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Hamilton vince a Suzuka, la Ferrari spegne la candela

Correva l’anno 1985. La Ferrari, dopo un 1984 avaro di soddisfazioni, era in testa al mondiale con un Alboreto strepitoso e un’ottima monoposto, la 156-85, davanti ad una McLaren che aveva dominato la stagione precedente. Arriva l’estate, e viene presa la decisione di cambiare il fornitore di turbine per differenziarsi dall’avversaria e cercare di trovare quella prestazione in più che avrebbe consentito di starle costantemente davanti. Da quel momento in poi Alboreto infilerà una serie di ritiri impressionante, e Prost chiuderà il mondiale con qualche gara di anticipo.

32 anni dopo la storia sembra ripetersi. La Ferrari è andata in ferie con una bella doppietta in Ungheria, la leadership comoda di Vettel nel mondiale piloti, in cantiere una PU nuova che prometteva 50 (?) cv in più, e tanti aggiornamenti dal punto di vista aerodinamico. Ma al rientro, da Spa in poi, tutte le promesse si sono sciolte come neve al sole, fra incidenti e problemi di affidabilità. Come nel 1985. A fronte di Hamilton che ha portato a casa 4 vittorie e un secondo posto, Vettel ha ottenuto solo due podi, un quarto posto e due ritiri. E la pista ci ha detto che la Mercedes è superiore in tutti gli aspetti. Macchina, motore ma anche piloti. La W08 è andata meglio in almeno 3 gare su 5. Il motore non ha dato alcun problema, mentre quello Ferrari si è rotto a ripetizione (solo componenti, si dirà, ma sempre sul motore vanno). E Lewis è sembrato in forma più che mai, non mostrando mai quei cali di rendimento che si erano visti nella prima parte della stagione. Si potrà obiettare che a Singapore e anche in Malesia la Ferrari sembrava la più forte in pista. Il problema è che “sembrava”, perchè la classifica ci dice che i punti portati a casa sono stati solo 12.  E anche oggi, se dobbiamo misurare le prestazioni dal risultato di Kimi, la SF70H era la terza forza.

A questo punto la Ferrari deve concentrarsi sul 2018, e possiamo consolarci pensando che considerando le ultime 10 stagioni, in almeno 8 si sapeva di dovere pensare all’anno successivo già dopo 5-6 gare, tanto era il gap prestazionale dalla prima della classe. E’ stato fatto un grande recupero rispetto allo scorso anno, e c’è un’ottima base dalla quale partire per combattere l’anno prossimo ancora più ad armi pari con la Mercedes. Si potrebbe obiettare che mancano ancora 4 gare. Ma c’è qualcuno che crede veramente che Vettel possa rimontare?

Ferrari terza forza, si diceva, perchè anche oggi la Red Bull ha confermato l’incredibile recupero maturato durante le ferie estive. Verstappen secondo molto vicino ad Hamilton (e avrebbe potuto anche attaccarlo negli ultimi 2 giri, non fosse stato per l’assurdo comportamento di Massa e Alonso in fase di doppiaggio). Ricciardo terzo, ben distaccato dal compagno, completa il podio.

Dietro di lui, i due finlandesi scudieri che hanno mostrato il solito rendimento mediocre (considerando le macchine che guidano). Se Bottas è stato, fino ad ora, molto utile alla causa con le sue funzioni di tappo da usarsi all’occorrenza (con perfetto tempismo oggi si è piazzato fra Lewis e Max bloccando di fatto il recupero di quest’ultimo), Kimi è risultato anche oggi totalmente incapace di tenere alta la bandiera Ferrari in assenza della prima guida, rimediando un distacco enorme. Ora di sicuro verrà fatto l’elenco delle ragioni che possono scusare questa prestazione, ma è innegabile che nell’economia di un risultato finale positivo, la Ferrari dovrebbe riesaminare il rendimento medio della seconda guida, e non solo l’affidabilità e la prestazione della vettura. All’epoca degli scudieri Irvine e Barrichello, il loro apporto era decisamente diverso, entrambi erano in grado di stare vicinissimi a Schumacher mettendosi fra lui e i diretti rivali per il titolo. E qualche vittoria la portavano a casa. Kimi sta invece per battere il poco invidiabile record di Alesi: 4 stagioni e mezzo alla guida della rossa senza vincere nemmeno un GP. E questo dice tutto.

Dietro i primi 5, i soliti noti colorati di rosa, sempre vicini vicini ma stavolta molto disciplinati, con Ocon davanti a Perez. Poi, sorpresa, il grande ritorno nei punti delle due Haas, anch’esse vicine vicine con i piloti capaci di portare a casa il risultato, il che non era scontato. Chiude la zona punti il probabile pensionando Massa, che in questo week-end ha ridicolizzato il giovanissimo compagno di squadra, apparso in difficoltà su questa difficile pista.

Magra figura nella gara di casa per la McLaren, con Alonso che stranamente non ci ha allietato con i suoi mitici team radio, e buio pesto anche per la Renault (anche se Hulkenberg si stava difendendo bene prima della rottura del DRS). Gasly ha portato a termine la sua seconda gara senza infamia e senza lode, mentre il compagno Sainz ha salutato in modo poco onorevole la sua squadra uscendo di pista dopo poche curve. A chiudere le sempre incolori Sauber blu.

Ora si va ad Austin, dove Ham può chiudere matematicamente il mondiale. Chissà che in Ferrari, liberatisi del peso della competizione, chiariti i problemi di affidabilità avuti in queste ultime due gare e avviando le opportune azioni correttive sia con i fornitori che all’interno del reparto corse, non riesca finalmente a fare esprimere alla SF70H tutto il suo potenziale, portando a casa qualche vittoria che permetterebbe di andare alla pausa invernale con il morale alto.

2017 FORMULA 1 JAPANESE GRAND PRIX – Suzuka International Racing Circuit

Ed eccoci arrivati in terra d’oriente per la sedicesima gara stagionale.
C’era una Formula 1 in cui la classica gara di Suzuka era quella decisiva per il titolo; una gara che bisognava seguire nel silenzio spettrale del proprio salotto per non svegliare nessuno, visto che si svolgeva ad orari improponibili per gli abitanti del vecchio continente. E spesso, come “title decider”, era ben difficile assistervi rispettando la consegna del silenzio.
Ed evitare un paio di scomuniche gentilmente recapitate da solerti messi papali poche ore dopo la fine della gara; fosse essa al primo giro o al quarantasettesimo.
Quei tempi sono andati da un bel po’ ma se si ripensa alla sola edizione dell’anno scorso, pare lo stesso di sfogliare un libro polveroso.
Nella scorsa edizione l’intero week end è stato praticamente nelle mani di Nico Rosberg; Mercedes ha fatto segnare il suo consueto dominio che non concede sconti a nessuno e non fa prigionieri e Brackley ha alzato una protesta formale contro Max Verstappen per il suo “erratic and dangerous” approccio in difesa su un Hamilton, tradito allo start da una zona particolarmente umida proprio in prossimità della sua piazzola di partenza.
La protesta è poi stata fatta rientrare prima della gara di Austin “per il bene dello sport”; argomento che pare essere particolarmente importante per gli uomini di MB, ci fanno sapere dalla regia, sempre molto attenta a queste cose.
Il mondiale era una questione privata in casa Mercedes e si sa che fra moglie e marito è sempre meglio non mettere dito.
O altro, che siano dischi Carbon Industries vetrificati o grasso per lo sterzo che finisce sui contatti.
Chi l’anno scorso giocasse all’account manager depresso a cui mancava tanto l’amante da legare al letto e chi alla casalinga frustrata (o frustata) lo lascio determinare ai gentili e spero compresivi lettori di questo improbabile ammasso di vocaboli che molto ottimisticamente chiamiamo “articolo”.
Sta di fatto che oggi, con le forze in campo rinnovate e con Rosberg che si gode il meritato titolo guardando le gare dal divano di casa, paiono davvero passati altri 20 anni.
Questa edizione se da un lato rappresenta una netta cesura con quanto visto la/le stagioni scorse, ha un che di schizofrenico.
Se si stesse a guardare quello che, chi ne capisce descrive come il “momentum”, Ferrari parrebbe inarrestabile.
Le ultime due gare hanno visto un dominio pressoché completo della squadra di Maranello con una RBR in nettissima ripresa tanto di poter tranquillamente puntare al podio e, perché no? alla vittoria.
Una Mercedes relegata a inseguire i capricci di una vettura che pare tornata la principessina sul pisello di inizio stagione e con problemi che appaiono e scompaiono come i Gremlins che pasticciano con le ali dell’aereo in volo, di un famosissimo episodio di “Ai Confini Della Realtà”.
Una via crucis nipponica per gli “anglotedeschi”, quindi?
Toto Wolff che sbatte convulsamente i pugni in aria stile Tekken 3?
Hamilton che si rifugia a fare il corista in una boy band nella provincia di Birmingham?
Sorrisi per sempre cancellati dagli attoniti volti dei dirigenti a Brackley come auspicava l’Altissimo dal girocollo a canne mozze?
No.
Perché poi uno guarda alla classifica e la sensazione di essere davvero in un episodio del suddetto telefilm si fa più forte che mai.
Nelle ultime due gare dove la Ferrari avrebbe potuto tranquillamente fare strame della concorrenza, Vettel, il pilota del presunto schiacciasassi, ha accumulato un DNF e un quarto posto arpionato con le unghie e coi denti dopo una gara ad inseguimento.
E Hamilton, il pilota che dovrebbe sedare la principessa e il suo pisello, o gorgheggiare scale diatoniche in mezzo a gente persino più tatuata di lui, una vittoria di forza e un solido secondo posto senza grossi grattacapi.
Il distacco fra i due contendenti è di 34 punti.
Che li si possono scrivere come meglio si crede: più di una vittoria e un sesto posto; più di un secondo e un terzo posto; più di tre quinti posti e mezzo giro di pista con Alonso; più di un cordiale con la “mamma” di Verstappen e quella di Stroll, sul cui talento, dopo il cordiale stesso, non avrei più dubbio alcuno; quello che si voglia; tutto bello; ma soprattutto, sono tantissimi punti.
Tantissimi.
E soprattutto lo sono a 5 gare dalla fine.
Certo; i punti messi a disposizione sul conto sono una enormità.
Per carità.
Ma che se si guarda l’andamento della stagione fino a questo punto e il fatto che ogni volta che Mercedes è stata in procinto di finire nelle retrovie, ne ha approfittato invece per allungare ancora di più, qualche legittimo dubbio che le effettive possibilità di Maranello prescindano dai punti ancora teoricamente a disposizione, viene.
Inoltre il pilota dello schiacciasassi, nell’arpionare il quarto posto è finito contro uno stuntman che stava girando a casaccio in pista e che gli ha letteralmente disintegrato retrotreno.
Un incidente nel giro di rientro come non se ne vedevano da almeno un paio di generazioni e che potrebbe determinare la penalizzazione di Vettel in griglia a Suzuka nel caso ulteriori e più approfonditi esami sulla scatola del cambio a banco, o il suo utilizzo nelle FP, ne dovessero determinare la forzosa sostituzione.
Certo una penalità sarebbe l’ennesima mazzata su un mondiale che oggi come oggi parrebbe segnato dal fato.
Per il resto, il tracciato è semplicemente splendido e trasuda di storia ad ogni curva che gli ingegneri della Honda negli anni sessanta, hanno voluto disegnare a raggio doppio, quando non multiplo ; la First Curve, le Esses, in cui svetta la famosa Anti-Banked, la Dunlop, le due Degner, la Spoon, le “Rs” tra cui la 200R e la sorella più famosa, 130R …
Ma è dannatamente difficile sorpassare e per questo i risultati delle qualifiche (o peggio delle eventuali penalizzazioni) saranno assolutamente determinanti.
Il circuito richiede carico aerodinamico medio-alto, una buona forma del motore la cui farfalla resta aperta per oltre il 70% della percorrenza del giro e una superficie dell’asfalto abrasiva che tende al consumo delle coperture.
Unito alle buone probabilità stagionali di qualche scroscio e al fatto che la pista potrebbe lavarsi dalla gommatura delle FP, il buon bilanciamento delle coperture appare quanto mai rilevante.
Le frenate più impegnative sono all’Hairpin e al Casio Triangle ma entrambe vengono dopo curve in pieno appoggio; l’Hairpin dopo la sezione con le due Degner e il Casio dopo la (un tempo) difficilissima 130R.
In entrambi i casi, prima di portare un eventuale attacco, occorre domare la vetture nella scia dei curvoni che la precedono.
Il record su giro che tutti saranno curiosi di veder battuto è di 1m31.540.
Fatto segnare nel 2005.
Da Kimi Raikkonen su McLaren.
Ed ora sembra davvero di parlare di un’altra era geologica.

Verstappen domina in Malesia, la Ferrari spreca (ancora)

Se le gare si aggiudicassero il sabato mattina, Vettel sarebbe di nuovo in testa al mondiale. Ma, purtroppo, finiscono la domenica sotto la bandiera a scacchi, e oggi il solco fra Hamilton e Vettel è sempre più profondo.

Doppietta annunciata a Singapore, con una macchina nettamente superiore alla Mercedes in difficoltà, ma doppio zero grazie allo scontro fra le due rosse, sul quale non tornerò. Poi in Malesia, su una pista teoricamente non così favorevole, il venerdì aveva raccontato di una Ferrari incredibilmente superiore anche nel passo gara, e di una Mercedes, sempre incredibilmente, in difficoltà. Un’occasione ghiotta per ridurre le distanze, e invece un doppio problema al motore ha escluso Vettel dalle qualifiche relegandolo all’ultima posizione sulla griglia. Ma Kimi era in prima fila, pronto ad inserirsi nella lotta per la vittoria, rendendo la vita difficile a Lewis. Niente di tutto questo, un nuovo problema al motore lo fa ritirare ancora prima di partire. In gara Vettel rimonta furiosamente, la  sua macchina vola confermando quello che di buono si era visto venerdì. Il podio sembra alla sua portata, arriva dietro a Ricciardo a 5 giri dalla fine, tenta un sorpasso subendo una difesa (molto) aggressiva ma a quel punto succede qualcosa, perchè Seb inizia a perdere secondi su secondi, con gli ultimi giri lentissimi. Il podio resta un’illusione, e, per non farsi mancare nulla, distrugge pure la macchina nel giro di rientro sbattendo contro Stroll.

In sostanza, due gare, due possibili doppiette,  3 ritiri facendo meno di 400 metri, e un quarto posto. Mancano 5 gare alla fine, in Ferrari possono avere fiducia perchè tutto ciò che è stato portato in termini di sviluppi ha funzionato molto bene, e la macchina è sembrata nettamente la migliore. Ma devono riflettere, e molto, sui motivi per i quali hanno raccolto pochissimo, per di più in un momento in cui gli avversari sembravano in difficoltà, e sono invece riusciti a limitare i danni, per usare un eufemismo visto che Hamilton ha portato a casa una vittoria e un secondo posto. I mondiali si vincono sbagliando pochissimo, e la Ferrari in queste due ultime gare è stata, in pista, molto meno che perfetta, e a dirlo sono i risultati. Sempre che non si ammetta l’esistenza della sfortuna.

Archiviate le vicende della Rossa, bisogna parlare del vincitore. Verstappen ha dominato la gara. Punto. Partito dietro Lewis, l’ha sorpassato dopo poche curve, e nessuno l’ha più visto. E’ veramente straordinario il miglioramento che la Red Bull ha fatto a partire da Monza. Ora possono veramente giocarsi la vittoria senza problemi, e diventare gli arbitri del mondiale (ammesso che Vettel riesca a riavvicinarsi). Se non gli avessero riservato una strategia un po’ singolare, Ricciardo poteva pure comodamente arrivare secondo, togliendo altri punti ad Hamilton.

Come detto, la Mercedes in questo week-end ha limitato i danni. In difficoltà (come sempre con le alte temperature) fin dal venerdì, Hamilton è riuscito a rimanere a galla grazie alle sue capacità e al ritorno alle vecchie soluzioni. Bottas non è praticamente esistito, e l’unica cosa utile che ha fatto per la squadra è stato bloccare per un giro Vettel in rimonta. Questo episodio va sottolineato perchè è la seconda volta che accade quest’anno, alla faccia di quella correttezza che il buon Toto va predicando da sempre.

Scendendo la classifica, nei primi dieci troviamo l’onnipresente Force India, sempre con entrambe le macchine (fra le quali ci sono state ancora una volta scintille), e lo straordinario Vandoorne, con una McLaren-Honda arrivata improvvisamente a livello della quarta forza, anche in condizioni normali. Proprio ora che è stato già annunciato il divorzio. Evidentemente c’era bisogno di una scossa per far funzionare meglio il rapporto, e chissà che non cambino idea. Dietro Stoffel, troviamo i due piloti Williams autori ancora volta di un’ottima prova, con Stroll aggressivo davanti a Massa.

Il resto della classifica è completato da un Alonso stranamente opaco, bersaglio degli insulti dei ferraristi per non avere agevolato il doppiaggio da parte di Vettel, le due Haas i cui piloti sono ormai diventati delle macchiette in grado di allietare le gare nei momenti di noia, e le Renault che si sono perse nuovamente dopo avere mostrato buoni miglioramenti nelle scorse gare. Decente la gara di debutto di Gasly, comunque sempre dietro a Sainz fino a quando questi è rimasto in gara. Fanalini di coda, come al solito, le due Sauber, una delle quali almeno oggi è servita come taxi per riportare Seb ai box.

Ora si va a Suzuka, il circuito ritenuto da molti piloti come il più bello del mondiale. Sulla carta la Mercedes dovrebbe essere favorita, ma da quello che si è visto in questo week-end, potremmo trovarci di fronte ad una situazione diversa, con Ferrari e Red Bull davanti. Una cosa è certa: se vogliono continuare a sperare di vincere il mondiale, in Ferrari hanno una sola cosa da fare, essere perfetti da qui in avanti. Non è un’impresa impossibile.

FORMULA 1 GRAN PREMIO DI MALESIA 2017 SEPANG

Ebbene sì, la decisione è presa.
Anch’io seguirò il fine settimana di gara di Sepang!
Immaginatevi il LoSco vestito da tigrotto della Malesia, il pugnale malese(*) tra i denti, la scimitarra sempre nella nella mano destra e un piovanello sopra la finestra (cit.).
Febbrilmente cerca di documentarsi su tutto ciò che si è perso in questi mesi di semi-isolamento, la mano sinistra che corre ad accarezzare delicatamente la fidata Shere Khan che fa le fusa accovacciata sul divano al suo fianco.
Questo è quello che è venuto a sapere interrogando pazientemente il fratellino Yanez:

  1. Si corre in Malesia. E fin qui, ci siamo. Il tracciato è abbastanza particolare, con quei due rettilinei raccordati da una curva stretta che mi manda sempre in crisi quando ci guido con l’XScatola(*). Abbastanza stranamente, visto il clima solitamente secco della regione, nel fine settimana di gara pioverà. La cosa davvero interessante è però che su questo circuito
    • Il pilota che ha vinto di più ha 4/3 delle vittorie del pilota al 2° posto in questa virtuale classifica
    • La somma delle vittorie dei primi 4 piloti più vittoriosi è pari al doppio di quella dei 6 piloti a pari punti
    • Ci sono due piloti a parimerito sul secondo gradino del podio
    • Eddie Irvine ha gli occhi marroni
  2. Vettel dopo aver fatto la lepre per tutta la prima parte della stagione si ritrova ora a inseguire. Certo non è tutta colpa sua, anche se alcuni episodi potevano essere gestiti meglio. La FIA ha effettivamente vietato una delle soluzioni tecniche attorno a cui era costruita la monoposto di Maranello. Tuttavia se la massima ‘chi vince festeggia, chi perde spiega’ vale quando i pastrocchi li fanno gli altri, beh, allora deve valere anche quando siamo noi a bere l’amaro calice.(**)
    Vettel, secondo me, ha un 10% di possibilità di aggiudicarsi questo mondiale e solo se tutto gira per il verso giusto. Può iniziare da Sepang, pista amica che lo ha visto trionfare già 4 volte contro l’unica affermazione del suo rivale diretto. Se la rimonta riuscisse davvero, tanto di cappello.
  3. La Ferrari aveva iniziato la stagione con un profilo molto basso. Si è trovata quasi inaspettatamente a essere tra le auto da battere e ha finalmente tenuto il passo con gli sviluppi. Questa volta si gioca il tutto per tutto, anche se probabilmente ancora non calerà l’asso della nuova unità motrice che dovrebbe portare in dote, si dice, una discreta iniezione di cavallini. Comunque, anche se andasse male da oggi in avanti, per me sarebbe un campionato decisamente positivo.
  4. Hamilton ha definitivamente deciso di dimostrare che Rosberg era un signor pilota. Ultimamente non fa prigionieri e Bottas lo vede giusto al controllo del peso regolamentare, ma solo se è in giornata di grazia.
  5. Ricciardo sta facendo la differenza su Verstappen. Probabilmente non vincerà nemmeno un titolo, ma mi ha fatto venire il dubbio che l’olandese sia figlio di una spregiudicata campagna pubblicitaria RedBull volta a rientrare degli investimenti profusi. Una volta creato a tavolino il nuovo fenomeno vendono il cartellino a prezzi da capogiro e monetizzano.
  6. McLaren si libera della Honda e si accasa con Renault. Chi ci guadagna? Honda di sicuro. Va in una scuderia con meno aspettative e può rimettere insieme i pezzi del mosaico senza avere i riflettori puntati contro. Renault anche. Massimizza le possibilità che una sua unità di potenza(*) sia montata su un telaio vincente. Toro Rosso smette di pagare i propulsori. Reb Bull ha la possibilità di decidere di stagione in stagione quale fornitore dirottare sulla scuderia principale. Tutti felici e contenti quindi? Non proprio. McLaren si ritrova ora a pagare la fornitura, è quantomeno la terza scelta per Renault dopo la casa madre e i bibitari e, infine, non ha comunque preso l’unità migliore del lotto. Per Alonso la traversata nel deserto continua….
  7. Toro Rosso ha appiedato Kvjat… dove sta la notizia?

Buon Gran Premio a tutti!

(*) questo articolo aderisce alla campagna ‘adotta un vocabolo italiano’. Nessun termine estero è stato utilizzato nè nella stesura del testo definitivo nè nelle bozze di lavoro

(**) e quanto a luoghi comuni, sto decisamente scalando la classifica

(***) rileggendo mi accorgo che il testo è persino più stupido dei miei standard abituali. Portate pazienza, è un momentaccio….

Chi ha detto che a Singapore bisogna per forza partire davanti?

INTRODUZIONE
Come in ogni sport che si rispetti, la tappa di F1 di Singapore ha sfoderato ogni possibile variabile conosciuta in questa splendida disciplina: pioggia, crash, tante Safety car  come la storia del circuito impone. Per qualcuno è andata bene, per altri molto meno. Qualcuno dovrà pagare solo delle cene, qualcuno ha virtualmente perso il mondiale nel modo peggiore, di sicuro tutti gli appassionati di motori hanno perso il piacere di un tirato testa a testa fino alla fine. 150 metri e la gara perde 3 dei primi 4 piloti e il WDC prende uno scossone probabilmente decisivo in un annata dove finalmente contavano i millesimi.

PROLOGO
Ma cominciamo dall’inizio. Fantastiche le qualifiche a Singapore 2017!
Un’altalena di prestazioni,  piloti e macchine, asfalti che si gommano, muretti sverniciati pur di disintegrare il record della pista (Rosberg, 2016). Finalmente una tracciato che racconta le gerarchie tra piloti. Non più algide doppiette di marca, con Vettel che regola Raikkonen e le due RB staccate di 30 millesimi, Hamilton sistema 8 decimi a un Bottas che avendo già firmato guida la macchina, ma si guarda dal correre; Hulk sistema Palmer, Sainz Kvyat;
I favoriti del venerdì vedono volare via sogni e certezze, spazzati dal vortice d’aria della SF70H di un Vettel da leggenda. 3 decimi avanti, tre secondi sotto il record della pista. MB che traballano, scodano e non ne vengono a capo, nel caldo di Singapore.
Le premesse per una signora gara ci sono tutte: Vettel, le due RedBull, Raikkonen a proteggere sulle due Merceds di rincorsa in terza fila.

LA GARA
Non bastasse una griglia di partenza così anomala, le luci di Singapore illuminano le gocce di pioggia che disegnano le reti per polli che adornano il circuito; fa pure “freddo” rispetto al resto del Weekend. Ma si parte. Con la pioggia. A Singapore. Senza Safety Car. Viva l’America.
I Team si dividono anche sulla scelta gomme, metà con le intermedie, gli altri con le full-wet.. non servono nuove variabili per aumentare una tensione già alle stelle.
Basteranno appena 150 metri per trasformare i vincitori in vinti. E viceversa.
150 metri che hanno tre protagonisti principali, più una serie di comparse e vittime incolpevoli.

Proviamo ad analizzarli in soggettiva:

Sebastian Vettel
Si spengono i semafori; Gina si muove bene, ma poi pattina leggermente; una partenza non eccelsa, ma più che dignitosa, lo tiene davanti a Verstappen di più di mezza macchina. Sebastian allarga la sua traiettoria per portarlo fuori corda prima della curva, il suo vantaggio aumenta e alla fine gli passa davanti mentre alla sua destra non succede niente di rilevante. Non passano tre decimi di secondo che il muso della sorella sfigata di Gina gli si pianta nella fiancata distruggendo mezzo impianto idraulico. I liquidi finiranno sulle ruote posteriori provocandogli un testacoda e il ritiro pochi metri più avanti. Fin qui non sappiamo altro.

Max Verstappen
Max, Figlio di Jos, Terrore di tutte le partenze, Predestinato di Bernie, Cataclisma del Mercato Piloti, Volante di Dio, oggi ha un solo obiettivo, passare l’unica cosa che gli si para davanti. E meno male che ci sono ancora dei piloti con la carogna. Ma neanche lui parte granché: le simulazioni delle RBR in FP3 raccontavano di una nuova sostanza (che in un futuro commerciale avrebbe sostituito l’Attack), secernere dalle gomme del predestinato. Niente, oggi si pattina con le intermedie come un Vettel qualunque; ma non si molla, perché siamo qui a dare battaglia e poi anche quell’altro ha fatto un po’ schifo, si sa mai…
Nello specchietto di sinistra ( “ma come, ero io quello a sinistra?!£$$%” ) a Max appare una sagoma rossa guidata da uno che invece pattina benissimo fin dall’infanzia fiordica. La sagoma esce in un attimo dallo specchio e si palesa, brillante con muso e gomme anteriori davanti alla monoposto dell’olandese. Max pensa subito di estrarre il classico medio alzato, tipico delle casalinghe motorizzate. Ma non c’è tempo perché quello è puntato verso il centro pista e tocca spostarsi; Ma dove? Il crucco mi si vuole fare a destra e io dove ca@@….. buuuum…
Ora come si possa, da una situazione di corsa angelica e inappuntabile come quella appena descritta, passare così repentinamente dalla parte del torto, dovrebbe essere oggetto di seminari avanzati di comunicazione.
Verstappen con tutta l’ingenuità e la sincerità dei suoi19 anni dirà che lui doveva solo vincere la gara e che è quello che si gioca il mondiale che deve stare attento a non rimetterci… e tenersi a distanza e che quindi col cavolo che è lui che doveva frenare. Parafrasando, tra le righe c’è un “ancora non avete capito con chi avete a che fare?”… Ma comunque ci tiene a rassicurarci che è molto felice che almeno si sono ritirati tutti. Tiè.
Ciò nonostante, non importandoci in questo articolo sostanzialmente nulla dei pensieri dell’olandese al volante, chi scrive si sente piuttosto sicuro che le responsabilità di Max siano veramente scarse, comunque la si guardi.

Kimi Raikkonen
#quintodiquattro parte male al Venerdì, si becca mezzo secondo dal compagno al Sabato.
Ma parte benissimo di Domenica. Si trova Max nettamente più lento; c’è spazio a sinistra, si passa. Ma quello continua a venire verso di lui, lo vuole portare a muro? E Kimi stringe,  davanti con mezza macchina e il vantaggio che aumenta, lui frenerà pure… (“cacchio che partenza mi viene fuori…”) Ma quello non frena, non fre…
Kimi stringe la traiettoria in modo così inspiegabilmente forte che le sue ruote posteriori prendono l’olandesino e lo proiettano come un razzo nord coreano sulla fiancata del presunto compagno di squadra.
Al pari di Max anche Kimi guida gara per gara e il gioco valeva la candela.  Se non fosse che in questo gioco, in ogni situazione ci sono sempre una prima e una seconda guida; in ogni mondiale, in ogni gara, in ogni momento specifico della gara. E quando butti fuori il compagno di squadra è sempre male. Quando butti fuori il Leader della corsa compagno di scuderia è peggio di male. Quando il Leader della corsa è tuo compagno di squadra e in piena lotta per il mondiale piloti perché a causa tua il costruttori è andato, allora forse è il momento di farsi delle domande.
Ma il Finlandese è una lingua sottile e piena di sfumature.
Al 23esimo giro KR7 sembra pronto a darci la sua versione dei fatti.
“Ho preso un colpo…non ho visto”

Daniel Ricciardo
Il mio potenziale migliore amico, DR33, dimostra ancora una volta la sua capacità di stare fuori da controversie che non ha generato lui in prima persona. E quando è lui a generarle la spunta quasi sempre. Le gomme lo tradiscono, il cambio fa schifo, il motore Renault in mappatura di gara è uno troiaio, ma lui arriva secondo. Un’altro podio.

Lewis Hamilton
Che dire. E’ già così forte che un Natale anticipato non gli serviva proprio. Prima la pioggia, le basse temperature, il crash dei concorrenti e il conseguente sorpasso alla prima curva su Ricciardo. Secondo me stasera va in bianco.

Solito mostro..

Lap 5
Al termine della prima delle 3 Safety Car ci troviamo questa simpatica situazione: Ham+3, Ric +1, Hulk +4, Per +8, Pal+6, Bot 0 ,Van +2, Ocon +6, poi Sainz ,Mag, Kvy, Alo

Lap 9
Alonso non va più. NO Power. Maddai.
Ricciardo recupera un secondo a giro su Hamilton che denuncia problema alle gomme.

Lap 11
Falso allarme, Hamilton sta una favola.
Kvyat a muro. Maddai.
Siamo ancora sotto Safety e tutti vanno sulle intermedie
Bottas ora è 3, Sainz 4
Massa usa vandorne da paracarro per linsegnargli quanto è dura la vita o solo perché il suo ferro da stiro motorizzato mercedes non curva sull’asciutto, figuriamoci se piove.

Lap 14
SC Hamilton dimostra di non odiare Seb in particolare, ma che quando è sotto SC fa il bullo anche con Riccio.
Tutti passano Ocon come atto voluttuario. Massa, Magnussen. Poi i due cominciano a fare a sportellate per divertirci come fossero a una gara di monster trucks nel fango.
Intanto il mini campionato sauber vede Ericsson davanti a Wehrlein

Lap 21
Hamilton migliora i tempi un po’ infastidito da uno strano sorriso involontario che gli si disegna in volto nonostante l’imbottitura del casco lo limiti leggermente.

Lap 25
Il primo cuore impavido è magnussen che mette le viola, ma la gomma slick è già fradicia prima di finire la pit lane!

Al Lap 26  si capisce, che la RB è ancora la macchina del venerdì..

Lap 29
Dopo Bottas, anche Ricciardo che lo precede di 16 secondi va sulle slick uscendo dietro Palmer ormai secondo prima del pit che lo riporterà settimo, ma LH44 ormai con le intermedie fa tempi simili alle US

Lap 30
LH, si protegge su Ricciardo… Ultra Soft
Pirelli aveva dato le slick possibili sull’1.52, ma i team se ne fregano e cambiano le gomme sull’1.59.

Lap 38
Safety Car per un Ericsson che si intraversa in rettilineo perdendo il retrotreno e quindi l’ennesima illusione di un Ricciardo vicino ad Hamilton, ma la sua RedBull sa bene che non è venerdì.

23 minuti al termine delle due ore
La SC se ne va e Ricciardo saggia l’overboost tipico delle ripartenze Mercedes, prendendo da Hamilton 4 secondi in un giro scarso, mentre Bottas ora sembra intenzionato a lavorare per il quarto d’ora mancante così da guadagnare un secondo posto piuttosto che tenersi un terzo completamente regalato..

10 minuti dalla fine (più recupero?)
Ci lascia il primo renault (Hulkemberg) mentre Hamilton, che ormai sente la fine del GP, comincia ad avere allucinazioni vedendo qualcosa di rosso sulla sua anteriore sinistra.

Last Lap
Passerella Hamilton.
meritatissima.

EPILOGO

Sainz fa una splendida gara e finisce ai piedi del podio, primo dei normali. Perez con 8 posizioni in due curve si assicura la quinta piazza davanti  all’incredibile trittico Palmer-Vandoorme-Stroll.

Ore 20.30
La FIA dice che si è trattato di un incidente. Maddai.

Ah, il mondiale piloti è quasi chiuso.