacolare: prima si assicura di essere a favore di telecamera, poi fa finta di non voler telecamere a filmare il tutto. Al netto delle sue qualità di guide semidivine quello che parlava con Dio era un cabarettista nato eh

THE 1992 BRITISH GRAND PRIX: SILVERSTONE, JULY THE 12TH

(FOTO DA TWITTER)

La cosa più bella di questo GP è la festosissima track invasion finale col Mansueto accompagnato giustamente in trionfo ai box nel giro di rientro da due ali di folla festanti. E’ il suo settimo successo in nove gare, con Patrese nuovamente secondo ed ASdS ritirato. Ormai per il WDC si attende solo l’ufficialità della matematica

THE 1992 GERMAN GRAND PRIX: HOCKENHEIM, JULY THE 26TH

(FOTO DA PINTEREST)

Il Leone suona l’ottava chiudendo davanti ad ASdS ed al Kaiser. I quali nelle prove libere sulla stessa pista, antecedenti la settimana del GP, si erano prodotti in questo gustosissimo siparietto:

In estrema sintesi il Paulista, in preda a lancinanti dolori di mestruo per un Mondiale andato a puttane alla svelta ed un futuro più immediato che non  faceva presagire niente di meglio, millantava di pericolosi cambi di traiettoria del Kaiser mentre lo seguiva in pista. Detto da uno che ha passato buona parte della sua carriera a tornare in pista a fine qualifiche con gomme distrutte per provare a rovinare il flying lap di chi poteva soffiargli la pole la cosa si commenta da sola

THE 1992 HUNGARIAN GRAND PRIX: BUDAPEST, AUGUST THE 16TH

(FOTO DA FORMULAPASSION)

E finalmente avvenne il tanto agognato giorno della consacrazione iridata del Leone! Un Pilota che a fine carriera si ritroverà con una trentina di GP vinti e praticamente altrettanti persi per cause meccaniche quando era in testa ad una gara. Veloce, diretto, incapace di macchinazioni, un vero racer di razza. Non a caso l’ultimo Pilota personalmente scelto da Enzo Ferrari il quale purtroppo non fece in tempo a vederlo vincere all’esordio sulla sua Rossa. Noi che ti abbiamo amato, caro Nigel, serbiamo caro nel cuore il ricordo di Budapest 1992. Lunga vita al RE!!!!

THE 1992 BELGIAN GRAND PRIX: SPA, AUGUST THE 30TH

(FOTO DA CIRCUS F1)

In tutta sincerità penso che la caratteristica più straordinaria di Beco fossero le sue mervigliose contraddizioni. L’uomo capace di una bassezza infima come lo start di Suzuka 1990 due anni dopo salta fuori dalla sua Mecca per soccorrere un pilota rimasto vittima di un grave incidente. Il tutto parcheggiando la sua monoposto a bordo pista mentre le altre F1 gli sfrecciano accanto durante la sua corsa verso Erik Comas. La gara della domenica, corsa in condizioni miste asciutto-bagnato-pista che va via via asciugandosi, segna il primo successo in carriera del Kaiser. L’arrivo della pioggia rende la competizione molto divertente, con Alesi che si issa nelle primissime posizioni salvo poi essere speronato un pò alla cazzo dal Mansueto alla Source in un goffo tentativo di attacco in staccata. Quello della foto sopra invece prova a fare quello che al Kaiser riuscirà 3 anni dopo, ossia rompere il culo a tutti sul bagnato con gomme da asciutto, ma piscia clamorosamente fuori dal vaso sbagliando strategia e chiudendo solo quinto. Il mago della pioggia era tutt’altro esente dalle cappelle eh

THE 1992 ITALIAN GRAND PRIX: MONZA, SEPTEMBER THE 13TH

(FOTO DA AYRTONSENNA.COM)

ASdS mette a segno il suo terzo ed ultimo successo stagionale, vincendo davanti all’eccellente Brundle che mette a segno il terzo dei suoi cinque podi quell’anno chiudendo davanti al Kaiser. A conti fatti (ed il Kaiser lo dirà più volte in futuro) Martin sarà il compagno di squadra più scomodo di MSC. Il quale ad onor del vero provò a portarselo dietro in Ferrari per il 1996 senza però riuscirci. Doppio ritiro d’ordinanza in casa per le Rosse proprio come ad Imola. Evvai

THE 1992 PORTUGUESE GRAND PRIX: ESTORIL, SEPT. THE 27TH

1992 Portuguese Grand Prix.
Estoril, Portugal.
25-27 September 1992.
Riccardo Patrese leads teammate Nigel Mansell (both Williams FW14B Renault’s), Gerhard Berger, Ayrton Senna (both McLaren MP4/7A Honda’s), Mika Hakkinen (Lotus 107 Ford), Martin Brundle (Benetton B192 Ford), Michele Alboreto (Footwork FA13 Mugen-honda), Jean Alesi (Ferrari F92AT) and Johnny Herbert (Lotus 107 Ford) at the start.
Ref-92 POR 02.
World Copyright – LAT Photographic

Spettacolare. Specie detto da chi fece licenziare De Angelis in Lotus per avere accanto a se Johnny Dumfries. Dovrebbe essere sul vocabolario alla voce “non aver vergogna”. Nona ed ultima vittoria stagionale del Leone mentre Berger prova ad ammazzare Patrese

THE 1992 JAPANESE GRAND PRIX: SUZUKA, OCTOBER THE 25TH

(FOTO DA LAT IMAGES)

Finalmente Riccardo cuor di Leopardo la mette sul gradino più alto del podio. Annata curiosa la sua: chiuderà secondo nel WDC mettendo a segno il suo miglior risultato di sempre in carriera ma disputando a tutti gli effetti una stagione ben più opaca del 1991. La Ferrari licenzia Capelli e fa correre Larini su una F92-A laboratorio dotata di sospensioni attive in ottica 1993

THE 1992 AUSTRALIAN GRAND PRIX: ADELAIDE, NOV.  THE 8TH

(FOTO DA PINTEREST)

Ed il bello è che s’è pure incazzato quando Sir Jackie gli ha fatto una domanda che si basava semplicemente su una statistica, ossia qualcosa di non opinabile. Meraviglioso. Semplicemente meraviglioso. Gara a Berger, di rientro a Maranello per il 1993. Sul podio ci vanno il Kaiser, ottimo terzo nel WDC alla prima stagione completa in F1, ed il coriaceo Brundle. Sipario

(IMMAGINE IN EVIDENZA DA TWITTER)

 

0

BARCELONA PRESEASON TESTING I: FEBRUARY 19/21 2020

(IMMAGINE IN EVIDENZA DA MOTORSPORT IMAGES)

Ci siamo, le power units si riaccendono tutte assieme e la stagione 2020 inizia ufficialmente con la prima sessione di test prestagionali al Montmelò di Barcellona. Tre giorni ai quali seguiranno altri tre la prossima settimana sullo stesso circuito. Teams che girano tutti ovviamente con una sola vettura sulla quale si alterneranno i due Piloti titolari, ci si attendono importanti indicazioni sulla bontà o meno delle monoposto 2020 presentate nelle ultime due settimane. L’augurio è che stavolta Sebastian Vettel non faccia commenti sulla SF1000 dopo che lo scorso anno si produsse in uno sperticato elogio della SF90 già dopo il filming day e, come sappiamo, non vedemmo palla fino a Spa (sic). Scherzi a parte o quasi questi test prestagionali hanno dimostrato negli scorsi anni che le monoposto che poi si riveleranno maggiormente performanti nella stagione accumulano migliaia di giri senza problemi tecnici e senza cercare lo sparo ad uso e consumo dei tifosi. Penso ad esempio ad AMG nel febbraio 2016 che si permise due sessioni intere senza nemmeno un tentativo di qualifica pensando invece a costruire il dominio nella stagione entrante mettendo assieme qualche migliaio di giri sulle Medium Pirelli che si sarebbero rivelate di lì a poco la gomma strategicamente più importante in gara. Pensare che qualcuno riuscì invece a dire, in un crescente turbinio di “insaiders e capiscers”, che AMG stava avendo problemi di degrado. Quando si dice che la comicità involontaria fa spanciare dalle risate eh. Tornando a noi la curiosità è al solito molta, AMG e soprattutto Redbull si presentano al via dei test con monoposto fortemente modificate rispetto al 2019 mentre Ferrari, a detta di Binotto, dovrebbe avere le maggiori novità sotto alla pelle vista la fortissima somiglianza della SF1000 alla SF90. Di sicuro debutterà l’annunciato terzo elemento idraulico della sospensione anteriore (che, in ossequio ai regolamenti 2021 che lo vieteranno, verrà cassato a fine stagione) ed altrettanto di sicuro la Power Unit rossa sarà stata pensata per essere al Top come nell’ultimo terzo dello scorso Mondiale. Questo inizio di 2020 Ferrari assomiglia un pò all’inizio del 2017: un basso profilo al quale, proprio come allora, si sono aggiunte voci di dati non esattamente soddisfacenti al 100% dalle simulazioni in GDV. Tre anni fa Ferrari passò l’inverno trollando tutti, l’augurio ovviamente è che stiano facendo altrettanto.

Usiamo lo spazio qui sotto per commentare tutti e tre i giorni di tests di questa prima sessione prestagionale 2020, un saluto a tutti!

0

MERCEDES-AMG F1 W11

Il 2020 è una transizione prima della rivoluzione delle 18” e questo aspetto ti spinge a pensare che le varie case non azzarderanno più di tanto in grosse evoluzioni e ribaltoni delle proprie vetture, facendo solo alcuni affinamenti.

Vedi presentare la SF1000 e queste tue convinzioni trovano le prime conferme, con una vettura che per trovare le differenze, devi giocare ad “Aguzza la vista”.

Poi presentano in filotto Red Bull, McLaren e ora Mercedes, ritrovandoti con uno sguardo allibito e attonito dal tanto lavoro fatto da questi 3 team.

Dei bibitari e di Woking abbiam già analizzato le auto, ma oggi è il giorno della W11.

Immagine

シルバーストーン・サーキットを走行するMercedes F1 W11

La vettura Tedesco Anglofona mostra subito un immenso lavoro effettuato sulle pance, con dei canali d’ingresso aria e pance che lasciano tutti stupefatti.

Immagine

Dal confronto fra le due vetture si può notare quanto siano arretrate e di sezione inferiore, con la zona dei coni anti intrusione abbassata fino ai limiti di regolamento, copiando e migliorando la soluzione di convogliamento dei flussi di Ferrari e Red Bull.

Immagine

Immagine

Molto complessa l’area dei Badge Board, anteriore.

Lateralmente si può ben notare la riduzione delle volumetrie che fa davvero rimanere incantati ad ammirarla, lasciando spazio gli aerodinamici per potersi sbizzarrire al meglio nel controlli dei flussi.

ImmagineImmagine

La sezione frontale mostra un ala ancora convenzionale e poco distante da quella della stagione scorsa, ma è abbastanza inutile parlarne.

Più interessante vedere la riduzione della zona del cockpit, atta a un miglioramento della resistenza aerodinamica.

Immagine

Il comparto sospensivo anteriore non mostra grandi variazioni rispetto alla vettura 2010, almeno per ora.

Purtroppo non è possibile  valutare di quanto sia aumentata (e senz’altro lo sarà) la rastrematura  del posteriore per mancanza di fotografie adatte.

 

シルバーストーン・サーキットを走行するMercedes F1 W11

Passando ai piloti, Lews non pare minimamente stanco e stufo, anzi, è li voglioso di eguagliare al più presto il numero di titoli di Schumi.

Bottas ha le sue solite speranze e convinzioni, riuscirà a fare un colpo alla Rosberg?

ルイス・ハミルトン、メルセデス2020年F1マシン「W11」シェイクダウンイベントにて

A voi ora le vostre opinioni e giudizi.

Saluti

Davide_QV

Immagine in  evidenza tratta dal sito ufficiale Mercedes

Immagini dell’articolo tratte da Twitter

0