BAKU: Il principe del castello è biondo ed ha un maggiordomo nero

Quando vedo al supermercato prodotti freschi di improbabile stagionalità e pessima qualità aviotrasportati dal Sudafrica o dal Sudamerica penso che il greggio a meno di un milione di verdoni al barile sia sempre troppo economico, in riferimento all’uso che ne facciamo troppo spesso. Questo per mettere le mani avanti su quel che penso di una F1 che fa politica di risparmio energetico in pista e poi da Monaco salta in Canada e torna in Europa(?) in soli sette giorni per disputare il Gran Premio d’Europa in Azerbaijan (per inciso, come questo Stato sia finito in Europa immagino abbia a che fare con la deriva dei continenti, ma non sono né un geologo né un politico).  Tutto questo senza che qualcosa con anche solo una vaga somiglianza di una macchina da corsa abbia mai testato o almeno percorso prima il circuito. Per chiudere la metafora bisogna ricordare che questa è una zona storicamente ricchissima di petrolio e Bernie evidentemente vi ha trovato almeno un giacimento. E in questa prospettiva tutto ridiventa normale.

Il venerdì di Baku è stato dominato dalla curiosità di scoprire il circuito. L’ennesimo circuito cittadino della storia della F1, per di più tracciato da Tilke, l’architetto incubo di più generazioni di appassionati. Le aspettative erano tragiche, inutile negarlo, ma in realtà il risultato è stato migliore del previsto, con un layout in parte tradizionale, cioè stretto e “caratteristico” della città ed una parte velocissima per un lunghissimo rettilineo (380 Km/h per la Williams!) e per almeno un paio di curve da pelo, il tutto aiutato da una altimetria favorevole. Tutt’altro che un circuito da trenini come Montecarlo.

Vorrei osservare, avendo letto innumerevoli critiche a priori al circuito, come noi appassionati tendiamo a fare sempre gli stessi errori di valutazione: siamo innamorati di una F1 che non esiste più,  che correva nei circuiti “storici” nei quali sono ambientati i nostri  ricordi più belli e non accettiamo la logica economica, vecchia come il mondo, per cui si corre dove ci sono i soldi per farlo; inoltre tendiamo a pretendere dal tracciato la risoluzione dei problemi che affliggono il circo e che invece sono dovuti principalmente a regolamenti sbagliati e comunque a fattori diversi. Di positivo c’è da segnalare che è un tracciato che lascia poco margini all’errore, chi sbaglia paga.

Una pista nuova, vergine, rappresenta una chance in più per cercare la vetrina per quei piloti solitamente relegati nelle quinte da macchine poco competitive.  Da questo punto di vista le PL e le qualifiche non hanno deluso, gonfiando le aspettative per il gran premio. Ed invece la gara si è rivelata, a parte i primissimi giri, di una noia mortale; anche la mancata occorrenza della safety car ha contribuito a distacchi che sebbene non abissali sono andati via via aumentando togliendo pepe alla gara e riducendo al minimo anche i sorpassi farlocchi da drs o da gomme di mescola diversa.

Vediamo i protagonisti del fine settimana, scorrendo la griglia di partenza.

Rosberg semplicemente bravo e determinato, mentre il suo compagno tendenzialmente pirla in questo weekend. A dir la verità quando venerdì hanno iniziato a scoprire la pista nelle PL1/2 si è visto un Hamilton molto determinato, di un livello superiore a Rosberg nella capacità di andare subito veloce. Però quest’ultimo, senza lasciarsi intimorire si è messo capo chino a studiare sapendo che solo “applicandosi di più” poteva recuperare. E si è presentato all’esame delle Qx del sabato preparatissimo tanto da rifilare 8 decimi a tutti nella Q3 al quarto giro (evidentemente oltre a consumare le gomme le Mercedes girano anche con i serbatoi vuoti!) dopo essere stato danneggiato dal traffico nei precedenti tentativi. Il tempo della pole è peggiore del tempo del Q2; la sensazione è che se avesse fatto un ulteriore tentativo, senza disturbi, avrebbe abbattuto il muro dell’1.41. E comunque la Mercedes sul giro secco ha ancora tanto ma tanto margine. E Hamilton? Tramortito dal compagno ha iniziato a sbagliare fino a lasciare la sospensione anteriore destra nelle mura del castello di Baku. Di presunzione si può anche morire…

La gara non ha detto molto di diverso, Rosberg, fatto bene il compitino della partenza, se ne è andato e nessuno l’ha più visto e nemmeno inquadrato. Hamilton ha pasticciato con il suo volante alla ricerca del settaggio perduto e con la sua mente alla ricerca di una lucidità non trovata per questo weekend. Verranno tempi migliori.

La Force India meravigliosamente in prima fila nella griglia (al netto della penalizzazione ridicola per la sostituzione del cambio) rappresenta una seconda opportunità per arrivare al vertice per Perez e un riferimento per tutti i nostalgici della Formula 1 che fu prima dei grandi costruttori. Un esempio lampante di come l’intelligenza, l’ingegno e il lavoro possano sopperire a un differenziale di capitali investiti impressionante ed anche a vicissitudini non rassicuranti del fondatore. Perez in gara ha confermato la sua crescita, rimontando le posizioni con calma e riconfermandosi a podio. Hulkenberg si conferma veloce a tratti ma molto meno consistente; definitivamente una promessa di campione non mantenuta secondo me.

La Red Bull, che se a capitali investiti è seconda veramente a pochi, dimostra nelle prove una determinazione ed una capacità di restare competitiva per la quale non è seconda proprio a nessuno, alla faccia della PU non potentissima. Però il gran premio li ha visti in difficoltà con le gomme lasciando la sensazione di aver preteso troppo dal telaio “migliore” lasciato da solo con ali inesistenti. Anche Ricciardo, che l’anno scorso era stato accusato di soffrire il peso del ruolo di team leader, nelle prove si dimostra essere di primissimo livello sia nel trovare velocemente il giusto setup sia nella capacità di trovare il conseguente limite; in gara ha sofferto una vettura che non era più la stessa delle prove e ha cercato assieme alla squadra di trovare la competitività nella fantasia della strategia, con scarsi risultati viste le aspettative iniziali. Ma chi non risica non rosica… L’infante invece è stato “buono”, ha praticamente dormito tutto il week end, non ha fatto danni come a Montecarlo ma neanche il fenomeno.

Dopo le qualifiche sono stato contentissimo del sesto posto di Kvyat che, vittima di se stesso ma anche della politica di Marko e di una ingiusta speculazione mediatica, dopo aver mostrato il volto del pugile suonato, ha saputo reagire e tornare al livello che a mio parere merita. La Toro Rosso, seppur spompata a livello PU, resta una garanzia anche per Sainz non fortunatissimo in qualifica. La gara purtroppo non è stata dello stesso livello, con doppio ritiro.

Le Williams sono state migliori di quel che dice la griglia ma sono ancora lontanissime da dove avrebbero creduto di essere ed anche i piloti sono troppo propensi a sbagliare nei momenti topici per essere considerati nella top 10. La gara conferma le qualifiche, con Bottas più determinato di Massa, evidentemente la mancanza di certezze per il futuro inizia a produrre adrenalina.

La Haas ha occupato la posizione che ci si poteva aspettare per un team al suo primo anno; per i piloti bisogna rilevare che se da Gutierrez non ci si aspettava niente di più, Baku ha invece mostrato ancora la pochezza di Grosjean, inconsistente, incapace di organizzare la propria ricerca del limite e poco concreto nella normalità. Molto al di sotto delle attese.

Della McLaren è difficile parlare tanto è indecorosa la PU Honda. Ci stiamo avvicinando a metà stagione ed ancora non solo non si intravede la famigerata luce in fondo al tunnel, ma personalmente mi viene il dubbio che abbiano coordinate sbagliate proprio del tunnel. Per il momento, diversamente da Arai, Hasegawa non fa proclami stupidi (ci pensa efficientemente Boullier). La macchina sembra essere discreta ma ho la sensazione che siano in loop a forza di raccogliere montagne di dati (cit.) e di non farsene niente. Per il momento non demordono Alonso e Button; a Baku hanno mostrato la loro tempra (quando si dice dei ragazzini che cercano la scena!)  finchè si è parlato di PLx, ma al momento di fare sul serio non sono mai stati in grado di cambiare il passo. Peccato.

La Manor si è sollevata dall’ultima fila e questo è tanto per il punto di partenza (sorprendente anche Haryanto).  Va a finire che fra un po di tempo inizia a togliersi sassolini anche Tombazis! La Sauber è stazionaria, con Nasr che scalpita più del compagno per mettersi in mostra.

Ultima fila che, abbandonata da Haryanto, è stata prontamente occupata dalla Renault, per la quale vale esattamente il contrario di quanto detto per la Force India. Tanti capitali (sono tanti?) ma idee non ancora pervenute. Se non fosse per l’ottimo lavoro sulla PU e per il tempo che gli spetta di diritto per attuare il nuovo progetto ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. I piloti si stanno appiattendo, assomigliando sempre di più alla vettura.

E la Ferrari? Tutt’altro che ultima visto il secondo gradino del podio conquistato da Vettel e il quarto posto di Raikkonen. Se fossimo a inizio stagione ci sarebbe da essere soddisfatti, il problema è che ci stiamo avvicinando alla metà.

Anche le prestazioni in prova non sono state male, vista la seconda fila con entrambi i piloti, ma non sono sicuramente quelle che noi tutti ci aspettavamo e soprattutto, che loro si aspettavano! L’analisi tecnica è ardua senza elementi oggettivi. Anche elevando ad assioma che la PU abbia raggiunto livelli similari a Mercedes come sembra plausibile sia, l’ipotesi che tutto sia riconducibile ad una difficile permanenza nella finestra ottimale di temperatura per le gomme tende a vacillare secondo me. Perché se il lavoro del venerdì è stato indecifrabile dietro al paravento della vecchia PU depotenziata per recuperare Km sulle correnti, al sabato nelle Qx le prestazioni sono arrivate immediatamente. Solo che non sono state quelle che ci si aspettava! L’ultimo tentativo in Q3 di Vettel è stato fatto alle spalle di Ricciardo, con le telecamere mirate a quest’ultimo e quindi non si è potuto capire molto della Ferrari. Se non che Vettel non è riuscito a mantenere la scia (che fra l’altro avrebbe potuto garantire miracoli) del peggiore dei tre motori al top. Questo può essere dovuto a eccessivo carico e quadrerebbe con la faccenda della temperatura delle gomme. Ma possibile che tutto il lavoro delle PL sia servito solo a raggiungere questo compromesso? Anche guardando la Red Bull che in un tracciato esigente per la PU trova l’assetto ottimale tale da consentirle di volare sul lungo rettilineo da potenza? Non lo so e non vendo fumo, si potrebbero fare elucubrazioni anche di altro tipo; interessante ad esempio la svolta verso appendici deformabili alla stregua di Mercedes e RedBull che comportano un’ulteriore variabile nel difficile compromesso per il carico ottimale. Tenendo conto anche del grip meccanico che se era complicato da trovare all’epoca della pull rod ora sembra addirittura una chimera. Ma il tutto sono solo parole senza basi oggettive. E temo che nessuno che potrebbe farlo abbia intenzione di rendere pubbliche queste informazioni. La comunicazione Ferrari tende sempre a stagnare sul ridicolo, Genè è imbarazzante su Sky (non perché sia abbottonato, ma perché sembra in stato confusionale quando non si trova il bandolo ed estremamente aziendalista per il resto), Antonini al solito non è pervenuto o comunque l’effetto è quello. Per ultimo Marchionne che dopo aver toppato clamorosamente la comunicazione di inizio stagione ha cambiato strategia, adesso da sostegno diretto alla squadra “a Fernando, scusate Seb, serve una vettura vincente …”.

Al di là dei problemi tecnici, dei problemi di comunicazione, fa specie la politica di gara della Ferrari, con Raikkonen sacrificato due volte, prima dalla chimera della marcatura di un Ricciardo in grave difficoltà con le gomme e poi dagli ordini di scuderia che gli hanno chiesto di lasciare il passo a un Vettel momentaneamente più veloce. Trovo mortificante il tutto. Sembra che il modello 2010-2014 incentrato su un solo pilota padre padrone del team sia in restaurazione solo dopo un anno!

Di positivo c’è che Ferrari si muove con questa strategia come se fosse in piena lotta con il mondiale. La classifica corta e la concretezza di Vettel lasciano aperta questa porta, nonostante la sensazione di un Rosberg in passeggiata turistica a Baku.

Mi rimangono parecchi dubbi su questo gran premio, ma uno mi solletica più degli altri. Che faccia hanno gli azeri che avrebbero dovuto o potuto essere su quelle tribune pitturate ad ingannare il telespettatore distratto ma desolatamente vuote? Non ho avuto modo di vedere l’elicottero inquadrare una scena di vita reale, un’autobus in movimento, un battello in manovra nel porto… O in sintesi: Bakù esiste o è una rappresentazione tridimensionale del monopoli personale di Bernie? Giuro, c’è stato un momento in cui me lo sono chiesto. E dalla telecronaca di Sky non ho trovato risposta. Bisognerà andarci.

In ultimo, ma non ultimo (cit.), sappiate che se recentemente qualcuno asseriva di essere stato chiamato a scrivere post sul bring solo perché non c’erano alternative, oggi, come si suol dire, abbiamo letteralmente raschiato il fondo. Siate magnanimi.

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