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F1 2019 SPANISH GP: AN INTRODUCTION

Chiusa la primissima parte del mondiale con le gare extra-europee, la F1 torna in Europa per entrare in quella che sarà una fase molto importante del campionato. Prima tappa sarà come di consueto il GP di Spagna sul circuito del Montmelò, che ha ospitato anche i test pre-stagionali e che non dovrebbe avere segreti per i team dato l’enorme numero di giri e di dati che sono stati già raccolti quest’anno e in quelli passati.

Il tracciato catalano è da sempre considerato quello “definitivo” per valutare la competitività delle monoposto. E’ evidente che dopo queste prime gare, questo tipo di valutazione non vale nello specifico per i test pre-stagionali che davano una Ferrari in grande spolvero e una Mercedes apparentemente in difesa. Come ben sappiamo la realtà delle gare è stata ben diversa con 4 doppiette Mercedes e una Ferrari la cui principale caratteristica sembra essere quella di “incompiuta”.

Ma non limitandoci solo a Ferrari e Mercedes, facciamo un piccolo bilancio di questa prima parte di campionato per tutte le scuderie del mondiale:

  • Mercedes: basterebbe dire che una partenza lanciata da 4 doppiette nelle prime 4 gare non c’era mai stata nella storia. Team solidissimo, Bottas in grande spolvero e una monoposto che sembra aver risolto il suo più grosso cruccio della stagione 2018, la gestione delle gomme. E quando erano quasi battute ci hanno pensato le magagne degli altri a regalarle la vittoria. Al momento imbattibili sia per meriti propri e anche per (grossi) demeriti altrui.
  • Ferrari: la grande illusione dei test si è palesata nelle prime gare del 2019. Macchina veloce ma a tratti, con problemi di affidabilità che sono costati una vittoria in Bahrain, una gestione delle gomme pessima in gara e Vettel non ancora a suo agio con la vettura. Unica nota positiva la velocità mostrata da Leclerc. Ma il bilancio è fortemente negativo e francamente è tutta farina del loro sacco.
  • Red Bull: a sorpresa l’aspetto più critico della monoposto non sembra essere la PU Honda ma la parte telaistica. Praticamente un ossimoro rispetto alla situazione vista negli ultimi anni. Aspetto molto positivo la estrema (forse anche troppo) gentilezza nei confronti delle gomme, che la rendono un bel problema in gara. Verstappen sembra aver compiuto un ulteriore maturazione, Gasly sembra invece semplicemente inadatto e mal supportato dalla squadra.
  • McLaren: solo il dato di fatto che sono i migliori motorizzati Renault dice molto. Finalmente un bel salto di qualità dal punto di vista del telaio e della meccanica della monoposto che non sembra soffrire eccessivamente dell’inadeguatezza della PU Renault. E, altra sorpresa, il debuttante Norris che sta facendo vedere i sorci verdi a Sainz. Sembra evidente che in McLaren è andato via lo spagnolo sbagliato.
  • SportPesa Racing Point: vecchio team con nuovi capitali e un inizio di stagione corso in difesa, proprio in attesa delle gare europee e dei primi importanti sviluppi tecnici. Nelle ultime stagioni sono stati il team che, considerando i mezzi economici a disposizione, ha maggiormente incrementato la competitività della monoposto ed è evidente che ci contano anche per questa stagione. Perez è una garanzia, Stroll se si corresse solo a Baku sarebbe da punti sempre.
immagine da motorbox.com
  • Alfa Romeo: è stata anch’essa principessa nei test e cenerentola in gara, con problemi dovuti soprattutto a qualche noia a carico della PU e centralina degli iniettori. Inoltre qualcosa dai test è stato perso per strada in termini di velocità. La roccia della Alfa Romeo si chiama Raikkonen, a punti in tutte le gare anche quando è stato costretto a partire dalla pit-lane. Giovinazzi invece sembra e si sta rivelando l’anello debole di una scuderia con forti ambizioni.
  • Renault: la più grande delusione di questo inizio di mondiale. Scuderia ufficiale che subisce l’onta di vedersi sopravanzare da un team cliente che monta la stessa PU. La monoposto sembra soffrire degli stessi problemi del 2018, con l’aggravante di un Ricciardo che non si sta rivelando un valore aggiunto. Tanti soldi spesi e ancora nessun risultato degno di nota.
  • Haas: la “ferrarina” soffre degli stessi problemi della sorella maggiore, non manda in temperatura gli pneumatici. E come la Ferrari avrebbe potuto raccogliere più di quanto non abbia fatto anche a causa di un Grosjean di cui si fatica a capire l’utilità in griglia di partenza.
  • Toro Rosso: il sospetto che venga usata come cavia per aggiornamenti aggressivi della PU Honda a beneficio della Red Bull è sempre presente ma almeno offre, soprattutto in qualifica, degli sprazzi di competitività ammirevoli. Contrariamente alla aspettative Albon sta reggendo il confronto con Kvyat ma serve qualcosa in più da parte del team per trovare il passo soprattutto in gara.
  • Williams: sarebbe da “no comment” una scuderia che, nonostante esperienza e la PU Mercedes ha sbagliato completamente macchina, avvicinandosi ad essere una vera e propria chicane mobile. Addirittura si sono dovuti rivolgere al passato remoto nelle vesti di Patrick Head per cercare la soluzione ad una parte dei loro problemi. Russell sembra un ottimo pilota ma la monoposto non ne esalta certo il talento mentre Kubica non sembra poter avere più voce in capitolo in questa F1.

Tornando alla gara, sul circuito catalano servirà una monoposto che sappia generare un elevato carico aerodinamico, abbia un buon grip meccanico e un’ottima trazione. Ma il focus principale sarà quello di centrare la  finestra ottimale di temperatura delle gomme. Tutte caratteristiche che fanno della W10 la logica favorita della gara.

Pirelli porta in Spagna le mescole più dure a disposizione: C1 hard, C2 medium e C3 soft. La riasfaltatura del 2018 dovrebbe aver abbassato l’abrasività nei confronti delle gomme. Se C1 e C2 daranno buone indicazioni di durata e performance nelle prove libere è probabile che saranno utilizzate in gara cercando una sola sosta, con la C3 relegata alla sola Q3.

immagine da circusF1.com

Come si può ben vedere Ferrari sceglie di portare più set di C3 rispetto a Mercedes e Red Bull. Anche tra piloti dello stesso team ci sono differenze nel numero di set a disposizione. Unico team a portare 3 set di C1 è la McLaren mentre tra i top team la Red Bull è quello più sbilanciato verso mescole C1/C2.

Rispetto al 2018 le pressioni sono invariate al posteriore, 20.5 psi, e aumentate di 0.5 psi all’anteriore, 22.5 psi. Il meteo prevede giornate prevalentemente soleggiate e temperatura intorno ai 23/24 °C.

Rumors indicano che la Ferrari potrebbe anticipare l’evoluzione della PU portando la seconda specifica in un ottica di un programma “aggressivo” di sviluppo della vettura, anche accollandosi qualche rischio in più in termini di gestione delle componenti sul lungo periodo. Questo deve essere visto come un aspetto positivo da parte dei tifosi del Cavallino che quanto meno vedono una squadra che mostra coraggi nel reagire ad una situazione difficile. Previsti anche aggiornamenti aerodinamici, meccanici e una nuova benzina.

La Mercedes invece deve solo continuare quello che ha iniziato nelle prime gare, ovvero sfruttare le debolezze dei rivali e cercare di mettere in pista la migliore versione possibile della W10. In questa ottica probabile il va libera allo sfruttamento pieno della PU, limitata fino ad ora da problemi di raffreddamento.

Da tenere in considerazione la Red Bull per la gara data l’ottima gestione delle gomme fin qui mostrata e i possibili aggiornamenti che potrebbero avvicinarla al duo Mercedes/Ferrari e che Marko definisce “molto promettenti”.

(immagine in evidenza da motorbox.com)

Rocco Alessandro

Salut Gilles

“Renè, se domani in qualifica la perdo al Terlamen Bocht posso solo sperare che mia madre in Cielo mi accolga a braccia aperte”

Zolder, 7 maggio 1982

Gilles dopo il duello a Digione nel 1979 prese l’abitudine di confidare ad Arnoux quello che poi andava a fare in pista. Al Glen nel 1980 col Mondiale già vinto da Jones ed un quinto posto come “miglior” risultato di quella disastrosa annata ci sarebbe di che pensare a dove portare moglie e figli in vacanza dal giorno dopo la gara. Ma lui non è così, lui vive per l’attimo ed in quel momento ha in testa una cosa sola: provare a vedere se la curva che immette sul Back Straight si possa fare in quinta piena anzichè in quarta. “Io domani ci provo” dice a Renè il venerdì sera. Arnoux dirà poi che quando vide la 312T5 numero 2 sbriciolata contro il rail pensò “nessuno può far quella curva in quinta piena, perchè se non c’è riuscito Gilles non ci può riuscire nessuno”.

Già, Gilles. L’han chiamato “Aviatore” e “Sfasciacarrozze” ma la verità era molto più semplice: lui era incapace di provar paura ed usava la sua pelle come merce di scambio per vedere se fosse stato possibile o meno spostare il limite più in alto, come quella volta al Glen ma anche a Digione 1981 in prova il venerdì o a Baires 1980 in gara. O la domenica a Long Beach nel 1978, oppure ad inizio gara a Jarama nel 1979. Al Fuji nel 1977. A Zandvoort nel 1979. In gara a Silverstone nel 1981 per provare a tenersi dietro Brabham/Williams in confronto alle quali la sua 126CK ha l’efficacia aerodinamica di uno Scania. Ancora nel 1981 sempre in gara a Zeltweg, con la 126CK distrutta alla Bosch-Kurve perchè il suo tremendo telaio non riusciva minimamente a contenere la furia del V6 biturbo Ferrari. A Monaco nel 1978 quando esagerando nel tunnel si tirò dietro l’ira dei “Senatori”. A Long Beach nel 1981 quando, dopo aver masticato amaro un anno intero nel 1980, non appena ebbe il Compressore dietro alle spalle passò da settimo a primo al via salvo mancare completamente il braking point del tornantino e tornare settimo in un amen. O ad Imola nel 1981 quando montò le slick con pista bagnata perchè voleva andare a doppiare tutti salvo finir doppiato lui poichè si rimise a piovere e dovette fare 2 cambi gomme in 3 giri.

Quel giorno a Zolder sulla sua 126C2 c’era montato un set di gomme usate ed il tabellone dei tempi lo dava in settima piazza con Didier Pironi in quinta. Al Terlamen Bocht sono le 13:52 quando Mass si leva di traiettoria per farlo passare solo per scoprire, quando è già troppo tardi, che Gilles era uscito dalla racing line per superarlo. La Rossa wing car vien strappata letteralmente da terra e con ogni probabilità Gilles subìsce la frattura delle vertebre cervicali già al primo impatto del suo muso sull’asfalto, senza l’HANS (che comparirà solo più di 20 anni dopo) il suo collo fa uno “snap” avanti/indietro che gli è fatale. Poi, per non farsi mancare nulla, il sedile viene strappato dalla 126C2 ed il casco dalla sua testa che finisce contro un paletto delle reti di protezione.

Avevo 10 anni e mezzo e piansi per mesi.

Ora che ne ho 47 e mezzo piango ogni 8 maggio, oggi non ho scampo.

Salut Gilles

 

IL PAGELLONE SEMISERIO DEL FROLDI: BAKU 2019

Ognuno batte i record che merita. Chi fa quattro doppiette di fila, chi continua a dire che deve mettere i dati in fila. Ironizzando amaramente possiamo dire che Binotto ha fatto fare filotto. Agli altri.

E non dite che non dobbiamo essere caustici con il Team Principal. Ha voluto fortemente questo ruolo, ha sconfitto nella faida interna Maurizio Arrivabene (certo, era “unfit”, non lo metto in dubbio, ma non era lui “il problema”), e ora si deve prendere onori e oneri.
Mai si era visto un dominio così imbarazzante in avvio di mondiale. Anche per chi lo esercita, perché non solo gli avversari sono inesistenti, ma fanno di tutto e di più per agevolarti. Paradossalmente non so quanto il buon Toto sia contento di una situazione di questo genere. Manca la competizione, manca il senso della vita, manca il desiderio di vedere una gara. Troppa grazia per i dominatori. Che non se ne possono non spiacere. Mi ha fatto sorridere leggere il “cinguettio” del presidente FIA, che parlava di una gara “thrilling”. Si, lo ha scritto davvero.
Ma a cavallino donato e mezzo sciancato, d’altronde, non bisogna fare troppo gli schizzinosi. E così, siamo ridotti a tifare Bottas, pensa un pò come siamo messi. Il dog mansueto e servizievole quasi come un Ocon qualsiasi, che speriamo diventi un underdog. Comunque non dobbiamo desistere. Mancano otto anni per battere il record storico senza mondiali piloti 1979-2000, e dunque il peggio è passato. Siamo a quota 12 anni. Forza e coraggio.
Questa Ferrari, questa squadra che abbiamo visto in queste quattro gare, ha diversi punti deboli. E come ha scritto qualcuno, sembra talora una squadra di debuttanti. Che ha davanti una team perfetto, con la giusta malizia e cattiveria, con il giusto peso politico. E chi li ferma questi? Certo, manca la riprova di cosa accadrebbe se fossero pressati a dovere, ma se mio nonno avesse etc… etc.
Una costante: gli strateghi in rosso spesso sembrano preda di una hybris ad alto tasso alcolico cheKimi spostati tanto che, se tirassero i dadi, probabilmente si otterrebbero risultati migliori. AncheCharlels ci ha messo del suo, come Vettel d’altronde qualche gran premio fa. Ma davvero, credetemi, i piloti sono l’ultimo dei problemi di questa Ferrari smarrita, dove il giovane presidente se ne esce fuori con “ma noi abbiamo fatto il giro veloce”-gne gne.
Manca l’umiltà di mettere in discussione metodologie lavorative probabilmente antiquate.  Almeno per questa Formula Uno di ubriachi ibrido-virtuali (quelli del regolamento).
Forza e coraggio, che di questo passo il mondiale ce lo togliamo dalle p…e presto.
D’altronde meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine no?
Hamilton. Voto: 7. E’ sembrato stranamente “timido”. Non uno dei suoi avvii più brillanti. E ciò aumenta il rammarico…
Bottas. Voto: 10. Ha fatto il fine settimana perfetto. Tanto di cappello. Ma per vederlo diventare Rockyne deve bere ancora tante uova crude di mattina…
Todt. Voto: valutate voi cosa ha scritto, che a me viene da ridere…
Team Mercedes. Voto: 12. Ormai sembra quasi inutile correre per le prime due posizioni. Deprimente.

Scuderia Ferrari. Voto. 4: In medio stat virtus? Sotto Iron Maury sembravano sempre sull’orlo di una crisi di nervi, con Mattia Binotto sembrano sempre essere sotto sedativi. Una via di mezzo?!

SF90.Voto: vedi commento perfetto sotto…

Dichiarazione di Binotto post gara: “Il nostro modo di lavorare sarà sempre quello (etc etc)”.  Voto: “E’ follia fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. La citazione è attribuita ad Einstein.
Tombini volanti. Voto: pecunia non olet.
Ricciardo. Voto: RETROMARCIA. Perso nella mediocrità Renault. Mi mancano i sorpassi di Riccio…
Pirelli. Voto: ininfluenti.
Mi spiego. Non ha senso ogni volta dire che queste gomme fanno volare quasi esclusivamente leMercedes. Tutti le hanno provate e tutti poi hanno fatto i compiti a casa.  A questo giro non ci sono, davvero, tesi complottiste che possano minimamente reggere. In nessun caso.

Arriva Barcellona, che tanto ci illuse a noi ferraristi, che a vincere i mondiali di carta siamo fortissimi. E sa già, la terra catalana, di ultima spiaggia. Sono un pessimista cronico, ma mai avrei pensato ad un simile inizio di mondiale. E, per quanta ironia ci metta, non mi fa ridere.

Si ringraziano come sempre @FormulaHumor e la pagina Facebook “Le cordiali gufate diGianfranco Mazzoni“.

Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

25 ANNI FA LA FORMULA 1 CAMBIO’

Nella linea del tempo della storia esiste sempre un “prima” e un “dopo”.

Per la F1 la linea di demarcazione fra il “prima ” e il “dopo” è senza ombra di dubbio il week-end del 1° maggio 1994.

Questo non vuole essere il solito ricordo di coloro che quel giorno caddero, non ne sarei degno, bensì una riflessione su cosa hanno significato quegli sventurati tre giorni trascorsi, ironia della sorte, in una delle zone del mondo dove la passione per i motori raggiunge i suoi massimi.

Il mondo della Formula 1 a quel week-end arrivò ormai disabituato a ciò che fino a non molti anni prima era una eventualità tutt’altro che improbabile: quella di stilare il bollettino di guerra alla domenica pomeriggio. L’abitudine era tale che a rileggere oggi i settimanali specializzati usciti dopo uno dei tanti week-end segnati da tragedie ci si meraviglia di come queste, anziché occupare le prime sei pagine, venissero sovente relegate ad una singola pagina dopo la cronaca della corsa e descritte quasi come un normale episodio di gara.

Ad un certo punto, all’inizio degli anni ’80, una soluzione tecnologica nata per risolvere un problema di prestazione, la cronica torsione dei telai in alluminio sottoposti alle enormi forze generate dalle wing-car, si rivelò, inaspettatamente, molto efficace anche per proteggere il pilota. Quella soluzione era la fibra di carbonio, e dette la dimostrazione della sua forza a Monza nel 1981, quando la McLaren MP4 di Watson si schiantò dopo la seconda di Lesmo dividendosi in due all’altezza del motore, e l’ex-barbuto John ne uscì come se niente fosse.

All’epoca il pilota viaggiava seduto in una vasca che gli copriva sì e no il bacino. La maggior parte degli urti aveva conseguenze poco piacevoli, e un incidente come quello di Watson, con una scocca in alluminio, avrebbe avuto conseguenze ben peggiori. E, invece, niente ferite e niente fuoco, altra costante di quell’epoca.

Da lì a qualche anno tutte le macchine avrebbero utilizzato scocche avvolgenti in fibra di carbonio, e si sarebbe assistito ad urti tremendi dai quali il pilota usciva indenne o quasi. Il numero dei piloti feriti e morti nel periodo fra l’84 e il 93 fu enormemente più basso rispetto a quello del decennio precedente. Da qui la convinzione che, ormai, correre in Formula 1 (ma anche nelle altre categorie “formula”, che avevano adottato le stesse tecnologie) fosse diventato sicuro almeno quanto correre in bicicletta.

Ma era una convinzione frutto di tutto ciò che di tragico si era visto nei decenni precedenti, quando di fatto si correva a 300 e passa all’ora circondati da 4 tubi, 4 lamiere e centinaia di litri di benzina. Almeno ora c’era una scocca avvolgente fatta di un materiale molto robusto, e la benzina era dietro le spalle.

Ma… ma le macchine andavano sempre più veloci, le piste erano sempre quelle, il pilota guidava rannicchiato in uno spazio ridicolmente piccolo e con la testa e le spalle di fuori. Il tutto perché qualcuno aveva capito che stringendo la sezione frontale e alzando il muso si andava più forte. Guardate le macchine del 1994: assomigliano tutte alla Leyton House del 1988. Quel qualcuno era Adrian Newey, il quale aveva pure pensato di mettere i piedi del pilota uno sopra l’altro, per stringere ancora di più il muso. Per fortuna glielo avevano impedito. Ma nessuno aveva pensato di mettere una dimensione minima per gli abitacoli, che, quindi, erano stretti il più possibile e senza alcun tipo di protezione.

In altre parole, la sicurezza del pilota era ancora un “di cui” nell’ambito del pacchetto totale. Non solo per i progettisti, ma anche per la FIA. Nonostante questo, nulla di grave succedeva, quindi tutto ok. Fino a quando alla FIA stessa non venne l’idea di abolire un’altra soluzione che poteva contribuire a rendere quelle macchine un po’ più sicure: le sospensioni attive. E lo fece, ironia della sorte, proprio per ragioni di sicurezza. A qualcuno, in effetti, erano impazzite facendogli rischiare grosso, ma in realtà, proprio grazie ad esse, quelle vetture dall’aerodinamica estremamente sensibile potevano viaggiare ad un’altezza più costante, rimanendo più stabili.

Le macchine che corsero i primi GP del 1994 erano invece estremamente instabili. Compresa la ex astro-Williams, guidata quell’anno da Senna. Che, infatti, si lamentava parecchio di ciò che gli aveva dato il mago Newey. Il quale più tardi ammetterà di avere completamente sbagliato l’auto proprio a causa del cambio regolamentare.

Le piste, dicevamo. E qui arriviamo al tragico week-end di 25 anni fa. Imola era una pista veloce, e aveva (ma ha ancora) delle vie di fuga molto limitate. Qualsiasi problema o errore si paga duramente. E lo pagò, poco, Barrichello il venerdì. Lo pago, duramente, Ratzenberger il sabato. E lo pagò, altrettanto duramente, Senna la domenica.

Per tutti e tre una barriera arrivata troppo in fretta, e niente di niente a tenere ferma e a proteggere la loro testa. A pensarci con le conoscenze di oggi sembra una immensa stupidaggine. Eravamo nel 1994, non nel 1930. Possibile che nessuno si fosse reso conto di quanto vulnerabile fosse un pilota in quelle condizioni? Nessuno che avesse fatto un minimo di analisi dei rischi, prima che gli angeli custodi decidessero di prendersi in massa un week-end di ferie?

Nessuno l’aveva fatta. Punto.

E, infatti, lì finisce il “prima”. E finisce anche un’era, come in tanti hanno titolato il giorno dopo. L’era dei piloti “cavalieri del rischio” e del “motorsport is dangerous”. Quella F1 ha continuato a fare vittime per qualche mese ancora (senza, fortunatamente, risultare fatale) e poi la logica ha preso il sopravvento, probabilmente guidata da esigenze di marketing (le tragedie in diretta non erano più accettabili per gli sponsor) e/o assicurative, col risultato di rendere veramente la F1 uno sport più sicuro del ciclismo. E con lei, a cascata, anche le altre categorie. Tutto questo, ovviamente, se non si corre su ovale e se non si mettono di mezzo errori umani clamorosi e magari evitabilissimi.

Quando critichiamo gli ultimi ritrovati per la sicurezza, come l’Halo, ricordiamoci di cosa successe quel week-end di 25 anni fa. Del quale resta non solo il ricordo di chi non c’è più, campione o ultimo che sia, ma anche ciò che, a seguito di quegli eventi, è stato prodotto in termini di tecnologia e di metodologia per la sicurezza di chi è sulle piste, non solo sulla macchina ma anche fuori.

Pier Alberto

 

P.S. per chi fosse interessato ad approfondire il tema della sicurezza in F1, anche a seguito di quei tragici eventi, suggerisco la lettura del libro di Sid Watkins “Life at the Limit: Triumph and Tragedy in Formula One”.

 

Immagine copyright sconosciuto.

Mercedes alla quarta, Ferrari alla deriva

I record sono fatti per essere battuti, si dice. E per il 2019 la Mercedes ha deciso di scrivere il proprio nome accanto a diversi di quelli che si leggono sui libri che parlano di F1. Il primo l’ha messo oggi. Quattro doppiette nelle prime quattro gare della stagione. Nessuno ci era mai riuscito. E la cosa drammatica per gli altri, aggiungiamo noi, è che non sono state opera di un solo pilota ma di entrambi, alla pari. Segno inequivocabile della forza della squadra.

E’ una sorpresa? No, perchè è apparso abbastanza evidente, fin dalle dichiarazioni dopo i test di Barcellona, che quelli della Mercedes stessero giocando con gli avversari, parlando di mezzo secondo di svantaggio, e portando, nella seconda sessione, una macchina totalmente diversa. Stavano dando dimostrazione della loro forza accampando, nel contempo, problemi che non avevano. E il gioco si è scoperto a Melbourne dove si è vista la stessa Ferrari delle tre gare successive. Vicina ma non vicinissima, davanti ma non affidabile. E dopo 4 gare solo tre terzi posti. Riportando il tempo indietro di 3 anni.

Il week-end di Baku è stata l’esemplificazione di questo copione. Ferrari sugli scudi nelle libere, con le FP3 chiuse con ben un secondo di vantaggio su tutti gli altri, ed Hamilton a piangere miseria.

E in qualifica la musica cambia. Non deve ingannare il botto di Leclerc, che sembrava avviato ad una sicura pole position. Perchè Seb, con la stessa macchina, la pole non l’ha fatta. E la prima fila è stata tutta Mercedes, con uno straordinario Bottas in pole, e Leclerc stesso relegato alla quinta fila, diventata poi quarta per le penalità altrui.

La solita litania del tipo “i punti si fanno la domenica” mai come in questo caso sembrava applicabile, per le speranze Ferrari, in una pista dove, negli ultimi 2 anni, le sorprese non erano mai mancati. E invece abbiamo assistito ad una straordinaria esibizione di professionalità da parte dei piloti della massima formula, nessuno escluso. Partenza tranquillissima, nessun contatto, nessuna forzatura, nessuno spinto a muro.

Hamilton e Bottas si trovano affiancati alla prima curva e non c’è il minimo accenno di combattimento. Se ne vanno semplicemente via prendendo in pochi giri una decina di secondi su Vettel. Dietro, Leclerc inizia a rimontare, grazie alle gomme medie che funzionano molto meglio di quelle soft montate da tutti gli altri. Al settimo giro è già quinto, e poco dopo quelli davanti a lui iniziano a perdere 2-3 secondi ad ogni tornata e sono costretti a fermarsi ai box. Charles si ritrova in testa alla corsa con un bel vantaggio su tutti gli altri.

La consistenza dei suoi tempi fa pensare ad un clamoroso recupero dell’erroraccio in qualifica e invece no. Bastano pochi giri ai suoi avversari per iniziare a recuperare su di lui 1-1.5 sec. al giro, e l’assenza totale di incidenti con conseguente Safety Car vanifica una strategia che probabilmente faceva conto proprio su questo.

Poco dopo metà gara, il monegasco viene superato dai due Mercedes prima e dal compagno poi, ma, pur in evidente difficoltà, non viene fatto fermare per montare le soft, perchè la squadra sa che non avrebbero completato la gara. E così anche la quarta posizione è persa in favore di Verstappen.

Gli ultimi 10 giri trascorrono con l’unica emozione di una Virtual Safety car dovuta al ritiro di Gasly, rimontato ottimamente fino alla sesta posizione dopo essere partito dai box, e autore di tempi incredibili con gomme medie usate per 40 giri. Hamilton prova ad avvicinarsi a Bottas, ma, pur arrivandogli a tiro DS, non è mai in grado di impensierirlo.

La gara si chiude così con i primi 4 nello stesso identico ordine in cui sono partiti. Dietro Leclerc quinto, e autore del giro più veloce grazie ad un ulteriore pit-stop per montare gomme nuove, un ottimo Perez sempre autore di grandi gare a Baku, poi le due McLaren di Sainz e Norris, che costituiscono ormai presenza fissa in zona punti. Nono Stroll, finalmente accettabile nella pista in cui ha conquistato l’unico podio della sua carriera, e Raikkonen, partito anch’egli dai box, cosa che non gli ha impedito di ottenere il quarto arrivo a punti in quattro gare con la Sauber.

La Red Bull riparte da Baku con il solo quarto posto di Verstappen ma con la conferma che il motore Honda non è più ridicolo in fatto di velocità massima, il che non è poco. Per buona parte della gara anche le due Toro Rosso erano ben posizionate, poi sono scomparse. Gara da dimenticare anche per la Renault, ormai in crisi nera come il suo pilota teoricamente di punta, il buon Daniel Ricciardo, capace di sbagliare clamorosamente una staccata portandosi Kvyat nella via di fuga, e poi di fare retromarcia sulla macchina di quest’ultimo costringendo entrambi al ritiro.

Inesistenti le Haas, mentre le Williams hanno ottenuto quello che potrebbe restare il miglior risultato della stagione, con Russel 14° e Kubica 15°, in un week-end costato una cifra al buon Frank.

Ora si va a Barcellona, e la cosa non è una buona notizia, per la Ferrari. Lo scorso anno, la Mercedes vi ridicolizzò la concorrenza, quest’anno il lavoro è già stato fatto, e c’è solo da sperare che la situazione si inverta, cosa peraltro improbabile, se è vero che la SF90 soffre di una cronica mancanza di carico che nemmeno gli aggiornamenti portati a Baku (i primi dall’inizio del campionato, peraltro) sono riusciti a correggere.

E, se vogliamo parlare di probabilità, dobbiamo accennare al fatto che la storia della Formula 1 dice inequivocabilmente che la squadra che vince le prime 4 gare alla fine della stagione vince il mondiale. E, in questo caso, cadrebbe uno dei record più prestigiosi, quello del numero di titoli piloti consecutivi, che ora è di 5 e appartiene alla Ferrari.

Per non pensarci, possiamo ripeterci all’infinito la frase preferita dai vertici della Ferrari stessa in questo periodo: ci sono ancora N opportunità, dove in questo momento N=17. Peccato che, con l’andare del tempo, N tenderà allo zero, e con lui anche la probabilità di mantenere quel record.

P.S. ciò che si è visto venerdì nelle prime prove libere, e più in generale nel week-end di Baku, è inquietante. Nella categoria dove, per motivi più che validi, si è fatta dell’analisi del rischio un mantra, un tombino si solleva e disintegra il fondo di una monoposto lanciata a 300 km/h, con conseguenze che avrebbero potuto essere ben peggiori. E si viene a sapere che, si suppone per motivi di costi, pare siano stati mandati in pista commissari con poca esperienza (e la cosa si è vista bene nella gara di Formula 2). Con tutti i soldi che girano, non pare il caso di risparmiare su questi aspetti, che, confrontati a tutto il resto, sono a dir poco banali.

Immagine in evidenza dal profilo @MercedesAMGF1