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MOTOGP 2017 – MOTUL GRAND PRIX OF JAPAN

Ci sono ancora 100 punti in palio, quindi la corsa al titolo è ancora quanto mai aperta per Marquez, Dovizioso e Vinales, ma il favorito resta il pilota della Honda, che sembra non sbagliare nulla, oltre ad essere in perfetta forma ed in totale simbiosi con la moto. E’ noto a chiunque che la pista Giapponese, risulta essere la pista di casa di Honda, quindi anche questo aspetto, va tutto verso il campione in carica.

Il tracciato è stato spesso terra di ottimi risultati per Honda e Yamaha, ma anche Ducati non ha mai sfigurato e proprio lo scorso anno, lo stesso Dovi era riuscito ad arrivare molto vicino a Marquez, quindi teniamoci in pò di ottimismo, anche se l’esito delle ultime corse, porta l’ago della bilancia a favore del leader di classifica.

Sulle moto non paiono in arrivo modifiche di sorta, se non i soliti affinamenti di ogni gp, resterà da vedere quali saranno i comportamenti dei vari compagni di scuderia. Difficile pensare a scenario di grosso aiuto, perchè Pedrosa vorrà pur sempre vincere, Rossi ha voglia di far vedere la sua forza, dopo il suo gran recupero e la buona corsa ad Aragon e Lorenzo è carico a mille, per la ricerca della sua prima vittoria in Ducati.

In ogni caso, aspettatevi un weekend, dove si farà molto parlare di cosa ci sia nel codone Ducati, si stan sentendo le sparate più incredibili, che portano a pensare a una sorta di mass damper, fino a un bilanciatore inerziale, che limita l’impennata, passando per qualcosa che funziona tipo un giorscopio, andando a rendere migliore la moto in curva. Chiacchere da bar insomma.

In Moto2 ci sarà la solita lotta fra Morbidelli e Luthi, dove anche qui l’Italiano è favorito, visto il suo incredibile numero di vittorie stagionali, ma non diamo per spacciato chi è secondo a soli 21 punti dal leader.

In Moto3 c’è il primo mach ball per il titolo di Mir, titolo mai in discussione per tutta la stagione.

Vi lascio i soliti orari per il GP:

Sky:

Sabato 14 ottobre
Ore 05:35  qualifiche Moto3
Ore 07:10  qualifiche MotoGP
Ore 08:05  qualifiche Moto2

Domenica 15 ottobre
Ore 04:00  gara Moto3
Ore 05:20  gara Moto2
Ore 07:00  gara MotoGP

TV8:

Sabato 14 ottobre
Ore 05:35  qualifiche Moto3
Ore 07:10  qualifiche MotoGP
Ore 08:05  qualifiche Moto2

Domenica 15 ottobre
Ore 04:00  gara Moto3
Ore 05:20  gara Moto2
Ore 07:00  gara MotoGP

Saluti

Davide_#tuttopuòsuccedere_QV

Piloti, coloro che pur di stare in sella, se ne infischiano del dolore.

Siamo freschi dell’ultimo caso di un pilota che è andato contro le regole della comune logica, vedendolo salire in sella e nel mezzo alla mischia, con una gamba ancora spezzata, giocandosela alla grande nelle prove e facendo pure una buona gara.

Ma il mondo delle due ruote, non è rappresentato solo dalle gesta incredibili di Rossi, perchè ci sono una quantità notevole di casi, dove il pilota non ha voluto sentire ragioni e fra mille dolori lancinanti, è montato in sella, spesso chiudendo la gara a podio fra le lacrime.

Il dottor Costa era un mago a descrivere, con le sue parole, il coraggio di questi uomini. Già, uomini, perchè sotto il casco e quelle tute in pelle, ci sono delle normali persone, mosse da una voglia spasmodica di correre e dimostrare il loro valore in pista.

Ed eccoci a ricordare gente come Bayliss, che a Donnington ’07, cade a terra in gara uno, si ferisce seriamente alla mano, in particolare al mignolo. Il pilota viene portato in ospedale e li i dottori lo ragguagliano della necessità di un intervento di ricostruzione del dito malconcio. Appresa la notizia, Bayliss scopre che nel caso di questa ipotesi, si ritroverebbe a saltare parecchie gare, ed ecco lo spirito del pilota, vincere sulla ragione, decidendo di farsi amputare il dito, per poter così partecipare alla gara successiva a Valencia, che si correva dopo solo 14 giorni e lo ritroviamo terzo sul podio di gara uno. Cose da leggenda.

Ma possiamo non ricordare anche  Jorge Lorenzo a Assen 2013, dove cade malamente a terra, rompendosi la clavicola? Il Maiorchino avrebbe dovuto alzare bandiera bianca, ma invece prende un volo per Barcellona e si sottopone a un intervento chirurgico. Dopo meno di 48 ore, si presenta in moto per il warm up facendo il settimo tempo. In gara il dolore non è da poco, ma lui stringe i denti e chiude quinto, arrivando sul traguardo stremato. Il passaggio sulla bandiera a scacchi lo vede quasi poggiare il capo sul serbatoio, ma ancora più toccante l’arrivo ai box, con tutti i meccanici attorno a lui, mentre il dolore non gli permette di riuscire a scendere dalla moto. I meccanici tutti attorno a lui, ad applaudirlo e poi abbracciarlo. Storia delle corse.

Lorenzo però non è nuovo a cose simili, perchè basta ritornare indietro di pochi anni, trovandosi a Le Mans 2008, vedendolo arrivare in sedia a rotelle, dopo la rovinosa caduta in Cina, in cui si era fratturato parte della caviglia e lesionato un tendine. Ma anche qui, una volta più, eccolo combattere con il solito spirito da leone, dimenticandosi dei problemi, andando a chiudere secondo e salendo sul podio in stampelle, ricevendo la coppa seduto sul podio. Tanta tanta stima.

Un’altro di quei piloti, che ha corso tante di quelle volte acciaccato, è Capirossi. L’Italiano non è assolutamente mai stato baciato dalla fortuna nelle sue cadute, concluse spesso con complicazioni e fratture varie. Ma nulla come ciò che successe a Barcellona 2006, dove un arrivo in mucchio alla prima curva, ed un Gibernau che si aggancia assieme al compagno di scuderia, finesce per generare una triplice capriola frontale, che vede coinvolti lui, Capirossi e Melandri. La gara successiva a Donington si presenta molto dolorante al torace, con grossi problemi di respirazione, ma essendo l’anno che potrebbe portarlo al titolo, decide di correre lo stesso, saltando qualche turno di prove, ma facendo quinto nelle prove e chiudendo nono in gara. Gara che in più riprese, lo vedeva sfinito ad appoggiarsi al serbatoio, per cercare di alleviare i dolori. Pare che niente lo può fermare.

Sempre Capirex, ad Assen 2000, cade e si frattura la mano sinistra. In clinica mobile lo curano come possibile, lo imbottiscono di anti dolorifici, ed eccolo schierato in griglia, a chiudere terzo sul bagnato, una gara che forse avrebbe potuto persino vincere. Leggenda.

Poi ci sono quelli come Stoner, che nel 2012 a Indianapolis arrivano ai box in stampelle, con lo stivale destro più grande, per poter permettere al piede fasciato di starci dentro. Il piede se lo fratturò nelle prove, ma anche questa volta non si voleva mollare il colpo, frega zero del male e via andare in griglia, a lottare come sempre, chiudendo con un buonissimo quarto posto. Stoico.

Ma si può dimenticare Dani Pedrosa? uno che a ferri nelle ossa e quasi alla pari di gente come Schwantz, uno che nella sua carriera, ha avuto una sfiga immonda, con cadute che lo han portato a rompersi un numero infinito di ossa. Ma Pedrosa non è uno che molla, infatti nel 2005, quando ancora correva in 250, giocandosi il titolo con Stoner, si ritrovò a cadere due volte nelle prove del gp di Motegi, procurandosi una frattura all’omero. Il pilota Spagnolo però decide di non dire nulla nessuno della sua situazione, sia per paura che i medici non gli desse l’ok per correre, sia al suo team, perchè aveva paura che lo levassero dalla moto. E Dani cosa fece? corse a Motegi chiudendo secondo, per poi vincere in Australia e Malesia, con un’altro secondo posto in Turchia. A titolo vinto ammise il problema fisico. Forza di volontà pazzesca.

Ci sarebbero ancora i casi come quello famosissimo di Doohan e il suo intervento alle gambe con rientro alle corse dopo solo 7 settimane, o casi come Barry Sheene a Daytona nel 1975, quando gli esplose il pneumatico posteriore mentre viaggiava a 280 km/h, ritrovandosi  femore e braccio rotti, con le vertebre e costole fratturate. Dopo quell’incidente lui disse: “Se fossi stato un cavallo da corsa mi avrebbero abbattuto”. Ma lui non si arrese e dopo 49 giorni ritornò in pista. Nei due anni successivi vinse due mondiali 500.

Ci sono corse come Assen del 94, con uno Schawantz già malconcio di suo per una caduta in mountain bike, ed una caduta in prova, lo porta ad avere un’ulteriore problema al polso sinistro, causando ulteriori danni alla cartilagine e alle ossa. Viene ingessato, ma il giorno dopo è già in sella, per 18 giri. L’Americano decide di correre anche la gara, giungendo stoicamente quinto, fra mille dolori e lacrime. Da quell’infortunio non recupererà più, ma ci provò ancora, per poi concludere la sua carriera nel 1995.

Piloti, una razza che non si arrende mai.

Saluti

Davide_QV

2017 FORMULA 1 JAPANESE GRAND PRIX – Suzuka International Racing Circuit

Ed eccoci arrivati in terra d’oriente per la sedicesima gara stagionale.
C’era una Formula 1 in cui la classica gara di Suzuka era quella decisiva per il titolo; una gara che bisognava seguire nel silenzio spettrale del proprio salotto per non svegliare nessuno, visto che si svolgeva ad orari improponibili per gli abitanti del vecchio continente. E spesso, come “title decider”, era ben difficile assistervi rispettando la consegna del silenzio.
Ed evitare un paio di scomuniche gentilmente recapitate da solerti messi papali poche ore dopo la fine della gara; fosse essa al primo giro o al quarantasettesimo.
Quei tempi sono andati da un bel po’ ma se si ripensa alla sola edizione dell’anno scorso, pare lo stesso di sfogliare un libro polveroso.
Nella scorsa edizione l’intero week end è stato praticamente nelle mani di Nico Rosberg; Mercedes ha fatto segnare il suo consueto dominio che non concede sconti a nessuno e non fa prigionieri e Brackley ha alzato una protesta formale contro Max Verstappen per il suo “erratic and dangerous” approccio in difesa su un Hamilton, tradito allo start da una zona particolarmente umida proprio in prossimità della sua piazzola di partenza.
La protesta è poi stata fatta rientrare prima della gara di Austin “per il bene dello sport”; argomento che pare essere particolarmente importante per gli uomini di MB, ci fanno sapere dalla regia, sempre molto attenta a queste cose.
Il mondiale era una questione privata in casa Mercedes e si sa che fra moglie e marito è sempre meglio non mettere dito.
O altro, che siano dischi Carbon Industries vetrificati o grasso per lo sterzo che finisce sui contatti.
Chi l’anno scorso giocasse all’account manager depresso a cui mancava tanto l’amante da legare al letto e chi alla casalinga frustrata (o frustata) lo lascio determinare ai gentili e spero compresivi lettori di questo improbabile ammasso di vocaboli che molto ottimisticamente chiamiamo “articolo”.
Sta di fatto che oggi, con le forze in campo rinnovate e con Rosberg che si gode il meritato titolo guardando le gare dal divano di casa, paiono davvero passati altri 20 anni.
Questa edizione se da un lato rappresenta una netta cesura con quanto visto la/le stagioni scorse, ha un che di schizofrenico.
Se si stesse a guardare quello che, chi ne capisce descrive come il “momentum”, Ferrari parrebbe inarrestabile.
Le ultime due gare hanno visto un dominio pressoché completo della squadra di Maranello con una RBR in nettissima ripresa tanto di poter tranquillamente puntare al podio e, perché no? alla vittoria.
Una Mercedes relegata a inseguire i capricci di una vettura che pare tornata la principessina sul pisello di inizio stagione e con problemi che appaiono e scompaiono come i Gremlins che pasticciano con le ali dell’aereo in volo, di un famosissimo episodio di “Ai Confini Della Realtà”.
Una via crucis nipponica per gli “anglotedeschi”, quindi?
Toto Wolff che sbatte convulsamente i pugni in aria stile Tekken 3?
Hamilton che si rifugia a fare il corista in una boy band nella provincia di Birmingham?
Sorrisi per sempre cancellati dagli attoniti volti dei dirigenti a Brackley come auspicava l’Altissimo dal girocollo a canne mozze?
No.
Perché poi uno guarda alla classifica e la sensazione di essere davvero in un episodio del suddetto telefilm si fa più forte che mai.
Nelle ultime due gare dove la Ferrari avrebbe potuto tranquillamente fare strame della concorrenza, Vettel, il pilota del presunto schiacciasassi, ha accumulato un DNF e un quarto posto arpionato con le unghie e coi denti dopo una gara ad inseguimento.
E Hamilton, il pilota che dovrebbe sedare la principessa e il suo pisello, o gorgheggiare scale diatoniche in mezzo a gente persino più tatuata di lui, una vittoria di forza e un solido secondo posto senza grossi grattacapi.
Il distacco fra i due contendenti è di 34 punti.
Che li si possono scrivere come meglio si crede: più di una vittoria e un sesto posto; più di un secondo e un terzo posto; più di tre quinti posti e mezzo giro di pista con Alonso; più di un cordiale con la “mamma” di Verstappen e quella di Stroll, sul cui talento, dopo il cordiale stesso, non avrei più dubbio alcuno; quello che si voglia; tutto bello; ma soprattutto, sono tantissimi punti.
Tantissimi.
E soprattutto lo sono a 5 gare dalla fine.
Certo; i punti messi a disposizione sul conto sono una enormità.
Per carità.
Ma che se si guarda l’andamento della stagione fino a questo punto e il fatto che ogni volta che Mercedes è stata in procinto di finire nelle retrovie, ne ha approfittato invece per allungare ancora di più, qualche legittimo dubbio che le effettive possibilità di Maranello prescindano dai punti ancora teoricamente a disposizione, viene.
Inoltre il pilota dello schiacciasassi, nell’arpionare il quarto posto è finito contro uno stuntman che stava girando a casaccio in pista e che gli ha letteralmente disintegrato retrotreno.
Un incidente nel giro di rientro come non se ne vedevano da almeno un paio di generazioni e che potrebbe determinare la penalizzazione di Vettel in griglia a Suzuka nel caso ulteriori e più approfonditi esami sulla scatola del cambio a banco, o il suo utilizzo nelle FP, ne dovessero determinare la forzosa sostituzione.
Certo una penalità sarebbe l’ennesima mazzata su un mondiale che oggi come oggi parrebbe segnato dal fato.
Per il resto, il tracciato è semplicemente splendido e trasuda di storia ad ogni curva che gli ingegneri della Honda negli anni sessanta, hanno voluto disegnare a raggio doppio, quando non multiplo ; la First Curve, le Esses, in cui svetta la famosa Anti-Banked, la Dunlop, le due Degner, la Spoon, le “Rs” tra cui la 200R e la sorella più famosa, 130R …
Ma è dannatamente difficile sorpassare e per questo i risultati delle qualifiche (o peggio delle eventuali penalizzazioni) saranno assolutamente determinanti.
Il circuito richiede carico aerodinamico medio-alto, una buona forma del motore la cui farfalla resta aperta per oltre il 70% della percorrenza del giro e una superficie dell’asfalto abrasiva che tende al consumo delle coperture.
Unito alle buone probabilità stagionali di qualche scroscio e al fatto che la pista potrebbe lavarsi dalla gommatura delle FP, il buon bilanciamento delle coperture appare quanto mai rilevante.
Le frenate più impegnative sono all’Hairpin e al Casio Triangle ma entrambe vengono dopo curve in pieno appoggio; l’Hairpin dopo la sezione con le due Degner e il Casio dopo la (un tempo) difficilissima 130R.
In entrambi i casi, prima di portare un eventuale attacco, occorre domare la vetture nella scia dei curvoni che la precedono.
Il record su giro che tutti saranno curiosi di veder battuto è di 1m31.540.
Fatto segnare nel 2005.
Da Kimi Raikkonen su McLaren.
Ed ora sembra davvero di parlare di un’altra era geologica.

FORMULA 1 GRAN PREMIO DI MALESIA 2017 SEPANG

Ebbene sì, la decisione è presa.
Anch’io seguirò il fine settimana di gara di Sepang!
Immaginatevi il LoSco vestito da tigrotto della Malesia, il pugnale malese(*) tra i denti, la scimitarra sempre nella nella mano destra e un piovanello sopra la finestra (cit.).
Febbrilmente cerca di documentarsi su tutto ciò che si è perso in questi mesi di semi-isolamento, la mano sinistra che corre ad accarezzare delicatamente la fidata Shere Khan che fa le fusa accovacciata sul divano al suo fianco.
Questo è quello che è venuto a sapere interrogando pazientemente il fratellino Yanez:

  1. Si corre in Malesia. E fin qui, ci siamo. Il tracciato è abbastanza particolare, con quei due rettilinei raccordati da una curva stretta che mi manda sempre in crisi quando ci guido con l’XScatola(*). Abbastanza stranamente, visto il clima solitamente secco della regione, nel fine settimana di gara pioverà. La cosa davvero interessante è però che su questo circuito
    • Il pilota che ha vinto di più ha 4/3 delle vittorie del pilota al 2° posto in questa virtuale classifica
    • La somma delle vittorie dei primi 4 piloti più vittoriosi è pari al doppio di quella dei 6 piloti a pari punti
    • Ci sono due piloti a parimerito sul secondo gradino del podio
    • Eddie Irvine ha gli occhi marroni
  2. Vettel dopo aver fatto la lepre per tutta la prima parte della stagione si ritrova ora a inseguire. Certo non è tutta colpa sua, anche se alcuni episodi potevano essere gestiti meglio. La FIA ha effettivamente vietato una delle soluzioni tecniche attorno a cui era costruita la monoposto di Maranello. Tuttavia se la massima ‘chi vince festeggia, chi perde spiega’ vale quando i pastrocchi li fanno gli altri, beh, allora deve valere anche quando siamo noi a bere l’amaro calice.(**)
    Vettel, secondo me, ha un 10% di possibilità di aggiudicarsi questo mondiale e solo se tutto gira per il verso giusto. Può iniziare da Sepang, pista amica che lo ha visto trionfare già 4 volte contro l’unica affermazione del suo rivale diretto. Se la rimonta riuscisse davvero, tanto di cappello.
  3. La Ferrari aveva iniziato la stagione con un profilo molto basso. Si è trovata quasi inaspettatamente a essere tra le auto da battere e ha finalmente tenuto il passo con gli sviluppi. Questa volta si gioca il tutto per tutto, anche se probabilmente ancora non calerà l’asso della nuova unità motrice che dovrebbe portare in dote, si dice, una discreta iniezione di cavallini. Comunque, anche se andasse male da oggi in avanti, per me sarebbe un campionato decisamente positivo.
  4. Hamilton ha definitivamente deciso di dimostrare che Rosberg era un signor pilota. Ultimamente non fa prigionieri e Bottas lo vede giusto al controllo del peso regolamentare, ma solo se è in giornata di grazia.
  5. Ricciardo sta facendo la differenza su Verstappen. Probabilmente non vincerà nemmeno un titolo, ma mi ha fatto venire il dubbio che l’olandese sia figlio di una spregiudicata campagna pubblicitaria RedBull volta a rientrare degli investimenti profusi. Una volta creato a tavolino il nuovo fenomeno vendono il cartellino a prezzi da capogiro e monetizzano.
  6. McLaren si libera della Honda e si accasa con Renault. Chi ci guadagna? Honda di sicuro. Va in una scuderia con meno aspettative e può rimettere insieme i pezzi del mosaico senza avere i riflettori puntati contro. Renault anche. Massimizza le possibilità che una sua unità di potenza(*) sia montata su un telaio vincente. Toro Rosso smette di pagare i propulsori. Reb Bull ha la possibilità di decidere di stagione in stagione quale fornitore dirottare sulla scuderia principale. Tutti felici e contenti quindi? Non proprio. McLaren si ritrova ora a pagare la fornitura, è quantomeno la terza scelta per Renault dopo la casa madre e i bibitari e, infine, non ha comunque preso l’unità migliore del lotto. Per Alonso la traversata nel deserto continua….
  7. Toro Rosso ha appiedato Kvjat… dove sta la notizia?

Buon Gran Premio a tutti!

(*) questo articolo aderisce alla campagna ‘adotta un vocabolo italiano’. Nessun termine estero è stato utilizzato nè nella stesura del testo definitivo nè nelle bozze di lavoro

(**) e quanto a luoghi comuni, sto decisamente scalando la classifica

(***) rileggendo mi accorgo che il testo è persino più stupido dei miei standard abituali. Portate pazienza, è un momentaccio….

Le vittorie dei tre leader di campionato

Ebbene si, in tutte e tre le classi del motomondiale è arrivata la vittoria, meritatissima, di colui che è leader di classifica, in un mix di gare tutte spettacolari, finite senza mai momenti di noia per lo spettatore.

La gara della Motogp ha visto trionfare Marquez. Al via il pilota Spagnolo partiva con la doppia soluzione hard, difficile da portare in temperatura nei primi giri, tanto da costringerlo a stare fra il quarto e il quinto posto nei primissime tornate, con qualche considerevole difficoltà nei cambi di direzione e staccate. Infatti la gara del 93 è stata costellata di molti errori, con qualche rischio pure di caduta, assieme a staccate sbagliate, come quella su Rossi e Lorenzo. Ciò nonostante, non c’è stata speranza per nessuno, nei tentativi d’impensierirlo, da qua a fine campionato, pare che ci sarà poca speranza di batterlo, se continua a correre in questo modo.

Pedrosa, reo di una partenza non felice, forse avrebbe potuto fare meglio di quel suo ottimo secondo posto, grazie ad un finale di corsa davvero fantastico, peccato il troppo tempo perso dietro a Vinales, perchè forse avrebbe potuto duellare con il compagno di Box.

Lorenzo ha trovato abbastanza feeling con la sua Ducati, su una pista che a lui è sempre piaciuta, andando a concludere terzo, dopo una gara passata per la gran parte del tempo in testa. Non ne aveva per vincere, perchè il ritmo di gara non è stato velocissimo, visto che tutti han cercato di conservare gli pneumatici per il finale, tuttavia ottimo e concreto, un applauso del tutto meritato.

Vinales chiude quarto, con una gara molto opaca, non vedendolo mai assieme al gruppo dei primi. Le velleità iridate si fan sempre più complicate, per colui che ad inizio stagione pareva il candidato certo all’iride 2017.

Rossi, non ci sono più aggettivi e parole per definire questo pilot., Cosa si può dire ancora di uno, che dopo meno di 25 giorni dall’intervento alla gamba, monta in sella e fa terzo in prova, chiudendo una ottima gara, che lo ha visto per molto tempo stare in seconda posizione dietro a Lorenzo, salvo cedere nel finale, sia per l’usura della gomma e forse anche un pò di dolore. A fine gara non pareva sofferentissimo, anzi, magari aveva un pò di fiatone, ma semplicemente, ha scritto ancora una pagina storia, a una carriera da leggenda!

Espargarò, buonissimo sesto, con una Aprilia molto efficace su questo tracciato, dando segno di una sempre maggiore competitività del mezzo. Ottime basi per il 2018.

Dovizioso, un capitolo davvero amaro quello di oggi, con una gara davvero troppo sottotono, per uno che ha velleità iridate. Un setting forse non perfetto, abbinato ad una soluzione di gomme probabilmente non ottimale, ed ecco che i punti persi su Marquez son tanti. Ancora non è deciso nulla, ma a Motegi ci vorrà subito una sveglia, assieme a un risultato di livello, che vada a sottrarre punti a Marquez, per sperare di rimettersi in lizza per il titolo.

In moto2 è arrivata una nuova vittoria per Morbidelli, tornato a far sentire la sua voce da vincente, dopo la caduta di Misano. L’Italo Brasiliano non ha avuta vita facile, con un Pasini abbastanza mai domo, che ha provato in tutte le maniere di portare a casa la vittoria. Sorpassi e contro sorpassi non son mancati, come pure qualche entrata un pò cattiva, ma sono le corse, ed alla fine ha vinto il più forte. Chiude il podio Oliveira, con la sua ktm sempre più in ordine prestazionale. Luthi fa quinto, ritrovandosi dopo una gara abbastanza opaca, a 21 punti dalla vetta.

In moto3, ancora una volta Mir fa vedere la chi è il più forte, siglando pure il record di vittorie stagionali in moto3, record che probabilmente migliorerà ancora nelle prossime gare, visto quanta differenza fa. Oggi pareva di un’altro pianeta, anche quando era dietro, in pochissimo tempo ha inanellato una serie di sorpassi pazzeschi, con staccate che solo lui era capace di fare. A Motegi avrà il primo shot per chiudere il discorso campionato. A podio anche i nostri piloti tricolore, con una Digiannantonio e  Bastianini rispettivamente secondo e terzo. Qualche polemica c’è stata per gli eccessivi zig zag in rettifilo di Mir, ma la direzione corsa ha ritenuto il tutto regolare.

Saluti

Davide_#seeyouinMotegi_QV